sabato 1 agosto 2026

Antonio e Cleopatra sesta parte. La donna imperiosa (Fulvia) o tremenda (Medea) e l’uomo sottomesso (Antonio) o spaventato (Creonte re di Corinto)


Plutarco scrive che Antonio in seguito alla limitazione che Cesare imponeva ai suoi modi rozzi e alla sua dissolutezza,  si indirizzò al matrimonio e sposò Fulvia: un tipo di donna che non pensava  a filare la lana né a curare la casa ma a governare i governanti e comandare i comandanti –   ajll j a[rconto" a[rcein kai; strategou`nto" strathgei`n” (Plutarco, Vita, 10, 5)

l’Antonio di Shakespeare parla  di Fulvia e dice a Ottaviano the third of the world is yours, il terzo del mondo è vostro e potreste guidarlo facilmente with a snaffle con un morso come un cavallo, but not such a wife (II, 2, 67-68), ma non una tale moglie. Quindi per scusarsi della guerra di Perugia (II, 2, 98-99)  aggiunge: “Truth is that Fulvia-to have me out of Egypt, made wars here”, è vero che Fulvia per farmi tornare dall’Egitto suscitò una guerra qui.

Fulvia lo dominò al punto che Cleopatra le fu debitrice delle lezioni di   sottomissione di Antonio al potere femminile (th`"   jAntwnivou gunaikokrasiva"- . Infatti quando finì in pugno a Cleopatra quell'uomo era già stato domato del tutto  e ammaestrato a obbedire alle donne. (Plutarco, Vita di Antonio,  10, 6-7).

Fulvia sposò Clodio ucciso da Milone nel 52, poi Curione morto in Africa nel 49, poi Antonio. Contribuì a scatenare la guerra di Perugia tra Ottaviano e Lucio Antonio, fratello di Antonio 41-40. Fulvia morì nel 40.

Nelle prime battute dell’Antonio e Cleopatra  la regina rinfaccia al triumviro di essere vassallo homager  del collega Ottaviano  e sottomesso ai rimproveri della linguacciuta (shrill-tongued)  petulante Fulvia  che si permette di sgridarlo (scold) facendolo arrossire  (I, 1, 31-32).

 

Fulvia insomma è il tipo della donna deinhv, tremenda come la nutrice di Medea qualifica la donna abbandonata da Giasone e così la descrive:

“Temo di lei che progetti qualcosa di inaudito;

infatti violento è il suo animo, e non tollererà di subire

l'oltraggio: io la conosco, e ho paura di lei

che affilata spinga la spada nel fegato,

salita in silenzio alla casa dove è steso il letto,

o pure che ammazzi il tiranno e quello che ha preso moglie

e quindi si tiri addosso una sventura più grande. 

Siccome è tremenda (deinh; gavr) : nessuno certo che abbia stretto

 odio con lei, intonerà facilmente il canto della vittoria” (Euripide, Medea, 39-45)

 

   Sentiamo ora, nella stessa tragedia,  Creonte, il re di Corinto e prossimo suocero di Giasone, che ha paura di Medea,  vuole cacciarla e le dice:

“A te che sei torva e infuriata con lo sposo,

Medea, ho detto che devi andare fuori da questa terra

esule, dopo avere preso con te i due figli,

e di non indugiare neanche un poco kai; mhv ti mevllein: poiché io sono l'arbitro brabeuv~  di questa sentenza, e non  tornerò indietro nella reggia

prima di averti cacciata fuori dai confini della regione. (271- 277)

 

Medea prova a impietosirlo mentre ha gà approntato un piano per ucciderlo con la figlia

“Ahimé disgraziata, completamente distrutta vado in rovina;

i nemici infatti allentano ogni gomena,

e non c'è un approdo accessibile fuori dalla sciagura.

Pur oppressa dalla sventura-kai; kakw`" pavscous j-, in ogni modo ti farò una domanda:

perché mi mandi via da questa terra, Creonte?  (278-281)

 

Creonte risponde:

Ho paura di te-devdoikav s j-, non c'è nessun bisogno di parlare copertamente,

temo che tu faccia a mia figlia un immedicabile male.

Molte indicazioni contribuiscono a questo timore:

tu sei per natura sapiente ed esperta di molti malefici,

-sofh; pevfuka" kai; kakw`n pollw`n i[dri"-

e per giunta sei in pena perché privata del letto dell'uomo

luph`/ de; levktrwn ajndro;" ejsterhmevnh .

Poi sento dire che tu minacci, a quanto mi riferiscono,

di fare qualcosa di male a chi ha dato , a chi ha preso la sposa

e alla sposata. Pertanto io prima di subire questi danni mi metterò in guardia.

E' meglio per me ora divenire odioso a te, donna,

che piangere dopo avere agito fiaccamente (282-291).

 

Anche il Creonte della Medea di Seneca  vorrebbe liberare se stesso e la sua terra dal terrore di Medea: “cui parcet illa quemve securum sinet?” (v. 182), chi risparmierà colei e chi lascerà senza timore?

Quindi: “ Concessa vita est, liberet fines metu” (185) le ho concesso la vita ma liberi questa terra dalla paura.

Medea si avvicina e l’uomo spaventato ordina:

arcete, famuli, tactu et arcessu procul,

iubete sileat” (187-188), tenetela a distanza servi impeditele di toccarmi e di avvicinarsi, ingiungetele di tacere

Ma la donna tremenda si avvicina e Creonte le fa: “vade veloci via-mostrumque saevum horribilem iamdudum avehe” ( 190-191), vattene via di corsa e  porta via senza indugio il mostro feroce e orrendo che sei!

 

 

Pesaro primo agosto 2026 ore 11, 16, giovanni ghiselli

p. s.

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