Nella prima pagina del quotidiano “la Repubblica” di oggi leggo:
“Dopo Fakir il 2 agosto
ora Lepore chiama
la piazza delle verità”
Questo il titolo. Segue l’articolo di Emanuela Giampaoli.
Qualche parola sua poi alcune del sindaco e infine un breve commento mio e una citazione tratta da Tucidide con una definizione di Isocrate.
“A chi gli chiede se quest’anno le celebrazioni del 2 agosto siano particolarmente importanti, il sindaco Matteo Lepore risponde senza esitazioni:
“Sì, Bologna è una città ferita per quello che è successo al Pilastro. E ogni volta che è stata ferita i bolognesi si sono ritrovati nella partecipazione democratica”.
Sono molto più attempato di Lepore che infatti studiava al Galvani quando vi insegnavo . Non è stato mio allievo, ma vedo che ne è uscito ben preparato ugualmente. Vivo a Bologna dall’ottobre del 1963 quando sono venuto da Pesaro per studiare Lettere antiche. Come sa chi mi legge, ho avuto una educazione clerico fascista: egoista, prepotente e bigotta. L’ambiente bolognese tra l’Università e i collegi Morgagni e Irnerio mi ha riformato in senso democratico, progressista e umanitario. Da studenti si manifestava contro le guerre e l’oppressione delle persone e dei popoli. Ho imparato a non essere egoista, a far coincidere il mio bene con il bene comune, a usare lo spirito critico contro le menzogne delle propagande e della pubblicità
Dopo la laurea sono emigrato per cinque anni nel Veneto dove ho trovato un lavoro a tempo indeterminato nella scuola media. Il preside mi diceva: “torni a Bologna che le si confà”. Aveva ragione e dopo l’abilitazione in latino e greco ci sono tornato. Ho amato questa città né grande né piccola, comunque sempre in prima linea nell’essere democratica e vivace.
Posso dire di Bologna quanto afferma il personaggio Pericle dell’opera storica di Tucidide a proposito di Atene nel logos epitafios “
“In effetti ci avvaliamo di una costituzione che non cerca di emulare le leggi dei vicini, ma siamo noi di esempio a qualcuno piuttosto che imitare gli altri. E di nome, per il fatto di essere amministrata non per pochi ma per la maggioranza, essa è chiamata democrazia, però secondo le leggi, riguardo alle controversie private, c’è una condizione di uguaglianza per tutti, mentre secondo la reputazione, per come ciascuno viene stimato in qualche campo, non per il partito di provenienza più che per il suo valore, viene preferito alle cariche pubbliche, né, d’altra parte secondo il criterio della povertà, se uno può fare qualche cosa di buono per la città, ne è mai stato impedito per l’oscurità della sua posizione sociale (La guerra del Peloponneso, II, 37, 1)
Bologna è la città che ha messo in atto la Costituzione italiana meglio e più di tante altre località della nostra penisola. I nostro padri costituenti non ignoravano certamente questo discorso pronunciato da Pericle per commemorare i caduti nel primo anno della guerra del Peloponneso (431). Ricordo solo un paio tra i primi articoli della nostra Legge fondamentale
Articolo 1: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Articolo 3 : “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di condizioni personali e sociali”.
Comma B. “E’ compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori alla organizzazione politica, economica e sociale del paese”.
Credo che nel discorso del prossimo due agosto la citazione di alcune parole della Costituzione della nostra Repubblica costituirebbero una buona lezione di storia e di democrazia. Questa sta correndo dei rischi e va rianimata tornando alla Costituzione
La Costituzione infatti è l’anima dello Stato con un potere tanto grande quanto ne ha la mente sul corpo. Essa infatti è decisiva su tutto e conserva i beni mentre evita i mali. Sono parole di Isocrate scritte nell’Areopagitico del 356.
Bologna 28 luglio 2026 ore 17, 19 giovanni ghiselli
p. s.
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