domenica 16 agosto 2026

Euripide ventiquattresima parte. Eracle quattordicesima parte (vv. 1146- 1213)


Eracle si vergogna di quello che ha fatto, pensa al suicidio e si copre il volto. Arriva Teseo e Anfitrione lo mette al corrente dell’orrore.

 

Eracle

Ahimé , perché dunque risparmio la mia vita

Ora che sono diventato l’assassino dei miei figli?

E non vado ai precipizi di una rupe scoscesa

o scagliata la spada nel fegato

non diventerò per i figli il vendicatore del sangue

oppure bruciata nel fuoco la carne giovane

non respingerò l’ignominia che mi attende? 1151

Ma a ostacolare i miei propositi di morte

ecco qua Teseo che arriva, consanguineo e amico mio.

Saremo visti e la contaminazione della strage assassina dei figli

giungerà agli occhi del più caro dei miei ospiti

Ahimè che cosa fare? Dove posso trovare l’assenza

dei mali, levandomi a volo o andato sotto terra?

Su, voglio gettare attorno al capo la tenebra del mantello. 1158

Mi vergogno infatti del male che ho commesso

e non voglio, gettandogli addosso del sangue contaminato

dal delitto, danneggiare chi non ha colpe. 1161

 

Teseo

Sono giunto con altri che lungo le correnti dell’Asòpo

attendono, giovani in armi della terra di Atena,

recando, o vecchio, una schiera alleata a tuo figlio. 1165

Infatti nella città degli Erettìdi è giunta notizia

che Lico avendo usurpato lo scettro di questa terra

sta in guerra contro di noi e vuole combattere.

A rendere il contraccambio dei benefici che per primo mi fece Eracle

salvandomi  dagli inferi, sono venuto, vecchio, se c’è bisogno in qualche modo/

della mano mia o degli alleati.

Ah! Perché il suolo è pieno di questi cadaveri?

Sono forse rimasto indietro e rispetto ai mali recenti,

 sono giunto in ritardo? Chi ha ucciso questi figlioli?

Di chi è stata sposa la donna che vedo qui?

Infatti i fanciulli non stanno vicino alla battaglia

Ma forse trovo una nuova disgrazia 1177

 

Anfitrione

Signore che regni sul colle che produce olivi…

 

Teseo

Perché mi hai chiamato con un esordio lamentoso?

 

Anfitrione

Abbiamo subìto pene  atroce dagli dèi  ejpavqomen pavqea mevlea pro;" qew'n

 

Cfr Edipo  a Colono di Sofocle quando il vecchio cieco dice ai Coreuti

poiché le azioni  io

le ho subite piuttosto che compiute, sappilo,

-ejpei; tav g j e[rga me-peponqovt  j  i[sqi ma'llon h] dedrakovta-

se ci fosse bisogno che io ti raccontassi i casi della madre e del padre,/

per cui tu hai paura di me: questo io lo so bene: ma come potrei essere di natura malvagia, /io che dopo avere subito agivo a mia volta, in modo che se pure avessi agito/con intenzione, neppure così sarei stato malvagio?” (v266-272)

 

Teseo

Questi bambini per i quali versi lacrime, chi sono?

 

Anfitrione

Li generò mio figlio infelice,

poi lui che li ha generati li uccise

osando

 versare sangue del suo sangue

 

Teseo

Fai silenzio! (1185)

 

Anfitrione

Tu dai ordini a chi vorrebbe

 

Teseo

Oh stai dicendo cose terribili

 

Anfitrione

Siamo rovinati, siamo rovinati, dispersi nell’aria

 

Teseo

Che cosa dici, per avere fatto che cosa?

 

Anfitrione

Da furente attacco fuorviato

e con le tinture velenose

 dell’idra dalle cento teste

 

Teseo

La battaglia è di Era, Ma chi è questo tra i morti, vecchio?

 

Anfitrione

Questo è mio, mio figlio tribolatissimo, lui che

andò con gli dèi alla guerra che distrusse i giganti

 nella piana di Flegra armato di scudo 1192-

 

Strabone  colloca Flegra nella penisola Pallene la più occidentale delle tre della Calcidica.

 

Teseo

Ahi, ahi, quale uomo nacque così sventurato? 1195

 

Anfitrione

Non potresti conoscerne un altro

Più travagliato ed errabondo tra i mortali.

 

Teseo

Perché nasconde nel mantello il misero capo?

 

Anfitrione

Perché si vergogna del tuo sguardo

e della amicizia fraterna

e del sangue dei figli ammazzati 1201

 

Teseo

Ma  se è vero che io  sono venuto almeno a condividere il dolore:  scoprilo.

 

Anfitrione

O figlio, lascia cadere dagli occhi

il mantello, gettalo via, il volto mostralo al sole.

Un peso corrispondente lotta con le lacrime:

ti supplico prostrandomi al mento 

e alle ginocchia e alla tua mano, versando

lacrime vecchie, ahi figlio, trattieni

il pathos di leone feroce, dal quale

sei spinto ad una corsa sanguinosa, empia

volendo attaccare mali ai mali, figliolo (1213)

 

Pesaro 16 agosto 2026 ore 19 giovanni ghiselli

p. s.

Eracle reso pazzo dalle dèe ha compiuto un’orrenda carneficina ammazzando la moglie e i loro figlioli. Non si può non pensare che tutti i crimini compiuti durante tutte le guerre siano stati perpetrati da persone malate di mente. Né hanno l’anima sana quanti giustificano massacri a genocidi con parole empie e sacrileghe. Sono anni che assistiamo a  scempi disumani e non condannarli è una forma di complicità, una scelleratezza oltre che una viltà.

 

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