Il vecchio chiede a Creusa di non piangere più chiamandola quvgater, figlia.
La donna risponde che non c’è altro da fare poiché ajporiva to; dustucei`n non c’è verso di uscire dalla sciagura e comunque lei non ne ha i mezzi
Il vecchio suggerisce “falla pagare al dio che è stato il primo a farti torto”.
E Creusa: come posso superare il dio io che sono mortale?
Ricordate che Anfitrione nell’Eracle di Euripide aveva detto di potersi confrontare con Zeus quale padre e di sentirsi superiore a lui.
Il Prevsbu~ suggerisce alla pupilla di dare fuoco all’oracolo sacro di Delfi.
Potrebbe dunque rinnovarsi il gesto di Flevgua~ re dei Lapiti che per punire Apollo il quale gli aveva sedotto la figlia Coronide diede fuoco al tempio di Delfi. Apollo lo uccise e lo cacciò nel Tartaro.
Dante trova Flegiàs che grida a vuoto “nell’ira accolta” (Inferno, VIII, 24). La sua funzione è quella di nocchiero dello Stige e incarna l’ira. Cfr. anche Eneide VI, 618-620 e Stazio, Tebaide, I, 715.
Creusa ha paura di seguire il suggerimento del suo consigliere: devdoika (975) e aggiunge che ha già abbastanza sciagure penose- kai; nu`n phmavtwn a[dhn e[cw (975).
Allora il Vecchio, anche lui in preda all’ira, consiglia alla pupilla di osare quanto è possibile: cioè di ammazzare il marito ta; dunatav nun tovlmhson: a[ndra so;n ktanei`n (976).
Gli incaricati di curarsi dei giovani non sono sempre simpatici a Euripide: si può pensare anche alla nutrice di Fedra nell’Ippolito-
Creusa risponde che rispetta il suo connubio ricordando quando lo sposo era buona.
Allora uccidi il figlio comparso contro di te .
Questa proposta a Creusa piace, ma come si fa?
Basta che tu faccia armare di spada i tuoi servi.
Euripide sembra denunciare il fatto che la vita umana ha perso valore
Creusa domanda solo dove si potrà ammazzare il ragazzo.
Nelle sacre tende iJeraivsin ejn skhnai`sin dove offre un banchetto agli amici.
Il sacro è profanato e la festa con gli ospiti si macchia di sangue.
Creusa obietta che la sua servitù non ha la forza- to; dou`lon ajsqenev~
di assassinare così apertamente.
Ma il Vecchio esorta la pupilla a non essere vile e a decidere.
Creusa dice di avere in mente inganni anche efficaci – dovlia kai; drasthvria (984)
Il Vecchio si mette a disposizione per ogni iniziativa.
Creusa risale al mito.
Oggi l’espressione del gergo televisivo in bocca ai ripetitori è “ bisogna riavvolgere il nastro”.
La donna dunque menziona la Gigantomachia. Il Vecchio la ricorda combattuta nella pianura di Flegra.
Creusa aggiunge che in quel luogo la terra partorì la Gorgone, un mostro terrificante deino;n tevra~ (989) . Una versione che si ritrova in Diodoro Siculo.
Il Vecchio chiarisce che quel mostro avrebbe dovuto aiutare i figli della terra ad abbattere gli dèi.
E’ la lotta tra il caos e il cosmo di molti miti e diverse guerre storiche vengono interpretate in tal modo. Le guerre persiane ad esempio.
Creusa aggiunge che Atena uccise la Gorgone.
La versione più comune è che fu Perseo ad ammazzarla-
Poi Atena si mise sul petto la pelle. Il Vecchio dice che la chiamano aijgivd j egida (996). Di solito aijgiv~ viene etimologizzato con ai\x, capra quindi pelle di capra, un mantello protettivo con al centro la testa della Gorgone.
Euripide invece impiega una paretimologia facendo dire a Creusa che tale protezione è chiamata così perché balzò all’assalto h\xen ej~ dovru – da ajivssw, mi avvento (997). In questo verso c’è anche qew`n l’assalto degli dei. Genitivo soggettivo e oggettivo? Forse significa che prima l’egida fu usata contro gli dei poi questi se ne impossessarono.
Comunque questi sono due versi infelici. Quandoquidem bonus dormitat Euripides.
Il Vecchio domanda a Creusa, chiamandola ancora figlia, quale danno portasse ai nemici questa egida.
Creusa risponde: “Conosci Erittonio o no? Perché non aspetti vecchio?
Il Prevsbu~ risponde “il vostro progenitore che la terra fece uscire” (1000)
Anche Erittonio, il nonno di Creusa, dunque nasce dalla terra ma ne esce e non rimane tellurico, come i Giganti. Cfr. la gigantomachia sull’essere nel Sofista di Platone.
Pesaro 24 agosto 2026 ore 17, 17 giovanni ghiselli
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