Nell’Edipo re e nell’ Edipo a Colono di Sofocle si possono trovare residui di matriarcato. Edipo ammazza il padre e sposa la madre; detesta i due figli maschi e adora le due femmine.
La Sfinge rimanda all’Egitto e il vecchio Edipo a Colono trova nei comportamenti di Antigone e Ismene una similitudine con quelli delle ragazze egiziane che escono per lavorare, nei figli Eteocle e Polinice invece biasima attitudini simili a quelli dei maschi egizi che rimangono in casa.
Bachofen nel suo lavoro Il matriarcato (1861) afferma che “L’enigma al quale la Sfinge lega la durata del proprio potere prende in considerazione l’uomo soltanto nell’aspetto della sua caducità e manifesta il declino della creatura mortale che si apre un varco verso la propria tomba considerata come l’ultima e unica idea della propria esistenza” (capitolo 81).
Vero è del resto che Edipo conclude la propria vita a Colono con un’apoteosi e che il suo muoversi verso la tomba è una forma di indiamento o per lo meno di eroicizzazione di un vecchio che ha molto sbagliato e sofferto però alla fine ha capito.
Dunque nel mito di Edipo ci sarebbe un’evoluzione dalla fase tellurica-eterica a quella apollinea, riconosce Bachofen. Questo libro dunque è un grande pastrocchio dal quale tuttavia si possono trarre spunti di riflessione. Certo è che va letto con spirito critico. Come ogni altro scritto del resto.
Bologna 7 novembre 2026 ore 11, 12 giovanni ghiselli
p. s.
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