In un articolo su “la Repubblica di ieri” Lucio Caracciolo fa questa denuncia: “di tutto in Italia si discute fuorché di ciò che conta”.
E seguita azzeccandoci: “Un codicillo ancora più stringente implica che la discussione non avvenga nel merito, sui dati di realtà, ma a partire da verità precostituite. Ideologie che ci spingono a non occuparci del nostro paese e del mondo perché non c’è niente da capire, niente da fare. Restiamo in attesa dell’apocalisse prossima ventura. Inerti spettatori del già scritto”.
Caracciolo è uno dei pochi ancora capaci di scrivere e di parlare. Con questo non dico di essere d’accordo in tutto con lui. Per esempio nei luoghi comuni correnti, ripetuti da quasi tutti, non vedo ideologie ma la paura di perdere i propri privilegi. Guai a chi li tocca!
Trovo che il governo e i suoi portavoce non si preoccupano né si occupano dei problemi degli italiani cioè degli ostacoli al loro benessere anche minimo. Continuamente viene elusa la cura del malessere di milioni di persone. Si discute su questioni di lana caprina.
Trovo che emblematiche di tale chiacchiera da osteria sono trasmissioni sull’omicidio di Chiara Poggi.
Faccio un paio di esempi. Una donna presentata quale giornalista di un “autorevole” quotidiano ha sentenziato che se avesse una figlia le ingiungerebbe di non frequentare un tipo come Andrea Sempio. Tale premura materna è stata presentata come un indizio della colpevolezza del povero indagato che dovrebbe sostituire Alberto Stasi nella nuova croce piantata dai colpevolisti di turno.
La stessa giornalista a chi faceva notare che l’impronta della scarpa dell’assassino è troppo piccola per corrispondere al piede di Sempio ha risposto che il proprio piede è cresciuto di due numeri in venti anni. Quasi una prova dunque della colpevolezza di Sempio la crescita del piede di questa signora. Così farebbero tutti i piedi.
Tali sono gran parte delle discussioni: si elude, si cambia argomento, si parla sovrapponendo le parole di un interlocutore a quelle di un altro. Il metodo è quello della confusione che oscura il vuoto dell’elusione.
Pesaro 3 agosto 2026 ore 18, 22 giovanni ghiselli
p. s.
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