lunedì 9 giugno 2025

Il referendum. L’Odissea, l’Edipo a Colono, l’Heautontimorumenos e l’Eneide.

Sono andato a Pesaro per votare 5 sì al referendum. L’ho fatto per la mia coscienza poiché ero sicuro che il mio voto sarebbe stato inutile alle persone che volevo aiutare.
Temo che non arriveremo al 30% degli aventi diritto votare.
Il fatto è che il liberismo di questi anni ha insegnato il disprezzo per i poveri, i maltrattati, i diseredati. Don Lorenzo Milani li considerava “il meglio dell’umanità” (Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, p.80).
Ora prevale l’opinione opposta e non solo tra chi non è povero. Nemici dei poveri sono i quasi, i mezzi poveri, che temono di perdere il loro miserabile vantaggio sui  poveri assoluti.
Eppure il santo patrono d’Italia scelse la povertà imitando Cristo.
Ma la televisione mostra quali personaggi simpatici dei pezzenti mentali che consumano bevande costosissime e se ne vantano invece di vergognarsene. Il lusso ostentato è sempre un marchio di ignoranza e volgarità. In questa fase di povertà dilagante è pure una violenza inflitta a chi non ha di che vivere una vita umana e dignitosa. Chi non ha il denaro necessario per curarsi, studiare, perfino avere un alloggio e del cibo.
Purtroppo l’ignoranza, la volgarità e la violenza sono di moda.
Sono tornato a Bologna perhé oggi dalle 17 terrò una conferenza sull’Odissea nella biblioteca Ginzburg di Bologna.
Questo è il link per chi vuole seguire da lontano
https://meet.google.com/wwe-depo-vzp?authuser=0&hs=122&ijlm=1747908475519
 
l’Odissea mi sta a a cuore anche perché dovetti preparare la traduzione di tutti i suoi dodicimila versi per il primo esame di greco nel 1965.
Allora la studiai soprattutto per il voto, poi con il tempo ne ho tratto educazione.
Faccio un esempio della paideia, l’educazione e la cultura che questo poema dà e chi lo legge, sul problema dei poveri, degli immigrati, dei supplici
 
La principessa dei Feaci Nausicaa, nel VI canto dell’Odissea (207-208) vuole  aiutare Ulisse giunto naufrago nell’isola di Scheria e  dice siffatte parole alle ancelle in fuga spaventate dall’aspetto di Odisseo : “ajll j o{de ti~ duvsthno~ ajlwvmeno~ ejnqavd j iJkavnei -  to;n nu`n crh; komevein: pro;~ ga;r Dio;~ eijsin a[pante~-xei`noiv te ptwcoiv te, dovsi~ d j ojlivgh te fivlh te”, questo è un misero naufrago e dobbiamo curarcene: da Zeus infatti vengono tutti gli stranieri e i poveri, e un dono pur piccolo è caro.
Davvero signorile questa adolescente .
  Le stesse parole (Odissea, XIV, 57-59)  dice Eumeo quando Ulisse gli si presenta travestito da mendicante e il guardiano dei porci di Itaca  lo accoglie ospitalmente spiegandogli che non è suo costume maltrattare lo straniero (xei`non ajtimh`sai), nemmeno quando ne arriva uno kakivwn più malmesso di lui. 
  Eumeo quindi aiuta Odisseo, presentatosi come un pezzente e irriconoscibile, per compassione:"aujtovn t j ejleaivrwn"(v.389), perché ho compassione di te, gli dice.
Bisognerebbe che nella scuola si facessero leggere ancora e si commentassero parole come queste.
 
Non dissimile è la situazione di Edipo giunto a Colono cieco, vagabondo e malfamato per giunta. Teseo, il re di Atene, lo aiuta poiché, dice “so bene di essere uomo”(e[xoid j ajnh;r w]n, Sofocle, Edipo a Colono, v. 567).
Il sapere di essere uomo che cosa comporta?
Significa incontrare una creatura malconcia come è Edipo cieco, esule e mendico, provarne pietà, incoraggiarla ponendo domande, chiedendo di che cosa abbia bisogno: “kaiv s  j oijktivsa"-qevlw  jperevsqai, duvsmor j Oijdivpou, tivna-povlew" ejpevsth" prostroph;n ejmou' t  j e[cwn,-aujtov" te chj sh; duvsmoro" parastavti"", (Edipo a Colono, vv. 556-559), e sentendo compassione, voglio domandarti, infelice Edipo, con quale preghiera per la città e per me ti sei fermato qui, tu e l’infelice che ti aiuta.
Quindi vuol dire ascoltare, mettersi nei panni del supplice e comprendere con simpatia poiché siamo tutti effimeri, sottoposti al dolore e destinati alla morte.
" Fammi sapere-continua Teseo- infatti dovresti raccontarmi misfatti atroci perché mi sottraessi; poiché so che anche io sono stato allevato da straniero, come te, e in terra straniera ho affrontato più di ogni altro uomo lotte rischiose per la mia vita, sicché non rifuggirei dal salvare nessuno straniero, come ora sei tu, in quanto so di essere uomo (e[xoid  j ajnh;r w[n, v. 567) e so che del domani nessun attimo appartiene più a me che a te"(vv.560-568).
 
A queste parole si può accostare l’homo sum di Terenzio :"Homo sum: humani nil a me alienum puto "[1]. Lo dice il senex Chremes al senex Menedemus, il punitore di se stesso.
 
Quindi le parole davvero regali della regina Didone al naufrago Enea: :" non ignara mali miseris  succurrere disco " ( Eneide, I, 630), non ignara del male imparo a soccorrere gli sventurati.
Un soccorso che verrà mal ricompensato dalla spietatezza del “pius  Enea, che la abbandonerà. La regina si ucciderà maledicendo l’amante in fuga.
 
Bologna 9 giugno 2025 ore 10, 04 giovanni ghiselli
p. s.
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[1]Heautontimorumenos, v. 77. Anno 163 a, C.

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