martedì 18 agosto 2026

Una piacevolissima “Burletta” al festival rossiniano di Pesaro.


 

Oggi tra le 12 e le 13, 30 ho visto L’occasione fa il ladro, Burletta per musica in un atto: libretto di Luigi Prividali, musica di Gioacchino Rossini rappresentato la prima volta nel 1812.

Opera gradevole con parole belle oltre la musica.

Uno scambio di valigie tra un faccendiere e un gentiluomo crea degli equivoci che si risolvono con un lieto fine. C’è anche un rischio di scambio nelle due coppie della trama con relativa contaminazione, ma poi c’è il lieto fine perché l’uomo e la donna di buona educazione si riconoscono reciprocamente nonostante le mene del faccendiere Parmenione, uno dei tanti.

Il suo servo del resto, il buffo Martino equivalente al servus currens della commedia latina, smaschera il padrone. Alla fine il gentiluomo e nobiluomo conte Alberto sposa la marchesina Berenice mentre Parmenione sposa la cameriera Ernestina. Una volta si diceva “razza padrona”, io in questo caso direi “razza educata”.

Parmenione dunque è un tellurico e si rivela subito dicendo a Martino

“Se anche vedi il ciel cascar

mangia bevi e non badar”.

Quando il servo  smaschera il padrone lo descrive in questo modo a Ernestina, la cameriera che aveva scambiato il proprio ruolo con quello di Berenice richiesta dalla padrona e amica già insospettita:

“Vecchio non è, né giovane

né brutto né avvenente,

non è un villan, né un principe,

né ricco né indigente.

E’ insomma un di quegli esseri

comuni in società.

Portato è per le femmine,

gli piace il vino e il gioco

amante è di far debiti

ma di pagarli poco;

tutto censura e critica

benché sia un ignorante,

con tutti fa il sensibile

ma di sé solo è amante”.

 

E’ il conformista che si adegua a una società corrotta: uno dei tanti che non significano niente.

Nel prologo della Samìa di Menandro il protagonista Moschione si presenta come uno dei tanti ("tw'n pollw'n ti" w[n" v. 11). Senza autodisprezzo e senza biasimo dell’autore.

Nella burletta che sto commentando invece Parmenione viene smotato come millantatore e ladro poiché si era presentato quale conte Alberto esibendo i documenti trovati nella valigia del conte incontrato in una locanda durante un temporale.

Ma il fiuto della ragazza signorile, la marchesina Berenice, aveva annusato subito il cattivo odore plebeo.

La soluzione dunque arriva da un riconoscimento come succede con l’ ajnagnwvrisi" in diversi drammi antichi.

Berenice canzona questo pretendente bugiardo dicendogli:

“io sono un farfarello

che girar fa il cervello

a chi non ha giudizio”

Un parlare enigmatico che serve a tenere le distanze dall’uomo qualunque.

Ho citato diverse parole perché sono belle e significative. Voglio ricordarle.

Tra ieri sera e oggi dunque ho visto due opere diversamente belle.

Brava la soprano Damiana Mizzi che interpreta Berenice,  e il tenore Dave monaco, il conte Alberto.

Pesaro 18 agosto 2026 ore 17, 44.

p. s.

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