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Ieri sera ho visto per la seconda volta Sentimental value del regista norvegese Joachim Trier. Un film molto bello e utile all’educazione sentimentale dei bambini e degli adulti.
E’ la storia di due sorelle cui la madre muore e rimangono sole quando vengono abbandonate dal padre appena adolescenti. Entrambe ne rimangono segnate ma in maniera diversa: la maggiore, Nora, interpretata meravigliosamente da Renate Reinseve, diviene un’ attrice brava ma una donna infelice fino a un tentativo fallito di suicidio, siccome incapace di una stabilità affettiva. La sorella minore, Agnes, interpretata da Inga Ibsdotter Lilleas, brava e bella anche questa, invece è diventata una studiosa insegnante di storia ed è sposata con un figlio. E’ più tranquilla.
Alla fine del film le due sorelle, donne non ancora quarantenni, che si vogliono bene, parlano chiarendo la causa delle loro vite tanto diverse: la più giovane dice alla maggiore cresciuta in un deserto affettivo che l’ha ferita riempiendola di risentimento: “io avevo te”.
E’ una spiegazione profonda dell’incapacità di amare: se nessuno ci ha amato quando eravamo bambini, se non abbiamo visto l’amore in famiglia, arriviamo a credere che nessuno ci amerà mai e addirittura che l’amore sia una favola mentita.
A un certo punto torna il padre settantacinquenne che era sparito recandosi in Svezia dalla Norvegia dove il film è ambientato. E’ stato un bravo regista che ha interrotto il suo lavoro da 15 anni e vorrebbe ricominciare. Ha scritto la sceneggiatura del nuovo film e la porta alle figlie. Vorrebbe che la primogenita recitasse la parte della protagonista, personaggio ricavato dalla madre del regista che è morta suicida dopo avere subito persecuzioni dai nazisti. Nora diffida del padre e si rifiuta di interpretare il suo nuovo film. Il regista vorrebbe che il bambino figlio di Agnes interpretasse il nonno, lui stesso, ma anche la secondogenita, rifiuta la proposta. Allora il padre ricusato ingaggia un’attrice americana cercando di renderla simile a Nora con il trucco ma tale rimaneggiamento non funziona. Tutto si risolve quando Agnes finalmente legge la sceneggiatura e la trova molto bella. Sicché la porta a Nora, le fa leggere alcune righe dalle quali le due sorelle riconoscono l’amore del padre loro e comprendono le sue difficoltà. Dunque Nora reciterà la parte principale, il figlio di Agnes, che da bambina aveva recitato in un film del padre, reciterà la parte del nonno bambino.
Un altro avvertimento di questo film è che la parola scritta che nasce dalla meditazione può aiutare a chiarire i sentimenti che non riusciamo a manifestare parlando. Il vecchio regista poco dopo essere tornato aveva detto alle due figliole una frase meravigliosa: siete voi quello che ho fatto di più bello. Ma era stata una voce nel deserto. Non perdete questo film: aiuta a capire molte cose importanti.
Bologna 20 febbraio 2026 ore 19, 12 giovanni ghiselli
p. s.
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