Sapevo
di essere stato più imbarazzato che brillante, come ero quando corteggiavo le
finniche o altre donne pellegrine.
Ma
a Debrecen ero uno straniero borsista gratificato con premi d’amore più che di
studio,- qui ci garantiscono “vittu 1 e alloggio” si diceva con
lepido bisticcio scherzando tra noi maschi italiani- ed ero sì in una
Università, ma quale studente in compagnia di altri universitari più gaudenti
che studiosi. Iuvenes dum fuimus.
Si beveva e si amoreggiava ringraziando gli
dèi con degli evoè scatenati piuttosto che con sussurrati, castissimi osanna.
A
Bologna ero diventato un docente guardato con sospetto da alcuni colleghi malevoli
diventati più numerosi dopo l’avvento del nuovo preside, tutt’altro che
benevolo nei miei confronti.
Dovevo
stare attento a non dare esche ai perfidi che volevano imporporare le scale del
liceo-ginnasio con il mio sangue, almeno quello professionale. Rischiavo di
essere buttato in fondo, nelle aule più
buie e tristi per me.
Benevoli erano stati quasi tutti i docenti con
il preside galantuomo andato in pensione e magari alcuni lo erano ancora, ma,
da quando, con il nuovo anno scolastico il dirigente era cambiato ed ero caduto
in disgrazia, stavano attenti a non farlo vedere. Era mutato tutto in peggio
dall’anno prima quando lavoravo con un preside estimatore e amico, tanto che
come arrivai, trasferito da Imola, mi diede due classi da portare alla maturità
con il greco. Adottai l’Edipo re in
una sezione e le Baccanti nell’altra,
due testi diventati poi miei cavalli di battaglia, quindi due libri tradotti e
commentati da me. Mi dicono che vengono ancora usati: magari ricavati dal mio
blog dacché sono esauriti.
Questo
nuovo preside dunque cercava di spostarmi, confinarmi nel ginnasio, nonostante
i liceali delle mie ex classi manifestassero in mio favore. Da loro Ifigenia aveva saputo che ero molto
bravo. Al nuovo dirigente non piacevo per ragioni politiche, di metodo
didattico, e probabilmente anche personali. Gli mancava tutto quello che avevo
e mettevo a disposizione della scuola.
Lui
però aveva il potere di danneggiare me e i miei studenti, mentre io non avevo alcuna
preiezione dalla sua prepotenza e loro nemmeno. Eravamo sprotetti.
Insomma
il mio rapporto con la dirigenza era cambiato molto in peggio e dovevo stare
bene attento.
Le
manifestazioni dei ragazzi in mio favore non erano richieste, e tanto meno
organizzate da me, tuttavia tra i colleghi c’era chi telefonava in Provveditorato
perché venissi trasferito in quanto turbavo il clima del “loro” liceo che era
stato tranquillo prima che intervenisse la mia figura di agitatore.
Tornando agli amori dell’università estiva, là
il tempo per realizzarli era ancora più breve di quello dell’estate: nemmeno
una volta si riaccese la faccia
della luna, durante il corteggiamento di
ciascuna delle donne che volevo amare, che amai contraccambiato in quel
paradiso terrestre.
A
Bologna nell’autunno del 1978 avevo sopra
di me diverse decine di giri della casta diva celeste per realizzare il mio
piano. Per questi vari motivi procedevo adagio.
Dovevo
agire con cautela in un rapporto che
poteva diventare serio.
La bella ragazza e collega non era del tutto implausibile
per una relazione lunga però sarebbe stata comunque problematica se non altro
perché Ifigenia viveva con un altro uomo, sposato con lei per giunta. Io invece
“vivevo la mia contraddizione”, come si diceva allora. Amavo le donne e
detestavo le nozze. Non ho mai pensato che portino gioia più che dolore.
Insomma
dal don Giovanni che ero stato a Debrecen con donne esotiche, e pure con diverse
italiane nei mesi passati quell’anno a
Pesaro e Bologna, davanti alla giovane,
splendidissima collega nella scuola, dove un ducetto nuovo arrivato mi
ostacolava, stavo regredendo verso lo sparuto diacono che ero quando bazzicavo
la parrocchia di Santo Terenzio, il patrono della mia cittadina. Avevo fatto
perfino il chierichetto nel Duomo quando il parroco era il novantenne don
Mosca, un vecchio severo, un vero inquisitore.
Capivo
bene che Ifigenia esigeva una risposta al suo desiderio di un contatto profondo
tra noi: a questo indirizzava la mira dei suoi strali acuminati e potenti: era
altamente e alteramente dotata dei doni
delle forme, dell’età e del sesso, una dote che probabilmente desiderava
condividere con me in una relazione non solo di breve momento a quanto capivo.
La
forza di questo impulso in una femmina tanto giovane e attraente, una che
certamente piaceva a tutti i maschi eterosessuali dell’istituto- fino al prete,
al bidello e al preside bruttarello- non poteva trovare una lunga resistenza in
uno come me, ed ella lo sapeva bene anche prima di parlarmi, data la mia fama,
o infamia, di uomo cui piacciono molto le donne e ci prova con diverse, quasi con tutte purché
decenti.
Ifigenia
capiva che non avrei resistito a lungo. Sicché, mentre guardavo l’orologio per
farle fretta, mi domandò: “In conclusione, ti va di relazionarti con me o non
te la senti professore?”.
Il
marito evidentemente non le andava a genio.
Il
tempo dell’intervallo era già scaduto e si doveva tornare subito dentro, sicché
sfruttai questa circostanza per prendere tempo e prepararmi il discorso, magari
scrivendone un canovaccio su un foglio.
Dunque
le dissi: “ Dipende da quale tipo di relazione sarà possibile tra noi senza
danni. Ti risponderò compiutamente all’uscita dalle lezioni. Contaci. Ora
dobbiamo proprio andare. Intanto sappi che difficilmente d’ora in avanti mi
sarà possibile prescindere dalla tua
persona, carissima Ifigenia”. Ambiguo e gesuitico ancora una volta.
Eppure
la ragazza mi assecondò: “nemmeno io potrò fare a meno di te, caro,
preziosissimo Gianni”. Forse non senza un pizzico di ironica riprovazione.
Provai
a ribattere: “sì, sì, bella signora ma con tuo marito come la metti?”
“Ci
penso io: mio marito si scanta!”.
Non
mi era chiarissimo cosa significasse tale verbo, ma capivo che la signora
voleva cambiare ganzo. Non mancava la nota cinica. Sul momento mi piacque ma
con il tempo tale situazione poco chiara avrebbe costituito un impedimento a un
Eros uranio, figlio di Afrodite celeste.
Del
resto nemmeno Eros pandemio era da buttare via.
Nota
1 In finlandese significa quello che in greco vuol dire su`kon. Cfr
Aristofane, Pace 1350.
P.
S.
“Scanta”
significa “disincanta”. Ifigenia era disincantata quanto me, sebbene più
giovane. Io lo ero diventato da quando Päivi, per non diventare una ragazza
madre, aveva abortito la nostra bambina nel settembre del 1974 e ancora di più
e del tutto nell’agosto del 1975 quando andai a cercarla in Finlandia e lei mi
rigettò telefonicamente dicendomi “I don’t want to see you”, io non voglio vederti.
Nel disincanto dunque noi due
amanti in pectore, Ifigenia e io, ci si
corrispondeva.
Lunedì, 16 marzo · 5:00 - 6:45PM. Parlerò di Proust cercando
di offrire una visione panoramica della ricerca.
Informazioni per partecipare di Google Meet
Link alla videochiamata: https://meet.google.com/soz-owfm-ehs
e qui il link per il sito della biblioteca dove ci sono
tutti gli appuntamenti e dove alla voce "clicca qui" è cliccabile per
andare direttamente all'incontro online:
https://www.bibliotechebologna.it/events/alle-origini-del-novecento-voci-e-visioni-della-grande-letteratura-europea
Biblioteca "Natalia Ginzburg"
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