lunedì 20 aprile 2026

Ifigenia CXXI Il calcolo positivo del Bene che prevale sul Male. Le due cartoline.



Dieci minuti dopo l’anestesia, il gentile odontoiatra con il trapano vorticoso forò due denti della fanciulla che poi sputò del sangue e, se pure non sentì molto male per via dell’iniezione, fastidiosa comunque, rimase così sbigottita che non poté trattenere qualche lacrima di compassione per sé.

La osservavo pensando: “probabilmente ogni uomo, persino il più avventurato, almeno una volta nel corso pur rapido della sua vita mortale, subisce una lacerazione cruenta nel corpo, destinato per giunta alla putrefazione nonostanti le cure, e sanguina e sente dolore; la vita però ci promette, e spesso mantiene, tanti momenti di gioia: prima di tutto l’amore quando nasce e cresce simultaneamente in due anime affini, una felicità di poco superata da quella divina, poi l’apprendimento, l’educazione ottenuta e donata, lo sport agonistico con la grande salute, la forza e l’aggiunta della cosmesi vera del corpo muscoloso e imbellito dal sole.

Se fai il calcolo del meno e del più ricordando il male e il bene: le botte, le ferite, le umiliazioni, le ingiustizie, le cattiverie, le calunnie subite da una parte; e dall’altra l’amore contraccambiato con reciproca felicità, il bene che fai e ti fanno, la giustizia che rendi e ottieni, il bello che crei, ispiri e ricevi con mutua beatitudine, il vero che cerchi, trovi e riveli: ebbene la somma  è positiva, se la coscienza non si è macchiata di grossi delitti e non hai commesso errori irreversibili e irrimediabili. Insomma vivere vale la pena. Le perdite vengono compensate sempre, abbondantemente, finché duriamo. Dopo, chi lo sa. Né Lucrezio né Dante, né il  vostro modesto redattore di vicende umane lo sa.

 

Se perderò Ifigenia- mi dissi- vorrà dire che non ho altro da darle e che da lei ho già ricevuto quanto la sua bellezza poteva donarmi perché accrescessi la mia potenza e la mia volontà di fare del bene.

Insomma lì dal dentista rinnovellai le speranze.

 

 

Il 14 agosto non arrivò posta per me. Il 15 nemmeno. Il 16 invece, era un giovedì, terminate le ore dell’ultimo giorno della scuola estiva, ancora prima che fossi uscito dall’Università per correre a vedere se c’era l’espresso, appena ebbi messo la testa fuori dall’aula, mi si avvicinò Stefania, la patavina commediante di sempre, e disse: “Gianni Ghiselli, in collegio c’è posta per te”.

 

“L’espresso di Ifigenia  con la sentenza di vita o di morte su questo amore assai malsicuro” pensai.

 

Il cuore mi balzò nel petto, le gambe tremarono, mi rombarono le orecchie e forse anche io, come la poetessa di Lesbo, divenni più verde dell’erba.

Tuttavia, facendomi forza per dissimulare la frenesia, ringraziai seccamente la messaggera quasi sempe maligna e mi avviai verso il collegio, in fretta ma senza correre. Allora quella donna, usa alla farsa, dispiaciutissima poiché non le avevo dato l’occasione di fare una delle sue scene tragicomiche, gridò. “Ehi tu, ghiselli! Guarda che è solo una cartolina!”

“Grazie, anche troppo per  uno come me!”, risposi senza voltarmi, per non farle vedere la mia delusione e non darle la gioia di avermela inflitta come una pugnalata dentro la schiena.

“Maledetta istriona intrigante e ficcanaso!”  mormorai.

Quindi, con pena, pensai. “ magari sarà una cartolina di Fulvio”.

Allora non potevo sapere che di lì a pochi mesi la presenza di Fulvio mi sarebbe diventata più cara e gradita di quella dell’amante nemica e che l’anno seguente a Debrecen dove saremmo andati tutti e tre insieme, avrei preferito frequentare l’amico, e  altre persone da meno di lui, piuttosto che quella druda ostile.

Nella cassetta posta presso la porta d’ingresso  dunque trovai non una ma due cartoline di Ifigenia che ancora una volta risuscitarono e rimisero in piedi la moribonda speranza.

Erano scritte in rosso, senza data. Nel timbro postale però si poteva leggere “Siracusa 7 agosto”.

Una diceva: “sono appena arrivata qui. Un bel posto. Mi manchi moltissimo, più di quanto immaginassi. Mi fido di te e di me. “Zazzì”. Tua Ifi. Quando ci vediamo?

E l’altra: “La Sicilia è magnifica. Il paesaggio stupendo: se tu fossi qui sarebbe meraviglioso. Ti amo tanto, sai? A presto. Ifigenia”.

Zazzì faceva parte del nostro linguaggio cifrato, del resto facilmente decifrabile da parte tua affezionato lettore che mi conosci, mi leggi, mi ascolti quando parlo in pubblico e con la tua attenzione mi spingi a scrivere e a parlare ancora.

Più o meno degnamente .

“E degnamente io scrivo, e  degnamente tu leggi” (cfr. Sofocle, Edipo re, v. 1339).

Pensai che poteva essere andata a Siracusa con un amante che poi l’aveva lasciata lì e per questo era ricorsa a me senza raccontarmi alcun fatto né un gesto, né  altro.

 

Bologna 20  aprile 2026 ore 11, 18  giovanni ghiselli

 

p. s.

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Il povero, magnifico maestro. Ancora sul liceo Minghetti occupato.


Il liceo classico oggi, come ai tempi miei rappresenta la punta di diamante dell’intelligenza critica tra i giovani, grazie agli autori che vi si leggono.

La Meloni infatti ha detto, con occhio mentale offuscato, che il vero liceo è l’istituto agrario. Una scuola rispettabile per carità, ma dove non si studiano il greco, il latino, la letteratura, la filosofia, la storia, non si impara a pensare, a parlare, a scrivere bene e criticamente.

Machiavelli propone spesso gli esempi antichi e  scrive che si può “satisfare al populo perché quello del populo è più onesto fine che quello de’ grandi , volendo questi opprimere e quello non essere oppresso” (Il principe, IX).

 Ora qui in Italia i grandi sono spesso dei piccoli prepotenti ignoranti montati dalla stampa e dalla televisione padronale, e il popolo dei cittadini non asserviti o complici bensì desiderosi d capaci di pensare, parlare e scrivere criticamente si sta ribellando a questa oppressione di governanti che lo hanno impoverito e gli hanno mentito per anni. La recente “mala elezione”, cattiva  per il governo ha segnato la svolta. Anche gli ultimi due pontefici hanno contribuito a questa rivolta.

Sono nella scuola dal primo ottobre del 1950 e oggi, superati gli ottanta anni, tengo conferenze a Bologna e altrove. La scuola e l’educazione ricevuta e data sono state le principali occupazioni della mia vita e gli scopi più alti.

A Pesaro, a Bologna e in tante altre città italiane. Oggi scrivo in un blog che viene letto in tutto il mondo. Il titolo che mi spetta è il più bello: quello di maestro che svolge un ruolo magnifico di fatto.

Al Minghetti ho insegnato per 5 anni e questa scuola mi sta a cuore. Mi ricorda la mia gioventù trepida e speranzosa.

 

Bologna 19 aprile 2026 ore 9, 52 giovanni ghiselli

p. s.

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