martedì 16 agosto 2022

La cacata carta di Catullo


 
Di nuovo “la Repubblica” del 15 agosto 2022 (pagina 5 di Bologna cronaca)
La lettera
E’ un nome che serve 
per difendere la Carta.
Di Enrico Letta.
 
Il nome è quello di Pier Ferdinando Casini e la Carta è quella della nostra Costituzione : “E’ possibile-non probabile ma possibile-che nella prossima legislatura si tenti un assalto alla Costituzione da parte della destra” scrive Letta nipote.
 

Ebbene io dico che non basta difendere la Carta. Dobbiamo attuarla perché non diventi quelli che erano secondo   Catullo gli Annali di Volusio : “Annales Volusi, cacata carta” (36, 1), carta da cesso.

 

In particolare l’articolo 3 è rimasto inattuato: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di condizioni personali e sociali

Comma B. E’ compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori alla organizzazione politica, economica e sociale del paese”.

 

Aggiungo un paragrafo del logos epitafios che Tucidide attribuisce a Pericle

“Noi abbiamo una costituzione esemplare (paravdeigma) e degna di essere imitata. Si chiama democrazia è c’è una condizione di uguaglianza (to; i[son) per tutti. Si viene eletti alle cariche pubbliche secondo la stima del valore (kata; de; th;n ajxiwvsin)  né uno viene preferito alle cariche per il partito di provenienza (oujk ajpo; mevrouς) più che per il valore (to; plevon ejς ta; koina; h] ajp j ajreth`ς), né del resto secondo il criterio della povertà (oujd  j au\ kata; penivan) se uno può fare qualche cosa di buono per la città, ne è stato impedito per l’oscurità della sua posizione sociale (ajxiwvmatoς ajfaneiva/ kekwvlutai II,  37, 1)”. 

 

Ci pensi Letta il Giovane e ci pensi Pier Ferdinando Casini

giovanni ghiselli

p. s

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Il “salario” degli insegnanti.


 
Nel quotidiano “la Repubblica” di ieri, 15 agosto 2022 c’ è un articolo di tal Andrea Gavosto sulla Scuola.
 È intitolato 
Lo stipendio dell’insegnante, un argomento discusso molte volte da noi insegnanti, quasi tutti. 
 
L’articolo rivela a chi non lo conoscesse  un dato già noto: i docenti italiani son pagati poco, comunque meno di gran parte dei loro colleghi europei. Talmente poco, aggiungo, che l’insegnamento è consigliabile a chi ha delle proprietà familiari, se vuole fare una vita dignitosa socialmente e culturalmente. Oppure avere una moglie con un discreto stipendio se vuole financo mettere al mondo dei figli. 
Altrimenti c’è la povertà se non addirittura la miseria.
 
Quindi concordo sul fatto che i poveri in generale vadano pagati meglio.
Per fare questo però, bisogna tassare di più i ricchi e tale rimedio è stato taciuto, data la tendenza politica del giornale padronale. Tendenza tutt’altro che signorile.
 
Oltre questa reticenza trovo criticabile un’ affermazione  di Gavosto che cito: “Questa logica di dare poco e chiedere poco va ribaltata. I nostri insegnanti dovrebbero ricevere salari europei e lavorare secondo orari europei: trascorrendo più ore a scuola”.
 
Ebbene io invece credo che le tante ore trascorse a scuola oltre quelle dell’insegnamento abbassino la quantità e la qualità della preparazione dei docenti. Questa si fa e si accresce con lo studio individuale di molte ore ogni giorno e non certo con il rimanere nei vari consigli di classe o di istituto a chiacchierare il più delle volte di niente. 
Tale spreco di tempo  avviene più spesso e più frequentemente negli istituti scadenti dove vanno ragazzi le cui famiglie, modeste, non hanno il potere di esigere docenti preparati. 
 
Ripeto che la preparazione del docente bravo è fatta soprattutto di parecchie ore giornaliere di studio fatto a casa o in biblioteca.
 
Per dieci anni ho insegnato nella SSIS. Era una buona cosa perché dei docenti esperti dovevano dare indicazioni di metodo didattico ai giovani laureati. In ogni attività un principiante ha bisogno di indicazioni e suggerimenti da parte dei colleghi che avevano iniziato prima e si sono rivelati capaci di lavorare bene. 
Ma dopo un periodo di formazione suggerita da altri, il giovane docente deve avere il tempo di formarsi con la teoria e la pratica personale di quanto ha bisogno di imparare. Personalmente ho insegnato greco e latino: le due lingue prima, poi  anche le due letterature con metodo comparativo.
Vi assicuro che per diventare un docente decente, secondo alcuni-bontà loro- anche bravo, o addirittura maestro, ho dovuto passare molte ore ogni giorno a leggere, studiare e imparare per fare delle sintesi e dare delle visioni d’insieme ai miei studenti. Se non lo avessi fatto, recandomi per diversi pomeriggi a scuola e dando ripetizioni private in altre ore, non avrei avuto niente di buono da dare ai miei studenti, ascoltatori e lettori.
Quanti mi conoscono e leggono queste righe sono pregati di commentarle  con il loro parere.
 
Pesaro 16 agosto 2022 ore 17, 25
giovanni ghiselli 
 
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lunedì 15 agosto 2022

Euripide Ione XXIX. La conclusione. Il bene si impara vivendo bene.

Euripide Ione XXIX. La conclusione. Il bene si impara vivendo bene.
 
Ione dunque intravvede un volto divino contro il sole in cima al tempio.
Ne è spaventato e consiglia la fuga: non bisogna guardare gli dèi se non è il momento opportuno- eij mh; kairov~- 1552 di farlo. 
Atena però li trattiene: mh; feuvget j- 1553. 
l rapporto con gli dèi funzione come quello con le donne che ci piacciono assai: se vogliono contraccambiarci, ci incoraggiano anzi ci proibiscono di scoraggiarci. Se non fanno così, bisogna pensare: “tanti saluti!” e girare al largo.
Atena manifesta benevolenza ai due signori di Atene, e non può non esserlo, lei che è ejpwvnumo~ 1555, ha dato il nome alla loro città.
E’ andata a Delfi inviata da Apollo che non voleva sentire mevmyi~ biasimo e rimproveri per quanto aveva fatto. 
Il dio come il tiranno pretende di non rendere conto del proprio operato: di rimanere ujpeuvquno~.
 
L'autocrate: infatti ha un potere che non è soggetto a controllo:" uJpeuvqunon de; ajrch;n e[cei" dice il nobile Otane di Erodoto (III, 80, 6). Tale è quello della televisione gestita dal potere e venduta alla pubblicità. 
 
Atena dunque fa la di profetessa di Apollo e conferma la versione più soddisfacente per Ione: Creusa è sua madre e Apollo suo padre. 
 
Xuto è come santo Giuseppe nella religione cristiana: non ha messo becco nella generazione del giovane re.
 
Quindi Atena ordina a Creusa di insediare Ione sul trono  di Atene. E’ legittimo  in quanto nipote di Eretteo. Da Ione deriveranno i capi delle quattro tribù dell’Attica: Geleonti, Opliti, Argadei, Egicorei.
I loro discendenti andranno a popolare le Cicladi e una parte della costa asiatica potenziando Atene. I territori così colonizzati formeranno la Ionia.
Da Creusa e Xuto nasceranno Doro che darà il suo nome alla Doride, e Acheo che regnerà sulla costa settentrionale del Peloponneso intorno a Rion. 
 
Ora si trova pochi chilometri a est di Patrasso dove sorge il grande ponte che scavalca il golfo di Corinto fino ad Antirrion. Amabili percorsi ciclistici per salire poi a Delfi e sul Parnaso. E’ vero amci miei?
 
 Da lui deriveranno gli Achei. Apollo ha sistemato tutto, facendo ignorare il parto alla famiglia di Creusa e facendo salvare il figlio da Ermes. Quando si dice la provvidenza divina!
 Xuto va lasciato nella sua illusione. 
 
San Giuseppe no, forse perché era più bonaccione ma ora invero il suo ruolo viene pudicamente taciuto. Non ho qui a Pesaro con me il testo Greco del Vangelo ma se non ricordo male dice che il pover’uomo non fece sesso finché non nacque Gesù.
 
Atena dunque promette eujdaivmon j uJmi`n povtmon 1605,  un destino di gioia a Creusa e Ione
Ione dice alla dea che le crede in tutto e per tutto.
Creusa si scusa per le critiche precedenti al dio che la incinse ed elogia il tempio di Apollo posto sul centro del mondo.
Atena ricorda che le azioni degli dèi in certo modo richiedono tempo ma alla fine non sono prive di forza- crovnia me;n ta; ta; tw` qew`n pw~, ej~ tevlo~ d j oujk ajsqenh` (1615)
 

Plutarco nello scritto Peri; tw`n uJpo; tou` qeivou badevw~ timwroumevnwn   I ritardi della punizione divina- De sera numinis vindicta -cita un proverbio: “i mulini degli dei macinano tardi” (550) La formulazione completa è che essi macinano tardi, però macinano finemente. L’autore dei Moralia spiega tale lentezza con la volontà divina di dare un esempio “per eliminare la violenza e il furore delle nostre vendette. Il dio insegna a non aggredire chi ci ha offeso” (550 E).

 

Madre e figlio si avviano verso il loro palazzo benedetti da Atena
Il Coro a sua volta benedice Apollo perché alla fine i buoni ottengono quanto si meritano- eJ~ tevlo~ ga;r oiJ me;n ejsqloi; tugcavnousin ajxivwn 1621, mentre i malvagi secondo la loro natura non possono mai stare bene-“oiJ kakoi; d j , w{sper pefuvkas  j , ou[pot j eu` pravxeian a[n” (1622)
A questi due versi finali credo profondamente. Li ho verificati vivendo.
Il bene si impara vivendo bene.
Pesaro 15 agosto 2022 ore 19, 03
giovanni ghiselli
p. s.
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Euripide Ione, XXVIII. Miracolo o menzogna? Liberi e libertini


 
Ione ha ancora dei dubbi e domanda alla madre se da ragazza sia stata ingannata da un seduttore, poi lei ne abbia data colpa al dio per evitare il disonore a se stessa e al figlio
Creusa giura per Atena Nike che combatte con Zeus contro i Giganti, nemici del cosmo e della cultura, che il padre di Ione è Apollo.
Perché allora mi ha attribuito a Xuto?, domanda Ione
Creusa risponde che Febo non ha detto che Ione è nato da Xuto ma che gli dona il proprio figlio.
Ione dubita ancora che il dio sia veritiero –oJ qeo;~ ajlhqh;~ h[ mavthn manteuvetai (1537)  e questo dubbio, come è naturale, lo sconvolge- taravssei-Non è facile credere alla genesi attribuita a un dio. 
Si pensi a Cristo o ad Alessandro Magno.

Nell’Amphitruo di Plauto il marito di Alcmena, Anfitrione appunto,dubita delle parole della moglie la quale dice di essere stata a letto con lui in persona il giorno prima, quando lui invece era sicuro di non essere stato in casa loro quella sera.

 Il fatto era che Giove, il dio incline agli adultèri, si era sostituito allo sposa di Alcmena prendendone le sembianze.

 

 Viene in mente Celso e il suo  Discorso vero che risale agli anni 178-180. Leggiamone alcune righe: “Di essere nato da una vergine te lo sei inventato tu. Sei nato in un villaggio della Giudea da una donna del posto,  una povera filatrice a giornata che venne scacciata dal marito di professione carpentiere per comprovato adulterio. Ripudiata dal marito e ridotta a un ignominioso vagabondaggio, clandestinamente ti  partorì da un soldato di nome Pantera. A causa della tua povertà, hai lavorato come salariato in Egitto, dove sei diventato esperto in alcuni poteri, di cui vanno fieri gli Egiziani. Poi sei tornato, e insuperbito per questi poteri, proprio grazie ad essi, ti sei proclamato figlio di Dio” (libro I, 28).

Questo libro è ricostruito dalla confutazione che ne fece Origene (185-132) nel Contro Celso. Non ho il testo greco purtroppo, quindi non giuro sull’esattezza della traduzione come posso fare con le mie.

 

Creusa spiega al figlio che Apollo gli ha attribuito la sua nascita al principe consorte della principessa ateniese perché potesse ereditare il potere di quella famiglia.

Ma Ione non si lascia persuadere e vuole andare al tempio per chiedere al dio di rendere conto del suo operato

A questo punto però appare Atena. Ex machina. 

 
Pesaro 15 agosto
Mi scuso per avere lavorato assai poco anche questa mattina ma sono andato a prendere i biglietti per Le Comte Ory (Eugène Scribe e Charles-Gaspard Delestre-Poirson. Musica di Gioachino Rossini)
Il conte è’ un donnaiolo di razza, una razza di uomini cui piacciono molto le donne. Belli o meno belli che siano, riescono a piacere alle donne perché sono, anzi siamo, simili a loro. Siamo dunque energicamente vitali e pure assolutamente morali ossia non dissoluti bensì sciolti dalla morale ipocrita degli eterni mariti. 
Siamo liberi piuttosto che libertini.
Credo che mi piacerà. Vi farò sapere.
p. s
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Euripide Ione XXVII parte. L’imprevedibilità della sorte capricciosa.


 

Il coro commenta dicendo che in seguito a questi eventi nessuno degli uomini  mhdei;~ ajnqrwvpwn deve considerare niente inattendibile – mhde;n a[elpton- 1510-1511.

 

Ricordo gli ultimi versi della Medea di Euripide

 

“Zeus nell’Olimpo dispensa molti eventi,

molti in modo insperato ne compiono gli dèi;

e i fatti aspettati non vennero portati a compimento,

mentre per quelli inaspettati un dio trovò la via.

Così è andata a finire questa azione”  (1415-1419). 

 

Questo finale è topico. La conclusione dell'Alcesti, dell'Andromaca , dell'Elena e delle Baccanti è uguale a questa della Medea, tranne che per il primo verso degli ultimi cinque : " pollai; morfai; tw'n daimonivwn" (Alcesti , v. 1159; Andromaca, v. 1284; Elena, v. 1688; Baccanti, v. 1388),  molte sono le forme della divinità". L'Ippolito si conclude con la constatazione, da parte della Corifea che su Trezene è caduto un dolore comune, ajevlptw~ (v. 1463) che provocherà  un fluire continuo di lacrime.

 

 Aristofane nella Lisistrata echeggia questo locus: “ h\ povll j a[elpt j e[nestin ejn tw'/ makrw'/ bivw/ " (v. 256) davvero in una lunga vita ci sono molte cose impreviste.
 
Pensate a certe cadute con effetto domino: la caduta del muro di Berlino, dell’Unione sovietica, della DC, di Craxi et cetera. Anche nella nostra breve vita mortale abbiano assistito a eventi imprevisti: amore, odio, successi e insuccessi. 
 
Ione si rivolge alla tuvch (Ione, 1514) che, capricciosa com’è, rovescia le sorti di innumerevoli mortali cacciandoli nella sventura, poi viceversa nel benessere. Ero giunto al limite di ammazzare madre mia da sempre agognata, dice non senza un lamento: feu`- 1515-. 
 
Ieri sera ho visto qui a Pesaro l’Otello di Rossini con una splendida Eleonora Buratto nel ruolo di Desdemona, la sventurata (dusdaivmwn). 
Come si sa qui è la gelosia immotivata di Otello, i pregiudizi razziali del padre di lei e la malvagità di Iago che rovesciano il pra`xai kalw`~ dei due amanti innamorati nel loro dustuch`sai (Ione, 1513).

La favola educativa insegna dunque a non dispezzare gli Africani, a eliminare le “furie ultrici”  (Otello di Francesco Berio di Salsa-II, 6-della gelosia, il mostro dagli occhi verdi che si fa beffe del cibo di cui si pasce: "the green-eyed monster, which doth mock/ the meat it feeds on " (Shakespeare, Otello , III, 3) e a non credere alle malignità interessate dei falsi amici calunniatori delle nostre amanti.

Vi consiglio di non  perdere quest’opera.

 

Pesaro 15 agosto che non è il culmine dell’estate ma la sua morte, nemmeno tranquilla dato l’atunno e l’inverno che ci attendono. Eppure la primavera non è tanto lontana. Speriamo di esserci ancora. Non si sa “polla; d  j ajevlpw~ kraivnousi qeoiv” (Euripide, Medea, 1416- Ore 10, 5

 

giovanni ghiselli

 

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domenica 14 agosto 2022

Euripide Ione XXVI parte. Il vento favorevole e quello contrario.


 

 

Ione incoraggia la madre a proseguire il racconto il cui inizio promette bene.

Nel decimo mese, seguita Creusa, partorii di nascosto il figlio ad Apollo.

A Ione sono molto care queste parole, se vere

La madre prosegue confessando al figlio ritrovato che non lo allattò con il suo seno, non lo lavò con le sue mani  e lo abbandonò ajna; d j a[ntron e[rhmon 1494 in una grotta deserta quale vittima e banchetto per i rostri degli uccelli, tu partorito per Ade

Ione qualifica come deinav le azioni osate dalla madre 1497.

Chiusa nel terrore, ho buttato via la tua vita: ti ho dato alla morte contro voglia a[kous j 1499 cerca di giustificarsi Creusa.

Il figlio riconosce che pure lui è andato vicino a uccidere la madre.

Quando si è giovani si possono compiere tante azioni deleterie e colpevoli senza sapere e senza volere. Poi dal male fatto si impara a non farne dell’altro se non siamo diabolici cioè cretivi e cattivi.

Creusa riconosce la terribilità di certi eventi del destino: noi veniamo fatti girare- ejlissovmesq j 1504- di là e di qua dalle sventure e poi al contrario dai successi, venti mutevoli.

E’ una verità eterna. Basta pensare a un giro in bicicletta con tratti controvento e altri favoriti invece dai soffi del cielo. Si tratta di rannicchiarsi per non offrire presa ai venti contrari, di seguire le scie di chi ci precede, oppure di lanciarsi con tutte le forze sfruttando il vantaggio.

Resistere e difendersi, oppure attaccare la strada con rapporti duri, come se fosse una via in discesa.

Chi non fa così non se ne intende. E’ una metafora della vita.

Se sbagli da giovane puoi rimediare, ma se erri di nuovo, non c’è remissione

Creusa invoca un vento propizio che li liberi dai mali: “nu`n de;- gevnoitov ti~ ou\ro~ ejk kakw`n, w\ pai` (1509).

 I due hanno deposto il risentimento, e i sentimenti buoni trovati costituiscono il vento favorevole invocato. Quando le cose vanno bene non si odia più nessuno, anzi si diventa benevoli con il prossimo, per gratitudine alla vita.

Pesaro 14 agosto 2022- ore 17, 42

Mi scuso della brevità di questo post ma alle 20 inizia l’Otello di Rossini

Devo vestirmi, comunque sportivamente, andare a prendere la navetta e approcciami all’ingresso. I biglietti li ho già presi.

Mi lascerò assorbire dalla musica. Il libretto non ha espressioni preziose. La gelosia non mi riguarda perché non sono possessivo: non voglio possedere né essere posseduto: un errore giovanile. Mai più!

p. s.

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Apollo e lo Spirito Santo


 
Notate la differenza: Euripide presenta la messa incinta di Creusa da parte di Apollo come una porcata del dio, mentre da noi Maria “sempre vergine” è stata messa incinta dallo Spirito Santo  il quale, chiunque egli sia, ha compiuto un’opera santa  che più santa non si può.  
Pesaro 14 agosto 2022 ore 15, 05
giovanni ghiselli
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Euripide Ione XXV parte. “Giacqui in un giaciglio nascosto”.


Creusa esulta per la sua gioia inattesa- ajdovkhto~ hjdonav 1448.

Nemmeno Ione si aspettava di ritrovare la mamma.

Quindi dice a Creusa che  quanto è avvenuto è opera divina- qei`on tovd j (1456) e si augura che la loro felicità- eujdaimoniva- controbilanci le sventure precedenti

Creusa gli risponde: tevknon, oujk ajdavkruto~ ejkloceuvh/ (1458), figlio, non senza lacrime sei stato partorito, e sei stato separato dalle mani della madre tra i gemiti, ma ora accanto al tuo volto respiro pnevw (1460), e ottengo dalla sorte la gioia della massima felicità

 

In effetti le gioie grandi e profonde costano grande fatica sempre, talora lacrime e perfino sangue. Mi sono sentito dire dagli studenti che ero un professore molto bravo dopo due anni nei quali non ho fatto altro che studiare e  cercare di capire come dovevo studiare per interessare quelle ragazze e quei ragazzi. Era il maggio odoroso e “ce l’hai fatta” mi dissi.

Avevo sacrificato ogni altra gioia, ogni svago al conseguimento di questo risultato in un’epoca in cui gli studenti erano citici verso i docenti

 

Senza gravi fatiche preparatorie non si può fare niente di egregio nella vita.

L'autore di La terra desolata in uno scritto di critica[1] aveva   affermato che la tradizione non è un patrimonio che si eredita ma, "if you want it, you must obtain it by great labour ", se uno vuole impossessarsene, deve conquistarla con grande fatica.

Questa è una dichiarazione topica: Esiodo  dice che davanti al valore gli dei hanno posto il sudore: "th'" d j ajreth'" iJdrw'ta qeoi; propavroiqen e[qhkan" (Opere, 289).

 Nell'Elettra di Sofocle la protagonista dice alla mite sorella Crisotemi: "o{ra, povnou toi cwri;" oujde;n eujtucei'''" (v. 945), bada, senza fatica niente ha successo

Nei Memorabili[2] di Senofonte la donna virtuosa, la Virtù personificata, avvisa Eracle al bivio che gli dèi niente di buono concedono agli uomini senza fatica e impegno:"tw'n ga;r o[ntwn ajgaqw'n kai; kalw'n oujde;n a[neu povnou kai; ejpimeleiva" qeoiv didovasin ajnqrwvpoi"" (II, 1, 28).

così Cleante stoico in Diogene Laerzio (VII 172): “quando uno spartano gli disse o{ti oJ povno~ ajgaqovn, lui raggiante di gioia esclamò: “ai{mato~ ei\~ ajgaqoi`o, fivlon tevko~, sei di buon sangue, ragazzo mio!”

 

Ione  condivide quanto ha detto sua madre.

Creusa gioisce per sé che non è rimasta senza prole e per il suo gevno~ che non fissa più la notte bensì volge lo sguardo alle luci del sole.

Ione vorrebbe conoscere anche il padre suo però Creusa è imbarazzata: o figlio, quale cosa, quale sono costretta a confessare!

Sei nato da altro luogo.

 

Ione teme di essere un bastardo-novqon 1473- generato dalla madre ragazza.

Le mie nozze, figlio, ti generavano senza fiaccole e senza danze, gli fa Creusa magari con un gesto di desolazione.

Il ragazzo se ne duole. “aijai` pevfuka dusgenhv~. mh`ter, povqen 1478, ahi la mia nascita è bassa, madre, da chi?

Creusa si appresta a giurare su Atena la dea che uccise la Gorgone e ha sede sulle mie rocce, l’acropoli la collina dove nasce l’ulivo- to;n ejlaiofuh` pavgon-qavssei (1480- 81) Creusa intanto dice che il luogo della sua provenienza è nobile, quindi aggiunge par j ahdovnion pevtran Foibw/, presso la roccia degli usignoli, con Apollo…

Ione la interrompe: perché nomini Apollo?

Allora Creusa completa la confessione: “kruvptomenon levco~ hujnavsqhn” 1484 giacqui in un giaciglio nascosto.

 

Pesaro 14 agosto 2022 ore 11, 37

giovanni ghiselli

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[1] Tradition and the Individual Talent (del 1919)Tradizione e talento individuale.

[2] Scritto socratico in quattro libri che presenta il maestro come un uomo probo e onesto, rispettoso della religione e delle leggi, valida guida morale nella vita pratica

sabato 13 agosto 2022

Euripide Ione XXIV parte.


Ione chiede se il canestro che si trova tra le braccia di Creusa è vuoto- keno;n tovd j a[ggo~ o se contiene un carico- plhvrwmav ti 1412. Sospetta che sia  carico di inganni.

“Ci sono gli indumenti con i quali ti ho esposto allora” risponde la madre 1413

Il figlio la mette alla prova: descrivili senza guardarli.

La madre raccoglie la sfida: se non sono in grado di farlo, accetto di morire

Ione nota che ha qualcosa di inquietante l’ardimento della donna- wJ~ e[cei ti deino;n h{ ge tovlma sou- 1416.

Donne di Euripide: l’ardire e l’osare  accostano Creusa dello Ione  a Medea: nel quinto episodio questa donna, combattuta tra la compassione materna e l'odio  per l'amore tradito da Giasone, e anche straziata dalla sofferenza  per   l'amor proprio offeso, si domanda:"Kaivtoi tiv pavscw; bouvlomai gevlwt j ojflei'n-ejcqrou;" meqei'sa ajzhmivou";-tolmhtevon tavd j" (Medea, vv. 1049-1051), ma che cosa mi succede? voglio dare motivo di scherno ai miei nemici lasciandoli impuniti? Bisogna osare questo.

Non è da meno Clitennestra: nelle Coefore di Eschilo, Elettra, per esecrare la madre assassina, ne mette in rilievo l'audacia illimitata e la apostrofa chiamandola appunto:"pavntolme ma'ter" (v. 430), madre che tutto osa.

Creusa descrive i ricami sulla stoffa che ha tessuto lei stessa quando ragazza.

Mel mezzo c’è una Gorgone 1421

Ione comincia a vacillare e dubitare delle sue convinzioni, della sua nascita, di sé: “w\ Zeu` , tiv~ hJma`~ ejkkunhgetei` povtmo~ 1422, o Zeus quale  destino ci dà la caccia?

Viene in mente Edipo di Sofocle quando dice:"O Zeus, che cosa vuoi fare di me?" (Edipo re, v. 738)

Quindi Creusa descrive a memoria un ciondolo da mattere al collo del neonato, poi una corona d’olivo che non deve avere perso il suo verde poiché è germoglio di una pianta imperitura, la prima nata sull’Acropoli sacra ad Atena.

Cfr. La sera fiesolana di D’Annunzio

  “e su gli olivi, su i fratelli olivi

 che fan di santità pallidi i clivi

 e sorridenti”. A Bologna mi mancano ma qui sulla terra avita di Montegridolfo li posso accarezzare ringraziando la nonna Margherita Scattolari e sua figlia, la zia Giulia Martelli che me ne hanno fatto dono una dopo l’altra.
 
Ione si è infine convinto che Creusa sia la  filtavth moi mh`ter 1437, la sua madre adorata, e fa  cadere con gioia con il proprio viso su quello di lei. 
 
Sono gesti affettuosi che talora noi vecchi sogniamo di compiere, pentiti di averli lesinati da giovani con sordida avarizia. Mi è accaduto proprio questa notte.
 
La madre arriva a chiedere perdono al sole per avere preposto la luce del figlio a quella del dio che è anzi il primo degli dèi. “w\ tevknon, w\ fw`~ mhtri; krei`sson hjlivou- suggnwvsetai ga;r oJ qeov~ 1439-1440, o figlio, o luce per la madre più forte del sole, mi perdonerà di fatto il dio.  

Nell' Edipo re  il sole è" pavntwn qew'n provmo"" (660),  il primo fra tutti gli dei secondo il coro, e "th;n..pavnta bovskousan flovga"(v. 1425), la fiamma che nutre la vita, come lo chiama Creonte.

Personalmente ho sempre adorato l’eroica e benefica luce del sole e non ho mai esitato a manifestare la mia imperitura riconoscenza a un dio tanto bello e buono.

Creusa seguita dicendo al figlio che lo credeva morto e Ione conferma che era morto ma ora è rinato tra le braccia della mamma sua.

Ogni volta che una donna ci ama noi risorgiamo dalle nostre ceneri.  

 

Pesaro 13 agosto 2022 ore 18, 58

Il treno è in ritardo e io non potevo rimanere inattivo dopo la spesa.

Sarebbe stata u{bri~. Sicché mi ha preso la “voglia di fare”, una duplice “voglia di fare”. Una voglia di fare matta eppure più saggia della saggezza degi benpensanti obesi somatici e mentali.

 Ora ho tempo anche per un poco di sport.

A domani

gianni

p.s

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Chiedo perdono.


 
Chiedo perdono a chi mi legge financo in questi giorni. Per me sarebbero giorni come gli altri, anzi di maggior lavoro come sono per me tutte le feste comandate agli altri, se non avessi un’ospite del resto gradita della quale mi devo occupare e voglio farlo. Domani la porterò a vedere il dramma Otello di  Francesco Berio di Salsa musicato da Gioachino Rossini. Ora intanto devo uscire per fare un poco di spesa per la prima festevole accoglienza. Il treno desiderato, e non chimerico, arriverà alle 19 e 25 minuti.
Sicché lavorerò meno per voi che mi leggete. Solo per pochi giorni. Spero che possiate e vogliate perdonarmi. Chiedo di nuovo perdono.
Baci
gianni