lunedì 3 agosto 2026

Sofocle Edipo a Colono terza e ultima parte.


 

Terzo episodio 1096-1210

Le ragazze vengono riportate dalle guardie- Edipo le abbraccia chiamandole w\ skh'ptra fwtov" (1109), sostegni dell’uomo.

Raccontatemi l’accaduto: a quelle della vostra età bastano poche parole smikro;" ejxarkei' lovgo" (1116). Poi Edipo ringrazia Teseo e gli abitanti del luogo: solo tra loro ha trovato rispetto degli dèi, onestà, to; mh; yeudostomei'n (1227)

 

1211-1248 Terzo stasimo

E’ il canto della sapienza silenica

Una vita troppo lunga che supera il limite non è desiderabile

Sofocle nel suo ultimo dramma fa cantare al coro:"

M¾ fànai tÕn ¤panta ni-                                                                           

        k´ lÒgon· tÕ d', ™peˆ fanÍ,

       bÁnai ke‹qen Óqen per ¼-

        kei, polÝ deÚteron, æj t£cista.

       `Wj eât' ¨n tÕ nšon parÍ

       koÚfaj ¢frosÚnaj fšron,

       t…j pl£gcqh polÝ mÒcqoj œ-

        xw; t…j oÙ kam£twn œni;

       fÒnoi, st£seij, œrij, m£cai

       kaˆ fqÒnoj· tÒ te kat£mempton ™pilšlogce

       pÚmaton ¢krate;j~ ¢prosÒmilon

       gÁraj ¥filon, †na prÒpanta

       kak¦ kakîn xunoike‹. 

 

 

Non essere nati (mh; fu'nai) supera/ tutte le condizioni, poi, una volta apparsi,/ tornare al più presto là/ donde si venne,/  è certo il secondo bene./ Poiché quando uno ha oltrepassato la gioventù/ che porta follie leggere, /quale travagliosa disfatta resta fuori?/ Quale degli affanni non c'è?/, delitti,  discordie, contesa, battaglie,/ e invidua; e sopraggiunge/ l'esecrata vecchiaia impotente,/ asociale, priva di amici /dove convivono tutti i mali dei mali"(vv.1224-1238).

Il cieco considera le figlie quali sue nutrici trofou;" -ta;" pai'da" (1365-1366).

Edipo confonde i ruoli come quando ha preso in moglie la madre.

 E nello stesso tempo sono a[ndre"  ouj guna'ike" , maschi non donne le due ragazze. I due maschi vengono ripudiati come figli di altri e vengono maledetti, destinati ad ammazzarsi a vicenda.

Edipo lancia e rilancia tali ajrav" (1375) perché i due figli maledetti imparino a onorare i genitori-tou;" futeuvsanta" sevbein (1377).

 

Fa parte del codice che si trova anche nelle Supplici, poi nelle Eumenidi  di Eschilo: onorare i genitori,  rispettare gli ospiti, venerare gli dèi.

 

A Polinice che lo vorrebbe dalla sua parte  “tu vai in malora-su; d j  e[rr  j abominato -ajpovptusto", sputato via, e di nuovo kakw'n kavkiste (1384)”  poi ancora ajrav", maledizioni invocate dal padre contro il figlio (1384-5)

Il cieco invoca quindi le divinità tremende, le Erinni e Ares che ha messo nel cuore dei due fratelli tale odio efferato.

Polinice capisce che non può farci nulla e deve andare incontro al suo destino. Chiede alle sorelle o{maimoi, consanguinèe 1405, di metterlo in una tomba (ejn tavfoisi qevsqe , 1410) con un rito funebre.

La lode del padre per la cura avuta da loro, sarà accresciuta dall’encomio per il fratello sepolto. Antigone lo prega di riportare ad Argo l’esercito. Ma Polinice non vuole fuggire ed essere deriso (gela'sqai 1423) da Eteocle. Noi non possiamo cedere. Polinice non racconterà all’esercito le predizioni di Edipo: il buon capitano riferisce quello che serve, non quello che nuoce. Seguirò la mia strada pur sciagurata, imprecata da mio padre che ha scatenato le sue Erinni. Dio vi protegga se mi farete onore da morto!

Polinice esce e si ode il rombo di un tuono

Edipo dice: Dio;" pterwto;" h{de m j aujtivk a[xetai-bronthv pro;"  { Aidhn (1460-1) questo tuono alato di Zeus mi porterà presto nell’Ade. Fate venire Teseo!

 

Il tuono nell’ Edipo a Colono di Sofocle ( e[ktuphsen aijqhvr , v. 1456, bronthv, v. 1461,  segnala che è giunto il tempo della morte con apoteosi di Edipo.

Più avanti ktuvphse Zeuvς (1604) Zeus produsse un frastuono, poi si sentì una voce divina che chiamò Edipo e disse: “tiv mevllomen cwrei'n; che cosa aspettiamo a muoverci? E’ un pezzo che indugi. Poi Edipo se ne andò e sparì in un abisso benevolo e senza dolore (1662)

 

 

T. Mann nell’ultimo capitolo (Il tuono)  di La montagna incantata, racconta che sette anni dopo l’arrivo del protagonista Hans Castorp nel sanatorio dove il giovane ingegnere era andato  solo per trovare un cugino e dove invece era rimasto ammaliato e malato, “si udì un rombo” (p. 1058) che lo disincantò e lo riportò nella pianura.

 

Nel Tannhäuser di Wagner il protagonista che si trova sul Venusberg dice, nella seconda scena del primo atto: il tempo che trascorro qui/non saprei misurarlo/ giorni, mesi, per me non esistono più/poiché non vedo più il sole/né i benevoli astri del cielo”

 Alla fine di questa scena però si sente un fragore spaventoso , dopo di che nella terza scena Tannhäuser  si trova improvvisamente in einem schönen Tale, in una bella valle.

 

Edipo chiede a Teseo di aiutare le figlie e il re giura che lo farà finché sarà vivo.

Quindi il padre si rivolge alle ragazze e chiede loro di allontanarsi: solo Teseo deve assistere ai riti.

Il corteo si allontanò, poi si volse indietro: Edipo era scomparso e Teseo si copriva gli occhi, poi pregò la Terra e l’Olimpo divino. Nessuno tranne Teseo sa come Edipo sia morto. E’ rimasto qaumastov" (1665) oggetto di stupore.

 

Entra Antigone commiserando il fatto. Dice al coro che  hanno afferrato e portato via Edipo plaghe occulte in una sorte arcana-a[skopoi de; plavke" e[maryan ejn ajfanei'-tini movrw/ ferovmenon (1681-1682).

Ma è così per tutti.

Antigone, poi la sorella prospettano per loro stesse una sorte di vagabondaggio. Ismene vorrebbe essere morta con il padre: non sa come vivere senza di lui.

Il coro le chiama coppia di figlie ottime

Antigone aggiunge che trovava caro, amabile anche ciò che non lo era quando aveva il padre tra le braccia. Un amore che al padre non mancherà mai, Comunque riconosce che Edipo è morto come voleva.

Il coro chiede alle ragazze di smettere con i lamenti: lhvgete toud j a[cou": kakw'n ga;r -dusavlwto" oujdeiv", nessuno è immune dai mali (1722-1723).

 

Antigone vorrebe vedere la tomba del padre ma nessuno sa dove sia, dice Ismene. Antigone non sa nemmeno dove andare e quale speranza avere

Ma Teseo chiede alle due orfane di cessare il compianto: pauvete qrh'non: c’è stato il favore dell’aldilà cavri" hJ cqoniva (1752) e dunque penqei'n ouj crhv, non bisogna piangere: nevmesi" gavr, sarebbe colpa (1753)

Antigone insiste per vedere la tomba del padre.

Ma Teseo ribadisce ouj qemito;n  kei's j molei'n (1758),  non è lecito accedervi. Lo ha detto Edipo stesso al re di Atene.

Antigone dà retta al volere del padre. Chiede a Teseo di rimandarle a Tebe per stornare la guerra fratricida,

Teseo risponde che farà tutto quanto gli chiedono Antigone e Ismene, e lo farò con gioia, non devo stancarsi-pro;" cavrin, ouj ga;r dei' m j ajpokavmnein (1776)

Il coro ribadisce che devono finire i lamenti, è tutto concluso 1779.

Fine dell’ Edipo a Colono e di Sofocle.

p. s.

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