mercoledì 7 gennaio 2026

Ifigenia CLXXXII Dal dolore all’intelligenza del dolore. Fa ancora capolino Santo Giovanni.


 

   Come mi svegliai sopravvennero  altri pensieri con i quali cercavo la via, il metodo per sopravvivere alla catastrofe di due anni della mia vita. Trasformavo i sentimenti reali in ragionamenti ottimistici e lontani dalla realtà come si fa sempre quando ci si sforza ripetutamente per tenere ancora viva una situazione già condannata a morte.

E’ una pena simile a quella di Sisifo. ,

 Mi dicevo: “dopo tutto, il suo innamorarsi del ballerino è stato reattivo al mio di Lucia. Siamo pari. In fondo nessuno dei due ha tradito e questo fatto potrebbe accrescere la stima reciproca con l’amore”. 

Tali pensieri consolatòrî non tenevano conto dei fatti reali: Ifigenia aveva già rotto la fede durante l’estate; io con Lucia non avevo concretizzato alcunché per volontà non mia bensì della nuova supplente; quello che c’era stato tra la mia donna e il ballerino lo sapevano loro, e probabilmente anche molti altri, escluso me.

Reale era il sentimento penoso che mi aveva destato.

Non mi concedeva tregua l’arzigogolare  che cerca affannosamente un rimedio impossibile quando vediamo e sentiamo che una donna di cui crediamo di avere bisogno non contraccambia il nostro interesse e ne soffriamo temendo che senza il suo consenso non riusciamo a sopravvivere, sicché isoliamo alcuni particolari che contraddicono l’insieme negativo: magari soltanto un sorriso di cortesia o di convenienza, e ci arrabattiamo a sofisticare per illuderci tuttavia; eppure rimane il sentimento negativo che esala i miasmi del disincanto fino a quando questo prevale e se vogliamo evitare il precipizio dobbiamo cambiare strada rinunciando a rimpiangere quell’amore che non funzionava.

Come quando uno sente che non sta bene al punto che non ha più la forza di vivere, e sa che deve morire, eppure va dal medico per farsi dire che può campare ancora, e si sforza di crederci, tuttavia sente che la vita oramai  non vuole  saperne di lui, non contraccambia il suo desiderio, sa che sta morendo, e alla fine capisce che la fine assegnata è  naturale ed è bene così.

In questo modo hanno termine prima o poi tutti gli amori e pure il breve tempo concesso a ciascuno di noi qui sopra la terra.

L’intuizione immediata e istintiva soprattutto nei campi cruciali del lavoro, dell’amore e della salute, se è negativa e non viene contraddetta tosto dai fatti, è più veritiera del pensiero che cerca di rabberciare disperatamente e fallacemente siccome è costruito su un artificio della ragione bugiarda. E’ un a[logon.

In quel tempo non ero abbastanza maturo per comprendere questo, sicché  quella notte lontana feci prevalere il sofisma che noi due in futuro ci saremmo amati ancora di più e ne piansi cercando di credere che versavo lacrime di gioia sul sudato cuscino invece conscio[1] della mia pena che di fatto spremeva  tante gocce di dolore, rabbia, rimorso e disperazione, perché sentivo che con quella ragazza di rara bellezza avevo perduto un’occasione, forse l’ultima, di amare una donna che mi era piaciuta molto e constatavo  che a tali fallimenti ero predestinato poiché gli eventi erano di fatto congiunti con la mia stessa natura, al pari di tutti gli altri della  mia vita che era già in fase calante. Avevo superato il crinale che separa l’età della salita da quella del declino, ero un insegnante di liceo degradato al ginnasio, non ero bellissimo, né famoso, né ricco e un’altra ragazza che mi piacesse tanto, probabilmente non l’avrei più trovata, mentre una di levatura estetica inferiore dopo tale assaggio non l’avrei sopportata.

Questo sentivo oscuramente e non vedevo alcuna possibilità di rivincita siccome non tenevo conto delle mia dimensione morale, intellettuale, culturale. Questa poteva e doveva crescere fino all’ultimo ora di vita.   [Arti manqavnw, ora capisco

 Ora so che il dolore aiuta a comprendere come “la provvida sventura” dell’ Ermengarda manzoniana, come la ferita che fioriva in tanta luce del Siddharta di Hesse.

In seguito avrei trovato la via della valutazione etica e intellettuale di me stesso e delle persone, oltre quella estetica, e avrei compreso che una relazione con una donna bella ma avida di successo acquisito ad ogni costo non era una cosa buona e non era adatta a me, che perdere siffatta amante era un bene, che i miei errori non erano irrimediabili se nel dolore avessi trovato l’intelligenza del dolore, e avessi raccolto le forze per eliminarne le cause: immaturità, stupidità, egoismo, ingiustizia.

Tali pensieri mi ispirò santo Giovanni e mi addormentai di nuovo non senza averlo ringraziato.

 Ben potei  dire “Ho fermo il disio

a colui che volle viver solo

e che per salti fu tratto al martiro”[2]

 

Bologna 7  gennaio 2025 ore 10, 55 giovanni ghiselli.

 

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[1] Cfr. Leopardi Le Ricordanze “all’ore tarde-assiso sul conscio letto, dolorosamente- alla fioca lucerna poetando” vv- 113-115

[2] Cfr. Cfr. Dante, Paradiso, XVIII, 133-135.

 


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