Fulvio cercava di darmi
conforto.
Dal 1966 era il mio amico migliore e il mio
demone buono. Quel pomeriggio ne avevo bisogno. Provavo dolore dopo il litigio
assurdo con l’ amante che non mi amava né io amavo lei. Soffrivo proprio per
l’insensatezza dello scontro, tanto che non ne ricordo causa né contenuto.
Probabilmente un conflitto per il potere di uno dei due sciagurati sull’altro,
potere sul nulla quindi.
“Non c’è cosa più amara del
vuoto e della stupidità. Non ne posso più di quella cretina”, dissi.
L’amico rispose: “Gianni,
devi rassegnarti all’imperfezione dell’amante. Sei troppo reattivo. Una donna
come la cerchi tu non esiste su questa terra.
Dopo quattro anni di
matrimonio con una non spregevole, anzi laboriosa, ordinata, fedele, io sono
tornato a Debrecen senza gravame ponderoso di sposa. Questo è il decennale
della nostra amicizia. Dovresti esultare pensando a come eri quando ti conobbi.
Un relitto di ragazzo eri, completamente sconciato. Sei rifiorito in maniera
miracolosa. Sei riuscito a dominare i mostri della notte che avevi dentro, a
inserirli nel culto degli dèi. I nostri dèi che non sono falsi né bugiardi come
scrive chi è completamente pazzo. Il mio Dioniso e il tuo Apollo. Non senza
Afrodite, Eros e il loro assistente Priapo. Dèi grandi e meravigliosi.
Tu, fai collezione di amanti coerentemente,
non sei sposato: è il tuo mestiere. Nefertiti è attraente. Pensa alla fame
sessuale e affettiva del ’66. Ricordo che ti lamentavi in continuazione e
dovetti minacciarti di bastonate quando dicevi male della vita e di te stesso”.
“E facesti bene, amico
carissimo: tu mi hai salvato la vita”.
“Lo so. Ma ora non ricadere
nel dolore insensato. Questa tua di adesso è una ragazza gradevole, del tutto
gratuita: non ti chiede nessun impegno.
Che ti importa se capisce
poco o niente? Difficilmente una donna, come un uomo del resto, può
confrontarsi alla pari con una persona della nostra levatura mentale. Per
giunta Nefertiti ha dieci anni meno di te”.
“Tu non hai conosciuto abbastanza nemmeno la prima ,
perché nel ’71 partisti anzi tempo, poi non sei più venuto per altri quattro
anni , ma io qui ho vissuto tre mesi di piena gioia con tre donne non meno
intelligenti di me.”
“Rarissimae aves- fece l’amico- Sempre che tu non abbia applicato a
quelle tre un’idea partorita dalla tua stessa estasi.
Udite queste paroli pensai:
“Fulvio è ottimo però non capisce le donne”.
Invece risposi: “veramente il
parto poteva riguardare la prima e la terza di queste: due potenziali ragazze
madri. Poi invece una si è sposata, l’altra ha abortito.”
Subito dopo, pentito per la
battuta sgradevole e lacrimando per la polvere entrata negli occhi, aggiunsi:
“Hai ragione, Fulvio, smetto di lamentarmi: mi è andata bene così. Mi vergogno
e mi pento di essere ingrato alle tre donne benedette che mi hanno aiutato, e a
te che ci sei ancora.
Però dopo la sparizione della
terza finlandese io vivo senza l’amore e impiegherò il resto della mia vita
mortale nel cercarlo pur sapendo bene che non lo troverò mai quale lo vorrei. Sicché dovrò accontentarmi.
Lo studio e lo sport sono mezzi: il fine, la
borsa di studio, è la donna bella, fine, intelligente, colta che mi merito. Ne
trovai tre della mia levatura e temo di
non incontrare altre di tale stampo”.
“Nemmeno il dieci per cento
dunque, contando tutte quelle che hai conosciuto fino a questo momento. La
caccia alla donna ideale è aleatoria.
Ghermisci intanto questa
reale e non lagnarti come facevi nel 1966 altrimenti ti minaccio un’altra volta
di una bastonatura da levarti la pelle.
Ti augura con tutto il cuore
di trovare un’altra come Helena. Era davvero una donna speciale. Ti feci volentieri
da spalla quel pomeriggio lontano, fatato, quando venimmo qui nella puszta.
Piaceva anche a me. Era un capolavoro di donna e tu eri felice ma lei è sparita
presto. Era una creatura davvero ideale. Forse la ritroverai tra le idèe nella Pianura
iperurania della Verità1 quando ci
risalirai, il più tardi possibile. Ma qui, su questa piana terrestre,
accontentati: Nefertiti è carina, ha un’educazione accademica, è ben vestita, è
pulita. Non è poco”.
“Per me non è abbastanza.
Quest’anno nell’Università estiva e internazionale ho cercato l’amante italiana
per parlare meglio e di più, ma sai quanto erano migliori le finniche! Potevamo
ragionare di Eschilo o di Hegel, di Marx o di Freud , comprendendo e facendo
capire tutto, seppure parlando in inglese . Questa non capisce niente: è la piattezza,
anche se ha mammelle ubertose: è un piatto di carta con del cibo freddo che
mangio con pena in un solaio rivolto a nord.
Il mio nutrimento, Fulvio caro,
è lo spirito. Tu una volta dicesti che bisogna sempre tenere un piede nella
passera: benissimo, parole sagge se non proprio sante, io però cerco la femmina
spirituale e non so che farmene di una sciocchina dispettosa. Noi due per
nutrirci la mente leggiamo molto, riflettiamo su tutto, poi andiamo a correre a
piedi o in bicicletta per mantenere la buona salute. Tiro avanti così, ma non
sono felice: non mi piace stare sempre solo e mi garba ancora di meno annoiarmi
in compagnia. Scusa, ho gli occhi pieni di polvere. Non è che pianga, però
davvero non sono felice.
Un buffo studente di Ravenna
un giorno, fissandomi la fronte disse: “ Gianni, sono di un infelice!” diventerò come lui?”.
“Dici di Pierino?”.
“Sì un buon ragazzo”.
“ Tu sei diverso da lui anche
perché non sei tanto buono”.
“Tu, vecchio mio, sei uno dei
pochissimi con cui riesco a parlare. Da altri devo subire delle chiacchiere e replicare con
battute sarcastiche perché non riesco ad assumere il tono della chiacchiera insulsa
che mi disturba e quel che è peggio mi annoia ”.
“Consolati gianni-concluse
l’amico-Io sono sposato da anni e non con una cretina, ho una figlia che amo,
però quando voglio nutrire il mio spirito devo isolarmi. Tu le situazioni angoscianti
con le donne le cerchi siccome hai molto di femminile dentro di te e provochi
le tue compagne perché facciano uscire le parti peggiori dell’anima loro e tu
possa riconoscere in quelle le stesse tue scorie per liberartene . E’ il gnw`qi seautovn, to; Delfiko;n
gravmma, la scritta dell’ombelico del
mondo che ti spinge a collisioni continue.
“Con le tre finniche non
collidevo”.
“No, però ti hanno lasciato
tutte e tre dopo una ventina di giorni.
Belli, per carità, ma solo
sessanta giorni di fuoco in tutto. Il resto è cenere.
Eri troppo impegnativo e scomodo amante anche
per loro. Mi hai raccontato che Kaisa, la seconda, nel ’72 ti disse che eri un amante ottimo solo per una
vacanza molto lontana da casa” .
“Aveva ragione. Il fatto è
che persone come noi non sono portate per il matrimonio né per la convivenza”,
replicai.
“Io almeno ci ho provato, ci
sto provando ancora, pur con grande fatica”.
“Io ne ho sempre avuto paura.
Anzi ho sentito il terrore di perdere l’autonomia, cioè la pienezza della mia
vita fatta di studio, di sport e di amori, o presunti tali; in ogni modo ognuno
stia a casa sua, mi sono sempre detto dopo essermi emancipato da quella di
Pesaro”.
“ Lo so: tu sei fatto così, e
la prova matrimoniale che sto ancora affrontando non senza fatica mi fa
comprendere il senso di questa tua guardia alzata, mai abbassata. Ma non
dimenticare il primo stasimo delle Baccanti
“Breve è la vita: per questo
uno che insegue grandi
fantasie
non può conseguire quello che
c’è”.
Colsi l’occasione per
ripetere in greco le prime due parole , cosa che piaceva tanto a me quanto
all’amico: “ Sì Fulvio, certo bracu;" aijwvn, ed è
proprio per questa brevità della la vita umana che voglio vivere in pieno la
mia.
Per tale motivo non ho
saltato le estati passate chiudendomi in casa con una mogliettina insipida: qui
ho trovato tre volte le Grazie, qui il desiderio, qui mi è stato lecito, come
alle menadi, celebrare l’orgia sacra benedetta da sacerdoti santi, i nostri
amici Danilo, il dionisiaco, Claudio, il filologo, e Alfredo il compagno mite.
Durante la giornate piene di luce e le amabili notti ho passato mesi felici.
Cipride aleggiava nell’etere seminando l’amore”.
“Capisco. Adesso però
torniamo. Sarebbe scortese farle aspettare ancora”.
L’amico mi fece concludere ponendo termine ai miei
sproloqui e alla scortesia verso le due ragazze che avevamo lasciato nella
csárda-
Gentile, gentiluomo di Parma.
Avvertenza: il blog contiene
1 nota e il greco non traslitterato.
Nota
[1] Cfr. Platone, Fedro, 248 b: “ jAlhqeiva" pedivon ”
Bologna 20 luglio 2026 ore 17, 50 giovanni ghiselli
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