Colloquio con la signora
Grubach. Arriva la signorina Bürstner
L’incipit
Ecco l’incipit “ Qualcuno
doveva aver calunniato Josef K., poiché senza che avesse fatto alcunché di
male, una mattina venne arrestato” .
L’arresto può avvenire in
tante maniere diverse. La più comune è l’arresto affettivo.
Non
assomiglia all’inizio del 2020 con all’arrivo del virus che ci ha cambiato
l’esistenza, ha arrestato il ritmo della nostra vita precedente?
“La cuoca della signora
Grubach, l’affittacamere, che ogni giorno verso le otto gli recava la
colazione, questa volta non venne. Ciò non era mai successo”. E’ la crisi di un
metodo, il cambiamento della direzione di una strada.
“Come La
metamorfosi, il romanzo incomincia con una rottura: l’irruzione dell’insolito e dell’inaspettato spezza
violentemente la vita pietrificata dall’abitudine” (Pietro Citati, Kafka, p. 141).
L’uomo del primo verso dell’Odissea , per cantare il quale Omero
chiede l’aiuto della Musa- è diventato un’ipotesi, uno zimbello, alla fine sarà una vittima.
Josef K. pensa a uno scherzo
di cattivo gusto fatto dai colleghi.
K. viveva in uno stato legale, con le leggi in
vigore.
Cfr.. Anacarsi Scita Nella Vita di Solone scritta da Plutarco troviamo una
derisione delle leggi scritte da parte di Anacarsi che fu ospite e amico del
legislatore Ateniese. Lo Scita dunque derideva l’opera di Solone che pensava di
frenare l’iniquità dei cittadini con
parole scritte le quali, diceva, non differiscono affatto dalle ragnatele (mhde;n tw`n ajracnivwn diafevrein, 5, 4), poiché al pari di quelle trattengono le prede deboli
e piccole, mentre saranno spezzate dai
potenti e dai ricchi (uJpo; de; dunatw`n kai;
plousivwn diarraghvsesqai). diarrhvgnumi
Le cose
poi andarono secondo le previsioni di Anacarsi il quale disse anche, dopo avere
assistito all’assemblea degli Ateniesi, di essere stupito del fatto che presso
i Greci parlassero i sapienti ma decidessero gli ignoranti (o{ti levgousi me;n oiJ sofoi;
par j { Ellhsi, krivnousi d j oiJ
ajmaqei`~ (5, 6).
Le leggi dunque colpiscono solo i deboli.
Nietzsche: “Le leggi contro i ladri e gli assassini sono
fatte a favore delle persone colte e ricche”.
Suonarono, bussarono, poi K
vide entrare un tale che non aveva mai visto in quella casa. Era slanciato, ma
robusto, portava un vestito nero attillato, sul tipo degli abiti da viaggio,
con diverse pieghe, tasche, fibbie, bottoni e una cintura, e perciò, senza
capire a che cosa dovesse servire,
sembrava particolarmente pratico”. Quindi intervenne un altro chiamato Franz
dal primo.
Chi erano quei due? Pensò che
se era una commedia, voleva recitarvi la sua parte.
I due custodi mangiano la
colazione di K.
Kafka e Apuleio
Prepotenza e irrazionalità dei
magistrati e dei loro sgherri
Deformazione spettrale e orrida
della realtà in Kafka e in Apuleio
La colazione sottratta a Josef K durante la mattina dell’arresto fa
venire in mente l’edile dell’Asino d’oro di Apuleio, Pizia, un ex
compagno di studi del protagonista.
Lucio lo incontra a Ipata e
quello fa schiacciare con i piedi i pesci comprati poco prima.
Trova cari i pesci pagati da Lucio,
e grida “Sed non impune! Iam enim faxo
scias quem ad modum sub meo magisterio mali debeant coherceri. Et, profusa in
medium sportula, iubet officialem suum insuper pisces inscendere ac pedibus
suis totos obterere (I, 25 ).
Quindi consiglia a Lucio di
andarsene: gli basta l’offesa fatta al vecchio venditore : “Sufficit mihi, o Luci- inquit- seniculi
tanta haec contumelia”.
Lucio se ne andò al bagno consternatus ac prorsus obstupidus,
costernato e quasi intontito, “prudentis
condiscipuli valido consilio et nummis simul privatus et cena”.
L’eterna scontentezza suscitata dai
burocrati
Nel Satyricon il liberto
Ganimede dice degli
edili trium cauniarum, che valgono
tre fichi secchi: istae maiores maxillae semper Saturnalia agunt (…) sed si nos coleos haberemus non tantum
sibi placeret. Nunc populus est domi leones, foras vulpes (44).
Auerbach cerca di chiarire il suo
pensiero sulla “tendenza alla deformazione
spettrale e orrida della realtà”
già presente in Seneca e Tacito citando i capitoli I 24-25 del romanzo di
Apuleio.
Le Metamorfosi di
Apuleio poi quella di Kafka
presentano una simile tendenza alla
deformazione spettrale e orrida della realtà.
Il più alto dei due custodi disse a K. che
le autorità, di cui essi conoscono solo i gradi più bassi, sono attirate
dalla colpa.
Cfr. Nietzsche come i preti
dal peccato. I medici dalle malattie.
Si chiamano Franz e Willem.
Da una finestra di fronte lo osservava una vecchia che poi strinse a sé un
vecchio. Le finestre che lasciano vedere o intravvedere gli interni oppure con
persone affacciate sono frequenti nei romanzi di K che cerca sempre aperture
con segni.
Willem disse a K che doveva restare in camera sua.
Gli chiesero anche dei soldi per
portargli la colazione ma l’imputato tornò in camera e si mangiò una mela.
Cfr. quella della Metamorfosi di Kafka. La mela come segno
di amore e di morte. Il padre di Gregor lo bombarda con delle mele e una
penetrò nella schiena riempiendolo di dolore (II capitolo). Questa mela rimase
conficcata nella carne. La ferita fece soffrire per un mese il giovane
trasformato in un immenso unsetto.
In Ibico (fr. 6
D.) i meli cotogni sono alberi sacri ad
Afrodite; la mela quindi è simbolo
erotico. Ibico di Reggio, un
magno greco (VI secolo)
Leggiamo questo frammento, il più
famoso di Ibico ( di Reggio, vissuto
nella seconda metà del VI secolo):
"in primavera fioriscono i meli cotogni, alberi sacri ad Afrodite,
irrigati dalle correnti dei fiumi dov'è il giardino intatto delle vergini, e i
fiori della vite crescendo sotto i tralci ombrosi dei pampini sbocciano, ma per
me Eros rimane sveglio e tormentoso. Come Borea tracio bruciante sotto la
folgore, egli avventandosi dalla parte
di Cipride con aride follie, oscuro e impudente, con prepotenza e senza tregua
fa la guardia al mio cuore".
K. bevve un bicchierino di
acquavite. Tutti eventi e atti casuali
Manca la series causarum della Prónoia.
K deve presentarsi da un ispettore vestito con una giacca
Costui lo aspettava nella
stanza della signorina Bünster, una dattilografa coinquilina di K. Era un uomo alto che si torceva tra le dita un
pizzo rossiccio.
K. chiese se poteva sedersi e
l’altro rispose “Non usa”.
Gli dice che non deve pensare
a loro ma a se stesso. E’ assurdo disse K.
L’ispettore aggiunge che lui
è imputato ed è in arresto ma questo non
deve impedirgli di andare in ufficio.
“ Iosef K., l’arrestato, viene lasciato libero, come
Raskol’ nikov viene lasciato libero da Porfirij Petrovič: il Tribunale che
insinua le sue sedi dappertutto, non ha bisogno di chiudere Josef K. In
carcere. Egli resta libero e prigioniero, senza catene e recluso,-come tutti
noi, che viviamo in tutti i modi in una prigione senza sbarre” (Citati, Kafka,
p. 142).
Insomma K è prigioniero di se
stesso, delle sue angosce, dei suoi sensi di colpa. Questo carcere interno non
gli impedisce di lavorare in banca. Gli toglie però la fiducia in se stesso e
l’amore.
L’ispettore porta in casa di
K tre impiegati di banca in sottordine, tre
figure grottesche. Uno Kaminer aveva
un sorriso insopportabile provocato da un cronico strappo muscolare.
Non era neanche capace di
sorridere apposta. Ma il senso di umanità vietava di canzonare quel ghigno.
K di giorno lavorava, la sera
passeggiava o frequentava una birreria o andava invitato a cena dal direttore
della banca che lo stimava.
Una volta alla settimana
andava da una ragazza, una certa Elsa che di notte faceva la cameriera in una
fiaschetteria e di giorno riceveva visite solo stando a letto. Espressione
ambigua.
Anche nel romanzo Il castello K
frequenta delle cameriere addetti alla mescita: Frieda e Pepi.
La sera la padrona di casa,
signora Grubach gli dice che il suo
arresto non è grave e gli pare solo una cosa da eruditi che lei comunque non
comprende e del resto non è necessario comprendere (69).
K risponde che non è nemmeno
una cosa da eruditi, poi aggiunge che in banca se la sarebbe cavata meglio, in
quanto là è preparato.
La Grubach come l’ispettore non gli stringe la mano. Ormai è
appestato
K del resto capì che il
consenso di quella donna non contava nulla.
Scontro con l’affittacamere
che ha sparlato di un’altra inquilina,
una ragazza: la signorina Bürstner. Teme per il buon nome della pensione
perché l’ha vista a passeggio con uomini diversi.
K si infuria e dice alla
donna: “se vuole mantenere il buon nome deve cominciare con lo sfrattare me!
K aspetta la Bürstner e le chiede di poterle parlare. La signorina tornò da teatro dopo le 11 e lo fece entrare in camera sua ma non si
tolse nemmeno il cappellino sovraccarico di fiori (73).
K iniziò a scusarsi ma lei lo interruppe
dicendo: “Io salto i preamboli”.
K si scusa per il soqquadro che Kaminer aveva
messo nella camera della ragazza,
Hanno un colloquio squilibrato: K insiste per continuare a parlare mentre la
signorina è stanca. Improvvisamente K la
bacia e le lecca il viso come l’animale assetato che passa la lingua sull’acqua
della sorgente finalmente trovata. Infine le baciò la gola e vi premette le
labbra a lungo 77. Quindi finalmente se ne andò.
Fine del I capitolo del romanzo
Il processo.
Appendice
Nel romanzo Il
castello si trova un concubitus animalesco, una copula atroce, da cani, per denunciare
l'impossibilità o l'impotenza dell'amore tra K. e Frieda:
"poiché la seggiola era
accanto al capezzale, vacillarono e caddero sul letto. E lì giacquero, ma non
con l'abbandono di quella prima notte. Lei cercava qualcosa, e lui pure, e
ciascuno, furente e col viso contratto, cercava, conficcando il capo nel petto
dell'altro: né i loro amplessi né i loro corpi tesi li rendevan dimentichi, ma
anzi li richiamavano al dovere di cercare ancora; come i cani raspano disperatamente
il terreno, così essi scavavano l'uno il corpo dell'altro, e poi, delusi,
smarriti, per trovare un'ultima felicità, si lambivano a volte con la lingua
vicendevolmente il viso. Solo la stanchezza li pacificò e li riempì di mutua
gratitudine. Poi sopraggiunsero le due serve. "Guarda quei due sul
letto" disse l'una, e per compassione li coprì d'un lenzuolo".
Il modello è il De rerum natura di Lucrezio
"sic in amore
Venus simulacris ludit amantis/nec satiare queunt spectando corpora coram/nec
manibus quicquam teneris abradere membris/possunt errantes incerti corpore
toto./Denique cum membris collatis flore fruuntur/aetatis, iam cum praesagit
gaudia corpus/atque in eost Venus ut muliebria conserat arva,/adfigunt avide corpus iunguntque salivas/oris
et inspirant pressantes dentibus ora,/nequiquam,
quoniam nil inde abradere possunt/nec penetrare et abire in corpus corpore
toto;/nam facere interdum velle et certare videntur:/usque adeo
cupide in Veneris compagibus haerent,/ membra voluptatis dum vi labefacta
liquescunt " (IV, vv.
1101-1114), così nell'amore Venere con i
simulacri beffa gli amanti, né possono saziarsi rimirando i corpi presenti, né
con le mani possono raschiare via nulla alle tenere membra, mentre errano incerti
per tutto il corpo. Infine, come, congiunte le membra, godono del fiore della
giovinezza, quando già il corpo pregusta il piacere e Venere è sul punto di
seminare i campi della femmina, inchiodano
avidamente il corpo e mescolano le salive della bocca, e ansimano premendo coi
denti le labbra, invano poiché di lì
non possono raschiare via niente, né penetrare e sparire nel corpo con tutto il
corpo, infatti sembrano talvolta volere farlo lottando: a tal punto sono avidamente attaccati nei lacci di
Venere, mentre le membra sdilinquite dalla violenza del piacere si struggono
nequiquam (1110) : la pesante parola, che costituisce un
molosso (una sequenza, cioè, di tre sillabe lunghe) ed è collocata nel risalto
della sede iniziale non lascia scampo alle
illusioni degli amantes.
La stesso avverbio sesquipedale si ripete al v. 1133.-
in corpus
corpore ( 1111): il poliptoto a
contatto è espressivo del desiderio
simbiotico dei due amanti, ma la simbiosi non è amore:"In contrasto con l'unione simbiotica, l'amore
maturo è unione a condizione di preservare la propria integrità, la propria
individualità".-
certare videntur
(1112): la volontà simbiotica include quella di lottare per la sopraffazione
poiché ognuno dei due vuole essere l'elemento predominante e un rapporto alla
pari non è possibile siccome anche le relazioni erotiche, come tutte quelle
umane, se non vengono corrette dalla moralità, sono connotate dalla legge del
più forte che sottomette e sfrutta chi è più debole.
Abbiamo già ricordato Tucidide (V, 105, 2) per la
sfera politico-militare con il diritto del più forte. Ora diamo la parola a C. Pavese per quella più genericamente
umana e più specificamente amorosa:" Tipologia delle donne: quelle che
sfruttano e quelle che si lasciano sfruttare....Le prime sono melliflue, urbane,
signore. Le seconde sono aspre, maleducate, incapaci di dominio di sé. (Ciò che
rende villani e violenti è la sete di tenerezza.) Tutti e due i tipi confermano
la impossibilità di comunione umana. Ci sono servi e padroni,
non ci sono uguali. La sola regola eroica: essere soli soli soli".-
Bologna 18 marzo 2026 ore 18,
08 giovanni ghiselli
p. s.
Statistiche del blog
All time1993308
Today1136
Yesterday772
This month26987
Meno di settemila all’alba dei
2 milioni