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Il 9 aprile
fu una giornata di caldo quasi estivo. Andammo in
bicicletta a
San Pietro, il borgo con l’osteria delle due vecchiette
simpatiche.
Ifigenia era gradevole, una grazia del cielo.
Ci
stendemmo su un prato.
Disse:"Sempre così dobbiamo stare
insieme:
festosi e felici, in armonia e buona salute, nell'aria aperta
e ravvivata
dal sole, come due amanti pagani".
Pensavamo di avercela fatta.
Il giorno
dopo aggiunse:"Farò tutto quanto tu potrai volere da me.
Devi essere
fiero e contento di questa offerta poiché con gli altri
invece io
estraggo quasi sempre il mio spirito di contraddizione".
Mi venne in
mente Päivi che una sera remota mi
aveva
disse:"Facciamo
quello che preferisci tu".
Io non osavo
decidere, per timore che la mia scelta non le fosse del tutto gradita, e
glielo spiegai.
Allora
la madre mancata dell’unica figlia che
abbia mai concepito mi biasimò:"Sbagli a rifiutare una facoltà che ho
attribuito a te solo; io agisco e reagisco contraddicendo i luoghi comuni
dei conformisti. Ma tu non lo sei. Tu sei diverso da quasi tutti gli
altri”.
Non ho mai
amato esercitare dominio sulle persone, ma ho sperimentato che una donna
perde un po’ della stima riposta nell'uomo, se questo non sa usare il potere
che gli viene concesso.
Del resto non mi piace comandare né essere
comandato. Non amo il potere.
Quella sera lontana eravamo nel 1974,
il 9 di agosto. Si cenava nella mensa dell’Università estiva di
Debrecen. A un tratto si levò un grido: “Nixon resigned!” Noi tutti,
europei e asiatici, ci alzammo
in piedi e applaudimmo. Poi si andò a festeggiare nella terrazza del casinetto
del tennis dove vidi l’inizio e la fine di alcune tra le mie gioie più belle.
Anche alla sera delle dimissioni di Nixon seguì una notte di felicità.
Quando fiet rursus?
Il 14 aprile
chiesi a Desdemona di commentare la nostra giornata
di amore e
sangue mestruale: quella de 6 giugno del 1979. Volevo provare
a inserirla nel nostro romanzo.
Scrisse:"Il sole, un
muro
grigio, il sangue: l'accordo ".
Troppo poco.
Il 15
Stefania passò da Bologna. Andava a cercare emozioni
malate da un
amante: Pompeo di Crevalcore, un cretino
semianalfabeta
secondo lei stessa. Faceva un caldo precoce. La
vecchia
amica era stremata e più commediante che mai. Pensavo
che, se
avessi perduto Ifigenia, io pure sarei diventato stanco e
vago di
emozioni malsane: era il contatto giornaliero con la bella,
vivacizzante
creatura a fare di me un uomo teso verso qualche
cosa di non
ordinario.
Il 16,
tornato a casa di notte dopo un dì passato a Pesaro per confortare la zia
valetudinaria, trovai questo biglietto: "Amore mio, sono tanto felice
di stare insieme a te perché tu sei una gran brava persona e con il
tuo esempio, la tua educazione mi hai resa migliore. Oggi andando in
bicicletta su per la
"salitaccia"
ti ho sentito profondamente come il padre mio
spirituale.
Mi piace molto fare delle cose con te, e questa estate
spero che
andremo insieme a Delfi, a pregare per il nostro
Destino.
Ti amo tanto per come tu sei, per la tua diversità
profonda
e umana, che è la tua forza e la mia. Sono felice. Spero
di
rivederti assai presto e nell'attesa ti bacio. Ti adoro mio amore.
La tua
fedele amante amata ragazza ".
Meno di due
mesi più tardi, l' istrione beffardo, il
sarcastico guitto, il vecchio gradasso, l'avrebbe convinta che questi suoi
sentimenti e
due anni e mezzo vissuti con me, valevano meno che passare un’ora di spasso
con lui. Comunque a Delfi saremmo andati in agosto pedalando in salita e
avremmo pregato inginocchiati sull’ombelico del mondo. Devotamente. Non più
per il nostro amore bensì per la vita
artistica cui volevamo assurgere ognuno a suo mo
Bologna 10 maggio 2026 ore 18, 42 giovanni ghiselli
p. s.
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