lunedì 26 ottobre 2026

Viaggio in Grecia del 1982. Quinta parte. Olimpia.


A mezzogiorno facciamo una sosta. C’è un bar sulla strada che fiancheggia la spiaggia. Alcune ragazze contente camminano nell’acqua bassa con le gonne in movimento come alghe, o come meduse iridescenti.

I ragazzi corrono sulla rena quali cuccioli che ruzzano lieti.

 Alcuni adulti rimasti dentro l’angusto locale si lamentano del caldo, il grande nemico deprecato da pubblicità e propagande varie ostili alla vita.

Ci avviliamo piuttosto nel freddo malsano e fuori stagione prodotto dall’aria condizionata. L’inverno dello scontento deve durare tutto l’anno siccome la scontentezza spinge al consumismo.

Ci saranno si e no, venticinque gradi. A Pesaro quando c’è il garbino è quasi obbligatorio dire “oggi non si respira” e girare con espressione schifata e segni di sofferenza. E’ il vento canto del sud, gradevolissimo per i miei gusti. Se lo dico, mi danno dell’anormale e dell’ invidioso  nemico di ogni persona normale. Ero segnato già quando facevo il liceo siccome mi davo delle arie considerate assurde  perché ero bravo in greco, in latino e in bicicletta.

 

Bevo un caffè poi esco di nuovo. Dal tetto scendono ciocche di glicine il cui dolce sapore mi dava una strana consolazione quando ero un bambino vessato per la mia  diversità  estranea al conformismo del borgo. La mia stranezza e lontananza dagli altri era l’amore per la scuola, lo studio, le lettere, le gare ciclistiche. I campi dove primeggiavo e me ne vantavo.

“Lascia gi’, va’ a casina ghiselli!!!” lascia andare, torna a casa, mi dicevano i meno malevoli. Rispondevo in dialetto per dissimulare il mio abito letterario  e significare che dopo tutto sapevo anche essere normale  : “Te t’ha ragion, ma me n’ho tort!”

“Lascia gi’ e dai l’oli’” replicavano. Intendevano “metti l’olio sulla tua ruggine di sgobbone maligno!”.

 

Bianche colombe volano su un campo di grano ancora in erba dal verde intenso.

Mi torna in mente che diventavo più verde dell’erba quando vedevo Marisa in terza media. Era brava a scuola, la ragazza più brava delle medie Lucio Accio. Eravamo anche un poco rivali in una nobile gara.  Mi sono sempre piaciute le brave a scuola: gioielli, sorelle spirituali. Poi le amanti più amate. Le tre grazie finlandesi. Le meno brave erano al massimo sirenette.

Mica da buttare via nemmeno loro però”.

Le ombre delle ali corrono, rapidamente e imprendibili, verso un leggero pendio dove una capra nera brilla nel sole. Sotto le viti ondeggiano al vento schiere di fiori. Vorrei coglierne alcuni per farne un mazzetto da offrire a una femmina umana greca e piacente ma li lascio là sotto le viti vicine al mare dove rendono  onore agli dèi della Grecia.

Risaliamo nella corriera che percorre la costa meridionale del golfo verso ovest, poi piega a sinistra, verso l’Elide, a sud. Volgermi a sud dove fa più caldo mi è sempre piaciuto.

 “Terre benedette da Dio” diceva la zia Giulia come si giungeva nella pianura padana, tornando da Moena a Pesaro il 10 settembre quando lassù faceva già freddo di notte e pure la mattina. Bisognava dormire sotto un piumone per non rabbrividire.

 

Ci avviciniamo a Olimpia. Comincio a pregare. Chiedo a Febo Apollo: “signore dall’arco d’argento, nel 1978, venni in Grecia da solo e ti pregai di farmi una grazia. Tu mi esaudisti e spingesti verso di me una splendidissima giovane. Quella ora se n’è andata, chissà dove, dopo avermi dato il meglio di sé. Tu invece vieni anche ora: “e[lqe moi kai; nu'n”.

 

Siamo arrivati. “Giungemmo infine: o sacro araldo, squilla!” Annuncia che questo luogo è il più bello del mondo.

 

Scendiamo dalla corriera. Devo dare qualche spiegazione ai ragazzi. Lo faccio davanti al gruppo scultoreo sacro e  del tutto congeniale al mio spirito: il frontone occidentale del tempio di Zeus del maestro di Olimpia che è stato davvero un educatore per me. Invito a osservarlo: sulla destra si vedono mucchi di membra contorte, di teste confuse, di volti feroci. A sinistra grovigli di corpi deformi  e dolenti. Femmine umane violentate da centauri biformi:

“Era il generato dalla Nube
acro e bimembre, uomo fin quasi al pube,
stallone il resto dalla grossa coglia” non posso non ricordare.

Una fanciulla ha la mammella sinistra spremuta da un vecchio mostro dalla bocca spalancata  che strepita durante il barbaro stupro.

In mezzo ai due gruppi  furenti, prostrati dal dolore e dall’odio, si erge il dio luminoso, latore di armonia e sicurezza: con  il braccio destro disteso e imperioso indica la misura santa che tutti dovremmo seguire invece di infliggere violenza e offendere la luce del sole.

Ho visto tanta forza e culto dell’ordine anche nei quadri di Piero, il maestro di Sansepolcro dove riposano la mamma le zie e i nonni. Probabilmente anche io avrò l’eterno riposo in quel sepolcro santo. Morire è un debito che dobbiamo necessariamente pagare  noi creature effimeri  poco meno di ogni povera foglia  frale.  Già invecchiare è un destino.

Ma prima devo essere ancora il vittorioso agonista che sono stato per tutta la vita fino a oggi.

 

Bologna 26 ottobre   2026 ore  19, 17 giovanni ghiselli

p. s.

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Viaggio in Grecia dell’aprile 1982. Quarta parte Atene: i Propilei, piazza Omonoia. L’Acaia. Gli eventi fatali riconsiderati.

 

Osservo i Propilei,  gigantesco porticato d’accesso all’acropoli. Come altri monumenti troppo grandi sono stati innalzati per manifestare potenza e mascherare quel depotenziamento innanzitutto morale  che il personaggio Socrate attribuisce alla cattiva direzione politica nel Gorgia scritto da Platone.

 

Temistocle, Cimone, Pericle secondo il filosofo ateniese ostile al regime:" hanno riempito la città di porti, di arsenali, di mura,  di contributi e di altre sciocchezze del genere senza preoccuparsi della temperanza e della giustizia" ( a[neu ga;r swfrosuvnh~ kai; dikaiosuvnh~, 519a). La città non è grande ma oijdei' kai; u{poulov~ ejstin (518e), è gonfia e ulcerosa dentro.

Seguirà la caduta dell’impero, e il crollo dello sviluppo dopo quello del progresso per usare i termini di Pasolini

I tre statisti ricordati da Platone nel Gorgia avrebbero fatto ingrassare i corpi senza nutrire l’anima con l’idea del Bene che è il massimo oggetto della conoscenza.

Tanti tra i nostri politici hanno fatto di peggio: hanno smunto e perfino macellato i corpi di parecchi lavoratori mentre gonfiavano i propri di cibo e bevande e di molti altri consumi pagati con denaro pubblico.

 

Mi sgancio dal gruppo e giro da solo per la città rumorosa. Arrivo nella piazza centrale. Omonoia si chiama, Concordia. Questa è sempre auspicabile.

Percorro a una a una, avanti e indietro, tutte le strade che partono come raggi di una ruota dal loro asse. La concordia con le mie donne, quelle di casa poi le amanti, è sempre durata poco. Eravamo contenziosi: io e loro.

 

Le contese sono due secondo Esiodo: c’è una e[ri~ buona e una cattiva. Buona è la competizione costruttiva dalla quale si impara; pessima è quella distruttiva: la guerra innanzi tutte. Oggi i cosiddetti grandi della terra mettono a repentaglio la sopravvivenza dell’umanità e del pianeta per comandare di più. Ma quando la nostra Terra sarà desertificata dai massacri non ci saranno comandanti né comandati. Già  Gaza è un cumulo di macerie. Temo che si stiano preparando altri scempi.

 

Sabato 10 aprile andiamo verso Olimpia. Sento una disposizione concava dentro di me, cioè sono aperto con gli occhi, la mente e il cuore.

 La corriera ci porta verso il canale Corinzio e la città dai due mari. Ai margini della strada tanti fiori rossi. Penso al sangue delle mie donne e al mio. Tutta la natura è imparentata con sé stessa.

Superata Corinto, percorriamo la costa settentrionale del Peloponneso. Quest’isola è la parte più autentica dell’Ellade: quasi senza turisti se non nei siti archeologici. Non turistame da discoteca che va nelle isole più frequentate.

Non ho visto discoteche né altre schifezze del genere nel Peloponneso. “Lo sbarco è nobile” disse Fulvio la prima volta che scendemmo dal traghetto a Patrasso nel 1977. L’amico pensava alla disciplina e ai costumi degli Spartiati.

Dal finestrino osservo un grande giardino multicolore lungo tutta la costa. Sono grato al dio artista che l’ha fatto con tanto buon gusto. Ne sono rallegrati anche i Greci seduti nei caffè. La terra è lietamente addobbata. I fiori, gli aranci, e limoni rendono sorridente il paesaggio, e santo. Sopra la costa settentrionale sull’altro lato del golfo vedo montagne le cui parti alte innevate e soleggiate brillano come collane di perle.  La lunga catena culmina nei gioghi del Parnaso. Prometto ad Apollo che lo scalerò in bicicletta dal golfo di Itea alla cima passando per Delfi e pregando devotamente. Snocciolerò pedalate energiche invece del rosario. Ogni colpo di pedale sarà un grazie alla vita.

Vedo donne vestite di nero che portano mazzi di fiori bianchi e rossi in un cimitero di campagna. E’ la “pietosa insania” raccontata con simpatia dal maestro Foscolo amatissimo dell’Ellade, e delle donne anche lui.  Un’ amorosa e meravigliosa insania spinge me a intrecciare ghirlande di parole per le mie amanti vive e defunte. Voglio salvare il ricordo della loro umanità che mi ha dispensato  gioia e pure dolore dal quale comunque ho imparato tanto.

Fin dalle macerie e dai fasti della mia fanciullezza.

Voglio ritrovare quello che nei momenti più importanti e decisivi della mia vita non ho assaporato subito bene. Quando accade un evento epocale che ci cambierà la vita, l’ora presente, soprattutto se siamo giovani, non può contenere tutta l’enorme portata di quella corrente che sta spostando  ogni cosa. La parte rimasta fuori dalla nostra attenzione e comprensione in quel giorno fatale rifluisce però sugli avvenimenti futuri e torna nella nostra memoria rivendicando tutto il suo significato. Allora dobbiamo rendere l’onore dovuto a quell’evento lontano, lì per lì trascurato, raccontandolo e mettendolo al suo posto nella series causarum che costituisce il nostro destino.

 

Bologna  26 ottobre 2026 ore 18, 06 giovanni ghiselli

p. s.

E’ già buio pesto. Ma oggi sono contento per il successo di Lula e anche perché ho prota un’ottima conferenza per domani.

Vi ripropongo il link

martedì  27 ottobre dalle 17 alle 19 presenterò, ancora nella boblioteca Scandellara, la mia

Introduzione alla storiografia greca e latina.

Questo è il link per seguire da lontano

https://meet.google.com/qmx-fuhm-tiw

 

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Sono contento anche per i successi del mio blog

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