Atto V, scena 4
Entra Catesby che chiede soccorso a Norfolk dicendo: “The king enacts more wonders than a man (V, 4, 2) il re esegue prodigi più che
umani. Riccardo è sempre stato estraneo al naturalmente umano.
Lo
accosto a lady Macbeth quando è prossima a morire e il dottore dice: “unnatural deeds do breed unnatural troubles” (Macbeth,
V, 3) atti contro natura producono turbamenti innaturali.
Il suo
cavallo è stato ucciso ed egli si batte a piedi.
Il
cavallo ha una funzione importante nella guerra di quel tempo, e più di tutti
ha bisogno di servirsene un guerriero lamely claudicante quale si presenta Riccardo nella prima
scena di questo dramma (I, 1, 22).
Riccardo
è cladicante, come Edipo, e non si avvale di valido piede" j ouj podi; crhsivmw/-crh'tai "(Sofocle, Edipo re, v.878-879).
Atto V scena 5
Entra in scena Riccardo III e lancia
il grido A horse!a horse! My
kingdom for a horse! (V, 5, 7). , un cavallo un cavallo! Il mio regno per
un cavallo. Il regno che gli è costato tanti delitti vale meno di un cavallo.
E’ un’altra smontatura del potere che non solo non è felicità ma nemmeno
potenza.
Catesby gli
consiglia la fuga ma Riccardo assume la veste dell’eroe il cui motto è “non
cederò”- ouj lhvxw detto da Achille in Iliade ,
XIX, 423.
Riccardo dunque dice di avere puntato
tutto su una sola giocata e accetterà il rischo del dado. Questo fa venire in
mente l' alea jacta esto di Cesare
(Svetonio, Vita, 32) e pure quanto
dice Macbeth dopo l'uccisione del suo re Duncan. "there is nothing serious in mortality-all is but toys" (II, 3)
non c'è niente di serio nella vita mortale, tutto si riduce a giocattoli.
Senza contare che i dadi del destino
sono sempre truccati
In un
frammento di Sofocle leggiamo: “ajei; ga;r eu\
pivptousin oiJ Dio;~ kuvboi”, i dadi di Zeus cadono sempre bene.
Per quanto
riguarda l’alea di Cesare, Lucano scrive: placet
alea fati (Pharsalia, VI, 8) gli
piace correre rischi, abituato com’era a vincere, ma è di Zeus, o del
Fato, la mano che lancia i dadi degli
uomini, e il trucco non favorisce sempre la stessa persona, per quanto
avventurata.
Del resto:
non illuderti che il potere (kravto") sia potenza (duvnami"):“ mh; to; kravto" au[cei
duvnamin ajnqrwvpoi" e[cein”, dice Tiresia a Penteo re di Tebe (Euripide, Baccanti, 310). Anche lui come Cesare, Pompeo
e Riccardo e pure Richmond, tutti noi isomma combattiamo e ci agitiamo solo per
una tomba :
“Et ducibus tantum de funere pugna”(Lucano, Pharsalia, VI, 811) pure i comandanti combattono solo per una
tomba. Come noi tutti.
Quindi
Riccardo ripete il suo verso di morte A horse!a
horse! My kingdom for a horse! (13). Sono le sue
ultime parole.
All’ultima scena è premessa la didascalia con la notizia che Riccardo
si batte con Richmond e viene ucciso.
Quindi entra in scena il vincitore con Stanley, conte di Derby, che
tiene la corona in mano e altri nobili.
Richmond annuncia: “the bloody
dog is dead” (V. 5, 2), il cane sanguinario è morto. Probabilmente anche
l’uccisore di Riccardo sarà insanguinato.
What bloody man is
that?, chi è quell’uomo insanguinato?, sono le prime parole umane, dopo
quelle delle tre streghe, nel Macbeth
(I, 2, 1). Le pronuncia Duncan, il re vedendo un suo ufficiale reduce dalla
battaglia. E’ un segno: più avanti scorrerà il sangue di Duncan ucciso da
Macbeth, poi quello dello stesso Macbeth.
Stanley porge a Richmond la corona regale che ha strappato dalla testa
dell’usurpatore. Quindi gli dà la buona notizia che il proprio figliolo è al
sicuro e nomina alcuni nobili caduti da una parte e dall’altra,
Richmond, il buon re, dotato di pietas,
che succede al mostro spietato, ordina che tutti i nobili ricevano la sepoltura
che spetta alla loro nascita.
Anche i riti funebri dunque sono classisti.
Inoltre Richmond ordina che si poclami un indulto a chi si
sottometterà.
Cfr. il mh; mnhsikakei`n (Senofonte, Elleniche, II, 4, 43), l’ astenersi dalle rappresaglie, seguito alla caduta dei Trenta tiranni, o anche a quello di
Togliatti, caduto il fascismo. Una volta caduta la testa del capo, i suoi
seguaci non sono più pericolosi: lo rinnegano sempre quasi tutti.
Segue il
discorso che sancisce e santifica il lieto fine
Richmod
manterrà il giuramento fatto di unire le due rose:
Il
vincitore auspica una nuova età dell’oro: come aveva solennemente giurato
“We will-
latino velle- unite-latino unire- the white rose- greco rJovdon, latino rosa- and the red- greco eJruqrov",
latino ruber, uniremo la rosa bianca (York) e
la rossa (Lancaster). 18-19
Il cielo che
per tanto tempo ( trenta anni: 1455-1485) ha guardato accigliato la loro
ostilità, ora può sorridere.
Il cielo
nelle tragedie è spesso coinvolto nelle vicende umane
Ricordo il
già citato :"Fecimus coelum nocens"
( Seneca, Oedipus, v. 36).
York e Lancaster furono divisi dall’odio e dal clima della
totale ostilità : “the brother- greco fravthr- latino frater- blindly shed-orig. to separate- greco scivzw latino scindo- the brother’s blood;-the father greco pathvr- latino pater- rashly slaughter’d his own son-
greco uiJovς-;/the son compelled- latino compello-spingo a forza- been
butcher to the sire-is a variant of Old
Frech senre< latino senior” (24-26) il fratello ha ciecamente
versato il sangue del fratello, il padre ha sconsideratamente macellato il
proprio figlio, il figlio è stato costretto a farsi macellaio del padre.
All this divided- latino divĭdo- York and Lancaster/ - in
their dire- greco deinovς- latino dirus- division” (28) tutto questo divise York e Lancaster
nella loro crudele rivalità.
Durante questa guerra deprecata l’Inghilterra ha infierito contro se
stessa e si è giunti a quella completa peccaminosità che caratterizza l’età del
ferro. Il fratello ha ucciso il fratello, il padre il figlio, il figlio il
padre.
Delitti che si sono in gran parte concentrati in Riccardo.
.
Si ricordi il re buono che rende prospera la terra già nell’Odissea ( XIX, 108-114) e il capo cattivo che la intristisce e
la rende desolata nelle Opere e i giorni
(240-244) di Esiodo.
Anche Lucrezio identifica l’età peggiore, quella della compiuta
peccaminosità, con il tempo delle guerre intestine, della lotta spietata di
tutti contro tutti: quando gli uomini, credendo di sfuggire al terrore della
morte, gonfiano gli averi col sangue civile, e ammassano avidi le ricchezze, accumulando
strage su strage, godono crudeli dei tristi lutti fraterni "et
consanguineum mensas odere timentque " (De rerum natura , III, 73) e odiano e temono le mense dei
consanguinei.
Adesso l’odio è finito: “Richmond and Elisabeth the true- succeeders latino -succēdo- of each- royal- latino regālis-
House, autentici successori di ciascuna casa reale, by God’s fair ordinance conjoin-
latino coniungo- together, si
congiungano per fausto decreto di Dio, and
their heirs latino heres-ēdis, God, if Thy will- latino velle-
be so- e il loro eredi, Dio, se tale è il tuo volere, enrich
the time to come, with smooth-fac’d peace, arricchiscano l’avvenire con la
pace dal volto disteso, with smiling- greco
meidiavw- plenty- latino
plenitas, plenus- greco-pivmmplhmi-plh'qoς- and fair prosperous- latino prosperus- days, con ridente abbondanza
e radiosi giorni di prosperità (30- 34)
Abate the edge- greco ajkivς- latino acies- of traitors graicious lord, smussa la lama dei traditori,
grazioso signore that would- reduce- latino redūco- these bloody
days again-and make poor England weep in streams of blood- che vorrebbero ricondurre quei giorni
sanguinosi, e fare piangere torrenti di sangue alla povera Inghilterra (35-37)
.
Il pericolo
di una regressione c’è sempre nella storia come nella vita individuale.
Now civil- wounds are stopp’d-, peace lives again- that she may
long live here. God say Amen (V, 5, 40-41) ora le ferite della
guerra civile sono chiuse, torna a vivere la pace. Che possa vivere a lungo
qui, Dio dica amen. Sono le ultime parole del dramma. Poi la didascalia Exeunt.
Fine del Riccardo III
Brevissima
appendice
Gli scrittori protetti cenlebrano
sempre i vincitori
Richmond dopo la vittoria diviene re
Enrico VII, padre di Enrico VIII e nonno della regina Elisabetta I
Si torna
dall’età del ferro a quella dell’oro come nella IV Bucolica di Virgilio e
nel Carmen saeculare di Orazio.
Già nel primo libro Giove profetizza il
rinnovamento dei tempi dovuto all’impero e
senza fine e alla pace stabiliti da Augusto: “imperium sine fine dedi. Quin aspera Iuno (279)…. consilia in melius referet mecumque
fovebit/Romanos rerum dominos gentemque togatam (281-282)… “(291)Aspera tum positis mitescent saecula bellis,/cana Fides et Vesta, Remo
cum fratre Quirinus/iura dabunt; dirae ferro et compagibus artis/claudentur Belli portae;
Furor impius intus/saeva sedens super arma et centum vinctus aënis/post tergum
nodis fremet horridus ore cruento” (Eneide, I, 279
sgg.), ho assegnato un impero senza
fine. Anzi la dura Giunone volgerà in meglio i propositi e con me favorirà i Romani signori del mondo e
la gente vestita di toga…allora,
deposte le guerre, diventeranno miti le età feroci, e la Fede veneranda e Vesta, e,
con il fratello Remo, Quirino daranno le leggi; le atroci porte della guerra
verranno chiuse con stretti serrami di ferro; l'empio Furore dentro, seduto
sopra le armi crudeli, e legato dietro la schiena con cento nodi di bronzo,
fremerà orribile nel volto insanguinato.
Orazio nel Carmen
saeculare celebra il nuovo
secolo di prosperità e virtù morali ritrovate:"Iam Fides et Pax et Honor Pudorque/priscus et neglecta redire
Virtus/audet, apparetque beata pleno/Copia cornu", già la Fede e la Pace e l'Onore e il Pudore
antico e la Virtù
messa da parte osa tornare, e appare felice l'Abbondanza con il corno pieno.
Aggiunta semiseria
La morte si annuncia con il freddo agli arti
inferiori. Aristofane, Platone, Shakespeare
La
via più breve per scendere nell’Ade, dice Eracle a Dioniso che vuole andare
negli inferi a recuperare Euripide è il suicidio: corda e sgabello per
impiccati. Poi c’è to; kwvneion, la cicuta.
Dioniso: ma è
gelata e intirizzisce gli stinchi (Rane,
125-126)
Cfr. il Fedone
118 quello che gli aveva dato il veleno, risalendo con la mano dal piede al
ventre, faceva vedere come Socrate si raffreddava e irrigidiva: “ejpedeivknuto
o{ti yuvcoitov te kai; phvgnuto”.
Cfr. Enrico V (1599) con la morte di Falstaff raccontata
dall’ostessa: “So a’bade me lay more
clothes on his feet-pouvς-pes: I put my hand-palma into the bed and felt them, and they were as cold-congeal-gelidus- as any stone-stiva-pietruzza; then I felt to his knees-govnu-genu-, and so upward, and upward, and all was as cold
as any stone” (II, 3, 20-25)
Pesaro 22 luglio 2022 ore 17, 59 giovanni ghiselli
p. s.
Statistiche del blog
All time2578587
Today5799
Yesterday7279
This month180999
Last month193158
Nell’Oedipus di Seneca la
Tebe ammorbata dagli scelera
del re è colpita dall’aridità, dalla
siccità e pure dallo scolorimento che significano sterilità e morte:"Deseruit amnes humor atque herbas
color,/aretque Dirces; tenuis Ismenos fluit,/et tingit inǒpi nuda vix undā vada "(Oedipus, vv.41-43),
l'acqua ha lasciato i fiumi e il colore le erbe, è disseccata Dirce; l'Ismeno
scorre vuoto, e con la povera onda bagna a stento i guadi nudi. La malattia
toglie umore e colore alla vita prima di annientarla: "Il sole della peste
stingeva tutti i colori e fugava ogni gioia" A. Camus, La peste, p.
87.
Il
fratricidio è rimosso. Poco posteriore alla IV ecloga ( scritta nel 40 a. C. anno della pace di
Brindisi tra Ottaviano e Antonio e del consolato di Asinio Pollione) è l'Epodo
16 di Orazio composto
probabilmente "dopo che Sesto Pompeo nel 38 ha ricominciato la sua
guerra sul mare, minacciando di affamare l'Italia". Roma che i tanti nemici esterni non
riuscirono a distruggere, prevede cupamente il poeta, "impia perdemus devoti sanguinis aetas "(v.
9), la distruggeremo noi, generazione empia nata da un sangue maledetto, con
riferimento al fratricidio primigenio di Romolo. Anche la funzione della donna
è ribaltata rispetto al messianico testo virgiliano dove la madre è
rappresentata ridente: alle donne, con
ricordo archilocheo che avrà un seguito in Tacito, si addice il luctus
che il vir, cui si confà la virtus, deve evitare:"vos quibus est virtus, muliebrem tollite
luctum " (v. 39), voi che avete coraggio virile togliete di mezzo il
lamento da femmine. Si dovrà volare al di là dei lidi etruschi, verso le isole
felici dell'Oceano. In quei luoghi la terra è generosa, gli animali produttivi,
il clima mite, le donne pudiche poiché non hanno avuto il cattivo esempio di
quella sporcacciona di Medea:"Non
huc Argoo contendit remige pinus/neque impudica Colchis intulit pedem
" (vv. 59-60), qua non ha diretto la rotta la nave con i rematori di Argo,
né la svergognata donna di Colchide vi ha messo piede.
La toga è la divisa del romano in pace, è "quell'indumento così
fortemente marcato, dal punto di vista dell'identità e dell'
"appartenenza" romana, da costituire una vera e propria
"uniforme de la citoyennetè" (. F. Dupont, La vie
quotidienne du citoyen romain sous la république, Hachette, Paris, 1989, p.
290) .La toga costruisce il corpo del
cittadino alla maniera di una veste rituale…". (M. Bettini, Le
orecchie di Hermes, p. 345).