sabato 8 agosto 2026

Euripide decima parte. Supplici seconda parte.


 II Stasimo

Il Coro auspica eterna amicizia tra Teseo e Argo, la terra di Inaco.

Una fatica santa è un bel monumento per le città e riceve gratitudine eterna- cavrin  t’ e[cei ta;n ej" aijeiv (374)

Atene viene pregata come la città che soccorre sempre lo sventurato (381)

 

Secondo episodio

Discussione sulle costituzioni e sulle leggi tra Teseo, il comandante democratico, e l’araldo del tiranno tebano Creonte

Teseo manda un araldo da Creonte offrendogli amicizia o guerra secondo la risposta che darà. Non manca la minaccia dell’esercito accampato presso la fonte di Callìcoro a Eleusi

Ma arriva l’araldo di Creonte divenuto re di Tebe dopo la morte di Eteocle per mano di Polinice. L’araldo chiede del re, però Teseo rifiuta questo titolo: la città non viene comandata da uno solo ma è libera. “ouj ga;r  a[rcetai-eJno;" pro;" ajndrov", ajll j ejleuqevra povli" (404-405). Anche i Romani dopo la cacciata di Tarquinio il superbo non volevano sentire né alcuno volle più avere questo titolo.

Dunque non cè l’autocrate ma la sovranità è nelle mani del popolo dh'mo"  d’ ajnavssei, esercitata a turno per un anno, e per giunta la città non dà parte maggiore a chi è ricco ma il povero ha parte uguale-oujci; tw'/ plouvtw/ didou;"-to; plei'ston, ajlla; cwv pevnh" e[cwn i[son (407-408)

L’araldo risponde che Teseo gli ha dato lo spunto per una replica vincente. Tebe è retta da un uomo solo, non da una moltitudine  e non c’è il demagogo che gonfiando la città con le chiacchiere la rivolta da una parte e dall’altre per il proprio lucro-pro;" kevrdo" i[dion (413). In un primo momento un individuo del genere è piacevole e dà molta contentezza, ma poi danneggia e con nuove calunnie nascondendo gli sbagli sfugge alla giustizia. Del resto il popolo che non tiene dritte in piedi le parole come potrebbe dirigere la città?

a[llw" te pw'" a]n mh; diorqeuvwn lovgou"- ojrqw'" duvnait j a]n dh'mo" eujquvnein povlin; (417-418).

E’ il tempo, non la fretta che fa crescere la conoscenza: “ oJ ga;r crovno" mavqhsin ajnti; tou' tavcou"-kreivssw divdwsi (419-420)

Un povero che lavora la terra-gapovno" d j ajnh;r pevnh" (420), anche se non fosse ignorante, non potrebbe volgere la mente alla vita politica. E’ una malattia- nosw'de"-423 per i migliori quando una canaglia che prima era una nullità ha del potere dominando il popolo con la lingua- glwvssh/ katascw;n dh'mon- 425.

 

 Teseo replica producendosi in un'esaltazione del sistema democratico (...) e smonta le accuse dell'araldo puntualizzando un aspetto della democrazia che ha grande rilevanza: mentre nella città governata da un tiranno la legge è del tutto arbitraria, in un regime democratico (Eur. Suppl. 433-437) le leggi sono scritte (gegrammevnwn tw'n novmwn), la giustizia è uguale per il debole e per il ricco”[1].

Nelle Supplici, Teseo dunque propugna la democrazia e dice all’araldo tebano mandato da Creonte  ch

il tiranno è l’entità più malevola per la polis-oujde;n turavnnou dusmenevsteron povlei 429- Con tale capo non ci sono leggi uguali per tutti-oujk eijsi;n novmoi-koinoiv (430-431) ma comanda uno che si è impadronito della legge- kratei' d j ei|" to;n novmon kekthmevno", lui da solo e questo non è più uguaglianza- kai; tovd j oujkevt j e[st j i[son (432).  

E procede: “gegrammevnwn de; tw'n novmwn o{ t j  ajsqenh;~-oJ plouvsiov~ te th;n divkhn i[shn ecei ” (vv. 433-434), quando ci sono le leggi scritte il debole e il ricco hanno gli stessi diritti. 

La libertà consiste in questa formula: “chi ha qualche consiglio utile per la città e vuole metterlo a disposizione di tutti?- Ti~ qevlei povlei-crhstovn ti bouvleum j ej~ mevson fevrein e[cwn ;”  438-439

Il sovrano ammazza i migliori: quelli dei quali pensa che capiscono in quanto teme per il proprio potere- kai; tou;" ajrivstou" ou{" t j an

hJgh'tai fronei'n- kteivnei, dedoikw;" th'" turannivdo" pevri (445-446)

Non può essere forte una città quando un despota falcia e miete i giovani come la spiga di un campo di primavera- wJ" leimw'no" hjrinou' stavcun-(448- e[ar-ver-)

Inoltre il tiranno si impossessa dei beni sicché uno non può lasciarli ai propri figli. Né allevare bene figlie vergini in  casa: piaceri graditi- terpna;" turavnnoi" hJdonav"-453- ai tiranni se e quando lo vogliano- e lacrime per chi li prepara.

Vorrei morire prima di vedere le mie figlie costrette al connubio con la forza. Te ne andresti piangendo se non ti avesse inviato una polis: perissa; fwnw'n (459) siccome straparli.

Creonte mandi da noi h|sson lavlon sou-462 uno meno ciarliero di te conclude Teseo

Il coro commenta che quando un demone dà del bene ai malvagi questi imperrversano come se dovesse sempre andargli bene –ujbrivzous j wJ" ajei; pravxonte" eu\ (464)

L’araldo di Creonte minaccia Teseo di guerra

Quando il popolo vota la guerra nessuno ancora mette nel conto la propria morte- oujdei;" e[q j aujtou' qavnaton ejklogivzetai-(482) e volge la sventura sempre su un altro, ma se nel momento del voto avesse  la visione della morte, non sarebbe andata in rovina la Grecia smaniosa di guerra- oujk a[n poq j  J Ella;" dorimanh;" ajpwvlluto- 485

L’araldo continua a parlare contro la guerra. Tebe è stata assalita dai comandanti cui Teseo vorrebbe che venissero resi gli onori funebri. Non è giusto che il cadavere folgorato devma" kerauvnion (496-7) di Capaneo continui a esalare fumo, lui che accostò la scala a una porta e giurò pevrsein povlin che avrebbe devastato la città che gli dèe lo volessero o no?

Cfr. Eschilo i Sette a Tebe 423 ss. Ma Euripide  lo riabilità in questa tragedia  attraverso le parole di   Adrasto (vv.861-871)

Anfiarao, l’indovino fu inghiottito da una voragine continua l’araldo. Gli dèi dunque abbattono i malvagi secondo giustizia.

Saggia è  calma al momento opportuno (h{suco~ kairw`/ sofov~- 509)

Teseo zittisce Adrasto che aveva detto w\ pagkavkiste all’araldo cui risponde che è giusto seppellire i morti nel rispetto della legge panellenica – to;n Panhllhvnwn novmon- sw/zwn 526-527.

Lasciate che i cadaveri vengano sepolti e che lo spirito torni all’etere, il corpo alla terra-pneu'ma me;n pro;" aijqevra,-to; sw'ma d j ej" gh'n (533-534). Del resto la nostra vita è fatta di lotte- palaivsmaq j  hjmw'n oJ bivo" (550) e non dobbiamo lottare più del necessario.

L’araldo minaccia Teseo ricordandogli la lovgch spartov", la lancia dei seminati (578)

Ma il comandante Ateniese mette in moto l’esercito chiedendo il favore degli dèi.

Pesaro 8 agosto 2026 ore 9, 47 giovanni ghiselli

p. s.

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[1] Ugolini, Sofocle e Atene, p. 150.

 

 


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