sabato 11 aprile 2026

Ifigenia XCVIII. Il test sulla pista. La piscina con Alfredo che mira a una bionda di Novi Sad.


 

A mezzo il giorno dunque andai sulla pista dello stadio per correre i 5000 metri e meritarni il desinare delle 13, 30 nella mensa.

Un pranzo immeritato infatti è u{bri~, è una scelleratezza. Percorsi i 12 giri e mezzo in un tempo inferiore alla volta precedente nonostante la calura dell’ora.

“E’ segno-mi dissi-che il pensiero di Ifigenia e la tenacia della mia fedeltà mi rende più sano, più forte, migliore”. Il test della corsa a cronometro, a piedi o in bicicletta, non mente sul conto della salute,  della snellezza e pure della bellezza-fuscentur corpora campo-raccomanda Ovidio[1].  

Nel pomeriggio  andai in piscina per non perdere l’abbronzatura presa al mare con Ifigenia. Amoreggiavo con  il sole e leggevo Proust, quando Alfredo mi venne vicino e, sorridendo non senza sarcasmo, disse: “Se la tua fidanzata è di parola e, come hai detto, ti dà tempestiva notizia delle corna che ti mette, puoi stare sicuro che fino a un paio di giorni fa non ti ha tradito, perché in collegio non c’è nessun avviso per te”.

Poi mi indicò una donna giovane molto,  bionda ma bella, una studentessa che aveva conosciuto nella mensa universitaria e invitato in piscina: era stesa su un asciugamano rosso orlato di giallo non lontana da noi; ci guardava non senza sorrisi con il viso poco abbronzato e con tutto il corpo ben fatto: snello, slanciato e formoso. Incarnava l’idea  della femmina umana fiorente, un po’ come la mia compagna, ma in versione tutt’altro che mediterranea.

Gli occhi erano celesti . Troppo chiara nell’insieme rispetto ai  miei gusti che prediligono le more e le rosse.

“Vedi quella?-fece Alfredo - è un bel bocconcino. Io la punto. Io so’ sincero, Gianni: sono venuto qua per fare sesso. Quella ci sta”.

Invero, data la scarsa esperienza e l’avvenenza non travolgente del vecchio amico, la previsione mi sembrò alquanto azzardata.

Lo guardai per dirgli che la cosa non mi riguardava punto, ma lui continuò: “Tu Gianni fai l’anacoreta malato di mente qui a Debrecen dove il buon Dio ci ha riuniti per scambiare piacere e amore con le ragazze d’Europa: quella è una slava di Novi Sad e ha una sorella. Ancora più bella e non meno disponibile. Possiamo spassarcela in quattro, allegramente”.

“Un’altra volta”, gli dissi.

“Va be’, ma la prossima volta che vieni in questo paradiso dell’amore, cerca di non portarti dietro problemi di fedeltà.  Ti ricordi l’angoscia  del ’73 per l’Esmeralda, Hetaera Esmeralda come l’hai chiamata più tardi?

Se non te ne liberavi in tempo, pensa, non beccavi  Päivi, il grande amore mensile del ’74”.

“Sì, tu  non hai tutti i torti, amico mio, ma Hetaera Esmeralda con tutti i sui difetti mi è servita  a tenere i contatti con Bologna durante l’esilio patavino e mi aiutava recandosi in provveditorato a perorare.

“E Ifigenia quali benefici ti apporta mentre sei qui?”

“ Te lo saprò dire alla fine del mese. Senti, Alfredo, noi siamo amici e io ti voglio bene. Non ho dimenticato la tua generosità in diverse occasioni. Come quando venisti all’aeroporto di Rimini, il 20 settembre del 1974, a salutarmi e incoraggiarmi mentre partivo per la Finlandia ed ero incerto sul da farsi con Päivi incinta. Portasti perfino un regalo per lei. Poi quella storia non finì bene, come sai, ma il tuo gesto fu nobile e io te ne sono grato. La mia fedeltà però, almeno per qualche tempo, lasciala stare. Non mi va di comportarmi diversamente da come ho deciso e ho promesso: mi sentirei un buffone, ne andrebbe della mia identità. Avrei paura di trasformarmi in un cane, o in  un altro quadrupede, che quando vede la femmina cerca di montarci sopra per ricavarne piacere e magari seminare tante piccole bestie. Non sono un animale e  nemmeno un funzionario della specie. Anche tu del resto hai l’età per prendere sul serio te stesso e gli altri. Quella ragazza bionda potrebbe esserti figlia; trattala con ogni riguardo, da quel signore che sei”.

“Ho capito. Ti saluto”, disse e desistette. Mi guardò immusonito e tornò dalla sua bella. Non ci provò più, con me dico, ma quando, con il volgere delle stagioni, gli dissi come era andata a finire la storia che ora sto raccontando a voi  lettori, Alfredo fece: “Non te la prendere Gianni: pensa al ricevimento del Rettore dove hai beccato Päivi, o alla festa della conoscenza dove Eros raduna non cagne e cani, bensì femmine e maschi umani perché si amino, come hai fatto con  le tre finlandesi che se non sbaglio sono state le più importanti della tua vita, poiché ti hanno aiutato a definire la tua identità. Pensa a quante puoi trovarne ancora fino ai settanta anni e oltre, sempre che tu non torni  paralizzato da scrupoli assurdi e ubbie prive di senso. Le donne vanno trattate come loro trattano noi. Né più né meno. Ti hanno tradito o lasciato quasi sempre.”

“Sarebbe bello che ci trattassimo bene a vicenda, e io lo spero ancora”,

risposi con il barlume di ottimismo che mi era rimasto dopo tante vicende, non tutte proprio gioiose e belle.

 

Avvertenza: il blog contiene una nota.

 

  Bologna  11 aprile  2026 ore 11, 38 giovanni ghiselli

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[1]  Ars amatoria I, 511, il corpo sia abbronzato grazie al campo Marzio.


Svevo Una vita, seconda parte. L’affare del matrimonio.

.

 

Alfonso bacia una mano di Annetta ed ella dà segno di gradimento redendolo felice: crede che gli si sia aperta la strada della ricchezza. Ma si illude. E anche se fosse, non sarebbe questa la via della felicità.

Comunque su questa strada ci sono degli ostacoli per Alfonso. Prima di tutto proposte di nozze più convenienti per Annetta. Un pretendente innamorato è tal Fumigi che mette in allarme Alfonso il quale non riesce a dissimulare l’apprensione.

E’ più facile simulare la passione commenta Svevo. Questo non credo, non a letto.

Crede mihi, non est mentula quod digitus” (Marziale, VI, 23, 2)

 

Alfonso si sentiva ancora abbastanza sicuro. Una sera, uscendo dalla casa dei Maller mormorò: “Questa è la vera arte. Progredire senza fatica” (143)

Fumigi sconfitto lo odiava.

 Alfonso dunque si sottoponeva alla disgustosa fatica del romanzo per meritarsi la fortuna e stornare l’invidia degli dèi. Pensava di essere tratto dal suo avvilimento grazie a un bacio di donna. La fortuna era dalla sua parte. Eppure Annetta era proprio come Macario l’aveva descritta: fredda e vana. Il romanzo  rispecchiava quella vanità “dal concetto generale tronfio e vacuo, alla singola frase enfatica, il volo di chi non sa camminare” (149). Data la natura di Annetta Alfonso conservava qualche dubbio sul proprio successo: “se Annetta lo avesse negletto egli sarebbe ridiventato il povero impiegatuccio” che era.

Ricordo ancora una volta ragione a Epitteto: non possiamo aspettarci la felicità da altri.

Alfonso cominciava a capirlo e in certi momenti voleva tornare al  lavoro e alla solitudine. Ma bastava un atto affettuosi di Annetta  perché  rinunciasse a questo proposito.

Annetta rifiuta la proposta di nozze avanzata da Fumigi dicendo che non voleva maritarsi, poi “anche il nostro ideale artistico mi fa prediligere la mia libertà”.

Quel “nostro” piacque ad Alfonso, meno il fatto di non volere maritarsi. Il due si bacino con le labbra. Poi Annetta lo ferma. Alfonso disse che “avrebbe potuto vivere accanto a lei tutta la vita e non chiederle altro”. Una mossa non stupida in questo gioco di scacchi.

 Alfonso si sente più forte di Annetta ma si illude.

Annetta forse lo amava ma la cura del suo interesse lottava con questo amore e vinceva finché non prevalevano i sensi. Alfonso si era innamorato della ricchezza di Annetta prima che della persona e vedendo che Annetta stessa dava grande importanza alla propria ricchezza ne soffriva. Ora pensava e sentiva di amarla e cercava di convincersi che l’avrebbe amata anche se fosse stata povera. Una sera la baciò di nuovo sulle labbra e lei si sottrasse dicendo: “mi lasci Alfonso!”  ed egli disse:”Se adesso mi uccidessero sarebbe una bella morte”. Una frase melodrammatica e non necessaria. Alfonso ostentava letizia poiché Annetta “non amava che le facce liete” (161).

 

In casa Lanucci c’erano povertà e tristezza. Gustavo aveva cessato d lottare contro la propria poltroneria e l’aveva elevata a teoria (169) Comunicava ad Alfonso un senso di pace. Gustavo si propose di cercare marito per la sorella. La madre pregò Alfonso di condurre in casa dei giovani, magari poveri però  appartenenti alla classe intelligente(172). Non operai insomma. Intanto anche Gustavo si dava da fare. La madre sperava di attirare anche Alfonso verso Lucia. Arriva certo Mario Gralli proto di una tipografia. La Lanucci avrebbe preferito Alfonso ma lui disse che sposando Lucia sarebbero morti di fame entrambi. Gralli era povero di spirito e di idee. Lucia non se ne accorgeva mentre lui non aveva ancora fatto la domanda ufficiale. La madre soffriva pensando che Lucia avrebbe avuto un destino come il proprio e avrebbe messo insieme un’altra famiglia di disgraziati.

 

Alfonso baciava Annetta furiosamente quando erano soli e Annetta lo lasciava fare fino a un certo punto. Sembrava disposta a diventare piuttosto sua ganza che sua moglie. Francesca lo avvisò: “Baciucchiare! Ma è proprio il modo di non arrivare mai a baciare” (184).

In sostanza gli suggeriva di metterla incinta. Alfonso conosce Federico, il fratello di Annetta. Un giovane alto biondo, occhi azzurri con un’aria aristocratica e un poco effemminata. Ma con Alfonso usò modi bruschi. Uscendo accompagnato da Annetta Alfonso cercò di baciarla ma lei lo respinse dicendo: “incorreggibile”!

Siffatte erano le donne italiane ancora nei primi anni Sessanta del Novecento, poi arrivò il’68 e gradualmente cambiò molto del loro contegno usuale.

Alfonso pensò che nessuno dei Maller avrebbe agito in suo favore e ricordò con favore il piano di Francesca (186)

Il matrimonio quale affare, come oggi la guerra.

Bologna 11 settembre 2026 ore 10, 54 giovanni ghiselli

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