giovedì 21 maggio 2026

Musil 17 II, 44. Donna colta o incolta? Questo è il dilemma.

 Continuazione e fine della grande seduta.

Simpatia di Ulrich per Rachel , e di Rachel per Soliman.

Definitiva organizzazione dell’Azione Parallela. Prima parte.

 

Ulrich come Ippolito di Euripide, poi Gozzano e diversi altri preferiscno la donna incolta. L’Andromaca di Euripide suggerisce la sottomissione della moglie al marito.

 

“A Ulrich piaceva quel genere di servette che sono ambiziose, si comportano bene, e nella loro beneducata timidezza somigliano ad  alberelli i cui frutti dolci e maturi cascheranno un giorno in bocca a un giovin signore  ozioso che si degni di schiuder le labbra” (179)

E’ il tema dell’uomo acculturato che preferisce la donna incolta e naturale a quella artefatta” (170)

 

Nel capitolo 67 Diotima e Ulrich

 l’uomo senza qualità torna su questo pensiero:  la vedeva bella, gli sembrava una fresca giovenca alta e florida, di buona razza che incedeva sicura e contemplava le erbe secche da lui sradicate . Però la temeva e aveva del risentimento verso l’aristocrazia spirituale di lei.

Pensava: “come sarebbe piacevole se fosse ignorante, trascurata e bonaria come è sempre un grande corpo caldo di donna quando non si ficca in testa certe idee particolari!”

Vediamo alcuni versi che Euripide attribuisce a Ippolito :"La situazione più facile è per quello cui tocca una nullità, ma la donna/ inutile per la sua stupidità viene collocata in casa./La saccente la odio (sofh;n de; misw' , v. 640): non stia nella mia casa /quella che pensa più di  quanto debba pensare una donna./Infatti Cipride genera maggior malizia/nelle saccenti (ejn tai'" sofai'sin, 643); mentre la donna semplice/ è privata della pazzia amorosa dalla sua corta mente./Inoltre bisognerebbe che nessuna serva si recasse da una donna/ma che si mettessero ad abitare con loro muti morsi/di fiere, affinché non potessero rivolgere la parola ad alcuno/né ricevere parole di rimando da chicchessia./Ma ora le scellerate dentro le case macchinano/scellerati disegni, e le serve li portano fuori- e[xw d j ejkfevrousi provspoloi[1]" (Ippolito , 638-650).

 

 

 

"Bisogna infatti che la donna, anche se viene data in moglie a un uomo da poco/lo ami e non faccia gare di pensieri" dice la vedova di Ettore in una bella tragedia di Euripide.

 In nome della sottomissione Andromaca suggerisce di abbassare la testa e reprimere ogni sentimento e pensiero che non sia di devozione nei confronti dello sposo. Quindi, poco più avanti, aggiunge:: "O carissimo Ettore, io per compiacerti / partecipavo ai tuoi amori[2], se in qualche occasione Cipride ti faceva scivolare,/e la mammella ho offerto già molte volte ai tuoi bastardi /, per non darti nessuna amarezza. / E così facendo attiravo a me lo sposo / con la virtù ; tu neppure una goccia di celeste rugiada/ lasci che si posi sul tuo sposo per paura" (Euripide,  Andromaca, vv. 222-228).

 

Cf. anche La Signorina Felicita di Gozzano:

Se lei sapesse come sono stanco

Delle donne rifatte sui romanzi!

Vennero donne con proteso il cuore

Ognuna dileguò, senza vestigio

 

Ah! Con te, forse, piccola consorte,

vivace, trasparente come l’aria,

rinnegherei la fede letteraria

che fa la vita simile alla morte…

 

Tu non fai versi. Tagli le camicie

Per tuo padre. Hai fatto la seconda

Classe, t’han detto che la terra è tonda.

E non mediti Nietzsche.
Mi piaci. Mi faresti più felice

D’un intellettuale gemebonda Helena e le altre due.

 

Bologna 21 maggio 2026 ore 19, 22 giovanni ghiselli

p. s.

Chi mi legge da tempo conosce i miei gusti e non devo ripetermi né giustificarmi per il fatto che preferisco le donne colte oltre che buone e intelligenti. Le incolte mi piacciono solo se vogliono imparare da uomini colti buoni e ielligenti. Tanto per chiarire poiché a volte vengo frainteso.

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[1] Si può pensare a quella della moglie di Eufileto dell'orazione di Lisia in difesa del marito che ha assassinato l’amante della moglie.

[2] Cfr. Amarcord di Fellini.


Ifigenia CLXVIII. La Pasqua del 1981. Il pellegrinaggio sul lago della morte di Ludwig.


 

Il 17 aprile  1981 partimmo per la Baviera, verso i castelli teatrali1 di Ludwig secondo.

Alle sette di sera arrivammo sullo Starnbergersee, il lago della morte del re. Mancava mezz'ora al tramonto. Il cielo era tutto sereno e pulito, l'aria freddissima.

Prendemmo una stanza in un buon albergo, sulla costa orientale,

distante pochi chilometri dalla croce metallica piantata accanto

alla riva, tra le canne palustri, a segnare il punto dove il sovrano

popolare e demente annegò in 70 centimetri d'acqua. Dopo avere

portato i bagagli nella camera che aveva una grande finestra sul

lago, uscimmo, e ci fermammo su un imbarcadero di legno volti a

osservare l'imporporarsi del cielo

Non c'erano barche. Il sole era prossimo alle alture della riva ulteriore. Un vento ghiaccio, di primavera abortita, increspava l'acqua e le penne di un cigno che rabbrividiva presso la sponda deserta.

Ifigenia disse:"Quell'uccello è lo spirito del nostro amico

affogato nella palude dell'odio. Vero gianni? Qui fa tanto freddo".

Eravamo partiti da Bologna nella tarda mattinata con un caldo quasi estivo,

credendo di trovare la buona stagione anche sullo Starnbergersee,

e i Bavaresi in vacanza lacustre, in costume da bagno. Invece l'aria gelida

scorticava la faccia. Tuttavia volli rimanere fino al  momento

dell'annidarsi del dio per rivolgergli una muta preghiera:

"Fai che questo nostro difficile amore possa durare ancora per tutto il tempo che ci vuole, poi fammi scrivere qualche cosa di bello, di grande, di buono. Non lasciarmi morire a quarant'anni sdentato, ingrassato, sconciato come il monarca desideroso e incapace di arte". Mi vennero in mente alcune frasi2

del lunatico sovrano:"Il regalo più grande che un re possa fare al suo

popolo è arricchirgli lo spirito ".

"Anche io vorrei potenziare l'anima degli studenti e dei miei futuri

lettori", pensai.

"Un uomo non vuole essere ridotto al livello di un animale; non

sarà mai appagato dal materialismo ". Non era matto Ludwig, era isolato e  strano rispetto al pensare comune, perfino più a[topo~, fuori luogo di me.

Guardavo la mia compagna di viaggio. Voleva fare l'attrice. Avrebbe condiviso la sorte dell'istriona che aveva osato dire al suo

sovrano:"Fare l'amore per noi attori è molto semplice: basta un

gesto ?" Allora non potevo saperlo. Speravo di no.

Andammo a cena.

Mangiammo bene, e con gusto, siccome digiuni dalla mattina. Poi

tornammo sulla riva del lago per andare a pregare presso  la croce del sire annegato il 13 giugno del 1886. Giorno e mese che ricorrono più volte in questa storia.

Ci saremmo arrivati di nuovo nell’estate ormai prossima procedendo  insieme per squallidi sentieri fino a Riccione 3.

Intanto si camminava su una via sghemba che costeggia la riva

orientale. Avevamo stabilito di fare una camminata pia fino al

luogo della morte per acqua del nostro "re pescatore"4

 Percorremmo circa un chilometro di strada asfaltata, poi questa

gira a sinistra salendo verso un colle boscoso e allontanandosi dalla

sponda che noi invece volevamo seguire, attirati dallo spirito del

povero sire. La strada seguitava a salire. Il cammino della pietà 5  sulla riva era ostacolato da una rete metallica alta e sottile, non facile a scavalcarsi. Procedevamo lungo la barriera  cercandovi un buco per passare di là.

 Infine, dopo un lungo prcedere sempre in salita, lo trovammo come  avremmo fatto in Grecia, per uscire  dall’autostrada percorsa a lungo in bicicletta, quattro mesi più  tardi, quando il dramma del nostro amore si era concluso da un paio di mesi nelle acque contaminate della babilonica, mussoliniana  spiaggia adriatica.

Ci trovammo dentro un bosco fitto, segnato 6 soltanto da un

esiguo sentiero. Gli alberi erano ancora privi di fronde: la luna, passando tra i rami contorti faceva cadere a terra una luce incerta che chiazzava di bianco le foglie cadute là sotto, morte e marcite perché dalla


putrefazione risorgesse la vita. L'insieme era inquietante.

Ifigenia aveva paura.  Sentivo che le tremava la mano.

Camminammo in silenzio per dieci minuti percorrendo un  sentiero che tardava a cala sul lago; anzi ci stava portando in direzione

della Votivkapelle. "Cappella perigliosa"7 secondo la mia compagna.

 A un tratto disse:"Torniamo indietro: qui potrebbero ammazzarci".

"Ma no-ribattei-, chi vuoi che ci faccia del male? Siamo giovani e

in buona salute. Poi non c'è proprio nessuno, a parte Ludwig che  ci contraccambia   e  protegge.

Dai, arriviamo alla croce della sua morte per sacqua! Oramai sarà vicinissima. Siamo venuti qui apposta!"

"Ma possiamo tornarci domani mattina con il sole", piagnucolò

l'impaurita ragazza.

"No-risposi-, prima, mentre si faceva la comunione  della cena, abbiamo deciso che bisognava venire a pregare qui di notte, per onorare Ludwig e e pentirci dei nostri peccati con un atto di dolore.

Dobbiamo arrivare laggiù: se no è tradimento. Se tu hai cambiato

idea, torna indietro da sola".

Ifigenia riprese a seguirmi tacendo: muta metu. Dopo qualche minuto il

sentiero si piegò verso il lago finamente; quindi dal bosco nebbioso

di nera paura 8, sbucò sulla costa del  grande catino ricolmo di acqua e di pena dove  dilagava bianca la luce del cielo. Tirammo un sospiro di

sollievo. Giungemmo davanti alla croce, a pochi metri da lei.

Brillava nel chiarore della luna e del lago che la rifletteva.

L'apprensione si dissipò. "Affogare è una bella morte: non si resta

sfigurati !".

Pregammo lo spirito inquieto del caro sovrano, per l'amore e per

l'arte. Anche lì c'era un cigno. La sua piccola testa, muovendosi

verticalmente, adagio, sembrava annuire alle nostre richieste.

Tornammo in albergo. Cominciava ad annuvolarsi. Facemmo

l'amore malinconicamente. Prima di dormire, mi alzai per

osservare l'aria buia e  l'acqua nera, sempre più increspata dal

vento. Il cigno dell'imbarcadero non c'era più.

Probabilmente nell'oscurità della notte e dell’acqua lacustre rimaneva quell'unico uccello  che avevamo visto pietosamente posato accanto alla croce per non lasciare solo il suo re nel lago funereo abbandonato dalla vergine luna e da tutte le stelle.

Di notte sognai Ludwig che cantava come Tosca:

 “Vissi d’arte, vissi d’amore

Non feci mai male ad anima viva

Perché perché Signore

Me ne hai rimunerato così?”.

Mi svegliai, ne piansi, poi mi riaddormentai.

 

Avvertenza: il blog contiene 8 note e il greco non traslitterato

 

 

Note

1

Cfr. Thomas Mann, Doctor Faustus, trad. it. Mondadori, Milano, 1980, p. 278.

 

2

Sono citate, a memoria, dal film di Visconti "Ludwig II". Uno dei film più belli tra quanti ne ho visti.

3

Cfr. Odissea, XXIV, 10  dove Ermes conduce giù per squallidi sentieri (kat j

eujrwventa kevleuqa) le ombre dei proci vinti da Ulisse.

4

Personaggio della leggenda del Graal.

5

Cfr. Euripide, Andromaca, vv. 1125-1128, dove Neottolemo viene lapidato

dalla numerosissima folla delfica quando si reca al santuario per consultare l'oracolo. Domanda  “Perché mi uccidete  mentre procedo sul cammino della pietà?, per quale motivo muoio?

Ma nessuno gli rispose e lo uccisero scagliandogli contro le pietre col le loro mani”

6

Cfr. Dante, Inferno, XIII, 3.

7

Luogo della leggenda del Graal.

8

Cfr. Virgilio, Georgiche, IV, 468:"et caligantem nigra formidine lucum". E' il

bosco dove si addentra Orfeo, in cerca della sposa Euridice.


 

Bologna 21 maggio 2026 ore 17, 22 giovanni ghiselli

p. s.

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