domenica 16 agosto 2026

Euripide ventitreesima parte. Eracle tredicesima parte.


 

Eracle riprende coscienza senza capacitarsi . Segue una lunga sticomitia con Anfitrione che gli rivela la tragedia con il massacro compiuto della moglie e dei figli  (vv. 1089-1145).

 

 

Eracle

Oh

sono ancora vivo e vedo quello che devo vedere (1089)

il cielo e la terra e questi dardi del sole

Ma come in un vortice e in uno scompiglio terribile della mente io sono caduto e spiro caldi fiati affannosi, non regolari.

Guarda, perché nei lacci come una nave all’ormeggio

sto con il giovane petto e le braccia

legati a una costruzione in pietra mezza rotta

con uno stare seduto contiguo ai morti?

Sono disseminati a terra gli alati dardi e l’arco

che prima combattendo al mio braccio

mi salvavano i fianchi ed erano salvati da me.

Non è forse che sono sceso di nuovo nell’Ade

dopo esserne tornato con una doppia corsa?

Ma non scorgo il macigno di Sisifo

e Plutone e nemmeno lo scettro della figlia di Demetra.

Sono sbalordito: dove mai mi trovo senza sapere  dove sono? 1105

Ehi c’è vicino o lontano uno dei miei amici,

che curerà il mio non sapere?

Non riconosco con chiarezza nessuna delle cose familiari

 

Anfitrione

Vecchi, devo andare vicino alle mie sciagure?

 

Coro

E io con te, senza tradire nella sventura

 

Eracle

Padre perché piangi e ti copri le pupille,

e sei andato lontano dal figlio tuo amatissimo?

 

Anfitrione

Oh figlio, sei infatti mio anche nella sventura

 

Eracle

In quale disgraziata condizione mi trovo per cui tu versi lacrime?

 

Anfitrione

Disgrazie che un dio piangerebbe se ne venisse a conoscenza 1115

 

Eracle

Grande è il rumore ma non dici ancora la mia sorte

 

Anfitrione

Già ma la vedi anche da te se hai il tuo senno

 

Eracle

Dimmi se qualche cosa di nuovo aggiungi alla mia vita 1118

 

Anfitrione

Se non sei più un baccante dell’Ade, possiamo riflettereitrione

 

Eracle

Ahi con quanto sospetto ti sei espresso per enigmi

 

Anfitrione

e osservo se tu sei già in grado di ragionare senza scivolate

 

Eracle

di fatto non mi ricordo di essere stato in preda a furore bacchici nella mia mente

 

Anfitrione

Devo sciogliere, vecchi, i legami del figlio? O che faccio?

 

Eracle

Dimmi anche chi mi ha legato: poiché ne sono sdegnato.

 

Anfitrione

Sappi fin qui dei tuoi mali, lascia perdere il resto 1125

 

Eracle

Allora basta il silenzio per sapere quello che voglio?

 

Anfitrione

O Zeus vedi dunque questi mali dal trono di Era?

 

Eracle

Ma davvero è da quella parte che abbiamo subito delle ostilità?

 

Anfitrione

Lascia andare la dea e pensa ai tuoi mali.

 

Eracle

Sono perduto:  mi annncerai qualche disgrazia.

 

Anfitrione

Ecco, guarda queste cadute dei figli.

 

Eracle

Ahimé che visione è questa che fisso, infelice? 1132

 

Anfitrione

Una guerra senza motivo di guerra, figliolo, hai portato in fretta contro i tuoi figli.

 

Eracle

Di quale guerra parli, chi li ha uccisi?

 

Anfitrione

Tu e il tuo arco e degli dèi chi ne è responsabile. 1135

 

Eracle

Che cosa dici? che cosa ho fatto? Oh padre che mi annunci sventure

 

Anfitrione

Poiché eri pazzo; tu mi chiedi spiegazioni dolorose.

 

Eracle

E anche della moglie mia sono io l’assassino?

 

Anfitrione

Della tua sola mano sono tutte queste azioni

 

Eracle

Ahi una nube di gemiti mi circonda.

 

Anfitrione

Per questo io compiango la tua sorte

 

Eracle

Davvero ho distrutto la mia casa durante il delirio?

 

Anf

Non so che una cosa: tutte le tue azioni sono sventurate

 

Eracle

Dove mi ha preso l’assillo? Dove mi ha distrutto?

 

Anfitrione

Quando presso l’altare purificavi la mano al fuoco 1145

Pesaro 16 agosto 2026 ore 10, 46 giovanni ghiselli

p. s.

La tragedia di Pesaro non grande quanto questa di Euripide ma assai fastidiosa: non arriva l’acqua da una ventina di ore: niente lavacri, niente caffè, niente evacuazione per non restare sporchi.

Su una piazza marina troneggia da anni l’orribile monumento:  un casco da motociclista ciclopico dedicato a un ex corridore ed evasore fiscale. Vorremmo una maggiore cura del buon gusto e della nostra vita.

p. s.

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