lunedì 17 agosto 2026

Euripide ventiseiesima parte. Eracle sedicesima parte, seconda sezione (versi 1226- 1339). Le parole di conforto e la mano di aiuto tesa all’amico caduto nella disgrazia


 

Teseo

Alzati, scopri il misero capo,

guarda verso di me. Chi tra i mortali è nobile

sopporta le cadute provocate dagli dèi e non le rifiuta1228

 

E’ una anticipazione della provnoia stoica. Dio mette in croce quelli che ama.

 

Eracle

Teseo hai visto questa lotta contro i miei figli?

 

Teseo

Ne ho sentito e tu indichi i mali a chi li guarda 1230

 

Eracle

Allora perché hai scoperto il mio capo al sole?

 

Teseo

Perché no? Tu sei mortale e non contamini-ouj miaivnei~ ta; tw`n qew`n- quanto è divino-

 

Eracle

Fuggi, infelice, la sacrilega contaminazione mia ajnovsion mivasm j ejmovn-

 

Teseo

Nessun demone vendicatore passa dagli amici agli amici

 

Eracle

Ti ringrazio,  non nego di averti beneficato per primo. 1235

 

Teseo

E io che allora ricevevo del bene, ora ho compassione di te…

 

Eracle

Sono miserando infatti io che ho ammazzato i miei figli.

 

Teseo

Per il bene che ti voglio piango su sventure non mie.

 

Eracle

Hai mai trovato altri in mali più grandi?

 

Teseo-

Tocchi dal basso il cielo per la tua infelicità 1240

 

Eracle

Perciò mi sono preparato a morire.

 

Teseo

Credi che agli dei importi qualche cosa delle tue minacce?

 

Eracle

Arrogante è il dio, ed io con gli dèi.

 

Teseo

Trattieni la bocca, perché dicendo grosse empietà tu non abbia a patire di più.

 

Eracle

Sono pieno di mali e non c’è più dove metterli.

 

Teseo

Che cosa farai allora? dove ti lasci portare dal pathos?

 

 

Eracle

Da morto, me ne vado da dove sono venuto, sotto terra.

 

Teseo

Hai detto parole da uomo qualunque.

 

Eracle

Tu che sei fuori dalla disgrazia mi ammonisci.

 

Teseo

L’Eracle  che ha avuto tanto coraggio nel sopportatr parla così?1250

.

Eracle

Non certo disgrazie così enormi: dentro misura si deve soffrire.

 

Teseo

Il benefattore degli uomini e il grande amico?

 

Eracle

Essi in nulla mi giovano, mentre Era comanda.

Teseo

Non sopporterebbe la Grecia che tu morissi insensatamente.

 

Eracle

Ascolta ora,  perché io possa fare a gara con le parole

contro gli ammonimenti tuoi: ti spiegherò

che per me ora e già da prima non è  possibile vivere.

Innanzitutto sono nato da quest’uomo-Anfitrione-, che dopo avere ucciso

Il vecchio padre di mia madre—(Elettrione), lui che era macchiato di colpa

sposò Alcmena che mi ha generato.

Quando le fondamenta di una stirpe non sono state gettate

bene, è una necessità che i discendenti siano disgraziati.

Zeus, chiunque sia Zeus, mi ha generato in odio

a Era (e tu non te la prendere, vecchio:

io considero te padre invece di Zeus),

e quando ero ancora lattante introdusse

tra le mie fasce serpenti dagli occhi di Gorgone

la moglie di Zeus, perché io morissi.

Poi, quando ebbi acquisito l’involucro fiorente della carne, che bisogno c’è di dire le fatiche che ebbi la forza di sostenere?1270

Quali leoni  mai o  tricorpori

Tifoni o Giganti o quadrupede

guerra piena di centauri non ho portato a termine?

E dopo avere ucciso l’idra, la cagna dalla testa molteplice e risorgente, passai attraverso la folla 1275

di innumerevoli altre fatiche e giunsi tra i morti

per condurre alla luce il cane tricipite -kuvna trivkranon-

guardiano dell’Ade per ordine di Euristeo.

Questa è l’ultima fatia che, infelice  ho affrontato,

uccidendo i figli per coronare di sciagure la casa. 1280     

Sono arrivato a questo punto della necessità; nemmeno mi è lecito

abitare nella mia amata Tebe; se anche rimango

a quale tempio  o riunione di amici

mi recherò? Infatti non ho addosso sciagure cui la gente si accosta.

Ma devo andare ad Argo? E come, visto che sono esule dalla patria?

Allora verso quale altra città mi muoverò?

E poi facciamoci guardare di traverso, conosciuti come siamo,

inchiodati da amari aculei di lingua:

non è questo il figlio di Zeus, quello che un giorno ammazzò i figli

e la moglie? Non se ne andrà in malora lontano da questa terra?

Per l’uomo un tempo chiamato beato

I rovesci sono dolorosi; per quello invece che è stato sempre

nale, non c’è sofferenza, essendo malmesso dalla nascita.

Credo che un giorno arriverò a tal punto di miseria

che la terra manderà fuori la voce vietandomi

di toccare il suolo e il mare di attraversarlo.

E pure le correnti dei fiumi, e dovrò imitare del tutto Issione

che gira in ceppi fissato a una ruota.

E questa è la cosa migliore: che nessuno mi veda dei Greci,

tra i quali eravamo prosperi nella fortuna. 1300

Dunque perché devo vivere? Quale guadagno avremo

possedendo una vita inutile, empia?

Danzi pure-coreuevtw- l’illustre sposa di Zeus

Battendo con il calzare il fulgido suolo dell’Olimpo

Attuò infatti lo scopo che voleva

ribaltando con lo stesso piedistallo e mettendo sottosopra

il primo uomo della Grecia. A una tale dea

chi rivolgerebbe preghiere? Una dea che, per una donna,

gelosa dei letti di Zeus, ha distrutto

i benefattori della Grecia che non erano per niente colpevoli 1310

 

 

Coro

Non è questa lotta di altro tra gli dèi

che non sia la moglie di Zeus, e questo lo hai capito bene

 

Teseo

(…)

Io ti esorterei piuttosto che subire il male.

Nessuno dei mortali è illeso dai colpi della fortuna,

neppure degli dèi, se i racconti dei poeti non sono falsi. 1315

Non hanno unito i letti tra loro fuori da ogni

legge? Non hanno insozzato i padri con ceppi

Per il potere? Ma abitano comunque

l’Olimpo e sopportano di avere sbagliato 1319

Davvero, che cosa dirai se tu che sei nato mortale

porti con dismisura le sorti, e gli dei no?

Lascia dunque Tebe in obbedienza alla legge

e seguimi nella città di Pallade

Là dopo avere purificato le mani dalla contaminazione

ti darò una casa e una parte dei miei beni 1325

E quei doni che ho ricevuto dai cittadini per avere salvato  i quattordici

ragazzi, ammazzando il toro di Cnosso,

li darò a te. In ogni parte del territorio mi

mi sono stati assegnati dei lotti: questi saranno chiamati

con il tuo nome dai mortali per il resto del tempo

finché vivi; poi da morto,  quando tu sia giunto nell’Ade, 1331

tutta la città degli Ateniesi ti innalzerà pieno di onore

con sacrifici e monumenti di pietra 1333

Bella corona è infatti per i cittadini ottenere

dai Greci la fama gloriosa di avere fatto del bene a un uomo di valore

E io ti darò questa gratitudine in cambio

della mia salvezza: ora infatti sei bisognoso di amici.

Quando gli dèi onorano, non c’è bisogno di amici

basta infatti il dio ad aiutare quando ne ha voglia 1339.

Pesaro 17 agosto 2026 ore 17, 55 giovanni ghiselli.

 

p. s.

Statistiche del blog

All time2819013

Today5396

Yesterday4507

This month155449

Last month265976

 

 

 

 

 


Nessun commento:

Posta un commento