martedì 27 ottobre 2026

Viaggio in Grecia aprile 1982 – undicesima parte. Delfi. Omaggio a Sofocle, il maestro più egregio tra tutti.


 

Lunedì 12 aprile mi trovo nella corriera che ci porta a Delfi, l’ombelico della terra. Occupo il sedile panoramico di fianco alla porta d’ingresso.

Vedo bene la strada con il paesaggio e la vista ne gode, mentre l’orecchio è disturbato e pure incuriosito dal chiacchierare di alcune persone profane.

“Non è che mi sono solo annoiata io. Sono proprio stufa. Perché lei si sta divertendo?

“Scherzagna?  Tante ore in corriera senza mangiare per andare a vedere quelle rovine”

“Sì, sono solo delle pietre in pessimo stato. Io ammiro i grattacieli, gli edifici maestosi, efficienti della grande mela.  E i supermercati. Per l’amor di Dio questa roba!”

“Procul o procul este, profani” ricordo[1].

 

Del resto penso che ascoltare anche gente siffatta non sia inutile. Si impara come si può diventare se non si leggono gli autori buoni, non si vedono i film migliori, non si va all’opera, e  ci si lascia invece influenzare dalle fandonie della pubblicità e delle propagande. Così si diventa ripetitori di menzogne, e transiti di cibo.

Per fortuna tra i genitori dei ragazzi di un liceo classico costoro sono una minoranza.

Il Papa polacco afferma che il tempo della contestazione è finito, eppure dovrebbe essere il vicario di Cristo che è stato ammazzato quale agitatore  politico. L’ottimo Gesù falsificato da tanti pseudo cristiani, come pure l’onesto e decollato Giovanni, il mio demone buono.

Mi dico: “Tu dunque che sei stato e sei ancora giovanni peccatore, guardati dalle mannaie preparate per mozzare il capo anche a te che sei in ogni modo diverso dalla norma costituita dagli idolatri. Cerca di evitare il supplizio senza smettere però di criticare il sistema che irretisce le menti.

Non contestare l’attuale culto  del lucro spietato significa essere complici di tale    satanocrazia”.

Attraversiamo Tebe, la polis di Edipo, la città nemica di Atene rappresentata come anticittà da Sofocle nell’Edipo a Colono e pure da Euripide nelle Baccanti.  Un nido dell’ u{bri~  che è madre della tirannide.

  La peccaminosità   se diventa una moda, un’abitudine diffusa,  capovolge l’ordine sacro del mondo sottomettendo lo spirito e la bellezza alla  brutalità, l’anima alla materia.

Acta retro cuncta, tutto va a rovescio, denuncia la tragedia Oedipus di Seneca.

Al punto che un genocidio culturale prodromo di un successivo sterminio di vite  viene spacciato come opera di bene. Sofocle  aveva capito venticinque secoli fa  che si deve reagire a questo tramonto dello spirito e della cultura

Il secondo stasimo dell’ Edipo re deprèca lo scetticismo religioso, proclamato da Giocasta (857-858).   

I vecchi tebani che compongono il coro denunciano il pericolo della morte  di tutti i valori morali, estetici eculturali:

 “Se infatti tali azioni sono onorate eij ga;r aij toiaivde pravxei" tivmiai,/ perché devo eseguire la danza sacra? tiv dei' me coreuvein; "(vv.895-896).

"Non andrò più all'intangibile/ ombelico della terra a pregare,/ né al tempio di Abae,/ né a Olimpia, /se queste parole indicate a dito/ non andranno bene a tutti i mortali" (vv.897-902).

Se gli oracoli rimangono deserti e desolati, se Apollo è negletto, tutto il divino tramonta e vanno in malora gli dèi ( e[rrei de; ta; qei'a v.910).

 In questo caso la stessa rappresentazione tragica, che fa parte della liturgia religiosa, perde ogni significato e diviene assurda.

Il mio scrivere non lo sarà fino a quando mi leggerete.

 

Bologna 27 ottobre 2026  ore 19, 50  giovanni ghiselli

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[1] Parole della Sibilla cumana in EneideVI, 258


In Grecia nell’aprile del 1982. Decima parte. La lezione nell’albergo e il simposio nell’osteria. Dare e ricevere.

In Grecia nell’aprile del 1982. Decima parte. La lezione nell’albergo e il simposio nell’osteria. Dare e ricevere.

 

Torniamo ad Atene con la corriera. La grande pianura liquida azzurra dove discende il disco luminoso del sole rimane a sinistra e sembra una pista splendente che porta a isole felici. Non mi è possibile ignorare la felicità, l’eujdaimoniva ogni volta che torno nell’Ellade dove mi trovo più che mai d’accordo con il mio daivmwn. Diventiamo infelici invece dove il genius loci è ostile al genio nostro. Allora bisogna cambiare luogo.

Non tutti i gitanti sono felici. Si avvicina una donna non lieta e mi domanda se anche questa sera i ragazzini riusciranno a incastrarmi.

“A me piace. Anzi, sono io che  li invito”, rispondo.

Se ne va indispettita. Dopo cena tengo una lezione in una sala dell’albergo.

Confronto l’Apollo con l’Ermes di Olimpia. Figure divine diverse, espressioni di artisti lontani nei gusti, nello stile e  nel tempo.

In Febo Apollo del maestro di Olimpia si vede il tipo dell’eroe reperibile anche nelle tragedie di Eschilo: religioso, guerriero non aggressivo bensì difensivo, come  l’Anfiarao dei Sette a Tebe: l’indovino che esecra la guerra fratricida. Il suo scudo è privo di insegne sh'ma  d j oujk ejph'n kuvklw/ (v.591). Infatti non vuole apparire ottimo ma esserlo ( ouj ga;r dokei'n a[ristoς ajll j ei\nai qevlei, v. 592) Raccoglie frutti dal solco profondo della mente da dove germogliano saggi consigli.

 

L’Ermes di Prassitele invece è l’eroe infrollito di alcune tragedie di Euripide: sensibile fino al languore, irrisoluto, posatore, narcisista.

Talora addirittura malato.

Nella tragedia Oreste,  Menelao vede suo nipote malconcio e gli domanda: “ Che cosa soffri? Quale malattia ti distrugge? -tiv crh`ma pavscei" ; tiv" s j  apovllusin novso" ; (395)

E Oreste, il matricida, risponde:

L’intelligenza, poiché so bene di avere compiuto azioni orrende.

“hJ suvnesi" ‘, o{ti suvnoida deivn j eijrgasmevno"” (396).

Non dico che l’Ermes di Olimpia sia tale ma passando da Apollo del frontone occidentale all’Ermes flessuoso e materno personalmente vedo un indebolimento che procedendo può arrivare al languore e alla malattia.  

 

 

La lezione dà luogo a una conversazione, sicché torniamo nella “nostra” tana del centro di Atene. L’argomento è “Il compagno ideale”.

Inizia la collega coetanea  nominata simposiarca all’unanimità in seguito alla mia proposta .

 Dice che il suo uomo ideale è quello che le assomiglia di più. Io ribatto che mi piacerebbe una donna che fosse simile alla parte migliore di me e mi aiutasse a scartare la peggiore. Le fanciulle gradirebbero incontrare un  ragazzo bello, sensibile, intuitivo piuttosto che razionale, colto, fedele ma senza che questo limitasse l’ autonomia della compagna.

Aggiungo che il compagno deve essere anche intelligente siccome diventa presto noioso, quindi insopportabile se non lo è. Quanto alla razionalità, se questa è troppo ordinaria e magari ordinata da agenti maligni, dovrebbe emanciparsi, elevarsi e tendere al genio poiché una ragione solo tellurica, prima o poi  si abbassa dell’altro e si associa alla violenza.

 Credevo già allora che si dovessero mettere in guardia le ragazze verso i maschi subrazionali cioè animaleschi. Danno segni evidenti di tale tendenza brutale molto presto. E non solo i maschi.

Mi vengono in mente le mie  sedute   vuote di stima, di simpatia e presto anche di attrazione fisica per le contubernali mute oppure  petulanti , maleducate e aggressive

Interveniva presto la repulsione. I ragazzi ascoltavano senza parlare né fare domande. Quella sera prevalevano le femmine, come tante altre volte del resto. Cosa che a me non dispiace. Da mezzanotte all’una ripetiamo la passeggiata della sera precedente, Devo fare attenzione ai vasi di pietra.

Siamo contenti di avere trovato un’altra occasione per scambiarci parole e idèe. Nessuno di noi, credo, rimpiange la discoteca. Salgo in camera mia sapendo di più e molto contento

 

Bologna  27  ottobre  2026 ore 10, 45giovanni ghiselli.

p. s.

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Oggi ho sciolto il voto dei 5000 lettori al quotidiani con largo anticipo. Ho ancora un’ora di lavoro.  Nel pomeriggio terrò una conferenza nella biblioteca Scandellara sulla storiografia greca e latina. Da 9 novembre inizierò un ciclo nella biblioteca Ginzburg sulla tragedia greca. Sono i due argomenti che mi hanno impegnato di più e ho molto da dare. Voglia di dare. Dando si vive e si cresce non meno che ricevendo. Baci gianni.