giovedì 20 agosto 2026

Euripide Ione sesta parte. Versi 807-856.


 

La corifea avverte il Vecchio aio che Xuto è andato ad allestire koinh;n dai`ta (807) un pubblico banchetto per festeggiare il nuovo figlio.

Il Prevsbu~ si rivolge a Creusa e incolpa l’infedele Xuto.

Non lo odia ma vuole più bene a questa specie di nipote adottiva: Creusa è figlia del suo allievo Eretteo.

Xuto comunque si è introdotto nella casa reale ateniese quale xevno~ (813) straniero e si è impadronito di tutta la proprietà della moglie- paralabw;n pagklhrivan (84).

Poi ha avuto il frutto dell’amore da un’altra donna lavqra/ (816) di nascosto poiché non gli piaceva condividere la stessa sorte di Creusa. Quindi si prende letti servili-dou`la levktra- 819 e, sempre lavqra/ , di nascosto, mette al mondo un figlio che consegna a qualcuno nel santuario di Delfi perché lo allevi. Sicché il bambino fu cresciuto nel tempio di Apollo. Xuto dunque ha macchinato un inganno con il quale vuole mettere il regno nelle mani del suo bastardo. Perfino il nuovo nome  [Iwn era stato preparato da tempo  ijovnti 831 per colui che va (incontro al padre).

La coreuta rincara la dose contro Xuto  dicendo che è una canaglia kakovn 836.

Il pubblico sa che l’ipotesi accusatoria è sbagliata poiché Ione è figlio di Creusa e di Apollo che è il vero colpevole.

Il Vecchio compiange Creusa che si ritroverà in  casa il figlio di una serva a farla da padrone. L’aio di Eretteo suggerisce a Creusa di ammazzare padre e figlio prima che loro uccidano lei. Il Vecchio offre la propria collaborazione e chiarisce che solo il titolo di schiavo porta vergogna ma  un servo non è peggiore degli uomini liberi se è di animo nobile o{sti~ ejsqlo;~ h\/ 856.

Credo che anche oggi, anzi oggi più che mai sia sbagliato lasciarsi impressionare dai titoli accademici, politici, nobilitanti o santificanti: bisogna guardare al valore intellettuale morale e culturale di ogni persona. I titoli vengono attribuiti molto spesso secondo le relazioni intrecciate o vengono addirittura comprati. Il valore di ogni uomo e di ogni donna sta nell’anima e nella mente.  Cicerone scrive:" tu vero enitĕre et sic habeto, non esse te mortalem sed corpus hoc; nec enim tu is es quem forma ista declarat, sed mens cuiusque is est quisque, non ea figura quae digito demonstrari potest”. (De Republica , 6, 26)  tu avanti adoperati  e considera che non tu sei mortale ma questo corpo; né infatti tu sei quello che questo aspetto corporeo mostra, ma la mente di ognuno è quell'ognuno, non la figura che si può indicare con il dito.

Pesaro 20 agosto 2020 ore 11, 06 giovanni ghiselli dal titolo nobilire “studioso e povero”.

p. s.

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