sabato 3 gennaio 2026

Sofocle Edipo a Colono versi 887-903. Traduzione e commento


Teseo

Quali gridare è mai questo? Quale questione? Per quale paura mai

mi avete interrotto mentre sacrificavo dei buoi sull’altare al dio marino

protettore di questa Colono? Ditemi, che io sappia tutto,

per quale motivo ho dovuto precipitarmi qui più in fretta di quanto piaccia ai piedi 890

Teseo è l’ottimo capo nelle tragedie. Qui come nelle Supplici di Euripide sta dalla parte di chi subisce prepotenza.

 

Edipo 

Oh carissimo, ché ho riconosciuto la tua voce

Ho appena subito torti terribili da quest’uomo qui.  

 

Teseo

Quali sono questi mali? Chi è che ti dannegia? Dillo!

 

Edipo

Creonte, questo qui che tu vedi, se ne va

strappandomi le due figlie, il solo bene mio 895

 

Teseo Come hai detto?  Edipo Quali mali precisamente ho sofferto lo hai sentito

 

Teseo

Dunque alcune delle guardie, andate  al più presto

a questi altari (li indica con un dito in fondo all’orchestra), non ordineranno a tutto il popolo

che abbandonando i sacrifici a piedi e a cavallo

si affretti a briglia sciolta dove confluiscono le strade dei viandanti 900

affinché non passino oltre le ragazze, e io non divenga

oggetto di riso per questo straniero, dopo essere stato sottomesso con la violenza? 903

 

Di solito le traduzioni non tengono conto del punto interrogativo conclusivo presentato, ancora più perentoriamente, in forma di domanda retorica cui non si può che obbedire. Personalmente non voglio cambiare le scelte stilistiche dell’autore anche se osservandole nel tradurre ne risulta un italiano meno facile.

Aggiungo che l’orrore della derisione è caratteristico degli eroi dell’epica, della tragedia e della storia, da Achille ad Alessandro Magno, e pure delle eroine come Medea. Sentiamo quella di Euripide che incerta sul da farsi, infine decide di uccidere i figli suoi e di Giasone per infliggere un dolore all’amante traditore immemore dell’aiuto ricevuto da lei :

“ma che cosa mi succede? voglio espormi alla derisione-bouvlomai gevlwt j ojflei`n-

lasciando i miei nemici impuniti?

 Bisogna osare questo; che debolezza però la mia, 1050

anche solo ammettere nell'anima parole tenere!” (Euripide, Medea, vv. 1048-1051)

 

Bologna 3 novembre 2026 ore 19, 21 giovanni ghiselli

p. s.

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