ai[linon è la prima parola. Che può essere scritto anche ai] Livnon come nella oxoniense del Murray. Dunque questo Alinon o ahi Lino è il grido forse di lutto che Febo ijacei' fa risuonare ejp j eujtucei' -molpa'/, dopo un canto di trionfo (vv.348- 349).
Erodoto in II 78 racconta che gli Egiziani sono molto rispettosi dei costumi antichi e non ne accolgono altri. Hanno un solo canto, chiamato dai Greci Livno", cantato con nomi diversi anche a Cipro e in .Fenicia. Gli Egiziani lo chiamano Manerw'". Alcuni Egiziani gli dissero che questo era il nome del primo re di Egitto morto a[wro", ante diem, e questo loro primo canto era il lamento funebre per il giovane. Dunque Lino, il cantore mitico, può essere una figura simile ad Adone la cui morte era simbolica del taglio delle messi.
James George Frazer è noto in Italia soprattutto per Il ramo d’oro, di cui è stata tradotta l’edizione del 1922, ridotta dall’autore rispetto alla prima del 1890.
Di Frazer si professa debitore T. S. Eliot: nelle note a La terra desolata (The Waste land , 1922) egli dichiara di dovere molto a due libri di antropologia: From Ritual to Romance della Weston, e Il ramo d'oro di Frazer. Di questo secondo Eliot menziona i capitoli Adone, Attis, Osiride, dove si dice che in epoche remote gli uomini facevano dipendere la forza vitale della gente dalla impareggiabile vitalità di una creatura straordinaria, dall' eccezionale vigore di un capo il quale però con il volgere delle stagioni si consumava, finché doveva essere sacrificato e sostituito.
Leggiamone alcune parole:"Le cerimonie della morte e della resurrezione di Adone devono essere state anch'esse una rappresentazione drammatica della morte e della rinascita delle piante...Inoltre la leggenda che Adone doveva passare metà, o, secondo altri, un terzo dell'anno nelle regioni sotterranee e il resto sulla terra, si spiega in modo assai facile e naturale ammettendo che egli rappresentasse la vegetazione, specialmente il grano, che sta metà dell'anno sotto terra ed è visibile l'altra metà (Il ramo d'oro , pp.525-526)
Del resto aveva già espresso il medesimo concetto Ammiano Marcellino :" Evenerat autem isdem diebus annuo cursu completo, Adonēa rito veteri celebrari , amato Veneris, ut fabulae fingunt, apri dente ferali deleto, quod in adulto flore sectarum est indicium frugum "(XXII, 9, 15). Avveniva poi in quei medesimi giorni che, compiuto il corso dell'anno (il 361 d. C.), si celebravano secondo l'antico rito le feste per Adone, amato da Venere e ucciso dal dente di un cinghiale selvaggio, il che è simbolo delle messi recise quando sono mature".
Adone che muore e risorge dunque rappresenta la forza riproduttiva che cade e si rialza. Secondo Frazer tutte le divinità che passano per questo avvicendamento di morte e resurrezione avevano tale significato, e Cristo può essere interpretato come un epigono di Adone, Attis, Osiride[1].
Nella Parodo dell’Agamennone di Eschilo ricorre tre volte il verso ai[linon, ai[linon eijpev, to; d j eu\ nikavtw (121, 139, 159), canta un canto funebre ma vinca il bene!
Si tratta dunque, probabilmente, di un canto funebre che prelude alla resurrezione.
Febo canta colpendo la cetra dal suono armonioso con il plettro d’oro (Eracle, 350-351)
I maestri della prima Stoà dicevano che il mondo è pieno di tovno", tensione. Il sole colpisce il mondo con i suoi raggi, come Apollo con il plettro tocca le corde della lira (plh'ktron ciò con cui batto, colpisco plhvssw). Cleante definì il tovno" forza propulsiva (plhghv) del fuoco. Crisippo mise il pneuma nel posto del fuoco artista che procede metodicamente alla creazione (Zenone).
Il coro di vecchi tebani vuole celebrare con un inno la corona delle fatiche di Eracle uJmnh'sai stefavnwma movcqwn ( Eracle, 356-357). Le virtù delle nobili fatiche sono una statua ai morti- toi'" qanou'sin agalma (358).
Le 12 fatiche di Eracle sono rappresentate nel tempio di Zeus a Olimpia (460 a. C.).
La prima qui nella tragedia è quella del leone. Eracle liberò dal leone Dio;" a[lso" (Eracle, 359), il bosco sacro di Zeus e si coprì il capo biondo con le tremenda fauce fulva della belva.
Ateneo (XII 512f) cita Megaclide il quale afferma che Stesicoro fu il primo a raffigurare Eracle con la clava, l’arco e la pelle di leone, mentre prima aveva solo l’arco e le frecce.
In effetti nella Nevkuia omerica Eracle procede
gumno;n tovxon e[cwn kai; ejpi; neurh'fi ojistovn (Od. XI, 607) con l’arco nudo e il dardo sul nervo.
Poi con l’arco omicida Eracle stese (e[strwsen, Eracle, 366) la stirpe montana dei selvaggi centauri. Questa impresa è posta nella Tessaglia tra il fiume Peneo il monte Pelio e l’Omole che fa parte del massiccio dell’Ossa. Eracle non è solo l’eroe dorico che ha ripulito il Peloponneso. Prima i Centauri armati di Pini sottomettevano la terra dei Tessali con le loro cavalcate.
Segue la cerva dalla testa d’oro, dal dorso variopinto (crusokavranon dovrka poikilovnwton (375-376) uccise, la predatrice degli agricoltori.
Quindi la consacrò nel tempio di Enoe, tra l’Arcadia e l’Argolide, ad Artemide alla dea che uccide le fiere. Eracle come benefattore dei contadini dunque.
Quindi le cavalle antropofaghe di Diomede imbrigliate e domate. Queste bestie, nelle greppie insanguinate (foinivaisi favtnai", 382), prima di essere imbrigliate ajcavlina, muovevano rapidamente cibi cruenti con le mascelle –ejqovazon kavqaima gevnusi si'ta (384), orrende banchettatrici dustravpezoi, nelle gioie che divorano gli uomini (carmonai'sin ajndrobrw'si, 384). Eracle attraversò l’Ebro dalla corrente d’argento per arrivare in Tracia a compiere questa fatica ordinata dal re di Micene.
Le greppie insanguinate mi fanno pensare a quanti hanno tratto profitti dalle guerre che insanguinano il mondo da sempre.
Euripide aveva ricordato questa fatica già nell’Alcesti del 436
Seguono le altre fatiche che mi limito a menzionare: Eracle uccise Cicno che divorava gli ospiti. Quindi l’uccisione del serpente che custodiva i pomi del giardino delle Esperidi nell’estremo Occidente.
Poi scese negli abissi del mare per garantire acque calme ai navigatori
Quindi prese e resse sulle spalle le dimore stellate degli dèi prendendo il posto di Atlante
Seguì ls vittoria sulle amazzoni presso la palude Meotide e la conquista della cintura di Ippolita, preda esiziale che poi passò alla Grecia.
Fu poi la volta della cagna assassina di Lerna, l’idra dalle innumerevoli teste, quindi Eracle intrise del suo velono la frecce con cui uccise il tricorpore bovaro di Eritia.
L’ultima fatica è la discesa nell’Ade dalle molte lacrime -poluvdakruon- (426) povnwn teleutavn 427- l’ultima delle fatiche e non ne fatto ritorno- oujd j e[ba pavlin- 429.
Ora il remo di Caronte aspetta i suoi figli. La casa di Eracle aspetta le braccia dell’eroe che non c’è-
Il coro dei vecchi tebani dice che vorrebbe difendere i figli di Eracle
Nu`n d j ajpoleivpomai
ta`~ eujdaivmono~ h{ba~ (440-441) ma ormai sono lontano dalla beata gioventù.
Intanto si affacciano sulla scena i figli do Eracle grande una volta e la sua sposa che li trascina come puledri e il veccho padre.
A tale vista i coreuto non riescono a frenare le lacrime che colano dalle vecchie fonti degli occhi.
Pesaro 12 agosto 2026 ore 16, 24 giovanni ghiselli
p. s.
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[1] Si pensi anche all’esito del pretenzioso film Apocalypse now, di Coppola (1979) che non solo utilizza Cuore di tenebra di Conrad, ma aggiunge citazioni da Eliot e mette in evidenza la lettura di Il ramo d’oro di Frazer da parte del colonello impazzito che viene ucciso parallelamente al toro del sacrificio.
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