Ricordo che lunedì prossimo, 15 giugno
presenterò l’Uomo senza qualità di Musil nella biblioteca Ginzburg di Bologna dalle 17 alle
18, 30
Questo
è il link per chi vuole seguire la conferenza da lontano: https://meet.google.com/jhk-txfw-jkg
Poco
tempo dopo Ulrich ricevette una visita dell’amica abbandonata.
Erano
necessarie delle spiegazioni. Era la solita Bonadea “coi ricciolini che, secondo
la moda, coprivano e scoprivano la fronte non molto intelligente” p 851.
Bonadea
doveva spiegare a Ulrich perché avesse avvicinato Diotima raccontandole i fatti
loro.
L’ex
amante rispose eludendo quanto Ulrich voleva sapere: “E’ così carina con me. Mi
dimostra tanta simpatia!”
Non
rispondere a una domanda è offensivo.
Ulrich
fa dell’ironia: “Ti sei messa a lavorare con lei per Il Bello, il Buono e il
Vero?”
“Mi
ha spiegato che ogni donna deve fare il suo dovere nel luogo dove l’ha posta il
destino” Quindi; “far andare bene il matrimonio secondo lei è molto più nobile
che tradire il marito. E in fondo anche io l’ho sempre pensata così”.
Questo
pensiero però non toglieva l’azione dei tradimenti perpetrati da Bonadea.
Quindi
segue una battuta di Ulrich: “era verissimo, infatti non avevi mai pensato diversamente, avevi
solo agito diversamente”
Bonadea
lo baciò, un poco più in giù della fronte.
Poi
disse: “Tu, vedi, turbi il mio equilibrio poligamo”.
Poi
Bonadea spiegò che con poligamo intendeva poliglandolare “Insomma una questione
di glandole. E’ tranquillizzante il fatto che non ci si può fare niente. Ma
quando l’equilibrio si turba ne conseguono sempre esperienze sessuali mal
riuscite. Tu sei un’esperienza sessuale fallita, dice tua cugina. Lei del resto
predica la monogamia però ha in riserva tre o quattro uomini, mentre io per la
mia felicità non ne ho nemmeno uno”.
Questo
si potrebbe chiamare relativismo dei doveri matrimoniali.
Intanto
la donna contemplava “il suo riservista
disertore”.
Ulrich
non faceva più il riservista rispetto al
marito.
Bonadea
confessa che lei e Diotima hanno parlato di lui, l’amico comune. C’era anche il
generale e c’era pure Arnheim il quale
ascoltava con dignità il dialogo delle nobili signore.
Invero
Ulrich aveva parlato a Diotima di Bonadea come di una ninfomane e la cugina ne
aveva provato tanta curiosità quanto orrore. Bonadea però si era comportata in
modo ineccepibile e Diotima aveva fatto di quella “sorella traviata” una sua
protetta.
Diceva
alla confidente quasi coetanea in tono didattico e consolatore: “lo so bimba
mia: nulla di più tragico che abbracciare un uomo di cui non si è intimamente
persuase!” e la baciava sulla bocca impura con uno sforzo di coraggio che
sarebbe bastato a farle premerle labbra sui baffi insanguinati di un leone” (p.
854).
Invero la cosa più tragica
per chi ama e desidera l’altro sesso è quando si diradano le occasioni di
corteggiare con qualche possibilità di successo la persona desiderata e si
soffre rimpiangendo i bei tempi, quando le opportunità erano numerose, però con ingratitudine verso il buon Dio non
le sfruttavamo tutte per un impegno di fedeltà preso con chi non lo rispettava.
Questo è il mio catechismo di vecchio donnaiolo entrato nell’ottantesimo anno di
vita. Sono pentito di non avere amato tutte quelle disponibili quando ero puellis idoneus.
Diotima
era in posizione media tra il marito Tuzzi e il nababbo Arnheim. Ulrich l’aveva
visitata che non stava bene: aveva la testa fasciata e i panni caldi. Ella
indovinava che il malessere derivava dalle proteste del corpo nei confronti
delle le istruzioni contraddittorie che esso riceveva dall’anima.
E’ una buona diagnosi di
tante malattie: il corpo si risente per le pretese della mente superiori alle energie
somatiche e per giunta contraddittorie.
Diotima
con nobile risolutezza voleva essere diversa da una donna qualunque. Era
incerta tra Arnheim e Tuzzi ma l’andazzo del mondo le venne in aiuto. Non
riusciva a comprendere, ad afferrare l’anima con i suoi enigmi amorosi che le
sfuggivano come un pesce afferrato con la mano nuda. Agguantò il proprio
destino identificandolo con il marito. Leggeva libri che riflettevano lo
spirito del tempo, un tempo che aveva smarrito il concetto della passione
amorosa, concetto piuttosto religioso che sessuale, un tempo che sdegnava come
puerile occuparsi dell’amore e svolge i suoi sforzi verso il matrimonio.
Excursus
dotto. Se vi annoia, saltatelo
Le nozze come ascesa della
mente verso la Filosofia
Mi viene in mente un testo latino di Marziano Capella (360-428)
E’ un trattato didattico, misto di prosa e di versi in
metro vario, indirizzato al figlio. Quest’opera ebbe una grande importanza in
tutto il Medio Evo. Venne commentata da Giovanni Scoto
Il De nuptiis Philologiae et Mercurii
ha esercitato un’influenza determinante “sull’iconografia delle artes liberales, dai rilievi del
campanile di Giotto fino, in pieno Umanesimo,
a quelli di Agostino di Duccio nel tempio albertiano di Rimini.
A noi qui interessa brevemente analizzarla come possibile icona di quel nesso tra filologia e filosofia che ci sembra
centrale per intendere il pensiero dell’Umanesimo” (M. Cacciari, La mente inquieta Saggio sull’Umanesimo,
p. 37)
Filologia ha nascita
terrena ma ha preso dalla madre Phronesis l’intento di salire
alle stelle come riuscì a Omero e Orfeo. Filologia
simbolizza l’umano capax dei. Quindi
ella deve rappresentare l’insieme delle arti liberali. Filologia è amore per ogni forma del logos.
Scoto legge le nozze in chiave neoplatonica e vede Mercurio
come interprete della mente divina, colui che conduce al Nous.
La filosofia è una “gravis
insignisque femina”, dalla folta chioma, colei che intercede presso Giove
perché il dio conceda agli uomini eccellenti “ascensum in supera”. Filologia
dovrà sposare l’interprete Mercurio che conduce a comprendere la Mente (nous). Tale comprensione sarà opus e labor di Filosofia
la quale condurrà Filologia alla corte di Giove dove avverranno le nozze.
Per ascendere attraverso i circoli dei pianeti fino al sole, platonicamente chiamato “prima
propago” dell’eccelsa potenza del padre inconoscibile, Filologia dovrà bere la bevanda
dell’immortalità che Atanasia custodisce,
prima però deve vomitare “coactissima
egestione” (2, 135) tutto ciò di cui è piena, ossia della
erudizione umana, troppo umana.
“Marziano dice questo mystice
poiché fino a quando l’animo umano è
gonfio della scienza terrena e ne è oppresso non può in alcun modo essere
capace della vera sapienza che eleva al cielo” (Remigio di Auxerre, IX secolo).
Poi quella nausea ac
vomitio si trasforma in
un’abbondanza di lettere, volumi che le Arti e le Muse raccolgono. Il sapere di Filologia diventa sapienza.
“passa, per così dire, da potenza ad atto soltanto allorché Filologia inizia il cammino con Filosofia
in supera, soltanto nel momento
in cui ella desidera ardentemente l’immortalità”. (Massimo Cacciari, La mente
inquieta, Saggio sull’Umanresimo,
cap. terzo Philosophica Philologia, p.
38)
Dunque Filologia corre da Filosofia omni studio affectuque, e Filosofia
la affida a Mercurio perché le faccia da guida e da sposo.
Scoto
commenta “Nemo intrat in caelum nisi per
philosophiam”.
Filologia subisce una metamorfosi dalla facies terrestre che vomita la disordinata congerie di tecniche a
colei che riceve il dono delle arti dalle Muse.
Mercurio interpreta le arti con una esegesi orientata verso
la filosofia. Dal cumulo di saperi le
arti si trasfigurano in Armonia. E Filologia terrestre diventa celeste. Ermete è metaxuv tra
Filologia e Filosofia “dialettizza l’ordine dei grammata con quello della philìa
o eros per la sapienza del Bene, che costituisce la timé di Donna filosofia”. (M. Cacciari, La mente inquieta, p. 39).
Le nozze dunque devono
portare alla Filosofia all’amore del sapere ma a quello della sapienza.
Fine excursus
Diotima
dunque aveva scoperto che anche le deprimenti spiacevolezze del matrimonio si
potevano vivere con spirito superiore. Le si aprì l’animo alla speranza di
poter trattare come un’arte e una scienza i suoi rapporti con il coniuge che
finallora non erano stati per lei altro che sofferenza (p. 855)
Musil, L’uomo senza qualità, Parte III
23. Bonadea ovvero la ricaduta. Seconda
parte del capitolo, pp. 855-860.
Una
lezione di femminismo alla vigilia della Prima guerra mondiale
Bonadea e Diotima si istruivano a
vicenda secondo il principio pedagogico dell’imparare insegnando.
Cfr. Seneca: "homines, dum docent discunt "
mentre si insegna si impara. Dagli studenti ho imparato e imparerò sempre
molto: "Quaeris quid doceam? etiam seni esse discendum",
vuoi sapere che cosa insegno? che anche un vecchio deve imparare.
Dobbiamo dirlo ai nostri studenti: “Si ripaga male un
maestro, se si rimane sempre scolari”.
Torniamo a
Musil. Diotima, la professoressa dell’amore, era la teorica che osservava
timorosamente la sapienza pratica di
Bonadea. Entrambe volevano rettificare la propria vita coniugale. Diotima
confessava che le sue tante letture non bastavano a risolvere i problemi matrimoniali:
“purtroppo ci vuole una gran pratica,
una vasta esperienza sessuale acquistata su materiale vivo”.
Con le mie
storie d’amore metto il materiale vivo delle mie esperienze a disposizione di
chi non ne ha abbastanza per capire quando un rapporto è pericoloso, perfino
mortale.
Bonadea
riferisce queste parole a Ulrich cui viene da ridere all’idea della sua casta
cugina smarrita fra i meandri della scienza sessuale.
Bonadea
afferma che la via verso un erotismo elevato e armonioso deve passare
attraverso una durissima autoeducazione.
Poi
precisa che Diotima in primo luogo educa suo marito.
Disse
cautamente: “la sua atmosfera sessuale è avvelenata!””
Bisogna
rieducare i mariti e per farlo è necessario una profonda conoscenza della vita
sessuale.
“Tempi
duri per i vostri mariti!” Disse Ulrich l’uomo fratello, non l’uomo marito
Viene
fuori un femminismo che precede questo attuale di un secolo abbondante.
Diotima ha
trovato un libro intitolato L’inferiorità
fisiologica dell’uomo ,chiarisce Bonadea, e aggiunge che l’amica vi ha
scoperto “la costante disposizione della donna al piacere”
La donna
può essere posseduta anche quando non vuole mentre l’uomo anche quando vuole,
molto spesso non può.
“La parte
più maschile dell’uomo spesso si intimidisce” p. 858
Diotima la
chiama “la teoria del fiasco”. Per timore del fiasco gli uomini non hanno mai
il coraggio di affrontare una donna che sia al loro livello.
Cfr. il pene
contumace diEncolpio nel Satyricon
Superiorità
della donna come capacità vitale
" Lo aveva già detto Marziale (40 ca-104 d.C.) nella clausula di un suo
epigramma:" Inferior matrona suo sit
, Prisce, marito:/non aliter fiunt femina virque pares " (VIII, 12,
3-4), la moglie, Prisco, stia sotto il marito: non altrimenti l'uomo e la donna
diventano pari.
Cfr. cosa dice Raskolnikov
al pretendente di sua sorella in Delitto
e castigo.
Diotima ha detto che i maschi cercano di schiacciare le
femmine perché ne hanno paura. Arnheim è
uno di questi.
Uomini meno educati dissimulano la paura con la brutale
violenza fisica
“Supercompensazione” suggerì Ulrich.
“appunto così vi sottraete all’impressione della vostra
inferiorità fisica” commenta Bonadea
Che cosa pensate di fare?
“Dobbiamo sforzarci di essere carine con gli uomini. Per
questo sono venuta da te”
Certamente quando le donne sono carine con noi, ne abbiamo
meno paura.
Bonadea aggiunge che Arnheim fa gli occhi del lumacone
quando Diotima gli dice che gli uomini di alto intelletto preferiscono le donne
di scarso valore e falliscono con le donne di uguale statura morale.
Bonadea spiega che Diotima voleva liberare il marito dalla
paura di lei, quindi lasciava un po’ di spazio alla sua brutalità sessuale e
cercava di andare incontro al bisogno di superiorità del consorte nascondendo
la propria superiorità spirituale dietro a una civettuola adattabilità erotica”.
I rapporti anche tra coniugi sono quasi sempre di potere
talora conclamati, a volte invece camuffati. Come in questo caso.
Bonadea aggiunge che la smania maschile di autorità domina
anche la vita pubblica. L’uomo se è veramente appassionato si comporta come il
carnefice con la sua vittima.
Ma questa prepotenza dell’uomo rende malati i rapporti e li
distrugge. Il partner deve essere considerato un uguale, non un complemento di
noi stessi e un rapporto sessuale non
può sopravvivere all’oppressione. Gli occhi di Bonadea brillarono come una
stella cadente, quindi sfavillarono qanto quelli di una tigre in gabbia che si
vede passare davanti un pezzo di carne p. 860
Musil, L’uomo senza qualità, Parte III , capitolo 23. Bonadea
ovvero la ricaduta. terza e ultima parte del capitolo pp.860-864.
L’argomento
è l’amore
Ulrich
continua a parlare di sesso con Bonadea la quale gli dice. “probabilmente
ciascuno ha la sessualità che si merita, afferma tua cugina, ma io ne debbo
davvero meritare una dose così alta?”
Una riflessione
personale
Mi sembra
una buona battuta: potrò attribuirla a un atleta del sesso maschio o femmina
nella mia narrativa, oppure con una variante attribuire la risposta cum
merueris, quando l’avrai meritato,
a un amante o un’amante cui il corteggiatore domanda amore.
L’amore va
meritato come la cena.
Leggo
anche per arricchire il mio repertorio scritto e orale: ““Agli occhi dell’artista un pensiero in quanto tale
non avrà mai un gran valore di proprietà. A lui importa che possa funzionare
nell’ingranaggio spirituale dell’opera”.
Nel contempo arricchisco voi
che mi leggete. Se no, capireste che perdete tempo e non mi leggereste.
Bonadea poi domanda se si
possa dire che la propria sensibilità rappresenti un plusvalore fisiologico.
Ulrich non risponde siccome
non ha tanta sensibilità
Rispondo io: ho sempre
pensato che le persone molto inclini al sesso sono pure molto sensibili. Tale
sensibilità è contrastiva con il consumismo del cibo e della roba ed è quindi
criminalizzata. Un tempo soprattutto quella degli omosessuali,
ora massimamente quella di noi eterosessuali,
meschini.
I due erano a letto. Bonadea
si disse: “Sono nel suo letto e non mi lascio mai più cacciar via di qui!”. Ma
le sue sensazioni fisiche erano simili a quelle di un bambino la cui protervia
è stata spezzata dalle botte.
Sembra che i due abbiano
fatto sesso ma la loro confidenza nel parlare non lo dà a vedere con chiarezza.
Bonadea è sola di fatto e le
girano in testa alcune frasi della sua maestra di teoria: “La pratica sessuale
è un mestiere che non si impara, sarà sempre l’arte più alta che ci sia dato
apprendere nella vita”
La discepola ricordava tali
frasi.
Commento dicendo che nessuna arte si può
imparare bene se non c’è sensibilità, talento, genio. La creatività nel bello
secondo l’anima e secondo il corpo non può ridursi alla tecnica.
Pindaro nell’
Olimpica II chiarisce il suo pessimismo pedagogico :" sofo;" oJ polla; eijdw;" fua'/ :-maqovnte" dev,
lavbroi-pagglwssiva/ kovrake" w{" a[kranta garuveton--Dio;"
pro;" o[rnica qei'on ”
(vv. 86-89), saggio è chi sa molto per natura, voi due addottrinati invece,
intemperanti, vaghi di ciance, come corvi di fronte al divino uccello di Zeus,
gracchiate parole vuote.
Bonadea continua a pensare e
svaluta le teoria di Diotima dissociata dalla pratica. Chi parla o scrive di
amore senza averne esperienza può solo lamentarsi.
Sull’amore si impara più da
Ovidio che da Leopardi, del resto niente si impara davvero se non lo si fa.
Diotima aveva a disposizione quattro uomini ma a Bonadea non
permetteva nulla e così la gabbava con la teoria dissociata dalla pratica.
Bonadea pensava a uomini
famosi spesso repressivi. Intanto era assai poco vestita nel letto di Ulrich e
si riempiva di collera meschina e miserevole. I
due avevano fornicato
probabilmente , ma è certo che Ulrich
non la amava. Eppure lei era a letto con lui.
Ulrich a sua volta pensava che
l’ambizione era la molla dei contrasti nella vita di Bonadea più che la sensualità.
Ma non glielo diceva per evitarne i rimproveri. La sua ambizione si manifestava
in mania erotica. Tuttavia dopo avere conosciuto Diotima; Bonadea ripudiava
quella forma di espressione sebbene con rammarico. 862
Ulrich lo capiva
ma pensava pure che la pedantesca innaturalità
di Diotima doveva avere un’attrazione paradisiaca per Bonadea che aveva
cavalcato il diavolo sempre senza sella. Le osservava il corpo con ironia e non
senza ripugnanza e si chiedeva come aveva potuto trovarla seducente poco prima.
Dunque non
solo la donna è mobile.
L’uomo pensò che comunque quella sua amante era
cambiata in meglio nell’insieme. Il suo viso aveva avuto anche certi giochi
espressivi come il sole e le onde.
Poi però si era immusonita e Ulrich pensò che solo
una persona seria può essere cattiva mentre la gente allegra è immune da
cattiveria.
Nell’amore
i seduttori malinconici appaiono più distruttivi di quelli frivoli, si disse.
Vero è che
lo scontento lo è soprattutto di se stesso e cerca di trascinare il malcapitato
che incontra nella propria scontentezza. (Ndr.)
Ulrich era deluso perché l’ora d’amore
incominciata con lievità finiva in tetraggine, ma era pure inaspettatamente
eccitato.
Una mia
considerazione
So per
esperienza che i sentimenti amorosi sono variegati, instabili accidentati e il
giuramento di amore eterno è uno spergiuro.
Me lo ha
insegnato l’esperienza e confermato la lezione del magister Naso: "Iuppiter ex alto
periuria ridet amantum/et iubet Aeolios inrita ferre Notos"
(Ovidio, Ars Amatoria, I, 631-634), Giove dall'alto sorride agli
spergiuri degli amanti e ordina che i venti di Eolo li portino via senza
effetto.
Personalmente
non ho mai giurato né spergiurato.
Ho seguito
il mio istinto e pure il consiglio di Dante: “Non prendan li mortali il voto a
ciancia (Paradiso, V, 64)
Rimuginando
Ulrich dimenticò Bonadea e si ricordò che una volta era sceso da un treno prima
di essere arrivato alla meta perché il limpido giorno “misterioso prosseneta”
gli svelava il paese e lo aveva attirato fuori per una lunga passeggiata. La
sera si trovò abbandonato dalla luce in un luogo remotissimo e senza bagaglio.
Ulrich
pensò che l’adulto il quale si spinge verso ogni lontananza per trasformarla in
vicinanza è il proseguimento dell’arcano desiderio del bambino che tocca tutto
quello che vede e magari cerca di metterlo in bocca.
Credo che
sia la curiosità odissiaca che ci spinge a cercare tanti amori ad annoiarci
presto di questo o di quello.
Ricordo Cesare
Pavese: “Piccola Mèlita, tu sei del tempio. E non sapete che nel tempio-nel
vostro- l'uomo sale per essere dio almeno un giorno, almeno un'ora, per giacere
con voi come foste la dea? Sempre l'uomo pretende di giacere con lei-poi
s'accorge che aveva a che fare con carne mortale, con la povera donna che voi
siete e che son tutte. E allora infuria-cerca altrove di essere dio".
Vero è che
Pavese si uccise nel 1950. Molti giovani della mia generazione l’hanno amato.
A Ulrich “parve
sommamente puerile giacere insieme in un letto” p. 863. “Gli vennero in mente
gli animali imbottiti e variopinti che da bambino aveva amato molto più
teneramente che non oggi l’amica”.
Noto che
tanti uomini amano la partita di calcio o il gioco delle carte o il vino molto
più fervidamente della moglie.
Bonadea si
stanca di osservare la schiena di Ulrich ed esclama: “E’ stata colpa tua”.
Ulrich le
risponde che presto inizierà a convivere con la propria sorella “per sempre”.
Bonadea
pensa al proprio interesse e domanda retoricamente e polemicamente se una sorella convivente non
può togliere che il fratello abbia un’amante
“E’ proprio
quello che intendo dire”, ribatté Ulrich.
Bonadea lo
rimprovera di non lasciarla parlare
“Il mio carattere è una specie di macchina
per deprezzare continuamente la vita! –replicò Ulich- Voglio diventare diverso!
Bonadea si
ricordò protervamente che amava Ulrich e disse:
“Ti sei
messo a far l’amore con lei!”
Urlich
smentì tale amore nel passato ma non nel futuro.
E Bonadea:
“Dunque sei un pervertito! E saltò giù dal letto per tornare da Diotima, alla
sua scuola di saggezza amorosa, le cui porte restavano spalancate alla
penitente rifocillata” p. 864
Bologna 9 giugno 2026
ore 18, 04, giovanni ghiselli
p. s.
Statistiche
del blog
All time2252406
Today3497
Yesterday7114
This month47976
Last month75482