mercoledì 21 ottobre 2026

Il metodo comparativo applicato alla vita.


La grande eloquenza politica e la grande arte necessitano di un pubblico capace di suscitarle-

Nel trattato anonimo Sul sublime c'è un personaggio, il filosofo" il quale fa dipendere la decadenza delle lettere, l'universale carestia letteraria (lovgwn kosmikh; ajforiva, 44) dalla fine della democrazia che è la vera nutrice della grandezza (44, 2). La sorgente dell'eloquenza è la libertà-sostiene- e noi siamo fin dall'infanzia imbalsamati nei costumi della servitù e non siamo altro che grossi adulatori (kovlake"... megalofuei`~, 44, 3).

 

Senza il libri di Tacito sarebbe più povero il tesoro intellettuale e il tesoro storico, “perché la storia non è un archivio di notizie; è un collegamento di fatti dentro un ambiente collettivo che lo scrittore deve intendere e deve rifare, perché la posterità non perda il filo storico e ideale del suo passato (Marchesi, Tacito, p. 265) Storico è colui  che impedisce al passato di morire (p. 267).

 

Tacito nel Dialogus de oratoribus dà una spiegazione simile a quella del filosofo" dell’Anonimo Sul sublime.

Curiazio Materno, portavoce dell'autore, afferma che una grande oratoria era possibile solo con la libertà o addirittura con la licenza dell’ultima Repubblica, nel fervore dei tumulti e dei conflitti civili. "Magna eloquentia, sicut flamma, materia alitur, et motibus excitatur et urendo clarescit " (36), la grande eloquenza, come una fiamma, si alimenta con del materiale, si ravviva con il movimento e bruciando diventa più luminosa.

 I vecchi professori come me ricorderanno che questa frase fa parte del brano da tradurre alla maturità classica del 1989. Esaminavo gli allievi di Vecchioni al classico Beccaria di Milano.  

Sull’argomento principale di questo post sentiamo anche Leopardi: “osservate come infatti l’eloquenza non abbia fiorito mai se non quando ha avuto il popolo per uditore. Intendo un popolo padrone di sé, e non servo, un popolo vivo e non un popolo morto (…) Del resto appena le repubbliche e la libertà si sono spente, le assemblee, le società, le corti, non hanno mai sentito la vera eloquenza, non essendo uditorii capaci di suscitarla”  (Zibaldone, 161-162) .

 

Ora vengo a me stesso. Personalmente sono più letto che ascoltato ultimamente. Questi miei post hanno migliaia di lettori ogni giorno, talora anche decine di migliaia. Alle mie conferenze invece non vengono in tanti. Prima del covid riempivo una sala grande della biblioteca Scandellara. Ieri erano pochi. Pochi ma electi ex optimis.Tutti ex studenti di liceo classico. Introducevo la storiografia, come farò la prossima settimana proseguendo. Ebbene, tra gli altri reduci dal liceo classico c’era una  dottoressa giovane, educata e carina. Abbiamo concordato che per essere bravo come grecista e come medico  la conoscenza della disciplina ci vuole certamente, però non basta: è necessaria anche l’intuizione.

Salutandola l’ho trattata da alumna optima e le ho domandato quanti anni avesse. Ha risposto 32. Allora ho sentito il bisogno di essere educato. Con le ragazze che potrebbero esserci nipoti la buona educazione sta in un corteggiamento autoironico. Le ho risposto: io ne ho solo 50 più di te. Cosa vuoi che sia?

Ricordate il vecchio dentista dell’Università di Debrecen? Domandò alla ragazzina Isabella appena diplomata a un classico di Napoli se io che l’accompagnavo ero il suo fudanzato. La ragazza partenopea rispose civettando un poco che ero solo un amico. E il dottore disse sorridendo a entrambi: “Va bene kedves kisasszony, signorina cara, resti pure seduta qui nell’attesa, ma badi: siccome il giovanotto Jànos ùr (signor Giovanni)  è solo un amico, io la corteggio: udvarolok” (Ifigenia capitolo CXVII)

Per noi amantissimi delle donne è impossibile non corteggiare pur solo scherzando quelle carine.

Sentite Svevo: “la mia ultima occhiata dal mio letto di morte sarà l’espressione del mio desiderio per la mia infermiera”La coscienza di Zeno, Preambolo. 

Poco prima della fine del romanzo, Zeno scrive che sua figlia era diventata una bella ragazza perché aveva preso dalla zia materna Ada.

Sicché: “Da un momento avevo dimenticato il fare dell’educatore burbero ed ero passato a quello del cavaliere che rispetta la femminilità anche nella propria figliola. Subito essa s’accorse del suo potere e con grande divertimento mio e d’Augusta ne abusò. Voleva delle rose e bisognava procurargliele”.

 Augusta era la madre, una buona donna ma tutt’altro che bella: lasciava a desiderare e Zeno si fece un’amante pur volendo bene alla sposa strabica.

In conclusione credo che il buon Dio non mi abbia dato una figlia perché l’avrei amata troppo, magari sarei stato geloso e ostile ai giovanotti suoi corteggiatori.

Vedete quanti momenti della vita con autori, e personaggi e luoghi e situazioni diverse in poche righe: è il mio metodo comparativo con il quale cerco di dare un significato e un ordine a questo immenso panorama di caos che è la vita di noi mortali.  

Bologna 21 ottobre 2026 ore 18, 10 giovanni ghiselli

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Anche oggi un discreto raccolto già alle 18.

 

 

 


Viaggio in Grecia 1981 quattordicesima parte. La sudicia riva di Egion.


 

 

La mattina seguente volgemmo i manubri, timoni e prue delle bici, di nuovo verso occidente per arrivare a San Nicolas dove avremmo preso il traghetto del ritorno a Egion. Il vento soffiava ancora da ovest e ostacolava il nostro procedere.

I soffi contrari non erano cambiati dalla pedalata del dì precedente.

Il buonumore della notte beata invece era mutato nella bizzarra compagna di viaggio.

  Il problema dei soffi contrari non era troppo grave ma Ifigenia lo rendeva addirittura tragico. Colei, lo ribadisco, quando incontrava ostacoli (problhvmata appunto),  anche sormontabili con poca pena, non cercava un aiuto nella propria forza mentale ma si lasciava travolgere da un sentimento confuso, ottuso, cattivo e diventava aggressiva, furiosa, odiosa per me.

Finalmente giungemmo a San Nicolas: era circa il meriggio. Aspettammo il traghetto seduti sulla riva del mare.

Ricordai la prima volta che giunsi in quel luogo ameno, nel 1977, con Fulvio e la  mia costola incrinata dolorante nel petto, a sinistra. L’amico mi rallegrò dicendo. “questo è il paradiso!”.

Ifigenia invece disse che in quel posto c’era un caldo da bolgia infernale.

Probus l’amico oggi  celeste, tellurica e improba l’amante nemica di se stessa e di me. Spero tuttavia  che sia salita in cielo anche lei.

Ma quel giorno lontano pensai:“L’inferno ce l’hai dentro ”. Forse l’ha scontato vivendo: “hic Acherusia fit stultorum denique vita” [1].

 

 Traghettati nel Peloponneso e sbarcati sul molo del porto di Egion, andammo di nuovo a sederci sulla riva marina. Appariva bianca di piccoli sassi che però, sotto la nostra pur leggera pressione, affondavano nella rena ungendosi di un liquido denso e scuro.

Poco dopo ci accorgemmo di avere i calzoncini, le gambe, le mani appiccicose, nere e imbrattate di sugna.

 Ricordai il  masticione usato per riparare la  camera d’aria bucata, una pasta rossa e tenace che mi aveva impiastricciato le mani e la faccia nel ’78, quando giravo la Grecia da solo e non me la passavo peggio tutto sommato.

Ci alzammo e camminammo un poco sulla costa marina sconciata. Ifigenia con tristezza e paura disse di avere un ritardo mestruale di tre settimane.

Cercai di parlarne ma la presunta pregnante non volle aggiungere altro. Eravamo afflitti. Dalla strada un kou`ro", un ragazzo, facendo gesti nervosi gridò: “Pollution! Don’t sit there! Don’t  touch water!”

Ci allontanammo da quel luogo inameno senza provarne sollievo: sentivamo che c’era del marcio anche dentro di noi. Mi vennero in mente le cerimonie inquinate, i grandi adulteri e gli scogli sporchi  di stragi delle Historiae di Tacito.

 “Pollutae caerimoniae, magna adulteria, infecti caedibus  scopuli” [2]ripetei queste parole tra me e ora le rammento a te,  lettore dotto, alumnus optimus.

Il nostro rapporto che era stato per lo meno vigoroso e vitale, era diventato fiacco e corrotto: un’adulterazione della grande passione iniziale. Non c’era equilibrio, né chiarezza, né fiducia, tra noi: la  libidine grande, continua, dei festosi tripudi remoti si avviava alla fine con piccoli passi  strascicati, senili, zoppicanti appoggiati a un bastone come l’Edipo  di Seneca: repet incertus viae,/baculo senili triste praetentans iter. (Oedipus, 654-656  ) si trascinerà incerto della via, tastando davanti a sé il cammino triste con il bastone del vecchio.

La sorte aveva trasformato il nostro  tragitto sui saliscendi della Grecia in un percorso simile a quello delle montagne russe che mi terrorizzavano quando ero bambino.

"Quidquid in altum Fortuna tulit,/ruitura levat.” (Seneca, Agamennone, vv. 101-102), tutto ciò che la Fortuna ha portato in alto, lo solleva per atterrarlo.

 

 

Avvertenza: il blog contiene due note.

Bologna   21  ottobre  2026 ore 16, 28 giovanni ghiselli.

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[1] Lucrezio, De rerum natura, III, 1023, qui dopo tutto diventa davvero infernale la vita degli stolti.

[2]8 “pollutae cerimoniae, magna adulteria, plenum exiliis mare, infecti caedibus scopulis”  (Ttacito, Historiae, I, 2).