giovedì 30 luglio 2026

Ifigenia XVIII. “Hai tre amanti e non ne ami nessuna”. Parole meritevoli di riflessione. Chi è l’Anticristo?


 

Durante il primo mese ci si incontrava nel pomeriggio in casa mia soltanto un paio di volte la settimana per brevi concubiti, pur arrivando sempre almeno alla sufficienza da noi assegnata a tre tripudi, il minimo sindacale erotico. Ciascuno condiviso: tre a testa dunque.

Ifigenia doveva eludere la sorveglianza sospettosa del cane tricipite  dai sei occhi che la sorvegliavano sospettosi. Quando costui era in casa e lei voleva uscirne, la bella moglie si inventava che doveva comprare un libro, o un quaderno, o del latte di cui aveva detto di soffrire la mancanza dopo averne versato una bottiglia intera nel cesso e aver tirato lo sciacquone non senza dire : “così impari!”

 Questo mi raccontava compiaciuta e io l’approvavo magari financo battendo le  mani. .

Si era persino cantato insieme: “Fatti mandare dal marito a prendere il latte”|

“Oh, l’empietà, quanto cinismo!” penserete voi, onesti lettori.

Di fatto questi erano ghiribizzi suggeriti dalla lussuria soddisfatta.

 A me quella donna piaceva assai, tanto che la trasgressione mi pareva giustificata. Invece non mi andavano più a genio le altre due  con le quali non raggiungevo nemmeno una sola replica quando, per abitudine, ne accoglievo  una in casa dove talvolta la visitatrice si fermava anche per un paio di ore.

I riti sacri a Venere dalle magnifiche natiche e cosce erano sempre più dedicati a Ifigenia. A parte la sua somiglianza con la dea callipigia, con lei avevo il maggior numero di interessi e scopi comuni, e, soprattutto, un desiderio di fare l’amore oramai quasi incapace di includere altre.

 Ogni giorno di più sentivo che mi sprecavo e contaminavo la mia identità di persona tendenzialmente logica continuando a condurre nel talamo dei tripudi entusiasti con Ifigenia,  due  figure che non mi piacevano più.

Non piangevo sulla riva del mare come Odisseo stanco di Calipso nell’isola Ogigia posta sull’ombelico del mare  solo perché a Bologna il mare non c’è.

Una sera dopo avere accompagnato a casa la più simpatica delle due mi dissi: “queste non mi convengono né mi si addicono. Non decet Ioannem talis triplex concubitus.  Unus est satis.  Vero è che per un paio di mesi Esculapia e Pinuccia mi hanno fatto comodo ma ora mi fanno solo perdere tempo, e mi sottraggono energie da dedicare alla più degna. Devo lasciarle, con le buone possibilmente”.

Questo proposito mi divenne ancora più chiaro quando una sera Ifigenia che sapeva delle altre due mi disse: “Tu, sei nervoso siccome hai tre donne e non ne ami nessuna.

Stavo per risponderle: “infatti non mi fido di nessuna” ma tacqui e mi limitai a un mesto sorriso che voleva significare: “cerca di compatirmi:  un pover’uomo sono io.

 Rimasto solo  però, decisi che quella sera stessa avrei allontanato per sempre dal letto mio la meno simpatica delle due ganze  diventate superlue e noiose.

 

Pesaro  30  luglio  2026 ore 17, 41 giovanni ghiselli

 

p. s.

Il caldo è tornato. Ne ringrazio gli dei. Potrò anche nuotare, freddoloso come sono.

Ora aspetto il lieber Südwind che  noi Pesaresi chiamiamo “garbino”. Ai miei concittadini  generalmente non piace, al punto che ripetono: “Non si respira!”.

 Io lo amo: respiro a pieni polmoni e mi si apre la mente: penso che sia l’espirazione di un dio benefico che favorisce la vita. Ma gli uomini, si sa, preferiscono la tenebra e il freddo perché così possono celare i loro difetti e le loro opere non tutte né sempre caritatevoli.

 

L’Anticristo

Un tal Peter Thiel agita il problema dell’Anticristo. Chi è? Trump, Netanyahu, Zelensky, Putin? Lo è chiunque considera le  creature umane quali pezzi di materia da usare come combustibile per i loro affari. Lo sono stato anche io quando ero più giovane, molto più giovane e assai meno buono.

 

 

Statistiche del blog

All time2654990

Today4504

Yesterday5847

This month257402

Last month193158

 


Sofocle Elettra quarta parte.


Contrasto tra le sorelle Elettra (nuova Antigone) e Crisotemi (sul tipo di Ismene)

 

III Episodio 871-1057

Arriva Crisotemi dicendo che Oreste è vivo.

“Sono spinta dalla gioia- uJf j hjdonh'" diwvkomai- carissima filtavth-, a venire di corsa-  su;n tavcei molei'n trascurando di mettermi in ordine-to; kovsmion meqei'sa.

Oreste è qui pavrest j j Orevsth" (877),  come è vero che mi vedi.

Elettra teme di essere presa in giro: sauth'" kakoi'si kajpi; toi'" ejmoi'" gela'" ; (880)

E’ l’orrore della derisione manifestato da diversi eroi ed eroine: Medea, Aiace, Alessandro Magno per dirne alcuni.

Crisotemi ha visto safh` shmei`   j segni chiari sulla tomba (885-6).

Racconta: giunta sull’antico sepolcro del padre, lo vedo incoronato di fiori, inoltre vedo dei rivoli di latte. Mi avvicino e vedo anche  un newvrh  bovstrucon  tetmhmevnon , una ciocca di capelli tagliata da poco  (901).

E’ convinta che sia un tekmhvrion  jOrevstou (904) una prova, un forte indizio di Oreste filtavtou brotw'n.

E’ convinta che sia di Oreste perché nessun altro può avere fatto quell’offerta. Elettra non può uscire di casa, lei Crisotemi non lo ha fatto, tanto meno può averlo fatto la madre.

Dunque Elettra deve avere coraggio: non sempre lo stesso destino si schiera dalla stessa parte-toi'" aujtoi'si toi-oujc auJto; aijei; daimovnwn parastatei' (917), prima fu odioso nei nostri confronti-nw'/n h\n ta; provsqe stugnov" (918), ma probabilmente il giorno sancisce molte cose belle.

 Elettra però continua a credere morto il fratello e fuori di senno la sorella.

Riferisce a Crisotemi l’orrenda notizia della morte di Oreste che crede vera e Crisotemi si affligge di nuovo

Elettra propone alla sorella un’impresa che costerà fatica poiché senza fatica niente riesce bene (povnou cwriv~ oujde;n eujtucei`, 945)

frequente è il topos della necessità della fatica.

 

Elettra rivolge una perorazione a Crisotemi: vuole un aiuto contro gli assassini del padre.

Crisotemi, come Elettra stessa, non ha più niente da perdere: patrwv/ou kth'/sin ejsterhmevnh/, a lei, privata dei beni paterni, pavresti  d  j  ajlgei'n, rimane solo il soffrire (961) invecchiando senza amore e senza nozze.-a[lektra ghravskousan  ajnumevnaiav te (962).

  Egisto non è così sconsiderato da lasciare che germogli un giorno una tua o anche una mia stirpe-w[ste eja'sai blastei'n sovn pot j  h] kamovn gevno" (965)

La donna è assimilata alla terra dove germogliano e fioriscono le sue creature, le piante.

Se la loro ribellione avrà successo, continua Elettra, Crisotemi   sarà sempre chiamata ejleuqevra (970)  e otterrà nozze degna poiché le azioni nobili sono ammirate da tutti (972).

 Le due sorelle (kasignhvtw, 977) saranno ammirate per il loro coraggio virile-ou{nek  j ajndreiva"-983-.

Dunque pena con il padre, soffri con il fratello, libera dai mali me, libera te stessa-pau'son ejk kakw'n ejmev,- pau'son de; sauth;n, tou'to gignwvskous j o{ti  zh`n aijscro;n aijscrw`~ toi`~ kalw`~ pefukovsin, (989) sapendo questo:  che vivere vergognosamente è vergognoso per quelli nati bene, nella bellezza-  

Ecco il codice eroico e aristocratico.

Cfr. la tragedia  Aiace: il Telamonio prima di suicidarsi per non sopravvivere alla degradazione, dice :"ajll j h] kalw'" zh'n  h] kalw'" teqnhkevnai- to;n eujgenh' crhv" ma il nobile deve  vivere con stile, o con stile morire. (vv.479-480).

 

Ma Crisotemi ha paura; dice alla sorella che deve cedere ai potenti (toi`~ kratou`sin eijkaqei`n (1014), poiché sei nata donna e non uomo (gunh; me;n oujd  j ajnhvr e[fu~, 997)  e  con le mani sei meno forte dei nemici sqevnei" d j e[lasswn tw'n ejnantivwn ceriv (998).

Il destino per quelli è favorevole ogni giorno, per noi invece scorre via e finisce nel nulla-daivmwn de; toi'" me;n eujtuch;" kaq  j hJmevran-hJmi'n d j ajporrei' kajpi; mhde;n e[rcetai (999-1000). Dunque Crisotemi  chiede alla sorella katavsce" ojrghvn, trattieni l’ira (1011).

Una bella fama viene annientata da una morte infamante.

Tu abbi l’intelligenza di cedere a chi comanda siccome  non hai alcuna forza  (sqevnousa mhdevn, toi'" kratou'sin eijkaqei'n, 1014).

Crisotemi si comporta come Ismene nell’Antigone.

 

La Corifea è d’accordo con Crisotemi: dice che non c’è kevrdo~ a[meinon  pronoiva~ oujde; nou` sofou` ( Sofocle, Elettra, 1016), guadagno migliore che la previdenza e una mente saggia.

 

Elettra allora decide che dovrà agire da sola e di sua mano ajll j aujtoceiriv moi movnh/ te drastevon (1029).

Dice poi alla sorella che la invidia  per la sua prudenza ma la odia per  viltà zhlw' se tou' nou', th'" de deiliva" stugw' (1027).

E vuole cacciarla  a[pelqe: soi; ga;r wjfevlhsi" oujk e[ni (1031), sei inutile.

Crisotemi replica che l’aiuto lo darebbe ma lei, Elettra, manca di mavqhsi" (1032), la volontà di capire.

 Elettra domanda alla sorella se non le sembra che parli secondo giustizia.

Crisotemi replica che anche la giustizia a volte porta danno: all’ e[stin e[nqa chj divkh blavbhn fevrei (1042).

Cfr. summum ius summa iniuria[1] di Cicerone.

Elettra dice che non vuole vivere secondo le loro leggi (1043, cfr. ancora una volta cfr. l’Antigone).

Poi dà della vile e della odiosa alla sorella. E conclude: andare a caccia del vuoto è segno di grande stoltezza: “pollh`~ ajnoiva~ kai; to; qhra`sqai kenav (1054)

Crisotemi conclude l’episodio dicendo : se credi di capire qualche cosa ti fronei'n (1055), continua a capire così- frovnei toiau'q  j,  una volta entrata nelle sventure, approverai le mie parole ta[m j ejpainevsei" e[ph.

Pesaro 30 luglio 2026 ore 17, 18 giovanni ghiselli

p. s.

Statistiche del blog

All time2654855

Today4369

Yesterday5847

This month257267

Last month193158

 

 

 

 

 

 



[1] De officiis I, 10, 33.