domenica 13 settembre 2026

Ifigenia CLVIII Tess: film di Polanski e romanzo di Thomas Hardy presenti nelle nostre vite. Un’appendice con un consiglio agli studenti.


Qualche giorno più avanti, nel corso di questa caduta precipitosa del tempo migliore  andammo a vedere Tess, un bel film di Polanski tratto dal romanzo di Thomas Hardy Tess of the d'Urbervilles (1891). Cinema e letteratura si potenziano a vicenda nella mia persona che ne viene accresciuta a sua volta in temini estetici e morali.

A un certo punto il ragazzo studioso Angel aiuta quattro ragazze a superare una pozzanghera ma è evidente che è attratto da una sola di  queste.

 Quando è la volta di prendere in braccio l’amata, l’innamorato mormora: “Tre Lie per ottenere una Rachele”Three Lehas to get one Rachel ” (Tess, III, XXIII).

Io, quasi senza volerlo, sussurrai: “ Fa tutto soltanto per Tess”.

Ifigenia, non a torto, prese queste parole come una confessione del mio interesse preponderante per  la nuova supplente e si mise a piangere.

Poi disse: “ la nostra storia finisce oggi  com’è cominciata: citando Tess. Uno dei primi giorni mi prendesti una mano e mi accarezzasti le dita, poi mi domandasti: “quali sono le mie e quali le tue?”. Ti risposi: “sono tutte tue, they are all yours” (Tess, IV, 33) .

Confesso che era una scena del mio repertorio amoroso imparata dal romanzo di Hardy, impiegata con almeno una delle finlandesi e insegnata a Ifigenia. Faceva effetto sulle donne corteggiate.

“Tu allora mi dicesti che io ero la tua borsa di studio più bella e la più preziosa di tutte”.

“Sei ancora il grande premio della mia vita[1]”, le risposi frettolosamente. Volevo vedere il film in pace e rimandai le spiegazioni all’uscita dal cinema. Come fummo usciti, decisi che era necessario un chiarimento e la invitai a casa mia. Non ci stendemmo nel grande letto però, nè  sul divano dello studio come si faceva quando volevamo fare l’amore. Allora non c’era bisogno di spiegazioni. In quel tempo la voglia di fare prevaleva su quella di parlare. La potenza della prassi superava la forza del logos quale parola e pensiero.

Tornati dal cinema dunque, Ifigenia aveva il viso ancora segnato dal pianto e mi piaceva di nuovo: pensavo che  si era  tolta la maschera inespressiva applicata al volto per non farmi vedere i sentimenti  e le intenzioni occulte.

Come fummo seduti, disse che dovevo chiarirle se la amavo ancora, se credevo di poter ricevere altri stimoli buoni da lei, o se avessi bisogno di un’altra donna per fare le cose egregie che dovevo a me stesso. Le sembrava che avessi voluto significarle questo secondo corno del suo doloroso dilemma durante il film.

I suoi occhi avevano un’espressione infelice ed era autentica come non la vedevo da tempo: deposta l’aria da mima che la rendeva falsa, volgare e poco attraente, Ifigenia diventava bella di nuovo.

 Mi venne in mente che avremmo potuto ancora aiutarci a vicenda.

Lo dovevo a lei e anche a me stesso. Se l’avessi perduta, avrei subito una degradazione della mia identità, una regressione a tempi lontani e poco belli. Sicché iniziai a parlarle umanamente e amorosamente, come non facevo da settimane.

Feci un rapido calcolo dei vantaggi e delle perdite di entrambi, poi dissi: “No, non lasciarmi: io ho aspettato te per tanti anni e ti amo. Tutto quanto faccio di buono è motivato da te: quando studio cerco argomenti da sviluppare parlando con te, quando corro, penso che il fisico mio deve essere al suo meglio per non diventare del tutto indegno del tuo; nell’espormi al sole tento di raccogliere luce sul volto e colore nel corpo perché il divario tra i nostri aspetti non diventi stridente e faccia scalpore. Per venire alla scena del film che ti ha fatto piangere, certamente mi adopero parecchio per piacere anche ad altre persone: gli allievi e pure alcuni colleghi: voglio mantenere alta la mia reputazione di ottimo professore poiché devo tornare a insegnare letteratura al triennio. Anzi, con il tempo voglio entrare all’Università. Se rimarrò troppo a lungo nel ginnasio, una palestra di grammatica  più che altro, perderò le competenze, la specializzazione e le capacità acquisite in tre anni di studio appassionato e indefesso che ho intrapreso per tradurre con precisione e commentare con intelligenza sapiente i testi degli autori ottimi, i più eleganti e più educativi. E’ Il lavoro che ha attirato tante persone, te compresa, mentre ha creato invidia in altre. Non vorrei che la pena subentrasse all’invidia. Devo tornare presto al liceo, poi avanzare ancora. Anche nell’Università,  da studente, ho incontrato docenti che davano poco o niente ai discenti. Con la forza e la passione che metto nello studio posso educare tanti giovani desiderosi e capaci di imparare. E vorrei  arrivare a scrivere dopo avere studiato altri testi buoni e avere acquisito uno stile mio, incofondibile. Tu potrai aiutarmi in questo, se vorrai seguitare a essere la mia Musa”.

Ifigenia  sentì e capì che parlavo sul serio: sorrise, mi prese la mano destra e disse: “gianni: io adesso sono molto felice”.

“Anche io, grazie a te”, contraccambiai.

Mi venne in mente l’alba di un agosto lontano, quando mi scusai con Helena dopo avere capito che le stavo facendo del male a quella ragazza madre e anche a me stesso, e pure quella donna bella e fine tornò a sorridermi dopo le lacrime.

Pesaro 13 settembre ore 16, 14 giovanni ghiselli

 

 

p. s.

Mi pare un bel capitolo con il cinema, la letteratura, un ricordo biblico e un momento di amore.

 

 

 

Breve appendice. Sta per iniziare l’anno scolastico e, da eterno scholasticus,  quale sono voglio dare alcuni suggerimenti agli studenti su come comportarsi con gli esaminatori.

 

Ho letto tante banalità su consigli dati ai maturandi per quanto riguarda la prova scritta di italiano. Ho fatto la maturità una volta da studente nel 1963 al Mamiani di Pesaro e almeno venti volte da esaminatore a Bologna, Milano, Roma, Pesaro, Fano, Fossombrone. Ho bocciato una volta sola in una scuola privata: un diplomificio per ragazzi sviati.

Ho trovato ragazzi preparati molto bene al Parini, al Beccarla di Milano, al Virgilio di Roma e al Mamiani di Pesaro. Comunque ho sempre imparato qualcosa dai maturandi. Sapevo ascoltarli.

Non lesinate  l’ascolto a chi vi interroga: è il primo segno dell’educazione. Quindi rispondete al nucleo della domanda.

Se non conoscete l’argomento, non raffazzonate: farete migliore figura confessando di non conoscerlo e chiedendo la cortesia di un altro quesito.

Consiglio agli studenti di mettersi  nei panni di chi legge o ascolta.  Quindi dovete cercare di essere chiari e ordinati prima di tutto. Respingete l’attuale moda dell’oscurità nel parlare e nello scrivere. La chiarezza tuttavia non deve arrivare all’ovvietà, alla ripetizione mnemonica del luogo comune.

Cercate di essere eleganti e magari originali, genialmente originali dopo avere mostrato la competenza letteraria acquisita con lo studio attraverso le citazioni di parole belle di autori bravi. Queste colpiscono la sfera motiva degli esaminatori e li dispongono bene verso il candidato.

Evitate gli stereotipi delle propagande e della pubblicità.

Date prova di avere uno spirito critico, capace di dare giudizi su quanto vi hanno fatto studiare, su come vi hanno fatto studiare.

Vi ho segnalato quanto mi è servito nella vita, non solo in quella scolastica.

Se me lo chiederete, tornerò sull’argomento.

p. s.

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[1] The great prize of my life nel romanzo di Hardy (Iv, 34) 


Ifigenia CLVII L’attore famoso. Mastice e masticione. Il mito e la polvere della realtà. Un capitolo chiave.


 

In marzo arrivò al Duse l’attore famoso che un anno e tre mesi più tardi mi avrebbe cambiato la vita.

Non ne rivelerò mai il nome.

 Di lui, tempo prima, Ifigenia aveva detto che, se fosse venuto a recitare a Bologna, sarebbe andata a cercarlo nel suo camerino o nel suo albergo per chiedergli di fare l’amore.

Poi si era corretta aggiungendo che l’avrebbe fatto se fosse stata libera. “Sei libera” replicai, però era stato ferito e umiliato da tanta improntitudine. Sapevo che era tipa da farlo davvero. Ho sempre presofferto tutto al punto di farci il callo. Ho  anche pregoduto e pregioito diversi piaceri a dire il vero. Avrei  constatato per giunta  che le perdite prima o poi vengono compensate dall’ acquisto di beni migliori.

 

Andammo dunque a vedere il grande gradasso che con il solito stile da histrio gloriosus  tuonava dal palcoscenico e si sbracciava come un gigante centimane. Recitava sempre se stesso.

Assistevamo muti alla girandola dei gesti titanici e delle grida stentorèe tipiche di questo guitto già non poco attempato ma ben tenuto insieme e sempre voglioso di fare colpo sul pubblico. Bombardava e affascinava il teatro gremito. Era un pessimo attore monocorde, ma comunque  un bel vecchio e un uomo di successo.

 Ifigenia si scioglieva dalla commozione e alla fine dello spettacolo volle rimanere nel coro degli osannatori finché si spensero tutte le voci e le luci.

Tale attenzione ovviamente non mi sfuggì e non potei non pensare che se non fossi stato presente sarebbe andata a cercarlo. Non era un pensiero assurdo. Etiam male sentire haud absurdum est.

La domenica successiva ero a Pesaro dalle pie donne di casa, e Ifigenia tornò al Duse per vedere un’altra volta lo strepitoso strepitante. Dopo lo spettacolo andò a omaggiarlo dietro le quinte, poi mi raccontò di averlo trovato avvolto in un nembo satanico mentre beveva vino e sfotteva pesantemente alcune sue ammiratrici che  gli scodinzolavano intorno.

“Una gran delusione!”, concluse. Pensai che l’illusione caduta fosse quella di potere contattarlo da sola e ottenere il massimo da lui.

Quell’uomo di successo indubbiamente le piaceva ma lo aveva messo nel mirino non solo per trarne piacere appunto, bensì e innanzitutto per usarlo come aveva fatto e stava ancora facendo con me. L’amore entrava nei suoi piani molto meno dell’uso. Gli amanti suoi dopo qualche tempo diventavano cose da buttare via quando non servivano più. Sarebbe successo del resto che i massimi oggetti delle sue mire, i famosi, avrebbero buttato via lei.

Gli uomini e le donne non sono cose e non si possono trattare senza amore. Allora non lo avevo capito bene nemmeno io.

 Sapevo però che le cose più temute avvengono sempre.  

Il mastice che ci teneva ancora uniti era oramai soltanto la gelosia impastata con altre emozioni cattive.

Mi venne in mente il masticione rosso con cui mi impiastricciai fino ai capelli per cambiare un tubolare nella tappa ciclistica Corinto- Epidauro dell’agosto 1978 che ho raccontato tempo fa. Andavo a cercare un ricovero in uno degli alberghetti vicini al teatro antico. Sognavo dell’Ifigenia figlia di Agamennone allora. Invece ne avrei incontrata un’altra. Tutt’altra. Chi come me insegue il mito poi si ritrova in mano la polvere della realtà.

 

Pesaro 13 settembre 2026 ore 11, 47 giovanni ghiselli.

 

  p. s.

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