lunedì 20 luglio 2026

Nefertiti III. Il disdegnoso gusto di crogiolarsi nell’angoscia. La passata età dell’oro. Conclusione di questa storia.


 

Di questa donna mediterranea mi è rimasta impressa nell’anima una sola frase memorabile. Quel tardo pomeriggio dell’agosto del 1976 dunque rientrai nella csárda con il volto più annuvolato del cielo che già iniziava a versare gocce sulla polvere nera, su oche, turisti, butteri e cavalli volti in fuga dalle minacce atmosferiche: queste  venivano intensificandosi con tanto di lampi e di tuoni, mentre le mucche dagli umidi musi intenti a brucare, i buoi dalle corna ritorte, gli enfatici maiali e i porcellotti tondi, edaci come i bambini obesi traviati da genitori grassi e dementi, continuavano a frugare il terreno in cerca di cibo.

Appena ebbi ripreso il mio posto accanto a lei, Nefertiti disse: “Tu, meschino, ti crogioli nell’angoscia con gusto perverso. Se ne è accorta anche Anna”. L’amica confermò con un cenno ancillare.

Risposi che il prossimo dotato di mente e di stile non mi ha indotto mai al disdegnoso gusto cui certuni mi spingono.

Pensavo alle tre finniche dei primi anni Settanta che erano speciali, di una specialità  del resto non tanto rara in quegli anni, una sorta di età dell’oro iniziata nel 1968 e culminata nel 1971,

 Sembra incredibile ora, ma allora erano, per così dire, perfino di moda, almeno tra le persone educate e attente, la cortesia, l’aiuto reciproco, addirittura la benevolenza. Una honesta comitas diffusa. Una bellezza coniugata con la semplicità senza  arzigogoli né trappole.

Passò velocemente quell’età e anche voi siete sparite finniche mie.

La fine per me fu segnata dall’epilogo tragico, non senza catastrofe, della storia di Päivi. Anche tu come Helena, come Kaisa, passasti rapida e la nostra bambina durò quanto un sogno.

Fu l’ autunno del 1974 a segnare la fine di quell’era, se lo ricordi, lettore.

Per me quella dei primi anni Settanta non è stata una moda: ancora oggi mi garbano solo i rapporti che conservano l’impronta nobile e antica di allora.

Gli altri oramai non li sopporto più, sicché non ricado nell’angoscia causata dalla frequentazione di persone egoiste, arroganti, spietate, né mi acconcio più alle adunanze con gli imbecilli privi di carità: questi non mi toccano da quando sono in pensione.

La storia di Nefertiti può terminare qui. Non mi ha insegnato altro e non voglio narrare i fatti che non suscitano pensieri.

La chiudo ricordando che Nefertiti aveva nove anni meno di me. Ero già entrato nella fase in cui cercavo di sostituire la figlia abortita con una compagna che mi facesse un poco anche da figliola educanda.

Si aggiunge il fatto che da bambino ero stato felice di educare mia sorella nata quattro anni e due mesi dopo di me. Le avevo insegnato a salire le scale, andare in bicicletta, nuotare, amare le parole ornate che imparavo dai libri.

 La prossima importante sarà Ifigenia, una giovane e bella supplente del liceo dove insegnavo. Un’altra nata quasi un decennio dopo di me.

Questa cercava un maestro. O un padre. La leggerete più avanti se vorrete e se Dio vorrà.

 

Bologna 20 luglio 2026 ore 18, 01 giovanni ghiselli

p. s

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Nefertiti II. Il dialogo con Fulvio, l’amico sempre benefico.


 

Fulvio cercava di darmi conforto.

 Dal 1966 era il mio amico migliore e il mio demone buono. Quel pomeriggio ne avevo bisogno. Provavo dolore dopo il litigio assurdo con l’ amante che non mi amava né io amavo lei. Soffrivo proprio per l’insensatezza dello scontro, tanto che non ne ricordo causa né contenuto. Probabilmente un conflitto per il potere di uno dei due sciagurati sull’altro, potere sul nulla quindi.

“Non c’è cosa più amara del vuoto e della stupidità. Non ne posso più di quella cretina”, dissi.

 

L’amico rispose: “Gianni, devi rassegnarti all’imperfezione dell’amante. Sei troppo reattivo. Una donna come la cerchi tu non esiste su questa terra.

Dopo quattro anni di matrimonio con una non spregevole, anzi laboriosa, ordinata, fedele, io sono tornato a Debrecen senza gravame ponderoso di sposa. Questo è il decennale della nostra amicizia. Dovresti esultare pensando a come eri quando ti conobbi. Un relitto di ragazzo eri, completamente sconciato. Sei rifiorito in maniera miracolosa. Sei riuscito a dominare i mostri della notte che avevi dentro, a inserirli nel culto degli dèi. I nostri dèi che non sono falsi né bugiardi come scrive chi è completamente pazzo. Il mio Dioniso e il tuo Apollo. Non senza Afrodite, Eros e il loro assistente Priapo. Dèi grandi e meravigliosi.

Tu, fai collezione di amanti coerentemente, non sei sposato: è il tuo mestiere. Nefertiti è attraente. Pensa alla fame sessuale e affettiva del ’66. Ricordo che ti lamentavi in continuazione e dovetti minacciarti di bastonate quando dicevi male della vita e di te stesso”.

 

“E facesti bene, amico carissimo: tu mi hai salvato la vita”.

 

“Lo so. Ma ora non ricadere nel dolore insensato. Questa tua di adesso è una ragazza gradevole, del tutto gratuita: non ti chiede nessun impegno.

Che ti importa se capisce poco o niente? Difficilmente una donna, come un uomo del resto, può confrontarsi alla pari con una persona della nostra levatura mentale. Per giunta Nefertiti ha dieci anni meno di te”.

 

“Tu non  hai conosciuto abbastanza nemmeno la prima , perché nel ’71 partisti anzi tempo, poi non sei più venuto per altri quattro anni , ma io qui ho vissuto tre mesi di piena gioia con tre donne non meno intelligenti di me.”

 

Rarissimae aves- fece l’amico- Sempre che tu non abbia applicato a quelle tre un’idea partorita dalla tua stessa estasi.

 

Udite queste paroli pensai: “Fulvio è ottimo però non capisce le donne”.

 

Invece risposi: “veramente il parto poteva riguardare la prima e la terza di queste: due potenziali ragazze madri. Poi invece una si è sposata, l’altra ha abortito.”

 

Subito dopo, pentito per la battuta sgradevole e lacrimando per la polvere entrata negli occhi, aggiunsi: “Hai ragione, Fulvio, smetto di lamentarmi: mi è andata bene così. Mi vergogno e mi pento di essere ingrato alle tre donne benedette che mi hanno aiutato, e a te che ci sei ancora.

Però dopo la sparizione della terza finlandese io vivo senza l’amore e impiegherò il resto della mia vita mortale nel cercarlo pur sapendo bene che non lo troverò mai  quale lo vorrei.  Sicché dovrò accontentarmi.

 Lo studio e lo sport sono mezzi: il fine, la borsa di studio, è la donna bella, fine, intelligente, colta che mi merito. Ne trovai tre della mia levatura e temo di non incontrare altre di tale stampo”.

 

“Nemmeno il dieci per cento dunque, contando tutte quelle che hai conosciuto fino a questo momento. La caccia alla donna ideale è aleatoria.

Ghermisci intanto questa reale e non lagnarti come facevi nel 1966 altrimenti ti minaccio un’altra volta di una bastonatura da levarti la pelle.

Ti augura con tutto il cuore di trovare un’altra come Helena. Era davvero una donna speciale. Ti feci volentieri da spalla quel pomeriggio lontano, fatato, quando venimmo qui nella puszta. Piaceva anche a me. Era un capolavoro di donna e tu eri felice ma lei è sparita presto. Era una creatura davvero ideale. Forse la ritroverai tra le idèe nella Pianura iperurania della Verità1 quando ci risalirai, il più tardi possibile. Ma qui, su questa piana terrestre, accontentati: Nefertiti è carina, ha un’educazione accademica, è ben vestita, è pulita. Non è poco”.

 

“Per me non è abbastanza. Quest’anno nell’Università estiva e internazionale ho cercato l’amante italiana per parlare meglio e di più, ma sai quanto erano migliori le finniche! Potevamo ragionare di Eschilo o di Hegel, di Marx o di Freud , comprendendo e facendo capire tutto, seppure parlando in inglese . Questa non capisce niente: è la piattezza, anche se ha mammelle ubertose: è un piatto di carta con del cibo freddo che mangio con pena in un solaio rivolto a nord.

Il mio nutrimento, Fulvio caro, è lo spirito. Tu una volta dicesti che bisogna sempre tenere un piede nella passera: benissimo, parole sagge se non proprio sante, io però cerco la femmina spirituale e non so che farmene di una sciocchina dispettosa. Noi due per nutrirci la mente leggiamo molto, riflettiamo su tutto, poi andiamo a correre a piedi o in bicicletta per mantenere la buona salute. Tiro avanti così, ma non sono felice: non mi piace stare sempre solo e mi garba ancora di meno annoiarmi in compagnia. Scusa, ho gli occhi pieni di polvere. Non è che pianga, però davvero non sono felice.

Un buffo studente di Ravenna un giorno, fissandomi la fronte disse: “ Gianni, sono di un infelice!”  diventerò come lui?”.

 

“Dici di Pierino?”.

 

“Sì un buon ragazzo”.

 

“ Tu sei diverso da lui anche perché non sei tanto buono”.

 

“Tu, vecchio mio, sei uno dei pochissimi con cui riesco a parlare. Da altri  devo subire delle chiacchiere e replicare con battute sarcastiche perché non riesco ad assumere il tono della chiacchiera insulsa che mi disturba e quel che è peggio mi annoia ”.

 

“Consolati gianni-concluse l’amico-Io sono sposato da anni e non con una cretina, ho una figlia che amo, però quando voglio nutrire il mio spirito devo isolarmi. Tu le situazioni angoscianti con le donne le cerchi siccome hai molto di femminile dentro di te e provochi le tue compagne perché facciano uscire le parti peggiori dell’anima loro e tu possa riconoscere in quelle le stesse tue scorie per liberartene . E’ il gnw`qi seautovn, to; Delfiko;n gravmma, la scritta dell’ombelico del mondo che ti spinge a collisioni continue.

 

“Con le tre finniche non collidevo”.

 

“No, però ti hanno lasciato tutte e tre dopo una ventina di giorni.

Belli, per carità, ma solo sessanta giorni di fuoco in tutto. Il resto è cenere.

 Eri troppo impegnativo e scomodo amante anche per loro. Mi hai raccontato che Kaisa, la seconda, nel ’72  ti disse che eri un amante ottimo solo per una vacanza molto lontana da casa” .

 

“Aveva ragione. Il fatto è che persone come noi non sono portate per il matrimonio né per la convivenza”, replicai.

 

“Io almeno ci ho provato, ci sto provando ancora, pur con grande fatica”.

 

“Io ne ho sempre avuto paura. Anzi ho sentito il terrore di perdere l’autonomia, cioè la pienezza della mia vita fatta di studio, di sport e di amori, o presunti tali; in ogni modo ognuno stia a casa sua, mi sono sempre detto dopo essermi emancipato da quella di Pesaro”.

 

“ Lo so: tu sei fatto così, e la prova matrimoniale che sto ancora affrontando non senza fatica mi fa comprendere il senso di questa tua guardia alzata, mai abbassata. Ma non dimenticare il primo stasimo delle Baccanti

“Breve è la vita: per questo

uno che insegue grandi fantasie

non può conseguire quello che c’è”.

 

Colsi l’occasione per ripetere in greco le prime due parole , cosa che piaceva tanto a me quanto all’amico: “ Sì Fulvio, certo bracu;" aijwvn, ed è proprio per questa brevità della la vita umana che voglio vivere in pieno la mia.

Per tale motivo non ho saltato le estati passate chiudendomi in casa con una mogliettina insipida: qui ho trovato tre volte le Grazie, qui il desiderio, qui mi è stato lecito, come alle menadi, celebrare l’orgia sacra benedetta da sacerdoti santi, i nostri amici Danilo, il dionisiaco, Claudio, il filologo, e Alfredo il compagno mite. Durante la giornate piene di luce e le amabili notti ho passato mesi felici. Cipride aleggiava nell’etere seminando l’amore”.

 

“Capisco. Adesso però torniamo. Sarebbe scortese farle aspettare ancora”.

 

L’amico mi  fece concludere ponendo termine ai miei sproloqui e alla scortesia verso le due ragazze che avevamo lasciato nella csárda-

Gentile, gentiluomo di Parma.

 

Avvertenza: il blog contiene 1 nota e il greco non traslitterato.

 

 

Nota

 

[1] Cfr. Platone, Fedro, 248 b: “   jAlhqeiva" pedivon

 

Bologna 20  luglio 2026 ore 17, 50 giovanni ghiselli

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