Anche questo incendio della discoteca, o bar che si improvvisa discoteca durante l’afflusso dei turisti, è un olocausto, un sacrificio inumano sull’altare del Moloch che è questo sistema il quale brucia interamente tante vite.
Mi sento in dovere di scrivere parole di condanna del sistema che piace a una minoranza indaffarata a recitare panegirici bugiardi. Anche dopo questo fatto atroce si fanno e si ripetono commenti che non denunciano la disumanità di una festa diventata un mattatoio di persone. Questo non è un incidente bensì un crimine della noncuranza, dell’incapacità, dell’avidità di certi imprenditori. Nel caos di tale situazione il disastro era prevedibile e quindi evitabile attraverso l’imposizione di un poco di ordine. Ma l’assatanata brama di lucro di questo arcicapitalismo sfrenato non tollera controlli né limitazioni degli abusi e delle omissioni i cui effetti vediamo anche nei giorni feriali quando assistiamo alla morte dei lavoratori mal pagati e non preparati al compito che avrebbero dovuto svolgere in sicurezza. Questo degli operai è uno stillicidio quotidiano mentre le grandi feste del consumismo comandato raggruppano le vittime nei giorni e nelle notti più solenni. Dopo queste parole verba quae indignatio fecit, voglio rivolgere un appello ai giovani perché disertino gli inferni delle discoteche e si svaghino all’aria aperta, in casa, al cinema, nei teatri e leggano qualche libro buono e facciano ogni giorno tanto sport. Il presunto diporto delle discoteche anche se non uccide fa male allo spirito e al corpo.
Bologna 2 gennaio 2026 ore 18, 48 giovanni ghiselli
p. s.
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