lunedì 3 agosto 2026

Il metodo della elusione seguita dalla confusione.


In un articolo su “la Repubblica di ieri” Lucio Caracciolo  fa questa denuncia: “di tutto in Italia si discute fuorché di ciò che conta”.

E seguita azzeccandoci: “Un codicillo ancora più stringente implica che la discussione non avvenga nel merito, sui dati di realtà, ma a partire da verità precostituite. Ideologie che ci spingono a non occuparci del nostro paese e del mondo perché non c’è niente da capire, niente da fare. Restiamo in attesa dell’apocalisse prossima ventura. Inerti spettatori del già scritto”.

Caracciolo è uno dei pochi ancora capaci di scrivere e di parlare. Con questo non dico di essere d’accordo in tutto con lui. Per esempio nei luoghi comuni correnti, ripetuti da quasi tutti, non vedo ideologie ma la paura di perdere i propri privilegi. Guai a chi li tocca!

 Trovo che il governo e i suoi portavoce non si preoccupano né si occupano dei problemi degli italiani cioè degli ostacoli al loro benessere anche minimo. Continuamente viene elusa la cura del malessere di milioni di persone. Si discute su questioni di lana caprina.

Trovo che emblematiche di tale chiacchiera da osteria sono trasmissioni sull’omicidio di Chiara Poggi.

Faccio un paio di esempi. Una donna presentata quale giornalista di un “autorevole” quotidiano ha sentenziato che se avesse una figlia le ingiungerebbe di non frequentare un tipo come Andrea Sempio. Tale premura materna è stata presentata come un indizio della colpevolezza del povero indagato che dovrebbe sostituire Alberto Stasi nella nuova croce piantata dai colpevolisti di turno.

La stessa giornalista a chi faceva notare che l’impronta della scarpa dell’assassino è troppo piccola per corrispondere al piede di Sempio ha  risposto  che il proprio piede è cresciuto di due numeri in venti anni. Quasi una prova dunque della colpevolezza di Sempio la crescita del piede di questa signora. Così farebbero tutti i piedi.

Tali sono gran parte delle discussioni: si elude, si cambia argomento, si parla sovrapponendo le parole di un interlocutore a quelle di un altro.  Il metodo è quello della confusione che oscura il vuoto dell’elusione.

Pesaro 3 agosto 2026 ore 18, 22 giovanni ghiselli

p. s.

Statistiche del blog

All time2680893

Today5275

Yesterday6004

This month17329

Last month265976

 

 


Ifigenia XXXV. Il festoso rito invernale. La crescita concorde. La felicità acciuffata per qualche tempo.


Il dicembre del ’78  fu il primo di una serie di mesi belli, quasi quanto erano stati  i tre  vissuti a Debrecen con le tre finniche. Un periodo che durò- invero con qualche crisi inframmezzata- fino al 21 luglio del 1979 quando ripresi la strada di Debrecen per mettere alla prova la serietà del nostro amore ponendo  me stesso e lasciando Ifigenia esposti alle tentazioni amorose. La giovane donna era andata in vacanza nella babilonica riviera romagnola, io ero tornato nel luogo dei miei ricordi amorosi più belli. La prova non verrà superata: a Debrecen aspettavo ogni giorno la posta che ella mi aveva promesso e non mandò mai. Sicché, tornato in Italia, non mi fidavo più di questa ragazza già contaminata dal mio risentimento.

Racconterò questo  a suo tempo. Prima di quella caduta vivemmo tanti giorni piuttosto felici nei quali fruimmo di piaceri festosi e gioiosi. Ma quando la festa e la gioia avrebbero dovuto evolversi in felicità questa trovò ostacoli insuperabili nei nostri caratteri e nelle nostre esperienze passate. Non eravamo abbastanza buoni, intelligenti e maturi per essere degni di tale beatitudine che  è solo di breve intervallo  superata  da quella divina.

Forse la raggiungeremo dopo la morte, non insieme suppongo.

Nei mesi del grande piacere, i migliori furono quelli invernali, marzo compreso, quando  sulla metà del pomeriggio celebravamo il nostro rito festoso quotidiano. Ifigenia mi telefonava, io andavo a prenderla in una strada non visibile dalle finestre di casa sua, poi la portavo a casa mia dove si faceva l’amore almeno tre volte: dicevamo che era appena la sufficienza e in genere, dato che eravamo entrambi erotici e ambivamo all’atletismo sessuale, si seguitava a oltranza mettendo la lena a una prova assai più lieta che faticosa.

Finivamo sempre con vicendevoli congratulazioni  per la potenza amorosa fisica e pure mentale manifestata nel grande letto.  

   Poi scendevamo dal podio dove ci eravamo premiati a vicenda e parlavamo di scuola, di cinema, di teatro, dei nostri allievi, dei parenti, dei colleghi, commiserandoli in genere, quindi si passava alle ultime letture fatte da entrambi cercandovi sempre analogie o differenze con i nostri vissuti. Ci piaceva paragonarci ai grandi amatori, ai giovani e belli di successo. Alcibiade era il personaggio ricordato più spesso. Insomma avevamo parecchi interessi comuni e argomenti di conversazione importanti per entrambi. Ifigenia faceva commenti appropriati  e osservazioni acute. Spesso prendeva spunto da quanto sentiva dire da me. Io cercavo di insegnarle il meglio di quanto sapevo e la guardavo come una mia discepola. A dirla tutta,  la vivevo anche come una specie di figlia. Lei mi osservava con totale fiducia e ammirazione che contraccambiavo: imparava alla perfezione quanto le insegnavo. Finalmente avevo trovato uno scopo preciso e nobile: aiutare a crescere una creatura che mi somigliava e poteva succedermi su questa terra. Avevo la possibilità di favorirne i progressi, di farle acquistare fiducia in se stessa, potenza, felicità.

Ifigenia da parte sua con l’innata curiosità, la volontà di imparare, con l’ascolto che mi donava , mi stimolava a leggere, a pensare, a ricordare. Con l’attenzione che  rivolgeva al mio aspetto mi motivava a fare sport, a mangiare soltanto il necessario e solo quando avevo tanta fame, insomma a rispettare il mio corpo.

Tutto sommato eravamo felici, quasi del tutto.

 

Pesaro 3 agosto 2026 ore 17, 44  giovanni ghiselli

p. s.

Statistiche del blog

All time2680704

Today5086

Yesterday6004

This month17140

Last month265976