Terzo episodio (701-734)
Lico trova Anfitrione uscito dl palazzo e gli chiede di chiamare Megara e i figli per ammazzare tutti. Il vecchio finge rassegnazione
Il vecchio racconta che Megara è supplice davanti ai santi gradini di Estia. Ella invoca invano il marito morto che non può tornare a meno che un dio lo resusciti, dice con ironia tragica ben chiara allo spettatore. Anfitrione non vuole portare fuori Megara per non essere complice del delitto, e Lico decide di entrare lui con le guardie (725).
Anfitrione rimasto solo commenta: aspettati facendo del male di farti del (727) prosdovka de; drw'n kakw'"-kakovn ti pravxein (727-728). Il contrappasso.
Poi il vecchio annuncia al coro che la cosa procede bene: Lico finirà nei lacci irti di spade delle reti- brovcoisi d j ajrkuvwn genhvsetai- xinhfovroisi (729-730).
Cfr Agamennone di Eschilo "ajll j a[rku" hJ xuvneuno"" dell'Agamennone (v. 1116): ma una rete è la compagna di letto. Clitennestra che finirà irretita a sua volta dal figlio.
Anfitrione entra pregustando il piacere di vedere oJ pagkavkisto" , il nemico, tivnwn divkhn, mentre paga il fio dei suoi misfatti.
Terzo stasimo (735- 815)
Il coro esulta: c’è una metabola; kakw'n (735) un trasferimento dei mali, il grande signore di prima fa tornare indietro la vita dall’Ade (736). E’ una metafora agonale
Giustizia e destino degli dèi che fluisce indietro (palivrrou" povtmo", 739)
Lico pagherà il fio con la morte
Le gioie hanno fatto sgorgare lacrime ( carmonai; dakruvwn e[dosan ejkbolav" (742).
Cfr. Elena dove Menelao piange di gioia: "le lacrime sono la mia gioia (ejma; de; carmona; davkrua): hanno una maggior quantità di /piacevolezza che di dolore"(654-655).
Si sente Lico che grida ijwv moiv moi
Dunque qavnato" ouj povrsw (752), la morte non è lontana.
Lico grida e[swqen, dall’interno, che viene ucciso a tradimento.
Il coro gli fa presente il contrappasso: tu volevi uccidere: ajntivpoina d j ejktivnwn- tovlma (755-6) sopporta di pagare il compenso, scontando quello che hai fatto.
Il coro confuta l’ipotesi insensata di alcuni –a[frona lovgon- secondo la quale ouj sqevnousin qeoiv, gli dèi non sono potenti (759)
Lico è morto e i coreuti si invitano a volgersi alla danza pro;" corou;" trapwvmeqa (761).
Danze (coroiv) e feste con banchetti qalivai stanno a cuore (mevlousi) alla sacra città di Tebe
Il cambiamento delle lacrime, il cambiamento degli eventi hanno generato dei canti (768). Eracle ha lasciato il porto dell’Acheronte e la speranza è tornata al di fuori di ogni aspettativa- dokhmavtwn ejkto;" h\lqen ejlpiv" (771).
L’oro (crusov") e il successo (eujtuciva) spingono i mortali fuori dalla ragione traendosi dietro un potere ingiusto (773-775)
Nessuno osa guardare le vicissitudini del tempo: chi trascura la legge e favorisce l’illegalità, fracassa il tetro carro dell’opulenza (e[qrausen o[lbou kelaino;n a{rma, 780).
Il coro poi invoca i luoghi sacri del paesaggio tebano e beota non senza Delfi che è nella Focide: l’Ismeno, il fiume della città, deve ornarsi di corone, le strade levigate xestai; ajguiaiv della città dalle sette porte eJptapuvlou povlew" e la fonte Dirce dalla bella corrente 784: esultate e voi figlie dell’Asópo (fiume della Beozia), lasciate le acque del padre e venite a cantare con me, to;n JHeraklevou" kallivnikon ajgw'na (789) la gara di Eracle dalla bella vittoria.
Segue l’invito alla roccia boscosa di Pito e alle dimore delle Muse dell’Elicona: verrete con lieto canto alla mia città, dove apparve la stirpe degli Sparti, schiera (lovco") di guerrieri dai bronzei scudi.
L’ultima antistrofe ricorda l’amore tra Alcmena e Zeus che entrò nel letto della sposa nipote di Perseo (Elettrione suo padre era figlio di Perseo e di Andromeda), un connubio degno di fede visto il valore di Eracle uscito vivo dalle case di Plutone. Eracle è un tuvranno" migliore dell’ignobiltà dei sovrani. Volgarità che ora ha fatto vedere nella gara di lotte armate eij to; divkaion-qeoi'" et j ajrevskei (814), se la giustizia piace ancora agli dèi.
Lo stasimo termina con grida di allarme poiché al di sopra del palazzo di Eracle appaiono due figure inquietanti: Iris, la sciarpa del cielo messaggera degli dèi e Lyssa che personifica la follia.
Il Coro invoca w\nax Paiavn,-ajpovtropo" gevnoiov moi phmavtwn (821), sii il dio che allontana da me la sciagura.
Cfr. la Parodo dell’Edipo re di Sofocle. Anche questo coro è formato da vecchi Tebano
Antistrofe prima, vv.159-167.
Sono invocate le divinità atte a stornare la sventura: Atena, la dea poliade per gli spettatori del dramma; Artemide, nume delle cacce e delle nobili gare benefiche per la città; e Febo che scaglia i dardi lontano dai suoi protetti; quindi il coro ricorda una precedente epifania, manifestando riconoscenza agli dei salvatori.
Te per prima invocando, figlia di Zeus,/Atena immortale e la sorella che protegge la terra,/Artemide che occupa il famoso trono circolare/della piazza-e Febo che scaglia lontano,iò,/apparitemi in tre a stornare la sventura-(trissoi; ajlexivmoroi profavnhtev moi)" (vv- 158-163)
Pesaro 14 agosto 2026 ore 16, 17 giovanni ghiselli studente povero e affamato, mai salito sul tetro carro dell’opulenza. Perciò il mio riposo sarà tra i poveri morti di fame. Il più tardi possibile. Ho imparato a sopravvivere alla fame mentre non avrei potuto nell’obesità.
p. s.
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