martedì 6 gennaio 2026

Ifigenia CLXXV La commediante importuna e molesta. Vedrai carina/se sei buonina…


 

Dopo la cena più dispendiosa  che soddisfacente litigammo.

Ifigenia disse che voleva restare sveglia tutta la notte per giocare fino all’alba con me. Risposi che io invece volevo dormire in quanto nei tre giorni seguenti  avrei dovuto guidare quasi senza cibo e con poco caffè. Ma questo era un particolare inifluente sulla spensierata ragazza che avrebbe dormito tutto il tempo delle mie ore di guida. Non era mai capace di mettersi nei panni degli altri. Se non imparava tale facoltà di rovesciamento non sarebbe mai diventata un’attrice. Era una donna di ventisei anni oramai, però voleva conservare molti tratti caratteristici della bambina: tutti tranne l’innocenza.

Arrivò a dire: “ascolta amore mio, ho un’idea meravigliosa: invece di andare a dormire giocheremo: tu mi inseguirai tra i monti fino a quando mi ghermirai e faremo l’amore. Non mi trasformerò in una pianta d’alloro come quella degenerata di Dafne. Tu avrai maggiori soddisfazioni di Apollo”.

Mi dava fastidio. Forse non aveva voglia di fare l’amore oppure temeva che non ce l’avessi io. La sua malizia infatti era tanta. Io ero stato un bambino e un ragazzo dal cuore in mano ma poi avevo imparato a guardarmi da certe commedianti.

Mi venne pure in mente che volesse suggerirmi  la superiore levatura delle sue abitudini alla camera  presa in affitto per dormire.

Dopo averci pensato un poco, risposi: “senti deliziosa creatura, sarebbe uno spasso  per me giocare tutta la notte con te, ringiovanendo oltretutto, ma domani dovrò guidare fino a sera per avvicinarci a Bologna il più possibile. Abbiamo i soldi appena per la benzina e si potrà mangiare solo pane con burro che toglie la fame soltanto perché fa schifo”.

Colei cercò di stravolgere la logica e la realtà dei fatti

“Appunto-rispose-noi passeremo due o tre giorni chiusi dentro l’automobile tua mangiando schifezze: migliaia di calorie senza fare un passo, perciò dobbiamo camminare tutta la notte se non vogliamo arrivare enormi e sconciati. Lo sai vero, tesoro, che ti lascerò, appena sarai arrivato a sessanta chili!”

“Facciamo finta di niente” pensai. In realtà eravamo affamati e denutriti dal pomeriggio seguente la cena di Szeged, grazie all’ospitalità di Ezio, venturosa, cara, sebbene gratuita e benedetta, pur se maledetta da quella megera infuriata.

Risposi: “Se questa notte non riposo, domani non potrò guidare. Dunque non c’è più discussione, nemmeno per scherzo. Ho sonno e vado a dormire. Tu fai pure quello che vuoi”,

Allora l’istriona provò un altro dei suoi ruoli: quello della amatissima figlia cui nulla può negare il babbo suo adorante.

Scrivendo questo, penso che probabilmente sarei stato tale con una figlia mia. Forse per tale motivo non mi è stato concessa dal fato.

La ragazza dunque ricorse alla sua solita litania: “gianni, tesoro, ti prego, ti prego, ti prego: se mi vuoi un poco di bene, cammina tutta la notte con me in mezzo a questi monti incantati. Che cosa ti costa? Ti prego, ti prego”    

Dovetti sgridarla con un’asprezza inusitata: “ Ora basta. Tu mi fai perdere tempo e mi disturbi parecchio. Questa tua scena da bambina meno che decenne è contro natura. Fra poco ne compirai ventisei. Ora che non sei in te, non solo non collabori come dovresti ma fai di tutto per accrescere le difficoltà di entrambi, dato che siamo nella stessa situazione di indigenza”.

L’avevo colpita soltanto rammentandole l’età.

Quindi rispose: “se con le  befane tue coetanee ti trovavi tanto bene, in Grecia dovevi portare una o due di loro. Le  Esculpie, le Pinucce e le altre tue  colf sarebbero state felici di collaborare con te appunto, qui come a Bologna. Torna da loro!”

“Sai quanto erano meglio quelle donne! Per non dire delle tre  finniche meravigliose”-pensai

 

Non le risposi e mi avviai verso il povero ostello.

Allora l’attrice cambiò di nuovo  maschera e scena.

 Disse: “Ho soltanto ventisei anni: sono piccola io e mi piace giocare”

“Io invece sono vecchio e stanco e ho bisogno di dormire. Tu sei la donna più giovane e più bella dell’universo; io non ti merito ma non sono nemmeno disposto a lasciarmi tiranneggiare. Ora vado a letto. Domani mattina ci vedremo alle sette. Un quarto d’ora di tolleranza, poi partirò da solo, se non ci sarai. Sei avvisata”

Mi seguiva  con aria sottomessa e sussurrò: “Tu proprio non mi vuoi bene”.  Non mi fermai. Ifigenia procedeva pedissequa al mio fianco e ripetè: “Amore, tu non mi vuoi bene per niente. E’ una disgrazia per me, una catastrofe”.

Mi fermai e risposi: “Infatti, quando tu fai queste commedie io  smetto di volertene. Oltre tutto così perdi buona parte della tua  bellezza che è rara e preziosa per me quando non la sciupi.”

Si asciugò il volto bagnato di lacrime e sorrise.

Avevo trovato le parole che ci volevano.  Spesso funziona con le donne, anche con le bambine. Quando insegnavo alle medie, se una di prima si metteva a piangere, le dicevo: “su, smetti: quando fai i capricci diventi meno carina!”.

 Sentite queste parole, la bambina undicenne si asciugava le lacrime e sorrideva.

Ifigenia dunque disse: “Hai ragione , gianni, andiamo a dormire: tu domani devi guidare la nostra automobile. Prima però facciamo l’amore almeno una volta! Non sono diventata troppo brutta, vero?”

“No, così sei tanto bella quanto buona”.

Giunti in camera non mi trattenni dal cantarle:

“vedrai, carina,

se sei buonina,

che bel rimedio

ti voglio dar.

E’ naturale,

non dà disgusto,

e lo speziale non lo sa far.

E’ un certo balsamo

che porto addosso

dare tel posso

se il vuoi provar.

Saper vorresti

dove mi sta:

sentilo battere,

toccami qua”[1].

Ifigenia sorrise e sovrappose una mano sulla mia che toccava il  cuore. La giornata si chiuse bene come vedi caro lettore: musicalmente.

  

 

Bologna 6 gennaio  2026 ore 9, 26 giovanni ghiselli.

Oggi c’è l’epifania della neve.

Pur una  legge balorda impone perfino oggi il freddo nelle case e contende il tepore ai quasi morti di freddo.

Non ho il riscaldamento autonomo ahimé e il condominio è tenuto a togliere il calore diverse ore al giorno e tutta la notte. Quando è acceso sono consentiti solo 20 gradi. Questa notte non dormivo per il freddo e ho dovuto accendere la stufa elettrica con spesa maggiore. Ora il calore condominiale è negato di nuovo fino alle 12 e devo accendere un’altra volta la stufa elettrica. Poi ancora nell pomeriggio dalle 14, 30 alle 18, 30, quindi dalle 21 alla mattina seguente. Sono molto freddoloso e soffro. Se non avessi tutti i miei libri qui a Bologna andrei a Pesaro dove ho il riscaldamento autonomo e tengo 23 gradi 24 ore su 24.

Con la stufa elettrica non c’è risparmio ma  spreco e disagio.

p. s.

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[1] Cfr. Da Ponte-Mozart, Don Giovanni, II, 6


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