Terzo Stasimo, strofe (1048- 1060). La preghiera nera rivolta a Proserpina o Ecate che sia il nume invocato.
Il coro delle ancelle di Creusa invoca Einodìa chiamandola figlia di Demetra che è Kore, la ragazza rapita da Ades, ma l’ epiteto Eijnodiva che che contiene il termine oJdov~, strada e dunque significa presente nelle strade protette dalle sue immagini, viene attribuito anche a Ecate che è maestra e regina delle incantatrici come in Teocrito (Farmakeuvtriai II idillio).
Simeta è l'amante che vuole avvincere l'uomo in fuga (II, v. 3), il bell'atleta Delfi, con filtri (favrmaka) degni di Circe (vv. 15- 16), di Medea, nipote di Circe, figlia del sole, e della maga Perimede. Nel prepararli chiede l'assistenza di Ecate tremenda, Ecate sotterranea che atterrisce anche i cani (v. 12).
Didone, lasciata da Enea, invoca, con l'Erebo e il Caos, Ecate triplice ( tergeminamque Hecaten, Eneide IV, 511) la dea "nocturnisque Hecate triviis ululata per urbes " (Eneide, IV, 609) chiamata a ululati nei trivi notturni per le città.
Hecate triformis[1] è presente nella preghiera nera dei primi versi (v. 7) della Medea di Seneca.
Nel Macbeth di Shakespeare Ecate si rivolge alle streghe (the weird women, the weird sisters, le donne, le sorelle fatali) rimproverandole di non averla consultata, dato il suo ruolo:"And I, the mistress of your charms,/the close contriver of all harms,/was never called to bear my part,/or show the glory of our art?" (III, 5), e io, la signora dei vostri incantesimi, la segreta progettatrice di tutti i mali, non sono mai stata chiamata a fare la mia parte, o a mostrare la gloria dell'arte nostra?
Ma torniamo allo Ione di Euripide. Il coro dunque prega Einodia, Kore o Ecate che sia, come la divinità che presiede agli assalti notturni e diurni, di indirizzare sulla via giusta o{dwson (1051), dove lo invia la mia signora, il contenuto dei calici pieni di morte atroce dovuta alle gocce del collo sgozzato della Gorgone, per fermare chi vuole impossessarsi della reggia di Eretteo. Anche queste ancelle sono assolutamente solidali con la Creusa, la loro signora. Nessuno straniero deve regnare sulla città se non è della stirpe dei nobili Eretteidi (1060). Di fatto Ione è nipote di Eretteo ma il coro non lo sa. Lo sanno invece gli spettatori e qui dunque abbiamo un casi di ironia euripidea.
Pesaro 28 agosto 2026 ore 9, 39 giovanni ghiselli
p. s.
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[1] "Divinità primitiva e trina (triformis ), essendo associata a divinità appartenenti ai tre regni: la luna (il cielo), Diana (la terra) e Proserpina (gli inferi)". (G. G. Biondi, op. cit., p. 91, n. 5.)
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