lunedì 2 novembre 2026

T. Mann. I Buddenbrook- capitolo terzo della parte V.


Christian burlone, donnaiolo e fannullone non piace punto al fratello Thomas il bravo commerciante soddisfatto di sé per ora.

 

Thomas parla al fratello assunto come dipendente e gli raccomanda una certa serietà da bravo commerciante: “dunque l’orario d’ufficio e salvare sempre le apparenze”.

 Questo culto dell’apparenza presto o tardi mette in soffitta la sostanza e la oblitera.

Christian era diverso da Thomas e non era interessato alla ditta né al lavoro che vi faceva.

Il fratello maggiire invece in questa fase lavorava bene e la gente diceva: “Buddenbrook ha la stoffa per fare quattrini”. Q

Ma anche Thomas non traeva dai quattrini lumi sufficienti per illuminare la propria strada tanto da non cadervi e morire come accadrà.

Intanto però il principale “amava impegnare la propria persona nella lotta quotidiana per il successo”. Per questo dove mostrare mostrare una persona sicura, elegante, gentile e convincente.

La persona così però  può diventare una maschera come è la parola  persona in latino .

Thomas diceva che l’uomo d’affari non può essere un burocrate e ricordava il nonno che era elegante, faceva il galante e riforniva l’esercito prussiano con grandi profitti. Nei commercianti coevi invece vedeva volgarità e meschinità come faceva anche la sorella.

 In questi due fratelli integrati e convinti dell’importanza della ditta non mancavano tuttavia pizzichi di ambizione artistica o per lo meno estetica. Questi crescendo confliggeranno con la meschinità dell’ambiente dei commercianti .

Christian elogiava il suo lavoro con i ritmi e le pause che lo rendevano contento: “tutto il corpo si sente contento…le mani si sentono contente” disse una sera a cena. La sorella lo rimproverò avvisendolo che si rendeva ridicolo. Thomas provò a dissimulare il suo disgusto.

Ma Christian non se ne curava: raccontava storie strampalate relative ai suoi viaggi. A Thomas dava fastidio anche questo. E lo disturbava che il fratello minore in tutto non desse importanza alla superiorità e rispettabilità del fratello maggiore. Del resto il  più giovane dei due ben presto ridusse il suo zelo e si prendeva pause sempre più lunghe durante le ore lavorative. Andava al circolo a raccontare e ascoltare storie, spesso riferendo avventure avute con donne in vari luoghi.

Per chi fa un lavoro che non lo interessa il ricordo, anche solo il ricordo di giornate piacevoli è una bella scappatoia dalla noiosa routine.

Gli piaceva raccontare e far ridere  anche con le sue pose.

Thomas notava che la sera a cena Chistian parlava del loro lavoro con ironia e disprezzo e ne era irritato. La loro madre, la signora Buddenbrook nata Kröger, osservava questa mancanza di cordialità tra i fratelli e ne soffriva.

Hanno l’adolescente figlio di Thomas e nipote di Christian, non riuscirà a prendere sul serio la scuola e i professori :"i maestri supplenti o tirocinanti che lo istruivano nelle prime classi, notando  la loro inferiorità sociale, la depressione spirituale e la poca cura dell'esteriorità fisica. Costoro gli ispiravano, oltre il timore della punizione, un segreto disprezzo"[1].  

Un filum unisce questi consanguinei in un modo o in un altro.

Bologna novembre 2026 ore 19, 55 giovanni ghiselli

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 uesto

 

 

 



[1] T. Mann, I Buddenbrook (del 1901), p. 330.


Epistola 54- Seneca soffre di asma e si sente vicino alla morte ma non se ne lamenta.


 

Seneca scrive a Lucilio dicendo che nessun male gli è ignoto ma uno in particolare lo tormenta: apte dici suspirium potest (1) si può chiamare propriamente asma.

Brevis autem et procellae similis est impetus, l’attacco del resto è breve e simile a una tempesta. hoc est  animam egerere. Itaque medici hanc meditationem mortis vocant (2) questo è un vomitare l’anima. Per questo i medici lo chiamano preparazione alla morte.

Tam saepe mors experitur me? tanto spesso la morte mi mette alla prova? Faciat: ego illam diu expertus sum, (4). Faccia pure: io l’ho provata da lungo tempo.

Quando? inquis, quando tu chiedi. Antequam nascerer, prima che nascessi. Mors est non esse (4), morte è non esistere.

Nos quoque et extinguimur et accendimur, anche noi come una lucerna ci spengiamo e accendiamo, medio illo tempore aliquid  patimur utrimque vero alta securitas est (5)   , nel frattempo siamo esposti a subire qualche cosa ma prima e dopo c’è una profonda quiete.

Cfr. Leopardi Operette morali. Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie.(1824)

Coro dei morti nello studio di Federico Ruysch

“Sola nel mondo eterna, a cui si volve

Ogni creata cosa,

in te, morte, si posa

nostra ignuda natura;

lieta no ma sicura

dall’antico dolor” (…)

Lieta no ma sicura;

però ch’essere beato

nega ai mortali e nega a’ morti il fato”

 

Il messo che nella Medea di Euripide ha narrato la morte atroce di Glauce e Creonte, ossia della sposa e del suocero di Giasone, dice (vv. 1228-1230): θνητw

ν γa;ρ οὐδείς ἐστιν εὐδαίμων ἀνήρ· / ὄλβου δ’ ἐπιρρυέντος εὐτυχέστερος / ἄλλου γένοιτ’ ἂν ἄλλος, εὐδαίμων δ’ ἂν οὔ, “nessuno infatti tra i mortali è un uomo felice: quando passa un’ondata di prosperità, uno può diventare più fortunato di un altro, ma felice nessuno.

 

 Non faccio assegnamento nemmeno su una giornata intera nihil cogito de die toto (7)

 Nihil invitus facit sapiens,  necessitatem effŭgit, quia vult quod coactura est, il saggio non fa nulla malvolentieri, evita la necessità poiché egli vuole quello cui  lo costringerà. Vale (7)

 

Cfr Ep. 74, 20) “Nihil indignetur sibi accidere sciatque illa ipsa quibus laedi videtur ad conservationem universi pertinere (…) placeat homini quidquid deo placuit”, non si sdegni e sappia che quelle stese cose dalle quali sembra danneggiato tendono alla conservazione dell’universo  (…) piaccia all’uomo quando è gradito a Dio

Bologna 2 novembre 2026 ore 17, 51 giovanni ghiselli

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