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Good night, sweet girl, And flights of angels sing thee to thy rest!
Venerdì sera gli allievi della scuola di recitazione dovevano fare l’ultima prova. Sabato ci sarebbe stato l’esame degli attori giudicati dalla commissione Ma anche la recita del venerdì era pubblica: intendevo andarci, se Ifigenia mi avesse invitato. Dopo la scuola, la incontrai in via Montegrappa quasi per caso: voglio dire che non sembrava esserci venuta appositamente per vedermi, sebbene la strada fosse molto vicina alla mia scuola. Era nervosa assai, e di poche parole. Disse che dovevo stare in casa dalle cinque, poiché avrebbe potuto telefonarmi. In ogni caso alle nove e mezzo cominciava la recita di prova. Non capii se dovevo andarci comunque, o se lei eventualmente mi avrebbe chiamato. Mi parve che si comportasse da consumata volpe. Fatto sta che non arrivò alcuna telefonata, e sentivo l’angoscia. Alle nove ero incerto se andare a vederla. Telefonai a casa sua. Rispose una voce di donna che non disse il suo nome ma precisò che Ifigenia si aspettava di vedermi tra il pubblico. “Posso essere utile a fare numero”, pensai. Arrivai che avevano iniziato da poco. Nella bottega del Mago, Marianne indossava un abito nero; sul Danubio, un costume da bagno a righe, lungo fino a metà coscia; durante la pantomima tragica e lasciva dello Zeppelin, una calzamaglia; nell'ultimo atto, di nuovo l'abito nero. All'inizio interpretava la ragazza in conflitto con il padre autoritario e cretino, poco convinta del fidanzato noioso, nauseata dall'ambiente dei bottegai e dei loro clienti. Poi c'è la scena della seduzione sul Danubio morbido come il velluto. Ifigenia guardava con intensità e desiderio l’attore interprete del seduttore. Lo faceva bene: non pareva che simulasse. Sembrava osservarlo con un'oblazione del cuore e di tutte le membra. Quello sguardo mi fece paura. Era pieno di sesso. Fissava il suo partner con forza erotica che, sommata alla sua rara avvenenza e all'indumento scelto per mettere in pieno rilievo le forme del corpo dedalico, diventava una grande potenza con la quale avrebbe potuto portarsi a letto qualsiasi uomo le fosse piaciuto. Questo pensavo tremando. Oggi penserei che la mia bellezza non è inferiore a quella di una persona pur venustissima perché l’ho conquistata con le forze della mente e del cuore. Poi Ifigenia doveva mimare lo Zeppelin con la calzamaglia trasparente. Le si vedeva benissimo il seno. Sebbene una sua compagna di scena, più pudicamente, avesse tenuto il reggipetto, l'esibizione della mia donna non mi diede fastidio né dolore. Era giustificata professionalmente ed esteticamente. Il suo splendore corporeo era abbagliante: Ifigenia non faceva peccato a lasciarsi ammirare lì sulla scena. Offriva alla luce e alla vista degli uomini un bene raro, seppure effimero più di una scoscesa vita mortale: l'ultima volta che la vidi nuda, solo due anni più tardi, la sua carne non era più tanto compatta quanto la sera in cui si esibì in quella prova, o quanto il pomeriggio remoto nel quale, entrata per la prima volta in camera mia, si tolse i vestiti sorridendo felice, e mi sembrò che il sole stesso fosse entrato nel mio bunker di studioso affaticato. Quel giorno lontano pensai che la sua carne fosse una Imitatio deae e mi stupii che non fosse proibita ai miei occhi bramosi. Adesso sei defunta, creatura, ma qui dentro tu vivrai eternamente radiosa come sei stata nella tua vita mortale per un tempo troppo breve e già molto lontano. Ti sia sempre lieve il suolo sotto qualunque terra tu sia. Il tuo mausoleo in ogni caso si trova in queste mie pagine lette in tutto il momdo. Bologna 25 maggio 2026 ore 18, 53 giovanni ghiselli
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Giovanni Ghiselli
Già docente di latino e greco nei Licei Rambaldi di Imola, Minghetti e Galvani di Bologna, docente a contratto nelle università di Bologna, Bolzano-Bressanone e Urbino. Collaboratore di vari quotidiani tra cui "la Repubblica" e "il Fatto quotidiano", autore di traduzioni e commenti di classici (Edipo re, Antigone di Sofocle; Medea, Baccanti di Euripide; Omero, Storiografi greci, Satyricon) per diversi editori (Loffredo, Cappelli, Canova)
lunedì 25 maggio 2026
Ifigenia CLXXVIII. L’ultima prova prima dell’esame. Il Mausoleo di Ifigenia si trova costruito qui dentro.
Musil 26 L’uomo senza qualità II 55 Soliman e Arnheim.
Anche Rachel aveva simpatia per Moosbrugger.
Il cuore della ragazza, curvo sulla biancheria di Diotima, batteva per lui.
Le piaceva anche il nome che le suggeriva l’immagine di un uomo alto, solitario, seduto presso un vecchio mulino coperto di muschio ad ascoltare il rumore dell’acqua
Moos signifiva Muschio e brugger è assonante con Brücke, ponte.
Era convinta che le accuse sarebbero cadute. Fantasticava che se l’avesse conosciuta avrebbe rinunciato alla sua carriera di assassino e sarebbe diventato un capo brigante di straordinario avvenire
La casa di Tuzzi distava poco dalle carceri e sarebbero bastati pochi colpi d’ala di un’ aquila, ma per l’uomo moderno, che sorvola come niente oceani e continenti, nulla è tanto impossibile quanto trovar contatto con le anime che abitano dietro la cantonata.
Rachel poi dimenticò Moosbrugger: amava l’Azione Parallela e tutti quelli che frequentavano Diotima. Si era accorta di piacere a Ulrich e dai begli occhi neri dardeggiavano piccole punte d’oro. La sua personcina bianca si stirava voluttuosamente. Era certa che Ulrich volesse qualcosa da lei.
Ulrich a sua volta sentiva il crepitìo di quel piccolo corpo.
Soliman era nemico di Arnheim e sparlava di lui. Rachel sentiva che a lei toccava Soliman: così voleva l’ordine sociale. Il nababbo era il sole e apparteneva a Diotima; Soliman era un frammento deliziosamente multicolore fatto brillare dal sole e Rachel lo voleva per sé. Ma il ragazzo non la contraccambiava: era pieno di malignità e di pretese.
Arnheim l’aveva tolto a una compagnia di ballerini nell’italia meridionale colpito dalla malinconia del suo sguardo scimmiesco. Insomma Soliman stava a cuore al nababbo, perciò puntava in alto.
Arnheim lo educava per avere una fedele compagnia, una debolezza che talora coglieva quell’uomo solitario. Gli dava dei compiti che però non piacevano al ragazzo che si vendicava come un coboldo (folletto della mitologia germanica) facendo dispetti e sparlando di lui a Rachel. Il servitorello quasi adottato odiava il padre padrone e lo derubava. Parlando con Rachel inventava fatti scandalosi da attribuire al nababbo con una fantasia che pareva un cuscinetto di spilli o una tavola piena di pugnali e di spade. Si inventò di essere figlio di un principe negro cui l’avevano rubato e Arnheim l’aveva comprato per rivenderlo ad altissimo prezzo. Ma lui sarebbe fuggito. Rachel non sarebbe stata tanto stupida da credere a queste storie e invece ci credeva perché nell’Azione Parallela nessuna cosa pareva incredibile e troppo grande. In questa atmosfera “l’uomo solitario presso il mulino coperto di muschio spariva e una luce vivida si concentrava sulla faccetta scimmiesca e ghignante di Soliman” (p. 215). Nello sfacelo di questa società non sopravvive nemmeno l’illusione che sarà pasoliniana di un sottoproletariato dotato di una cultura e di valori degni di indagine. I poveri asserviti ai ricchi ne diventavano le brutte copie o le caricature.
L’uomo speciale è Moosbrugger.
Bologna 25 maggio 2026 ore 18, 37 giovanni ghiselli
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