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martedì 4 febbraio 2025

Un bel film da vedere: amicizia, speranza e amore. No Other Land

Ieri sera ho visto il film documentario
No Other Land,  regia di Yuval Abraham, Basel Adra, Hamdan Ballal, Rachel Szor.

Yuval uno dei due registi -  è un giovane  israeliano, Basel ,il secondo nominato sopra, è un palestinese. Sono due amici che documentano, Yuval scrivendo e Basel  filmando le prepotenze dei coloni e dell’esercito israeliano nei confronti dei Palestinesi negli anni che precedono l’ orrendo massacro del 7 ottobre 2023  subito dagli Israeliani e la conseguente reazione, una  “giustizia” sommaria che ha opposto a un’ orribile strage un altro massacro con vittime tante volte più numerose.
La parola chiave della mia recensione è “amicizia” che prende spunto dal rapporto amichevole e collaborativo tra il ragazzo palestinese e l’ebreo israeliano. I due non solo collaborano alla realizzazione di questo documentario di denuncia, ma parlano scambiandosi idee, alternando disperazione e speranza. Questa è un’altra parola chiave.
Speranza e amicizia sono le vie di uscita da tanto orrore.
Il film mostra la distruzione delle abitazioni dei Palestinesi, i maltrattamenti fino all’uccisione di alcuni di loro, e pure i bambini che alternano paura e pianti  con sorrisi e allegri giochi infantili.

Le bambine, le ragazze e le donne  sono sempre presenti  nelle proteste in difesa delle loro case e della loro terra. Non ne vogliono un’altra: “No other land ” appunto,
Credo che da quelle parti martoriate, come in Ucraina e dappertutto, l’antidoto più efficace alla paura, all’odio e alla violenza sarebbe proprio l’amicizia tra i giovani delle parti mandate a trucidarsi. Amicizia, speranza e amore. Alessandro Magno rispettava le donne dei popoli vinti e favoriva i matrimoni tra i suoi soldati e le ragazze persiane.
Quando frequentavo l’Università di Debrecen, che raccoglieva nella cittadina magiara giovani studenti di tutta l’Europa democristiana social democratica e comunista, l’atmosfera bella e pulita era proprio questa della curiosità, solidarietà, simpatia di ogni gruppo nazionale per tutti gli altri e di ciascun giovane per quanti ne incontrava a lezione o nelle feste dove  Atena o Eros ci raccoglieva perché ci conoscessimo. E’ andata così per alcuni anni, non tanti purtroppo: dal 1968 al 1974. Poi è intervenuta la propaganda contraria volta a diffondere sospetto, odio, paura a furia di stragi. Inserisco sempre ricordi personali perché ho sempre creduto che il personale debba essere anche politico e possa divenire esemplare, educativo se lo merita. Non ho mai voluto una vita strutturalmente privata.

Le guerra recenti  addolorano non solo chi le subisce ma tutte le persone probe.
Perciò andate a vedere questo film e raccoglietene il messaggio. Tornate a volevi bene, magari anche ad amarvi ragazze e ragazzi! Si vive meglio, molto meglio!
Lasciate che la guerra la facciano direttamente tra loro quelli che adorano Ares: i fabbricanti e i mercanti di armi, i politici  nemici dell’umanità, estranei a ogni popolo, alla bellezza e alla cultura. Alienati perfino da se stessi.
Riporto qui sotto alcune nobili espressioni antibelliche di autori che curano, ingentiliscono e accrescono l’umanità  di chi li legge.

 Già nell'Iliade del “poeta sovrano”, Zeus  dice ad Ares: e[cqisto" dev moiv ejssi qew'n o}i  [Olumpon e[cousin (V, 890), tu per me sei il più odioso tra gli dei che abitano l'Olimpo.
 
Nel primo Stasimo dei  Sette a Tebe (del 467) di Eschilo il Coro dissacra il dio della guerra: Ares  è un domatore di popoli che  infuriando soffia con violenza e contamina la pietà "mainovmeno" d j ejpipnei' laodavma"-miaivnwn eujsevbeian"(vv. 343-344).
 
Nell'Agamennone (del 458) di Eschilo, Ares viene definito "oJ crusamoibo;" d j  [Arh" swmavtwn"(v.437), il cambiavalute dei corpi, nel senso che la guerra distrugge le vite e arricchisce gli speculatori.
 
Secondo Gaetano De Sanctis, Eschilo con questa tragedia ha voluto mettere in guardia gli Ateniesi"contro le guerre ingiuste, pericolose e lontane, onde tornano, anziché i cittadini partiti per combattere, le urne recanti le loro ceneri. La lista dei caduti della tribù Eretteide mostra quale eco dovesse avere nei cuori tale monito durante quella campagna d'Egitto (anni 459-454) in cui fu impegnato il fiore delle forze ateniesi" ( Storia dei Greci , II vol., p.91
"invece di uomini- ajnti; de; fwtw`n-
Urne- teuvch- e cenere- kai; spodov~-  giungono
alla casa di ciascuno"(Agamennone 434-436).
 
In maniera analoga il tenente Mahler, il disertore amante della contessa adultera del film Senso[1] (1954) di Visconti  pone questa domanda retorica:" Cos'è la guerra se non un comodo metodo per obbligare gli uomini a pensare e ad agire nel modo più conveniente a chi li comanda?"
 
Sentiamo anche Maria nella bottega di un falegname di Fabrizio de Andrè.
 

Maria:
"Falegname col martello
perché fai den den?
Con la pialla su quel legno
perché fai fren fren?
Costruisci le stampelle
per chi in guerra andò?
Dalla Nubia sulle mani
a casa ritornò?"

 


 

Concludo con Sofocle “poeta sovrano” anche lui.
Nel terzo Stasimo dell'Aiace (445 circa) il Coro, formato da marinai di Salamina, maledice l'inventore della guerra:
" oh se prima fosse sprofondato nel grande etere o nell'Ade comune a tutti,  quello che mostrò ai Greci l’Ares volgare  delle armi odiose. Oh travagli causa di travagli: quello infatti rovinò gli uomini. Quello non mi concesse che mi fosse compagna la gioia delle corone né delle coppe profonde, né il dolce suono dei flauti, disgraziato, né di gustare la gioia del riposo notturno; dagli amori, dagli amori mi ha fatto cessare, ahimé. Giaccio invece così trascurato, sempre bagnato nelle chiome da fitte rugiade, ricordi della funesta Troia" (vv. 1199-1210).
 
Nell'Edipo re  (Propendo per una datazione bassa, posteriore al 415 a. C.) Ares viene deprecato dal religiosissimo autore come "il dio disonorato tra gli dei"
( ajpovtimon ejn qeoi'" qeovn, v.215). Il dio è ajpovtimo" poiché la guerra del Peloponneso dopo la morte di Pericle veniva condotta dal becero e sanguinario Cleone senza rispetto dell'etica eroica e senza riguardo per l'umanità: Tucidide  nel dialogo senza didascalie del V libro fa dire dagli Ateniesi  ai Meli di non volgersi a quel senso dell' onore (aijscuvnhn, 111, 3) che procura grandi rovine agli uomini.
 
La sofferenza delle donne per i morti in guerra è condivisa dal Coro di vecchi Tebani nella Parodo dell' Edipo re: "La città muore senza tenere più conto di questi[2]/e progenie prive di pietà giacciono a terra portatrici di morte senza compassione,/ e  intanto le spose e anche le madri canute/di qua e di là, presso la sponda dell'altare/gemono supplici/per le pene luttuose"( vv. 179-185).
 
Quindi i coreuti invocano la bellezza del volto espressivo di umanità, di amore pel l’umanità:
il peana risuona luminoso/ e la voce lamentosa del flauto concorde,/per cui, o aurea figlia di Zeus,/ manda un aiuto dal bel volto - eujw'pa pevmyon ajlkavn". ( Edipo re, 186- 189).
 
Bologna 4 febbraio 2024 ore 11, 28 
giovanni ghiselli



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[1] Questo rappresentò la maturazione del cinema italiano dal neorealismo al realismo.
[2] Dei cadaveri.

domenica 7 gennaio 2024

Capire il proprio destino e assecondarlo

Desine fata deum flecti sperare precando (Eneide, VI, 376)

Oggi è il terzo giorno consecutivo di pioggia.
 
Non si può fare altro che stare in casa. Sicché bisogna ridurre il cibo a rare razioni minuscole per non prendere peso, malessere e scontentezza di sé.
La mia salvezza è accettare devotamente il destino che vuole il mio massimo impegno nello studio ora che si apre un nuovo ciclo di conferenze dopo la conclusione del 5 dicembre.
 
Devo diventare sempre più bravo, utile a chi mi ascolta e mi legge, educativo. Il mio compito nella vita è questo,
Quando si ama il proprio destino, perfino la pioggia invernale diventa bella, festosa e musicale. Ho amato  diverse donne pensando che incarnassero il  mio destino. Alcune di loro erano davvero la forma umana assunta dal mio fato. Se ho studiato e scritto tanto, con tanta abnegazione, lo devo all’immagine che mi hanno dato, alla loro attenzione, alle loro risposte. Sono state le mie borse di studio, come ho scritto e detto più volte.
 L’uomo del gregge vuole sbarazzarsi del proprio destino per scaldarsi e stordirsi seguendo tutte le mode imposte al gregge dai pastori e dai loro cani senza fare una scelta.
Quando il destino farà tornare il sole, tornerò a pedalare nel sole benedicendo e adorando la sua immagine santa, divina.
In questi tre giorni non sono uscito nemmeno per comprare il giornale. Devo dare retta al destino.
Saluti a quanti mi leggono traendo qualche cosa di buono dalle mie fatiche, spese non inutilmente credo.

Bologna 7 gennaio 2024 ore 18, 40

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giovedì 30 novembre 2023

Molti uomini criticano, biasimano e maledicono le donne, tuttavia le sposano

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Se le donne, soprattutto le impudiche che si innamorano e fanno l'amore, sono tanto deleterie e luttuose come le accusano diversi autori antichi e moderni, pagani e cristiani,  perché gli uomini le cercano, se ne innamorano, addirittura le sposano?
Lo domanda direttamente e ripetutamente la corifea nella Parabasi delle Tesmoforiazuse  di Aristofane, una specie di satira della vera o presunta misoginia euripidea:" eij kako;n ejsmen, tiv gameiq j hJma'", ei[per ajlhqw'" kakovn ejsmen" (v. 789), se siamo un male, perché ci sposate, se davvero siamo un male? Quindi la donna precisa e conclude la domanda chiedendo:"ajll j ouJtwsi; pollh'/ spoudh'/ to; kako;n bouvlesqe fulavttein; (v. 791), ma perché volete tenere con tanta cura un male del genere?
 
  A parte che non tutti gli uomini, nemmeno tutti gli eterosessuali si sposano, una risposta a perché molti lo fanno l'ha data Schopenhauer nei Parerga E Paralipomena :"La natura ha destinato le giovinette a quello che, in termini teatrali, si chiama "colpo di scena": infatti, per pochi anni la natura ha donato loro rigogliosa bellezza, fascino e pienezza di forme, a spese di tutto il resto della loro vita, affinché, cioè, siano capaci di impadronirsi durante quegli anni della fantasia di un uomo in misura tale, che egli si lasci indurre a prendersi onestamente una di loro per tutta la vita, in una forma qualsiasi, passo al quale la mera riflessione razionale non sembrerebbe aver dato nessuna sicura garanzia di invogliare l'uomo. Perciò la natura  ha provvisto la femmina, appunto come ogni altra delle sue creature, delle armi e degli utensili di cui ha bisogno per la sicurezza della sua esistenza e per tutto il periodo in cui ne ha bisogno; e anche qui la natura ha provveduto con la sua consueta parsimonia. Come ad esempio, la formica femmina, dopo l'accoppiamento, perde per sempre le ali, superflue, anzi pericolose per la prole, così, di solito, dopo una o due gravidanze, la donna perde la sua bellezza e probabilmente, perfino, per la stessa ragione. In conformità con ciò, le giovinette considerano nel segreto del loro cuore, i loro lavori domestici o professionali una cosa secondaria, forse, perfino, un semplice trastullo: come loro unica seria professione esse considerano l'amore, le conquiste e ciò che vi si collega, come acconciature, balli, eccetera"[1]. E, poco più avanti:" per la donna una sola cosa è decisiva, vale a dire a quale uomo essa sia piaciuta" (p. 838).
 
 L'amore che porta l'uomo a sposarsi dunque è conseguenza di un inganno, una trappola preparata dalla natura e fatta scattare dalle  giovani femmine umane .
Di questo parere è anche l'uxoricida della Sonata a Kreutzer di Tolstoj:
" Che poi una sia molto versata in matematica, un'altra brava a suonar l'arpa, non cambia nulla. La donna è felice e soddisfatta in ogni suo desiderio soltanto quando riesce a intrappolare un uomo. Né ad altro si ingegna, perché tale è il suo compito. Così è stato, così sarà. Così nel nostro ambiente fa una fanciulla da marito, così fa quando è maritata. Quando una è ragazza, pensa ad accaparrarsi uomini per la scelta-quando è maritata, a tener sotto i piedi il marito".
Tutt'altra risposta ho trovato nel "dramma inedito" Platonov di Cechov :"Senza la donna l'uomo è come una locomotiva senza vapore!" (IV, 7).
Oggi non poche donne lavorano stipendiate e possono fare a meno di sposarsi. Oggi è forse più difficile per l’uomo vivere solo e dignitosamente. Bisogna organizzarsi e farci l’abitudine.
 
Bologna  30 novembre 2023 ore 11, 08

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[1] Tomo II, pp. 832-833.

lunedì 23 ottobre 2023

La fobia dell'amore: Eschilo e Manzoni. Persone giuste e buone: Gesù, Maria Maddalena e Giuseppe di Arimatea

Masaccio, Crocifissione (particolare)
La fobia del sesso
fa parte della propaganda di qualsiasi regime.
Tante volte deriva della storia personale e, quando è espressa da autori maschi, deve essere collegata alla paura che hanno delle donne. Faccio un esempio che  accosta, addirittura, Aristofane a Manzoni.
Nelle Rane il personaggio Eschilo si vanta di non avere mai fatto agire nei suoi drammi Fedre né Stenebee puttane (povrna", v. 1043) e anzi di non avere mai creato una donna in amore (" ejrw'san pwvpot j ejpoivhsa gunai'ka", v. 1044). Il personaggio Euripide ribatte maliziosamente che nei drammi del rivale in effetti non c'è nulla di Afrodite (1045), ossia non c'è grazia.
In effetti Eschilo tende a mettere in scena una guerra tra maschi e femmine - nelle Supplici e l’Orestea soprattutto
 
Ebbene lo stesso merito, dubbio assai, se lo attribuisce Manzoni nel Fermo e Lucia: "Non si deve scrivere di amore in modo da far consentire l'animo di chi legge a questa passione. Di amore ce n'è seicento volte di più di quanto sia necessario alla conservazione della nostra riverita specie. Io stimo dunque opera impudente l'andarlo fomentando con gli scritti".
 
A queste parole dell'autore aggiungo alcune frasi prese da una tesi di abilitazione all'insegnamento secondario di una giovane laureata della SSIS di Bologna:"Il carattere di Lucia è architettato sulla base d'un sistema che uccide il pensiero…Le sue aspirazioni, il suo voto incontrano freddezza nel lettore di cuore sano; essa appare o insipida o egoista e tutta la maestria della disposizione non basta a infondere sangue a quella creazione…Lucia fa olocausto di sé sull'altare di un sistema"[1]. 
 
Questo maniaco dell'antisesso, si noti, è un moderato ed è uno che si dice cristiano. Eppure il Cristo disse bene della peccatrice: "Remissa sunt peccata eius multa, quoniam dilexit multum, cui autem minus dimittitur, minus diligit " (N. T. Luca, 7, 47), le sono perdonati i suoi molti peccati poiché ha amato molto, quello invece cui si perdona meno, ama meno. E' una di quelle splendide pagine del Vangelo che sono ignorate o fraintese dai furfanti bigotti i quali adulterano le parole sante.
 
 A tale categoria appartiene "la vecchia Bovary" la quale, quando il farmacista propose di chiamare sua nipote Madeleine "protestò aspramente contro quel nome di peccatrice"[2].
 
 Tolstoj ci scherza sopra con intelligenza:" I libertini, queste Maddalene di sesso maschile, hanno un segreto senso della propria innocenza, né più né meno come le Maddalene femminili, e basato sulla medesima speranza di perdono: "Tutto le sarà perdonato, perché ha molto amato; e a lui tutto sarà perdonato, perché si è molto divertito"[3].
 
Per quanto riguarda la bellezza della figura di  Maddalena, consiglio vivamente la visione di quella di Masaccio col manto rosso sangue, i lunghi capelli biondi e le braccia alzate a V, come a significare la prossima vittoria sopra il dolore della morte (Crocifissione del 1426, Napoli, Museo di Capodimonte). 
 
Maria Maddalena - Magdalhnh; Mariva, Maria Magdalene - non era la peccatrice come alcuni credono ancora, bensì una delle donne venute con Gesù dalla Galilea. Queste seguirono Giuseppe di Arimatea quando calò il corpo di Cristo dalla croce e lo calò nel sepolcro. Giuseppe era  membro del sinedrio eppure uomo giusto e buono - ajnh;r ajgaqo;~ kai; divkaio~ - che non si ea associato alla deliberazione e all’azione degli altri.
Poi, la mattina dopo il sabato, le pie donne tornarono al sepolcro con gli aromi e lo trovarono vuoto. Ebbero la notizia della resurrezione da due angeli e raccontarono l’evento ai discepoli (N. T. Luca, 23, 55- 24, 10)
Assimilo Giuseppe di Arimatea, uomo giusto e buono, agli Israeliani contrari alla vendetta di Stato che massacra i civili di Gaza.

Bologna 23 ottobre 2023 
giovanni ghiselli ore 10

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[1] G. Morandini, La voce che è in lei, Bompiani, 1997, p. 16. La tesi è di Alessandra Neri, alumna optima  diversi anni fa, ora collega e amica.
[2] G. Flaubert, Madame Bovary, p. 74.
[3]Guerra e pace , p. 855.

domenica 4 dicembre 2022

Comunismo e aristocrazia. Luchino Visconti e Pier Paolo Pasolini

Leggo su “la Repubblica” di ieri, 3 dicembre 2002 a pagina 19,
  queste parole del più grande regista italiano interrogato sul suo essere comunista e aristocratico: “Io voto contro i miei privilegi; se fossi santo, se fossi san Francesco, mi priverei di tutto. Ma non sono così eroico. Voto comunista perché credo che quella è la direzione verso cui deve andare la storia, voto per quell’avvenire più giusto, e lo so che sarà il funerale del mondo cui appartengo e che amo”.
 
Io, giovanni ghiselli, sono comunista in senso etimologico: vivo e mi adopero per il bene comune che  coincide con il mio benessere spirituale.
Poi credo che comunismo e aristocrazia costituiscano una tautologia e trovo spregevoli i voltagabbana che 50 anni fa mi accusavano di non essere abbastanza di sinistra quando votavo democrazia proletaria e ora affermano di non essere mai stati comunisti perché hanno raggiunto una qualche misera posizione di potere o messo insieme un po’ di quattrini.
Questa è la vera plebe, costoro sono i pezzenti spirituali.
 
Ora Pisolini, un altro aristocratico mentale.
Il potere che esibisce l’ignoranza e promette consumi è il più pervasivo e il più difficile da confutare.
Tanto più che" il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi-proprio per il modo in cui è fatto-dalla possibilità di avere prove e indizi (…) Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia (…) Ma non esiste solo il potere: esiste anche un’opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte, da essere un potere essa stessa: mi riferisco al Partito comunista italiano. E’ certo che in questo momento la presenza di un grande parito all’opposizione come il partito comunista italiano è la salvezza dell’Italia e delle sue povere istituzioni democratiche. Il Partito comunista è un paese pulito in un paese sporco, un paese onesto in un paese disonesto, un paese intelligente in un paese idiota, un paese colto in un paese ignorante, un paese umanistico in un paese consumistico" (P. P. Pasolini, Scritti corsari, pp. 113-114).
 
Infatti ora che non c’è più un partito comunista in Italia non c’è alcuna opposizione al potere dei consumi, della guerra e dell’ignoranza. 
Provo a fare tale opposizione alla volgarità attuale trasmettendo a chi mi ascolta e mi legge l’educazione alla bellezza e alla bontà ricevuta dai classici.
 

Bologna 4 dicembre 2022 ore 10, 38.
giovanni ghiselli
 
 
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Entro l’anno saremo più di un milione e 300 mila. Senza contare facebook che è pure letto da molti e quasi mai dagli stessi. Facebook non ha un contatore, ma credo che sommando i due gruppi di lettori questi siano arrivati a due milioni.
Alla fine del prossimo gennaio  blog e facebook compiranno 10 anni.
Le mie fatiche umanamente spese in questi dieci anni, e nei precedenti, non sono andate perdute.

mercoledì 16 novembre 2022

Ieri sera a Carta Bianca ha parlato il buon novellatore Minniti

Ancora su gli indizi

La Medea di Euripide impreca contro il marito farabutto:
“O Zeus, perché dell'oro che sia falso
accordasti agli uomini indizi chiari - tekmhvri j safh `-,
mentre tra gli uomini non è impresso dalla nascita nel corpo
nessun segno - carakthvr - con il quale bisogna riconoscere il malvagio?”  (Medea, 516- 519)
 
Ebbene  il charaktèr che è indizio chiaro tekmhvrion safev~ - di impreparazione, di mancanza di serietà e affidabilità è la citazione pretenziosa e sbagliata. Ne ho segnalata una un paio di giorni fa.
 
Oggi  segnalo un’altra fanfaronata detta ieri da un gesticolante Minniti.
Ha attribuito il metodo l’autopsia a Tacito. Questa magari si può attribuire a un passo di Erodoto il quale all'inizio del lovgo" scitico dichiara che nessuno sa con esattezza (ajtrekevw") cosa ci sia al di là della Scizia poiché non ha avuto informazioni da nessuno che dica di saperne qualcosa come testimone oculare ( ajutovpth~) IV, 16).
 
Tacito non esclude il racconto popolare dei prodigi: Ut conquirere fabulosa et fictis oblectare legentium animos procul gravitate coepti operis crediderim, ita vulgatis traditisque demere fidem non ausim. Die, quo Bedriaci certabatur, avem invisitata specie apud Regium Lepidum celebri luco consedisse incolae memorant, nec deinde coetu hominum aut circumvolitantium alitum territam pulsamve, donec Otho se ipse interficeret; tum ablatam ex oculis: et tempora reputantibus initium finemque miraculi cum Othonis exitu competisse (Historiae, II, 50)

Come reputerei lontano dalla serietà dell’opera iniziata  andare in cerca di miti e dilettare le anime dei lettori con delle invenzioni, così non oserei togliere credito a tradizioni diffuse.
Nel giorno in cui si combatteva a Bedriaco, gli abitanti ricordano che un uccello di aspetto mai visto si posò in un frequentato bosco sacro presso Reggio Emilia, e che non venne spaventato né scacciato di lì dalla grande quantità delle persone né degli uccelli che svolazzavano intorno, finché Otone non si fu ucciso; allora scomparve alla vista; e per chi tiene conto dei tempi, il principio e la fine del prodigio coincide con la fine di Otone. L’evento risale all’aprile del ’69.
Minniti invece, il buon novellatore,  racconta le sue fole mimate spacciandole per esattezze autopticamente verificate da lui stesso.


Bologna 16 novembre 2022 ore 12, 07
giovanni ghiselli

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domenica 13 novembre 2022

Lettera a Guido Crosetto

Gentile ministro,
 scrivo queste righe non certo per screditarti, bensì per istruirti, magari anche educarti. Sono un maestro che istruisce e pure educa con l’aiuto degli autori greci e latini dal lontano 1975. Iniziai nel liceo Rambaldi di Imola nei giorni in cui ammazzarono Pasolini, uno dei miei maestri.
 L’ho fatto fino al 2010 in  scuole statali.
Lo faccio ancora in convegni, associazioni, festival. Oggi ci provo con te. Non ho votato il tuo partito e non lo farò, tuttavia quando parli ti ascolto con un certo interesse perché non sei insignificante.
 Ebbene, se non vuoi screditarti da solo, evita certi errori e intanto scusati di questo: ieri sera su Rai 3 hai detto che la parola greca krisis significa anche “opportunità”.
Qualcuno, non so chi, ti ha informato male. Opportunità, occasione buona, in greco si dice kairós. Lo scrivo per te.
I miei allievi giovani e vecchi lo sanno.
Ieri mi è dispiaciuto vedere un ministro della Repubblica fare questo errore marchiano.
Non fallire l’occasione buona: correggiti pubblicamente.
Ora faccio il maestro di scuola anche un po’ pedante e ti mando una serie di esempi, per informarti e potenziare il tuo sapere.
I classici insegnano, tra l’altro, a cogliere l'occasione, a individuare quello che è significativo in mezzo al turbinio di offerte insignificanti: chi li legge  impara a non  fallire le opportunità favorevoli alla sua crescita.
 L’intelligenza dell’occasione serve a capire la misura appropriata:
 “C’è una misura in tutto: e l’occasione è ottima a comprenderla - noh`sai de; kairo;~ a[risto~ ” (Pindaro, Olimpica XIII, vv. 47-48).
 
  Isocrate[1] nel manifesto della sua scuola, Contro i sofisti [2] afferma che  difficile non è tanto acquisire la conoscenza dei procedimenti retorici, quanto non sbagliarsi sul momento opportuno per usarli:"tw'n kairw'n mh; diamartei'n"( 16).
 
Già Oreste nell'Elettra di Sofocle, dove si tratta di vita o di morte, conclude il suo primo discorso affermando che l'occasione è sovrana: "kairo;" gavr, o{sper ajndravsin - mevgisto" e[rgou pantov" ejst j ejpistavth"" (vv. 75-76),  l'occasione infatti è appunto per gli uomini la più grande sovrintendente di ogni agire.
 
Cicerone suggerisce di usare il vocabolo occasio per tradurre il greco eujkairiva che designa il tempus…actionis opportunum, il tempo opportuno di un'azione[3].   
 
Nell’Antonio e Cleopatra di Shakespeare, Menas decide di non seguire più l’indebolita fortuna di Sesto Pompeo che ha perso l’occasione di sbarazzarsi dei suoi nemici: “Who seeks and will not take, when once ‘tis offer’d, -Shall never find it more” (II, 1), chi cerca e non prende qualcosa una volta che viene offerta, non la troverà mai più.
 
Né bisogna dimenticare che l'occasione "è calva di dietro"[4].
Marlowe risale forse a Fedro (V, 8) che ricorda come gli antichi foggiarono l’immagine del Tempo un uomo calvus, comosa fronte, nudo occipitio. Tale immagine (effigies)  occasionem rerum significat brevem. 
 
Infine Nietzsche: “Forse il genio non è affatto così raro: sono rare le cinquecento mani che gli sono necessarie per dominare il kairov~, “il momento opportuno”, per afferrare per i capelli il caso!”[5].
 
Scusati dunque pubblicamente. Non devi dire che te l’ho suggerito io: sarai tu a fare una bella figura.
 
Metto questo pezzo anche nel blog dove le parole greche compaiono non trsaslitterate come qui in facebook e vengono riportate anche le note
Saluti


giovanni ghiselli
Bologna 13 novembre 2022 ore 10


Ps. Nella Lettera a Crosetto ho dato per scontata la conoscenza del significato della parola krivsi~, alquanto frequente nei testi greci.
Vuol dire “giudizio”, “capacità di giudizio”. Ho fatto un errore didattico a non scriverlo prima. Così divento autocritico-
kritikov~ è chi è capace di giudicare.

 
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[1] 436-338 a. C.
[2] Del 390.
[3] De officiis, I, 142.
[4] C. Marlowe, L'ebreo di Malta, V, 2.. Non ho il testo inglese: mi dispiace
[5] Di là dal bene e dal male, Che cosa è aristocratico?, 274

mercoledì 2 novembre 2022

Il corteggiamento

Leggo un articolo su “la Repubblica” di ieri intitolato
Perché siamo stanchi del sesso” (pagina 31).

Un argomento che mi sta a cuore.
Contiene un’intervista a Luigi Zoja che ha scritto per Einaudi La caduta del desiderio. L’autore indica “l’indebolimento dell’identità di genere” tra le cause. Quindi “il rifiuto di una libertà percepita come eccessiva e decadente”, un rifiuto che porta la gente ad approvare le autocrazie.

Io confronto questi ultimi anni con quelli dei miei amori più numerosi, compresi tra il 1968 e il 1995.
 In questo caso c’entra anche la mia età, però credo che la causa principale del calo dei rapporti sessuali in genere, tra i generi, sia la decadenza dei rapporti umani.
E tra questi, in primis, il declino del corteggiamento.
Il corteggiamento che nasceva dal desiderio sempre pronto di noi maschi e dal gradimento manifestato dalle femmine, creava rapporti umani e spesso pure sessuali. Allora nascevano anche più bambini. Ora il corteggiare è stato equiparato al molestare da una propaganda antierotica e antiumana. Vero è che pure le difficoltà economiche, le paure di tutto a partire dalla paura della vita, incidono e contribuiscono a smorzare il desiderio, però credo che la mancanza di sguardi, sorrisi, incoraggiamenti recipoci tra maschi e femmine sia la causa principale di questo generale divorzio tra i sessi.
Pensate ai telefonini e a quanto catturino gli sguardi di chi li usa.
Personalmente amo ancora corteggiare e lo faccio se me ne viene offerta l’occasione, e lo porto avanti con garbo se vedo che è gradito.

Ma non sono per un temporeggiare e un procrastinare smisurato.
Credo che corteggiare non sia soltanto un passatempo e che non debba andare troppo per le lunghe. Insomma rimpiango i corteggiamenti fatti di sguardi,  sorrisi e complimenti, non senza però la dichiarazione non tardiva del “tu mi piaci, mi interessi molto”.
La donna rispondeva: “anche tu, sediamoci, e conosciamoci parlando”, oppure: “ scusa,  non voglio offenderti, ma devi cercartene un’altra”.
Non mi offendevo né offendevo lei in questa maniera. E quando andava male non mi scoraggiavo: davo subito retta alla ritrosa e ne cercavo un’altra.
Il discorso dell’amore è semplice e diretto. La chiacchiera prolungata è truffa o impotenza.
Saluto con gratitudine eterna le donne che mi hanno amato anche solo per un mese.


Bologna 2 novembre 2022 ore 9, 30
giovanni ghiselli   

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mercoledì 26 ottobre 2022

Il discorso di Giorgia Meloni

Una rapida rassegna critica
 
E’ partita ringraziando Draghi e compiacendosi di essere la prima donna a capo del governo. Vedremo se lo meriterà, visto che il merito conta.
Ha fatto un elenco di nomi di donne italiane egregie. Gli elenchi non spiegati dicono poco.
Il suo governo sarebbe rappresentativo della volontà popolare. Ma non ha detto però che quanti lo hanno votato non arrivano al 50% degli Italiani.
Ha promesso libertà, giustizia, benessere e sicurezza.
Proprio ieri però degli studenti universitari non hanno avuto libertà di manifestare, anzi sono stati malmenati dalla polizia dentro l’università. Spero che non arrivino i carri armati e non ci scappi il morto come qui a Bologna nel marzo del 1977.
La Meloni ha elogiato le forze armate e ha espresso solidarietà al “valoroso popolo ucraino”.
Avrebbe potuto escludere da tale elogio almeno il terrorismo di Stato, italiano e ucraino.
Una cosa che mi è piaciuta invece è stata l’uso ripetuto della metafora nautica classica dello Stato italiano come nave nella tempesta. Una nave da condurre in porto. L’imbarcazione è la più bella del mondo.
Aggiungo che ora questa nave fa acqua e le falle sono date dai milioni di poveri che aumenteranno se verrà tolto il reddito di cittadinanza.
Giusta l’accusa alla burocrazia impermeabile al merito. Come uomo di scuola aggiungo che la perdita di tempo burocratica ruba ore preziose a chi vuole studiare e magari fare anche dello sport.

Ha ricordato la bellezza e il dovere di promuovere la lingua italiana all’estero. Aggiungo che l’uso corretto e magari elegante della lingua italiana andrebbe difeso anche qui in Italia. Compresa una dizione comprensibile.
Il motto: “non disturbare chi vuole fare”
Certo, ma bisogna vedere quello che uno fa, dico io, se fa del bene o del male.
La povertà dilaga e questa non ai sconfigge con l’assistenza ma con il lavoro. Quindi ha aggiunto che il reddito di cittadinanza è una sconfitta per chi è in grado di lavorare.
Non ha detto però che molti non hanno la possibilità di lavorare.
Bene sul merito premiato che aiuta i poveri.
Ecologia: difendere la natura con l’uomo dentro. Bene, perché  ci sono “ecologisti” che hanno più riguardo per il profitto o per gli animali che per gli uomini e le donne.
L’elogio del libero arbitrio va bene  ma non si concilia con le botte da orbi che contemporaneamente la polizia dava agli studenti.
Asili nido gratuiti sono sacrosanti, ma aggiungo che tutto il cursus scolastico dovrebbe essere gratuito per i meritevoli non abbienti.

Ha condannato qualsiasi forma di razzismo però ha menzionato solo l’antisemitismo che non è l’unico razzismo della storia anche recente.
Poi la lotta alla mafia. Avrebbe dovuto ricordare non solo quella che ammazza i giudici del resto non senza complicità varie ma anche quella che trucca i concorsi e spinge i givani bravi a emigrare per essere valorizzati.
Le città non sono sicure. Non diventano più sicure, dico, quando vengono ammazzati di botte ragazzi come il fratello di Ilaria o il figlio di mamma Aldrovandi. I militari vanno educati al rispetto.
Tra i papi ha nominato Francesco, il migliore di questi ultimi anni e Giovanni Paolo II, non uno dei migliori a parer mio, sebbene santificato. Buona la conclusione con il vanto delle proprie umili origini.
Quindi un discorso composito fatto di rivendicazioni e pure di reticenze.
L’insieme non mi è piaciuto anche se non è tutto spregevole.
Ora vedremo i fatti.


Bologna 26 ottobre 2022 ore 9, 40
giovanni ghiselli

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mercoledì 12 ottobre 2022

Analogie e differenze. I pestelli del mondo

Molti italiani vengono ridotti alla miseria da stipendia, tributa, arma, Tacito stabilisce un nesso tra questi termini con riferimento alle guerre che i Romani devono fare per mantenere la pace.
Nel discorso di Petilio Ceriale cui faccio riferimento  (Historiae, IV, 74)  il contesto è militare: l’esercito deve respingere dai confini dell’impero i nemici aggressivi e pericolosi.
 
Nel nostro contesto italiano invece gli stipendi sono quelli dei  lavoratori sottopagati. Vero è del resto che le spese per le armi aumentano, come i tributi per i non evasori. E tutto questo contribuisce alla povertà di tanta gente.
 
Oggi l’impero che dice di agire in difesa dei propri confini è l’Occidente “guidato” dagli Stati Uniti. Dall’altra parte c’è l’Oriente con tutti i suoi misteri, gli arcana dell’impero contrapposto non tanto geograficamente quanto mentalmente.
I poveri dei due imperi, lungi dall’essere i signori della terra sono schiacciati dai pestelli che pestano i sottoposti.
Aristofane nella Pace[1] del 421,  indicava i pestelli della Grecia durante la guerra del Peloponneso in Brasida spartano e Cleone Ateniese. Questa commedia prevede che la morte dei due fautori della guerra  porterà  la pace. Una previsione sbagliata.
Ora nei pestelli supremi riconosco principalmente Putin con i suoi generali e la cricca intorno a Biden coperto di biacca.
Non auguro loro la morte, anzi li avverto che se vogliono sopravvivere alla guerra devono incontrarsi e trattare e trovare la pace.

 
Bologna 12 ottobre 2022 ore 19, 05
giovanni ghiselli
 
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[1] Al v. 269 aJletrivbano" ,"pestello" appunto, è Cleone, oJ bursopwvlh", il cuoiaio; e al v. 282 l'altro pestello è Brasida.