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giovedì 9 gennaio 2025

Commento il ritorno di Cecilia Sala da esteta, amante della letteratura e ammiratore della bellezza femminile quale sono

Sono contento che Cecilia Sala sia tornata. Anche perché ha gli occhi belli: gaietti, neri come le more mature, espressivi. Alcuni diranno che questo non c’entra. Non è vero: la bellezza c’entra sempre.

Nemmeno Giorgia Meloni è brutta, anzi è una lepida biondina.
Il donnaiolo Trump non è insensibile alla bellezza femminile. Né io.
Chi dice che la bellezza non conta, è brutto assai, fuori o dentro. Per lo meno è un barbaro, un nemico della cultura.
Nemmeno lo stile di questa bella ragazza è privo di fascino.
“Non vorrai farci credere di essere bello tu, infame pezzente di Pesaro?” penserà e forse scriverà qualcuno malevolentissimo.
No, non mi reputo particolarmente bello e riconosco di essere davvero un accattone, in quanto, però, mendicante della bellezza.
Qualche offerta anche cospicua ho ricevuto da diverse benefattrici dotate e generose e ne ho fatto tesoro: ho vissuto quello che afferma Keats negli ultimi due versi (49-50) della Ode on a Grecian Urn del 1819:
Beauty is truth, truth beauty, that is all
Ye know on earth, and all ye need to know”.
Ora spero che Cecilia non smentisca la sua venustà omettendo di scrivere tutta la verità nei suoi articoli. Perderebbe ogni attrattiva.
Alla Meloni raccomando di tenere fede agli impegni che ha preso per ottenere la liberazione della ragazza.
Se non lo facesse, perderebbe ogni lepóre e lo stesso onore.
 
Bologna 9 gennaio 2025 ore 10, 12 
giovanni ghiselli
 
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giovedì 30 maggio 2024

La bandiera palestinese esposta dal sindaco di Bologna

Approvo senza alcuna ambiguità di parole questo gesto di Matteo Lepore che  in un video lo ha commentato così: “come sindaco di un Comune storicamente schierato per la pace, la non violenza e i diritti umani, ho deciso che non possiamo restare in silenzio a guardare quello che sta succedendo in Palestina. Occorre prendere posizione. Ho deciso di assumermi questa responsabilità fino a che non termineranno i bombardamenti e la violazione del diritto internazionale. Quando finalmente il governo israeliano deciderà di cessare questa vilenza inaudita, allora potrò esporre anche la bandiera israeliana”.
 
C’è stata una risposta polemica da parte di due presidenti delle comunità ebraiche: Noemi Di Segni e Daniele De Paz. Accusano Lepore con queste parole: “Un gesto simile non fa che legittimare la voce del terrorismo e della prevaricazione”. Cito dal quotidiano “la Repubblica” di oggi.
Vorrei capire il significato di tale reazione. Mi chiedo come può entrare nella categoria orrenda del terrorismo, subìto prima dagli Israeliani poi dai Palestinesi, la richiesta di smettere di ammazzare.
Il terrorismo antiisraeliano è stato giustamente condannato da tutti fin dall’inizio; questa risposta dal contrappasso decuplicato invece non deve essere nemmeno criticata secondo alcuni. Sarebbe la vendetta giusta? La punizione proporzionata al massacro subito? Domando a questi assertori del versamento del sangue di tanti civili, decine di migliaia, in maggior parte donne e bambini, se tale strage è un’opera di bene in quanto punisce chi ha perpetrato il primo crimine. Non credo che uccidendo ancora si possa arrivare alla giustizia o alla verità.
A questo proposto citò alcune parole attribuite da Dostoeskij a Ivàn Karamazov: “Se le sofferenze dei bambini sono servite a completare la somma delle sofferenze necessarie per acquistare la verità, io dichiaro fin d’ora che tutta la verità presa insieme non vale quel prezzo “ (I fratelli Karamazov, libro quinto, capitolo quarto, La ribellione)
Io so di essere uomo e non posso approvare alcuna uccisione.
 Torno dunque a ripetere un verso che Euripide fa dire alla vecchia regina di Troia la quale chiede ai Greci vincitori di non ammazzare anche sua figlia , la ragazza Polissena, dopo che le hanno ucciso il nipote, il bambino Astianatte:
mhde; ktavnhte: tw'n teqnhkovtwn a{li" "  Ecuba, v. 278), non uccidete: ce n’è abbastanza di morti.
Ho ripetuto spesso queste parole nel mio blog a partire dal 7 ottobre dell’anno scorso. Aspettando la Pace e il cielo sereno.
 
Bologna 30 maggio 2024

martedì 12 marzo 2024

DESIDERIO DI UMANESIMO. Ciclo di due incontri a cura del Professor Giovanni Ghiselli. E' gratuito ma dovete prenotarvi: 051-466307

Incontri gratuiti, su prenotazione

sito web:

Lunedì 18 marzo dalle 17,30: La montagna incantata di Thomas Mann
Questo romanzo tratta di malattia, di amore, di morte, e offre un quadro della cultura europea nelle discussioni di due pedagoghi che si contendono l’attenzione, l’affetto e l’anima di un ragazzo.

Clicca qui per seguire l’appuntamento su Google meet: Meet – xss-fwkm-kzu (google.com)

Lunedì 25 marzo dalle 17.30: Tramonta l’umanesimo che è amore dell’umanità Umanesimo significa amore dell’umanità come sostiene il personaggio Settembrini del romanzo di Thomas Mann La montagna incantata.

Ora questo amore sta sparendo, anzi aleggia sulle nostre teste una diffusa ostilità che ogni tanto si addensa in scoppi di violenza.

Si può pensare ai morti uccisi dalle automobili lanciate come bolidi, ai femminicidi oramai quotidiani, ai massacri perpetrati nelle guerre da ordigni antiumani prodotti da fabbriche di morte.

Credo che gran parte di tanta efferatezza sia causata da un difetto di cultura umanistica e umana.

Tale mancanza si riscontra immediatamente nell’uso impreciso e spesso
pure errato della parola maltrattata e sconciata: parlare male, come adesso è usuale, fa male all’anima dice il personaggio Socrate nel Fedone di Platone. E’ necessario rivalutare il Verbum sublime e pure i verba del linguaggio quotidiano L’anima malata pensa male e fa male. Con la mia conferenza arriverò a dire che la cura contro questa moda perversa dello sproloquio, della diffidenza e della malevolenza che porta fino al crimine, al terrorismo, individuale e di Stato, deve essere un rinascimento della cultura e della bellezza che è sempre associata alla bontà come ci insegna la crasi kalokajgaqiva. Aggiungerò una volontà di rivalutazione e un auspicio di risorgimento del liceo classico.

martedì 13 febbraio 2024

Desiderio di umanesimo acuito dalla visione di un film

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In greco il desiderio di una cosa che manca si dice oJ povqo~.
Nell’Odissea lo spettro di Anticlea, la madre di Odisseo, dice al figlio che non è stata la malattia a farla morire ajlla; so;~ povqo~ (XI, 202) ma la mancanza di te, il tormento dovuto alla tua assenza.
 
 Oggi in molti di noi soffriamo per la mancanza di umanesimo, di amore per l’umanità, di solidarietà tra gli umani.
Patisce questa mancanza soprattutto chi, vecchio oramai come chi scrive, ha vissuto in altri tempi e ha fruito e gioito di rapporti umani del tutto diversi da quelli attuali.
 Sono stati gli ultimi anni Sessanta e i primi Settanta gli anni d’oro della solidarietà diffusa tra gli umani. Poi le stragi hanno cambiato l’atmosfera e un poco alla volta questa si è saturata di paura, diffidenza, ostilità.
 
Faccio un esempio: nel luglio del 1972 ero in traghetto verso la Finlandia con un amico. Si avvicinarono alcuni giovani finlandesi e ci chiesero dove andassimo e dove avremmo dormito. Rispondemmo che avremmo cercato un albergo. Allora un ragazzo e una ragazza ci invitarono a passare la notte in casa loro: c’era posto e non dovevamo perdere tempo e denaro. Incredibile oggi. L’anno prima avevo chiesto a una ragazza che cosa volesse dire la parola amore per lei. “Significa amore umanistico- rispose- amore per l’umanità”. Era “di moda” allora, quando la moda non era sorella della morte e dell’odio, bensì era associata all’amicizia e all’amore.
 
Ieri sera ho visto un film che mi ha fatto ricordare quegli anni, belli non solo perché ero giovane. Green Border diretto da  Agnieszka Holland racconta di profughi siriani, afghani, e altri ancora, tormentati atrocemente nel territorio di confine tra Bielorussia  e Polonia dai poliziotti e dai cani a guardia di quella zona. Nuovi tormenti e nuovi tormentati rispetto a quelli cui siamo stati abituati e assuefatti qui in Italia.
 Durante le due ore del film si assiste con orrore e compassione a scene terribili di antiumanità assoluta. Per fortuna non mancano nemmeno là, in quella terra fredda e desolata, alcuni casi di solidarietà e alcune persone umane, donne in particolare, che cercano di aiutare i perseguitati.
I persecutori vengono aizzati da una propaganda menzognera che presenta come pericolosi terroristi o terribili untori quei disgraziati in fuga da paesi dove subivano altri mali. Molti di questi fuggiaschi vengono picchiati e non pochi perdono la vita.
Purtroppo questo odio reciproco, o per lo meno una vicendevole diffidenza, è diffusa oggi in diverse parti del mondo.
 
Concludo con alcune citazioni.
Nell’Eneide di Virgilio  Didone, la regina di Cartagine, rassicura i profughi troiani dicendonon ignara mali miseris  succurrere disco, Eneide, I, 630, non ignara del male imparo a soccorrere gli sventurati.   
 
Quindi Seneca:" Vivit is qui multis usui est, vivit is qui se utitur " (Epist. ad Luc, 60, 4) vive chi si rende utile a molti, vive chi si adopera.
E ancora :" Natura nos cognatos edidit cum ex isdem et in eadem gigneret. Haec nobis amorem indidit mutuum et sociabiles fecit. Illa aequum iustumque composuit; ex illius constitutione miserius est nocere quam laedi ". (Epist..  95, 52), la Natura ci ha messi al mondo come parenti, siccome ci ha fatti nascere con gli stessi elementi e per gli stessi fini. Questa ci ha ispirato un amore reciproco e ci ha fatti socievoli. Essa ha stabilito l’equità e la giustizia; secondo il suo ordinamento è cosa più triste offendere che essere offesi.
 L’ultima affermazione è ricavata dal Gorgia di Platone  dove Socrate dice a Callicle: Duo‹n oân Ôntoin toà ¢dike‹n te kaˆ ¢dike‹sqai  me‹zon mšn famen kakÕn tÕ ¢dike‹n,  œlatton d tÕ ¢dikesqai, essendo due i mali , il commettere ingiustizia e subirla, noi diciamo che è più grave il commetterla, meno il subirla.
  
Marco Aurelio, imperatore (161-180 d. C.)  e filosofo, scrive: noi siamo nati per darci aiuto reciproco ("pro;" sunergivan"), come i piedi, le mani, le palpebre, come le due file dei denti. Dunque l'agire  uno a danno dell'altro è cosa contro natura ("to; ou\n ajntipravssein ajllhvloi" para; fuvsin", Ricordi , II, 1).
 
Sentiamo un paio di autori moderni
 Questa idea  di humanitas  è stata e sarà ripresa nei secoli dei secoli : in Devotions upon Emergent Occasion di  John Donne (1572-1631)  leggiamo: "Nessun uomo è un'isola conclusa in sé; ogni uomo è una parte del Continente, una parte del tutto. Se il mare spazza via una zolla, l'Europa ne è diminuita, come ne fosse stato spazzato via un promontorio (…) la morte di qualsiasi uomo mi diminuisce, perché io appartengo all'umanità, e quindi non mandare mai a chiedere per chi suona la campana ("for whom the bell tolls "[1] ); suona per te.
 
L’odio reciproco dunque è contro natura per noi umani: ci viene inculcato da una propaganda infernale, fallace  e ci rende infelici
Sentiamo anche: Hermann Hesse che  scrive:" In nulla al mondo, infatti, io credo così profondamente, nessun'altra idea mi è più sacra di quella dell'unità, l'idea che l'intero cosmo è una divina unità e che tutto il dolore, tutto il male consistono solo nel fatto che noi, singoli, non ci sentiamo più come parti inscindibili del Tutto, che l'io dà troppa importanza a se stesso. Molto dolore avevo sofferto in vita mia" (La Cura , p. 77)
 
Concludo con l’idea della parentela reciproca di tutto quanto vediamo nel mondo. Non dovremmo mai dimenticarcene.
Platone scrive che tutta la natura è imparentata con se stessa (th'" fuvsew" aJpavsh" suggenou'" ou[sh", Menone, 81d).
 
Dostoevskij fa dire allo stariez Zossima che "il mondo è come l'oceano; tutto scorre e interferisce insieme, di modo che, se tu tocchi in un punto, il tuo contatto si ripercuote magari all'altro capo della terra. E sia pure una follia chiedere perdono agli uccelli; ma per gli uccelli, per i bambini, per ogni essere creato, se tu fossi, anche soltanto un poco, più leale di quanto non sei ora, la vita sarebbe certo migliore" (F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov , libro III, capitolo 6.)
 
Questa è l’informazione che devo ai miei lettori, una controinformazione rispetto a quella divulgata dalla parte peggiore dei media.
 
 
Bologna 13 febbraio 2024 ore 10, 21 
giovanni ghiselli

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[1] E', notoriamente, il titolo di un romanzo di  Hemingway, 1940

giovedì 8 febbraio 2024

Edith Bruck e Furio Colombo sul caso di Ilaria

Nello stesso quotidiano “la Repubblica” e nella medesima pagina (15) dove ho letto la lettera di Ilaria Salis c’è un’intervista di Furio Colombo
 a Edith Bruck, una scrittrice ebrea e ungherese che subì la persecuzione nazista.

Questa è l’introduzione di Colombo:
Edith Bruck, a te che hai avuto un’esperienza lunga e tremenda di deportazione che effetto ha fatto quello che è successo in Ungheria, il paese in cui sei nata? Parlo di Ilaria Salis, portata in un’aula di tribunale a Budapest incatenata mani e piedi e con il giuimzaglio, come fosse un animale. E’ una cittadina italiana che non ha commesso alcun reato importante, se non quello di manifestare conto i neonazisti”.
L’intervistata dichiara di essere “indignata, scioccata, addolorata” per “il trattamento medievale nei confronti di una donna che ha partecipato a una manifestazione antifascista. Non c’è nessun reato. Il vero problema è il clima che c’è oggi in Ungheria (…) Sono tornati il fascismo e l’antisemitismo (…) Ilaria è stata trattata come l’ultimo dei banditi senza avere commesso nulla di grave (…) Non dimentichiamo che l’Ungheria storicamente era fascista. Gli ungheresi hanno deportato noi ebrei nel ghetto, poi, dopo la guerra, hanno insegnato a scuola che furono i tedeschi a portarci via. Ma sono stati i gendarmi e i fascisti ungheresi che collaborarono con i nazisti a confinarci, prima che fossimo condotti nei lager”.
 
Furio Colombo ricorda “Poi è arrivata l’armata rossa”
Quindi Edith Bruck: “E improvvisamente sono tutti diventati comunisti. Caduti i muri nel 1989 sono diventati fascisti di nuovo (…) Il popolo applaude sempre il potere del momento. Quindi la democrazia non ha il tempo di crescere.
 
Furio Colombo interviene notando: “Il padre di Ilaria Salis finora ha agito con molta delicatezza e attenzione, ma il suo desiderio di riportare la figlia in Italia è stato respinto. Non c’è stata una richiesta esplicita di liberazione da parte della Presidente del consiglio, né da parte di ministri, parlamentari e politici italiani di destra”.
Ecco l’ultima risposta di Edith Bruck, nata in Ungheria nel 1931 e deportata nei lager nel 1944: “Purtroppo l’atteggiamento di questo governo di destra non mi meraviglia. Anche perché la ragazza è antifascista. Quindi non mi aspetto grandi gesti. Ma c’è un dovere dello Stato ed è quello di fare tutto il possibile per questa cittadina italiana. Nessun paese può comportarsi così, trascurando un suo cittadino e lasciandolo marcire in una prigione disumana. E’ una cosa dolorosa, vergognosa per un’Europa cosiddetta civile. Essere antifascisti non è un delitto. Essere fascisti lo è”.
 
Ho molto da fare cioè studiare per preparare degnamente i corsi che tengo, tuttavia mi sono sentito in dovere di impiegare del tempo per scrivere questi due post.
Ho voluto fare “tutto il possibile”, il mio possibile, per suscitare lo spirito critico di chi mi legge nei confronti della prepotenza esercitata sun una giovane donna in attesa di giudizio e maltrattata da un anno
 
Bologna 8 febbraio 2024, ore 18, 32 
giovanni ghiselli

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martedì 23 gennaio 2024

Gigi Riva

Mi dispiace che Gigi Riva sia morto. E’ stato il primo calciatore che mi ha indotto a provare interesse per  uno sport nel quale avevo mai avuto talento.
Ma la notte dei supplementari nella partita Italia Germania- una notte di giugno del 1970- vidi in lui la dimensione eroica che da bambino avevo notato e amato in Fausto Coppi e cercavo di trovare in me stesso.
Mi colpì anche il fatto che eravamo coetanei quanto all’anno, al mese e quasi al giorno (7 novembre lui, 14 io).
Avevo passato un anno scolastico, il primo della mia vita da insegnante, in un motel di Cittadella. Erano stati mesi duri, ma  in giugno ero sicuro di avere trovato in me il talento dell’educatore dopo quello dello studente e del ciclista. Ne ero contento e, nonostante l’abilitazione conseguita per altre scuole cosiddette superiori, avevo deciso di restare alle medie di Carmignano di Brenta con i bambini e i  ragazzini che mi avevano accolto bene siccome avevano bisogno di me. E io di loro.
Alla fine del mese tornai a Pesaro e dissi a mia madre allora cinquantaseienne, ancora bella, bruna e già abbronzata, della mia ammirazione per questo calciatore coetaneo.
E lei, da donna, disse: “eh sì, quel ragazzo è tutto contento: ha venticinque anni, è bello, è bravo e guadagna bene. Anche tu sei giovane e non sei male. Sii contento e datti da fare”.
“Lo sto facendo, mamma, non dubitare”.
Quando seppi che Riva rifiutava offerte  vantaggiose in molti sensi per fedeltà alla squadra e alla città di Cagliari compresi che quel giovane divo del pallone non era solo un campione calcistico era anche un uomo probo e presi a considerarlo con simpatia sempre maggiore.
 
La sua morte dunque mi ha addolorato. E pure spaventato per il fatto delle nostre date di nascita.
 
Mi propongo dunque di procedere su questa nostra via, il metodo della serietà e dell’onestà. Fino a quando Dio vorrà.
 
Bologna 23 gennaio 2024 
giovanni ghiselli
 
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domenica 21 gennaio 2024

Due parole chiave di certi dibattiti: velocità e libertà. Un contributo alla cultura di Pesaro

Ogni parola di uso comune e frequente va contestualizzata.
 
A me interessa la discussione sul limite di velocità imposto qui a Bologna dal sindaco Lepore con l’appoggio dell’ex sindaco Merola.
 
 Voglio aggiungere il mio modestissimo contributo di ciclista annoso, recentemente ferito da un automobilista che mi sbattuto sul duro pavimento piombandomi addosso da dietro le spalle mentre guardava il telefonino.
Mi sono alzato coperto di sangue e dolorante : quello mi ha insultato, poi è fuggito. Il giorno seguente, rilevate due fratture al pronto soccorso del sant’Orsola, ho sporto  denuncia attraverso la polizia, ma lì per lì, traumatizzato com’ero, non ero riuscito a prendere la targa.
 Mi hanno curato due buone samaritane cameriere nel vicino Arci di San Lazzaro, dove mi sono rifugiato dopo l’incidente zoppicando a piedi e insanguinando il marciapiede.
 
L’investitore non è stato trovato e la denuncia è stata archiviata. Colui dunque è rimasto impunito.
 
A Bologna  c’è stata una minoranza rumorosa che ha manifestato contro il limite dei 30 all’ora.
 
La velocità delle automobili ha un significato diverso nella testa di chi vuole lasciarla all’arbitrio del pilota rispetto a quanti -quorum ego- pensano che tale fretta furiosa vada drasticamente limitata con sanzioni non leggere a chi supera i limiti.
Per quelli come me, i più poveri forse, i più vecchi, i più indifesi, probabilmente pedoni e ciclisti abituali, la velocità illimitata, irrispettosa, rumorosa, fa parte della prepotenza che vuole esercitare chi si crede potente perché ha un briciolo di potere, magari risibile.
Senza contare che il potere non è mai potenza: questa è capacità di fare cose buone, utili e belle.
 
Dunque per i fautori della velocità essa sarebbe sinonimo di libertà.
Per noi, che plaudiamo alla guida attenta alla salute propria e del prossimo, tale libertà è pericolosa e può diventare criminale in quanto comprende la facoltà e la probabilità di ammazzare.
E non è una nostra fantasia polemica e delirante poiché gli uccisi sulle strade da veicoli motorizzati si contano a centinaia ogni anno. Tanto tra i pedoni, quanto tra i ciclisti e gli stessi piloti.  
Concludo dicendo che i fautori della velocità incondizionata sono gli stessi favorevoli ai massacri causati dalle guerre, dal lavoro non tutelato, dalla povertà, dalla medicina e dalla scuola non gratuite, non garantite a tutti.
Approvo il sindaco Lepore e il sindaco emerito Merola di questa città civile che mi ospita, e invito il sindaco Ricci della città dove risiedo e voto a fare la stessa cosa. Sarebbe un contributo alla cultura della nostra città.
 
Bologna 21 gennaio 2024 ore 17, 11 
giovanni ghiselli
 
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Pesaro capitale della cultura 2024

Sono un pesarese che non vive tutto l’anno a Pesaro però a Pesaro ho casa, residenza, e a Pesaro voto.

Allora chiedo che la città dove ho studiato fino alla terza liceo nel Mamiani di  allora, una scuola ancora reputata a Bologna per come alcuni suoi allievi si sono segnalati culturalmente in questa città universitaria, Pesaro nostra dunque sia degna di questo onore, cioè che diventi un fatto capitale della cultura. Per ora  lo è solo di nome. Approfittiamo di questa occasione e impegnamoci “ ut quae sunt  verba fiant opera".
Di culturalmente valido a Pesaro c’è il Festival rossiniano di agosto e la possibilità di vedere buoni film nei cinema Solaris e Loreto. Di recente ho scoperto che la proprietà  dell’Hotel Alexander organizza e ospita conferenze di buon livello. Questo mi fa sperare. Non ho mai rinnegato la mia pisaurensitas, nemmeno nel parlare. Mi sposto spesso per tenere conferenze e, dovunque vada, chi è già stato a Pesaro mi domanda se sono pesarese.  Mi fa sempre piacere..
Eppure ci sono aspetti della nostra Pisaurum che non mi piacciono e chiedo un rimedio.
Catullo, nell’età di Cesare, rimprovera Giovenzio perché ama un uomo il quale è pallido più di una statua dorata e  proviene “moribunda ab sede Pisauri” (81, 3)
D’estate invero la cittadina è vivace, gradevole e non affollata da torme chiassose di turisti maleducati; da noi non ci sono luoghi infernali come discoteche, e in agosto c’è il turismo educato che viene fin dall’estremo oriente per seguire il ROF- Rossini Opera Festival-.
D’inverno invece la cittadina è tuttora mortificata e avrebbe bisogno di iniziative culturali. Ma per questo ci vorrà tempo.
Intanto però si dovrebbe porre un limite alla velocità e al fragore delle macchine e delle motociclette che costituiscono un disturbo e un pericolo, data la mancanza di ogni controllo e ogni sanzione sulla loro sfrenatezza.
Trovo degno di essere imitato l’esempio di Bologna che ha imposto il limite dei 30 all’ora e sanziona con multe quanti lo superano. Questo provvedimento limita prima di tutto l’uccisione di pedoni e ciclisti da parte degli scatenati, incontrollati automobilisti e centauri.
Prospiciente la marina di Pesaro c’è un obbrobrio estetico  che va eliminato: un casco gigante in una piazza vicina alla spiaggia. Vorrebbe essere un simbolo da associare a Valentino Rossi. Secondo me simboleggia ignoranza e cattivo gusto e  deturpa la bella zona. Non credo di essere l’unico pesarese a pensarlo.

Bologna 21 gennaio 2023 ore 10, 03. 
giovanni ghiselli

p. s.
A proposito di esempi buoni e cattivi, il 2 febbraio dalle 19 sarò all’hotel Alexander di viale Trieste per esporre un percorso su questo tema.
Se potrò dare altri contributi alla cultura di Pesaro, con trattazioni  forse modeste, ma sicuramente oneste, ossia testimoniate-ajmavrturon oujde;n ajeivdw"[1]- lo farò volentieri gratuitamente e con amore.
Intanto ringrazio l’amico Nani che mi ha invitato.  
 
Nota
1Callimaco, fr. 612 Pfeiffer.  Non canto nulla che non sia testimoniato.

sabato 6 gennaio 2024

ll desiderio inappagato della pace inquieta e fa stare male Papa Francesco. E non solo lui

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Il desiderio inappagato -povqo~- fa sentire una mancanza che può uccidere
Anche nella commedia Pace di Aristofane (221) la sofferenza dei personaggi deriva dal desiderio insoddisfatto- povqo~-  della pace. Solo i mercanti di armi traggono soddisfazione dalle stragi.
Il protagonista, il contadino pacifista Trigeo invita i coreuti a invocare la dea  Pace finalmente liberata dall’antro profondo dove Polemo l’aveva gettata -oj Povlemo~ aujth;n ejnebal j eij~ a[ntron baquv- (223)-
  Il vignaiolo che ha organizzato questa liberazione ricorda la vita antica e nobile che una volta Irene  largiva e i dolci di frutta secca e i fichi e i mirti e il mosto quello dolce, e la viola accanto al pozzo e le olive che ci mancano. “Per questi doni ora invocate la dea” (581).
La guerra ha penalizzato non solo gli uomini ma anche la loro alleanza con la natura e la natura stessa: la guerra è un crimine contro l’umanità e contro la terra, la luce del cielo.
Il coro dà retta a Trigeo e saluta la pace: cai`re cai`r j  w\ filtavth (582) salve salve o carissima  ringraziandola del suo ritorno a loro che sono finalmente contenti- ajsmevnoi~-, quindi dalle parole amichevoli passa a quelle amorose; sw`/ ga;r ejdavmhn povqw/ (584) in effetti ero abbattuto dalla mancanza di te.
Ricordo che Anticlea, la madre di Odisseo quando, durante la necromanzia, il figlio le domanda quale male l’abbia uccisa, ella risponde: non è stata una malattia del corpo bensì la mancanza di te, e il preoccuparmi di te, splendido Odisseo   so;~ te povqo~, sa; te mhvdea, faidim  j  jOdusseu` (XI, 202).
 
La guerra intanto ha già ucciso e sta ancora uccidendo bambine, bambini, uomini e donne a centinaia di migliaia. Se il desiderio di pace non verrà esaudito le vittime diventeranno tante da spingere  la madre terra e il nostro padre cielo al furore contro chi li ha offesi in  tante delle loro creature.
 
Bologna 6 gennaio 2024

p. s.
Presenterò la Pace di Aristofane a Cento il 27 gennaio aggiornando con gli ultimi eventi il percorso preparato per Siracusa il giugno scorso. Aristofane è uno di quei massimi autori che hanno raccontato quello che sempre avviene a ciascuno di noi.

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venerdì 5 gennaio 2024

Il metodo comparativo applicato alla vita

Impiego il mio metodo comparativo per associare, forse non arbitrariamente, la letteratura e la donna: ottime e massime bellezze della vita.
La bellezza è  una colonna della felicità. Nelle parole come nelle donne

Orazio: “aut prodesse volunt aut delectare poetae,/aut simul et iucunda et idonea dicere vitae” (Ars poetica, 333-334), i poeti vogliono o giovare o dilettare, o dire cose insieme piacevoli e appropriate alla vita.
 Inoltre il poeta di Venosa suggerisce la brevità (esto brevis, v. 335), la verosimiglianza e, di nuovo, l’unione di utilità e piacevolezza: “omne tulit punctum qui miscuit utile dulci,/lectorem delectando pariterque monendo” (343-344), ha preso punteggio pieno chi ha mescolato l’utile al piacevole, dilettando il lettore e nello stesso tempo, ammaestrandolo.
 
 “Certe cose vi sono così bene inventate, da essere come il seno della donna: utili e al tempo stesso gradevoli” (Così parlò Zarathustra, III, Di atiche tavole e nuove, 17).
Da Helena ho imparato con somma gioia.

Bologna 5 gennaio 2024 ore 18, 11 
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mercoledì 3 gennaio 2024

La guerra andrebbe sostituita con agoni incruenti. Le sofferenze dei bambini israeliani e palestinesi

Nietzsche considera  l’agonismo con volontà di primeggiare una caratteristica precipua dei Greci antichi: "
Saggezza dei Greci.  Poiché il volere vincere e primeggiare è un tratto di natura invincibile, più antico e originario di ogni gioia e stima di uguaglianza. Lo Stato greco aveva sanzionato fra gli uguali la gara ginnastica e musica, aveva cioè delimitato un'arena dove quell'impulso poteva scaricarsi senza mettere in pericolo l'ordinamento politico. Con il decadere finale della gara ginnastica e musica, lo Stato greco cadde nell'inquietudine e dissoluzione interna" Umano troppo umano , (vol.2, Il viandante e la sua ombra 226)
 
La competizione incruenta è una gara benefica per la polis.
“La nobile gara benefica per la città,/prego dio di non/interromperla mai” prega il coro di vecchi tebani nel secondo stasimo dell’Edipo re  di Sofocle (vv. 879-881).
 
Gli aspetti più brutali dei  barbari massacri perpetrati contro i civili  sono le uccisioni, le mutilazioni, i ferimenti di bambine e bambini.
Nelle Troiane di Euripide, Andromaca accusa i Greci vincitori,  che hanno ucciso suo figlio, il piccolo Astianatte e chiamavano barbari i non Elleni, di essere loro i veri barbari:w\ bavrbar j ejxeurovnte~   [Ellhne~ kakav-tiv tonde pai`da kteivnet j oujde;n ai[tion;” (vv.764-765), o Greci inventori della barbarie, perché uccidete questo bambino che non è colpevole di niente? Ammazzare un bambino per paura di suo padre è la viltà e la barbarie più grande che ci sia.
Concludo citando Dostoevskj :
“Se le sofferenze dei bambini sono servite a completare la somma delle sofferenze necessarie per acquistare la verità, io dichiaro fin d’ora che tutta la verità presa insieme non vale quel prezzo (…)  E perciò mi affretto a restituire il biglietto d’ingresso”, I fratelli Karamazov, Parte seconda, libro V, capitolo 4.
 
Bologna 3 gennaio 2024 ore 20,07

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Per chi suona la campana

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Negare l’olocausto nazista è vietato. Giustamente. Invece è consentito ad alcune persone come Annalisa Chirico  minimizzare e discolpare il massacro di oltre ventimila civili palestinesi a Gaza, comprese migliaia di bambine e bambini.
Ieri sera a Carta bianca il professor Orsini ha parlato di pulizia etnica. Non so se tecnicamente tale sterminio si può definire con queste parole, se il numero degli uccisi è sufficiente o debba ancora salire.
Sono sicuro però che tale scempio di vite umane va condannato, esecrato quanto il massacro degli israeliani da parte dei terroristi di Hamas.
Aggiungo un paio ci citazioni da autori di epoche diverse per significare che non dico nulla di nuovo.
 
Marco Aurelio, imperatore (161-180 d. C.)  e filosofo, scrive: “noi siamo nati per darci aiuto reciproco ("pro;" sunergivan"), come i piedi, le mani, le palpebre, come le due file dei denti. Dunque l'agire  uno a danno dell'altro è cosa contro natura ("to; ou\n ajntipravssein ajllhvloi" para; fuvsin"). (Ricordi , II, 1)
 
 Questa idea  di humanitas   è stata e sarà ripresa nei secoli dei secoli : in Devotions upon Emergent Occasion di  John Donne (1572-1631) per esempio  leggiamo:" Nessun uomo è un'isola conclusa in sé; ogni uomo è una parte del Continente, una parte del tutto. Se il mare spazza via una zolla, l'Europa ne è diminuita, come ne fosse stato spazzato via un promontorio (...) la morte di qualsiasi uomo mi diminuisce, perché io appartengo all'umanità, e quindi non mandare mai a chiedere per chi suona la campana ("for whom the bell tolls "); suona per te.

Bologna 3 gennaio 2024 ore 19, 18 
giovanni ghiselli

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venerdì 8 dicembre 2023

Anna Netrebko e Arturo Toscanini vittime di censure fasciste. Un suggerimento alla signora senatrice Liliana Segre

Si parla tanto del lavoro femminile carente di riconoscimenti per le donne. Eppure ci sono donne molto più meritevoli e brave degli uomini. Il don Carlo dato ieri alla Scala aveva di bello soprattutto le due donne principali: la lettone Paranča e la russa Netrebko. Questa, dopo che ha cantato l’aria del quarto atto, ha avuto diversi minuti di acclamazione e applausi da tutto il teatro, compreso il direttore d’orchestra. Io ne ho pianto ravvisando e sentendo la presenza di Dio nella sua voce.
 
Ebbene tale soprano non è stata nemmeno nominata dai titoli del quotidiano “la Repubblica”.
 Né lei né  Elina Paranča , pure assai brava.
 
Su “la Repubblica” di oggi
in prima pagina il titolo è
Dal loggione della Scala:
“Viva l’Italia antifascista”
Acclamata Liliana Segre.
 
A pagina 6 leggo:
La Scala in piedi
Per Liliana Segre.
L’urlo del loggione
“Italia antifascista”.
 
Concludo scrivendo che la censura sull’ottima interpretazione di queste donne capaci di cantare e recitare come poche altre al mondo, deriva da un ordine fascista. Mi ricorda i maltrattamenti di quel regime a Toscanini.
Sono offese all’intelligenza, alla sensibilità, alla cultura e alla libertà.
 
Bologna 8 dicembre 2023 ore 17, 24 
giovanni ghiselli

P. S. Un suggerimento alla signora senatrice Liliana Segre
Disgustato dai titoli, non avevo letto l’articolo a pagina 6 del quotidiano criticato nel post precedente. Mi ero fermato, ma poi  ci ho ripensato.
Ebbene il testo elenca i personaggi illustri secondo il cronista e sulla vetta più alta di queste montagne mette Liliana Segre.
“Sotto accusa proprio le figure istituzionali in gara per mostrarsi accanto alla persona-simbolo che grazie all’autorevolezza della sua vita può confermare la vicinanza del popolo italiano a Israele dopo il barbaro attacco di Hamas”.
E’ un volgare tentativo di strumentalizzare la senatrice a vita tirandola dalla parte sbagliata.
La giusta condanna del barbaro attacco di Hamas non può portare una persona perbene e che per giunta ha sofferto quanto Liliana Segre, né le tante persone buone presenti e vive in Italia,  a essere vicini e solidali a un governo che ha ammazzato migliaia di civili in pochi giorni. Tanti bambini sono stati uccisi e tanti altri, per ora scampati, sono però rimasti orfani nel massacro del popolo palestinese.
L’articolista conclude ripetendo l’assurdità dettata ieri alla Carlucci, la  sorridente profetessa del governo, di ogni governo: “Il trionfo è scontato, la protagonista per niente: questa sera solo Liliana Segre unisce la Scala e l’Italia, davvero una “sorella” per Mattarella”.
Se fossi stato al posto di Liliana Segre avrei portato con me sul palco reale della Scala due bambini orfani: una orbata dei genitori ammazzati da Hamas e uno privato di padre e madre uccisi dall’Esercito di Netanyahu.
Può ancora farlo portandoli con sé in Senato. Sarebbe un gesto umano e nobile. Unirebbe davvero tanta parte d’Italia. La parte migliore oltre che la maggiore dimenticata o vilipesa dalle cronache dei pennivendoli che imbrattano i fogli con le menzogne suggerite dalle veline .
 
Bologna  8 dicembre Sant’Ambrogio. Ore 18, 26 
giovanni ghiselli.
 
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martedì 21 novembre 2023

L’educazione necessaria a salvare la vita delle donne

L’antifemminismo presente nella letteratura deve essere conosciuto e confutato. L’educazione non si fa né si riceve attraverso le chiacchiere. Ce ne sono già state anche troppe.  
 
Sentiamo la satira sesta di Giovenale: "illa tamen gravior, quae cum discumbere coepit,/ laudat Vergilium, periturae ignoscit Elissae,/committit vates et comparat, inde Maronem/atque alia parte in trutĭna suspendit Homerum " ( VI, 434-437) ancora più insopportabile[1] tuttavia è quella che appena si è messa a tavola loda Virgilio, giustifica Didone che ha deciso di morire, confronta i poeti e li paragona: da una parte sospende sulla bilancia Marone, dall'altra.
 Omero. Marziale auspica per sé uno schiavo pasciuto e una moglie non troppo letterata:" sit mihi verna satur, sit non doctissima coniunx " (II, 90, 9).
Già la  Medea di Euripide lamenta lo svantaggio che le deriva dall'essere sofhv (sapiente, v. 303): per questa sua caratteristica, nemmeno tanto sviluppata (eijmi; d j oujk a[gan sofhv, v. 305, eppure non sono poi troppo sapiente) la donna della Colchide afferma che è risultata ad alcuni odiosa (ejpivfqono" , v. 303), per altri, piuttosto, oziosa (hJsucaiva, v. 305).
Sui rischi che corre la donna desiderosa e capace di espressione spirituale ricavo alcune parole di Virginia Woolf dalla tesi di un'allieva della SSIS:"non ci vuole un grande acume psicologico per essere sicuri che una ragazza di grande talento, che avesse cercato di usarlo per far poesia, sarebbe stata così ostacolata e impedita dagli altri, così torturata e dilaniata dai propri istinti contraddittori, da finire sicuramente per perdere la salute e la ragione"[2].  
Del resto la fama di "sapiente" non nuoce soltanto alle donne. Ricordiamo Leopardi: "Né mi diceva il cor che l'età verde/sarei dannato a consumare in questo/natio borgo selvaggio, intra una gente/zotica, vil; cui nomi strani, e spesso/argomento di riso e di trastullo,/son dottrina e saper; che m'odia e fugge,/per invidia non già, che non mi tiene/maggior di sé, ma perché tale estima/ch'io mi tenga in cor mio, sebben di fuori/a persona giammai non ne fo segno"[3]. 
Lo sviluppo intellettuale porta alla solitudine non solo la donna ma anche l'uomo. Sentiamo Tonio Kröger :"Allora, col martirio e l'orgoglio del conoscere, sopravvenne la solitudine, ché la vicinanza dei bonari, delle anime gaiamente ottenebrate, gli riusciva intollerabile, e il marchio sulla sua fronte turbava costoro. Ma sempre più dolce divenne per lui la gioia della parola e della forma"[4]. Ma tale gioia è contaminata dal dolore:"La letteratura non è affatto una vocazione; è una maledizione…perché lo sappiate. E quando principia a farsi sentire questa maledizione? Presto, terribilmente presto. A un'epoca in cui si potrebbe ragionevolmente pretendere di vivere d'amore e d'accordo con Dio e con il mondo, uno comincia a sentirsi segnato, a rendersi conto d'essere in incomprensibile contrasto con gli altri, coi normali, con la gente ordinaria; sempre più fondo si scava l'abisso d'ironia, d'incredulità, d'opposizione, di lucidità, di sensibilità che lo separa dagli uomini; la solitudine lo inghiotte, e da quel momento non c'è più possibilità d'intesa" (p. 238).
 
Gli assassini che gettano a terra le donne sono dei tellurici
 
Questi dono i non miti negatori dell’anima di cui ci racconta Platone nel Sofista  (246) dove segnala una gigantomaciva... peri; th'" oujsiva", una battaglia di giganti sull'essere.
 I due eserciti sono schierati così:"OiJ me;n eij" gh'n ejx oujranou' kai; tou' ajoravtou pavnta e{lkousi tai'" cersi;n ajtecnw'" pevtra" kai; dru'" perilambavnonte". Tw'n ga;r toiuvtwn ejfaptovmenoi pavntwn diiscurivzontai tou'to ei\nai movnon o} parevcei prosbolh;n kai; ejpafh;n tina, taujto;n sw'ma kai; oujsivan oJrizovmenoi, tw'n de; a[llwn ei[ tiv" ti fhvsei mh; sw'ma e[con ei\nai, katafronou'nte" to; paravpan kai; oujde;n ejqevlonte" a[llo ajkouvein", gli uni dal cielo e dall'invisibile trascinano a terra tutto, acchiappando con le mani proprio come se fossero rocce o querce. E infatti attaccandosi a tutte le cose siffatte affermano che soltanto è, ciò che offre un contatto  e una presa manuale, e stabiliscono che l'essere e il corpo sono la stessa cosa, e  se qualcuno degli altri dirà che c'è qualche cosa senza corpo, lo disprezzano completamente  e non vogliono ascoltare nient'altro.
Gli avversari sono hJmerwvteroi più miti: "oiJ pro;" aujtou;" ajmfisbhtou'nte"  mavla eujlabw'" a[nwqen ejx ajoravtou poqe;n ajmuvnontai, nohta; a[tta kai; ajswvmata ei[dh biazovmenoi th;n ajlhqinh;n oujsivan ei'jnai", quelli che nel dibattito si oppongono loro, molto cautamente si difendono attaccandosi a regioni superiori e all'invisibile e sostenendo con convinzione che il vero essere consiste in alcune forme pensabili e immagini incorporee. I primi furono seminati nella terra e dalla terra sono sorti ("spartoiv te kai; aujtocqovne"", 247), gli altri sono amici delle forme"tou;" tw'n eijdw'n fivlou"", 248).
Secondo A. E. Taylor,  il filosofo con i primi allude non agli atomisti ma al "crasso, ottuso materialismo dell'uomo medio"[5].
 Non dissimili da questi non miti giganti sono quelli incontrati e sconfitti da Eracle e gli Argonauti nella penisola dell'Arctonneso che si stende nella Propontide: l'abitavano i figli della terra (Ghgeneve" ) violenti e selvaggi (uJbristaiv te kai; a[grioi), ognuno dei quali aveva sei braccia possenti, due attaccate alle spalle, le altre quattro ai terribili fianchi[6].
 
 
Torniamo al rifiuto della donna intellettuale da parte dell'uomo, magari intellettuale lui pure o artista:" Tu non fai versi. Tagli le camicie/per tuo padre. Hai fatto la seconda/classe, t'han detto che la Terra è tonda,/ma tu non credi...E non mediti Nietzsche.../Mi piaci. Mi faresti più felice/d'un intellettuale gemebonda..."[7]. Si ricorderà pure, dello stesso autore, l' Elogio degli amori ancillari.
 
Bologna 21 novembre 2023 ore 10, 15 giovanni ghiselli
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[1]Di altre maniache e megere varie descritte prima. La precedente di questa satira contro le donne è crudele, imperiosa, ubriacona.
[2] V. Woolf, Una stanza tutta per sé, p. 53. La tesi è sempre quella di Alessandra Neri.
[3] Le ricordanze, vv. 28-37.
[4] T. Mann, Tonio Kröger, p. 238
[5] Platone, p.597.
[6] Apollonio Rodio, Argonautiche, II, vv. 942 sgg.
[7]G. Gozzano, La signorina Felicita , vv. 308-313.