martedì 6 gennaio 2026

Ifigenia CLXXVII La conclusione del viaggio nell’Ellade sacra. L’amore e la penuria di cibo. Gli angeli custodi.


Ifigenia si accorse che stavo meditando sul nostro rapporto.

Quindi depose la maschera e il ruolo della moglie assassina, prese quelli dell’amante premurosa e domandò:

“Che cosa pensi ora tu, amore mio?”

“Che ti amo perché tu sei comunque una donna non ordinaria e osservarti mi fa entrare nel cuore della realtà. Quella del mondo e la mia. Mi hai aiutato a entrare in un rapporto di simpatia con la vita”.

Mi rivolse uno sguardo di gratitudine, poi, con un pizzico di ironia,  domandò: “Te ne accorgi soltanto qui a Micene dove ti sei sintonizzato con me grazie alla porta dei leoni e ai versi di Eschilo?”

“No. L’ho capito da quando accolsi con trepida gioia la tua meravigliosa proposta di farti da maestro, da fratello e da amante. Adesso per giunta lo sento, cioè mi emoziono pensandolo, e sono sicuro che per te, figlia e madre dello spirito mio, scriverò una storia che spargerà la tua fama su tutta la terra e renderà la tua bellezza

Immortale, nonostante il volgere di tante stagioni che portano via tutto, quasi tutto. Adesso io ti amo mentre osservo la tua persona che ravviva queste rovine e riconosco che tu hai restituito la vita alle mie macerie interiori”.

 

Mi fissava con la coscienza che queste non erano soltante parole.

Quindi rispose: “Tu sai riconoscere in me bellezza e poesia siccome le hai dentro. Io ti amo a mia volta e comunque andrà a finire tra noi, ti amerò sempre, poiché nella tua persona straordinaria raduni tutti i valori più alti dell’uomo davvero umano: intelligenza, onestà, volontà. Le doti che in altri sono divise e disperse tu le raccogli in una sincrasia meravigliosa.

Né vuoi tenerle soltanto per te ma donarle a chi ne ha bisogno, a me soprattutto. Sei come il sole che dona la luce.  E’ vero tesoro?”

Ci abbracciamo con forza lì sulle macerie della città ricca d’oro. Quasi facemmo l’amore in un anfratto lontano da occhi curiosi e maliziosi.

Poi ripartimmo. Eravamo felici come poche altre volte. Tutto il bello sembrava rinato. Impiegammo la sera e la notte per uscire dall’Ellade, poi viaggiammo per altri due giorni.

Passammo alle Termopili sotto la statua di Leonida armato. Si leggeva la scritta- Molw;n labev- vieni a prenderle.

“Noi siamo venuti in Grecia a riprenderci interi dopo tante dimidiationes dolorosissime ” disse Ifigenia.

C’era armonia tra noi. Si beveva acqua, l’ottima acqua di Pindaro, la sorella acqua di Santo Francesco la quale è molto utile et umile et preziosa et casta. Mangiavamo anche meno di Santo Giovanni, l’onesto Giovanni: un poco di pane senza miele né locuste, seduti sul parafango anteriore della nostra automobile fermata in luoghi elevati da dove si poteva vedere il mare luccicante, la scura campagna addormentata, le stelle e la luna. A mezzo il giorno ci tuffavamo nei seni profondi e gonfi di luce.

Il 25 agosto arrivammo a Bologna con meno di duemila lire e quasi a secco di benzina, nonostante avessi staccato il motore in ogni discesa. Eravamo ridotti all’osso coperto da bucce estreme: Ifigenia pesava 46 chili invece di 50, io 51 al posto dei 55 della mia buona forma da scalatore.

“Meglio ora così rinsecchito-pensai- che quando feci la prima visita militare e pesarono 69 chili che poi aumentarono ancora. Ero pieni di carne non mia. Un mostro del genere andava riformato. Invece mi fecero abile così deformato com’ero”.

 

Per fortuna era un lunedì quando giungemmo a Bologna  e dopo esserci sistemati , potemmo procurarci il denaro necessario a comprare quanto ci voleva per cavarci la fame da lupi.

 

Bologna 6 gennaio 2026 ore 11, 15 giovanni ghiselli.

p. s.

 

Avevo  già rivisto questo capitolo  il 22 giugno 2025 e avevo aggiunto queste parole:

“Il 10 luglio, se Dio vorrà, ripartirò per un altro viaggio ciclistico nell’Ellade sacra: il paradiso del mondo. Sarò con gli amici Maddalena e Alessandro amici carissimi e sodali  in questi viaggi dal 1994 in avanti.

Non ho più tutte le forze conservate fino a 77 anni ma questi amabili amici mi daranno una mano se ne avrò bisogno. Una volta, anni fa, arrivato a Patrasso, mi trovai con la mano destra fratturata dopo una caduta dalla bicicletta e queste care persone mi sostennero.  Lo ricordo per trarne e dare conforto in questo tempo di peccaminosità data dalle guerre, dalla violenza che l’esempio degli stermini statali diffonde dovunque.

Pregherò per la pace e per la salute. La nostra e quella del mondo.

Saluti e baci a voi che mi leggete giustificando e incoraggiando questo mio lavoro”.

Come sapete voi che mi leggete, Dio non ha voluto che prendessi il traghetto per la Grecia il 10 luglio. Il 7 infatti mi ruppi il femore cadendo dalla bicicletta. Non sono partiti nemmeno i miei amici e angeli custodi, anzi sono venuti a trovarmi a Pesaro, precisamente a Villa Fastiggi dove mi riabilitavano le fisioterapiste, brave e carine.

Anche mia sorella Margherita mi ha custodito e sono venuti a trovarmi mia nipote Caterina e pure ex allievi di 45 anni or sono.

Molti altri mi hanno scritto. Non mi sono lanciato a seminar figlioli ma li ho avuti ugualmente.

Ora cammino che non c’è male. Presto riprenderò anche la bici e farò di tutto per tornare in Grecia. Baci. gianni

 

Statistiche del blog

All time1898221

Today395

Yesterday478

This month2337

Last month19699

 

 

 


Nessun commento:

Posta un commento