venerdì 2 gennaio 2026

Seneca Epistola a Lucilio 29. Massime utili nella vita quotidiana.


Verum (…) nulli nisi audituro dicendum est (1) la verità va detta solo a chi è disposto ad ascoltarla.

In effetti per chi vive nella menzogna e dice parole false la verità è offensiva.

Sapientia ars est, certum petat,  la sapienza è un’arte, punti a una meta precisa.

Sapienza è ricerca delle cause da una parte e individuazione di un fine dall’altra.

 Quindi: eligat profecturos, scelga quelli capaci di progredire.

E’ inutile parlare a chi non può o non vuole capire.

Inoltre: ab iis quos desperavit recēdat, si allontani da quelli sui quali ha perduto la speranza,  non tamen cito relinquat,  tuttavia non li abbandoni in fretta, et in ipsa desperatione extrema remedia temptet (3) e anche quando non c’è più speranza tenti gli estremi rimedi.

Il soggetto è sempre l’arte. Quella di Seneca è l’educazione. Se ha fallito con Nerone, a me invece ha dato molto.

Infine l’ ultima pensio, l’ultimo versamento costituito da una massima di Epicuro:  Numquam volui populo placere; nam quae ego scio non probat populus, quae probat populus ego nescio” (10), non ho mai voluto piacere al volgo; infatti le cose che so il volgo non le approva, quelle che approva io le ignoro.

Citerò questa massima a quanti mi insultano poiché aborrisco la guerra e ancora di più ogni genocidio.

Clamor et plausus pantomimica ornamenta (29, 12) grida e applausi sono omaggi per pantomimi.  Il sapiente li sdegna.

Penso al cabaret inscenato spesso nel nostro parlamento.

Bologna 2 gennaio 2026 giovanni ghiselli

p. s.

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