venerdì 15 maggio 2026

Ifigenia CLVI. Il metodo comparativo applicato a episodi avvenuti in anni diversi (1978- 1979- 1981) di questa storia grande e meravigliosa.


 

Passai per l'aia dove nel giugno del 1979 facemmo l'amore. Ifigenia aveva

le mestruazioni con le quali imporporò le sue cosce, le zolle e il mio volto che adorava chino su quell’altare .

L'aria bruciava, il cielo appariva come un oceano di luce, la terra era

bionda di grano, arrossato da sanguigni papaveri. La ragazza mi

rese partecipe di tanto fervore di vita che finallora avevo sempre

osservato con desiderio, da fuori. Se fossi riuscito a raccontarlo

nel mio romanzo, avrei scandalizzato i bigotti, i “normali” i  malevoli verso le donne e la vita, i frustrati vari, ma avrei composto un inno in lode delle

femmine umane e dell'artista divino che le ha create  ben fatte così come

sono: le opere d’arte più belle del  Creatore.

Quando si vivono esperienze mirabili che suscitano meraviglia in chi ne ascolta o ne legge il racconto, i fatti inverosimili possono tuttavia essere veri.

 

Nel marzo del 1981 tornai vicino alla bianca Volkswagen. Mi fermai a fissare la parte occidentale del cielo nel punto da dove avevo osservato il sole al tramonto in un pomeriggio remoto dell’ottobre del 1978, mentre Ifigenia si toglieva la tuta per indossare una camicia e una gonna. L’occidente sereno la illuminava.

Nuvole oscure invece nel giorno e all’ora cui siamo arrivati coprivano tutto. Pregavo il dio di sbaragliarle e farsi vedere dandomi un segno di assenso alla preghiera di avere un'altra possibilità con la splendidissima giovane donna.

Nel tempo più antico della nostra storia,  mentre guardavo il santo volto di luce 5 che tramontava ed ella si stava cambiando alle mie spalle, le avevo domandato:"Qual è signorina, secondo te, la parte più bella del tuo corpo fiorente?"

"Il seno", aveva risposto.

Forse perché sente che  lievita ancora, pensai.

Mentre osservavo quel tramonto remoto, mi sembrò di vedere il petto

della radiosa fanciulla specchiarsi nella fiamma che nutre la vita 6

 facendola brillare di nuovo fulgore, tanto che il tenue cielo del

pomeriggio autunnale ne trasse colore e vigore.

Il 16 marzo del 1981 fissavo le nuvole dell'occidente invocando la luce che annunciasse salvezza: a lungo la pregai, finché un raggio uscì dallo

squarcio nelle nubi, aperte come da  un bisturi che lacera un corpo per

levargli un male curabile e restituirgli la salute con la bellezza. Non riuscii a vedere l’intero volto del primo fra tutti gli dei che stava calando tra le colline, ma trassi comunque ottimi auspici dalla visione santa dello spicchio ancora visibile tanto da vincere le tenebre del paesaggio e le mie.

Tornai a Bologna pensando che in quel tempo lontano non avevo compreso il

valore prezioso dell'incontro pur tanto desiderato, e preparato con

tre anni di studio feroce. 

Non le avevo chiesto quali fossero i sentimenti , i pensieri, le sue

attese di giovane insegnante apprendista.

 Sono stato tirocinante per tutta la vita, eppure con le mie omissioni delinquenziali e dementi, mi ero comportato da perfetto imbecille: avevo perso l'occasione di imparare dal vivo più di quanto avrei potuto apprendere dai volumi dei miei maestri defunti. Infatti c'è più vita e sapienza nel petto di una ragazza che in tutti i saperi del mondo.

Mi ero domandato soltanto se quel corpo fiorente valeva il rischio

che avrei corso portandolo nel grande letto di casa mia per godermelo tutto.

Sposata era e con un uomo tutt’altro che esile e delicato.

Soltanto molto più tardi avevo compreso che l'amore offerto dalla

ragazza, bella bruna e vivace, era la ricompensa terrena, eppure

mandata da Dio, del grande lavoro invece penalizzato dal piccolo branco- boskhvmata 7- dei colleghi malevoli, invidiosi  che avevano fatto pressione sul   dirigente  in loro balìa, succeduto al gentiluomo Cazzani nell’autunno del 1978, perché mi togliesse due terzi dei miei allievi confinandomi  in una quarta  ginnasio. Avevo sofferto di quella sottrazione culturale e politica più che goduto dell'assenso divino concretizzatosi nella fanciulla.

Nel 1981  me ne dolevo e pentivo, siccome avevo capito, ma forse non era già troppo tardi.

Infatti raccontando poeticamente le varie vicenda del nostro

rapporto travaglioso, probabilmente avrei raggiunto il duplice

scopo di creare un'opera educativa per milioni di persone e di riconquistare Ifigenia.

Avvertenza: il blog contiene 3 note e il greco non traslitterato

 

Note

5

Cfr. Sofocle, Antigone, vv. 879-880.

6

Cfr. Sofocle, Edipo re, v. 1475.

7Cfr. Euripide, Baccanti, 677-678,  e  A. Schopenhauer, Parerga e paralipomena, trad. it. Adelphi, 1981, p. 178,

Tomo I.

 

Bologna 15 maggio 2026 ore 19, 17 giovanni ghiselli

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Persone, città e popolazioni votate allo sterminio.


 

Didone la regina di Cartagine, fin dal primo canto dell’Eneide è “infelix, pesti devota futurae” (v, 712) l’infelice votata allo strazio futuro. La distruzione di questa donna si effettuerà nel IV canto con il suicidio da lei compiuto dopo essere stata abbandonata da Enea innamorato del  destino imperiale promesso a lui e alla sua stirpe dagli dèi.

Nel libro Giosuè dell’ Antico Testamento la città di Gerico viene votata allo sterminio dalle parole dello stesso Giosuè. Solo pochi collaborazionisti verranno risparmiati: Raab la prostituta e quelli che hanno tenuto nascosti nella casa di lei i messaggeri inviati dal condottiero.

Quindi “Votarono allo sterminio passando a fil di spada ogni essere che era nella città, dall’uomo alla donna, dal giovane al vecchio, e perfino il bue, l’ariete e l’asino” (6).

Questa storia purtroppo si è ripetuta con Gaza a opera del governo israeliano che molti israeliani civili e pure diversi militari, come anche moltissimi Ebrei in tutto il mondo, hanno giustamente condannato.

Ora nelle trasmissioni su Garlasco la maggior parte degli invitati propone di votare all’ergastolo Andrea Sempio sulla base di indizi. Temo che questo nuovo farmakós, capro espiatorio cada nella disperazione siccome è un giovane infelice e turbato.

 E’ già stato condannato su indizi Alberto Stasi. Chi lo compatisce come una vittima non ha nessuna comprensione né rispetto per Andrea Sempio  e offende la coerenza chiedendo che si ripeta su un secondo imputato la condanna senza prove certe inflitta al primo.

Io mi astengo dal giudicare in quanto imperito di diritto. Credo che farebbero bene ad attenersi a tale ejpochv, sospensione dal giudizio, i vari psicologi ed esperti di questo e di quello che sputano sentenze tutti i giorni.

 

Bologna 15 maggio 2026 ore 18, 08 giovanni ghiselli

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