lunedì 26 ottobre 2026

La vittoria di Lula.


La vittoria di Lula mi ha fatto iniziare bene la giornata odierna. So che a molti non farà piacere e che i media padronali la confuteranno come illegittima o per lo meno la biasimeranno con argomenti suggeriti dalla politica imperialistica e colonialista. Diranno che il Brasile conta poco perché non ha una grande potenza militare né i capitali in grado di costruirla.

 Altri invece sosterranno Lula, in molti nel mondo credo.

A me piace per il fatto che sta dalla parta dei poveri e dei colonizzati, non da quella degli schiavisti.

Mi è simpatico anche per il fatto che siamo quasi coetanei e questo fatto mi incoraggia a procedere con un’energia positivamente sproporzionata  all’età nell’opera educativa che ho praticato per tutta la vita con efficacia sempre maggiore. Avrò 4 milioni di allievi entro quest’anno al più tardi. Cercherò anzi di arrivarci entro l’estate se non addirittura in primavera.

Bologna 26 ottobre 2026 ore 11, 20 giovanni ghiselli

p. s.

Statistiche del blog   

 

All time3365797

Today5036

Yesterday6876

This month132154

Last month262275

Intanto ho tenuto la media di 5000 lettori al giorno in questo mese fino a oggi.

I lettori Brasiliani che si sono  aggiunti agli altri in questi ultimi mesi sono 73680. Chissà se tra questi ci sono anche degli elettori di Lula? Non lo so ma ne sarei contento

 

 

 


Viaggio in Grecia dell’aprile 1982. Terza parte. Il Museo dell’Acropoli. Giorni e fatti memorabili.


 

Entro nel museo dell’Acropoli di Atene. Vedo animali feroci duellanti a scannarsi. Mi fanno pensare a persone dalla natura e dalla misura lontane da quella umana. Le ho notate dovunque: per strada, a scuola, sulla spiaggia, in pianura e sui monti. Uomini e donne quasi ineducabili: ce l’ho messa tutta ma le mie fatiche umanamente spese per tali Calibani sono andate  perdute.

 

Procedo e noto alcune fanciulle dai sorrisi sbarrati. Mi sembrano senza pensiero queste Kovrai, quindi carenti di vita interiore. La sembianza umana nelle figure del sesto secolo ha  forme statiche e rigide.

Tali le mie prime amanti che non stimolavo, non aiutavo a pensare siccome non ne ero davvero capace nemmeno io. Sono stato prima un ignorante poi  un saputello mezz’orbo di mente, petulante e pretenzioso.

 

Helena mi ha redento dicendomi: “io non sono materia”. Non era giovane come la gelataia di Lubiana, né quanto l’universitaria di Praga, né studiosa come Päivi, né colta come Kaisa, ed era incinta di un altro, eppure è stata la migliore di tutte. Una ragazza madre libera e mai menzognera con me.

Il suo nome greco è rimasto legato alla sfera del sacro. E’ stata la più costruttiva di tutte, almeno con me. Abbiamo passato insieme un mese della nostra vita terrena come due personaggi felici di un bel libro eliminando la polvere della realtà e tutto l’inessenziale.

 

Poi vedo un’Atena che tiene un serpente in mano e minaccia un nemico pazzo e smisurato. Questa donna bella e scomposta mi fa venire in mente certe mie consanguinee, talora furenti e incapaci di contenere l’ira in forme ordinate. Ho cercato di educare anche loro, educatrici e pure educande. Pertanto le ho amate molto: mamma, nonna e zie. Alla sorella quando era una citta piccina ho fatto quasi da padre vicario.

Mi sono lasciato formare osservando le donne di casa e imparando quanto mi era davvero congeniale, ma  rifiutando quanto non dovevo prendere  siccome non mi  si addiceva. Da bambini osserviamo gli adulti consanguinei, li giudichiamo e scegliamo di imitarli in quello che ci piace e convince in quanto ci è connaturato, ereditato da loro. Dalle zie Rina e Giulia, maestre fasciste all’estero, ho preso l’amore per la scuola anche straniera, dalla mamma l’autonomia consentita  e la capacità di vivere in solitudine, dalla nonna Margherita ho ricevuto il soccorso  della grande benevolenza con la quale mi incoraggiava. Le piacevo perché assomigliavo a suo marito Carlino Martelli e pure a suo babbo Guglielmo Scattolari. Voleva lasciarmi tutti i suoi poderi ma non potè farlo perché aveva sei figli. Della terra che è mi è arrivata grazie alla mamma e alle zie, non ho venduto una zolla per gratitudine a loro. Ho preferito vivere da povero piuttosto che vendere al palazzinaro di Montegridolfo.

 Il nonno era povero più di me, eppure mi ha lasciato beni preziosi:  l’amore per le donne, la bicicletta e l’adorazione del sole.

 

Procedo. L’immagine più ordinata e altamente umana di questo museo è un’Atena pensosa del quinto secolo. Ha un volto spirituale, un corpo coperto da un peplo che lo lascia immaginare ben fatto. Tiene la faccia china sulla mano sinistra che stringe una lunga lancia appoggiata a un angolo formato dal suolo e da un corto pilastro. La destra è posata sul fianco. In testa ha un elmo sormontato da un cimiero. Mi appare forte, riflessiva e sicura di sé.

Come Päivi appena la vidi il 19 luglio del 1974. Gli artisti raffigurano sempre le nostre vite, quelle di tutti. Ho iniziato da bambino riconoscendo le mie pene negli affanni di Leopardi e ho continuato così, con ogni autore che scrivendo descrive anche me e mi rende noto a me stesso. Anche nel cinema ho riconosciuto personaggi di uno stampo simile al mio.

Nella Parthenope di Sorrentino ho rivisto le mie compagne migliori. Donne libere, assai contente che le amassi senza volere sposarle. Per carità!

Questa Atena è bella senza esibizione, è forte ma non grossolana, è pensante ma tutt’altro che indebolita dal pensiero inutile e inefficace.

“Amiamo il bello con semplicità e la cultura senza mollezza”, ricordai.

 Quando a Päivi  dissi,  per attirarla con una lusinga: “ti trovo, interessante, speciale”, ella mi rispose da grande signora: “Proprio me?”.

La amai. Eravamo nel luglio del 1974 il giorno del suo ventiquattresimo compleanno. Io mi avvicinavo ai trenta, età della svolta.

Cominciavo a sapere quello che volevo: diventare il professore di liceo più bravo di Bologna 11 anni dopo avere concluso il liceo Terenzio Mamiani di Pesaro dove ero stato lo studente più bravo. La studiosa Kaisa, poi Päivi  mi avevano ricordato questo compito che avevo ricevuto  fin da bambino dalle zie maestre. Ma circondata da un alone sacro è rimasta soltanto Helena. Non mi ha mai mentito né ferito. Eravamo belli, autentici e semplici come le parole di Omero e quelle di Cristo. Poesie incarnate eravamo.

“Ifigenia  un giorno mentiva, un altro feriva,  poi magari leniva, il terzo mi colpiva di nuovo per spalmare un’altra volta il suo balsamo, ma oramai  ferite e  unguenti, dolori e felicità, menzogne e verità  dopo essersi avvicendati per anni  si sono amalgamati nella grande, inarrestabile ruota del destino che mi spinge a scrivere. Questa donna è stata costruttiva, distruttiva e struggente”,   ho pensato.

 

Esco soddisfatto dal Museo dell’Acropoli. Ho riconosciuto parti della mia storia in queste figure nonostante la mia ignoranza della storia dell’arte. Ma i significati forti si vedono anche senza studio specifico.

 

Bologna  26 ottobre 2026 ore 10, 21, giovanni ghiselli

p. s.

 Dedico questo capitolo alla collega Antonia Sommacal di Carmignano, la più cara delle mie amiche:  mi ha fatto da mamma vicaria con parole di intelligenza e comprensione che mi hanno aiutato a diventare quale sono e sono contento di essere. Antonia mi ha rivelato a me stesso come uomo intelligente, buono, bello e fine. Avevo 25 anni non ancora compiuti quando la conobbi ed ero ancora quasi informe. Antonia ne aveva cinquanta. Era la vicepreside della scuola media di Carmignano il cui preside tendeva a maltrattarmi e se la sua vice che di fatto dirigeva la scuola non mi avesse sostenuto, forse quell’uomo mi avrebbe fatto del male.

Con Antonia ci siamo dati del lei ma oggi che sei un amica celeste  ti manifesto il mio affetto e la mia gratitudine in modo diretto: tu mi hai educato e mi hai salvato Antonia carissima!

Statistiche del blog

All time3365037

Today4276

Yesterday6876

This month131394

Last month262275