martedì 3 febbraio 2026

Seneca Lettera a Lucilio 37. Fit via vi.


 

 Quid porro prodest paucos dies aut annos lucrificare? Sine missione nascimur  (37, 2) d’altra parte a che giova guadagnare pochi giorni o anni? nasciamo senza remissione, senza possibilità di scampo.

Quomodo ergo” inquis “me expediam?”, dunque come me la caverò?   domandi. “Effugere non potes necessitates, potes vincere”, non puoi evitare le necessità, puoi superarle. Fit via vi, si fa strada con la violenza. (37, 3). Queste tre parole sono una citazione dall’Eneide (II, 494). Racconta la notte della distruzione di Troia.

Personalmente riferisco queste parole alle iniziative del governo per imporre un regime autoritario e liberticida.

Dai gravi padroni ti libera la sapientia quae sola libertas est (37, 4), la sapienza che è la sola libertà

Si vis omnia tibi subicere, te subice rationi; multos reges, si ratio te rexerit (4), se vuoi sottomettere a te ogni cosa, sottomettiti alla ragione; guiderai molti se la ragione avrà guidato te.

Aggiungo che anche il pathos è in elemento della ragione

Bologna 3 febbaio 2026 giovanni ghiselli ore 20, 50

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Viaggio in Grecia Terza parte. Kalamàta osservando il mare con le barche e pensando al Taigeto da scalare.


 

Il quarto giorno entrammo in Messenia e arrivammo a Kalamàta, una cittadina situata sul grande golfo sotto il Taigeto. Spettacolare è la veduta sul seno marino che di notte è pieno di luci  poste sui  lati della costa montuosa, sulle barche nel mare e inviate dalle stelle del cielo. Riconobbi la mano del grande demiurgo artista il quale non può essere che buono per avere infuso tanta bellezza nelle sue creazioni.

Questo fu il primo pensiero quando ci sedemmo a cena sul lungomare. Il secondo fu meno lieto: mi preoccupava la tappa del giorno seguente: trenta chilometri  di ascesa dalla periferia di Kalamàta alla cima del monte Taigeto, la tomba degli antichi bambini spartani gettati nei burroni se non apparivano subito abbastanza robusti da diventare dei guerrieri validi.

Anche le bambine doveva essere forti per diventare madri di guerrieri un giorno. La spartana Gorgò disse che solo le donne spartane generano degli uomini veri.

 

 Mi domandavo se vecchio e indebolito com’ero, ce l’avrei fatta o avrei trovato anche io il mio precipizio su quella montagna che giudica  i deboli spietatamente, li condanna con sentenze inappellabili, e li giustizia.

Non ero sicuro di farcela e mi procurai il numero di telefono di un taxi per chiedere soccorso in caso di necessità. L’avevano già fatto i comites di viaggi precedenti senza vergognarsene sebbene giovani. Ma per me sarebbe stata un’onta che avrebbe diminuito di tanto la mia identità, forse l’avrebbe storpiata. Pensai perfino che se non fossi riuscito a superare la prova con onore avrei seguito volontariamente la sorte di quei bambini gettati nei dirupi della montagna posta tra la Messenia e la Laconia.

 

Passeggiavo da solo dopo la cena in compagnia di Alessandro  ottimo alunno  di altre stagioni, poi bravissimo collega  e amico prezioso che quella sera mi incoraggiò ricordando le mie imprese precedenti: avevo già scalato il Taigeto da una parte e dall’altra staccando tutti entrambe le volte. Non potevo dubitare di farcela.

Se vogliamo distinguere l’amicitia dalla negotiatio dei falsi amici, quelli che in realtà ci vogliono usare, un criterio di valutazione è il loro comportamento quando siamo in difficoltà.

Mentre ricordavo le pendenze dei numerosi chilometri del percorso che  comprende anche quattro o cinque pezzi in discesa, mi sovvenni di  alcuni versi dell’Achilleide di Stazio che menzionano la montagna sopra di noi.

Il poeta latino condanna la guerra che distrugge o danneggia non solo le vite umane ma anche la natura: la costruzione della flotta necessaria alla spedizione contro Troia spogliò delle loro ombre i monti e li rimpicciolì: “Nusquam umbrae veteres: minor Othrys et ardua sidunt/ Taygeta, exuti viderunt aëra montes./Iam natat omne nemus” (I, 426-428), in nessun luogo le antiche ombre: è più piccolo l’Otris e si abbassa l’erto Taigeto, e i monti spogliati videro l’aria. Oramai ogni bosco galleggia.

L’Otris è una catena montuosa della Tessaglia; del Taigeto dico che  quella sera rammentai di averlo scalato da Kalamata alla cima (km 33, 12) in bicicletta nel tempo di 2 ore, 14 minuti e 27 secondi, alla media di 14, 7 Km all’ora quando avevo 62 anni e 8 mesi.

Certamente arrivato a 79 anni e 8 mesi ci avrei messo più tempo ma potevo farcela ancora. Sicché strinsi con un pugno e appallottolai l’ontoso foglietto con il numero del tassista, quindi lo buttai nel mare e gridai: “dissolviti, con vergogna, nell’acqua!”, poi alzai gli occhi al cielo e aggiunsi :“tutta l’aria  è pervia all’aquila”. Conclusi da neogaribaldino: “O il Taigeto o morte!”. Poi feci un sorriso e andai a dormire.

Bologna  3 febbraio   2026 ore 18, 52  giovanni ghiselli

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