mercoledì 19 agosto 2026

Ione di Euripide quarta parte. La legge sulla cittadinanza (Aristotele e Plutarco). Secondo Stasimo


Le coreute rifiutano l’attribuzione di un padre posticcio al ragazzo dalla madre ignota.

 

Nel 451/450 fu approvata ad Atene su proposta di Pericle una legge che ridefiniva i requisiti per il   riconoscimento dello status di cittadino con pieni diritti politici.

Tale legge riconosceva tale status solo ai figli di

genitori entrambi ateniesi.

Aristotele: “per il numero crescente dei cittadini, su proposta di Pericle,[gli Ateniesi] stabilirono che non godeva di diritti politici chi non fosse nato da genitori tutt'e due cittadini” (Ath. Pol., 26.4.)

 Sotto l’arcontato di Antidoto (451-450) a causa della  gran massa dei cittadini-dia; to; plh'qo" tw'n politw'n- su proposta di Pericle decretarono che non prendesse parte alla vita politica e{gnwsan mh; mevtecein th'" povlew" quello che non fosse nato da genitori entrambi cittadini-

 

Plutarco:

“ Pericle molti anni prima avendo dei figli legittimi-pai'da" e[cwn gnhsivou"-  fece  votare una legge-novmon e[graye- secondo la quale-movnou"  jAqhnaivou" ei\nai tou;" ejk duei'n   jaqhnaivwn gegonovta"- (Vita di Pericle, 37-3) fossero cittadini ateniesi solo quelli nati da due genitori ateniesi.

Plutarco però ricorda che quando durante la peste perse i figli legittimi, poi venne rieletto stratego, Pericle  chiese che venisse abrogata la legge sui figli illegittimi hJthvsato luqh'nai to;n peri; tw'n novqwn novmon che aveva proposto due decenni prima. (37, 2). Per la peste Pericle perse i due figli legittimi Santippo e Paralo, la sorella e gran parte dei parenti e degli amici.

 Tuttavia, pur sotto l’urto delle sventure-uJpo; tw'n sumforw'n- Pericle  non cedette ojj mh;n ajpei'pen né tradì il senno e la grandezza dell’anima-oujde; prou[dwke to; frovnhma kai; to; mevgeqo" th'" yuch'"- e non fu mai visto piangere né ai funerali né sulle tombe dei suoi congiunti, Scoppiò in singhiozzi solo deponendo corone sulla salma di Paralo, il secondo dei suoi figli legittimi, morto dopo Santippo.

Nel 429 anche Pericle morì di peste.

Torniamo alla tragedia Ione di Euripide.

 

Vediamo il secondo stasimo cantato dalle ancelle di Creusa.

Le ancelle si aspettano lacrime davkrua e urla di dolore-ajlalaga;"  stenagmavtwn (677) quando la sua signora saprà che il suo sposo ha una eujpaidivan un bel figlio mentre lei è a[pai" senza figlioli. Le coreute chiedono ad Apollo da quale delle donne è uscito il fanciullo nutrito nel suo tempio. Il vaticinio non convince le donne  che temono un inganno.

La fallacia dei vaticini delfici e apollinei viene spesso denunciata da Euripide.

 Dunque deimaivnw sumforavn (686) temo l’evento. Strano l’oracolo che rivela  parole strane del dio a[topo" a{topa 690 con poliptoto. Le coreute temono sciagure e dolore per Creusa che va in rovina e[rrei : mentre lei cade in una canuta vecchiaia-polio;n ejspesou'sa gh'ra", il marito ha buona fortuna e nessun riguardo per i suoi cari.

Xuto è uno straniero che si è insinuato nella casa reale ateniese. Gli viene augurata la morte.

Il coro invoca i gioghi che reggono il picco della rupe del Parnaso e la sede celeste dove Bacco sollevando le fiaccole dal duplice fuoco-i[na Bavkcio" ajmfipuvrou" ajnevcwn peuvka" 716  salta agilmente con le baccanti nottivaghe.

Anche al fanciullo viene augurata la morte.

Atene non ha bisogno di un re straniero.

Pesaro 19 agosto 2026 ore 19, 08 giovanni ghiselli

p. s.

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