domenica 2 agosto 2026

Sofocle Edipo a Colono seconda parte.


 

Edipo è assistito amorevolmente da Antigone

Leggiamo pochi versi del primo episodio (170-172)

 

Edipo

Figlia, verso quale pensiero si deve andare?

 

Antigone

Padre è necessario praticare usi uguali ai cittadini, 

cedendo quando si deve e dando retta.

 

 

 

Nell’Edipo a Colono dunque è Antigone che suggerisce al padre di attenersi all’uso dei cittadini: “ajstoi`~ i[sa crh; meleta`n” (v. 171), in maniera piuttosto sorprendente rispetto alla protagonista del dramma Antigone.

“Questi versi costituiscono una sorta di “a parte” tra Edipo e Antigone. E’ quasi sorprendente trovarsi in questo caso davanti a un’Antigone conformista, nel suo predicare la necessità di adeguarsi alla morale comune (per una massima di questo genere ved. Euripide, Bacch. 890-3 (…) non bisogna cercare o praticare nulla che vada al di là delle leggi”). Sofocle vuole presentare un’altra sfaccettatura del personaggio (…) Sofocle sceglie quindi di fare di Antigone nell’Edipo a Colono non l’inflessibile portatrice di valori assoluti dell’Antigone, ma la mediatrice, un ruolo che assumerà anche in seguito (vv. 1181-203), quando otterrà con le sue preghiere che Edipo riceva l’aborrito figlio Polinice”[1]..

 

Leggiamo altri versi

 

Coro

Portalo avanti, ragazza, 180

avanti: tu infatti ci vedi

 

Antigone

Seguimi dunque, seguimi così con

con le tue membra cieche, dove ti guido.

 

Edipo

Conducimi dunque tu, figliola,

dove, procedendo sul terreno della pietà-i[n j a]n eujsebiva" ejpibaivnonte"-

qualche parola potremmo dire, qualche altra ascoltare, 190

e non dobbiamo combattere contro la necessità[2].-kai; mh;  creia/ polemw'men

 

Antigone

Padre, questo è compito mio: accorda

il passo con il mio passo calmo.

 

Edipo

Ahimé, ahimé

 

Antigone

Appoggiando il tuo vecchio corpo 200

Alla mia mano amorevole.

 

Coro a Edipo

Tu allora, te lo ripeto, fuori da queste sedi,

 a ritroso, di corsa, balza via dalla mia terra,

che tu non attacchi  ancora

 un debito alla mia città 235

 

Antigone

Ospiti pietosi,

avanti, poiché non avete sopportato

questo vecchio padre mio

udendo il grido del suo operato involontario,

però di me la misera, vi supplichiamo,

ospiti, abbiate compassione, di me che

solo per mio padre vi supplico,

supplico guardando gli occhi vostri

con occhi non ciechi, come una che è venuta alla luce

dal vostro sangue, che il disgraziato

ottenga rispetto: da voi come da un dio

noi dipendiamo infelici: avanti, concedete

la grazia insperata,

ti prego per ciò che a te è caro di tuo,

o un figlio, o la ragione, o dio. 250

Infatti non potresti vedere osservando nessun mortale che

Se il dio lo spinge,

possa sfuggire.

 

Arriva Ismene

Antigone

O Zeus che devo dire? Dove devo andare con il pensiero? 310

 

Edipo

Che c’è Antigone, figlia?

 

Antigone

Vedo una donna

Che si avvicina a noi, arriva su

Una puledra etnea; sul capo a riparo dal sole

Un cappello tessalico le copre il volto 314

Che dire?

E’, non è? Forse la capacità di conoscere erra?

Affermo e nego e non so cosa dire. Disgraziata

Non è un’altra. Proprio luminosa mi saluta festosamente 320

con gli occhi mentre si avvicina, e fa dei segnali;

questo è chiaro è il capo di Ismene e solo di lei.

 

 

Ismene

O duplici parole di padre e sorella

Le più dolci per me, come a fatica 325

Vi ho trovati e come a fatica per il dolore di nuovo vi vedo.

 

Edipo chiama Ismene w\ spevrm j o[maimon (331)  seme del mio sangue

Poi chiede dei fratelli e Ismene dice che tra loro ci sono deinav (336), fatti terribili.

Il cieco dice che quei due seguono gli usi Egiziani: in Egitto i maschi stanno in casa a fare la tela, le femmine escono a lavorare (340- 341) .

 

Le figlie di Edipo seguono il padre.

Antigone in particolare non lo ha mai abbandonato, e si trova spesso a vagare per qualche selva senza  cibo- a[sito"- senza scarpe -nhlivpou"- (349)

Ismene a sua volta gli ha portato fedelmente tutti i responsi degli oracoli.

 

La ragazza racconta che i maschi in un primo tempo hanno lasciato il trono a Creonte, poi tra loro si è scatenata e[ri" kakhv (372 e cfr. Esiodo), una brutta gara per il potere, un dominio tirannico. Il più giovane Eteocle, ha cacciato Polinice che è andato ad Argo dove ha raccolto un esercito

Questo non è un ajriqmo;" lovgwn (382)  un mucchio di chiacchiere, ajll j e[rga deinav (383), fatti terribili

Quindi Ismene riferisce l’ultimo responso dell’oracolo: i Tebani e Polinice  cercheranno Edipo per la loro salvezza che potrà dipenderà da lui.

Gli dèi che prima ti hanno distrutto nu'n qeoiv s j ojrqou'si, ora ti rimettono in piedi (394) dice al padre.

 

Arriva Teseo mosso a pietà s j oijktivsa" (556). Ricorda che anche lui ha sofferto: come Edipo fu allevato in esilio  a Trezene, dal nonno Pitteo, padre di sua madre Etra. Non può non aiutarlo perché ha patito, poi : "e[xoid  j ajnh;r w[n"(v.567), so bene di essere un uomo e che del domani nulla è in potere mio più che tuo.

Una simile dichiarazione di umanesimo, quale interesse per l'uomo e disponibilità ad ascoltarlo, leggiamo nel  più    famoso verso di Terenzio:"  :"Homo sum: humani nil a me alienum puto "[3].

Humanitas  è anche quella "che caratterizza Didone; una humanitas  divenuta carattere e sensibilità oltre che coscienza morale, consistente soprattutto nella capacità, da parte di chi ha molto sofferto, di comprendere i dolori degli altri e nella disposizione a soccorrerli"[4]. Il verso espressivo di questo tw/' pavqei mavqo" virgiliano è:" non ignara mali miseris  succurrere disco ", I, 630, non ignara del male imparo a soccorrere gli sventurati. Tale humanitas , echeggiata  dalle prime parole del Decameron :"Umana cosa è l'aver compassione degli afflitti"[5], non verrà contraccambiata da Enea.

 

 Secondo Episodio 720- 1044

Passiamo a una scena successiva con  Creonte che vuole Edipo a Tebe e giunge alle minacce per raggiungere questo scopo: ha già catturato una delle figlie (Ismene) e sta per prendere l’altra. Quindi afferra Antigone. Il coro lo minaccia. Creonte rinfaccia a Edipo l’ojrghv (855) che lo ha sempre offuscato.

Edipo lo maledice invocando il Sole oj pavnta leuvsswn   {Hlio" (868) che dia a Creonte e ai suoi discendenti una vita orrenda come la vecchiaia di Edipo.

 

Cfr. Meneceo il figlio di Creonte nelle Fenicie e Megara, la figlia negli Eraclidi di Euripide

 

Il corifeo chiama aiuto e ritorna Teseo. Edipo lo informa che Creonte gli ha portato via le figlie. Teseo ordina di fermare Creonte anche per non diventare oggetto di derisione (gevlw" d  j ejgwv, 902) per la prepotenza subiìa

 

Secondo stasimo 1044-1095

Il coro profetizza uno scontro felice che libererà le fanciulle.

mavnti" ei[m j ejsqlw'n ajgwvnwn (1080). Vorrebbe essere una colomba che vola con i venti per vedere lo scontro dall’alto. Prega Zeus, Apollo, Pallade Atena e Artemide inseguitrice di cervi screziati in corsa 

(Cfr.  Edipo re. Parodo dove sono invocati dal coro questi dei e pure Dioniso)

 

Pesaro 2 agosto 2026 ore 11, 40 giovanni ghiselli

p. s.

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[1] Avezzù-Guidorizzi, Edipo a Colono, p. 234 e p. 239

[2] Cfr. Edipo re, Alcesti, Prometeo.

 

 

[3]Heautontimorumenos  ,77.

[4]. A. La Penna-C. Grassi (a cura di) Virgilio, Le Opere, Antologia , p. 352

[5] Che nella fattispecie sono in particolare le donne innamorate.


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