Tale
era la situazione all'inizio del breve regno di Galba secondo Tacito:"Venalia cuncta, praepotentes
liberti, servorum manus subitis avidae " (Historiae , I, 7),
tutto era in vendita, assai potenti i
liberti, caterve di schiavi avide per i repentini cambiamenti. Non poteva
durare a lungo l'imperatore, non solo perché vecchio ma anche perché aveva
dichiarato:"legi a se militem, non emi " (I, 5) che lui i
soldati li arruolava non li comprava.
"La storia degli anelli d'oro: il più
interessante capitolo di storia del costume dell'epoca imperiale,
particolarmente dell'epoca giulio-claudia…Claudio (41-54) eredita da Caligola
(37-41) , ed affina e organizza, il predominio dei liberti imperiali nella
corte. Ma dietro questi tre potentissimi liberti c'è la grande massa di
tutti i liberti, imperiali o non, in tutto l'impero. Sono una
borghesia affaristica e prepotente. Affrontano talora i rischi della legge,
pur di portare l' anulus aureus, gabellandosi per cavalieri. La
pressione di questa borghesia significa soprattutto una cosa:
l'intensificazione dell'economia monetaria…burocrazia (questa burocrazia dei
liberti imperiali) significa economia monetaria, intensità di circolazione dei
mezzi legali di pagamento. L'economia naturale delle grosse domus
senatorie è colpita a morte".
Gli anelli preziosi sfoggiati dai servi sono uno dei
motivi che spingono Giovenale a scrivere satire: “cum pars Niliacae plebis, cum verna Canopi/Crispinus Tyrias umero
revocante lacernas/ventilet
aestivum digitis sudantibus aurum/nec sufferre queat maioris pondera gemmae,/difficile
est saturam non scribere” (Satira
I, 26-30), quando un pezzo della plebe del Nilo, quando una canaglia di Canòpo,
Crispino, mentre si tira sulle spalle il mantello di porpora di Tiro, sventola
l’anello d’oro estivo con le dita sudate né potrebbe sopportare il peso di una
gemma più grande, è difficile non scrivere satire!
La
riforma monetaria voluta da Nerone (nel 54)
in favore della piccola e media borghesia
“Il Satyricon di
Petronio è il romanzo dei liberti scritto da un senatore. La nuova società,
nonostante le esagerazioni senatorie di Nerone fino al 62, e le esagerazioni
antisenatorie dello stesso Nerone dal 64 in poi, si doveva fondare sulla morte
dell’economia parasitica, sull’incremento di una solida economia monetaria. E
la sua moneta era il denarius
neroniano…Il denarius, cioè la
moneta della piccola e della media borghesia: Nerone aveva fatto una riforma
che avvantaggiava lo stato, ma che con lo stato avvantaggiava le nuove classi
sociali economicamente più povere ma più attive. L’imperatore ultrasenatorio di
un tempo avallava ora la fine del luxus
parasitico dei detentori d’oro ”.
Il denarius
e chi lo possedeva erano stati avvantaggiati da Nerone rispetto all’ aureus e ai suoi possessori. “giacché il
rapporto AU : ARG era cambiato a
favore dei detentori di moneta d’argento” Prima della riforma ci volevano 25
denarii di 3, 70 grammi per un aureus di 7,70 grammi; dopo, 25
di 3, 25 grammi
compravano un pezzo d’oro di 7, 30 grammi.
Plinio
il Vecchio
dichiara che il pondus imminutum ha
condotto a un lucrum della res publica e a una dissolutio dell’aes alienum:
“res publica lucrata est”.
“Nerone aveva aiutato i soldati e la piccola
borghesia industriale italiana detentrice di denarii; infatti il soldo delle truppe era pagato in denarii (anche se coneggiato in aurei), e il denario era moneta
borghese. I senatori, e in genere gli uomini del grande capitale, quando ebbero
visto una tale difesa dell’argento a tutto svantaggio dell’oro, si erano
sentiti confermati nell’opposizione contro Nerone, ed avevano rovesciato…a soli
quattro anni di distanza dalla riforma, l’imperatore della piccola borghesia.
Ma la politica sociale di Nerone-proprio la politica degli ultimi anni del
“cattivo” imperatore-aveva, per questa parte, ragione; la difesa del
denario contro l’aureo, cioè dei soldati
e della borghesia contro il luxus
nobiliare, era così rispondente alla nuova realtà storica, che proprio la
borghesia venne al potere in seguito alla caduta di Nerone, e fu senz’altro
rappresentata dai Flavii. Non solo: ma la stabilità della riforma neroniana per
più che 130 anni, dimostra che quella riforma monetaria era quanto mai vitale e
rispondente alle esigenze dell’impero…Tutto ciò implicava la necessità di
assicurare da una parte un notevole rifornimento di oro, in maniera che la
riforma neroniana, consistente nella vittoria del denarius sull’aureus,
ricevesse stabilità e giustificazione economica dall’aumento dell’oro
disponibile nello stato romano. In corrispondenza, bisognava conquistare
regioni particolarmente ricche d’oro, come la Dacia; e d’altra parte, bisognava consolidare
il limes coi Parti…Traiano ha tentato
una soluzione coerente, e certo la più audace che l’impero romano abbia maio
concepito. Non aveva osservato lo storico senatoriale Tacito, in uno scritto (la Germania)
pubblicato nel 98, che i Germani tendevano a rifiutare il denarius neroniano di poco più che tre grammi d’argento (pecuniam probant veterem et diu notam )?
Questo commercio con i Germani…era soprattutto-lo notava Tacito stesso-commercio
di piccole cose, promiscua ac vilia ; dunque, commercio in denarii piuttosto che in aurei, commercio fondato sull’argento
più che sull’oro…Ancora una volta: solo un aumento della riserva d’oro poteva
giustificare il rapporto riconosciuto nello stato romano fra l’aureus e il denarius, rapporto per cui si poteva cambiare un aureus (gr. 7, 24 d’oro) con appena 25
monete d’argento di g. 3, 40 (e di lega non molto buona, che poi Traiano
avrebbe ancora peggiorato riducendo il titolo del denarius all’88-78% di argento). In altri termini (è necessario
insistere su questo punto, giacché esso è la misura di tutta la congiuntura
economica da Nerone a Commodo, e vuol essere un leit-motiv di questo libro): la
borghesia italiana aveva ottenuto nel 64 d. C. una vittoria rivoluzionaria sul luxus del grande capitale, in quanto
era riuscita a far trionfare la sua moneta (la moneta dei commerci promiscua ac vilia, secondo la citata
espressione di Tacito) nei confronti del senato; sì che aveva abbassato il
rapporto AU: AR da poco più che 12, 50: 1, com’era nell’epoca giulio-claudia
fino al 65, a
poco più di 10, 50: 1 (considerando il peggioramento della lega sotto Nerone;
con l’ultimo peggioramento sotto Traiano, il rapporto sarà ancor più favorevole
al denario, e potrà calcolarsi intorno a 10: 1, e anche meno). Ma una tale
vittoria della borghesia (e dei promiscua
ac vilia commercia) sul grande capitale (e sui commercia di luxus)
poteva mantenersi soltanto se l’aumento dei giacimenti auriferi avesse
effettivamente significato una diminuzione di prezzo dell’oro; questo
motivo, accanto a considerazioni di carattere militare e di spiriti cesariani,
rendeva particolarmente utile la conquista della Dacia ”.
Lo storico francese Carcopino rileva gli effetti
dell’azione militare traianea sulla “caduta dell’oro”, ma “l’aumento della
quantità dell’oro appariva necessario per sostenere, in forme non autoritarie,
la politica monetaria iniziata da Nerone nel 64, cioè per sostenere la politica
della borghesia e dei soldati…ancora una volta, la storia numismatica ed
economica ha un significato solo se essa si configura come storia sociale…La
conquista traianea della Dacia si è compiuta a due riprese: nel 101-102, con la
prima guerra dacica, lo stato di Decebalo fu ridotto a stato cliente; nel
105-106 si ebbe la seconda dacica, che si concluse con la riduzione della Dacia
a provincia romana”.
Come si vede non è impossibile, come sostiene
Auerbach, l’approccio “economico” e
sociologico ai testi classici.
Questo capitolo è molto attuale: la borghesia odierna,
mortificata e in via di annientamento causato dalla concentrazione di ricchezze
enormi e del potere quasi assoluto nelle
mani di pochi, avrebbe bisogno di riforme che le restituissero mezzi economici,
dignità e potere di eleggere chi rappresenta gli interessi della classe media.
Avvertenza: il blog contiene 9 note e il greco non
traslitterato.
Bologna 21
ottobre 2026 ore 11, 59 giovanni ghiselli
p. s.
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Naturalis
historia, XXX, 3, 44-45.