Terzo stasimo
Il Coro prega temendo la sconfitta dell’esercito ateniese
Terzo Episodio
Arriva un Messaggero che annuncia la vittoria di Teseo.
Il messo ha visto la battaglia dalla porta di Elettra. Scontri di carri e scontri di cavalieri. La schiera degli uomo nati dai denti del drago-lovco" d j ojdovntwn o{feo" ejxhndrwmevno" (703) -ejxandrovomai- , quella dei tebani era tremenda lottatrice deino;" palaisth;" h\n-
Teseo grida contrapponendo ta; Pavllado" la città di Pallade alla sterro;n dovru spartw'n tovd j ajndrw'n (711-712) tremenda lancia degli uomini seminati.
Teseo ha messo in fuga i Tebani ma non ha consentito ai suoi di entrare nella città e distruggerla. E’ un capo valoroso nel pericolo ma odia la tracotanza del volgo deinoi'sivn ejstin a[lkimo"- misei' q j uJbristh;n laovn (727-728)
Adrasto commenta notando che prima loro, gli Argivi, poi i Tebani si erano montata la testa: Creonte si è comportato come un povero che ha in mano ricchezze acquistate da poco diveniva tracotante-labw;n pevnh" w}~ ajrtivplouta crhvmata, u[briz j (742-743) e nella tracotanza andò in rovina.
Male fanno le città che potendo lasciarsi alle spalle i mali con il ragionamento, dia; lovgou kavmyai kakav (748) eliminano la faccenda con la guerra, non con la parola.
Teseo si è occupato dei feriti e dei morti senza sentirsi umiliato poiché non c’è niente di umiliante nelle disgrazie che colpiscono a turno gli umani (768)
Adrasto commenta che un solo bene non è recuperabile: la vita.
Non è possibile riprendere la vita mortale quale spesa perduta, mentre ci sono mezzi per acquisire denaro crhmavtwn d jeisi;n povroi- 776-777.
Le madri argive dei caduti a Tebe deplorano le proprie nozze: oh se l’antico padre Crono mi avesse lasciata senza nozze fino sd oggi ! - tiv ga;r m je[dei paivdwn; che bisogno avevo infatti di figli? Credevo che avrei sofferto un dolore straordinario se fossi rimasta senza vincoli matrimoniali, ma vedo il male con tutta chiarezza ora che sono privata dei figli (786-793).
Seguono lamentazioni sui morti da parte delle Supplici e di Adrasto
Lasciata la casa di Edipo, canta il coro nell’ultimo verso del commo, è venuta da noi l’Erinni che è causa di molto pianto- aJ poluvstono" jErinuv" 835-836)
Teseo chiede al capo dei Sette, Adrasto, come andò la battaglia perduta dai Sette.
Adrasto è felice di poter celebrare chi gli è caro
Parte da Capaneo che era ricco ma per niente superbo della sua ricchezza-h{kista d j o{lbw/ gau'ro" h\n (862). Non aveva maggior presunzione di un povero. Evitava chiunque si gonfiasse troppo di orgoglio per la tavola disprezzando quanto era solo sufficiente. Infatti diceva che il fare bene non sta nel riempimento del ventre ma basta la giusta misura. Era un amico vero degli amici assenti e presenti, e di questi non è grande il numero.
Ripeto parole già scritte sopra leggermente modificate
. Si possono saltare
Nelle Supplici, di un paio d'anni posteriore all'Ecuba [1], leggiamo l'espressione di un incondizionato ottimismo pedagogico, forse per il fatto che si stava preparando la pur malsicura pace di Nicia: Adrasto fa l'elogio funebre dei sette caduti nella guerra contro Tebe poi, rivolgendosi direttamente a Teseo, il Pericle in vesti eroiche, conclude:"Non ti stupire dopo quanto ho detto, Teseo, che questi abbiano avuto il coraggio di morire davanti alle torri. Infatti essere educati non ignobilmente comporta il senso dell'onore: e ogni uomo che ha esercitato la virtù si vergogna di diventare vile. Il coraggio è insegnabile (eujandriva didaktovn ), se è vero che il bambino impara a dire e ad ascoltare quello di cui non ha cognizione. E quello che uno abbia imparato, suole conservarlo fino alla vecchiaia. Così educate bene i vostri figli"( Supplici, vv.909-917).
In questa tragedia Teseo esprime un ottimismo sostanziale:"disse una volta un tale[2] che il male/tra gli uomini prevale sul bene;/ebbene io ho un'opinione contraria a questi,/il bene per gli uomini prevale sul male;/se non fosse così non vivremmo nella luce./Approvo chi tra gli dèi diede un ordine/alla vita da confusa e bestiale ,/prima di tutto infondendoci l'intelligenza (ejnqei;" suvnesin [3]), poi/dandoci la lingua come messaggera della parola…"(vv. 196-204). "Tale protesta contro il pessimismo scaturisce proprio dal cuore del poeta, perché non è minimamente richiesta dal contesto della tragedia. Le Supplici furono in verità scritte da Euripide in uno stato d'animo di particolare letizia, al tempo della pace di Nicia"[4].
Nelle Supplici Teseo elogia la costituzione democratica dialogando con l'araldo mandato da Creonte, re, anzi tiranno di Tebe. Atene, a differenza della città beota non è comandata da un uomo solo, ma è libera (ejleuqevra povli" , v. 405).
Teseo è lo stratego ideale: il messo che racconta la battaglia contro i Tebani conclude la sua rJh`si~ elogiando il re ateniese che ha vinto non ha voluto distruggere Tebe: bisogna proprio scegliere un comandante come Teseo che misei` uJbristh;n laovn (v. 728), odia la massa tracotante la quale, se ha successo, cerca di salire sul gradino più alto[5] e distrugge il vantaggio conseguito prima. E’ un appello ai cittadini perché non eleggano un altro Cleone il quale dopo il successo di Sfacteria aveva indotto gli Ateniesi a rifiutare proposte di pace ed era succeduta la disfatta di Delio (424).
Il Coro vede nell’esito della battaglia un giudizio divino: ejgw; qeou;" nomivzw (731-732)
Adrasto nota la mutevolezza della sorte e l’insipienza degli uomini. Gli Argivi respinsero l’accordo che Eteocle mevtria qevlonto" (740) per amore di moderazione proponeva. Quindi ebbero successo i Tebani ma oJ eujtuchv" il vincitore, come un povero che ha preso ricchezze da poco tempo-labw;n pevnh" w}" artivpluta crhvmata (742) diveniva tracotante u{briz j, e in questo modo andò in rovina.
Le difficoltà andrebbero risolte con la parola, non con la guerra.
La truppa argiva è stata sepolta per ordine di Teseo alle pendici del Citerone dal versante dell’Attica.
Le donne del coro, le madri dei Sette caduti a Tebe, rimpiangono la condizione di essere senza nozze e senza figli: “tiv gavr m j e[dei paivdwn; 789. Mi sbagliavo pensando che sarebbe stata pavqo" perissovn eij gavmwn ajpezuvghn (Supplici, 791) una sofferenza eccessiva se fossi rimasta priva del vincolo matrimomiale, ma ora che ho perso i figli carissimi tevknwn filtavtwn sterei'sa (792), vedo chiaramente dove è il male
Segue il compianto sui morti di Adrasto e delle madri: l’Erinni suscitatrice di pianto aJ poluvstono" jErinuv" ha lasciato la casa di Edipo ed è venuta da noi- (835-836)
Teseo chiede notizia sui Sette. Euripide polemizzando con Eschilo dei Sette a Tebe fa dire al capo degli assalitori sconfitti a Tebe, Adrasto, che non scenderà nei particolari dei duelli.
Poi, sempre in polemica con Eschilo, Capaneo viene descritto come un moderato: molto ricco ma h{kista d j o[lbw/ gau'ro" h\n (862) per niente orgoglioso della sua ricchezza, non aveva maggior presunzione di un povero, evitando anzi chi si inorgogliva troppo per la propria tavola disdegnando il bastevole-tajrkount j ajtivzwn (865). Il bene non sta nella ghiottoneria del ventre diceva- ouj ga;r ejn gastro;" bora'/ to; crhsto;n ei\nai - mevtria d j ejxarkei'n e[fh ( 865-866), ma nell’accontentarsi della quantità moderata.
Capaneo era sincero. Affabile, mai aggressivo.
Eteoclo era povero ma ottenne grandi onori. E non accettò mai denari per non lasciarsi condizionare
Ippomedonte abitava in campagna dando esperienze dure alla propria vita, e gioiva di volgersi alla virilità. Si dava alla caccia, tirava con l’arco volendo offrire alla città un corpo utile- povlei parascei'n sw'ma crhvsimon qevlwn-.887.
Splendidissimo era Partenopeo, il figlio di Atalanta cacciatrice.
Virgilio suggerisce: “ seu quis Olympicae miratus praemia palmae- pascit equos, seu quis fortis ad aratra iuvencos- corpora praecipue matrum legat, (Georgiche, III, 49-51) scelga soprattutto i corpi delle madri dei cavalli che devono gareggiare o tirare l’aratro.
Partenopeo nacque in Arcadia ma venne allevato ad Argo dove non fu fastidioso né odioso a nessuno-come devono fare gli stranieri meteci, gli immigrati (892).
Quindi Tideo che non brillava per eloquenza ma era uno straordinario sofista nelle armi.
Adrasto continua
Essere educato in maniera non cattiva conferisce aijdw' rispetto e il coraggio può essere insegnato eujandriva- didaktov", (913-914); i bambini imparano ascoltando quello che ancora non hanno appreso, poi conservano pro;" gh'ra" per la vecchiaia quanto hanno appreso: ou{tw pai'da" eu\ paideuvete (917), sicché educate bene i bambini.
Teseo ricorda Anfiarao che gli dei onorano avendolo rapito vivo con la quadriga negli antri sotterranei- “qeoi; zw'nt j ajnarpavsante" ej" mucou;" cqonov"-926 e pure Polinice che fu suo ospite ad Atene.
Nei Sette a Tebe di Eschilo, Anfiarao esecra la guerra fratricida e come indovino sa che morirà. Il suo scudo è privo di insegne sh'ma d joujk ejph'n kuvklw/ (591). Infatti non vuole apparire ottimo ma esserlo ( ouj ga;r dokei'n a[ristoς ajll j ei\nai qevlei, 592) Raccoglie frutti dal solco profondo della mente da dove germogliano saggi consigli.
Anfiarao è ottimo tuttavia sarà coinvolto nella rovina della stolta masnada con la quale si è dovuto imbrancare per colpa della moglie Erifile che poi il loro figlio Alcmeone ucciderà come ricorda Dante nel Purgatorio tra gli esempi di superbia punita: “mostrava ancor lo duro pavimento-come Almeòn a sua madre fe’ caro-parer lo sventurato adornamento” (XII, 49-51 da Stazio e da Ovidio).
Anfiarao sparirà in una buca: “Infatti nei terrori soprannaturali fuggono anche i figli degli dèi” (Pindaro, Nemea IX, 63-64).
Adrasto, il capo della spedizione, nella sesta Olimpica di Pindaro esclama:"Mi manca l'occhio dell'esercito, l'indovino sagace e il prode guerriero"(18-20).
Ma torniamo alle Supplici di Euripide.
Adrasto chiede di porre fine alle guerre.-smikro;n to; crh'ma tou' bivou (952), piccola cosa è il bene della vita e bisognerebbe viverla nel modo più sereno, non tra gli affanni.
La corifea dice che le pare di aggirarsi come una nuvola spinta dai venti di bufera.
Sono rimasta a[pai" a[tekno" (966) e quindi ghravskw dustanovtatw" invecchio sistuata nella posizione più difficile.
Non restano che le lacrime come spesso in Euripide.
uJpoleleimmevna davkrua- 971-
La moglie di Capaneo si trova su una rupe che sovrasta il rogo del marito
Evadne dice tuvca dev moi-xunavptei podo;" ajllagav"- (1013-1014) il destino si accorda con i miei passi. Mi getterò da questa rupe nel fuoco per la gloria- eujkleiva" cavrin (1015). Nella vampa ardente mescolerò il mio corpo con quello del mio sposo ponendo la carne vicina alla carne- crw'ta crwti; pevla" qemevna (1021).
Arriva Ifi il padre di Evadne e di Eteoclo. Chiede della figlia che è sparita da casa.
Risponde Evadne stessa che si trova sopra la pira di Capaneo, in alto come un uccelli-o[rni" ti" wjsei; Kapanevw" uJpe;r pura'" (1046). Alleggerisco il disgraziato fardello della sventura, padre.
Evadne aggiunge che si è vestita per la gloria. Si è fatta bella per un gesto inaudito. Arrivo kallivniko" (1059). Sono vittoriosa su tutte le donne guardate dal sole. Grazie alla mia virtù. Morendo giacerò con il mio sposo.
Al padre sembra che la figlia pronunci un ai[nigma saqrovn (1064) un enigma malsano e vorrebbe impedirle di morire ma non può farlo.
Il vecchio Ifi deplora il fatto che non si possa essere nevoi- d;i;" kaiv gevronte" 1084-1085, due volte giovani e vecchi in maniera di poter rimediare agli errori.
Da giovane volevo dei figli ma ora ho capito quale ostaggio ho dato in mano al destino. A casa troverò stanze vuote e la mia vita desolata: per un padre vecchio non c’è niente di più bello di una figlia- patri; d j oujde;n h{dion- gevronti qugatrov" (1101-1102) I maschi hanno le anime più grandi ma meno dolci per gli atti affettuosi. Portatemi a casa dove morirò al buio consumando il mio corpo nei digiuni - ajsitivai" 1105-
Devono andare in malora morendo e togliersi dai piedi dei giovani quelli che non possono essere più utili alla terra-ou}" crh'n, ejpeida;n mhde;n wjfelw'si gh'n,-qanovnta" e[rrein kajkpodw;n ei\nai nevoi" 1111-1112.
I figli dei morti portano alle nonne spodou' te plh'qo" ojlivgon ajnti; swmvtwn (1130) un poco di cenere invece dei corpi.
Le madri orbate dei figli si domandano dove sono finite le doglie povno~ e la gioia del parto (pou' loceumavtwn cavri"; 1137). E dove le loro cure di giorno e di notte e i baci
I nipoti rispondono beba'sin, oujkevt eijsivn (1140)sono andati via, non ci sono più.
Il Coro delle madri aggiunge che i loro figli sono svaniti nella cenere del fuoco- puro;" tetakovta" spodw'/ -thvkw lat. tabes- Sono giunti a volo nell’Ade. I figli dei caduti vogliono vendicare i padri accorrendo sulle acque dell’Asòpo, il fiume della Beozia, alla testa dei Danaidi (gli Argivi)
Teseo dice agli Argivi che devono ricordare con gratitudine quelle esequie . Dovranno tramandare ai figli dei figli la memoria di quanto hanno ricevuto dagli Ateniesi
Adrasto risponde : “gennai'a ga;r- paqovnte" uJma'" ajntidra'n ojfeivlomen (1178-1179), infatti ricevuto un nobile aiuto siamo debitori di un contraccambio.
E’ l’alleanza tra Argo e Atene.
Infine compare Atena.
La dea ex machina consiglia a Teseo di fare giurare ad Adrasto che mai gli Argivi dovranno portare guerra contro Atene, anzi dovranno difenderla se attaccata.
Nel 420 venne rinnovata l’alleanza difensiva di Atene con Argo, Mantinea e Elide (Musti p. 422).
Atena poi prescrive un sacrificio di tre pecore sul tripode che Eracle aveva fatto collocare da Teseo presso l’altare di Delfi
Agli orfani argivi predice che da grandi distruggeranno jIsmhnou' povlin, la città sull’Ismeno, Tebe, vendicando l’uccisione dei padri. Egialeo figlio di Adrasto e Diomede Tidìde saranno i capi dell’esercito che marcerà contro Tebe e distruggerà la città. Compirete una grande impresa e sarete chiamati Epigoni.-e[jkgonoi. Tebe è l’acerrima nemica di Atene nell’ultima fase della guerra del Peloponneso. Anche nell’Edipo a Colono di Sofocle c’è questa nota.
Teseo ringrazia Atena: su; ga;r m j ajnorqoi'" , w{ste mh; jjxamartavnein (1228), tu mi indirizzi bene in modo che non sbaglio
Il Coro invita Adrasto a giurare.
Pesaro 9 agosto 2026 ore 10, 58 giovanni ghiselli
p. s.
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"A quanto sembra fu principalmente Prodico di Ceo a sostenere l'opinione che nel mondo e nella vita umana predomina il male", M. Pohlenz, L'uomo greco, p. 165.
[3] Abbiamo visto che nell'Oreste, scritta in un anno meno fausto (408) è proprio l'intelligenza che rende malato il protagonista (v. 396)
[5] Come Capanno, poi colpito dal fulmine di Zeus.
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