venerdì 12 agosto 2022

Euripide Ione XXI parte. La sticomitia che oppone il figlio alla madre.


 

Creusa chiede aiuto alle ancelle. E’ corsa da loro sfuggendo ai nemici.

Non sa dove rifugiarsi e la coreuta le suggerisce la tutela consueta dei supplici: l’altare- jpi; bwmovn (1255) dove ijkevtin ouj qevmi~ foneuvein 1256 non è lecito e non usa ammazzare chi chiede protezione.

Si vedono arrivare i nemici spietati che brandiscono spade.

Il coro ripete il suggerimento di porsi accanto all’altare. Non c’è altro da fare che sopportare la sorte: oijstevon de; th;n tuvchn (1260).

 Se ti uccideranno mentre sei  supplice verserai sugli uccisori sangue macchiato di colpa.

E’ quanto accadde agli Alcmeonidi che ammazzarono i seguaci di Cilone rifugiatisi nel tempio delle dèe venerande.

 

Cilone era un nobile Ateniese, vincitore olimpico e genero di Teagene, tiranno di Megara. Incoraggiato dal dio delfico e aiutato dal suocero, costui nel tempo delle Olimpiadi (nel 636 o nel 632) occupò l'acropoli di Atene per instaurare la tirannide. Gli Ateniesi guidati dall’alcmeonide Megacle però reagirono e, mentre Cilone con il fratello scapparono, diversi ciloniani vennero uccisi sebbene avessero cercato rifugio nei templi. In seguito a queste uccisioni vennero chiamati sacrileghi ed empi contro la divinità (" ejnagei'" kai; ajlithvrioi th'" qeou'")  quelli, e la stirpe che discese da loro (Tucidide, I, 126, 11). Lo storiografo non nomina gli Alcmeonidi quali responsabili dell'eccidio, ma rileva che i Lacedemoni ordinavano di scacciare la sozzura ( "a[go" oiJ Lakedaimovnioi ejkevleuon ejlauvnein", I, 127, 1), si intende per vendicare gli dèi[1]; in realtà perché sapevano che Pericle vi era implicato per parte di madre, che era nipote di Clistene Alcmeonida, e supponevano che eliminato lui, gli Ateniesi non li avrebbero contrastati.

 

Ione impreca contro Creusa la vipera e[cidnan 1262 e draconessa dagli occhi di fuoco,  figlia di Prassitea e nipote del fiume Cefiso rappresentato in forma taurina.

Ne mette in rilievo la bestialità che di fatto in molte persone prevale sulla parte umana. Ogni audacia è dentro di lei h/| tovlma pa`s  j e[nestin (1264) e non è meno deleteria delle gocce di sangue velenoso della Gorgone con cui ha cercato di ammazzarmi. Ordina agli armati di catturarla perché le plaghe del Parnaso lacerino le ciocche ancora  incolumi della chioma quando sarà lanciata come un disco diskhqhvsetai 1268 balzando dalle rupi.

Il ragazzo si compiace dello scempio della donna, probabilmente bella se ha acceso il sangue di Apollo. L’immagine del disco fa pensare ai balzi del copo che sbatte di roccia in roccia a testa in giù. Cfr. volvitur in caput (Eneide, I, 116), precipita a capofitto

Ione continua a maledirla dicendo che se fosse andato ad Atene con lei sarebbe stato annientato. Quindi vuole escluderla dalla pietà che destina a se stesso e alla propria madre, con ironia tragica che avrà fatto mormorare il pubblico.

Quindi Ione invita i presenti a guardare th;n panou`rgon la “capace di tutto” che ha ordito inganno su inganno e si è acquattata presso l’altare del dio per sottrarsi alla giusta punizione dei suoi misfatti.

Creusa intima a Ione di non ucciderla in nome del dio che aleggia su Delfi e sul Parnaso.

Dal verso 1284 Inizia una sticomitia-un solo verso contr a testa- che seguita fino al 1311.

Ione ribatte che lei non c’entra niente con Apollo (1284)  e Creusa controreplica iJero;n to; sw`ma tw`/ qew`/ divdwm j ecein 1285, gli consacro il mio corpo.

Quante volte l’abbiamo detto a un’amante e l’amante a noi? Parecchie, e il più delle volte la consacrazione si è sconsacrata presto, assai spesso molto presto. Ma è andata bene così, davvero bene.

Creusa aggiunge che voleva ucciderlo perché attentava alla sua famiglia e voleva impadronirsi della sua casa

Ione ribatte che è stato Xuto, suo padre a cooptarlo nella casa reale di Atene.

Ebbene, Atene non appartiene alla razza di Eolo, ribatte la donna.

Questo legame più forte con il proprio gevno~ più che con il marito è tipicamente sofocleo. Credo che questo dilemma si ponga per tutti. Personalmente ho scelto il gevno~ materno, ma sono un tipo strano.

Ione ricorda che l’Eolide ha salvato Atene

Solo come alleato, risponde da loica Creusa

Ione rinfaccia alla propria madre, non ancora riconosciuta, la sua, di lei, sterilità-a[pai~- che l’ha indotta a invidiare Xuto e il figlio di lui.

 

Invidiare? Anche le bestie si lanciano a seminar figlioli. Siamo già troppi al mondo. Ho già scritto che Admeto nell’Alcesti invidia chi non ha figli. Credo che nascono è bene che nascano e viceversa. Fabrizio ne testamento di Tito canta: “io forse ho confuso il piacee e l’amore, ma non ho creatoi dolore”

A un amico che non usava mai il preservativo domandai perché non esitasse a rischiare di creare dolore. Rispose: “Per non creare dolore a me stesso limitando il mio piacere”. Un amico di destra, estrema. Pensava e agiva in maniera diversa da me e nemmeno lui mi ha fatto del male.

 

Creusa  domanda a Ione con quale diritto vorrebbe saccheggiare le case di chi non ha figli- tw`n ajtevknwn- 1303.

 

 E’ il problema presente nel Satyricon dei cacciatori di eredità che lusingano e cercano di aggirare quelli privi di figli. Perfino un poverello come me, uno sudicio sguattero da bettola lurida, uno sdruicito mozzo di bagnarole che sconnesse imbarcano acqua, ha dovuto guardarsi da certi noiosi cialtroni  profittatori mascherati da fedeli servitori. Ma noi poverelli ci facciamo servire finché ne abbiamo voglia e ci conviene poi li lasciamo a bocca asciutta. A meno che vogliano mangiare il nostro cadavere, posto che muoiano dopo di me. Del resto io sono già mummificato.

 

Creusa dice a Ione che gli spetta la piena proprietà pamphsiva 1305 soltando di uno scudo e di una lancia

Ione le ordina di scostarsi dall’altare. Creusa risponde con ironia tragica: vai a dare questi suggerimenti a tua madre 1307.

Il ragazzo vuole punire la donna e Creusa lo sfida ad ammazzarla nel santuario

Ione le domanda che gusto ci sia a morire tra i pramenti del dio.

Creusa risponde che così procurerà pena a chi l’ha penalizzata (1311)

Pesaro 12 agosto 2022 ore 10, 17

Giovanni ghiselli

p. s

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[1] Si noti l’ironia.

I finti Dioscùri

I finti Dioscùri
 
Calenda e Renzi si atteggiano ai Dioscuri  i figli di Zeus-Draghi che salvano la nave rimasta senza nocchiero in gran tempesta dopo le dimissioni del banchiere, mentre invero vogliono asservire ancora di più la povera serva Italia immiserita e ostello di dolore.
Si bene calculum ponas, naufragium ubique est. Bisogna cambiare rotta e comandante. A me piacciono De Magistris e pochi altri. Vi farò sapere.
 
Pesaro 12 agosto 2022 ore 9, 28
giovanni ghiselli
p. s.

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giovedì 11 agosto 2022

Euripide Ione XX parte.


Ione oj mantenuto;~ govno~ 1209, la prole dell’oracolo, balza sulla tavole e urla al vecchio: “chi stava per uccidermi? shvmaine, prevsbu 1210, indicalo, vecchio. Ho ricevuto la coppa dalle tue mani.

Il mite chierichetto tira fuori le unghie invece di abbassarle come ha fatto la colomba moribonda, morta al posto di lui.

Quindi il ragazzo afferra il vecchio  che è costretto a confessare gli arditi espedienti della bevanda di Creusa- tovlma~ Kreouvsh~  pwvmatov~ te mhcanav~ 1216. L’osare compare più volte in questa tragedia.

Il ragazzo no si ferma qui. Si presenta ai magistrati di Delfi e denuncia  l’avvelenatrice Creusa.

I signori di Delfi condannano la principessa ateniese alla lapidazione perché ha cercato di ammazzare l’ uomo sacro nel santuario.

Ora tutta la città cerca  quella che sciaguratamente si è affrettata sulla via della sciagura-pa`sa de; zhtei` poli~-th;n ajqlivw~ speuvsasan ajqlivan oJdovn- 1226- E’ venuta da Apollo per desiderio di figli,  e con i figli ha perduto la vita.

Segue un lamento delle donne del Coro che non vede una deviazione dalla morte qanavtou-paratropav  1229-1230 sulla strada dove si è precipitata la signora. Prevedono la morte a colpi di pietra per la loro padrona. Vorrebbero fuggire lontano, sotto terra, oppure su navi o quadrighe

Ma è impossibile nascondersi oujk e[sti laqei`n 1244  a meno che un dio voglia rapirmi.

Noi che volevamo fare del male al prossimo ora lo subiremo noi, così come è giusto? 1249

 

Pesaro 11 agosto 2022 ore 11, 50

giovanni ghiselli

p. s.

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Parole morte e parole vive. Vivano le parole piene di vita!


 
Ieri mattina sulle 11 uno dei miei lettori, Federico Ronconi, mi ha portato un libro di cui ha scritto una postfazione. E’ un collega, un giovane professore piuttosto stravagante. 
Sentendolo parlare mi è sembrato intelligente, un uomo dalla stranezza positiva, perciò, durante la mia ora d’aria,  ho subito letto quanto ha scritto. La lettura ha confermato la buona impressione ricevuta dalla persona.
Mi è piaciuta l’esigenza della sinossi. Approcciare un autore o un libro solo analiticamente significa non vedere l’ intero: “è come osservare una totalità con il microscopio. Lavoro tristemente inutile: il totale delle parti non è mai il tutto” (nuova poesia troll, p.143)
Nella nota 8 Federico scrive: “L’analisi è dalla parte della ragione, la sintesi dell’intelligenza”.
Aggiungo che infatti intelligenza in greco si dice suvnesi~, il cui primo significato è “unione, congiungimento”, da sunivhmi “metto insieme”.
Un'altra riflessione che voglio condividere subito con voi che mi leggete è questa: “se non c’è più un al di là, scompare anche il deinòs dell’al di qua, in quanto privo di senso”
E in nota: Come dice padre Barzaghi o. o. “se non c’è più la direzione destra, non c’è più la sinistra”.
Da quando non c’è più il muro di Berlino sono aumentate le guerre.
La guerra fredda ha frenato quella calda per decenni.
Quindi nel Testo: “Non c’è più nulla su cui valga la pena poetare. Ogni cosa diventa oggetto giudicabile solo in base a logiche utilitaristiche.
Anche le persone. Anche le parole. Tutto morto”
Già da questo assaggio ho capito il valore di questo giovane insegnante.
Le sue parole per fortuna non sono morte. Né le mie. 
 
Pesaro 11 agosto 2022 ore 10, 13
giovanni ghiselli
p. s
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Pensavano in modo diverso da me e non mi hanno fatto del male.


 
 
L’imperativo categorico dei politici è il conformismo: essere tutti atlantisti, per esempio. Il che significa essere per la guerra a oltranza. Il presidente ex comico, ora tragico,  parla di riconquista della Crimea. Vuol dire guerra mondiale. 
Io voterò, se voterò, per chi dirà no alla guerra prima di tutto. Poi altri no. 
Chi manda le armi dove già la mandano gli Stati Uniti e l’Unione Europea vuole la guerra a oltranza, la più lunga dura e cruenta possibile. 
Anni fa si fece passare la flessibilità come un  vantaggio per tutti. Di fatto era la licenza di licenziare che ha portato miseria, disoccupazione, umiliazione dei lavoratori, insomma una semischiavitù.
Non è bene essere tutti uguali. 
Anni fa eravamo comunisti, o democristiani, socialisti o fascisti. Si discuteva, tra noi persone civili, senza violenza. 
La violenza era quella delle bombe mafiose o statali.
 
Ieri sera al tramonto, mentre correvo sulla spiaggia- sei chilometri tra Pesaro e Fano- mi tornavano in mente alcune parole della canzone Il testamento di Tito del compianto e rimpianto Fabrizio. 
Non avrai altro Dio all'infuori di me, 
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse venute dall'est
dicevan che in fondo era uguale.

Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto
del male”.
 
Ebbene pensavo a due amici carissimi che erano di destra quindi avevano idèe politiche opposte alle mie: Antonia e Fulvio.
Si discuteva anche animatamente ma senza volerci male, anzi volendoci molto bene
“Pensavano in modo diverso da me e non mi hanno fatto del male”
Ci siamo fatti piuttosto del bene a vicenda. Purtroppo sono morti entrambi e ieri sera mentre il cielo si abbuiava, li rimpiangevo e ho pianto.
 
Quando ero giovane andavo con borse di studio in Ungheria, un paese allora comunista. Nei tre  grandi collegi universitari che ci ospitavano erano alloggiati tanti ragazzi, e altrettante ragazze grazie a Dio, provenienti da ogni paese del mondo. Allora un’educazione accademica significava logos e pathos ordinato e chiarito dal logos.
 Ebbene eravamo diversi, con idèe diverse, curiosi gli uni degli altri e benevoli gli uni degli altri.
Molti di loro volevano un mondo diverso dal nostro e non ci hanno fatto del male. Anzi ci siamo fatti del bene a vicenda. 
Oggi non sono sparite solo le ideologie, ma anche le idèe e perfino le parole dalle menti dei più. 
 
Pesaro 11 agosto 2022 ore 9, 31
giovanni ghiselli
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mercoledì 10 agosto 2022

Euripide Ione XIX parte. La morte provvidenziale della colomba.


 

There is special Providence in the fall of a sparrow (Shakespeare Amleto,V, 2)

 

 

Continua il racconto del Servo.

L’araldo annunciò che il banchetto era aperto a tutti. La tenda si riempì di gente con la testa incoronata e ognuno poté  saziarsi di cibo abbondante.

A questo punto entra un prevsbu~ che poi è il vecchio pedagogo maestro e complice di Creusa. Questi fece ridere tutti i convitati con il suo agire volonteroso. Forse considerato inappropriato all’età.

Quando giunse il momento del brindisi comune, il prevsbu~  propose di passare a coppe più grandi per arrivare più in fretta all’euforia. Gli inservienti allora portarono coppe fiavla~ 1182 d’argento e d’oro.

Il vecchio zelante allora ne scelse una e la offrì tw`/ nevw/ devspoth/ al nuovo padrone 1183 per rendergli omaggio. Ma nel vino aveva messo, come poi fu evidente, un veleno efficace favrmakon drasthvrion (1185) che, si disse, gli avesse dato la padrona affinché il giovane lasciasse la luce. Ma lì per lì non se ne accorse nessuno. Poi però venne  un segno dal cielo, un segno vocale: uno degli inservienti pronunciò una espressione di cattivo augurio

blasfhmivan ti~ oijketw`n ejfqevgxato 1189.

Ione, educato com’era dai sacerdoti del santuario capì che il segno era brutto- oijwno;n e[qeto- 1191; fece buttare a terra tutto  il vino malaugurato e chiese che gli riempissero un’altra nuova coppa kajkevleus j a[llon nevon -krath`ra plhrou`n 1191-1192

 

Si deve fare attenzione ai segni vocali. Pensate al  cauneas cui Crasso non diede ascolto

Sentiamo Bettini: “Anche in questo caso bisognava però saper riconoscere il valore soprannaturale della “voce”, quando si manifestava. Crasso, per esempio, non riuscì a comprendere che il venditore di fichi Cari-il quale gridava Cauneas! Sulla banchina del porto di Brindisi-non stava semplicemente facendo pubblicità alla sua merce, gridando “vendo fichi di Cauno!”, come si poteva pensare. Niente di tutto questo. Il venditore lo diffidava nientemeno dal prendere il mare verso la sua propria morte: cau’ n(e) eas! “non andare”, stava infatti gridando-ovviamente secondo la pronunzia apocopata dell’imperativo cave che si usava nel latino parlato[1]. Ma Crasso non se ne accorse. Il problema era che, per sua disgrazia, non se l’aspettava”[2].

Crasso finì sconfitto e ucciso.

Gli tagliarono la testa, e un attore, Giasone di Tralle, si avvalse di quel macabro trofeo per recitare realisticamente i versi delle Baccanti di Euripide nei quali Agave impazzita palleggia la testa del proprio figliolo Penteo,  ucciso da lei e dalle sue sorelle.

Tutto questo tra gli applausi feroci dei Parti.

 

Ione dunque si fece portare un’altra coppa

Venne portato il vino di Biblos (già nominato da Esiodo negli Erga 589). Quindi arrivò dal santuario uno alato corteo di colombe pth`no~  kw`mo~ peleiw`n (1197) che accostarono i becchi al vino gettato e lo tiravano dentro le gole piumate. Quella che aveva inghiottito il vino versato da Ione subito scosse il corpo dalle belle ali – eujqu;~ eu[pteron devma~- e[seise  1204 e fu presa da furore bacchico e strideva gemendo con versi incomprensibili.

In seguito a questo terremoto dell’organismo l’uccello muore rantolando e abbassando le unghie delle zampe rosse.

L’agonia della colomba, la sua lotta contro la morte con grida e unghie è descritta efficacemente. Non dobbiamo dimenticare che c’è un disegno speciale della provvidenza anche nella morte di una colomba, o di un passero come dice Amleto.

Questa brutta fine dell’alato infatti è provvidenziale: salva la vita di Ione e la discendenza degli Ateniesi da Apollo.

 

Pesaro 10 agosto 2022 ore 17, 39

 

Il mio zitellaggio che stava diventando acido avrà presto una pausa di dolcezza: sta per  venire a trovarmi un’amica provvidenziale e  di buona complicità

 

 

p.s

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[1] Questo celebre caso di omen è riportato da Cicerone, De divinatione, 2, 84.

[2] M. Bettini, Le orecchie di Hermes, p. 7.

martedì 9 agosto 2022

La degradazione della scuola. Ricerca di cause a monte, più a monte.


 
Negli anni dell’apprendistato scolastico io e i miei coetanei abbiamo frequentato una scuola che non informava molto però ci avvertiva che quanti non studiavano non andavano avanti se non in  istituti privati che che vendevano  diplomi scredidatissimi. Allora una certa meritocrazia esisteva e la scuola funzionava anche come ascensore sociale. Certo, non dava molta cultura, ma avviava sulla strada della disciplina, costringendoti al metodo della serietà nello studio, sia pure prevalentemente mnemonico.
Poi c’è stato il 1968, il movimento  degli studenti  che ha rivoluzionato il costume. Questo ha creato paura nel potere che per un poco ha lasciato fare, poi ha reagito in vari modi. In questo contesto segnalo e indico la  reazione impressa alla scuola che è stata un poco alla volta indebolita, degradata e infine annientata.
Un esempio tratto dalle mie discipline: l’esame di maturità che affrontai nel 1963 richiedeva traduzioni dal greco all’italiano, dal latino all’italiano, dall’italiano al latino, come prove scritte di lingue classiche, e come esame orale di greco la traduzione delle intere Troiane di Euripide (1332 versi ad apertura del testo). La maturità era una vera prova di iniziazione molto selettiva. In quarta ginnasio al Terenzio Mamiani di Pesaro eravamo trenta e il terza liceo ci diplomammo  in nove.  Non ve la fecero figli di notai, dirigenti di grosse aziende e altri potenti della cittadina. Poi andarono a Poggio Mirteto per diplomarsi.
La maturità del Mamiani però ci apriva le porte di tutte le facoltà di ogni città e ci garantiva l’incarico a tempo indeterminato appena laureati. Mi laureai nel marzo del 1969. Feci alcune supplenze in primavera qui a Pesaro e in ottobre ebbi appunto l’incarico a tempo indeterminato a Carmignano di Brenta in provincia di Padova prima che avessi compiuto 25 anni. Portavo nella Vandea veneta i verba e le idèe del 1968 bolognese. Venni minacciato dal preside che voleva cacciarmi ma non poteva. 
Però altri come lui si sono dati da fare pe annientare la scuola perché gli insegnanti come me, e allora eravamo tanti, dicevano che Valpreda era innocente e la strage, quella di Milano del 13 dicembre e le successive erano stragi di Stato. Sicché bisognava prima spaventare i reduci dal ’68  oppure cooptarli nei posti del potere stesso, poi annientare la disciplina e la serietà scolastica. Nelle ultime maturità cui ho assistito non veniva bocciato nemmeno chi non conosceva l’alfabeto greco. In compenso questo diploma non vale più niente, come tante laurèe in diverse università oramai.
Cavour dopo i moti popolare del 1948 diplomatizzò il Risorgimento portato avanti da Garibaldi con il beneplacito del re del Piemonte, poi  dall’esercito sabaudo pur soccombente e infine dall’inutile strage della I guerra mondiale.
I governi dei democristiani  con le loro ruote di scorta, dai socialdemocratici ai missini, dopo la grande paura del 1968 hanno tolto ogni capacità qualificante alla scuola. I tentativi di resistenza a questo sfacelo sono stati repressi con violenza sanguinaria.
Pesaro
 10 agosto 1968 ore 0, 16 giovanni ghiselli
p. s
forse c’è qualche svista: è tardi e sono stanco ma ho avuto una illuminazione dopo avere ripensato alle parole di Canfora che non risalgono abbastanza alle cause, e ho voluto parteciparvela. Ora mi basta
 
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Euripide Ione XVIII. Ione prepara il banchetto. Un ritardare epico.


 

Entra un servo che chiede dove possa trovare la padrona

Dice alle coreute che bisogna fare presto perché i capi della città la cercano per lapidarla- zhtou`sin aujth;n , wJ~ qavnh/ petruoumevnh” (1112)

La corifea domanda se il complotto per ammazzare l’usurpatore sia stato scoperto.

Il servo risponde che lo ha svelato il dio non volendo essere contaminato- ejxhu`ren oJ qeov~, ouj mianqh`nai qevlwn (1119).

Fa capolin anche qui il mivasma che circola per gran parte  dell’Edipo re di Sofocle.

La coreuta prega di venire informata in modo che, sapendo, possa morire o vivere più dolcemente.

 

Può essere stato scritto in polemica  con Sofocle che nell’Edipo re fa dire a Tiresia

Ahi,ahi, sapere come è terribile quando non giova

a chi sa! Queste cose infatti, pur sapendole bene, io

le ho distrutte; ché altrimenti non sarei venuto qua (316-318)

 

Ma torniamo a Euripide. il racconto del servo

Xuto e Ione dunque si preparavano a celebrare il sacrificio per gli dèi e il banchetto per i mortali.

Xuto andò sul focolare bacchico del dio.

 

Non si dimentichi che a Delfi venivano venerati Apollo e Dioniso insieme come risulta dalle Baccanti dove Tiresia dice a Penteo:

Anche questo è follia che deriva da Dioniso. 

Un giorno lo vedrai anche sulle rupi Delfiche                                              

saltare con le fiaccole sull’altopiano a due cime

agitando e scagliando il bacchico ramo,

grande per l’Ellade. Via Penteo, da’ retta a me:

non presumere che il potere abbia potenza sugli uomini 

e non credere, se tu hai un’opinione, ma è un’opinione malata,

di capire qualcosa; invece accogli il dio nella nostra terra

e fai libagioni e baccheggia e incoronati la testa” (305- 313)

 

Quindi Xuto parla a Ione credendolo e chiamandolo tevknon 1128- figlio.

Gli dà istruzioni su come innalzare delle tende skhnav~ (1129) con l’aiuto dei carpentieri. Quindi si darà inizio al banchetto.

 

Diverse sono le occasioni per banchettare spesso c’entra la religione

“Il banchetto sacro era in certo modo una comunione, un pasto comune che univa il dio e l’uomo in un vincolo, la cui santità inviolabile si afferma in ogni più antica forma di civiltà”[1].

All'inizio del quarto canto dell’Odissea, a Sparta troviamo un banchetto. Era un pranzo di nozze che Menelao offriva a molti amici poiché si sposavano i figli: Ermione avuta da Elena che si maritava tra i Mirmidoni con il figlio di Achille, mentre Megapente, natogli da una schiava, sposava una spartana. Era questo un festino "retto", ossia non rovesciato: i convitati banchettavano "terpovmenoi"(v. 17), con gioia; tra loro cantava un aedo divino, suonando la cetra ("formivzwn", v. 18) e c'erano anche due danzatori che volteggiavano nel mezzo (" ejdivneuon kata; mevssou"", v. 19).

 

Torniamo a Euripide

Xuto prese gli agnelli e si incamminò (1132)

Ione si diede da fare per allestire il banchetto. Misurò una superficie di 10 mila piedi come se volesse invitare tutta la popolazione di Delfi. Ione si comporta da arricchito. Infatti poi adorna l’ambiente creando il soffitto con drappeggi meravigliosi presi dal tesoro e con mantelli sottratti da Eracle alle Amazzoni come prede di guerra e consacrati ad Apollo.

Il sacrestano fu come Vanni Fucci “ladro alla sagrestia de’ belli arnesi”? Pare di sì.

Segue un’ e[kfrasi~  descrizione dei ricami anche un po’ troppo dilungata: c’erano ricamati Urano, Helios, il tramonto con Espero, la stella della sera , la Notte,  le Pleiadi, Orione, che non imperversa declinando dal cielo come quello di Parini ma brandisce la spada, l’Orsa  [Arkto~ 1154 che volge al polo la sua coda dorata, la luna, le Iadi e Aurora che porta la luce  fwsfovro~   {Ew~  1158 e caccia via gli astri. Trovo un affollamento eccessivo.

E non è finita qui. Seguono altre stoffe ricamate per formare le pareti: navi da guerra, di fattura barbarica contro le navi greche, kai; mixovqhra~ fw`ta~ 1162, poi uomini mezze bestie-

Cfr. "conceptum crimine matris/semibovemque virum semivirumque bovem " (Ovidio, Ars Amatoria , II, 23-24) concepito dal crimine della madre, ossia Pasife, l'uomo semibove e il bove semiuomo. 

Poi scene di caccia. Infine Ione all’entrata del padiglione collocò il dono di un’Ateniese: l’immagine teriomorfa, cioè anguiforme, di Cecrope che torce le sue spire vicino alle figlie. L’e[kfrasi~ con questo prolungamento quasi epico è conclusa. Ione dispose crateri d’oro nel mezzo della mensa.

Questo sfoggio di ricchezza non è di bun gusto: non è ateniese , tanto meno spartano. Fa pensare a Creso.

Tucidide fa dire a Pericle  una frase che mi sembra emblematica non solo dell’Atene di del 431-430 ma di tutta la cultura greca, anzi di tutta la migliore cultura europea: “filokalou`mevn te ga;r met jeujteleiva~ kai; filosofou`men a[neu malakiva~” (II, 40, 1), amiamo il bello con semplicità e  amiamo la cultura senza mollezza.

 

Pesaro 8 agosto 2022 ore 18, 46.

p. s

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[1] Nilsson, Op. cit., p.15

Una splendida ragazza. La giornata a fare il mozzo sul traghetto turco.

Leggo di una ragazza splendidissima: Marlene Enghelhorn Titolo “Non merito quei soldi” E rinuncia alla sua parte Dell’eredità di 4 miliardi” Nell’articolo firmato da Tonia Mastrobuoni si legge “Non è nuova alle cronache, Marlene Enghelhorn. La ventinovenne ereditiera dell’impero della chimica Basf si batte tenacemente da anni perché i ricchi vengano tassati. Al recente forum di Davos, davanti al gotha dei potenti che tramano indefessi per salvaguardare i loro paradisi fiscali, Engelhorn si era palesata a una manifestazione sventolando un cartello esplicito “Tassateci subito” (…) Marlene rinuncerà al 90% della sua eredità, quando la nonna Traudi novantaquattrenne non ci sarà più. E la sua fetta milionaria sarà dedicata a iniziative sociali”. (“la Repubblica di oggi 9 agosto 2022, p. 16). Brava Marlene. Se avessei quarantacinqie anni di meno e tu diventassi più povera di me, farei quello che non ho mai fatto con nessuna: mi inginocchierei davanti a te e ti chiederei in moglie. Tra l’altro nella foto hai occhi belli, pieni di intelligenza e una chioma folta, nera come le donne che mi sono piaciute di più. Non potendo sposarti, ti propongo come modello a tutti gli Italiani. Il tuo stile mi ripaga dello schifo che mi fanno gli evasori fiscali, i politici contrari alla patrimoniale e i pezzenti che fanno il tifo per i ricchi e cercano di imitarli, visibilmente. Ne ho conosciuti diversi. Ora non li sopporto più. Uomini e donne ributtanti. Oggi sono su un traghetto dove faccio il mozzo. L’oste fanese mi ha appaltato al capo ciurma di una galera turca per 12 euro all’ora : 5 verranno a me e 7 a lui. “Vai ricco, vai felice giovanotto” mi ha detto callido e astuto qual è. Al largo del monte Conero avevo già preso confidenza con i mozzi greco ciprioti e abbiamo concordato una canzoncina per tirarci su. “Lava e asciuga, spazza e sciacqua ché la ciurma non si fiacca, non si stanca, anzi lieta si rinfranca quando prende quel salario che ci affranca emancipandoci da questa dura servitù. Pagheremo gli strozzini e gli usurai che dovranno ritirare le denunce a noi insolventi minacciati tutti i giorni di galere sporche e buie più di questo luridissimo traghetto. Sulla galera turca al largo di Vasto 9 agosto 2022 ore 17, 28 giovanni ghiselli p. s Statistiche del blog Sempre1271556 Oggi127 Ieri229 Questo mese1541

Euripide Ione XVII. il canto delle donne contro i maschi che le infamano.

Euripide Ione XVII 

 

seconda parte del III Stasimo: strofe II e antistrofe II  


Le coreute invocano Dioniso perché si dissoci dalla presa del potere da parte del bastardo figlio di Xuto chiamato Foivbeto~ ajlavta~ il vagabondo di Apollo (1089).

 I vagabondi in effetti sono creature  di  Dio non meno degli oligarchi, eppure sono generalmente malvisti, talora maltrattati e perfino ammazzati. Inquietano la tranquillità della palude.

Ione vorrà celebrerà una festa rituale presso la fonte di Callicoro meta di una processione notturna dal Ceramico a Eleusi e ritorno con la speranza di regnare usurpando il posto che non gli spetta.  

Segue un’accusa delle coreute ai poeti che screditano le donne con inni infamanti duskelavdoisin u{mnoi~ (1092) cantando i nostri letti e nozze empie gavmou~ ajnosivou~ (1093) mentre in verità noi donne-dicono- superiamo in virtù la procreazione ingiusta dei maschi- eujsebiva/ kratou`men a[dikon a[roton ajndrw`n (1094-1095). Questa palivmfamo~ ajoidav (1096) canto che sovverte il luogo comune e tutta la nostra poesia vada contro i maschi che ignorano i figli e le mogli. Apollo poi Xuto che non ha condiviso il destino di mancanza di figli di Creusa e si è divertito a generare un bastardo.

Una ritorsione del genere delle femmine contro i maschi si trova già nella Medea del 431:

Primo Stasimo vv. 410-445

 

Prima strofe (vv. 410-420)

Verso l'alto scorrono le sorgenti dei sacri fiumi,

e giustizia e ogni diritto a rovescio si torcono.

Sono di uomini i consigli fraudolenti, e la fede

negli dèi non è più ferma.

La fama

cambierà la mia vita al punto che avrò gloria:

arriva onore alla razza delle donne;

non più una rinomanza infamante-duskevlado~ favma- screditerà le donne.

 

Prima antistrofe (vv 421-430)

E le Muse degli antichi poeti smetteranno

di celebrare la mia infedeltà.

Infatti Febo signore del canto

 non accordò nel nostro spirito

suono ispirato di lira: poiché avrei intonato un inno di risposta

alla razza dei maschi. Una lunga età ha

molte cose da dire sul nostro ruolo e quello degli uomini. 430

 

Arianna nel carme 64 di Catullo, rimpiangendo le nozze mancate, denuncia la malafede degli uomini che giurano, e la non credibilità dei loro giuramenti:"At non haec quondam blanda promissa dedisti/voce mihi, non haec, miserae, sperare iubebas,/sed conubia laeta, sed optatos hymenaeos./Quae cuncta aerii discerpunt irrita venti./Nunc iam nulla viro iuranti femina credat /nulla viri speret sermones esse fideles /quis [1] dum aliquid cupiens animus praegestit apisci,/ nil metuunt iurare, nihil promittere parcunt;/ sed simul ac cupidae mentis satiata libido est,/dicta nihil [2]metuere [3], nihil periuria curant " ( 64, vv. 139-148), però non queste promesse mi facesti una volta con voce suadente, non questo mi inducevi, disgraziata a sperare, ma un matrimonio felice, ma le nozze desiderate. Tutte promesse che, vane, disperdono i venti nell'aria. Ora nessuna donna creda più nell'uomo che giura, nessuna speri che siano sincere le parole degli uomini; il loro animo libidinoso, finché agogna di ottenere qualcosa non teme di fare alcun giuramento, non risparmia le promesse; ma appena è sazio il piacere del desiderio amoroso, non hanno paura delle promesse, né si curano degli spergiuri.

Mi fermo qui perché voi che mi leggete, in prevalenza donne, meditiate su questa denuncia di Euripide, che passa ingiustamente da antifemminista, della malevolenza e delle maldicenze degli uomini contro le donne

Concludo riferendo  alcuni versi di Leopardi :"Raggio divino al mio pensiero apparve,/donna, la tua beltà[4] (...) Vagheggia/il piagato[5] mortal quindi la figlia/della sua mente, l'amorosa idea/che gran parte d'Olimpo in se racchiude, /tutta al volto ai costumi alla favella/pari alla donna che il rapito amante/vagheggiare ed amar confuso estima./Or questa egli non già, ma quella, ancora/nei corporali amplessi, inchina ed ama./ Alfin l'errore e gli scambiati oggetti/conoscendo, s'adira; e spesso incolpa/la donna a torto. A quella eccelsa imago/sorge di rado il femminile ingegno;/e ciò che inspira ai generosi amanti/la sua stessa beltà, donna non pensa,/né comprender potria. Non cape in quelle/anguste fronti ugual concetto. E male/al vivo sfolgorar di quegli sguardi/spera l'uomo ingannato, e mal richiede/sensi profondi, sconoscuti, e molto/più che virili, in chi dell'uomo al tutto/da natura è minor. Che se più molli/e più tenui le membra, essa la mente/men capace e men forte anco riceve" (Aspasia , vv. 33 e ss.). Quel "di rado" invero lascia qualche speranza.

Pesaro 9 agosto 2022 ore 10, 42

giovanni ghiselli

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[1]=quibus .

[2]accusativo dell'oggetto interno equivalente a non .

[3]Perfetto gnomico.

[4]Nota il platonismo.

[5]Nota il tovpo" della ferita amorosa.