venerdì 14 agosto 2026

Ifigenia LXVII. L’arcicialtrone di Pesaro. Sono uno studioso, solo quasi del tutto, molto vecchio e povero, tuttavia la vita mi piace.


 

Nel maggio odoroso,  il cielo era solcato  da voli di creature festose: gli uccelli tutti contenti  nel cielo che è loro, e,  più vicini alla terra sebbene aerei comunque, gli insetti dal ronzio lieto, quasi musicale, almeno finché non venivano mangiati dalle rondini o da altri pennuti lieti eppure affamati.

Spesso  noi due facemmo l’amore nel nostro talamo grande.

Diverse altre volte in quel mese benedetto dal Sole, ci sdraiammo per  concubiti stravaganti  durante le passeggiate sui colli coperti di nuova vegetazione già folta che ci serviva da talamo accogliente,  e nascondiglio profumato come quasi ogni cosa nel maggio odoroso.

Erba e fior ricoperti dalla sua gonna leggiadra.  C’era pure l’angelico seno che  profumava di vita.

 Per fare l’amore con tale frequenza e tanto ardore, doveva esserci un buon accordo anche mentale. Non ci latrava contro il molosso prosodico nequiquam che Lucrezio mette accanto alla comunione dei corpi, un invano che vuole annientare la gioia perché dalla sorgente dei piaceri fa pullulare l’angoscia  pure in mezzo ai fiori. In questo il poeta latino prelude all’insania di Kafka.

Noi due non avevamo ostacoli a compiere quanto ci piaceva più di ogni  cosa, però, dopo la razione ridondante di questo mese da atleti del sesso, si cominciava a sentire la voglia di esperienze  diverse da vivere insieme oltre il talamo, la scuola e l’acquattarci sull’erba tra i cespugli come passeri, fringuelli o altri volatili allegri.

 L’argomento scuola, scolari e colleghi cominciava a diventare obsoleto; le camminate erano sane ma l’erba dei talami abituali cominciava ad appiattirsi e diradarsi in seguito al frenetico premere dei corpi unificati.  

I nostri impegni non ci consentivano di viaggiare  e il sesso era meraviglioso ma aveva bisogno di nuovi argomenti.

 

Un pomeriggio vennero a trovarmi due amici di Debrecen: il povero Alfredo con Ezio. Una visita inaspettata e gradita. Si parlò delle belle estati passate insieme nell’Università della cittadina magiara. Ricordavamo con qualche rimpianto le conversazioni, le baldorie, i giochi e le burle delle brevi notti d’estate quando la vita era facile come cantava Elena.

Non potemmo tacerne. Quindi gli amori, le amicizie, le gare di vario tipo, insomma gli episodi più simpatici delle vacanze  ungheresi con tanto di borse di studio. Vittu e alloggio diceva Alfredo non senza rimpianto. Parlandone ci sentivamo ancora ragazzi, nonostante Ezio avesse trent’anni compiuti, io trentaquatto e mezzo e Alfredo quaranta. Ma non eravamo  ancora pronti a rinunciare alla gioventù spensierata, e anche un poco cialtrona.

Proprio così: “ che fratello cialtrone!” aveva esclamato mia sorella quando nel settembre del 1974 mi rivelò che era incinta e io le annunciai che Päivi  aspettava una bambina da me, però poi aggiunsi che non mi sentivo abbastanza maturo per quel passo assai periglioso. Nemmeno trenta anni avevo compiuto. Ben due mesi mancavano ancora.

“Cialtrone?” Obiettai. “Sì- rincarò-  Margherita, anzi  arcicialtrone”.

“Sono studente e povero” provai a giustificarmi.

La mia cialtronaggine di allora, quando ero oramai trentenne, è confermata dal fatto che oggi a 81 anni compiuti immagino spesso che quella bambina sia nata e che  venga a cercarmi, ora che la creatura mancata avrebbe già oltrepassato da un decennio abbondante l’età sinodale.

Eppure nei miei sogni di vecchio cialtrone che fantastica ancora impunito la corteggio lo stesso dicendole che assomiglia tanto a sua mamma la donna più amata di tutte da me. Il che non è vero per giunta.

 Alfredo intanto è morto e mi dispiace, Ezio non so, Päivi è viva ma peggiorata assai nell’aspetto. Più tragicamente di me sebbene l’età sua sia meno immonda della mia di 5 anni e 5 mesi. A me piacciono ancora le donne giovani, invano, a lei cani e nipoti a quanto vedo in face book.

A venticinque anni disse che voleva imparare di più dai libri e abortì la bambina.

Ora impara in altro modo, commento da vecchio cialtrone incantato qual sono.

Solo nel campo amoroso invero poiché quando ero piccino non mi hanno insegnato ad amare e non l’ho imparato da me.

 

Pesaro  14  agosto   2026 ore 9, 33  giovanni ghiselli

p. s.

Si avvicina il ferragosto: la fine dell’estate, almeno quanto alla luce. Spero che il caldo continui per illudermi ancora. Le menzogne della propaganda  dicono che il turismo è cresciuto. La spiaggia di Pesaro dal lunedì al venerdì è quasi vuota. Tutto va bene,  seguitano a ripetere i governativi.

A me sì perché sono studente e povero, però ancora vivo e la vita mi piace.

 

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Però avere tanti lettori- più di 5000 in meno di 12 ore- mi consola e mi fa pensare che almeno quando scrivo non sono un cialtrone.

 

 

 


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