Edipo è assistito amorevolmente da Antigone
Leggiamo pochi versi del primo episodio (170-172)
Edipo
Figlia, verso quale pensiero si deve andare?
Antigone
Padre è necessario praticare usi uguali ai cittadini,
cedendo quando si deve e dando retta.
Nell’Edipo a Colono dunque è Antigone che suggerisce al padre di attenersi all’uso dei cittadini: “ajstoi`~ i[sa crh; meleta`n” (v. 171), in maniera piuttosto sorprendente rispetto alla protagonista del dramma Antigone.
“Questi versi costituiscono una sorta di “a parte” tra Edipo e Antigone. E’ quasi sorprendente trovarsi in questo caso davanti a un’Antigone conformista, nel suo predicare la necessità di adeguarsi alla morale comune (per una massima di questo genere ved. Euripide, Bacch. 890-3 (…) non bisogna cercare o praticare nulla che vada al di là delle leggi”). Sofocle vuole presentare un’altra sfaccettatura del personaggio (…) Sofocle sceglie quindi di fare di Antigone nell’Edipo a Colono non l’inflessibile portatrice di valori assoluti dell’Antigone, ma la mediatrice, un ruolo che assumerà anche in seguito (vv. 1181-203), quando otterrà con le sue preghiere che Edipo riceva l’aborrito figlio Polinice”[1]..
Leggiamo altri versi
Coro
Portalo avanti, ragazza, 180
avanti: tu infatti ci vedi
Antigone
Seguimi dunque, seguimi così con
con le tue membra cieche, dove ti guido.
Edipo
Conducimi dunque tu, figliola,
dove, procedendo sul terreno della pietà-i[n j a]n eujsebiva" ejpibaivnonte"-
qualche parola potremmo dire, qualche altra ascoltare, 190
e non dobbiamo combattere contro la necessità[2].-kai; mh; creia/ polemw'men
Antigone
Padre, questo è compito mio: accorda
il passo con il mio passo calmo.
Edipo
Ahimé, ahimé
Antigone
Appoggiando il tuo vecchio corpo 200
Alla mia mano amorevole.
Coro a Edipo
Tu allora, te lo ripeto, fuori da queste sedi,
a ritroso, di corsa, balza via dalla mia terra,
che tu non attacchi ancora
un debito alla mia città 235
Antigone
Ospiti pietosi,
avanti, poiché non avete sopportato
questo vecchio padre mio
udendo il grido del suo operato involontario,
però di me la misera, vi supplichiamo,
ospiti, abbiate compassione, di me che
solo per mio padre vi supplico,
supplico guardando gli occhi vostri
con occhi non ciechi, come una che è venuta alla luce
dal vostro sangue, che il disgraziato
ottenga rispetto: da voi come da un dio
noi dipendiamo infelici: avanti, concedete
la grazia insperata,
ti prego per ciò che a te è caro di tuo,
o un figlio, o la ragione, o dio. 250
Infatti non potresti vedere osservando nessun mortale che
Se il dio lo spinge,
possa sfuggire.
Arriva Ismene
Antigone
O Zeus che devo dire? Dove devo andare con il pensiero? 310
Edipo
Che c’è Antigone, figlia?
Antigone
Vedo una donna
Che si avvicina a noi, arriva su
Una puledra etnea; sul capo a riparo dal sole
Un cappello tessalico le copre il volto 314
Che dire?
E’, non è? Forse la capacità di conoscere erra?
Affermo e nego e non so cosa dire. Disgraziata
Non è un’altra. Proprio luminosa mi saluta festosamente 320
con gli occhi mentre si avvicina, e fa dei segnali;
questo è chiaro è il capo di Ismene e solo di lei.
Ismene
O duplici parole di padre e sorella
Le più dolci per me, come a fatica 325
Vi ho trovati e come a fatica per il dolore di nuovo vi vedo.
Edipo chiama Ismene w\ spevrm j o[maimon (331) seme del mio sangue
Poi chiede dei fratelli e Ismene dice che tra loro ci sono deinav (336), fatti terribili.
Il cieco dice che quei due seguono gli usi Egiziani: in Egitto i maschi stanno in casa a fare la tela, le femmine escono a lavorare (340- 341) .
Le figlie di Edipo seguono il padre.
Antigone in particolare non lo ha mai abbandonato, e si trova spesso a vagare per qualche selva senza cibo- a[sito"- senza scarpe -nhlivpou"- (349)
Ismene a sua volta gli ha portato fedelmente tutti i responsi degli oracoli.
La ragazza racconta che i maschi in un primo tempo hanno lasciato il trono a Creonte, poi tra loro si è scatenata e[ri" kakhv (372 e cfr. Esiodo), una brutta gara per il potere, un dominio tirannico. Il più giovane Eteocle, ha cacciato Polinice che è andato ad Argo dove ha raccolto un esercito
Questo non è un ajriqmo;" lovgwn (382) un mucchio di chiacchiere, ajll j e[rga deinav (383), fatti terribili
Quindi Ismene riferisce l’ultimo responso dell’oracolo: i Tebani e Polinice cercheranno Edipo per la loro salvezza che potrà dipenderà da lui.
Gli dèi che prima ti hanno distrutto nu'n qeoiv s j ojrqou'si, ora ti rimettono in piedi (394) dice al padre.
Arriva Teseo mosso a pietà s j oijktivsa" (556). Ricorda che anche lui ha sofferto: come Edipo fu allevato in esilio a Trezene, dal nonno Pitteo, padre di sua madre Etra. Non può non aiutarlo perché ha patito, poi : "e[xoid j ajnh;r w[n"(v.567), so bene di essere un uomo e che del domani nulla è in potere mio più che tuo.
Una simile dichiarazione di umanesimo, quale interesse per l'uomo e disponibilità ad ascoltarlo, leggiamo nel più famoso verso di Terenzio:" :"Homo sum: humani nil a me alienum puto "[3].
Humanitas è anche quella "che caratterizza Didone; una humanitas divenuta carattere e sensibilità oltre che coscienza morale, consistente soprattutto nella capacità, da parte di chi ha molto sofferto, di comprendere i dolori degli altri e nella disposizione a soccorrerli"[4]. Il verso espressivo di questo tw/' pavqei mavqo" virgiliano è:" non ignara mali miseris succurrere disco ", I, 630, non ignara del male imparo a soccorrere gli sventurati. Tale humanitas , echeggiata dalle prime parole del Decameron :"Umana cosa è l'aver compassione degli afflitti"[5], non verrà contraccambiata da Enea.
Secondo Episodio 720- 1044
Passiamo a una scena successiva con Creonte che vuole Edipo a Tebe e giunge alle minacce per raggiungere questo scopo: ha già catturato una delle figlie (Ismene) e sta per prendere l’altra. Quindi afferra Antigone. Il coro lo minaccia. Creonte rinfaccia a Edipo l’ojrghv (855) che lo ha sempre offuscato.
Edipo lo maledice invocando il Sole oj pavnta leuvsswn {Hlio" (868) che dia a Creonte e ai suoi discendenti una vita orrenda come la vecchiaia di Edipo.
Cfr. Meneceo il figlio di Creonte nelle Fenicie e Megara, la figlia negli Eraclidi di Euripide
Il corifeo chiama aiuto e ritorna Teseo. Edipo lo informa che Creonte gli ha portato via le figlie. Teseo ordina di fermare Creonte anche per non diventare oggetto di derisione (gevlw" d j ejgwv, 902) per la prepotenza subiìa
Secondo stasimo 1044-1095
Il coro profetizza uno scontro felice che libererà le fanciulle.
mavnti" ei[m j ejsqlw'n ajgwvnwn (1080). Vorrebbe essere una colomba che vola con i venti per vedere lo scontro dall’alto. Prega Zeus, Apollo, Pallade Atena e Artemide inseguitrice di cervi screziati in corsa
(Cfr. Edipo re. Parodo dove sono invocati dal coro questi dei e pure Dioniso)
Pesaro 2 agosto 2026 ore 11, 40 giovanni ghiselli
p. s.
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[1] Avezzù-Guidorizzi, Edipo a Colono, p. 234 e p. 239
[3]Heautontimorumenos ,77.
[4]. A. La Penna-C. Grassi (a cura di) Virgilio, Le Opere, Antologia , p. 352
[5] Che nella fattispecie sono in particolare le donne innamorate.
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