domenica 25 ottobre 2026

Storiografia moralistica e retorica secondo Auerbach. Una considerazione sui tumulti di ieri.


La storiografia “ retorica”, oltre che “moralistica”” di cui parla Auerbach in Mimesis  è già avviata nell’opera di Sallustio.

 

Auerbach invece analizza alcuni capitoli (16 e seguenti) del I libro degli Annales di Tacito.

Raccontano la rivolta delle legioni della Pannonia[1] successiva alla morte di Augusto.

Secondo Auerbach le parole di Tacito denigrano la ribellione dei legionari:"A suo modo di vedere, si tratta soltanto d'arroganza plebea e di mancanza di disciplina. (…) Egli batte e ribatte che è soltanto la schiuma sempre pronta alla ribellione; per il caporione Percennio, ex capo di claques teatrali[2] col suo "histrionale studium", che si atteggia a generale (“velut contionabundus"), egli ha il più profondo disprezzo"

(Auerbach,  Mimesis, il  realismo nella letteratura occidentale, II cap. Fortunata p. 43.)

.

Tacito dunque denigra la rivolta senza mostrare nessuna attenzione alle difficoltà e alle richieste dei soldati: “una legione in rivolta per lui non è altro che una marmaglia senza legge (…) non soltanto egli non ha nessuna comprensione, ma in genere nemmeno nessun interesse positivo per quelle richieste; egli non polemizza contro di esse con argomenti positivi, non si prende affatto la pena di dimostrare che sono ingiustificate; invece alcune considerazioni puramente moralistiche (licentia, spes praemiorum, pessimus quisque, inesperti animi) sono sufficienti per previamente invalidarle (…) non esiste nell’antichità una profonda indagine storica che tratti metodicamente lo sviluppo dei movimenti sociali e nemmeno quelli degli aspetti spirituali. Questo è stato notato di passaggio da studiosi moderni; così il Norden nella sua (Antik Kunstprosa (II, 647):

 “Dobbiamo pensare che un’esposizione delle idee generali che muovono il mondo non è stata in genere mai fatta dagli antichi, anzi nemmeno mai tentata”; e Rostovcev nella sua Social and Economic History of the Roman Empire (p. 88) dice: “Gli storici non s’interessano alla vita economica dell’impero”.

 Queste due opinioni rflettono il modo particolare degli antichi di vedere le cose: essi non vedono le forze, bensì vizi e virtù, successi ed errori: la loro impostazione del problema non è evoluzionistica né nei riguardi dello spirito né in quelli della materia; è invece moralistica (…)  La storiografia di tipo moralistico, e per di più quasi sempre strettamente cronologico, che lavora sulle basi di categorie immutabili, non può produrre oggetti sintetico-dinamici, quali adoperiamo noi oggi, Concetti come “capitalismo industriale”  o “economia di piantagione…e d’altronde anche concetti come Rinascimento, Illuminismo, Romanticismo, che in primo luogo designano epoche, ma anche sintesi di fatti (…) E per tutti questi concetti è essenziale che in essi il divenire e il trasformarsi , e cioè l’idea dello sviluppo sia implicita. Al contrario, i concetti moralistici, e perfino quelli politici (aristocrazia, democrazia e via dicendo) costituiscono concezioni aprioristiche ancorate all’antichità ” Auerbach, Mimesis, pp. 44-46.

Queste parole di Auerbach non sono tutte condivisibili: non è vero che in Tacito  non ci sia alcuna attenzione per la vita economica, tanto meno è vero che la storiografia antica non consideri le forze ma solo vizi e virtù.

E’ vero  però che la componente moralistica e retorica è molto presente. Ma il moralismo talora è morale e la retorica è quasi sempre uno scrivere bene.

Comunque scrivo questo post  perché gran parte di alcuni commenti televisivi sentiti ieri sui moti di Bologna tendono a siffatta svalutazione dei giovani scontenti presentati tutti come marmaglia.

Io dico che bisogna distinguere la canaglia e la marmaglia dei violenti che sfasciano e picchiano dai manifestanti pacifici. Aggiungo che quanti impiegano la violenza fanno il gioco di chi vuole limitare la libertà di tutti. Non so  se questo portare acqua al mulino della repressione sia voluto o casuale ma l’effetto è questo: la violenza attira la repressione che è giusta se colpisce solo i violenti, mentre è anch’essa violente se attacca le persone pacifiche ma scontente e comunque tali che manifestano scontentezza senza picchiare alcuno e senza rompere qualcosa bensì limitandosi a parlare e a scrivere. La libertà di parola e del dissenso pacifico  è il nucleo della democrazia.

Bologna 25 ottobre 2026 ore 18, 52 giovanni ghiselli

p. s.

martedì  27 ottobre dalle 17 alle 19 presenterò, ancora nella boblioteca Scandellara, la mia

Introduzione alla storiografia greca e latina.

Questo è il link per seguire da lontano

https://meet.google.com/qmx-fuhm-tiw

 

 

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[1] Attuale Ungheria.

[2] dux olim theatralium operarum (Annales, I, 16)


La riforma monetaria di Nerone.


 

Nerone dal 64 fece una politica antisenatoria e limitò  il luxus parassitico  dei  ricchi detentori delle monete d’oro svalutando l’aureus mentre avvantaggiò la classe media, la piccola borghesia  dell’epoca e i soldati che possedevano e usavano  la moneta d’argento, il denarius,  mutando il cambio tra le due monete  in favore di quella d’argento.

Il rapporto tra oro e argento dunque venne cambiato in favore di chi possedeva l’argento. I possessori di oro nel 68 fecero cadere Nerone come nemico pubblico e ne dannarono la memoria ma la riforma rimase e Plinio il Vecchio la elogiò “res publica lucrata est” (Naturalis historia, XXX, 3, 44-45), lo Stato ne trasse profitto, i debiti diminuirono.  

Nei primi anni del II secolo Traiano comquistò la Dacia ricca d’oro per sostenere in forme non autoritarie la politica monetaria iniziata da Nerone nel 64. Per giunta oggi nella Romania  situata tra slavi e ungheresi parla una lingua neolatina. Un effetto collaterale non cattivo.

Forse quelli che non vogliono limitare il lusso di pochi per sollevare molti dalla miseria temono di fare la fine di Nerone.

Hanno meno paura dell’assalto ai forni manzoniano, cosa che può essere  deprecata e repressa ma sempre più difficilmente evitata se le sperequazioni seguiteranno a crescere e i poveri diventeranno la maggioranza.

 

Bologna 25 ottobre 2026 ore 18, 08, giovanni ghiselli

p. s.

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