Trump ha rivendicato non solo l’efficienza ma perfino la bellezza “spettacolare” dell’impresa da lui voluta. I suoi eroi hanno gettato bombe su chi non opponeva alcuna resistenza, hanno catturato un “tiranno criminale”, hanno recuperato agli USA il petrolio che il despota pure ladro aveva sottratto al vero, legittimo proprietario. Il presidente americano si è vantato della propria prepotenza biasimando i suoi predecessori che invece subivano le prepotenze altrui. Ha minacciato Cuba e chi altro osasse frapporsi al suo diritto di supremazia sull’Occidente.
Il diritto internazionale per lui è cacata charta, sicché l’ha buttata nel cesso.
La Meloni, ricordando forse quello che capitò ai suoi colleghi disobbedienti, ha definito questo atto di guerra un intervento “legittimo e difensivo”. Si può capire anche per un altro motivo oltre il timore di contraddire il grande capo: la violenza è sempre piaciuta agli epigoni di Mussolini come piaceva al maestro.
Non ripeto le lungaggini di Trump. L’essenziale l’ho riferito. Quello che conta per me sarà la risposta del popolo venezuelano che ha la potestà di scegliere il proprio capo. Una potestà esclusiva. Dovremmo recuperarla anche la maggioranza degli Italiani che vi ha rinunciato non andando a votare.
Bologna 3 gennaio 2025 ore 20, 19 giovanni ghiselli.
p. s.
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