sabato 15 agosto 2026

Ifigenia LXIX. Torniamo dentro la scuola. Et ego scholasticus sum et tu: lector intende.


 

Nemmeno io ero del tutto convinto. Avevo dei dubbi sull’ educazione di Ifigenia, sullo stile di lei lontano da quello che proponevo a me stesso. Vero è che la ragazza era giovane molto e poteva correggersi.

Il tempo che scopre ogni arcano avrebbe rivelato la donna, giusta o ingiusta che fosse, buona o cattiva, sincera o perfida.

Quindi passiamo ad altro.

Il 15 maggio era una giornata luminosa  ma dentro il cupo liceo l’aria era buia e pesante siccome il vecchio edificio, affacciato su vie strette e circondato da costruzioni alte e massicce, non lascia entrare ad ampi fiotti la luce bensì la ferma con le sue grosse mura o  la riduce a strisce:  i vani delle finestre erano trasformati in feritoie, attraversati da inferriate arrugginite, per giunta schermate quasi sempre da tende voluminose, rossicce, poco pulite, e sembravano rugginose anche loro.

 Inoltre i ragazzi arrivati alla metà  del mese più bello, sono sfiniti. Ero stanco anche io soprattutto di burocrazia e di certe dispute inutili con alcuni colleghi. Per me e la mia classe iniziava il periodo più faticoso. Il preside aveva annunciato visite di necessario controllo  del mio operato sospetto: gli allievi ne erano innervositi; io non le temevo, però mi disturbava  subire valutazioni da un uomo che non aveva mai mostrato di dare giudizi sereni sul mio conto.

  L’inquisizione poteva arrecarmi delle noie se non anche dei dispiaceri grossi. Uno colossale quel dirigente ostile me lo aveva già dato prima di conoscermi togliendomi le classi che portavo avanti da due anni e avevano manifestato a lungo per continuare a ricevere paideia da me. Quell’uomo, spinto da una cricca di miei colleghi simili a lui, non era rassegnato a lasciar correre l’ essenziale diversità del mio stile  dal proprio  senza crearmi altri problemi, veri ostacoli al lavoro educativo che avevo in mente.

Volevo non solo insegnare ai giovani  le necessarie nozioni e conoscenze, ma anche aiutarli a evitare gli errori fatti da me in passato. Sempre attraverso gli autori che mi avevano corretto e  aiutato a diventare meno meschino. Ero malevolo verso quel capo istituto poiché il maltrattamento subito non solo era un’offesa alla mia persona ma anche al grande lavoro fatto con sacrifici quotidiani per  anni. Un oltraggio inflitto pure all’istituzione scolastica. Dunque non facevo nulla per appianare i contrasti, anzi tendevo ad accentuarli per dare un esempio di ribellione all’iniquità e alla prepotenza.

Oggi, dopo tanti decenni dico che ho fatto bene a provocare quegli scontri pur dolorosi  e rischiosi  perché non mi sono mai rassegnato a fare un lavor che non era il mio. Avevo già capito che non esiste virtù che non sia anche capacità e dovevo dimostrare a me stesso di avere la volontà e la forza di lottare per compiere l’opera educativa che mi piaceva in quanto era adatta a me e sapevo svolgerla molto bene.

Arrivato a 55 anni, mi venne a noia anche l’insegnamento liceale poiché sentivo che non mi dava più stimoli sufficienti, e feci il concorso per la SSIS dell’Università, dove per dieci anni avrei tenuto lezione ai giovani laureati in greco su  come insegnare la lingua e la cultura greca proficuamente per discenti e docenti. Prima da studente povero poi da studioso sempre povero ho lottato per tutta la vita.

Grazie a Dio ho  incontrato anche persone benevole siccome capaci di apprezzare i miei studi e i miei scritti.

Devo la vincita di quel concorso alle traduzione e ai commenti dell’Edipo re e dell’Antigone di Sofocle fatte quando ero confinato nel ginnasio dove non mi sentivo a mio agio più di una tartaruga rovesciata, la supinata testudo di Seneca.

 Avevo cominciato a impegnarmi su queste tragedie già nell’anno cui siamo arrivati, avendo capito per tempo che le lezioni orali non mi bastavano più. Volevo lasciare all’umamità  qualche cosa della mia educazione. Scrivere dovevo, in modo che il sapere mi desse qualche  potere, o meglio, che la sapienza diventasse potenza. Non quella di comandare bensì la possibilità di fare un lavoro che mi piaceva, mi si addiceva e mi consentiva di manifestare intera la mia capacità educativa  rendendola utile a molti.

 

Pesaro   15   agosto 2026 ore 9, 45 giovanni ghiselli.

p. s.

Ripeto spesso “studente e povero” perché sono i miei titoli onorifici mentre altri titoli tipo “onorevole” o “dottore” o “professore” vengono disonorati da molti

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Anche voi lettori prossimi ai 3 milioni in tutto il mondo mi onorate leggendo e di ciò fate bene. Fate del bene a me e pure a voi stessi.

 

 

 

 

 

 


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