martedì 3 novembre 2026

Una cafonata da basso impero. Uno sfregio sulla nostra storia.


 

Copio un titolo a pagina 21 del quotidiano “la Repubblica” di oggi

Botteghe Oscure a 5 stelle

seicento euro per dormire

nell’ufficio di Berlinguer

Ci andranno gli eredi della pacchianeria di Trimalchione.

Enrico Berlinguer non meritava tanta volgarità.

Una specie di  sovratitolo spiega:

“L’ex sede Pci affittata da

Angelucci a un’azienda Usa

diventa un hotel extralusso

tra il busto di Gramsci e

l’androne di Giò Pomodoro.

 

E’ tutta una profanazione della serietà e della cultura.

Vero è che la parola d’ordine dei conformisti benpensanti equipara, o addirittura pospone, il comunismo al nazismo.

Resta però il fatto che quando in Italia c’era un forte partito comunista i figli degli operai e dei contadini potevano venire a studiare a Bologna con il presalario e chi lavorava non era povero come  sono adesso tanti lavoratori rischiando per giunta la vita.

 In compenso ci sarà chi andrà a dormire nell’ufficio di Berlinguer pagando 600 euro a notte, una cifra con la quale molti lavoratori devono campare  per 15 giorni e alcuni pensionati per tre settimane. E non possono curarsi come si deve, né scaldarsi, né mangiare.

Questo sì che è progresso!

Bologna 3 novembre 2026 ore 17, 51 giovanni ghiselli

p. s.

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Il sogno dell’apprendista. Sesta parte. Si inasprisce la disputa letteraria tra Euripide e Sofocle rimasti soli.


 

 

I due tragediografi  mi cacciano: vogliono restare soli

 

Sofocle: “credo che tu professore apprendista abbia imparato abbastanza sul mio Edipo re che dovrai commentare ai ragazzi; adesso lasciaci soli: voglio parlare a quattrocchi con Euripide”.

 

Euripide: “sì, giovane tirocinante, vogliamo discutere tra noi. Ti faremo avere la registrazione del nostro colloquio dopo averla controllata. Ma ora, mentre parliamo delle nostre virtù e dei nostri vizi, letterari beninteso, non vogliamo essere interrotti da te: sei curioso come il  Lucio di Apuleio, vuoi sapere tutto e ci interrompi troppe volte”

Mi svegliai impermalito. Quei due in ogni caso sono stati di parola e trascrivo quanto dissero quella notte parlando tra loro mentre io, sceso in cucina mi preparavo una camomilla. Più avanti, in un altro sogno, mi fecero ascoltare la registrazione di alcune parti della loro conversazione.

Appena mi svegliai, la trascrissi e ora la pubblico.

 Credo che abbiano operato dei tagli per evitare delle lungaggini.

 

Sofocle: “ Euripide, tu sei bravo, non posso negarlo, e mi hai preceduto anche nell’ultimo agone morendo prima di me, ho fatto recitare il coro e gli attori dei miei drammi  vestiti a lutto”.   

 

Euripide: “ Lo so: tu  sei stato comunque  non meno bravo di me”.

 

Sofocle: “Sei molto bravo pure tu, anche se hai avuto meno successo di me finché eravamo vivi. Anzi, ti prego: fammi sapere per quale ragione secondo te le tue tragedie non sono piaciute  quanto le mie ai nostri contemporanei.  Il pubblico e i giudici hanno preferito me quasi sempre.

 

Euripide: “In parte perché andavo contro il gusto corrente con le mie innovazioni, le disquisizioni, le ragioni e le controragioni dei miei personaggi. Poi c’è stata la critica malevola di quel buffone di Aristofane. Già negli Acarnesi  presenta il mio studio come un laboratorio di straccioni e pezzenti. Nelle Termoforiazuse il personaggio che usurpa il mio nome  sarebbe un antifemminista malevolo al punto che le donne durante la loro festa vorrebbero ammazzarlo; nelle Rane quel commediografo bugiardo ha scritto addirittura che due regine delle mie tragedie sarebbero delle sgualdrine: povrnai. Quel maldicente professionista del resto ha contribuito a provocare la condanna a morte di Socrate con le sue spudorate calunnie.

Nell’Ottocento la critica ingiuriosa di Aristofane nei miei confronti è stata rilanciata da Nietzsche.

Meno male che  Goethe  alcuni mesi prima della morte ha scritto nel suo diario :"Non finisco di meravigliarmi come l'elite  dei filologi non comprenda i meriti di Euripide e secondo l’ usanza tradizionale lo subordini ai suoi predecessori seguendo l'esempio di quel pagliaccio di Aristofane. Ma c'è forse una nazione che abbia avuto dopo di lui un drammaturgo che sia appena degno di porgergli le pantofole?"[1].

 

Sofocle: “non puoi negare di avere degradato diversi eroi togliendo all’ammirazione e all’imitazione del pubblico dei modelli di umanità esemplare. Hai riempito la scena di uomini deboli e farabutti, di donne piagnucolose, dissolute, assassine”.

 

Euripide: “ se è per questo, tu hai messo in scena un re e una regina che hanno cercato di ammazzare il loro figlio neonato il quale è sopravvissuto soltanto per sposare sua madre  e ammazzare suo padre, poi  hai fatto parlare un despota che impedisce di seppellire i morti, un grande guerriero che si suicida dopo essere stato truffato da un impostore, e anche un eroe che viene fatto morire  dalla moglie nel tentativo di recuperarne l’amore con un dono funesto, dico di Eracle nelle Trachinie. I delinquenti e i mentecatti non mancano nemmeno nei tuoi drammi.

Non solo la mia mente rende malati gli eroi , e dissolute, o pazze e criminali le donne.

 

Sofocle: “Sì è vero,  anche nelle mie tragedie agiscono  personaggi negativi. Questi però non  trionfano. Capiscono e si redimono come Edipo a Colono oppure vanno in rovina come Creonte . Tu rappresenti Medea che dopo avere ammazzato i propri figli canta vittoria e gioisce. E nell’ Ifigenia in Aulide attribuisci a Clitennestra delle ragioni plausibili per minacciare il marito che poi ucciderà.

Quasi la giustifichi di questo assassinio.

Per giunta i tuoi drammi  sono pieni di lacrime ambigue: possono significare tanto il dolore quanto la gioia. Nelle tue tragedie le lacrime non solo di donne, ma anche di uomini, sono a buon mercato come le bugie.

Ti ricordo  questi versi dell'Elettra, dove la protagonista umiliata,  vestita da serva e con il capo raso, si tiene viva con il pianto "avanti, ridesta il medesimo lamento/solleva il piacere dalle molte lacrime a[nage poluvdakrun aJdonavn-  "  ( 125-126).

Nell'Elena,  Menelao, naufrago in Egitto, afferma: "le lacrime sono la mia gioia: hanno più /grazia che dolore-plevon e[cei cavrito~ h] luvpa~-"(654-655).

Tu insegni la debolezza agli spettatori: Nietzsche ti accusa giustamente  di avere portato sulla scena lo spettatore cioè l’uomo della vita quotidiana; la tragedia che prima mostrava solo i tratti grandi dell’uomo, con te  ha messo in mostra anche gli aspetti malriusciti della natura umana. Hai degradato gli eroi di Omero, i tipici greci dell’arte antica  trasfigurandoli nel greculo che poi diventerà nella commedia latina lo schiavo bonario e scaltro.

 

Euripide: “tu hai drammatizzato l’ostinazione eroica dell’uomo che pur di non cedere annichilisce se stesso, l’intera sua stirpe e addirittura la propria città. Hai dato un pessimo esempio ai politici ateniesi che hanno mandato in rovina Atene con la sciagurata spedizione in Sicilia”.

 

Sofocle: “io sono stato uno dei dieci probuli che in seguito a quel disastro hanno cercato di contrastare la piaga della demagogia”.

 

Euripide: “io ho denunciato prima di te l’opera deleteria dei demagoghi che assecondano gli umori della feccia sfacciata perché li  porti al potere.

Nella parodo della mia Ecuba  il coro delle prigioniere troiane presenta Odisseo come   "lo scaltro / furfante dal dolce eloquio, adulatore del popolo hjdulovgo~ dhmocaristhv~ "(vv.131-132).  Costui convince l'esercito a mettere a morte la principessa troiana Polissena, una figura nobile. In questa tragedia Odisseo è un freddo politico che manda a morte una vita innocente. Ho denunciato la demagogia succeduta alla guida democratica di Pericle. Nelle mie Supplici Teseo è il suo paradigma mitico.

Nel primo episodio la vecchia regina abbattuta, la madre dolente di Polissena, scaglia un’invettiva  contro la genìa dannata dei demagoghi:"razza di ingrati è la vostra, di  quanti cercate il favore popolare: non voglio che vi facciate conoscere da me: voi non vi curate di danneggiare gli amici, pur di dire qualche cosa per piacere alla folla. Ma quale trovata pensano di avere fatto con il votare la morte di questa ragazza? Forse il dovere li spinse a immolare un essere umano presso una tomba, dove sarebbe più giusto ammazzare un bue?(vv. 254-261).

Questo Odisseo è il padre di tutta la razza dannata dei politici farabutti e nocivi da sempre, fino a oggi. Io l’ho stigmatizzata senza fare sconti.

 

Bologna 3 novembre 2026 ore 17, 11 giovanni ghiselli

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[1] B. Snell, La cultura greca e le origini del pensiero europeo,  p. 189.