venerdì 14 agosto 2026

Euripide ventesima parte Eracle decima parte. Quarto episodio e quarto stasimo.


Quarto episodio 828-874

Iris espone lo stato delle cose mutato. Quasi un secondo prologo.

 

Irdide presenta se stessa th;n qew'n lavtrin (823), ministra degli dèi e Lyssa come figlia della Notte  (luvssa significa rabbia, furore). Sono venute contro Eracle, non contro Tebe. Il figlio di Zeus  doveva compiere le fatiche impostegli da Euristeo e lo ha fatto. Ma non basta: adesso Era vuole attaccargli nuovo sangue con l’uccisione dei figli , sunqevlw d  j egwv, e lo voglio anche io (832).

Quindi Iris si rivolge a Lyssa ajnumevnaie parqevne (834) vergine aliena dalle nozze, figlia della nera notte: “ fovnion ejxivei kavlwn”(837) allenta la gomena del crimine, altrimenti gli dèi non verranno più ritenuti esseri superiori dai mortali.

 

La metafora nautica fovnion ejxivei kavlwn (837) si trova già nella Medea di Euripide: “ejcroi; ga;r ejxia'si pavnta dh; kavlwn” (278, i nemici infatti allentano ogni gomena, dice Medea.

Lyssa si presenta: sono nata dalla Notte e dal sangue di Urano ma  non sono ben vista dagli amici, né mi compiaccio io stessa di frequentarli. E’ anche riluttante a colpire Eracle che non è aJnh;r a[shmo" (849) insignificante né sulla terra né fra gli dèi ma ha bonificato terre inaccessibili e il mare selvaggio poi ha ripristinato il culto divino.

Iris è decisa, ma Lyssa la contrasta e dice che sta per compiere un’azione a} dra'n ouj bouvlomai (858) che non vorrebbe Tuttavia deve obbedire e farà impazzire Eracle

Già l’eroe scuote il capo tinavssei kra'ta (867)  e ruota in silenzio le pupille distorte e terrificanti (da Gorgone-kai; diastrovfou" eJlivssei si'ga gorgwpou;" kovra", 868) e non controlla più il respiro come un toro pronto alla carica; muggisce terribilmente deina; muka'tai invocando le Chere del Tartaro. Presto ti farò danzare di più e suonerò il flauto della paura dice Lyssa.

I sintomi sono quelli dell’epilessia.

 

Nell’Aiace di Sofocle, Tecmessa  racconta che l’eroe impazzito gemeva tau'ro" w}" brucwvmeno" (322), come un toro mugghiante.

 

Infine Lyssa congeda Iris e dice che entrerà nella casa di Eracle (873)

 

 Quarto stasimo 874-908.

Il coro lamenta la perdita dell’evergete (877), il benefattore, il fiore della città che viene reciso ajpokeivretai so;n a[nqo" povlew".

 

 Una metafora frequente: Catullo

nec meum respectet, ut ante, amorem,

qui illius culpa cecidit velut prati

ultimi flos, praetereunte postquam

          tactus aratrost. 

e non si volti a guardare, come prima, il mio amore,

che per colpa di lei è caduto come il fiore

del ciglio del prato dopo che è stato reciso

dall'aratro che passa oltre (11).

 

Virgilio: Eurialo in Eneide, IX:

Volvitur Euryalus leto, pulchrosque per artus

it cruor umeros cervix conlapsa recumbit;

purpureus veluti cum flos succisus aratro

languescit moriens lassove papavera collo

demisere caput, pluvia cum forte gravantur” (433-438)

Stramazza Eurialo nella morte e per le membra belle scorre il sangue e sulle spalle si inclina la testa caduta come quando un fiore purpureo tagliato dall’aratro appassisce morendo o hanno chinato il capo sul collo stanco i papaveri quando sono appesantiti da pioggia improvvisa

 

Lyssa lancia il carro per seminare rovina, la Gorgone figlia della notte  Luvssa marmarwpov" (883) dallo sguardo pietrificante.

In fretta tacuv un demone ha ribaltato un uomo felice e in fretta i figli spireranno per mano del padre. 

Dall’interno e[swqen si sentono i lamenti di Anfitrione, e si ode il rumore delle danze senza timpani non allietate dal tirso di Dioniso

Danze volte al sangue non al succo dionisiaco dell’uva.

 Quvella seivei dw'ma, sumpivptei stevgh (905) una bufera scuote la casa, il tetto crolla.

Infine Anfitrione invoca (w\ Dio;" pai' 906) la figlia di Zeus Atena che suscitò uno scompiglio tartareo  contro  il gigante Encelado.

I figli fuggono il padre li insegue per ucciderli.

 

 

Pesaro 14 agosto 2026 ore 17, 39. giovanni ghiselli studente magro e povero.

 

E’ quasi giunta l’ora di andare al mare, meritamente, di nuotare, poi di fare un poco di spesa per la povera cena da consumare dopo le 23  in modo che ci sia poco tempo per mangiare.

Andrò al cinema all’aperto evitando l’aria condizionata che attenta alla salute quasi quanto il cellulare.

Tre sere fa ho visto The balconettes le donne al balcone, un bel film. Ci sono tre donne che rivendicano in ogni momento la propria libertà. Una ammazza un uomo che l’aveva stuprata poi tutte e tre lo fanno a pezzi e lo mettono nel frigo. La solidarietà tra donne è cosa buona. La più bella delle tre, che è  anche la regista, rifiuta il marito e abortisce mettendosi in posa ginecologica davanti alla macchina da presa. Uno spettacolo tutt’altro che sgradevole. Un'altra affermazione della libertà femminile. Però mi è venuto in mente quanto afferma  Freud, sia pure con cautela e giri di parole: che il cosiddetto pudore femminile è la vergogna di un avere il pene.

Di fatto quando ero un bambino di cinque o sei anni, intorno al 1950,  vidi sulla spiaggia una bambina più piccola di me cui la madre cambiava il costume bagnato. Mi stupii che la piccola non avesse la codina anteriore come me e interrogai la madre. Questa disse che la creatura era troppo piccola e la codina sarebbe spuntata in seguito. Che ne dite? Sono un bieco maschilista scrivendo questo? Non credo. Sono contento del fatto che le femmine umane non abbiano code anteriori né posteriori.

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Ifigenia LXVIII. Inizia l’estate. Le mutande celesti lasciate trasparire nella venusta Sirmio


Quando  i due compagnoni   furono andati via, mi domandai se l’estate ventura e ormai prossima, per la quale avevo avuto un’altra borsa di studio nell’Università di Debrecen, ce l’avrei fatta, nel mese abbondante compreso tra la metà di luglio e il 20 di agosto a non lasciarmi inghiottire dal vorticoso risucchio dei tanti mesi estivi passati in quell’ambiente dove avevo funzionato bene diverse volte siccome l’umanità lì presente  mi era congeniale .

Sapevo che non solo i ricordi tristi e penosi lasciano il segno e richiamano indietro ma anche le rimembranze liete e gioiose hanno una forza attrattiva, e talora retrograda, soprattutto se davanti non vediamo niente di meglio.

Provavo  un po’ di rimorso al pensiero che con quei due amici scavezzacolli avevo già ordito un progetto di vacanze “debrezine” spensierate come eravamo soliti, goliardiche nonostante l’età, costellate di allegre bisbocce, magari pure di probabili amori.

 Poi però provai una certa soddisfazione pensando: “ se programmare piaceri oramai invecchiati  e diventati forse irripetibili oppure reiterabili per un tempo soltanto mensile, tuttavia capace di rovinare per sempre la relazione in corso con Ifigenia, mi dà cattiva coscienza, questo significa che il rapporto con questa ragazza mi sta a cuore parecchio”. Quindi  mi preparai a farglielo sapere con parole oneste sperando che fosse schietta anche lei almeno con me.

 

Intanto Ifigenia era andata in gita sul lago di Garda con i suoi compagni della scuola di recitazione che frequentava quando trovava l’occasione e  il tempo  di farlo. Sapevo già che il lavoro dell’attrice, magari  di successo, la  attirava più di quella dell’insegnante supplente che stava facendo senza sentirsi realizzata.

Tornò domenica sera e la vidi il giorno seguente: era il 14 maggio.

Disse che parecchi ragazzi e pure il loro maestro l’avevano corteggiata, soprattutto dopo che il sole già quasi estivo che a mezzo il giorno dardeggiava implacabile la venusta Sirmione  l’aveva indotta, quasi costretta, a togliersi la sottoveste opacizzante senza la quale il suo vestito rosso dal tessuto rado e quasi diafano lasciava trasparire le splendidissime cosce e le mutande colore del cielo poste a fasciare un interno paradisiaco.

Come quando al tramonto il rosseggiare di nubi sottili lascia intravvedere un po’ dell’ azzurro retrostante. Questo pensai per difendermi dall’angoscia. Ho sempre creduto che la visione delle mutande di una donna giovane e bella costituisca la prima spinta data al maschio per renderlo funzionario necessario alla specie. Tale ostensione del focus erotico baluginante sotto la veste dunque mi diede l’angoscia.

Aggiunse pure che tra i corteggiatori si era distinto il magister ludi ma lei l’aveva scoraggiato fino ad allontanarlo da sé.

La ascoltavo con grande attenzione, contento che Ifigenia avesse respinto l’attenzione  lasciva del maestro,  eppure allarmato dal fatto che un uomo più attempato di me si fosse permessa tanta libertà, del resto istigato in qualche maniera dalla mia compagna  che, non proprio renitente ai corteggiamenti, aveva esibito le proprie cosce meravigliosamente tornite e le minute mutande colore del cielo.

Ero in pensiero e nel sesso fui meno brillante del solito. Ifigenia che era abituata  meglio, particolarmente dopo un distacco di parecchie ore, mi guardò seria e mi domandò: “gianni, pensi forse che ti abbia nascosto qualcosa?”

“No” dissi senza chiarirle quale fosse la causa più vera del  malumore e della  mia contumacia erotica rispetto alle volte precedenti. “No,  ho il  tormento del raffreddore da fieno” Nec erat.

“Non dubito della tua fedeltà.

Et tamen, ut vere confitear, dubitatio erat . 

“E fai molto bene” mormorò a bocca stretta per nulla convinta.

 

Pesaro 14 agosto 2026 ore 16, 50 giovanni ghiselli studente e povero.

p. s.

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Ai 2 milioni e 800 mila lettori, arriverò probabilmente domani e aggirerò la meta che segna l’ingresso nel rettilineo di arrivo ai tre milioni di lettori. Quando iniziai, nel gennaio del 2013, poi per diverse stagioni, ci volevano quasi due anni per compiere tale percorso. Ora dovrebbero bastare e magari avanzare due mesi, se l’andazzo attuale nom cambia.

In questi ultimi tempi ho acquisito lettori dovunque nel mondo.

 La sorte è capricciosa ma ce la metterò tutta per mantenere il sodalizio con lei e il favore delle tante donne e dei molti uomini che mi leggono scrivendo parole sempre più belle e utili. Omne feram punctum miscendo utile dulci.