Quanto scrivo probabilmente stupirà i miei lettori abituali ma davvero a me Ranucci non piace. Non per il fatto che è grasso, per carità, poiché in questo non rispetta soltanto sé stesso. Bensì per il fatto che non rispetta me e la maggior parte dei parlanti la lingua italiana parlando in maniera incomprensibile per quanti non sono nati e cresciuti a Roma.
Questo è un vezzo orribile che contraddistingue gli imitatori della Meloni. Sigfrido non lo è, eppure scavalca i toni da suburra dell’accento della premier.
Manzoni ha codificato la lingua media scritta, la televisione prima di questo governo la lingua media parlata. Si capivano tutte le parole.
Vero è che sono un poco sordo ma Berlinguer sardo, Moro Pugliese, Andreotti romano, Craxi siculo-milanese li capivo benissimo. Ranucci no poiché farfugliava invece di parlare.
Peccato perché la sua trasmissione era interessante e ne ho approvato lo spirito critico, ma appena appariva Sigfrido non capivo mezza parola e cambiavo canale finché non compariva l’inviata dalla parlata civile e carina per giunta.
Dunque torni pure a dirigere la sua tramissione benemerita Ranucci ma dopo qualche mese di educazione alla dizione comprensibile della lingua italiana. E anche un poco di dieta con tanto di sport per rispettare pure sé stesso oltre i suoi ascoltatori.
Pesaro 29 agosto 2026 ore 15, 55 giovanni ghiselli
p. s.
Immagino che si leverà qualche grido di protesta da chi santifica o demonizza senza distinguere. Io invece credo che si debba sempre usare la discrezione quale capacità di discernere. Me lo ha suggerito Guicciardini quando ero scolaro qui a Pesaro. Allora mi piaceva Togliatti ma non del tutto e non mi dispiaceva del tutto Fanfani.
Oggi dico che Sigfrido è stato coraggioso nel criticare il potere e per questo lo ammiravo però pronunciava le parole della nostra bella lingua straziandole e per questo non mi piaceva.
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