giovedì 5 febbraio 2026

I delinquenti di Torino, le brigate cosiddette rosse, l’assassinio di Aldo Moro e le leggi liberticide.


I delinquenti di Torino, i martellatori incontrollati, vengono equiparati alle brigate rosse da alcuni governativi. In questo hanno ragione. Ma non dicono che il rosso delle brigate  assassine non era quello del PCI di Belinguer. Le cosiddette brigate rosse, come gli energumeni, di Torino sono mandati e diretti da chi persegue un disegno reazionario. I criminali brigatisti hanno ucciso Aldo Moro, un uomo nobile e antico che cercava di portare i comunisti italiani al governo attraverso un compromesso, un’intesa tra i due partiti popolari: Dc  e PCI.

Dopo questo lugubre fallimento voluto dalla reazione e la successiva morte di Enrico Berlinguer,  in Italia è scomparsa la partecipazione di gran parte del popolo alla vita politica.

La violenza dei picchiatori infiltrati nella manifestazione pacifica di sabato scorso ha causato e autorizzato leggi liberticide.

 In effetti questi delinquenti  sono simili alle brigate che, cosiddette rosse, di fatto erano nere.

Bologna 5 febbraio 2026 ore 19, 42, giovanni ghiselli.

p. s.

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Il sogno dell’apprendista. Seconda parte. Sofocle, Euripide e il docente-discente. La guerra nei drammi greci.


 

 Sofocle: “Sulla guerra non ho mai avuto dubbi”.

 

Gianni: “ ti prego, caro maestro,  citami alcuni tuoi versi di condanna della guerra.

 

Sofocle: “parto dell’ Edipo re, la tragedia che dovrai tradurre e commentare per i tuoi allievi”.

 

Gianni.  “Ti ringrazio. Aiutami, carissimo aio, indicandomi le tue espressioni più belle e significative. Voglio impararle al più presto per citarle e colpire la sfera emotiva di quei ragazzi oltre quella mentale. Il mio scopo è farmi ascoltare con attenzione. Voglio  educare i miei allievi e per ottenere questo devo pure piacere ”.

 

Sofocle: “Certo, l’educazione è l’obiettivo dei maestri e degli artisti.  La paideia come l’arte non può non essere bella.  

Ascolta dunque: “il Coro  nella parodo dell’Edipo re invoca gli dèi dell’ordine cosmico, della bellezza, del benessere e degli agoni ginnici- Zeus, Apollo, Minerva, Artemide-, mentre depreca, cioè prega che si allontani con una corsa retrograda, precipitosa, Ares il dio della guerra-to;n malerovn, il violento (190), to;n ajpovtimon ejn qeoi`~ qeovn, il dio disonorato tra gli dèi (215).

Devo avere proprio detestato la guerra per escludere dalla mia devozione e infamare il dio cui stanno a cuore i massacri.

Anche Eschilo lo ha fatto mentre Euripide è rimasto ambiguo, contraddicendosi su questo argomento”.

 

Gianni:“Rammentami le posizioni di questi tuoi colleghi e rivali, ti prego.

 

Sofocle : “Eschilo  chiama Ares "oJ crusamoibo;" d j  [Arh" swmavtwn" (Agamennone, v.437), il cambiavalute dei corpi, nel senso che la guerra trasforma gli uomini in cadaveri e arricchisce gli speculatori.

Infatti, subito prima, il coro di 12 vecchi argivi nel primo stasimo di questa tragedia rappresentata nel 458 canta:

“ invece di uomini, urne e cenere ritornano alla casa di ciascuno”.

 

Gianni:  “ Ti prego: ripetilo nella vostra lingua che amo  quanto la mia”

 

Sofocle:

ajnti; de;  fwtw`n

teuvch kai; spodo;~ eij~ 

ejkavstou dovmo~ ajfiknei`tai”( vv. 434-436). Probabilmente  Eschilo fa riferimento a una disastrosa spedizione in Egitto dove il fiore delle forze ateniesi si era recato nel 459 per sostenere la rivolta del re libico Inaro contro i Persiani. La lista dei caduti crea rancore (  kovto~ , Agamennone, 456) nei promotori di guerre.

 

Gianni: “Mi fai venire voglia di riprendere a studiare il greco con tutte le forze: la lingua e la letteratura. Con versi come questi, che non conoscevo, posso dare un’educazione anche morale alle ragazze e ai ragazzi. La guerra è il primo fattore che danneggia, opprime e distrugge la vita ed è sempre incombente sull’umanità. Un pessimo possesso  perenne, kavkiston kth`ma ej~ aieiv” parafrasando e capovolgendo Tucidide, un autore che ho dovuto leggere per abilitarmi all’insegnamento. Ma ora prendo una abilitazione più vera ascoltandoti.

Mi dicevi che Euripide su questo non è coerente”

 

Sofocle: “ Infatti: nelle Troiane il collega esecra la distruzione di Troia, mentre alla fine della sua vita, nell’ Ifigenia in Aulide fa proclamare la guerra santa contro i Troiani dalla figlia primogenita di Agamennone.  Ifigenia deve sacrificare la propria vita se suo padre, il duce supremo, vuole condurre la flotta a distruggere Troia. La ragazza in un primo momento ne ha paura poi invece si appresta a morire con entusiasmo per la vittoria dell’Ellade, della civiltà sulla barbarie ”.

 

Gianni: “Mi piacerebbe sentire come si giustifica  Euripide”, azzardai

 

Sofocle non si fece pregare e convocò il tragediografo più giovane, morto del resto un poco prima di lui. Entrambi sul finire del V secolo e dall’età d’oro della cultura ateniese

 

 Euripide salutò, poi disse queste parole:

“ho scritto le Troiane dopo l’orrendo massacro non privo di stupri perpetrato dagli Ateniesi nostri concittadini nei confronti degli abitanti della piccola isola di Melo. Lo sdegno mi ha dettato i versi di questa tragedia rappresentata nel 415.

Nel prologo, appare il dio del mare Poseidone. Vi ricordo le sue  prime parole:

Sono giunto qui, io Poseidone, lasciata la salsa

   profondità Egea del mare dove danze di Nereidi

muovono in cerchio la bellissima ombra del piede” (vv. 1-3).

Il dio del mare  conclude la propria parte del prologo con la denuncia e la condannna delle distruzioni belliche : “E’ stolto tra i mortali chi devasta le città,/consegnando al deserto templi e tombe, luoghi sacri/

dei morti: egli stesso,  passato poco tempo, è già morto” (93-96)  

Tutti perdono le guerre, nessuno le vince.

 

Più avanti Cassandra, la principessa profetica invasata da Apollo, dirà che i greci vincitori sono o saranno colpiti dalla sventura più dei vinti.

Ricordo alcuni versi detti dalla ragazza invasata alla propria madre

“Farò vedere  che questa città è più felice

degli Achei, - sono posseduta dal dio, certo, ma tuttavia

per il tempo necessario starò fuori dal delirio.

Costoro per una sola donna e una sola Cipride,

mentre andavano a caccia di Elena, ammazzarono innumerevoli persone.

E il comandante, “il saggio”, per scopi più odiosi

mandò in rovina gli affetti più cari, sacrificando al fratello

le gioie domestiche dei figli; per una donna,

 una  consenziente e non rapita a forza si compirono questi obbrobri.

Quando giunsero alle rive dello Scamandro,

morivano, non perché privati dei confini della terra,

né della patria dalle alte torri. E quelli che Ares prendeva

non videro i figli, e non furono avvolti nei pepli

dalle mani della sposa, ma in terra straniera

giacciono. Gli eventi di casa loro poi accadevano simili a questi:

vedove morivano le donne, e gli uomini morivano senza figli nelle case

dopo avere allevato i figli per altri; né sulle tombe

di quelli c’è chi  donerà sangue alla terra.

Davvero una spedizione degna di questo elogio!

Tacere i turpi misfatti è meglio, né la mia musa

Diventi la cantatrice che celebrerà i mali.

I Troiani invece, innanzi tutto, ed è la gloria più bella,

morivano per la patria, e quelli che la lancia abbatteva,

portati morti nelle case dagli amici

nella materna terra nativa avevano l’ultima veste di zolle,

composti dalle mani di chi si doveva;

e quanti non morivano in battaglia dei Frigi,

sempre, giorno per giorno abitavano con la sposa

e con i figli le cui gioie erano lontane dagli Achei.

La sorte di Ettore poi, secondo te amara, senti come sta:

se ne è andato, morto, reputato l’uomo più valoroso,

e questo glielo procura la venuta degli Achei” (Troiane, 365-396)

 

Gianni: “Sto imparando molto da voi, amati maestri. Tu Euripide mi sei particolarmente caro siccome ho portato queste tue meravigliose Troiane all’esame di maturità, e altre sei tragedie tue a un esame universitario preparato con mesi di lavoro. Tra le altre l’Ifigenia in Aulide appunto.

 Ti prego di ricordarmi i versi con i quali la figlia di Agamennone va incontro al proprio sacrificio entusiasta, e approva la guerra. Poi dimmi per quale ragione hai cambiato idea rispetto alle Troiane.

 

Euripide: “Ti ricordo le parole dell’eroina : ‘divdwmi sw`ma toujmo;n  J Ellavdi (1397), offro il mio corpo per l’Ellade, quvet j, ejkporqei`te[1] Troivan (Ifigenia in Aulide, 1398), sacrificate, distruggete Troia.

Questo sarà il mio monumento perenne, questi i figli, le nozze, la fama[2].

L’Ifigenia in Aulide , scritta negli ultimi mesi della mia vita , e rappresentata postuma, contiene  un appello all’unità dei Greci e alla loro alleanza contro i nemici orientali :"è naturale che gli Elleni comandino sui barbari, e non i barbari, madre, sui Greci: loro infatti sono schiavi, noi liberi"[3], proclama la fanciulla dopo avere offerto la sua vita per la patria.

La corifea le dice che il suo comportamento è nobile, mentre è malato (nosei`, v. 1403) quello della tuvch e della dea Artemide[4] che esige sacrifici umani.

La ragione di questa mia approvazione della guerra è che sul finire del conflitto  gli Spartani stavano sconfiggendo gli Ateniesi con l’aiuto del denaro persiano e  con questo dramma attraverso Ifigenia chiamo a raccolta tutti i Greci contro il nemico storico dell’Ellade: i Troiani  da combattere e vincere nell’ Ifigenia in Aulide prefigurano i Persiani che erano stati sconfitti più volte dagli Elleni ma alla fine della guerra del Peloponneso stavano aiutando gli Spartani a vincere.

Nelle Troiane  del 415, la distruzione di Troia e la deportazione delle donne rese schiave alludeva all’orribile trattamento inflitto pochi mesi prima agli abitanti della piccola isola di Melo che volevano rimanere neutrali non accettando l’imposizione dell’alleanza con la potenza talassocratica. Allora l’isola fu invasa, gli uomini sterminati, le donne rese schiave. Questa storia vera l’ha drammatizzata Tucidide in un lungo dialogo.

 

Gianni: sì, questo lo conosco.

 

Sofocle: “Come hai potuto contraddirti così? Nelle Troiane di dieci anni prima avevi  fatto dire alla vedova di Ettore, Andromaca cui i Greci avevano ammazzato il figlio Astianatte ancora bambino queste parole:

“O Greci inventori di barbari orrori,

perché ammazzate questo fanciullo che non ha nessuna colpa?” (v. 764-765)

 

Euripide: “sono stati anni diversi con situazioni differenti come  ho spiegato e  ripeto: nelle Troiane alludevo all’eccidio di Melo, e condannavo un crimine commesso  da noi Ateniesi, mentre nell’ Ifigenia in Aulide chiamavo a raccolta i Greci contro il rinnovato pericolo persiano.

 

  Gianni“Mi è tornato in mente tutto caro Euripide, e sono deciso a riprendere lo studio delle tue tragedie con la massima lena.

Durerò una fatica maggiore iniziandomi ai tuo drammi che non ho mai dovuto studiare da alunno, ottimo Sofocle, ma sarà una fatica santa, benedetta dagli dèi della Grecia  e non solo.

Avvertenza: il blog contiene 4 note e il greco non traslitterato 

 

Bologna  5  febbraio  2026 ore 19 giovanni ghiselli

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[1] Ma cfr. Poseidone nel Prologo delle Troiane.

“E’ stolto tra i mortali chi devasta le città mw'ro" de; qnhtw' o{sti" ejkporqei' povlei",

consegnando al deserto templi e tombe, luoghi sacri 95

dei morti: egli stesso dopo è già morto”.     

 

2 Altrettanto Macaria figlia di Eracle, negli Eraclidi di Euripide “tavd  j ajnti; paidwn ejstiv moi keimhvlia (591), questi saranno i cimeli della mia vita invece dei figli.  

 

[3]Ifigenia in Aulide,  vv. 1400-1401. 

Demostene nella III Olintiaca (del 348, quando vuole convincere gli Ateniesi a soccorrere la città della Calcidica contro Filippo di Macedonia) scrive che una volta agli Ateniesi obbediva il re di Macedonia ed era giusto essendo un barbaro che obbedisse ai Greci (24)

 

[4] Cfr. Troiane 27 dove Poseidone dice “nosei` ta; tw`n qew`n”, sono malate le faccende degli dèi.