Parlare senza leggere per non perdere la memoria (Biden).
Un presunto beneficio del virus (De Masi a “Linea notte”)
Ieri sera (4 marzo 2020) si è
visto in televisione (“Atlantide”) il candidato alle primarie Biden che leggeva
un discorso di poche parole sul proprio progamma. Se le parole fossero state le
sue, o se almeno avesse capito quelle scritte da un altro, non avrebbe avuto
bisogno di leggerle. Se fossi un cittadino degli Stati Uniti voterei Bernie
Sanders senza esitazione. Chi ha bisogno di leggere un appello agli elettori,
non può avere alcuna capacità politica.
Si dice che non si deve
perdere la memoria dei campi di sterminio o delle foibe. Giusto.
Tanto meno però, e questo non
si dice mai, si deve perdere la memoria delle parole da dire nel parlare.
Si deve parlare senza leggere.
Si legge, si impara e si scrive in solitudine monastica, certosina, prima di parlare in pubblico.
Nell’ultima trasmissione
televisiva della serata (“Linea notte”) si parlava del virus che ci sta
avvelenando la vita. C’era il sociologo De Masi.
Ha detto, almeno non letto,
parole che a parer mio costituiscono la negazione di una buona didattica e pure
un’offesa al dolore portato da questo virus la cui corona è solo quella del male.
Ebbene l’ "esimio” professore “emerito”
di sociologia ha detto che questo re della paura, del dolore e della morte “per
fortuna” (sic!) ha portato anche un bene: ora le lezioni si possono fruire da
casa.
Questa è una bestemmia perché
la chiusura delle scuole è un male che si aggiunge al male siccome toglie ai ragazzi
già reclusi nei telefonini ogni forma di socialità, di confronto vero, di
attenzione attiva e partecipata.
Sì ma i professori, secondo l’anziano
emerito, devono svecchiarsi e impadronirsi della tecnologia che conoscono meno
dei loro studenti.
La tecnologia deve servire per
studiare, non per parlare. Gli insegnanti che leggono parole magari proiettate come un filmino detto slide per nobilitare l'imbroglio-
non hanno imparato quello che leggono e non inducono ad apprenderlo. L’ho constatato.
Personalmente come altri
studiosi seri, vado alle mie conferenze con tanti fogli preparati qui a casa
con i libri e il computer dove anche adesso sctrivo, ma siccome ci ho lavorato
parecchio, ho impiegato tanto tempo rinunciando ad altre attività, e ho
imparato faticando, non leggo i miei fogli: do loro un’occhiata per i titoli degli
argomenti, poi parlo.
Chi ha assistito alle mie
conferenze può confermarlo, o smentirlo se non mi vuole bene per le mie
posizioni politiche o per invidia.
Ma basta con il personale.
Chiudo con un paio di testimonianze antiche
contrario all’abuso di uno strumento che inficia la memoria. Sono parole
paradossali ma contengono una parte di verità.
La scrittura viene denunciata
come male da Platone nel mito del dio Theuth, cui il re dell’Egitto denuncia la
negatività dell’invenzione che i Greci facevano risalire a Prometeo, con parole
siffatte: “ Questa infatti produrrà
dimenticanza nelle anime di coloro che l'hanno imparata, per incuria della
memoria, poiché per fiducia nella scrittura, ricordano dall'esterno, da segni
estranei, non dall'interno, essi da se stessi: dunque non hai trovato un
farmaco della memoria ma del ricordo"( ou[koun mnhvmh~, alla; uJpomnhvsew~, favrmakon hu|re~, Fedro, 275a).
Pure i
Drùidi del De bello gallico di Giulio Cesare (VI, 14) non
vogliono fare uso sbagliato della scrittura, per la medesima ragione.
Leggiamo alcune parole e magari impariamole. Sarà facile se toccheranno la nostra sfera emotiva: "Magnum ibi numerum versuum ediscere dicuntur. itaque annos nonnulli XX in disciplina permanent. Neque fas esse existimant ex litteris mandare, cum in reliquis fere rebus, publicis privatisque rationibus, Graecis litteris utantur. Id mihi duabus de causis, instituisse videntur, quod neque in vulgum (sic!) disciplinam efferri velint neque eos, qui discunt, litteris confisos, minus memoriae studere; quod fere plerisque accidit, ut praesidio litterarum, diligentiam in perdiscendo ac memoriam remittant". Se qualcuno vuole la traduzione, me lo faccia sapere, gliela manderò, gratis ovviamente.
Ma prima provate a capire animo vestro
Bologna 5
marzo giovanni ghiselli
p. s
in questi
giorni ho dovuto, e forse dovrò ancora rinunciare alle mie conferenze, parlate
non lette. Ma questo è un male, non un bene, uno dei tanti mali portati dal
virus da esecrare in tutti i suoi effetti.
Nessun commento:
Posta un commento