Terzo stasimo- Prima antistrofe (vv. 1061-1073).
Ma se la morte non avrà esito né l’impegno che la signora ci ha messo e scadrà l’occasione offerta all’audacia con la quale è apparsa la speranza, o una spada affilata-qhkto;n xivfo~1064 o un nodo scorsoio si metterà intorno al collo portando a termine con sofferenze le sofferenze e andrà verso altre forme di vita- eij~ a[lla~ biovtou kavteisi morfav~- (1068)
Infatti da viva non potrebbe mai tollerare che genti di altro paese regnino alla luce del sole nel suo palazzo, lei nata da nobili casate.
Seconda strofe ( 1074- 1089) con qualche verso di dubbia autenticità.
Mi vergogno di fronte al dio molto celebrato nei canti
se spettatore insonne presso la fonte di Callicoro (dalle belle danze ad Eleusi dove si dirigeva la processione in onore di Dioniso il ventesimo giorno di Boedromione. settembre –ottobre) nella ventesima notte vedrà la torcia quando anche l’etere di Zeus ornato di stelle danza e la luna e le cinquanta figlie di Nereo che nel mare e nei vortici perenni dei fiumi
volteggiano danzando per la ragazza dalla corona d’oro e per la madre veneranda (Persefone e Demetra); dove il vagabondo di Apollo (cioè Ione) spera di regnare attaccando la fatica di altri.
Sarebbe vergognoso dunque non denunciare e impedire questo tentativo di usurpazione da parte di Ione
Seconda antistrofe (vv. 1090- 1103)
Quanti con inni malevoli
seguendo la musa cantate i nostri letti e le nozze
illecite, empie di Cipride,
considerate quanto superiamo in pietà
l’ingiusta prole di maschi.
E la musa maligna
si volga contro i maschi riguardo ai letti.
Mostra infatti Xuto che discende da Zeus
dimenticanza dei figli,
e non ha generato nel palazzo
un destino comune di figli
con la signora, mentre
ha favorito un’altra Afrodite
e ha incontrato un figlio bastardo.
Riabilitazione delle donne da parte di donne in un’altra tragedia di Euripide e in una commedia di Goldoni.
Questo rimprovero delle donne ai poeti che infamano le donne, magari celebrando uomini ben peggiori di loro, si trova anche in un coro della Medea di Euripide. Ne riferisco alcuni versi
Il coro di donne corinzie nel primo stasimo della tragedia canta:
“E le Muse degli antichi poeti smetteranno
di cantare la mia infedeltà.
Infatti Febo signore delle melodie
non accordò nel nostro spirito
suono ispirato di lira: poiché avrei intonato un inno di risposta
alla razza dei maschi. Una lunga età ha
molte cose da dire sul nostro ruolo e quello degli uomini (Euripide, Medea, vv. 421- 430).
Queste donne greche alludono all’infedeltà di Giasone, che ha abbandonato Medea la giovane donna straniera che lo ha aiutato nell’impresa del vello d’oro e gli ha dato due figli, per fare un matrimonio più utile sposando la principessa di Corinto.
Alla fine della commedia La serva amorosa di Goldoni (1752) Corallina potrebbe fare un matrimonio vantaggioso con un giovane ricco che era stato cacciato dal vecchio padre e salvato da lei. Questa giovane donna intelligente e buona riesce a smascherare la perfida matrigna del ragazzo e a ristabilire un rapporto di affetto tra il padre e il figlio. Questo vorrebbe sposarla ma lei si rifiuta e favorisce il matrimonio del giovane con un’altra, ricca come lui. Quindi giunge a intercedere in favore della seconda moglie del vecchio, la matrigna che aveva l’aveva maltratta e allontanata.
Queste sono le sue ultime parole che concludono la commedia:
Corallina: “Così mi vendico delle sue persecuzioni. Io non ho mai avuto odio con lei, ma tutto ho fatto per il mio povero padrone. Se non ero io, sarebbe egli precipitato. L’ho soccorso, l’ho assistito, l’ho rimesso in casa e in grazia del padre. L’ho ammogliato decentemente, l’ho assicurato della sua eredità, l’ho liberato da’ suoi nemici. Una serva amorosa che cosa poteva fare di più?
Or vengano que’ saccenti che dicon male delle donne; vengano que’ signori poeti, a cui pare di non potere avere applauso, se non ci tagliano i panni addosso. Io li farò arrossire, e ciò faranno meglio di me tante e tante nobili virtuose donne, le quali superano gli uomini nelle virtù, e non arrivano mai a paragonarli nei vizi. Viva il nostro sesso, e crepi colui che ne dice male” (III atto, ultima scena).
Pesaro 28 agosto 2026 ore 17, 29 giovani ghiselli
p. s.
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