martedì 7 ottobre 2025

Lucrezio, De rerum natura, I, 257- 289 Traduzione


 

Di qui le pecore appesantite dal grasso stendono i corpi

per i pascoli abbondanti e il candido liquido del latte

scorre dalle mammelle colme, di qui nuova prole

scherzosa sulle instabili membra in mezzo alle tenere erbe 260

gioca con le giovani menti scosse dal puro latte.

Dunque qualsiasi cosa si veda non sparisce del tutto

dal momento che altra cosa da un’altra la natura rifà

e non lascia che alcuna nasca se non con il contributo della morte di un’altra.

 

Si muore per lasciare il posto occupato.

Anassimandro di Mileto visse all’incirca tra il 610 e il 550

Scrisse Sulla natura di cui rimane un solo frammento.

Principio unico secondo lui è to; a[peiron[1], l’indefinito.

Ogni nascita è un atto di egoismo, un distacco dal tutto.

Il frammento di Anassimandro  dice che le cose che nascono devono morire kata; to; crewvn, secondo il dovuto, siccome pagano reciprocamente il fio della loro ingiustizia (didovnai ga;r auJta; divkhn kai; tivsin ajllhvloi~ th`~ ajdikiva~) secondo l’ordine del tempo (kata; th;n tou' crovnou tavxin).

Il tempo dunque è il grande giustiziere.

 

Torniamo a Lucrezio

Or dunque, poiché ho spiegato che le cose non possono essere causate 265

dal nulla né ugualmente una volta venute alla luce fatte tornare nel nulla/

affinché per qualche caso tu non cominci a diffidare delle  parole/

poiché gli elementi primi costitutivi delle cose non possono essere visti dagli occhi/

ascolta quali corpi per giunta tu stesso devi

ammettere che ci sono nel mondo ma non si possono vedere/270

Innanzitutto la violenza sfrenata  del vento  flagella il mare

rovescia potenti flotte e sconvolge le nubi,

e talora attraversando i campi con travolgente bufera

li ricopre di grandi alberi e flagella le cime dei monti

con raffiche che schiantano le selve: così infuria 275

con strepito aspro e infierisce con minaccioso ruggito il vento/.

Sono dunque i venti senza dubbio corpi invisibli

che spazzano il mare, le terre, le nubi del cielo

e le trascinano via tormentandole con la bufera,

 spirano e diffondono rovina non diversamente da quando280  

la liquida sostanza dell’acqua all’improvviso si lancia

con straripante corrente, che accresce con piogge copiose

un grande scorrere d’acqua dagli alti monti

trascinando  frammenti di selve  e alberi interi,

né i solidi ponti possono contrastare l’improvvisa violenza280/

dell’acqua che sopraggiunge: così torbido per la grande pioggia/

il fiume assale le dighe con forze potenti,

infligge strage con grande fragore, travolge sotto le onde

macigni enormi e fa crollare qualunque ostacolo si oppone ai flutti.

Non si può non pensare al Vajont nell’ottobre del 1963.

 

Bologna 7 ottobre 2025 ore 11, 55 giovanni ghiselli

p. s.

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[1] Cfr. pei`rar-ato~, tov, “termine”, “confine”.


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