sabato 22 agosto 2026

La decadenza della parola e della cultura.


Il termine woke è una menzogna, un raggiro. La propaganda del sistema, la pubblicità onnipresente, la televisione e gran parte del cinema e temo, pure la scuola che non frequento da qualche tempo, fanno di tutto per addormentare lo spirito critico per calpestare la cultura e il pensiero. L’imperativo categorico degli oligarchi a capo di questo sistema è “si faccia in modo che il popolo bue non capisca niente”.

Non dico del greco, del latino e della buona letteratura moderna, discipline cui ho dedicato la parte più grande del mio tempo, ma nemmeno le parole comuni devono essere comprese dal popolo. I presentatori e gli ospiti televisivi, gli attori cinematografici e i loro doppiatori devono parlare in fretta, senza idea della dizione corretta, affastellando le parole o mangiandosele. Quelli che leggono non capiscono e non fanno capire le parole lette pronunciandole male senza alcuna espressività. E’ stata ordinata la maledizione della parola: tanto dei verba quanto del Verbum.

La mia speranza è di fare in tempo a vedere il Rinascimento della Parola e delle parole al cui studio amoroso ho dedicato la vita religiosamente oso dire.

Continuerò a celebrare il culto della parola finché avrò giorni da vivere e mente capace di farlo. Dal 3 luglio sono a Pesaro e vi rimarrò fino ai primi di ottobre.

Qui rispetto a Bologna c’è un aggravante rispetto alla volontà di ostacolare il pensiero: il traffico delle motociclette incontrollate nella velocità e nel rumore. Basterebbe fare qualche multa.

Quale laudator temporis acti me puero ricordo che negli anni Cinquanta, facevo ancora la scuola media Lucio Accio, una sera un vigile urbano mi fermò in via Rossini e mi sgridò perché ero su una bicicletta senza luce quando calava la notte. Mi lasciò tornare a casa quando promisi che il giorno dopo avrei fatto mettere due lumi: uno davanti uno dietro. “Allora vai, ma che succeda più che ti trovi vagare nell’oscurità rischiando di farti del male”. Rimpiango tali galantuomini che facevano con serietà il loro lavoro. Oggi si affidano compiti anche difficili a persone occasionali e impreparate. Il volontariato tanto elogiato è una fregatura per i giovani poveri bisognosi di lavorare. Lavora gratis e spesso male chi non ha bisogno di guadagnare. Oppure lavorano sottopagati persone non preparate che ci lasciano la vita. Quando non funziona la scuola non funziona più niente. Questo è un vecchio che scrive dopo aver visto passare ere diverse con mutazioni di mode.    

 

Pesaro 22 agosto 2026 ore 16, 58

p. s.

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