venerdì 7 agosto 2026

Euripide nona parte . Supplici del 422- Prima parte


Le Supplici sono un encomio di Atene. Teseo è il paradigma mitico di Teseo. Il coro è costituito dalle madri degli eroi caduti  combattendo contro Tebe. La scena si svolge a Eleusi. Etra , la madre di Teseo fa da tramite fra le supplici e suo figlio.

Etra prova compassione  (oijktivrousa, 34) per le madri orbate. Quindi fa chiamare Teseo siccome è naturale che le donne facciano tutto per mezzo dei maschi, se sono sagge, dice la regina madre-pavnta ga;r di j ajrsevnwn-gunaixi; pravssein eijkov", ai[tine" sofaiv (40-41). Etra si trova a Eleusi presso i santi altari delle due dèe Kore e Demetra

 

Parodo

Il coro supplica Etra di intercedere presso Teseo per la sepoltura dei loro figlioli. Anche lei è madre.

Le madri sono strette nella morsa della necessità.

La cura dei morti è culto che rende onore a chi vede la luce.- ta; ga;r fqitw'n toi'" ojrw'si kovsmo" (78)

Segue la consueta gioia delle lacrime cavri" govwn (79)

Cfr. soprattutto la tragedia Elena.

Entra Teseo preoccupato per i lamenti che sente e domanda tiv crh'ma;  che cosa succede? Prova pure paura che gli mette le ali: fovbo" m’ ajnapteroi' (89). Non trova la madre e teme per lei. La vede poi insieme con donne rasate e vesti non certo da festa- kouraiv te kai; peplwvmat j ouj qwrikav (97)

Il re domanda alla madre tiv tau'ta; le tosature lo impressionano.

Etra spiega chi sono e perché siano iJkesivoi" su;n klavdoi" con i rami dei supplici

L’uomo adulto è Adrasto e i fanciulli sono i figli dei morti

Supplicano perché i caduti abbiano la sepoltura. Teseo riconosce che si chiedono cose sante- o{sia (123). Adrasto aveva voluto portare aiuto ai  suoi generi Polinice e Tideo dissoi'si gambroi'" che avevano sposato le sue figlie (132). Apollo aveva vaticinato che doveva maritarle con un cinghiale e con un leone. I due si erano azzuffati come bestie.

Adrasto confessa di avere sbagliato andando contro la volontà di Anfiarao che aveva vaticinato la sconfitta.

Lo aveva confuso il trambusto dei due giovani qovrubo".

Quindi Adrasto menziona i propri capelli bianchi e quelli delle madri orbate dei figli

 Teseo chiede perché non sia andato a Sparta per cercare aiuto

Adrasto risponde che Sparta è una città crudele e dai modi sleali (Sparth me;n wjmh; kai; pepoivkiltai trovpou~, 187) e le altre città del Peloponneso sono piccole e deboli. E’ la propaganda antispartana di Euripide.

 

Brevissimo Excursus

Il voto ai sedicenni e il paese dei balocchi

Non darei il voto ai sedicenni sebbene molti di loro siano carini.

Dare il voto ai sedicenni gli imberbi iuvenes cerei in vitium flecti, facili come la cera a prendere l'impronta del vizio (cfr. Orazio, Ars poetica, v. 161 e v. 163 ) non è il modo migliore per uscire da questa morta gora.

Faccio un esempio tratto da questa tragedia di Euripide: Adrasto chiede  un aiuto a Teseo, re di Atene e paradigma mitico di Pericle. Lo elogia  dicendogli  che  regge una polis la quale prova pietà per gli infelici e per giunta ha in lui una guida giovane e capace-kai; neanivan-e[cei se; poimevn  j ejsqlovn ( Supplici, vv.190-191) e, ne deduce, è per mancanza di questo che molte città vanno in rovina: sono bisognose e prive di un capo -ou| creiva/ povlei"-pollai; diwvlont j, ejndeei'" strathlavtou (191-192).

Un capo  giovane dunque sì, ma non un bambino, né scelto da bambini ancora inclini al paese dei balocchi dove la scuola non esiste e non si studia mai. 

Aggiungo Machiavelli : “E tutto procede dalla debolezza de’ capi” (Il principe XXVI)..

  Poi Dante:"la mala condotta/ è la cagion che il mondo ha fatto reo" (Purgatorio XVI,103-104).

Infatti noi Italiani non siamo pessimi, anzi.

Torno al  Principe del Segretario fiorentino e chiudo: “et in Italia non manca materia da introdurvi ogni forma. Qui è virtù grande nelle membra, quando la non mancassi ne’ capi”  (XXVI).

 

Quindi Teseo esprime un ottimismo sostanziale:"disse una volta un tale[1] che il male/tra gli uomini prevale sul bene;/ebbene io ho un'opinione contraria a questi,/ che pleivw ta; crhsta; tw'n kakw'n ei\nai brotoi'"-il bene per gli uomini prevale sul male- ;/se non fosse così non vivremmo nella luce./Approvo chi tra gli dèi diede un ordine/alla vita da confusa e bestiale ,/prima di tutto infondendoci l'intelligenza (ejnqei;" suvnesin[2]), poi/dandoci la lingua come messaggera della parola- ei\ta d j a[ggelon-glw`ssan lovgwn douv~-"(vv. 196-204).

"Tale protesta contro il pessimismo scaturisce proprio dal cuore del poeta, perché non è minimamente richiesta dal contesto della tragedia. Le Supplici furono in verità scritte da Euripide in uno stato d'animo di particolare letizia, al tempo della pace di Nicia"[3].

Anche la costruzione di case è approvata e anche la navigazione perché potessimo avere scambi dei prodotti di cui la terra è priva 209-210.

 

Cfr. viceversa la Medea di Seneca (II e III coro) e Orazio (Odi, I, 3).

 

Teseo biasima Adrasto che ha seguito l’oracolo attribuito a Febo e ha maritato le figlie con due stranieri come se fosse stato dio a predisporlo.

La consueta critica euripidea al santuario delfico che spartaneggiava.

Ma noi a volte ci crediamo più sapienti dei celesti (dokou'men ei\nai daimovnwn sofwvteroi-218).

Hai mescolato i giusti con gli ingiusti, mentre bisognerebbe acquistare per le famiglie dei cari dal carattere buono-crh'n (…) eujdaimonou'nta"  d  j ej" dovmou" kta'sqai fivlou" (225)

A volte il dio mescolando le le sorti buone con quelle del malato ha mandato in rovina anche chi malato non era e non aveva commesso ingiustizia. Tu non hai dato retta ai responsi di Anfiarao lasciandoti fuorviare dai giovani-nevoi" paracqeiv" (paravgw-232) che alimentano le guerre per brama di potere o di ricchezze.

Teseo gli dice che non vuole allearsi con un fuorviato che ha sbagliato

Il Coro di donne argive spinge il re ateniese all’indulgenza

Adrasto sembra rassegnato

Il Coro delle supplici  ricorda a Etra la sua nascita argiva: era figlia di Pitteo, figlio di Pelope.

Le  fa notare che gli animali si rifugiano nelle rupi, gli schiavi presso gli altari e  una città battuta dalla tempesta povli" ceimasqei'sa si rifugia presso  un’altra (269).

Del resto non c’è un essere felice che duri fino alla fine

-oujk e[stin dia; tevlou" eujdaimonou'n- (Euripide, Supplici, 270)

Etra piange e Teseo la conforta: i lamenti delle supplici hanno turbato anche lui.

Quindi dà la parola alla madre -wJ" pollav g j ejsti; kajpo; qhleiw'n sofav- 294  anche dalle donne possono venire saggi suggerimenti.

 

Parteggiare per chi subisce violenza è umanesimo nobile. Lo hanno fatto anche Papa Francesco e Papa Leone.

Del resto questo umanesimo nobile non è esclusivo del cristianesimo.

Etra nelle Supplici di Euripide (del 422. C.) intercede in favore delle donne argive le quali hanno perduto i figli in guerra e ne chiedono la sepoltura che Creonte il tiranno di Tebe vuole impedire. 

La regina madre dice dunque al figlio Teseo che di certo rimarrebbe zitta e silenziosa se non fosse un dovere essere coraggioso in favore di quelli che subiscono ingiustizia- eij me;n mh; ajdikoumevnoi" ejcrh'n-tolmhro;n ei\nai,  kavrt j a]n ei\con hJsuvcw" (304-305).

Non vedi la tua patria? si potenzia proprio nelle difficoltà- sh; patriv" ; ejn ga;r povnoisin au[xetai (323)

Le città tranquille che fanno  cose nell’ombra, vedono nello stesso tempo ombre mentre sono piene di diffidenza.- aiJ d  j h[sucoi skoteina; pravssousi povlei"- skoteina; kai; blevpousi eujlabouvmenai (324-325) 

Ora le cose vanno bene ai Cadmei ma sono certo che lo stesso popolo farà lanci diversi con i dadi-a[lla blhvmat j ejn kuvboi" balei'n-(330). Il dio infatti sovverte sempre ogni cosa- oJ ga;r qeo;" pavnt j ajnastrevfei pavlin (Supplici, 331).

Teseo in seguito a queste parole della madre riconosce la propria identità di kolasth;" tw'n kakw'n (341) punitore dei malvagi.

 

Poi il re democratico, guida di una sorta di costituzione mista dunque,  ricorda alla madre che ha conferito al popolo la sovranità liberando questa città con diritto di voto uguale per tutti (kai; ga;r katevsths j aujto;n ej" monarcivan- ejleuqerwvsa" th;nd  j ijsovyhfon povlin, 352-353)

 

Tucidide usa questa espressione ( " ejgivgnetov te lovgw/ me;n dhmokrativa, e[rgw/ de; uJpo; tou' prwvtou ajndro;" ajrchv", II, 65, 9)

Era a parole una democrazia ma di fatto sottostava al potere del primo uomo.

 

Teseo dunque si muove verso la massa dei cittadini -ej" plh'qo" ajstw'n ei\mi. Sa che li convincerà- peivsa"- quindi radunerà giovani scelti e tornerà in assetto di guerra per poi imporre a Creonte la restituzione dei cadaveri. E’ disgraziato quello tra i figli che non rende ai genitori i servizi ricevuti- toi' tekou'si ga;r- duvsthno" o{sti" mh; ajntidouleuvei tevknwn (361-362). Il potere sembra più della madre che del figlio.

Pesaro 7 agosto 2026 ore 18 giovanni ghiselli

p. s.

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Vado al mare per un’ora. Me la sono meritata

 

 

 



 "A quanto sembra fu principalmente Prodico di Ceo a sostenere l'opinione che nel mondo e nella vita umana predomina il male",  M. Pohlenz, L'uomo greco, p. 165.

[2] Abbiamo visto che nell'Oreste, scritta in un  anno meno fausto (408) è proprio l'intelligenza  che rende malato il protagonista (v. 396)

[3] M. Pohlenz, L'uomo greco, p. 166.


Ifigenia XLVII. Calcolatore di calcoli vani. Gli eventi scaturiscono gli uni dagli altri e convergono tutti nella somma della vita.


 

Dopo cena andammo in un caffè del corso a giocare, ognuno con la propria pena più o meno pesante. Facemmo il gioco della verità. Una del gruppetto rimasta senza il marito che l’aveva lasciata, incolpava il fellone che era scappato con un’altra “molto più giovane e scema”: costei l’aveva allettato nel talamo suo accendendo nel sangue fiacco e scialbo del vecchio rudere dalla vitalità illanguidita la scintilla della libidine rinnovata.

Domandai a un’altra più intelligente perché suo marito l’avesse abbandonata.

“Perché io non gli piacevo più e ha trovato una che invece gli andava a genio”.

Quindi mi domandò di quanti amori avessi fruito io, giovanotto di belle speranze.

“Quattro speciali e una trentina ordinari” risposi

“Tra le speciali qual è stata quella davvero ottima?”

“Una collega finlandese, Elena dalle bianche braccia”, risposi.

“Che cosa aveva di speciale?”

“Che era bella e fine, buona e del tutto gratuita. Non voleva altro che essere amata e mi ha insegnato ad amare senza calcoli”.

“A quante vorresti arrivare?”

“Almeno a cinquanta. L’ho giurato”.

“Neanche tante: non porre limiti alla Provvidenza!”.

“Hai ragione, facciamo 55. Non voglio strafare. Del resto non ho i mezzi per arrivare a 1003”.

La donna abbandonata sorrise.

Tra queste persone più attempate di me, soprattutto più stanche e disincantate, mi sentivo molto vitale, sebbene il rapporto con Ifigenia stesse togliendomi tante illusioni e speranze.

Infatti di notte mi svegliai per l’inquietudine. Ifigenia non era soltanto fonte di piacere e compiacimento ma anche causa di preoccupazioni. Avrei voluto conoscerla meglio. Per questo però dovevo frequentarla di più; tuttavia a quel punto della mia vita avevo capito che moltiplicare le ore dello stare insieme non fa bene ai rapporti umani. Quando amavo le tre finlandesi ero contento che quelle ragazze avessero altro da fare durante le ore del giorno e tutto sommato mi attiravano anche perché sapevo che se ne sarebbero andate presto e lontano, tanto lontano da me. L’amore, anche il più bello, non è tanto amore di una persona bensì è incantamento davanti a una situazione speciale, è amore di amore in una determinata scenografia. Forse potrebbe durare a lungo una donna con me, se fosse impegnata nella preparazione di un’opera simile o uguale a quella che riempie l’anima e il tempo mio da diversi anni. Una che avesse dentro quel fuoco sacro che rende prezioso ogni minuto. Una creativa dico: scrittrice o regista o musicista, perfino attrice  che non fosse soltanto una mima volgare però

Quando vedo delle ragazze orchestrali o soprane impegnatissime nel rendere un’opera di Rossini penso che potrei amare una creatura siffatta. Ma con una donna in casa priva di interessi forti, l’amore non reggerebbe alla prova di una settimana.

Senza contare che un grande amore mi induce a scrivere e l’amante amatissima deve sparire presto come persona per diventare il personaggio protagonista della storia.

Ifigenia si faceva pensare e desiderare con dolore tramite la gelosia. Un mezzo ordinario, scadente e privo del bene velle anche se per qualche tempo poteva attizzare la libidine, un amare tipo quello di Catullo per Lesbia.

Quella sera a Viterbo, prima di andare a letto, l’avevo cercata senza trovarla e l’avevo maledetta tra tutte le donne maledicta tu  in mulieribus, avevo imprecato.

Poi però avevo poi incolpato me stesso per gli atteggiamenti da esteta assunti con lei spingendola a reagire in maniera analoga. Se era andata davvero così, potevo rimediare smettendo di posare al seduttore kierkegaardiano dal cervello esacerbato, o al superuomo nicciano che calpesta la morale del gregge, o al libertino dannunziano che tante donne meravigliosamente conobbe.

Magari potevo assumere la parte del nuovo Socrate dedito al culto del Bene, quello dell’ottimo maestro capace di suscitare energie morali in chi lo ascolta. Senza essere pederasta del resto. Che male ci sarebbe? Domanderete voi. Oggi l’eterosessualità è colpevolizzata più dell’omosessualità.

Nell’anno ferace che stava chiudendosi avevo fatto l’amore con 8 donne: un’insalata di femmine umane. Nemmeno questo è male secondo me, tanto meno è male.

Eppure mi dissi: “Nel 1979 cercherò di assumere un ruolo di amante serio attraverso un calcolo sobrio- nhvfwn logismov"- che mi porti a una stabilità affettiva”. Ma era un proposito che non teneva conto della reazione di Ifigenia. Costei durante l’estate farà saltare il mio piano annuale.

Invero avevo fatto un calcolo ebbro. Ero un calcolatore di calcoli vani.

Ora che sono vecchio ho constatato e so che gli eventi  conseguono gli uni dagli altri e che alla fine convergono tutti internandosi nella somma della vita. Perciò ne racconto la storia. Una storia non solo personale ma anche universale e politica.

 

Pesaro  7  agosto 2026 ore  16, 47  giovanni ghiselli

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