martedì 21 luglio 2026

Riccardo III. I preparativi della battaglia.-XXXIV L’ansia di Riccardo. La fiducia di Richmond. Tutto come previsto.

  

Alla fine delle guerre-e delle pandemie- i poveri sono più poveri di prima e gli speculatori già ricchi, più ricchi di prima.

 

Entra Ratcliffe e dice a Riccardo che the early village cock , il mattiniero gallo del villaggio ha già salutato l’alba due volte e i loro amici già indossano le armature.

 

Nel Satyricon  il  cantare del gallo viene considerato un cattivo presagio da Trimalchione.

Haec dicente eo gallus gallinaceus cantavit. qua voce confusus Trimalchio vinum sub mensa iussit effundi lucernamque etiam mero spargi. immo anulum traiecit in dexteram manum et:"non sine causa" inquit" hic bucinus signum dedit; nam aut incendium oportet fiat, aut aliquis in vicinia animam abiciat. longe a nobis! itaque quisquis hunc indicem attulerit, corollarium accipiet". dicto citius de vicinia gallus allatus est, quem Trimalchio iussit, ut aeno coctus fieret. laceratus igitur ab illo doctissimo coco, qui paulo ante de porco aves piscesque fecerat, in caccặbum est coniectus" (74, 1-4), mentre quello parlava così un gallo cantò. Trimalchione turbato da questo verso ordinò che si versasse del vino sotto la tavola e che anche la lucerna fosse spruzzata di vino. Per giunta fece passare l'anello[1] nella mano destra[2] e disse:"non senza motivo questo trombettiere ha dato il segnale; infatti ci deve essere un incendio o qualcuno nei dintorni deve lasciare la vita. Lungi da noi! Perciò chiunque porterà questo iettatore, riceverà una mancia". In men che non si dica fu portato un gallo dai paraggi e Trimalchione ordinò che venisse cotto in una casseruola. Tagliato dunque a pezzi da quel cuoco sapientissimo che poco prima aveva ricavato da un porco uccelli e pesci, fu gettato in pentola.

 

Riccardo si apre e confida con Ratcliffe. Gli dice del sogno spaventoso e gli domanda se rimarranno tutti fedeli i loro amici.

 

Torno a ricordare il già citato"non intrat umquam regium limen fides" (Seneca, Agamennone, v. 285), la lealtà non entra mai nella soglia di una reggia.

 

Tuttavia Ratcliffe risponde: “no doubt, my lord ”(V, 3, 214)

Ma questa assicurazione non toglie la paura a Riccardo: “O Ratcliffe, I fear, I fear”.

Il tiranno è spesso soggetto e oggetto di paura. Metus tyranni: il genitivo soggettivo e oggettivo.

Ratcliffe cerca di incoraggiarlo: “be not afraid of shadows” , non abbiate paura delle ombre. Ma l’ombra che spaventa Riccardo è quella della propria morte evocata dagli spettri che ha visto di notte. Il re infatti dice che quelle visioni oniriche lo hanno spaventato più di dieci mila soldati nemici armati di tutto punto. Poi aggiunge che vuole fare un giro a origliare vicino alle tende per vedere se qualcuno si prepara a fuggire.

 

Riccardo nella paura assume l’atteggiamento  tipico dello schiavo: nelle Rane di Aristofane Xantia, il servo di Dioniso,  e un servo di Plutone identificano il doulikovn (v. 743) gli atti degni di uno schiavo che li rendono felici; essi sono: mandare gli accidenti ai padroni, brontolare, essere ficcanaso, origliare quanto dicono i padroni (parakouvwn despotw'n a{tt  j a}n lalw'si, v. 750) e andarlo a raccontare fuori.

 Nei drammi di Plauto ci sono diversi personaggi volgari che origliano: il Miles gloriosus , Pirgopolinice, bisbiglia: “Tace; subauscultemus ecquid de me fiat mentio" (v. 993), taci, ascoltiamo di nascosto se viene fatta menzione di me.

 

Riccardo e Ratcliffe escono.

 

Passiamo nell’altro campo.

Entrano i nobili nella scena e nella tenda di Richmond.

Gli chiedono come abbia dormito, e lui, che sta dalla parte giusta, risponde in modo prevedibile: “ho avuto il sonno più dolce e  sogni di buon augurio”. Aggiunge un’altra battuta non inopinata: gli è parso che le anime dei corpi assassinati da Riccardo cantassero vittoria.

Riccardo ha minor forza militare ma le sue parole hanno maggiore foza drammatica.

 

Segue l’orazione di Richmond ai soldati

C’è dentro il solito “Dio è con noi”. Non solo Dio ma le preghiere dei santi e delle anime offese.

A questa affermazione che Dio sostiene sempre la parte giusta, quindi da lui preferita, contrappongo quanto dice Giove nel  dramma Cimbelino (1609) di Shakespeare; “Whom best I love, I cross: make my gift-the more delay’ d, delighted” (V, 4, 101-102), io crocifiggo chi amo di più per rendere più gradito il mio dono più atteso. Si pensi anche al Giobbe biblico.

Cito anche alcune parole del De Providentia di Seneca:

Omnia adversa exercitationes puta (2, 2)

Marcet sine adversario virtus (2, 4)

Ecce par deo dignum: vir fortis cum mala fortuna compositus, utĭque si et provocavit (2, 8).

 

Richmond procede con la denigrazione e demonizzazione del nemico “a bloody tyrant and a homicide” (247)

Di più: un’ignobile, immonda pietra resa preziosa solo dall’essere appoggiata sul trono d’Inghilterra, insomma one that hath  ever been God’s enemy-(253) uno che è sempre stato nemico di Dio.

Dunque di nuovo: è giusto che Dio vi protegga come suoi soldati.

Soldati che saranno benedetti anche dalle mogli e dai figli.

Perciò combattete nel nome di Dio!

 

L’abbiamo sentito dire tante volte anche dai peggiori delinquenti

Pure Enea  , quando abbandona Didone nel modo più vile lo fa in nome di Dio

La figlia di Cimbelino Imogene, falsamente creduta infedele dice che molti uomini onesti vennero ritenuti falsi quando vennero interpretati tali quale era il falso Enea ( being heard like false Aeneas, Cimbelino, III, 4, 58-59) 

Richmond infine promette che dopo la  vittoria “l’ultimo di voi (the least of you, 269))  avrà parte degli acquisti dell’impresa”.

 

Sono piuttosto incline a credere nelle parole di Brecht 

La guerra che verrà

Non è la prima. Prima ci sono state altre guerre.

Alla fine dell’ultima

C’erano vincitori e vinti.

Fra i vinti la povera gente

Faceva la fame. Fra i vincitori

Faceva la fame la povera gente egualmente (Poesie di Svendorg, del 1939).

 

Poi trombe e tamburi, Dio, San Giorgio e Richmond.

Sound, drums and trumpets boldly and cheerfully!

God and Saint George! Richmond and Victory! (V, 3, 270-271

Suonate arditi e lieti tamburi e trombe. Dio e San Giorgio, Richmond e vittoria!

Pesaro 21 luglio 2026 ore 20, 58, giovanni ghiselli

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[1] Il secondo dei due descritti a 32, 3.

[2] Sono scongiuri.


Il delitto di Garlasco e Riccardo III di Shakespeare.


 

Alle trasmissioni sul delitto di Garlasco vengono invitati personaggi che pretendono la condanna di Andrea Sempio senza prove. Ogni parola  sua e della madre, ogni suo pensiero scritto o espresso in vari monologhi, è indicato quale forte indizio del fatto che ha ammazzato Chiara. Costoro avranno pure delle loro ragioni per farlo. Affermo comunque che non hanno diritto di anticipare la sentenza di ergastolo che auspicano.

 

Ora veniamo al dramma di Shakespeare.

Hastings, il lord ciambellano, assicura che non darà il suo voto to bar  my master’s heirslatino heres (III, 2, 53-54 ) per escludere, sbarrare,  gli eredi del re Edoardo IV;  non vorrà farlo a costo di morire to the death. Questa fedeltà infatti gli costerà la vita. Tale rifiuto di complicità non è sopportabile per Riccardo, il Lord cosiddetto Protettore del legittimo erede.

Nella Torre siede l’intero consiglio della corona  che  aspetta Riccardo  il quale ha già deciso di condannare a morte il ciambellano del quale sa che non vuole cedere al complotto ordito con Buckingham per esautorare il legittimo successore al trono,  figlio del defunto Edoardo IV e nipote di Riccardo.

Il quale aveva già risposto “Chop off his head”, tagliargli la testa , alla domanda di Buckingham  :”Now, my lord, what shall we do if we perceive Lord Hastings will not yeld to our complots?” allora, signore, che cosa dobbiamo fare se ci rendiamo conto che Lord Hastings non cede ai nostri complotti? (III, 1, 191-193)

Entra dunque Il duca di Gloucester e il presunto Protettore del nipote erede al trono. Sono tutti trepidi temendo ciascuno per  sé ma il più allarmato è Hastings che si è opposto al colpo di Stato.

Riccardo non si scopre subito, anzi assume un tono svagato prima di decretare la condanna del ciambellano: “My Lord of Ely, when I was last in Holborn-I saw good strawberries in your garden there;-I do beseech, send for some of them” III, 4, 31-33). Intendeva distrarre l’attenzione intanto, e manifestare benevolenza al Vescovo per rassicurare gli altri e isolare il ribelle, lo scontento del suo regime.

Poche battute dopo, nonostante Hastings abbia cercato di fare ammenda, Riccardo grida infuiato: Off with his hear!” (III, 4, 76), gli si tagli la testa!

 

Jan Kott commenta: “Shakespeare non sapeva la geografia. Per lui la Boemia si trova in riva al mare. Anche Firenze per Shakespeare è un porto di  mare. Ignorava pure la storia. Cleopatra si fa slacciare il busto da un’ancella. Shakespeare non aveva mai visto il mare , né una battaglia, né le montagne” Ma conosceva le leggi e gli usi del potere . Riccardo è un principe che ha letto Il principe.

“Questa scena del Riccardo III è un capitolo del Principe di Machiavelli fatto dramma: la grande scena del colpo di Stato. Ma questa scena è rappresentata da uomini vivi, ed è in questo che sta la superiorità di Shakespeare. Uomini che sanno di essere mortali e che mercanteggiando cercano  di strappare alla storia spietata un briciolo di rispetto per se stessi, le apparenze del coraggio, le apparenze della decenza. Non ci riusciranno: la storia prima ne farà degli stracci, poi taglierà loro la testa” Shakespeare nostro contemporaneo, passim.  

 

Ora torno al delitto di Garlasco.

Ovviamente non so chi abbia ucciso Chiara e non posso affermare né escludere nulla sul colpevole o i colpevoli, comunque nella furia accusatoria di certe persone oramai personaggi quasi onnipresenti nelle trasmissioni sull’assassinio della ragazza, vedo una brama smodata di vedere condannato un personaggio spiacente a loro: un ragazzo, poi un giovane uomo che non ha mai gradito il sistema e non vi si è mai adattato del tutto. Costoro invece ne sono soddisfatti e ritengono giusto che uno giovane scontento venga condannato pur senza prove: lo trovano odioso e colpevole per il fatto che  ha pensieri divergenti da quelli del conformismo delle persone contente di come vanno le cose.

Devo dire che gli avvocati di Stasi non infieriscono su Sempio. Del resto già Stasi è stato condannato sulla base di indizi.

 

Pesaro 21 luglio 2026 ore 19, 08.

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