Di qui le pecore appesantite dal grasso stendono i corpi
per i pascoli abbondanti e il candido liquido del latte
scorre dalle mammelle colme, di qui nuova prole
scherzosa sulle instabili membra in mezzo alle tenere erbe 260
gioca con le giovani menti scosse dal puro latte.
Dunque qualsiasi cosa si veda non sparisce del tutto
dal momento che altra cosa da un’altra la natura rifà
e non lascia che alcuna nasca se non con il contributo della morte di un’altra.
Si muore per lasciare il posto occupato.
Anassimandro di Mileto visse all’incirca tra il 610 e il 550
Scrisse Sulla natura di cui rimane un solo frammento.
Principio unico secondo lui è to; a[peiron[1], l’indefinito.
Ogni nascita è un atto di egoismo, un distacco dal tutto.
Il frammento di Anassimandro dice che le cose che nascono devono morire kata; to; crewvn, secondo il dovuto, siccome pagano reciprocamente il fio della loro ingiustizia (didovnai ga;r auJta; divkhn kai; tivsin ajllhvloi~ th`~ ajdikiva~) secondo l’ordine del tempo (kata; th;n tou' crovnou tavxin).
Il tempo dunque è il grande giustiziere.
Torniamo a Lucrezio
Or dunque, poiché ho spiegato che le cose non possono essere causate 265
dal nulla né ugualmente una volta venute alla luce fatte tornare nel nulla/
affinché per qualche caso tu non cominci a diffidare delle parole/
poiché gli elementi primi costitutivi delle cose non possono essere visti dagli occhi/
ascolta quali corpi per giunta tu stesso devi
ammettere che ci sono nel mondo ma non si possono vedere/270
Innanzitutto la violenza sfrenata del vento flagella il mare
rovescia potenti flotte e sconvolge le nubi,
e talora attraversando i campi con travolgente bufera
li ricopre di grandi alberi e flagella le cime dei monti
con raffiche che schiantano le selve: così infuria 275
con strepito aspro e infierisce con minaccioso ruggito il vento/.
Sono dunque i venti senza dubbio corpi invisibli
che spazzano il mare, le terre, le nubi del cielo
e le trascinano via tormentandole con la bufera,
spirano e diffondono rovina non diversamente da quando280
la liquida sostanza dell’acqua all’improvviso si lancia
con straripante corrente, che accresce con piogge copiose
un grande scorrere d’acqua dagli alti monti
trascinando frammenti di selve e alberi interi,
né i solidi ponti possono contrastare l’improvvisa violenza280/
dell’acqua che sopraggiunge: così torbido per la grande pioggia/
il fiume assale le dighe con forze potenti,
infligge strage con grande fragore, travolge sotto le onde
macigni enormi e fa crollare qualunque ostacolo si oppone ai flutti.
Non si può non pensare al Vajont nell’ottobre del 1963.
Bologna 7 ottobre 2025 ore 11, 55 giovanni ghiselli
p. s.
Statistiche del blog
All time1821889
Today108
Yesterday454
This month3692
Last month14471
Nessun commento:
Posta un commento