Il richiamo visivo è più profondo
quando viene dagli occhi. Il legame di
coppia, anche il più spirituale, riceve il primo e basilare impulso dall'attrazione
fisica.
Per risalire verso gli archetipi di questa considerazione
ci fornisce alcune indicazioni Leopardi.
L'importanza
capitale degli occhi nel sembiante divino e umano viene chiarita dal poeta di
Recanati nello Zibaldone :"Le Dee e specialmente Giunone, è
chiamata spesso da Omero bow'pi"
(bowvpido") cioè ch' ha occhi di bue . La grandezza degli occhi del bue, alla quale
Omero ha riguardo, è certo sproporzionata al viso dell'uomo. Nondimeno i greci
intendentissimi del bello, non temevano di usare questa esagerazione in lode
delle bellezze donnesche, e di attribuire e appropriar questo titolo, come
titolo di bellezza, indipendentemente anche dal resto, e come contenente una
bellezza in sé, contuttoché contenga una sproporzione. E in fatti non solo è bellezza per tutti gli uomini e per tutte le
donne (che non sieno, come sono molti, di gusto barbaro) la grandezza degli occhi, ma anche un certo
eccesso di questa grandezza... Dalle quali cose deducete
1°.Quanto sia vero che gli occhi sono la principal parte
della sembianza umana, e tanto più belli quanto più notabili, e quindi quanto
più vivi. E che in essi veramente si dipinge la vita e l'anima dell'uomo (e
degli animali); e però quanto più son grandi, tanto maggiore apparisce realmente
l'anima e la vitalità e la vita interna dell'animale. (Né quest'apparenza è
vana). Per la qual cosa accade che la grandezza loro è piacevole ancorché
sproporzionata, indicando e dimostrando maggior quantità e misura di vita"(2546-2548).
In effetti Dafni, l'innamorato del
romanzo di Longo Sofista nota che gli occhi di Cloe erano "megavloi kaqavper boov"" ,
grandi come quelli di una giovenca.
Il
nesso tra lo sguardo e la brama amorosa viene evidenziato da Teocrito quando, nell'Epitalamio di Elena , fa lodare la
bellezza della sposa di Menelao da un coro di fanciulle spartane le quali
mettono in rilievo che il desiderio è suscitato soprattutto dagli occhi di lei:
"wJ" JElevna, ta'" pavnte" ejp j
o[mmasin i{meroi ejntiv", come Elena nei cui occhi risiedono tutte le
seduzioni che suscitano il desiderio- (XVIII, 37).
Gli occhi lanciano strali amorosi e
pure li ricevono, talora non senza profonde ferite.
Saffo nel frammento 2 D. lamenta la perdita dell'uso della
lingua e degli occhi colpiti da paralisi in seguito alla visione dell'amata :
"appena infatti ti guardo per un momento, allora non /
è permesso più che io dica niente / ma la
lingua mi rimane spezzata… / e con
gli occhi non vedo nulla (v 7-9 e v. 11).
Catullo , traducendo l'ode della poetessa greca, denuncia con spavento la totale afonia
e l'oscuramento visivo che nasce da un'occhiata amorosa: "nam simul te, / Lesbia, aspexi, nihil est
super mi / postmodo vocis, / lingua sed torpet… gemina teguntur-lumina nocte.
" (51, 6-9, 11-12), infatti appena ti vedo, Lesbia, non mi rimane nemmeno
un filo di voce in bocca, ma la lingua si paralizza... gli occhi si coprono di
una doppia notte.
Più avanti vedremo l'insieme di queste
due liriche e le commenteremo da un' altra visuale.
Quale attrattiva di Cinzia ha catturato
Properzio per sempre se non gli occhi? La prima elegia dei
quattro libri del "romano Callimaco" si apre nel nome e con gli occhi
di Cinzia: "Cynthia prima suis
miserum me cepit ocellis " (I, 1, 1), Cinzia per prima ha preso me
infelice con i suoi occhi; una cattura non solo dolorosa ma anche definitiva:
"Mi neque amare aliam neque ab hac
desistere fas est: / Cynthia prima fuit,
Cynthia finis erit " (I, 12, 19-20),
io non posso amare un'altra né staccarmi da lei: Cinzia è stata la
prima, Cinzia sarà l'ultima.
Vedremo che la fedeltà del poeta, nella
sua immaginazione, andrà oltre la morte.
Gli occhi, ribadisce più avanti
Properzio, per chi ancora non l'avesse capito, sono i comandanti nella guerra
amorosa:"si nescis, oculi sunt in amore duces " (II, 15, 12).
Dagli occhi parte la ricerca amorosa
anche secondo Ovidio, poeta tutt'altro che incline a suggerire la fedeltà
eterna.
Il Sulmonese che consiglia di usare
l'argomento "tu mihi sola places"
come mezzo di seduzione, fa partire l'impresa erotica dallo sguardo scrutante
dell'uomo il quale deve individuare e mettere nel mirino la preda adatta, ossia
non impossibile:"elige cui dicas
" tu mihi sola places". / Haec
tibi non tenues veniet delapsa per auras; / quaerenda est oculis apta puella
tuis" (Ars amatoria , vv. 42-44), scegli una cui dire: "tu sola a me
piaci". Questa non ti verrà incontro scendendo per i soffi leggeri
dell'aria; con i tuoi occhi devi cercare la ragazza adatta.
Nell'esordio poetico degli Amores , e con il tono del lusus ironico di derivazione
callimachea, lontano comunque dal pathos di Catullo e di Properzio, Ovidio aveva scritto:"Non mihi mille placent, non sum desultor
amoris" ( I, 3, 15) a me non ne piacciono mille, non sono un
saltimbaco dell'amore.
L'ironia porta al lettore l'eco rovesciata di
questa affermazione.
Nella Vita Nuova di Dante si
ritrovano gli occhi della donna mirabile che ingentilisce l'oggetto dei suoi sguardi:
"Ne li occhi porta la mia donna Amore, /
per che si fa gentil ciò ch'ella
mira/ (cap. XXI, sonetto Ne li occhi
porta, vv. 1-2).
" dico
sì come questa donna riduce questa potenzia in atto secondo la nobilissima
parte de li suoi occhi", commenta l'autore stesso.
La potenza dello sguardo di lei del resto può
anche avere effetti paralizzanti, non senza vaghi echi catulliani
:"ov'ella passa, ogn'om ver lei si gira,/e cui saluta fa tremar lo
core,/sì che, bassando il viso, tutto smore,/…" (Ne li occhi porta, vv. 3-5. Gli
echi catulliani sono più evidenti nel sonetto Tanto gentile del XXVI capitolo:" Tanto gentile e tanto onesta pare / la donna
mia quand'ella altrui saluta, / ch'ogne lingua deven tremando muta, / e li
occhi no l'ardiscon di guardare… Mostrasi sì piacente a chi la mira, / che dà
per li occhi una dolcezza al core" (vv. 1-4, 9-10).
Sant' Agostino, personaggio del Secretum di Petrarca ricorda a Francesco
la pericolosità dello sguardo femminile: se contemplare un bel corpo infiamma
la lussuria, un leggero volger d'occhi
risveglia l'amore che si era assopito: "spectata corporis species , luxuriam incendit; levis oculorum flexus, amorem dormitantem excǐtat " ( III,
50).
Il tovpo"
dell'amore ispirato solo o soprattutto dagli occhi si trova anche in Pene d'amore perdute di Shakespeare :
Biron in preda a un amore "pazzo come Aiace" cerca di
resistergli per non finire ammazzato come una pecora, ma nella donna che lo ha
stregato, Rosalina, c'è qualche cosa di irresistibile: "Oh, ma il suo
occhio... per la luce del giorno, se non fosse per il suo occhio io non
l'amerei; sì, per i suoi due occhi!... Dagli occhi delle donne io traggo questa dottrina: essi scintillano senza posa di un vero fuoco prometeico, e
rappresentano i libri, le arti, le accademie che mostrano, contengono e
alimentano il mondo intiero; senza di loro nessuno può eccellere in cosa
alcuna" (IV, 3).
Sicché l'amore viene attivato e tenuto vivo soprattutto
dagli occhi.
Proseguo con una una lettera di Guy de Maupassant (1850-1893) :" Vorrei, soprattutto,
rivedere i vostri occhi, i vostri due occhi. Perché il nostro primo pensiero è
sempre per gli occhi della donna che amiamo? Come ci ossessionano, come ci
rendono felici, o infelici, questi piccoli enigmi chiari, impenetrabili e
profondi, queste piccole macchie blu, nere o verdi, che senza cambiare forma né
colore, esprimono, volta a volta, l'amore, l'indifferenza e l'odio, la dolcezza
che placa ed il terrore che agghiaccia più di tante parole in eccesso e meglio
dei gesti più espressivi".
Pensate all’importanza dello sguardo degli
occhi che parlano quando la bocca degli attori tace.
Gli occhi delle donne che ci attirano
non sono solo delle cose belle secondo Proust (1871-1922) insomma non sono soltanto materia:"Se pensassimo che gli
occhi di una ragazza come quella non sono che una brillante rotella di mica,
non saremmo così avidi di conoscere e di unire a noi la sua vita. Ma sentiamo
che quel che riluce in quel disco pieno di riflessi non è dovuto unicamente
alla sua composizione materiale; che sono, ignote a noi, le nere ombre delle
idee che quell'essere si fa a proposito delle persone e dei luoghi che conosce…le
ombre, anche, della casa in cui rientrerà, i progetti ch'essa fa o altri han
fatti per lei; e soprattutto che è lei, con i suoi desideri, le sue simpatie,
le sue repulsioni, la sua oscura e incessante volontà".
Anche Svevo (1861-1928) ha capito che l'attrazione
più forte esercitata dalla donna deriva dal fulgore dei suoi occhi:
"Quand'egli le parlò, essa levò rapidamente gli occhi e glieli rivolse
sulla faccia così luminosi, che il mio povero principale ne fu proprio
abbattuto…Non so se a questo mondo vi siano dei dotti che saprebbero dire
perché il bellissimo occhio di Ada adunasse meno luce di quello di Carmen e
fosse perciò un vero organo per guardare le cose e le persone e non per
sbalordirle".
Il fascino della “stranezza” nel viso di una donna e nel linguaggio
T. Mann (1875-1955) spiega, a ragione, che l'amore è suscitato e mantenuto soprattutto
dall'attrazione del volto, e in questo degli occhi, siccome significativi del
carattere della persona: "C' era stato uno spazio non più lungo di due palmi
fra il suo viso e quello di lei, quel
viso dalla forma strana eppure nota da tanto tempo, una forma che gli
piaceva come null'altro al mondo, una
forma esotica e piena di carattere...ciò che lo aveva colpito ancora
maggiormente erano stati gli occhi, quegli occhi sottili, quegli occhi da
Kirghiso dal taglio schiettamente affascinante, occhi d'un grigio azzurro o
d'un azzurro grigio come i monti lontani, che, a volte, con un curioso sguardo
di traverso non destinato certo a vedere, potevano oscurarsi, fondersi in una
tinta velata notturna".
Molto più avanti si legge :" Quando il
desiderio carnale...s'è fermato sopra una persona con un determinato viso,
allora si parla d'amore. Io non desidero
soltanto il suo corpo, la sua carne; anzi dico che se nel suo viso qualche cosa
anche piccola fosse diversamente conformata, probabilmente non desidererei più
neppure il suo corpo...Questo dimostra che amo l'anima sua e l'amo con l'anima.
Poiché l'amore per il viso è amore spirituale".
Gli occhi sono comunque legati all'amore e al sesso
Gli occhi che Edipo si colpisce da solo sono, secondo Freud,
il simbolo dei genitali:"l'acciecamento con cui Edipo si punisce dopo
aver scoperto il proprio crimine è, a quel che testimoniano i sogni, un
sostituto simbolico dell'evirazione".
"Si deve tenere presente che, nella mitologia classica, gli occhi
presentano spesso un legame con l'amore e con la sessualità, e in particolare
con i genitali maschili: numerose sono le rappresentazioni vascolari di falli
con occhi. Forse il gesto dell'autoacciecamento di Edipo racchiude anche un
significato di simbolica castrazione, di autopunizione per i delitti sessuali
commessi. Infliggendo una punizione ai suoi occhi, Edipo punisce la parte del
suo corpo che si è macchiata di colpa nei confronti della madre".
Bologna 14 ottobre 2026 ore 18, 07 giovanni ghiselli
p. s.
Martedì
20 ottobre dalle 17 sarò nella biblioteca Scandellara di Bologna dove
presenterò
La
poesia amorosa greca e latina.
Questo è il link per seguire da lontano
https://meet.google.com/qmx-fuhm-tiw
Statistiche del blog.
Tutto il tempo3298611
Oggi4761
Ieri3760
Questo mese64968
Il mese scorso262275