Per gli Stoici la divinità è sollecita nei confronti degli uomini. La provnoia inerisce all’essenza divina come il bianco alla neve. La natura provvidente non fa nulla senza uno scopo. Ogni cosa è concatenata con un’altra e ha una sua destinazione. Né manca lo scopo della bellezza. Il pavone è stato creato dalla natura per la bellezza della sua coda. Le forme di vita inferiori esistono in funzione di quelle superiori. L’uomo è l’usufruttuario di tutte le cose.
Sofocle nel I Stasimo dell’Antigone vede questo predominio dell’uomo sulla natura in modo problematico.
L’antica grecità non pensava che il mondo fosse stato creato per l’uomo. Si trova invece nell’Antico Testamento.
Zenone portò questa idea dalla propria cultura semitica.
Crisippo scrisse che le cimici provvedono a che non dormiamo troppo. La debolezza del corpo ci spinge a sviluppare il logos. Malattie e grandinate non sono in origine (prohgoumevnw") nei piani della provvidenza ma sono fenomeni concomitanti (kat j ejpakolouvqhn). -Oggi si direbbe collaterali-La luce non c’è senza le tenebre, né il bene senza il male. Il male è un’emanazione del libero arbitrio. I mali fisici mettono alla prova e temprano la forza morale dell’uomo. Del resto noi non possiamo sempre pretendere di leggere nelle intenzioni di Dio. Terremoti sono punizioni e purificazioni: dobbiamo sempre pensare al tutto e alla sua grandezza, allora la critica meschina sarà ridotta al silenzio.
Seneca Epist. 95, 49: gli dèi operano solo il bene.
La causa del fare del bene è la loro natura: “Quae causa est dis bene faciendi? Natura. Errat si quis illos putat nocere nolle: non possunt”
Panezio scrisse il Peri; pronoiva".
La Heimarmene
La Provvidenza si rivela come eiJmarmevnh ( hJ eiJmarmevnh (moi'ra) destino p. p. da meivromai, ricevo la mia parte- mevro"-ou"- tov- (lat. mereo e mereor, merito).
Tutto ha una causa e gli Stoici rimproveravano agli Epicurei in particolare il clinamen incausato. C’è una catena di cause, un ininterrotto nesso causale.
Con un’etimologia inammissibile gli Stoici interpretarono eiJmarmevnh come eiJrmo;" aijtiw'n, series causarum, concatenazione di cause (cfr. ei[rw, annodo). Il caso non esiste. Tutto è causato, nulla è casuale.
La tuvch è invero un’ aijtiva a[dhlo" ajnqrwpivnw/ logismw'/, una causa non evidente al ragionamento umano. La ragione umana dunque non arriva dappertutto (Pohlenz, La Stoà, p. 201)
Tutto ciò che accade, accade necessariamente.
Nelle Troiane di Euripide Ecuba si rivolge a Zeus , chiunque tu sia[1], difficile da conoscere, sia necessità di natura (ajnavgkh fuvseo~, v. 886), sia intelligenza dei mortali (nou`~ brotw`n).
Si vede l’Euripide eterno cercatore non dogmatico
Gli avversari replicavano che questo determinismo rigido condanna l’uomo all’inazione (p. 204)
Se è prederminato che il malato guarirà non è inutile curarsi perché è prestabilito pure che la guarigione dipende dalla cura.
Omero usa ei[marto quando un uomo prende coscienza della parte assegnatagli. Nel’Iliade XXI, 281 Achille assalito dal fiume Scamandro teme che sia stato scritto, era destino ei[marto, che lui l’eroe dovesse morire annegato come un ragazzo porcaio (wJ" pai'da suforbovn) travolto da un torrente
L’Eteocle di Eschilo accetta il proprio destino e lo impiega per la salvezza della patria (Sept. 281, 264).
Pesaro 21 marzo 2026 ore 11, 42 giovanni ghiselli
p. s
Questa sera dalle 19 presenterò Seneca e la filosofia stoica nell’Hotel Alexander di Pesaro (Viale Trieste). Garantisco un percorso preparato e commentato bene.
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