Il trenta dicembre
andammo a Roma ospiti del mio simpatico e generoso cugino paterno. Ifigenia non
ne fu subito contenta perché non conosceva nessuno della compagnia “caciarona”
che trovammo a casa di Stefano, ma quando restammo soli nel letto la notte di
Santo Silvestro ce la spassammo come poche altre volte nelle nostre vite
mortali.
Durante il giorno
del 31 la mia compagna si era adattata a quei Romani tipici, trovandoli
comunque accettabili. In fondo era piuttosto fanfarona anche lei e pure io mi
adattavo al contesto non antipatico. Restammo con loro fino alle due di notte,
poi andammo nella camera assegnata.
Eravamo allegri e
facemmo l’amore tante volte da segnare un record non solo della coppia ma probabilmente
olimpico.
Mi scuso per la
pudibonda aposiopesi ma non me la sento di scrivere quante volte facemmo il massimo.
A proposito di gare raccontai a Ifigenia che
la mamma di Stefano, la zia Carla, mi aveva ospitato a Roma durante le
Olimpiadi del 1960 e a casa loro avevo conosciuto un atleta delle corse a
ostacoli, Salvatore Morale, un amico di mia cugina Cristina, il quale avrebbe
vinto delle medaglie e fatto segnare il primato europeo. Aveva sei anni più di
me e fu talmente generoso da portarmi nello stadio, guardarmi correre e darmi
dei consigli su come potessi migliorare. Non invano. Mi motivò a mettercela tutta nella corsa. Durante
l’estate del successivo 1980 avrei vinto una gara di 1500 metri nello stadio
di Debrecen battendo diversi studenti molto più giovani di me.
Ifigenia sarà presente sul traguardo impegnata
a tifare per la mia vittoria e applaudirla.
Già quella notte di Capodanno avevo uguagliato
i miei precedenti primati da atleta del sesso.
Con Helena poi con
Ifigenia stessa. Ne ero soddisfatto ma l’ amata disse che i primati devono essere
oltrepassati, non solo raggiunti.
La sua richiesta
mi parve troppo esosa e finsi di cadere nel sonno. La fervida ragazza però non
si diede per vinta: mi afferrò le spalle, iniziò a scuoterle e a canticchiare
un’arietta con le sillabe dundurudum durudum durudum. Dovetti aprire gli occhi,
quindi le domandai: “questo che cosa vuole dire?”
“Che il tuo desiderio
è fiacco. Non riesco a sopportare la tua sazietà sonnolenta. Che uomo sei? Sei
malato o fingi di esserlo per disdegnoso gusto?” rispose con un sorriso
simpatico, pieno di malizia e di allegria”.
“Magnifica provocazione”, pensai.
Quindi risposi: “Ora
te lo faccio vedere”
Replicammo ancora
con gusto e con gioia.
Mi venne l’incipit
dell’Olimpica I di Pindaro: “ottima è
Ifigenia, altro che l’acqua” le sussurrai e mi addormentai.
9 settembre 2026 ore 10, 16 giovanni ghiselli
p. s.
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Vorrei battere il
primato del mese precedente (last month) . Ci proverò. Nitimur in vetitum
Cfr. Ovidio: “Nitimur in vetitum
semper cupimusque negata” (Amores,
III, 4, 17), tendiamo sempre al vietato e desideriamo quanto ci viene negato.