Quarto episodio 828-874
Iris espone lo stato delle cose mutato. Quasi un secondo prologo.
Irdide presenta se stessa th;n qew'n lavtrin (823), ministra degli dèi e Lyssa come figlia della Notte (luvssa significa rabbia, furore). Sono venute contro Eracle, non contro Tebe. Il figlio di Zeus doveva compiere le fatiche impostegli da Euristeo e lo ha fatto. Ma non basta: adesso Era vuole attaccargli nuovo sangue con l’uccisione dei figli , sunqevlw d j egwv, e lo voglio anche io (832).
Quindi Iris si rivolge a Lyssa ajnumevnaie parqevne (834) vergine aliena dalle nozze, figlia della nera notte: “ fovnion ejxivei kavlwn”(837) allenta la gomena del crimine, altrimenti gli dèi non verranno più ritenuti esseri superiori dai mortali.
La metafora nautica fovnion ejxivei kavlwn (837) si trova già nella Medea di Euripide: “ejcroi; ga;r ejxia'si pavnta dh; kavlwn” (278, i nemici infatti allentano ogni gomena, dice Medea.
Lyssa si presenta: sono nata dalla Notte e dal sangue di Urano ma non sono ben vista dagli amici, né mi compiaccio io stessa di frequentarli. E’ anche riluttante a colpire Eracle che non è aJnh;r a[shmo" (849) insignificante né sulla terra né fra gli dèi ma ha bonificato terre inaccessibili e il mare selvaggio poi ha ripristinato il culto divino.
Iris è decisa, ma Lyssa la contrasta e dice che sta per compiere un’azione a} dra'n ouj bouvlomai (858) che non vorrebbe Tuttavia deve obbedire e farà impazzire Eracle
Già l’eroe scuote il capo tinavssei kra'ta (867) e ruota in silenzio le pupille distorte e terrificanti (da Gorgone-kai; diastrovfou" eJlivssei si'ga gorgwpou;" kovra", 868) e non controlla più il respiro come un toro pronto alla carica; muggisce terribilmente deina; muka'tai invocando le Chere del Tartaro. Presto ti farò danzare di più e suonerò il flauto della paura dice Lyssa.
I sintomi sono quelli dell’epilessia.
Nell’Aiace di Sofocle, Tecmessa racconta che l’eroe impazzito gemeva tau'ro" w}" brucwvmeno" (322), come un toro mugghiante.
Infine Lyssa congeda Iris e dice che entrerà nella casa di Eracle (873)
Quarto stasimo 874-908.
Il coro lamenta la perdita dell’evergete (877), il benefattore, il fiore della città che viene reciso ajpokeivretai so;n a[nqo" povlew".
Una metafora frequente: Catullo
nec meum respectet, ut ante, amorem,
qui illius culpa cecidit velut prati
ultimi flos, praetereunte postquam
tactus aratrost.
e non si volti a guardare, come prima, il mio amore,
che per colpa di lei è caduto come il fiore
del ciglio del prato dopo che è stato reciso
dall'aratro che passa oltre (11).
Virgilio: Eurialo in Eneide, IX:
“Volvitur Euryalus leto, pulchrosque per artus
it cruor umeros cervix conlapsa recumbit;
purpureus veluti cum flos succisus aratro
languescit moriens lassove papavera collo
demisere caput, pluvia cum forte gravantur” (433-438)
Stramazza Eurialo nella morte e per le membra belle scorre il sangue e sulle spalle si inclina la testa caduta come quando un fiore purpureo tagliato dall’aratro appassisce morendo o hanno chinato il capo sul collo stanco i papaveri quando sono appesantiti da pioggia improvvisa
Lyssa lancia il carro per seminare rovina, la Gorgone figlia della notte Luvssa marmarwpov" (883) dallo sguardo pietrificante.
In fretta tacuv un demone ha ribaltato un uomo felice e in fretta i figli spireranno per mano del padre.
Dall’interno e[swqen si sentono i lamenti di Anfitrione, e si ode il rumore delle danze senza timpani non allietate dal tirso di Dioniso
Danze volte al sangue non al succo dionisiaco dell’uva.
Quvella seivei dw'ma, sumpivptei stevgh (905) una bufera scuote la casa, il tetto crolla.
Infine Anfitrione invoca (w\ Dio;" pai' 906) la figlia di Zeus Atena che suscitò uno scompiglio tartareo contro il gigante Encelado.
I figli fuggono il padre li insegue per ucciderli.
Pesaro 14 agosto 2026 ore 17, 39. giovanni ghiselli studente magro e povero.
E’ quasi giunta l’ora di andare al mare, meritamente, di nuotare, poi di fare un poco di spesa per la povera cena da consumare dopo le 23 in modo che ci sia poco tempo per mangiare.
Andrò al cinema all’aperto evitando l’aria condizionata che attenta alla salute quasi quanto il cellulare.
Tre sere fa ho visto The balconettes le donne al balcone, un bel film. Ci sono tre donne che rivendicano in ogni momento la propria libertà. Una ammazza un uomo che l’aveva stuprata poi tutte e tre lo fanno a pezzi e lo mettono nel frigo. La solidarietà tra donne è cosa buona. La più bella delle tre, che è anche la regista, rifiuta il marito e abortisce mettendosi in posa ginecologica davanti alla macchina da presa. Uno spettacolo tutt’altro che sgradevole. Un'altra affermazione della libertà femminile. Però mi è venuto in mente quanto afferma Freud, sia pure con cautela e giri di parole: che il cosiddetto pudore femminile è la vergogna di un avere il pene.
Di fatto quando ero un bambino di cinque o sei anni, intorno al 1950, vidi sulla spiaggia una bambina più piccola di me cui la madre cambiava il costume bagnato. Mi stupii che la piccola non avesse la codina anteriore come me e interrogai la madre. Questa disse che la creatura era troppo piccola e la codina sarebbe spuntata in seguito. Che ne dite? Sono un bieco maschilista scrivendo questo? Non credo. Sono contento del fatto che le femmine umane non abbiano code anteriori né posteriori.
Statistiche del blog
All time2792592
Today11531
Yesterday10705
This month129028
Last month265976