venerdì 6 marzo 2026

Seminario 07.03.2026_“CREATIVITÀ UMANA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE - Tracce, Trame, Tragitti.



Allegati




Carissimi,



abbiamo il piacere di inviare l’invito a partecipare al Seminario “CREATIVITÀ UMANA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE - Tracce, Trame, Tragitti", che si terrà online (via Teams) in data 7 marzo 2026, ore 11.00–13:00 (in allegato la locandina).



Ci si potrà collegare al seguente link: https://tinyurl.com/3H7marzo<https://serversmtpclick.com/tracking/qaR9ZwR0ZGRmZQp4BGV1AGx5AGZ5ZvM5qzS4qaR9ZQbjGt>

 

Intervento di giovanni ghiselli

 

Prima parte

Si tratta di trovare un metodo una via. Ognuno cerca la sua via per valorizzare la propria vita. Dobbiamo trovare qualche valore da attribuire al nostro esistere  proprio per il fatto che la vita a noi concessa è breve e ciascuno di noi è polvere e ombra (Ode IV, 7 di Orazio: pulvis et umbra sumus) o sogno di ombra come scrive Pindaro  (skia'" o[nar/a[nqrwpo"", Pitica VIII, vv. 95-96 ); quindi

nell'Aiace di Sofocle, Odisseo esprime la convinzione che l'ombra sia  l’essenza dell'uomo, la sua oujsiva, e manifesta la compassione del poeta per tutte le creature umane cadute sulle spine della vita:"oJrw' ga;r hJma'" oujde;n o[nta" a[llo plh;n--ei[dwl j o{soiper zw'men h] kouvfhn skiavn", io infatti vedo che non siamo se non immagini quanti viviamo, o inconsistente ombra (Aiace, vv.125-126).

Ognuno dunque cerca un tragitto a sé congeniale, rintracciando in sé stesso e nel proprio gevno~ le capacità di funzionare bene in questo o in quell’ambiente. Ce ne rendiamo conto presto mettendoci alla prova. La scuola è un ottimo test. Ci accorgiamo subito che cosa sappiamo fare meglio e il dovere di ciascuno è assecondare il proprio genio.

Mi avvidi già alle scuole elementari di essere portato alle lettere, alle femmine umane e alla bicicletta. Compresi che erano le mie predisposizioni e ho impiegato tutta la vita a svilupparle. I numeri invece non mi piacevano. Allora al liceo classico contavano poco e dietro il calcolo non ci facevano vedere le idèe. La letteratura le mostrava anche se non lo facevano gli insegnanti: le facevano vedere gli autori.

Mi soffermo un poco sulla letteratura perché la tendenza generale da anni è quella di ignorare quella grande la cui conoscenza dà consistenza a chi la conosce e addirittura la vive. Il tempo pur troppo breve della nostra vita non ci dà la possibilità di leggere tutto e dopo avere scelto questo campo dobbiamo fare delle scelte al suo interno.

 

“Ho passato cinque anni a studiare

la letteratura europea,

con tensione di tutte le forze

per centrare l'idea del bello morale.

Ho tenuto lo sguardo sulla kalokajgaqiva,

e ho imparato a pensare

cosa valgano il coraggio, l'onore, l'ingegno

dell'omerico eroe che non cede;

la giustizia di Eschilo;

la pietà religiosa di Sofocle che indaga sull’anima umana;

e, di Euripide, la compassione dal dolce pianto,

la mente che rende malato il principe matricida,

la madre furente;

la Pianura della realtà cui anela Platone;

la buona mente e il furore di Seneca,

il romanzo dell'Arbiter  che illustra i vizi di una civiltà decrepita

con lingua da orafo,

la sofferenza di Dostoevskij impregnata di idea,

il potenziamento dell'uomo di Nietzsche;

l'almanaccare di Svevo,

il borghese e l'artista di Mann,

l'angoscia contagiosa di Kafka,

la donna pensante di Ibsen,

l'inconscio e il pansessualismo inquietante di Freud,

la terra di Eliot in attesa di pioggia e di segni dal cielo,

i salotti mondani di Proust che vuole sbucciare le cose,

i topi di Joyce affogati in barili di birra”.

 

Sono versi composti da una mia classe di un liceo bolognese dove ho insegnato letteratura greca e latina comparata con la moderna.

Ovviamente c’è molto altro nella letteratura e nella cultura europea.

Aggiungo altri autori sulle cui orme ho rintracciato me stesso.

Oggi è necessario il coraggio di essere fuori moda per salvare la propria identità e non accontentarsi di una gregaria. Sono fiero della mia preparazione seria di classicista per la quale ho impiegato il mio tempo migliore e maggiore. Non sento il bisogno di adulterarla con un belletto  moderno come fanno molti che se ne tingono il viso,

 

Tracce

 Omero  mi ha indicato le tracce di due eroi: il giovane Achille che vuole primeggiare sempre tanto in battaglia combattendo, quanto parlando nell’assemblea, e Odisseo che brama imparare.

Quindi  ho seguito le orme di Archiloco che mi ha insegnato a conoscere il ritmo della vita umana fatto di toni alti e bassi, di salite e discese,  innalzamenti e cadute, per cui non dobbiamo esaltarci nei successi né abbatterci negli insuccessi.

La sorte è mutevole capricciosa e noi camminiamo su una corda tesa tra l’alfa e l’omega: ci vuole equililibrio.

 

Saffo mi ha insegnato l’indipendenza di giudizio: la cosa più bella è quella che a ciscuno piace. La poetessa di Lesbo fa l’esempio di Elena senza biasimarne l’adulterio né inventarsi la palinodia, il controcanto come faranno Stesicoro poi Euripide.

 Sicché da Saffo ho imparato ad ammirare la libertà della donna che può essere quella della poliandria ma anche quella di coprirsi i capelli con un velo o di monacarsi.  

Non molti lirici invero mi sono congeniali poiché quelli poco dotati sono soggettivi, impolitici e impoetici. Non riesco a leggere Ungaretti per esempio, né mi piace Montale per l’oscurità che esclude il popolo.

La poesia deve essere politica: deve educare i cittadini della polis.

Il poeta che non scrive con la prospettiva di un popolo che lo ascolta, quello che scrive per gli specialisti della sua confraternita non può essere grande.

japlou`~ oJ mu`qo~ th`~ ajlhqeiva~ e[fu dice Giocasta al figlio Eteocle nelle Fenicie di Euripide (v. 469), il discorso della verità è semplice.

Veritatis simplex oratio est (Seneca, Epistola 49, 12)

La creatività si manifesta anche nel fare delle scelte, nel non seguire le mode, nel non ripetere luoghi comuni.

Rimango ancora sui non molti lirici le cui parole mi hanno aiutato a orientarmi: Pindaro mi ha insegnato la nobiltà, la dignità mitologica dello sport; Leopardi a ricavare dal dolore bellezza e amore per la vita.

Gozzano mi ha fatto capire e amare l’intelligenza dell’ironia.

T. S. Eliot lirico e pure epico mi ha insegnato il dovere di estender i miei studi dai Greci al seguito  della letteratura europea.

 

Seconda parte

 

Un libro che spinge a pensare e fa imparare.

 

Presento l’esordio di un nuovo libro che mi ha regalato l’autore Pier Giorgio Valente: Consta di due volumi: egologo Statua, Segni, Stagioni il primo;  Tracce, Trame, Tragitti il secondo (Eurilink University Press)

 

Vediamo intanto la PREMESSA al primo volume.

Il neologismo “egologo” unisce ego e logos. Il soggetto, individuo e il logos che è parola, ragione e spirito della collettività umana, ratio non solo individuale ma universale.

(Credo che ego e logos possano formare una efficiente suvgkrasi~- una sintesi, combinazione di individuale e universale

L’ego vuole eccellere come abbiamo visto in Achille che sente il dovere di non cedere mai e primeggiare sempre.

L'eroe non fa niente che non stimi degno della sua natura:  Achille  cedere nescius (Orazio, Odi , I, 6, 5- 6:" gravem /Pelidae stomachum cedere nescii ", la funesta  ira di Achille incapace di cedere.)   non si lascia bloccare dalla profezia di sventura del cavallo fatato Xanto,  e gli risponde:"ouj lhvxw" (Iliade , XIX, v. 423) , non cederò.

Il motto del combattente omerico è "aije;n ajristeuvein kai; uJpeivrocon e[mmenai a[llwn"( VI, 208), primeggiare sempre nel valore ed essere egregio tra gli altri. Lo raccomandano i padri ai figli (nel sesto canto il licio Ippoloco a Glauco, nell'undicesimo Peleo ad Achille (v. 784). 

.

L’eroe del resto  ha coscienza della sua condizione precaria: siamo come le foglie, o anche meno: polvere e ombra.

Cfr. Iliade, VI, 146:"oi[h per fuvllwn genehv, toivh de; kai; ajndrw'n", proprio quale  la stirpe delle foglie, tale è anche quella degli uomini. Lo dice Glauco a Diomede.

La filegologia mette insieme ego, logos e la filiva l’affetto  che li unisce.  Il primo volume tratta di Statua, Segni, Stagioni. Nella copertina appaiono tre statue che corrispondono a tre fasi della vita: quella con il volto delle Madri, seguìta dall’adulescens armato di spada e di sogni, poi  la terza è quella dell’uomo maturo.

Nella prima tavola il volto della Grande Madre rappresenta la natura come fecondità fondativa primigenia “ In conformità con la legge di compensazione che governa natura e storia, La Madre dona la vita e la irrora di morte”  (p. XIII).

Mi viene in mente la richiesta di aiuto alla madre dei molti nomi e dalle molte funzioni  gridata dal Prometeo di Eschilo. Il Titano ribelle invoca la propria grande  madre quale Qevmi"-kai; Gai'a, pollw'n ojnomavtwn morfh; miva"( Prometeo incatenato, vv. 209-210), Temide e Terra, una sola forma di molti nomi. Molti nomi e molte funzioni sono quelle della madre. Ci mette al mondo, ci aiuta a sopravvivere e molti la invocano nel momento che precede la morte.

 

Nella seconda tavola si vede il giovane guerriero armato di spada e scudo. Simboleggia la propensione dell’adolescente all’attacco e pure  sempre intento a primeggiare combattendo prima di tutto contro le proprie debolezze e fortificando l’istinto. E’ il non cederò di Achille, imitato da Alessandro Magno. L’ego de giovane conquista la propria affermazione nel mondo e può arrivare a conquistare parti del mondo se è un guerriero.

Se è un attore come Nerone vuole conquistare il pubblico. Se è un profeta vuole rigenerare l’umanità. Se è un maestro come Seneca vuole educarla.

 

Nell’ultima tavola  che compare nella copertina del secondo volume l’ego è diventato l’uomo maturo dalle pacate forme che incarnano il logos e la forza del pensiero volto all’idea. Rappresenta la ragione che prevale sul disordine.

Come l’Apollo del maestro di Olimpia nel frontone occidentale del tempio di Zeus. L’ego saggio non teme l’esodo nell’oltre-vita.

 

Nella  parte conclusiva della vita  l’ego si consegna del tutto al  logos: prima il proprio interattivo con quello altrui, poi  quello  collettivo.

La premessa del primo volume termina anticipando alcune parti del grande volume (584 pagine e altrettante quelle del secondo volume). Le note servono a “chiarire i concetti fondanti” e menzionano altri studi con citazioni commentate dall’autore. Non manca un glossario delle parole chiave e dei neologismi come filegologia menzionata sopra.

Questo libro mi è congeniale perché vi trovo diverse citazioni di autori greci e latini che hanno costituito il nutrimento ottimo e massimo del mio spirito.

Bologna 6 marzo 2026 ore 17, 08 giovanni ghiselli.

p. s.

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L’onorevole citta giustamente arrabbiata.


 

Ho visto poco fa in televisione una leghista della quale ignoro il nome, una delle tante che minacciava chi non approva i bombardamenti sull’Iran perché il regime clerocratico massacrava le donne. Naturalmente ho pensato subito alle 160 cittine iraniane uccise da uno dei bombardamenti mentre erano a scuola. Non si rimedia a un male infliggendone altri.

Ho ammirato la reazione di una citta arrabbiata, Benedetta Scudieri, un’onorevole ragazza pregevole che ha portato avanti le ragioni della ragione vera e dell’umanità sempre calpestate e offese da chi approva genocidi, stermini e massacri. Questi devono essere condannati da chiunque li compie sia una clerocrazia o un’altra, questa prepotenza o quella. Brava onorevole citta! Continua così.

 

Bologna 6 marzo 2026 ore 12, 06 giovanni ghiselli

p. s.

Per chi non lo sapesse citta è un toscanismo per ragazza, cittina è bambina

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