Lunedì 12 aprile mi trovo nella corriera che ci porta a Delfi, l’ombelico della terra. Occupo il sedile panoramico di fianco alla porta d’ingresso.
Vedo bene la strada con il paesaggio e la vista ne gode, mentre l’orecchio è disturbato e pure incuriosito dal chiacchierare di alcune persone profane.
“Non è che mi sono solo annoiata io. Sono proprio stufa. Perché lei si sta divertendo?
“Scherzagna? Tante ore in corriera senza mangiare per andare a vedere quelle rovine”
“Sì, sono solo delle pietre in pessimo stato. Io ammiro i grattacieli, gli edifici maestosi, efficienti della grande mela. E i supermercati. Per l’amor di Dio questa roba!”
“Procul o procul este, profani” ricordo[1].
Del resto penso che ascoltare anche gente siffatta non sia inutile. Si impara come si può diventare se non si leggono gli autori buoni, non si vedono i film migliori, non si va all’opera, e ci si lascia invece influenzare dalle fandonie della pubblicità e delle propagande. Così si diventa ripetitori di menzogne, e transiti di cibo.
Per fortuna tra i genitori dei ragazzi di un liceo classico costoro sono una minoranza.
Il Papa polacco afferma che il tempo della contestazione è finito, eppure dovrebbe essere il vicario di Cristo che è stato ammazzato quale agitatore politico. L’ottimo Gesù falsificato da tanti pseudo cristiani, come pure l’onesto e decollato Giovanni, il mio demone buono.
Mi dico: “Tu dunque che sei stato e sei ancora giovanni peccatore, guardati dalle mannaie preparate per mozzare il capo anche a te che sei in ogni modo diverso dalla norma costituita dagli idolatri. Cerca di evitare il supplizio senza smettere però di criticare il sistema che irretisce le menti.
Non contestare l’attuale culto del lucro spietato significa essere complici di tale satanocrazia”.
Attraversiamo Tebe, la polis di Edipo, la città nemica di Atene rappresentata come anticittà da Sofocle nell’Edipo a Colono e pure da Euripide nelle Baccanti. Un nido dell’ u{bri~ che è madre della tirannide.
La peccaminosità se diventa una moda, un’abitudine diffusa, capovolge l’ordine sacro del mondo sottomettendo lo spirito e la bellezza alla brutalità, l’anima alla materia.
Acta retro cuncta, tutto va a rovescio, denuncia la tragedia Oedipus di Seneca.
Al punto che un genocidio culturale prodromo di un successivo sterminio di vite viene spacciato come opera di bene. Sofocle aveva capito venticinque secoli fa che si deve reagire a questo tramonto dello spirito e della cultura
Il secondo stasimo dell’ Edipo re deprèca lo scetticismo religioso, proclamato da Giocasta (857-858).
I vecchi tebani che compongono il coro denunciano il pericolo della morte di tutti i valori morali, estetici eculturali:
“Se infatti tali azioni sono onorate eij ga;r aij toiaivde pravxei" tivmiai,/ perché devo eseguire la danza sacra? tiv dei' me coreuvein; "(vv.895-896).
"Non andrò più all'intangibile/ ombelico della terra a pregare,/ né al tempio di Abae,/ né a Olimpia, /se queste parole indicate a dito/ non andranno bene a tutti i mortali" (vv.897-902).
Se gli oracoli rimangono deserti e desolati, se Apollo è negletto, tutto il divino tramonta e vanno in malora gli dèi ( e[rrei de; ta; qei'a v.910).
In questo caso la stessa rappresentazione tragica, che fa parte della liturgia religiosa, perde ogni significato e diviene assurda.
Il mio scrivere non lo sarà fino a quando mi leggerete.
Bologna 27 ottobre 2026 ore 19, 50 giovanni ghiselli
p.s. statistiche del blog
All time3383105
Today9423
Yesterday12921
This month149462
Last month262275