|
Tornammo alla Campagnola e salimmo in camera sua. Si stese sul letto. Volle che le tenessi una mano e leggessi i miei appunti del mese di Marzo. Lessi le annotazioni copiose dalle quali avrei tratto i due capitoli precedenti. Ifigenia ascoltava con attenzione. Quando ebbi finito, disse:"bravo, continua così: ci sai fare." Poi chiese l’agenda per scriverci sopra. Gliela diedi e volsi lo sguardo fuori dalla finestra, ai monti che cominciavano a coprirsi di rosa. "Presagio d'estate felice", pensai, come mi ero già detto a Moena la primavera del 1978, quella che precedette l'incontro con la ragazza bella bruna e vivace. Allora si era avverato il presagio. Rivolsi una preghiera al Sole che imporporava le rocce: “falla diventare un'attrice famosa, e quanto a me, fai che possa scrivere un capolavoro capace di educare popoli interi". Il dio non inviò alcun segno. Invece mi chiamò Ifigenia per restituirmi l'agenda con queste parole:"Caro gianni, sto male da morire. Ho il fegato in cattivo stato: "visceri guasti dai ripugnanti sospiri” 9 e mi sento quella persona infelice, malata che sono diventata. Ma io non sono così di natura. Una delle mie caratteristiche è essere sana oltre che allegra, vitale, ecc. Tu dici che vuoi il mio Bene e secondo te il mio Bene è che tu continui a scrivere, a essere forte. Dici che sono infelice e non ti chi… ". Qui si interrompe. Non seppi che dire. A cena Ifigenia continuò a fare la grande malata: mangiò solo del riso scondito, e subito dopo, tra lamenti e sospiri, volle tornare in camera. L'accompagnai. Mi pregò di rimanere a dormire con lei.
La mattina seguente si svegliò guarita e contenta. Allora le proposi di sciare con me, sulle piste del Lusia: il gruppo di mia sorella era andato su quelle del San Pellegrino, perciò non avremmo incontrato nessuno che, conoscendola, potesse vederla cadere, posto che fosse caduta. Così potei convincerla: ché temeva il ridicolo. Mi seguì in direzione della discesa Le Cune-Valbona. Non è una nera, tuttavia per una principiante, a onore del vero, è alquanto difficile. Voglio dire che non fui un bravo maestro, né un amico, portandola da quella parte. Comunque la precedevo, mi giravo e la incoraggiavo a tentare i brevi tratti che ci separavano. Le davo pure suggerimenti vari sulla tecnica sciistica dove del resto io stesso ho più da imparare che da insegnare. Me la cavavo discretamente grazie al grande esercizio fatto fin da bambino per sviluppare il mio talento ciclistico. In ogni modo non potei evitarle di cadere diverse volte, anche pesantemente. Nei casi peggiori mi piombava addosso, e, precipitando, mi trascinava con sé. Allora dovevo rimettere in piedi tutti e due, con fatica ogni volta maggiore. Dopo pochi metri di scivolata, ricadeva, più o meno male. A metà discesa si tolse gli sci, esasperata e, credo, ammaccata; mi accusò persino di avere voluto ammazzarla spingendola giù per burroni scoscesi. Risposi che la pista non era difficilissima, e che cercavo di insegnarle con il metodo attraverso il quale avevo imparato io stesso: anche a nuotare avevo cominciato buttandomi dal moscone dove non toccavo, quando non ero sicuro di galleggiare. Avevo sì e no sei anni. Replicò sdegnata che lei era diversa da me, e non voleva rischiare la vita; quindi mi consegnò i suoi sci e cominciò a scendere camminando. Ogni due passi imprecava. Mentre facevo la discesa da solo, con i suoi attrezzi tra le braccia, pensavo:"Ma guarda se quella, da quando frequenta una scuola di recitazione, deve avere l'ardire di credersi una gran donna, superiore a te. Hai visto come era goffa ? Hai contato quante volte è caduta? Se non ti ama più, siccome pensa di trovare un principe azzurro nell'ambiente dello spettacolo, vada pure a cercare nel teatro l’eroe della sua pupazzata. Sarà lo strappo nel cielo di carta 10 del teatrino a darle coscienza dell'errore che ha fatto cambiando te con delle marionette gesticolanti. In fondo colei è stata spesso una palla di piombo attaccata con una catena ai tuoi piedi leggeri per invalidarne la corsa. Oggi per esempio, sai quanto avresti sciato più volentieri con tua sorella, o anche da solo, piuttosto che con quella cascatrice! Magari si preparava a fare questa parte nel prossimo western italiano. Per quanto riguarda la tua opera d'arte poi, non credere che tale nemica ti sia necessaria; anzi, comincerai a scrivere con impegno totale quando questa sciagurata sarà andata via. E intanto, finché rimane, disturba. Antiquus amor cancer est: sparita lei, tu sarai libero da tanto tumore; passata la sofferenza della necessaria resecazione, ti sentirai veloce, potente, affilato come una spada, e potrai lanciarti spedito verso la meta dell'arte". La aspettavo a Valbona. La vidi arrivare dopo una mezz'ora. Avanzava zoppicando e appoggiandosi sulle racchette. " Eccola qui", dissi tra me. Tornammo in albergo. L'accompagnai in camera sua. Guardai l'orologio. "Sono le cinque-dissi-, adesso ci laviamo, ci riposiamo un poco, e ci vediamo tra un'ora". "Va bene-rispose-, a cena". Ma questa era alle otto: non voleva fare l'amore. Una volta non perdevamo nemmeno un’occasione di pochi minuti, anche se non avevamo una stanza per la nostra libidine. “Tanto peggio per lei!” mi dissi e mi allontanai. Scesi in camera mia, mi lavai e asciugai in fretta, poi uscii per parlare con i monti amici e con il santo volto di luce che tramontava. Erano quasi le sei. A quell'ora, nelle sere non annuvolate di primavera, le rocce antropomorfe prendono un colore che suscita buoni presagi, evoca ricordi e speranze di maggi odorosi, di calde, aulenti sere piene di voli. I monti rosati dall'ultimo sole mi parlarono anche. Dissero: "Non preoccuparti, gianni, non te la prendere. Non sei più il bambino umiliato e maltrattato che dovevamo consolare trent'anni fa, quando oltre noi non avevi nessun conforto per il padre vacante, nessuna difesa dalle zie imperiose, dalla madre furente o silente e spensierata, secondo l’umore. Né avevi ricordi buoni. Ora sei un uomo di trentase anni e non sei male: hai avuto il beneficio dell'amore di donne anche belle non meno di questa e molto più fini, hai conosciuto il pensiero di persone intelligenti e geniali, hai costruito dentro di te una forza che nessuno potrà sottrarti, che anzi si accresce di giorno in giorno mentre la propaghi insegnando. Ifigenia è una ragazza bella, non è proprio scema, né ignorante del tutto, ma tu puoi trovare di meglio. Pensa a quanta strada in salita hai fatto da quando venivi qua bambino angariato a domandarci: ‘Ditemi monti dal volto umano, tu amico Piz Meda, tu caro Sas da Ciamp, tu fraterno Mesdì, che cosa ho fatto di male per soffrire in questa maniera? In che peccai bambino, allor che ignara di misfatto è la vita? Arcano è tutto tranne il mio dolore’. “Ti identificavi con Leopardi e con Saffo. E chiedevi aiuto a noi: ‘Fatemi capire in che cosa sbaglio, piccolo come sono, e smetterò. Quali peccati ho commesso perché una zia possa denigrarmi dicendo che sono un bambino debole e pure scalmanato, perché la mamma dai capelli neri e lucenti come le piume dei grandi uccelli che planano adagio sopra le vostre foreste scure, la madre inafferrabile come le trote che guizzano nel torrente Avisio e nel rio San Pellegrino, in due settimane che sono qui a patire aspettando una lettera sua, non mi ha mandato nemmeno una cartolina con baci e saluti?’. “Ricordi quanto male ti andava? Camminavi solo su queste strade, ed eri malvestito, e pativi, e non per posa come oggi fai spesso, ma soffrivi davvero per tante carenze soprattutto affettive, eppure pensavi che ti saresti rifatto: un giorno, magari lontano, però sicuro, non saresti più stato un mendicante di carezze in balìa di gente disordinata. Ebbene, da allora diverse creature ti hanno amato; alcune persone della tua levatura ti hanno ammirato; altre hanno dovuto temerti; i colleghi invidiosi ti hanno fatto una guerra iniqua che giustamente hanno perduto, poiché gli allievi hanno preso non loro, ma te quale modello di cultura e di vita. Pensa alle donne che ti hanno donato l'amore nella gioia, o l'amicizia nella contentezza, l'affetto e la solidarietà nei momenti difficili. Ti è andata bene: gianni sei diventato dal giannettino e giannetto che eri, molto bene ti è andata. E non è finita qui. Sarai l’aedo di Debrecen, poi il pesarese Omero. Dai retta a noi che siamo più antiche dei tuoi poeti, più di Sofocle che prediligi, e pure del poeta sovrano siamo più antiche noi, e abbiamo visto tanta gente soffrire. Ma tu sai farlo con dignità, con forza, come gli eroi delle tragedie che ami: tu dal dolore sai trarre comprensione11 e accrescimento . Con la volontà buona e l'intelligenza hai conquistato quanto nemmeno osavi sperare: Elena, anzi due Elene, di cui una augusta, poi Kaisa poi Päivi, per esempio; poi diverse altre, compresa Ifigenia. Cos'altro vuoi? Dillo a te stesso, dillo a noi, e lo otterrai. Quella ragazza non l’hai voluta davvero e per sempre. Hai pensato che con la sua bellezza esterna volesse sottomettere la tua interiore, meno apparente ma più produttiva e reale, e non hai voluto scambiare oro con rame, come fece Glauco, cui Zeus tolse il senno12, con Diomede . Non è così?" Ammisi tutto e ne fui confortato. Capii che avevo motivi razionali e non irreali per essere ottimista. Ringraziai i monti amici, le convalli rifugi di fiere montane, i dossi sporgenti, le rupi, mie confidenti antiche, quindi tornai a La Campagnola.
Avvertenza: il blog contiene 4 note e il greco non traslitterato
Note 9 E' un verso del terzo coro del dramma che avevo scritto poco tempo pima: La scuola corrotta.
10 Cfr. Pirandello, Il fu Mattia Pascal, cap. XII.
11 Cfr. Eschilo, Agamennone, vv. 177:" tw` pavqei mavqo~”, attraverso il dolore la comprensione.
12 Cfr. Iliade, VI, vv. 234-236.
Pesaro 3 ottonre 2026 ore 18, 53 giovanni ghiselli
p. s. Statistiche del blog All time3244062 Today2955 Yesterday3339 This month10419 Last month262275
|
Giovanni Ghiselli
Già docente di latino e greco nei Licei Rambaldi di Imola, Minghetti e Galvani di Bologna, docente a contratto nelle università di Bologna, Bolzano-Bressanone e Urbino. Collaboratore di vari quotidiani tra cui "la Repubblica" e "il Fatto quotidiano", autore di traduzioni e commenti di classici (Edipo re, Antigone di Sofocle; Medea, Baccanti di Euripide; Omero, Storiografi greci, Satyricon) per diversi editori (Loffredo, Cappelli, Canova)
sabato 3 ottobre 2026
Ifigenia CLX. Diverse ore piene di ammaccature. L’incoraggiamento delle montagne, mie confidenti antiche.
Ifigenia CLIX. La ragazza sta peggio. Un capolavoro può cominciare da un punto qualunque (Odissea, I, 10)
|
La mattina, verso le nove, andai a chiamare Ifigenia che era già pronta; quindi scendemmo insieme nella sala della colazione. Avevo voluto evitarle l'imbarazzo di salutare da sola Margherita e i suoi amici. Questi stavano finendo di nutrirsi; come ci videro entrare, si alzarono in piedi, ci applaudirono e fecero dei gran complimenti. In effetti la ragazza era bella assai e imbelliva anche me. Poco dopo le dieci, salimmo sulla pista del Lusia. Ifigenia si era procurata sci e scarponi, ma non volle provarli; "forse domani", disse. Cosa era to; katevcon[1] ciò che la tratteneva? La paura di fare una figuraccia o perfino di farsi male. Quando furono le undici anzi, accusò un forte male di stomaco e volle rientrare in albergo per stendersi nel letto. Sarebbe tornata più tardi. Sciando, pensavo a lei che mi aveva accompagnato per soffrire e farmi soffrire: non sciava, non parlava, non osservava il paesaggio, aborriva il gruppo di mia sorella, nemmeno del sole e dell'abbronzatura si curava. Era venuta sulle Dolomiti per chiudersi in una stanza lamentarsi e mettermi in ansia. “Meglio contentarsi che lamentarsi”[2] ricordai. Fulvio mi fece passare questo vizio quando lo conobbi nel 1966 minacciando di bastonarmi se non la smettevo. Aveva raccolto un grosso ramo durante una passeggiata e me lo mostrava. Voleva essere una minaccia tuttavia a me quel randello parve uno scettro regale e diedi retta. Mai un avvertimento fu tanto benefico per me: mi tolse il vizio di essere querulo cioè debole e noioso. Ifigenia dunque era un peso gravoso nella mia vacanza moenese. Mi venne in mente un compagno di scuola di quinta ginnasio, Maurizio, che nella gita scolastica del 1960, proprio a Moena, durante una colazione, chiese un panino. Siccome tardavano a portarglielo, si lagnava:"Boia di un Giuda, ho fatto spendere quindici mila lire a mio padre per non mangiare un panino? Sa ’sti quattre! Do’ i’ ho i sold? E tu Ghiselli, perché mi hai detto che questi posti dove ci affamano sono bellissimi? Era meglio se restavo a casina mia, e quei baiocchi me li mettevo in saccoccia, boia miseria!". Vecchio, compagno di scuola, tutto istinto. Mi venne in mente per converso l’icona sacra di Marisa e la gita scolastica delle nostre due terze medie a Venezia nel 1958. Era sempre sorridente e mite, una fanciulla dalla bellezza benigna e vestita di umiltà. Tanto che brava com’era non ha voluto fare carriera. E’ tornata nella nostra scuola media, Lucio Accio di Pesaro, a insegnare Lettere dopo la laurea a Urbino. Fu e rimane un modello di persona amabile. Invece Ifigenia come quel compagno di scuola quindicenne era tutto istinto, nemmeno benevola era nei miei confronti, ed era meglio se non veniva a Moena. Rimuginavo fastidiosi pensieri e ricordi letterari mescolati e temperati con buffonate e solecismi della mia adolescenza pesarese. Alle tre cercai di telefonarle. Una voce rispose che la signorina non era in albergo. "Cosa?", pensai,"è uscita?". Cominciavo a sentire il morso vipereo della gelosia, quando la vidi apparire con la faccia pallida, immersa nel bavero rialzato del montone nuovo, quasi bianco anche lui. Era più attraente del solito. Come Päivi quando mi accolse all’aeroporto di Helsinki e già covava la soppressione della bambina concepita con me. L’abortimento non mi sembra una cosa buona. Come vedete c’è qualche controtendenza nel mio essere di sinistra. Donne in fuga da me. Meno male penso oggi. Se non fossero fuggite sarebbe andata peggio. Comunque mi hanno spinto a scrivere con la gioia che mi hanno donato e il dolore che mi hanno inflitto. Questa vacanza triste a Moena ha confermato e rafforzato la mia volontà di scrivere. Quando e da dove avrei iniziato ancora non lo sapevo. Ora so che la storia dei miei amori con tanti eventi storici e politici dei decenni raccontati è talmente bella che poteva iniziare da un punto qualunque ajmovqen, come l’Odissea (I, 10) "Stai meglio?", le domandai. La madre mia quando le davo fastidio invece mi metteva in guardia dai suoi ceffoni con questo avvertimento formulare: “stai peggio?”. Intendeva mentalmente. “Sì, giannetto è pazzo di nuovo”, rispondevo. “Va là che sei un buffone” faceva lei. Le piaceva l’opera lirica. Il Don Giovanni in particolare. Anche per questo mi ha dato il nomen-omen che ho portato con dignità fino a ottanta anni. Ora sono in pausa, comunque in agguato. "No, sto ancora male. Sono tornata perché in camera da sola avevo paura. Ti aspettavo, ma tu non arrivavi mai. Non hai nemmeno telefonato. Speravo tanto che lo facessi". Contraccambiai la cortesia. "Lo stavo proprio facendo poco fa, tesoro. Mi hanno detto che eri uscita. Non ti ho chiamata prima perché pensavo che stessi dormendo. Davvero non ti è passato il male?" "No, gianni, sto molto peggio di prima. Non ho più abbastanza forza per soddisfarti". "Moena, o cara, noi lasceremo,/ la vita uniti trascorreremo:/de' corsi affanni compenso avrai,/la tua salute rifiorirà "6, canticchiai quasi senza ironia. Traviata era lei pure dopo tutto. Si vedeva che non stava bene, il pallore tendeva al verde, ma la sua venustà era inattaccabile, integrale era: anche se mutava colore non cambiava sostanza. "Cosa pensi che sia, cocca?", le domandai. Mi venne in mente Helena , e la sera di un luglio lontano, eravamo nel 1971, quando alla stessa domanda rispose:"ho male al ventre: potrei essere incinta, ma potrebbe anche essere un cancro" 7. Quando mi chiedeva aiuto Helena suscitava il mio istinto paterno nonostante fossimo coetanei. "Non lo so", fece Ifigenia,"sento dolori forti sotto lo stomaco, a destra. Forse è il fegato”. "Bellina", pensai."Le tue vene tremano senza tregua, come cespugli di rose" 8. "Ti accompagno in albergo, poi rimango là con te-dissi-ho sciato Anche troppo".
Avvertenza: il blog contiene 3 note e il greco non traslitterato.
Note 6 Cfr. La traviata, F. M. Piave-G. Verdi, III,6. 7 Cfr G. Ghiselli, Tre amori a Debrecen. Non compratelo: potete trovarlo in prestito nella libreria Ginzburg di Bologna. 8 Cfr. József Attila, Ode, 4.
Pesaro 3 ottobre 2026 ore 15, 45 giovanni ghiselli
p. s. Statistiche del blog All time3243570 Today2463 Yesterday3339 This month9927 Last month262275
|