August von
Platen-Hallermünde e il suo
tempo (A margine dell'opera di Barbara Becheroni Ho guardato la bellezza con
i miei occhi)
Giuseppe Moscatt
La
recentissima pubblicazione di Barbara Becheroni, Ho guardato la bellezza con
i miei occhi (SBS, edizioni, 2025, Roma) riapre, ove non si fosse chiusa da
tempo, la questione von Platen (Ansbach, 24/10/1776; Siracusa, 5/12/1835), il poeta svevo di primo ottocento, nato
ad Ansbach, Franconia, oggi a nord della Baviera, racchiusa fra i fiumi Fulda,
Meno, Neckar e Reno, un quadrilatero significativo per la futura Germania (si
veda al riguardo il Nostro Uomini e fiumi, su www.storiaverita.org del 27.6.2024),
all'epoca però retta, insieme a Bayreuth, dalla Prussia di Federico II
Hohenzollern, assorbita infine dalla Baviera dopo le guerre napoleoniche, in
cambio dell'alleanza militare con la Francia imperiale contro la quarta
coalizione delle Potenze Europee assolutiste. L'interesse
storico per il poeta nasce dall'esame della società bavarese prettamente
schierata contro il noto omoerotismo di Platen, che in età matura ne fece
bandiera ideologica - sul modello di Nietzsche e di Baudelaire nel loro secondo
ottocento, aderendo così a un esasperato uso di forme letterarie classiche
rivestite però di un sostanziale neoromanticismo spirituale, non lontano da un
progressivo avvicinamento alla decadenza letteraria di inizio novecento con
Thomas Mann e Rainer Maria Rilke suoi non lontani epigoni. Allo storico può
interessare la sua controversa vita come riflesso per le tensioni culturali e
politiche contro la società tedesca pietista, intrise di Storicismo e di
Nazionalismo, un terreno fertile per un Liberalismo conservatore, favorevole all'idea
prussiana di unità della Nazione, germe di un imminente Autoritarismo e di una antipatia
conflittuale con l'altra sponda del Reno, sfociata nel 1870 nella guerra con la
Francia della Prussia di Bismarck, divenuta Impero nel 1871 con la unificazione
della Germania e l'annessione contrastata delle regioni renane dell'Alsazia e
della Lorena. Un prodromo ineluttabile del Primo Conflitto Mondiale del 1914.
La gioventù del conte Augusto von Platen-Hallermünde (1816 - gennaio 1819); il
suo decennio di maturazione (1820-1829); gli anni di esilio italiano (1830 -
1835); la polemica con Heinrich Heine e l'ostracismo romantico a lui rivolto
fin dalla morte nel 1835 e solo attenuato con la pubblicazione dei suoi Diari
nel primo '900; la recezione in Italia di Carducci; il silenzio in Germania
fino alla riapertura di Thomas Mann (1900 -1930); la situazione attuale dopo la
pubblicazione delle sue lettere, fra Classicismo di ritorno e riletture
panestetiste; rappresentano allo stesso tempo la storia del suo Paese come del
Nostro. Il primo decennio del Poeta è caratterizzato naturalmente dagli effetti
della Rivoluzione Francese sulla cultura politica della Germania. Innanzitutto,
lo scontro tutto intellettuale fra gli illuministi moderati - il poeta e
drammaturgo Friederich Klopstock (1724-1803), piuttosto legato al mondo
dell'Arcadia neoclassica di Milton e Tasso - e lo scrittore e traduttore
Christoph Wieland, famoso per aver tradotto in tedesco non solo le opere
di Euripide, ma anche le tragedie di Shakespeare e i trattati filosofici di
Bayle e Voltaire. Questa parallela capacità di unificare i dialetti locali in un’unica
lingua finalmente nazionale - si ricordi che dopo la Guerra dei Trent'Anni, per
buona parte combattuta fra il Reno e il Danubio, fino all'Elba (1618-1648), il
Sacro Romano Impero, al di là dell'Impero Asburgico fra Vienna e Budapest,
comprende ben 39 stati sovrani e varie comunità politiche legate all'Impero
predetto, oppure al Regno di Prussia, come si è detto per la Franconia - e gli illuministi
moderatamente razionalisti, quali appunto Goethe e Schiller, tutti
ascrivibili alla corrente del c.d. Sturm und Drang, cioè tempesta e
azione, cui vengono considerati appartenere Lessing, commediografo e
saggista filovolteriano e Voss, un significativo intellettuale classico
esperto di cultura greca e romana, discepolo del neoclassico storico dell'arte
Winckelmann (1717-1768), principale fautore dell'arte greca e romana. Come si
può arguire, tutte queste correnti, più o meno moderate, imperversano in un
mondo di lingua tedesca non solo politicamente diviso in forme di Stato
Assolutiste, ma anche profondamente diviso da una interpretazione pietista del
Protestantesimo Luterano, fortemente criticato dalle scuole razionaliste che
vedevano in Francia la nascita di movimenti politici coscienti dei propri
diritti, pronti a sollevarsi contro Regnanti e Nobili, anche sul modello
anglosassone dove ormai si era consolidata la Monarchia liberale fin dal 1619,
quando il Parlamento Inglese approva il Bill of Rights, cioè la Carta sui
diritti di libertà dei cittadini e che definisce la Successione e l'effettivo
potere limitato della Corona.Da
qui, la nota generazione di filosofi francesi - i cc. dd. Illuministi -
che dall'inizio del '700 hanno proprio nei Francesi tradotti da Wieland, i
caposcuola delle forze politiche che preparano la Rivoluzione. Sia come sia,
proprio nel 1796, scoppia la prima grande guerra napoleonica: è la Campagna
d'Italia del generale Bonaparte, che il 13 aprile e il 15/17 novembre,
sbaraglia in Italia l'esercito austriaco fra Millesimo e Arcole. Nella città
del Poeta il terrore antigiacobino è alle stelle: mentre i nobili filoaustriaci
tedeschi tremano dopo i resoconti delle stragi fatte da Goethe dopo il colpo di
mano di Magonza operato dai rivoluzionari francesi; mentre ancora non si placano
i timori della decapitazione di Luigi XVI; mentre sempre più alcuni
intellettuali come Schiller ammirano comunque le forze progressiste che erano
riuscite a liberarsi dai tiranni; i moderati come Wieland e Goethe negano la
Rivoluzione nella forma ora giacobina e poi anche quella centrista del
Direttorio, che non li lasciava tranquilli. Realtà contraddittoria analoga a
quella odierna per le vicende iraniane, dove le preoccupazioni per il futuro si
intrecciano con le speranze per la rinata presenza di voci democratiche in un
Paese come la Francia. Barbara Becheroni, nel suo acuto romanzo storico,
interpreta quella tensione al momento della nascita del Poeta. La famiglia è
della più antica nobiltà terriera: il padre, Filippo August von Platen-Hallermünde,
è un grosso proprietario terriero; la madre è la baronessa Christiane Eichler
von Auritz, rigida e pia cattolica, che lo educa con caparbia volontà
protettiva: Io sono la madre. Il Signore mi ha reso capace di nutrire il
mio bambino senza l'aiuto di una
balia. Datemi mio figlio (pag. 21 del libro). Estraniato il padre, che fino
alla morte compare ben poco nella vita del giovane, Eichler (ovvero Christiane
Luise) decide per lui: 1806, August entra nella prima classe del corpo dei
cadetti di Monaco, ma come si rileva dalla prima pagina del diario, già a 13
anni odia la vita militare. Perché Monaco? Perché come si è accennato, il Regno
di Baviera - insieme al Württemberg, al Baden e alla Franconia, ora annessa
alla Baviera - diventa lo Stato cuscinetto primario antiprussiano, cioè il
Regno capofila della Confederazione del
Reno, una struttura federale protetta da Francia che per motivi politici dà
l'impressione di essere il nucleo principale verso l'unità del Paese, come
vorrebbero tanti intellettuali, da Goethe a Schiller, dai fratelli Schlegel a
Fichte, la c.d. prima scuola romantica di
Jena. Dal 1810 al 1813, il Poeta, ammesso all'Istituto di formazione
dei Paggi reali, entrerà alla Corte del Re di Baviera ed è forzato alla
carriera militare.È
del 1813 la prima annotazione del suo Diario (diviso in 33 volumi) che
comparirà completo dopo molti anni dalla sua morte (se ne veda una buona opera
riassuntiva a cura di Erich Petzet, Monaco 1905). Chiunque ne potrà
avere un esempio per l'Italia dell'epoca leggendo una testimonianza d'epoca:
pensiamo cioè a Massimo D'Azeglio, I miei ricordi, 1867, un ottimo
resoconto di una vita di un giovane liberale in età romantica. In particolare,
il Diario rappresenta i 20 anni dei suoi difficili e malinconici ricordi, che andò
annotando e rivedendo fino a quel 13.11.1835, ultima data prima della sua morte
a Siracusa. Qui va detta subito una prima anomalia che balza agli occhi già
dell'autrice: non c'è alcuna immagine o resoconto di quella piccola quanto
famosa cittadina. Scelta silenziosa che fa specie rispetto a quanto scrisse
di Roma, Napoli, Firenze e di piccole città del Centro e del Nord, per esempio
Cortona e Cremona incisivamente descritte. Ma torniamo alla sua gioventù. Già
nel 1814 diventa sottotenente nel 1° reggimento di fanteria di linea e nel 1815
partecipa alla campagna contro la Francia, proprio durante i famosi 100 giorni
del riapparso Napoleone sulla scena politica europea.E
mentre la famiglia - cioè la madre tirannica, ma che comprendeva bene i primi
disagi del ragazzo - riesce a farlo inserire nella brigata dei riservisti,
malgrado questa attraversi comunque il Reno senza alcun danno per il giovane
cadetto; August ha poca coscienza della sua particolare natura omoerotica. Nei
primi passi del diario, forse la omette perché già gli pesa la grama vita di
fanciullo dietro le gonne della madre e sotto il comando di un padre di fatto
assente. Ma a 16 anni nel collegio militare soffre la disciplina e sente
qualcosa di strano quando sta coi suoi colleghi. Poi nel 1816, durante la prima
vacanza in Svizzera, conosce un ragazzo simpatico, Heinrich, col quale intavola
un rapporto d'amicizia che gli fa crescere un'ansia d'amore mai sentita. La
cronaca diuturna delle giornate diventa una confessione personale e la
successiva vita alla Accademia dei Paggi reali a Monaco è una fuga
disperata dall'oppressione materna.È l'ora
di esprimere il suo percorso interiore, la sua storia, la sua terribile realtà
personale - descritta con efficacia puntuale dalla Becheroni, frutto delle sue
precedenti opere, per esempio, La ragazza che amava i Cavalli, 2013 - si
riproduce in una scrittura particolare, quasi agostiniana. Era il tempo dello
studio dell'inglese, dei primi amori e dei primi turbamenti, a stretto contatto
di due compagni belli e biondi, dotati di quelle forme di bellezza classica che
lo affascinano visibilmente, quei fratelli Jacob e Joseph von Xylander che lo
abbandonano agli scherzi e allo scherno degli altri compagni, che ne vedono
l'ambigua passione. Quando poi - noterà nel Diario - conosce mademoiselle
Boisseson, un'emigrata nobile francese, una bella ragazza che non lo
corrisponde per niente, tanto smilzo e smunto le appare; il Poeta - già noto
per un inno in onore della festa di celebrazione per la Riforma - decide
di riprendere la carriera militare, cosa che lo intriga per conseguire la
carriera diplomatica, visto che il viaggiare lontano da casa gli sembra l'unica
liberazione. L'operetta gli è stata utile: prenderà una borsa di studio
personale che gli consente di frequentare un'università bavarese presso la
ridente città di Würzburg. Vi approda nell'estate del 1818 dopo un
drammatico saluto al compagno di corso amato, Jacob Xylander, che la Becheroni
immagina denso di pianti lacrimosi e con un atteggiamento ormai distaccato del
Poeta, analogo all'esperienza personale che ebbe quasi un secolo dopo Rainer
Maria Rilke nel celebre racconto del 1894, Pierre Dumont. Scelta che già gli pare un'illusione, stante la tenace,
quanto angosciosa voce dal profondo che lo sprona verso una bellezza esteriore,
confessata a Jacob con gioia e accolta con un fare irriverente. Serie di
impressioni personali che emergono con evidenza nelle giornate di Würzburg,
quando ora si avvicina con maggiore maturità ai due Dioscuri della
letteratura tedesca, Goethe e Schiller. Il
diario, la cui forma romanzata è modello letterario non nuovo, ove si pensi al Werther
e alle ballate del tragediografo Schiller, come quella sul Palombaro
o alla Canzone della campana, che trasfigurano le loro esperienze in
maestosi affreschi Storici e umani. Ai vecchi compagni più seri dice: solo
chi mi conosce mi può capire. E poi continua, appena integratosi da
studente: Mi è appena apparso l'amore, come quando in un concerto si ode
all'improvviso il suono del flauto in mezzo agli archi. Un giovane
ufficiale di reggimento, Fritz von Brandestein, deliziò la mia vista. Da
allora fu un lungo sentimento d'amore, che però egli stesso troncò e che mi
lacerò l'anima. Così fortemente mi depressi e feci un passo ulteriore,
dedicarmi alla poesia per sanare le ferite del cuore e per riguadagnare quel
favore sociale che ho perduto... Ultima conclusione amara che gli anticipa
le future critiche e sconfitte, peraltro come vedremo sublimate in stupende
odi, in armonia ai suoi sonetti e in epigrammi famosi; senza contare il
costante dialogo con se stesso, ricco di osservazioni che in seguito muteranno
di spirito - da notare le frequenti cancellazioni dell'originale - e che si
richiameranno lungo i vari manoscritti. Invero, un altro dei primi curatori del
Diario - completato a Stoccarda nelle diverse pubblicazioni - L. V. Scheffler
farà pervenire le copie manuali a Freud, che nelle sue lezioni di psicologia
segnala il citato effetto di Sublimazione, cioè la trasformazione degli
impulsi istintivi, soprattutto sessuali, indirizzati a livelli culturali che
già il consenso sociale giudica inopportuni, sulla scia delle prime critiche
alle sue poesie. Un processo inconscio, che anche il citato Rilke riproporrà
nella sua sfera creativa.Ma
come si evolve nel contempo la realtà sociale e politica? Dopo la sconfitta di
Waterloo e la conseguente Restaurazione assolutista disegnata dal Congresso di
Vienna (sul quale vd. da ultimo, l'intervista a Luigi Mascilli Migliorini,
rilasciata a Passato e Presente, programma di Rai 3, 16.3.2022, su
Raiplay), alcuni episodi, rimasti negli archivi e nei carteggi fra i loro
protagonisti, consentono però di rileggere il dopo Napoleone, ovvero le tracce
indelebili della Grande Rivoluzione. Il Mascilli Migliorini, appunto,
rileva il grande valore mediatico e giuridico di quel Codice Napoleonico, il Code
civile del 1804, che rivede in modo generale il diritto civile, per esempio
le Successioni. Vengono invero eliminati i privilegi feudali, il Maggiorescato
e le disuguaglianze di sesso od ordine di nascita. Si introduce la parità fra i
figli legittimi, la successione fra i superstiti e limitata la libertà
testamentaria al fine di favorire la divisione equa del patrimonio familiare.
Inciderà molto nella società civile continentale questa riforma? Oppure lo sarà
quanto prescrive il Trattato della Santa Alleanza, derivato dal Congresso di
Vienna, che impone alle 4 Potenze alleate - Austria, Prussia, Prussia e Gran
Bretagna - l'impegno a difendere, anche con la forza, gli accordi di Vienna per
difendere il comune interesse delle legittime Case Regnanti? In altri termini,
il 20.11 del 1815, nasce il diritto di intervento negli Stati minori ove sia
messo in pericolo il Governo assolutista anteriore alla Grande Rivoluzione.
Certamente, il 22 Agosto di quell'anno, le elezioni della Camere a Parigi da
parte degli Ultrarealisti, scatenano la repressione nelle campagne di giacobini
e bonapartisti.Il
vecchio Talleyrand - ex bonapartista d'eccezione - si dimette dal Governo di
Luigi XVIII per evitare l'intervento austro-prussiano in forza di quel
Trattato. Ma le norme liberali di quelle disposizioni civili restano. Il
processo riformatore non si ferma. Tanto che il giurista Savigny, non a caso di
origine francese, fonda la Gazzetta di storia del diritto per preparare
la sua originale revisione del diritto romano alla luce delle modifiche del
Medio Evo, nate dalla evoluzione di quel diritto verso norme che tengono conto
dell'economia capitalista. Di più: il più liberale dei Sovrani tedeschi
- protettore di Goethe e Schiller negli anni della primavera classica di Weimar
(il duca Carlo Augusto di Sassonia- Weimar-Eisenach), concede già nel 1815 una
Costituzione sul modello inglese, ripresa dal citato Bill of Rights, che
appunto concede prerogative indipendenti al Parlamento, dalle quali deriva nei
secoli seguenti l'affidamento dell'Assemblea alla nomina del Primo Ministro pur
dietro l'approvazione del Re. Peraltro, il bill di Weimar prevede un
moderno sistema fiscale progressivo e creditizio, nonché diritti civili e la
Tutela del potere legislativo, eletto nei suoi componenti dalla borghesia
terriera. Del resto, in Francia le nuove elezioni portano alla Camera una
maggioranza meno estremista, orientata a una politica più prudente e
filo-tedesca, perseguita dai conservatori favorevoli a Luigi XVIII. Del
pari, una gravissima crisi economica (1816-1819), colpisce la Gran Bretagna,
uno dei paesi europei al più alto tasso di economia industriale dell'Europa. Il
Paese ha difficoltà di mercato e soffre di un palmare aumento della
disoccupazione per l'improvvisa smobilitazione di 400.000 soldati fino ad
allora impegnati nelle guerre napoleoniche. Ciò provoca una rapida crescita dei
prezzi e migliaia di licenziamenti. Da qui un aumento di norme protezionistiche
- specialmente dazi all'importazione di grani - e norme deflattive (la c.d.
Corn Law). Una conseguenza nefasta è l'incremento del disagio sociale per i
lavoratori e la classe media che invoca riforme parlamentari. Un esempio di
tale crisi è offerto dal film Peterloo (2018), dove è narrata la strage
dei contadini operata da soldati britannici nel 1819, di fronte a uno sciopero
dovuto alla crisi economica di cui si è detto. Solo la scelta politica
Colonialista riesce a impedire nuove più gravi stragi popolari: infatti, la
conquista dell'India - mercato da cui importare a buon prezzo notevoli materie
prime necessarie a impinguare il prodotto interno lordo - procura un sollievo
per l'occupazione e per il consumo di beni, effetti che per decenni
permetteranno una buona pace sociale e la crescita politica dell'Impero, benché
ancora nel 1817 la Camera dei Comuni insiste con il Coercion Act alla
sospensione dell'Habeas Corpus e al carcere preventivo delle
organizzazioni contrarie al Corn Law. Mentre nel 1818 Stati Uniti e Gran
Bretagna raggiungono un accordo sul confine col Canada, fissato al 49°
parallelo e si suddividono la potestà reciproca su metà dell'Oregon e nello
stesso anno, la vittoria elettorale in Francia dei Conservatori di Decazes,
produce l'ammissione del Paese nella lega della Santa Alleanza. Al Congresso
di Aquisgrana, i notevoli danni di guerra richiesti dalla Prussia e
dall'Austria alla Francia monarchica vengono di gran lunga ridotti a questa
anzi ottiene l'abbandono delle truppe zariste e prussiane dalla riva sinistra
del Reno. Mentre in Sudamerica il Cile diventa indipendente a seguito di una
breve guerra di liberazione della Spagna e anche il Perù diventa una nazione
indipendente, subendo a favore degli Stati Uniti una forte protezione politica
ed economica sulle fertili miniere delle Ande.Anche
il Lombardo Veneto, la regione più ricca dell'Impero austriaco,
ritornata in suo possesso dopo il Congresso di Vienna, risente del risveglio
culturale ed economico connesso all'età napoleonico. Infatti, nel settembre del
1818 esce a Milano il primo numero del Conciliatore, rivista di un
gruppo di intellettuali - Silvio Pellico e Federico Confalonieri per tutti -
che perseguono il rinnovamento culturale e politico preteso sia dai giovani
romantici che dai vecchi Illuministi. Nello stesso periodo, la vita del Poeta a
Würzburg era divisa fra studi giuridici e letterari, ma il cuore batte forte
per il compagno Eduard Schmidtlein. Se Omero, Virgilio, Luciano, Livio e Tacito
lo interessa, non di meno Cervantes, Shakespeare, Calderon e perfino i nostri
Tasso e Alfieri sono presenti nelle righe del Diario. E pure, quasi come i
contemporanei giovani romantici di Jena e Heidelberg, non manca di fare
riferimento agli amori per un Adrasto, che altri non è che il segnalato
Eduard. Già da qui, Barbara Becheroni individua qualche elemento di analogia
con il Leopardi - incontrato anni dopo a Napoli - perché lo stile
espositivo intimista non è lontano dallo Zibaldone di pensieri del
Recanetese.Purtroppo
per August, le medesime illusioni d'amore più che platonico per Adrast,
diventano un leit motiv: in ogni frase del diario tra il 1818 e il 1819,
egli ripropone il suo senso di solitudine e di amore non corrisposto, per non
dire di repulsione sociale, se non lo scherzo ironico dei compagni. Situazione
che Eduard, a differenza dell'episodio con Jacob, prenderà con pari angoscia.
Neppure la breve assenza del Poeta da Würzburg, per le vacanze estive a
Iphofen, località termale vicina, migliora la situazione. Nondimeno, il
carteggio fra i due – dove le proposte d'amore del Poeta emergono con chiarezza
– producono un forte irrigidimento dell'ex amico. Ne abbiamo infatti una
risposta al veleno. Non solo gli comunica di aver distrutto ogni lettera fra
loro, ma aggiunge:Egregio
Conte, ho ricevuto la sua lettera che considero ingiuriosa e dunque le rispondo
a stretto giro di posta che mai e poi mai le ho corrisposto quanto Lei
pretende. Anzi insisto che giudico dispregevoli ogni sua voglia, deprecabili in
sé e mai da me provocata. Le sue poesie a me
rivolte sono ambigue e scandalose. Non li accetto e mai ho preteso di
rompere alcun rapporto perché mai c'è stato qualcosa al riguardo. Piuttosto
solo un pensiero Le rivolgo: la lettera che ho distrutto mostra una sua
concezione della vita che per me è del tutto corrotta e irreversibile. Non si
permetta più di parlarmi! Di
fronte a tale presa di posizione, molto più pericolosa dei fatti di Monaco, la
situazione alla facoltà di giurisprudenza e perfino in città, si fa pesante.
Del resto, i suoi studi giuridici non proseguono per un certo disinteresse.
Invece un docente di filosofia del diritto, tale Friedrich Schelling, lo
stima comunque. E dunque perché non seguirlo a Erlangen, una non meno famosa
Università poco distante? Detto fatto, il Poeta di stabilisce in quella sede,
una base a lui conforme per i tanti viaggi in Germania che compirà per quasi un
decennio. Dopo il secondo infortunio, alcun sonetti - per esempio, Il
tulipano (1820); Venite o amanti (1823) e la perla lirica Tristano
(1825) - lo inducono a rassegnarsi di vivere in una morsa dolorosa nelle pieghe
della più beghina delle società europee.Un
secondo periodo che sfocerà nella
polemica contro Heinrich Heine, le cui repliche sprezzanti e omofobe la
rinfocolano fino a creargli un problema di carriera poetica non
indifferente. E sarà il momento del terzo passo avanti della sua non lunga
vita: dopo qualche breve fuga in Italia - i Sonetti veneziani del 1825
rappresentano la prova più tangibile del suo iter poetico - finalmente la
discesa finale in Italia, sempre più a Sud: Roma, Napoli, Palermo e infine la
tragica morte a Siracusa. In questi anni del secondo e terzo decennio dell'800,
Platen appare assente, oppure fermamente avverso alla corrente romantica, sia
per la sua formazione classica molto lontana dagli interessi politici, sia per
il suo costante omoerotismo, circostanze che sono presenti nella sua prima
poetica. Inoltre, non disdegna di condividere la passione mitica per le liriche
di Ludwig Ulhand, poeta del gruppo di Tubinga; le folli visioni musicali E.T.A.
Hoffmann; due poeti coevi, ma non per niente affini. Il suo panestetismo
indifferente al mondo della politica e della storia moderna, susciterà
litigi, polemiche e solitudini, anche se la stessa società letteraria tedesca in
modo ipocrita plaude al suo genio poetico, via via evolutosi dal classico
sonetto: esemplari erano i suoi Sonetti Veneziani, che dal 1825 brillano
per la perfetta composizione, intrisi di vera malinconia che preludono
all'indifferibile morte dell'Uomo e alla malinconia verso la bellezza terrena,
quasi un passo indietro ai componimenti del libero verso di Erlangen (i cc.dd.
Ghazal che Goethe aveva importato dalla Persia nel suo Divano del 1819).Un'oscillazione
all'indietro presente nelle prolisse confessioni del diario, sempre rivedute e
corrette, le quali si fanno eco nelle lettere che spediva ai parenti e agli
amici nella seconda metà degli anni '20, ritrovate nel 1900 poco dopo i diari.
I 5 anni a Erlangen, sorretto dal Maestro Schelling, sono pieni di un vigore
poetico che mai più raggiunse nei suoi ultimi anni tedeschi. Proprio nei
momenti di riposo, fra lezioni e studi per conseguire il dottorato in lettere e
filosofia, Platen muta lo stile, da aulico a leggero, adottando quello
importato dall'Oriente arabo dal vecchio Goethe, i cui Ghazal fulminei
ed erotici costituiscono una geniale poetica che ben si adattava alle nostalgie
del Poeta bavarese. Per esempio, il breve distico del 1821, Come corpo per
l'anima e anima per il corpo, così io per te, che rivela l'amore del
Poeta verso l'appena conosciuto Hermann Rothenhan, uno dei primi amici di
Erlangen che si racconta fosse atterrito dall'essere il destinatario di tale
strofa. Una deviazione dell'essere il Poeta della Bellezza, delle
forme perfette, ma di un contenuto alquanto orrido in polemica alle correnti di
ispirazione liberali, dove l'amore eterosessuale era un carattere indelebile.
Scelta di maturità in modo formidabili, ancora misconosciuta pubblicamente, ma finalmente
palesata per le donne del popolo polacco oltraggiate dai soldati russi, come si
legge nei famosi futuri polenlieder (1831-1833).Il
conflitto interiore che lo aveva quasi consunto nei decenni precedenti andrà a
poco a poco terminare negli anni d'Italia. Ma poco prima, già nelle confessioni
del diario, rivedute e corrette nella seconda stesura, nonché emergenti nelle
tante letture a parenti e amici - fra il 1829 e il 1835 e forse anche sotto la
guida del Maestro Schelling - Platen riprende vigore intellettuale. È l'ora del
dottorato in lettere, sua vera passione. Avvengono gli incontri di studi e di
vita con i maggiori letterati dell'epoca: Jean Paul a Bayreuth, Jacob
Grimm a Kassel, Goethe a Jena, proprio per discutere il Faust
che il Vate di Weimar aveva da poco dato alle stampe. Se il primo è freddo e
ironico, il secondo è di lui entusiasta. Nel 1821, dopo una strana sosta a
Hannover - dove forse il silenzio del diario è spia perché li soddisfece il suo
maledetto demone - e a Kassel ha un sincero elogio di Jacob Grimm.Dopo
avere letto La pantofola di vetro, la prima delle sue commedie
neoclassiche, ne loda lo stile francese sul modello di Luciano e Ovidio, con
qualche presenza di ironia plautina e qualche sentimento romantico. Nel
successivo incontro personale con Goethe, Platen gli porta di prima mano i suoi
Ghazal - per esempio tu sei la stella che nel cielo nuota, oppure
come il giglio sia aperto il tuo cuore. Ma è deludente la risposta
dell'Olimpico: pur lodando le belle forme poetiche, non vede la linfa d'amore
perfetta, cosa che il Vate aveva proclamato dall'epoca dello Sturm und Drang
fino al Faust. Giudizio che nasconde anche per Goethe l'imbarazzo di un
amore impossibile quale quello omosessuale che trapelava da quei versi. Platen
capisce ormai che è giunto il momento di cambiare aria e di scendere in Italia
per sempre. Sicuramente proprio la storia del Vate di Weimar gli si pone a
esempio. Come Goethe quasi 50 anni prima era fuggito da Weimar, una Corte
troppo densa di intrighi da sopportare per i giochi politici da basso impero;
così è arrivato il momento per lui di risciacquare i panni nell'Arno,
come già Manzoni dirà nel 1827 per segnalare la revisione linguistica e
narrativa dei Suoi Promessi sposi.Del
resto, la seconda sua commedia in versi neoclassica (La forchetta fatale,
1826), non gode dell'approvazione del suo editore Cotta, che al più gli
sovvenziona il suo trasferimento in Italia. E il 24 ottobre del 1826
festeggerà il suo compleanno nella città Eterna. In quell'anno,
invero, Russia e Gran Bretagna, a Pietroburgo, sospendono le clausole del
Congresso di Verona del 1822 e si impegnano a imporre alla Turchia Ottomana di
riconoscere la totale indipendenza della Grecia. Che si trattasse di una mossa
di semplice realpolitik lo prova il parallelo ultimatum al sultano di
rispettare la libertà di piccoli principati balcanici di lingua slava di cui lo
Zar si atteggia a protettore panslavista. Ma
è l'espansionismo britannico a emergere con maggiori virulenza: il governo
inglese solidarizza con l'impero persiano contro le spinta russa in Afganistan;
favorisce le tribù musulmane contro i sikh del Punjab indiano contrari al loro
protettorato, agevola la opposizione al movimento di Simon Bolivar che vorrebbe
un Sudamerica federale sul modello U.S.A. fra Colombia, Perù e Bolivia;
operazioni di intelligence che intendono favorire produzioni di generi alimentari
e di risorse minerarie utili all'industria anglosassone. Anzi, i grandi imprenditori
inglesi agevolano la colonizzazione, anche forzata, di Nuova Zelanda e
Australia, una base essenziale per i traffici marittimi di importazioni di
materie prime necessarie all'incremento industriale. Nondimeno, il successo di
nuovi avversari letterati sembra oscurare il cammino del poeta, per
esempio Joseph Karl von Eichendorff (1788-1857), pubblica la
novella Via di un perdigiorno, che tratta della natura e dell'uomo in
relazione simbiotica, quasi che la libertà senza una Natura gradevole fosse un
qualcosa di fugace. Circostanza che Schelling aveva idealizzato e che
ora Eichendorff tramuta in poesia, al punto che il vecchio Maestro ormai lo
abbandonerà perché non sopportava gli amori omoerotici ormai evidenti.Di
più: un altro giovane poeta - Heinrich Heine (1797-1856) - quasi un suo
coetaneo, già incrociato a Erlangen alle lezioni di Schelling, acquistava
credito fra i giovani liberali di Berlino, mandando in libreria una raccolta di
poesie - Il libro delle liriche - dove i suoi viaggi per la catena
dell'Harz, costituivano una novità culturale: non solo ne davano il resoconto,
ma anche divagavano sui valori morali dell'Uomo, sul modello di Erodoto e
Rousseau. L'amore eterosessuale era per Heine un passaporto per riattivare lo
Spirito romantico, represso dalla reazione assolutista, e un ottimo fuoco
ribelle sulle orme di Fichte e Hegel i padri della prima generazione romantica.
Heine, di famiglia ebrea convertita, imprenditore finanziario, vive a Bonn
sotto la protezione di un ricco zio e tenta la professione di avvocato
d'affari.Come
Platen, viaggia per la Germania, visita Goethe, gli propone un balletto dal Faust,
ma ne ottiene solo critiche per la sfacciata ripetizione. E sempre come Platen,
è dileggiato dalla classe borghese solo perché è un ebreo non gradito dalle
società liberali studentesche. Di qui un saggio ipercritico sul romanticismo
tedesco, sulla democratica Gazzetta renana - dove già scrive il Marx -
accusando quella corrente di essersi seduta a tavola a Vienna col Re di
Prussia. Heine dichiara di essere un politico, liberale e cosmopolita. E lo
scontro fra intellettuali che arieggia ciò che era avvenuto quasi mezzo secolo
prima fra i dioscuri di Weimar, Goethe e Schiller. I
due nuovi poeti iniziano a duellare a colpi di versi, dietro i quali si
nasconderebbe un conflitto di classe e di ideologia, come lo classifica
vent'anni dopo Marx. In realtà, la critica contemporanea - con Hans Mayer e
Karl Kraus - rileva il carattere innovativo dei due rivali, diretto a
svecchiare la cultura germanica, all'epoca frammentaria e contraddittoria,
finché nel 1848 sfocerà in un significativo moto aggregante. Intanto, già nel
1827, la Francia Assolutista di Carlo X ordina lo scioglimento della Guardia
Nazionale, corpo militare che cresce all'ombra delle classi mercantili e sfida
la Gran Bretagna nella lotta per le colonie in Africa. Filippo Buonarroti,
vecchio giacobino, le riorganizza in seguito secondo l'esempio carbonaro. E
alle elezioni politiche i liberali moderati di Martignac sbaragliano il
reazionario Villèle. Un conflitto
politico che si ritrova fra le pagine del Conte di Montecristo di
Alexandre Dumas padre. Nondimeno, prosegue la politica di Lord Goderich, capo
del governo inglese, un conservatore legato al segretario coloniale Lord Grey,
entrambi padrini colonialisti, del tutto disinteressati di fronte la grave
situazione interna sociale che si è detta. Portogallo, Grecia, India, Uruguay
sono obiettivi strategici che vanno raggiunti, anche a costo di gravi perdite
navali, benché a Navarrino la flotta turca subisce una forte sconfitta che
produrrà la definitiva indipendenza dalla Grecia, senza contare che la stessa
Gran Bretagna riconoscerà per prima al Costituzione Argentina libera
dall'impero del Brasile già nel 1830.Ma
è anche il tempo in cui appaiono a Milano le Operette Morali di
Leopardi, il Cromwell di Victor Hugo, La favola di Hauff,
romanziere tedesco, Süss l'ebreo e i Lieder di Schubert, tutte espressioni dal
secondo periodo romantico di stampo più politico e di interesse velatamente
sociale. Proprio nell'anno 1827, scoppia il conflitto con Heine. A dare la
stura è un modesto giurista di Magdeburgo, Carl Immermann, anch'egli trascinato
dall'amico Heine nello stile arabeggiante proposto da Goethe. In una sua ode,
Immermann canta di un poeta classico (Platen?) che elogia la bellezza di un pastorello,
piuttosto che esaltare la bellezza delle contadine del Reno. È per molti un Gossip:
chi può essere se non Platen quell'amabile poeta che apprezza un bel pastore
bruciato dal sole? Era una diceria omofoba di quell'avvocaticchio
insolente che riapre la polemica con la Chiesa Bavarese, peraltro proprio
quando questa sta per decidere chi nominare a Erlangen come sostituto di
Schelling, il cui candidato naturale sembrava Platen. I Vescovi - Principi
prima di Napoleone; e i Vescovi reazionari bavaresi ora sostituiti da Nobili
governatori - di prima emanazione sotto il Re conservatore filopapista Ludovico
I di Baviera - non potevano consentire la docenza a quello spiantato e deviato
poetastro di belle rime, la cui sensibilità pedofila negli anni di Monaco e di
Würzburg non è affatto
sopita. Il discredito sociale di Platen giustifica il sottile senso di vendetta
che emerge allora nella commedia in stile aristofanesco Edipo romantico
del 1829. Già fra il 1827 e il 1828, Platen viaggia in Italia e poi soggiorna a
Napoli, dove per la prima volta soggiorna a Capri e Sorrento, poi a Salerno, a
Paesatum e Amalfi. È la volta di un nuovo amore, il pittore August Kopisch,
che anzi gli racconta di come Heinrich Heine e Immermann sparlino di lui nei
salotti di Berlino, Bonn e Monaco. Con sapiente scrittura, Barbara Becheroni, da pag. 203 a pag.
228, parla del Poeta delle sue prime vicende napoletane (30 aprile - 30
novembre 1827). L'incipit del capitolo – tratto dal diario - è fulminante: A
Napoli tutto è allegria e movimento, la città stessa è come il mare: aperta,
libera e piena di vita. I palazzi sono solidi e nobili, le strade
larghe e molto luminose. Una sintesi non tanto descrittiva, quanto ironica,
soprattutto di fine contraddizione con la realtà miserabile già presente nel
diario analogo di Goethe, peraltro rivestita di quel barocchismo letterario che
Platenr aveva trovato in Lope de Vega, il commediografo spagnolo del '600che
aveva letto a Würzburg. Poi l'amicizia con il Kopisch, qualche segnale di
amicizia particolare, poi una risposta curiosa dell'interessato, quindi il
progressivo scostamento della vittima, alla fine la condotta fredda e il
dolore interiore del nostro eroe. Che fugge malinconico - e con qualche segno
di malattia, come si legge a pag. 206.Non ho amici,
sto sempre peggio. Kopisch... l'ho rivisto quando sono tornato, c'era il
sole e lui splendeva ancor più del nostro astro. Mi ha stretto la mano,
chiedendomi notizie della mia salute. Con un garbo ricercato e distante...
Sono solo, compio trentun anni e non ho nessun accanto a me... Non
scrivo più, non ho più idee. Non ho più voglie. Me ne devo andare. A Roma, dunque. Il barone von Bunsen e lo scultoreo Thorvaldsen,
collaudati amici per comuni esigenze erotiche, gli fanno da sponda, ma il
pensiero vendicativo non gli dà pace. Allora viene il momento della Commedia
Satirica tratta del grande Aristofane, come Goethe si era rifatto all'Alceste
di Euripide per satireggiare il poeta parruccone Wieland. Così Platen va a
dileggiare Immermann e Heine, i due romantici alla moda. C'è anche un po' della
satira di Machiavelli si pensi alla Mandragola - nella messa alla berlina
del povero Immermann, un protagonista dell'Edipo, che nella commedia è chiamato
Nimmermann, cioè il signor Nessuno. E poi il giudeo Heine, sotto
la veste del Petrarca delle feste dei Tabernacoli l'orgoglio delle sinagoghe, il
padre delle genti irrispettose e il traditore del genere umano, uno che nei
loro baci trasmette odore di aglio e di spargitore di cattivi odori dalle loro
boccette. Insulti che fecero rabbrividire gli stimati colleghi, tanto più
che essi credono di essere bravi poeti, attenti avvocati d'impresa, giusti
giudici e grandi amatori di nobildonne. Artisti che stavano sulle labbra e nel
cuore dalla società tedesca, discriminatoria, sessista, capitalista e
filovaticana. I malcapitati poeta e giudice cercarono di smorzare la polemica
ben presto: Immermann, appena seppe della preventiva pubblicazione del
primo atto dell'Edipo, a stretto giro di conoscenza, bolla il nostro Poeta di
essere il Cavaliere errante nel labirinto della metrica, un pupazzo che
balla a vuoto. Nondimeno, Immermann rompe con Heine, lasciandolo indifeso
nella sua strada di esiliato politico perché avversario del regime prussiano
del quale l'avvocato invece è fedele suddito. Vero è che Heine non si contiene più: il mondo accademico
reazionario non accetta un giudeo convertito, un poeta mai pentito di essere
filonapoleonico e per di più un seduttore di nobildonne al fine subdolo di
accattivarsi coloro che promuovono la nomina a professore universitario nelle
università bavaresi. Può un banchiere, ovvero un usuraio, divenire docente
universitario? Questa è la vendetta di Platen, dietro gli insulti sulla scena.
Peraltro una commedia che l'editore Cotta nel 1829 cancellerà da ogni
prospettiva di essere rappresentata, aderendo ai dubbi di moralità del
direttore del Teatro di Monaco von Poißl. Heine non conclude qui la polemica:
nella terza parte dei suoi dei suoi Resoconti di viaggio, i cc. dd. Bagni
di Lucca, afferma con violenza che Platen è un falso uomo, visto
che ogni suo amore ha un che di passivo sul modello greco presente nel simposio
di Platone... Egli è invece una femmina, una di quelli che si credono
donne, uomini che piuttosto sono delle Tribadi (oggi, diremmo Transgender).
Tale natura disgraziata domina nelle sue poesie tanto belle quanto
fuorvianti, oggetto di amori particolari per uomini ... Un amico molto caldo
che da Erlangen a Venezia, da Roma a Firenze, da Milano a Napoli, cerca
ragazzi biondi fra gli studenti...Non era più satira classica, ma critica offensiva, un castello
di accuse esagerate che obbligherà la Corte di Baviera respingere anche Platen
dalla nomina accademica a Erlangen, dove prevarrà invece uno scadente
traduttore di Ghazal, tale Rückert, per ironia della sorte rivale dei tre poeti, ma
filisteo integrale, un classico servo del potere non lontano al moderno
Heidegger filonazista. Intanto il mondo ribolle fra rivolte liberali, rigurgiti
democratici e guerre coloniali. Per esempio, il Portogallo diventa reazionario,
abolisce la Costituzione del 1826 ed è sottomesso al Re Michele, sotto il
benevolo protettorato inglese, dove al Governo la classe imprenditoriale ha
chiamato per primo Ministro Lord Wellington, il vincitore di Napoleone a
Waterloo. Su indicazione dell'economista Ricardo, fautore della libertà di
esportazione e di importazione da e per l'estero, Wellington fa approvare una
nuova legge sul grano da importazione, fissato da dazi variabili, agganciati al
livello dei prezzi sul mercato interno.Ciò
ferma la protesta popolare e rilancia il consumo, ma nel contempo i Whigs
reazionari e grandi proprietari minacciano una forte opposizione. Del pari il
Belgio è in fermento: cattolici progressisti liberali e i democratici
raggiungono un'intesa per annullare discriminazioni rispetto alla popolazione Vallone
di lingua francese, nonché pretendono libertà di stampa, di culto e di
istruzione. Cessano le questioni di influenza sugli staterelli tedeschi fra
Prussia e Russia, che ottiene l'Armenia, ma si riapre però il fronte
russo-turco che fa alla prima conseguire il porto di Varna in Bulgaria. E
anche l'azione dell'inglese lord Bentinck di stampo amministrativo in India
funge da tappo delle questioni interne: si sviluppa in India la sicurezza delle
vie interne, si aboliscono i pedaggi, si migliorano le strade e si organizza il
sistema di coltivazione del tè e del caffè, prodotti alimentari di cui la Gran
Bretagna è ormai forte monopolista, con la conseguente crescita del potere
d'acquisto della piccola borghesia. Nondimeno, Guizot e Buonarroti in Francia
duellano sul futuro politico dell'Europa, dividendo gli intellettuali politici
fra reazionari e rivoluzionari, mentre la classe media trova negli scritti del
liberale Adolphe Thiers, storico della Rivoluzione Francese, una via moderata che
comunque rinnovi la Costituzione del Paese e riapra il processo di riforme
economiche avviate da Napoleone.Non è un caso che nei Miserabili di Hugo sia presente una
larga parte dei personaggi della classe media borghese pronta ad assumere la
guida politica della Nazione. Siamo ormai a una svolta storica per l'Europa,
che perfino il Poeta bavarese in esame sentirà come sua evoluzione artistica. È
il 1830. Mentre a Roma e Napoli succedono rispettivamente a Pio VIII e a
Francesco I, Gregorio XVI e Ferdinando II, sempre sulla scia della c.d.
Restaurazione Assolutista; a Parigi, il discorso di apertura della Camera fatto
da Re Carlo X di Borbone, nel prendere atto di una forte maggioranza liberale,
rigetta ogni apertura al riguardo e con la forza fa sciogliere l'Assemblea
(Marzo). Le elezioni per il rinnovo del Parlamento francese portano a un nuovo
successo dei liberali. Carlo X allora emette quattro ordinanze (25 luglio) che
sciolgono la Camera appena eletta, istituiscono un rigido controllo governativo
sulla stampa e modificano in modo restrittivo la legge elettorale. In risposta
a tali manovre della Corte il popolo parigino prende le armi. È la seconda
Rivoluzione. Operai piccoli e borghesi; come nel 1789, di ideali repubblicani,
assalgono il Comune di Parigi e prendono possesso della Città. Per evitare un
governo democratico e repubblicano, la maggioranza liberale e moderata chiede a
Luigi Filippo d'Orleans di varare una monarchia costituzionale.Luigi Filippo accetta (9 agosto) e fa riscrivere la Costituzione
di Napoleone del 1814, emessa al ritorno dall'Elba e valida per i famosi 100
giorni. È una Costituzione borghese sul modello inglese, peraltro già approvata
in Sicilia fin dal 1812 per quel Regno che però ha natura censitaria e
prettamente riservata a chi è in possesso di titoli di studio e di proprietà.
Le masse popolari democratiche - fautrici di quella Rivoluzione, raccontata
nelle pagine centrali dei Miserabili di Hugo - saranno largamente
insoddisfatte e spesso fino al 1848 non mancheranno di insorgere in nome della
democrazia (si pensi al caso dei Canuts di Lione nel 1831). Belgio,
Germania, Italia e Polonia poco dopo seguono la stessa strada con esiti
diversi: il primo ottiene una netta indipendenza dell'Olanda e una analoga
Costituzione (4 ottobre): la seconda - attraversata da moti popolari in
Sassonia e Assia (citiamo qui il caso dei 7 professori di Gottinga, fa cui i
fratelli Grimm, che riescono a far promulgare al Re Ernesto Augusto di Hannover
una moderata costituzione filoinglese) - vede la Prussia alquanto disponibile a
introdurre alcune moderate riforme amministrative. In Inghilterra, invece, la Costituzione liberale ormai
consolidata da più di due secoli, consente un Governo parlamentare borghese di
coalizione più democratica, guidato da Lord Grey e Lord Palmerston, che
introducono forti riforme amministrative e finanziarie rivolte a continuare,
ora in Cina, una politica colonialista in linea con la domanda di materie prime
necessarie allo sviluppo industriale ormai impetuoso (per esempio, nasce la
linea ferroviaria Liverpool - Manchester per il trasporto di merci e persone,
per la quale viene per la prima volta inaugurata la locomotiva a carbone
progettata dai fratelli Stephenson). Due Nazioni però non raggiungono però i
minimi obiettivi di conquista dei diritti civili di libertà e democrazia: L'Italia
- cui manca ancora il presupposto dell'Unità - e la Polonia, dove
l'oppressione russa persiste al pari di quella austriaca per il nostro Paese. I
moti liberali del 1831 guidati dal Carbonaro Ciro Menotti, diretti a unificare
l'Italia centro-settentrionale, scoppiano nel febbraio e poco dopo anche nello
Stato pontificio, fra Bologna e Rimini, nasce un primo debolissimo Stato, le Province
Unite. L'intervento della Cancelleria austriaca a difesa di Papa Gregorio
XVI, guidata dal Metternich, è pesante: il 26 aprile 1831 l'esercito asburgico
conquista con non pochi morti la capitale Ancona, anche se le Potenze Europee
suggeriscono al Papa di introdurre qualche riforma amministrativa, vista la
debolezza economica di quelle aree.Il papa rifiuta e perciò la borghesia agraria non rimane
soddisfatta, circostanza che favorisce la nascita del nuovo movimento
rivoluzionario di Giuseppe Mazzini, La Giovane Italia, che trova in
intellettuali postnapoleonici fervidi aderenti, legati da ideali liberali e
democratici, quali l'Unità Nazionale, le forma di Stato Repubblicana
e la scelta morale della Fratellanza Universale. La stessa rapida
involuzione del moto avviene a Modena, dove il tiranno Francesco IV, protetto
dalle baionette austriache, fa giustiziare i capi della rivolta, Ciro Menotti e
Vincenzo Borelli. Per la Polonia, il processo azionario è analogo e ancora più
duro.Già nel Novembre del 1830, a Varsavia - sotto il dominio russo
autorizzato dal Congresso di Vienna del 1815- una forte insurrezione popolare
riesce a cacciare la guarnigione russa, cui segue un governo rivoluzionario
liberaldemocratico. Ma meno di un anno dopo, l'esercito russo, forte
dell'appoggio austroprussiano, massacra i patrioti polacchi nella battaglia di Ostrolenka
e riprende Varsavia (settembre 1831). E nel gennaio del 1832, il nuovo governo
russo - nominato dallo Zar Nicola I Romanov - fa abrogare la Costituzione del
1830 e opera una persecuzione sistematica di tutti i rappresentanti del
parlamento repubblicano. Non concede alcuna riforma amministrativa, né alcun
diritto civile.Molti esponenti sfuggono all'arresto e riparano in Francia, dove
formano un'ampia associazione rivoluzionaria. Anima di tale movimento, sarà il
musicista polacco Chopin (1810-1849). Arrivato a Parigi, ultima città abitata
fino alla morte, conosce Heine e solidarizza con Liszt, Berlioz e Meyerbeer,
senza contare uno speciale affetto per il giovane Wagner, all'epoca invasato di
idee liberali. Pieno di spirito popolare, Chopin scrive mazurche, danze
polacche, notturni, la Grande Polonaise Brillante per pianoforte e
orchestra, e varie composizioni nostalgiche sul suo Paese, che infiammano i
giovani di tutta Europa, primi fra tutti Mazzini, Marx, Bakunin e Herzen.
Spicca poi fra gli scrittori in esilio dell'epoca Adam Mickiewicz (1798-1855),
le cui poesie in esilio a Roma e a Napoli, sono di stampo patriottico e di
indignazione per le stragi compiute da militari russi nei confronti delle
popolazioni di villaggi spesso inconsapevoli della rivoluzione (pensiamo alle
stragi odierne di Gaza e in Libano). Proprio in questo periodo, Platen scrive l'opera che lo
distingue definitivamente dalla classica interpretazione di poeta puramente
moderato, di belle forme, di ricercatore della bellezza coerentemente in linea
con l'ideale filogreco di Winckelmann. Neppure la citata reazione dell'Edipo
Romantico contro Heine aveva avuto qualche effetto a suo favore. Il
malessere malinconico lo perseguita a Roma e nei viaggi di quell'anno per
l'Italia centrale. Vede e incontra però i tanti esuli polacchi a Perugia, a
Firenze, a Cortona, sul Trasimeno, in Maremma, ad Arezzo, la prima casa del
Petrarca; il Vasari e Pietro l'Aretino erano fra i suoi libri preferiti (vd. le
pagine 237-255). Poi fino a Genova, Spezia e Porto Venere, Milano. Infine, di
ritorno a Siena, ospite del nobile tedesco von Rumhor, che in Toscana abita da
anni, intento a raccogliere e a pubblicare ricette locali che giudica
essenziali per conoscere la storia d'Italia. Siamo già nel 1829, con l'Edipo
Romantico, ormai terminato, Platen ritorna ancora a Venezia. Ancona,
Senigallia, Pesaro, Ravenna, ogni città una sosta, un quadro, una villa, un
monumento.Uno stile di scrittura da viaggio che lo accomuna all'odiato
nemico Heine, una inconsapevole affinità fra diversi che la critica odierna,
anche della Becheroni, non mancheranno di segnalare. Spedito a Cotta, l'Edipo
Romantico, già pubblicato, non decolla a teatro. Ne vedemmo la conclusione
infruttuosa, per di più lo scherno consegnatoli da Heine, gli bruciava. Poveri
genitori, Poveri amici, che dirà Schelling? Quelle oscenità di Heine, erano
forse la sua Waterloo? Trieste già gli appare fredda per clima e per persone.
Venezia altrettanto. Meglio tornare a Roma. Qui, Platen, pur mantenendo una
certa nostalgia, nell'estate del 1829 rivede gli amici: Thorwaldsen, Rebhbenitz
e Röstel, Rauch e
Waiblinger. Non c'è più l'amato Kopisch, ma se ne fa una ragione. Intanto, il
1830 si mostra al Poeta freddo e doloroso. Sta male per il Carnevale
nello spirito e nel corpo. Un lungo Marzo a letto e poi a Primavera la
scelta: rivedere Napoli e dunque risalire nello spirito. Ma l'aria della città
e del mare lo salveranno? Sceso in un albergo sul golfo di Napoli il 1° Maggio
del 1830; il Poeta viaggia spesso per Sorrento, dove conosce spagnoli, inglesi
e tanti tedeschi. Sicuramente molti esuli polacchi, che gli leggono i canti del
poeta Mickiewicz e le sue filippiche contro lo Zar Nicola. Finalmente fra le
sue conoscenze qualche donna, per esempio la signorina Linder,
studentessa a Monaco di Schelling (scovata acutamente dalla Becheroni a pag.
278), incontrata fra i vicoli di Napoli e in trattoria, che quasi lo dileggia
per le sue singolari rime d'amore. Platen rimane silenzioso e interdetto a
scrivere versi un po' diversi nelle taverne dei Quartieri Spagnoli. Lo incontra
l'amico Gründel e lo saluta contento di rivederlo a poetare d'amore… Ma Platen
gli ribatte serioso: Non scherzare sulle cose serie. Ho saputo dei moti
d'Europa dopo la fine di Luigi Filippo di Francia. Ora sono a fianco dei
Polacchi contro i tiranni della Russia. Un nuovo salto di qualità di
Platen. Una sterzata artistica di prima potenza. È il 1831, al tavolo da pranzo
ora stanno le bozze dei cc.dd. Canti polacchi. A dire di Giuseppe
Farese (vd. Poesia e rivoluzione in Germania, 1830-1850, Laterza,
Bari, 1974) essi rappresentano dopo la riscossa antinapoleonico di Körner, una
poderosa e ironica invettiva di un nobile aristocratico contro il mondo
militare tedesco. Finalmente libera è la sua versificazione da uno scostante
virtuosismo lirico classicheggiante, finalmente ottenuto a vantaggio di
contenuti nuovi. Certamente la decadenza delle realtà formali a vantaggio delle
verità popolari è appena accennata. Ma il volontario esilio in Italia, la
feroce polemica con Heine, l'amore per la libertà e l'odio per i tiranni, sono
una svolta rivoluzionaria che ci danno un Poeta al limite fra classico e
romantico, un entusiasta per la lotta di liberazione nazionale del popolo
polacco. Cos'altro poteva fare se non opporsi alla politica del Congresso di
Vienna? Se non criticare un Tiranno? Forse, come suggerisce la Becheroni, anche
i Polenlieder sono poesie d'amore per chi combatte eroicamente per la
libertà, per un ideale, consapevoli di avere per nemico una forza invincibile (pag.
280). Una poesia qui valga per tutte:E Lui balla a MoscaAmmirate le rosse stelle che brillano su Varsavia,/la città dei
Vostri Padri, e Voi poveri polacchi,/finitela di piangere! E anche se il cuore
vi scoppia in gola,/lasciatelo stare, lasciatelo danzare il Re a Mosca.../Mai
un Re così attento al suo popolo si è visto... /Mentre morte e miseria danzavano
con voi,/anche lui pensava di danzare con Voi/e quando seppe del Vostro
dolore/organizzò per voi una festa da ballo,/e perfino ora sta danzando a
Mosca./Guardate come sono belle le sue purpuree scarpette,/cercate presto un
cuscino dove potrà riposare./E
mentre danza, pensa bene al suo popolo/quanto affetto alle donne mongole e
chirghise mostrava.../E tu, madre polacca, perché piangi?/Perché i tuoi gemiti
forse possono mitigare fame e gelo?/A te o Polonia, ben più di questo va
dato!/Vi prego, o Polacchi, lasciatelo da solo danzare nel suo caldo Palazzo
d'Inverno! Nel frattempo, dopo la morte del padre ad Ansbach e il
trasferimento della madre a Monaco, sicuramente meno ricca del passato e ora
titolare di una modesta pensione legittima del consorte. Platen, lasciato senza
speranza di risorse dall'abbandono di Cotta; per fortuna ottiene un vitalizio
annuo di 500 fiorini quale effetto della nomina come Poeta di Corte da
parte dell'Accademia bavarese di Scienze. Saranno il principe ereditario Max e
il duca Graf von Pocci, di passaggio a Marzo del 1832, a rivederlo a Napoli,
per poi però riportare alla madre non buone sue notizie di salute. Qualche mese
dopo, il Poeta incontrerà la madre. Dopo due anni napoletani - dove era
divenuto amico del Principe Ranieri e dopo aver conosciuto Leopardi, legato a
lui di un affetto sincero - Platen ritorna appunto in Germania. La Becheroni
magistralmente rievoca i giorni del 1833, ormai, gli ultimi, accanto alla madre
invecchiata e ingobbita. Presto la voglia di ridiscendere a Roma diverrà una
necessità. E la nostra biografa a pagg. 285-286 ci ricorda che in quelle lunghe
giornate d'estate, Platen si dà alla storia moderna: compaiono ancora per Cotta
il dramma storico La lega di Cambrai; una Storia del regno di
Napoli dal 1414 al 1443 (apprezzata dal Croce come fonte opportuna per la
sua Storia); La fondazione di Cartagine, il Regno degli
Spiriti, decine di epigrammi. Corregge il dramma classico Gli Abbassidi,
che sarà pubblicato postumo. La nostalgia di Venezia e Napoli, supera la
presenza dalla madre ormai troppo invecchiata. E nel 1834 riprende a viaggiare,
ed è di nuovo a Napoli. Come si è anticipato, a settembre frequenta Leopardi, cui dedica
una pagina di lodi a margine dell'Edipo Romantico, che volle riscrivere
più per puntiglio di drammaturgo amante di Aristofane, che non per ripicca
contro Heine, nondimeno perdutosi a Parigi da giornalista, esiliato, ma pronto
a riprendere la lotta contro la reazione conservatrice impersonata da Luigi Napoleone,
ormai pronto a ricostruire l'Impero. A Firenze, nel 1834 passerà l'inverno,
soggetto a coliche addominali molto frequenti, prodromiche a quelle che lo
porteranno a breve alla morte in Sicilia, dopo una oscura brevissima permanenza
a Siracusa, aggredito dal colera secondo la versione ufficiale, muore qui per
motivi forse ben diversi.Contemporaneamente, la situazione storica generale, fra il 1832 e
il 1835, rimane in movimento a vantaggio della politica reazionaria, sempre
sulla difensiva rispetto ai moti liberali che portano qualche riforma in
Francia. È per l'immobilismo al Papa Gregorio, che Metternich decide di
intervenire di nuovo ad Ancona per reprimere l'ennesima insurrezione (Gennaio,
1832). L'arrivo delle truppe austriache spinge il Pontefice a condannare la
libertà di coscienza e di stampa, nonché il diritto di rivolta contro un
tiranno. Anche il movimento cattolico - liberale di Lamennais è nel mirino. In sintesi, l'enciclica Mirari
Vos segna una reazione della Chiesa non inferiore alla vecchia Santa
Alleanza del 1815. Di più: anche la Francia di Luigi Filippo, col primo
Ministro generale Soult, ufficiale napoleonico, si allinea all'Europa
continentale di Metternich e di Nicola I. Solo nella Gran Bretagna di Lord
Grey, spiccatamente liberale (il c.d. partito Whig) non si fa alcuna marcia
indietro: malgrado il diniego della Camera di Lord nettamente conservatrice, è
approvata una nuova legge elettorale, che allarga la platea degli elettori a
tutti i capifamiglia che son proprietari o affittuari terrieri al di là
dell'estensione della tenuta agraria.Operazione
che è sostenuta da intellettuali romantici come Charles Dickens e Thomas
Carlyle. Peraltro, la politica assolutista del Cancelliere austriaco investe la
Germania renana, in quanto stabilisce per tutte la Confederazione germanica un
decreto di polizia che obbliga ogni Sovrano tedesco a rigettare ogni progetto
di legge contenente norme più aperte alle libertà civili, specialmente connesse
ad assemblee pubbliche. Malgrado la cultura moderata cattolica cerchi di
mediare fra istanze liberali e potere temporale della Chiesa - per esempio, il
saggio del Rosmini favorevole al cattolicesimo liberale, le cc.dd. cinque
piaghe della Santa Chiesa, prima respinto dal Santo Uffizio Romano e poi
pubblicato nel 1848 - benché poi esca a Torino la biografia di Silvio Pellico Le
mie prigioni, una storia di vita liberale, pacata e amara testimonianza di
un'esperienza tragica di prigionia, accettata con dignità e spirito
patriottico; la guerra fra ideologie liberali e conservatrici non
risparmia le relazioni estere. Infatti, monta lo scontro militare fra il Pascià
d'Egitto e l'impero ottomano come appendice della guerra europea contro lo
stesso Impero e l'improvvisa conquista dell'Anatolia da parte degli Egiziani.
Si formano due coalizioni, con la Russia sempre in gara per occupare le terre
balcaniche e la Gran Bretagna a difesa del Sultano Ottomano. Una pace sorge per
fortuna con rapidità: mentre le Potenze occidentali impongono come loro
candidato al nuovo regno greco Ottone di Wittelsbach, figlio di re Luigi di
Baviera; l'impero turco riprende Damasco, Acca e Aleppo, nonché l'Anatolia. Un
gioco di poteri e alleanze nel Mediterraneo Orientale non dissimile
dall'attuale crisi del Mar Rosso e lo stretto di Hormuz. I fermenti italiani
proseguiranno nel 1833, primo fra tutti le solite insurrezioni liberali
carbonare, per esempio a Torino, dove Carlo Alberto, appena eletto Re di
Piemonte e Sardegna, non manca di attività repressiva. Come pure a
Münchengrätz, i rappresentanti di Russia, Prussia e Austria confermano con un
Protocollo la famigerata Santa Alleanza e il relativo diritto di
intervento militare a sostegno delle Case Reali. Ideologia internazionale che
però non limita la Gran Bretagna a decretare l'abolizione della schiavitù nelle
colonie, senza contare l'entrata in vigore di una legge a tutela del lavoro
minorile nelle fabbriche. L'Oliver Twist di Dickens, appena stampato a
Londra, comincia a fare strada nella coscienza sociale.Inoltre
il Sartor Resartus del Carlyle, critica la società capitalista in nome
dell'Idealismo liberale e l'Ettore Fieramosca di D'Azeglio stimola la
domanda patriottica. Saggi e romanzi che Platen conosce lungo il suo
peregrinare in Italia in quel biennio, caratterizzato dal passaggio del Poeta
verso la Storia e il mondo esterno, ormai acquisito, se non nello stile quanto
meno nella sostanziale ricerca dell'uomo moderno. Pur non cessando la passione
per la filologia classica-per esempio, l'interessante corrispondenza col
filosofo Johannes Minckwitz, uno dei primi biografi di Platen e primo curatore
delle opere postume nel 1852 - continua a soggiornare a Venezia, a Firenze e a
Napoli. Soste che la Becheroni sintetizza attraverso le passeggiate del Poeta
nel Golfo di Napoli, il Vesuvio le lunghe gite con Ranieri, nonché nelle cene
con amici all'Osteria Villa di Londra, un locale napoletano denso di
stranieri, dove fra pasta, pizza e vini locali, ci si scambia storie, versi e
pettegolezzi. La fortuna di stare a Napoli, scrive nel Diario, dove
fuoco, sole e mare possano lenire il senso di solitudine che opprime gli animi
di tanti esuli, specialmente lontani da casa per aver difeso i diritti di
libertà politica e umana come è avvenuto per il nostro Poeta. Chissà di cosa si
discute al Caffè nel 1835? Forse dell'attentato nuovo primo ministro francese
Mortier e alle nuove leggi di Settembre che limitano la già scarsa
libertà di stampa e gli arresti illegali di oppositori politici? Forse
dell'irlandese Peel, onorevole ai Comuni che se dimette dal Governo liberale
Tory e del ritorno del governo Whig di Lord Melbourne? O della successione a
Vienna del malaticcio Ferdinando I sul trono asburgico, di fatto retto
politicamente dall'onnipotente Metternich fiero nemico di ogni liberale e amico
di quel Nicola I prototipo del sovrano più retrivo d'Europa? E che dire dei
Turchi a Tripoli, dei Coloni Boeri in fuga dal sud Africa e delle loro
scaramucce coi Zulù? Quanto poi alla Compagnia delle Indie e del loro occulto
commercio d'oppio in Cina, oppure della rivoluzione dei coloni anglosassoni del
Texas contro il tiranno messicano Santana? E si può anche pensare che in quel
salone qualcuno legga l'ultima edizione dei Canti di Leopardi, oppure
sfogli il papà Goriot di Balzac, il Paracelsus di Robert
Browning, La morte di Danton di Büchner, senza contare Le favole di
Andersen, arrivate a Napoli fra i tanti viaggiatori discesi dai primi piroscafi
a carbone che colà attraccavano dalla Spagna. Sicuramente, Platen avrà
ascoltato al S. Carlo la prima della Lucia di Lamermoor di Donizetti
scritta dal liberale Cammarano, un tema romantico di amore e morte in scena con
uno stile vocale che lo impressiona al pari del pubblico napoletano.
Circostanze molto ben messe in luce dell'autrice della sua biografia citata,
quando il Poeta passeggia anche in via Toledo e nelle vie antistanti, dove
abita proprio Leopardi in casa Ranieri.Coinvolgente
è il dialogo fra i due Poeti, presentato alle pagine 298-299 della predetta
biografia, specie nel comune sentimento di piacere nel vedere pubblicati i loro
Canti. Gioia per Leopardi, ma un senso di mestizia e quasi di rabbia a
stento contenuta per August. Frasi che si concludono con un pensiero che pare
provenire dall'Autrice: che cosa terribile essere costretti ad attendere il
giudizio di un editore, (o peggio di un funzionario di Stato ignorante come
avveniva nel Regno borbonico) anche sulla poesia. E di rincalzo
Leopardi aggiunge: Editore o funzionario chino a tentare di scoprire nelle
mie povere parole ogni velata minaccia contro l'Autorità dello Stato e della
Chiesa. Noi poeti siamo molto pericolosi. Comunque
sia, scrivere, per il poeta, è sempre più difficile, tanto più che cresce in
lui e in città un'ulteriore preoccupazione: oltre il Vesuvio che tuonava e
bruciava, oltre le tante scosse di terremoto connesse, a Napoli aumenta la
diffusione del colera. È nota la ricerca di un capro espiatorio per
giustificare nelle masse dell'800 la propagazione: le ricerche storiche di Paolo
Sorcinelli sull'uomo malato nella storia moderna (del quale vd. Il
quotidiano e i sentimenti, viaggio nella storia sociale, Milano,
2002 pagg. 129-133) mettono in rilievo la presunzione di essere vittime del flagello
divino, o di essere sepolti vivi, nella Napoli dove l'ambasciatore
britannico William Temple, fin dal luglio del 1835, esorta il fratello minore
di Ferdinando II, il Principe Carlo, ad allontanarsi dalla Puglia già
ampiamente colpita dall'epidemia originata in Crimea. Ma quando Platen chiede
al caffè notizie e come preservarsi dal morbo, si rimane evasivi, distratti o
comunque rassegnati alla morte. Gli frulla allora in mente di andare in
Sicilia, come se il mare fosse uno scudo di fronte alla sporcizia, alle scarse
norme igieniche nei teatri e nei luoghi pubblici.Può
Platen aspettare a Napoli di morire ora che le aspettative di vita gli sono
migliorate? E dunque decide di andare per la prima volta in Sicilia, come il
Vate di Weimar, che lo aveva preceduto con animo non dissimile occorreva
andare! Perché come Goethe cercava una terra bella e fiera, piena di arte,
figlia di una storia dove decine di civiltà si erano avvicendate. E poi da
Palermo a Catania, poi Taormina e Messina... E invece, di nuovo le facezie e le
critiche dei napoletani, che temevano più i Borboni che non un colera ancora
fantasma. Anzi quasi quasi meglio il colera, una sorte di scure necessaria
della Storia... E un bel mattino, al caffè un tale parla tedesco e gli si
presenta: Anastasio Grün, nome d'arte del conte Anton Alexander von
Auersperg di Lubiana. Un liberale austriaco e partecipante eccelso, difensore
del Vormärz, il movimento politico liberale e democratico, nazionalista
e socialista, contro la Santa Alleanza. Fiero avversario di Metternich,
favorevole al passaggio dall'economia agraria a quella industriale; ma anche
decisamente aperto a sanare i problemi sociali sul modello inglese.Grün
lo auspica con metafore e similitudini che trae dalla classicità per estenderle
al mondo loro contemporaneo, come nel caso delle sue passeggiate di un poeta
viennese, del 1831, quando lo sguardo del passante si posa sui poveri per
le strade, i bambini abbandonati, le donne di strada, contadini e gli operai
che cercavano di sfamare i propri figli, privi di istruzione e ammalati in
tuguri malsani dove prosperava il colera, il tifo e la tisi. Il nostro Poeta nel
diario ci offre un'immagine positiva del collega, di cui apprezza l'attenzione
popolare amata dallo scrittore Grillparzer, coevo di Platen, indice del clima
di reazioni democratiche in Austria e Germania fra intellettuali e
progressisti. Era un movimento che si contrapponeva alla letteratura
conformista e filogovernativa - il cc.dd. Biedemeier - con autori di
rilievo come Lenau, Büchner e soprattutto Heine, scrittore che per tali
simpatie è considerato un pontefice verso il realismo socialista già
prima del 1848. Platen ne era già convinto, come si è anticipato con le poesie
filo-polacche ed era un profeta delle novità politiche che andavano
costituendosi al di qua del Reno. Intanto,
a metà agosto del 1835 Platen al colmo della crisi psicologica e con qualche
dolore interno, con costanti coliche renali e addominali, dispone per
testamento di lasciare il patrimonio poetico all'amico Friedrich von Fugger,
che nei decenni successivi provvederà a pubblicare i suoi sonetti e ghazal.
Tuttavia la paura di essere contagiato dal colera, stimolata dai suoi frequenti
disturbi digestivi, lo perseguita tanto che decide di ritornare in Sicilia. È
il settembre del 1835, quando il nostro August traverserà il Tirreno da Napoli
ancora una volta per Palermo. Qui, nelle ultime pagine della biografia della
Becheroni, scorrono gli ultimi giorni della sua vita. Da pag. 307 a pag. 342,
emerge dalle pagine del diario qui abilmente tradotte, una contraddizione non
tanto del Poeta, quanto e piuttosto quello che la letteratura critica del '900
- e Thomas Mann in particolare - ha voluto definire. Come Visconti ci mostra
nel suo capolavoro Morte a Venezia, film del 1971, è riaffermata la
lettura di un Platen protodecadente, morto in Sicilia e a Siracusa perché
ammalato di bellezza e consunto dall'essere un diverso incompreso. Però la
descrizione di Palermo ora è più approfondita, il lungo viaggio interno
dell'isola, fra Caltagirone, Palagonia, Lentini e la strada per Siracusa, dove
scrive di volersi rifugiare, per evitare il morbo, ci dicono qualcosa di
diverso. Invero, guardiamo le fonti ufficiali della sua fine, vale a dire la c.d.
verità razionale. Premesso che il diario si chiude definitivamente il 12
novembre del 1835, con la sua entrata a Siracusa, latore di una lettera di
raccomandazione per la sua assistenza destinata all'archeologo marchese Mario
Landolina; Platen è finito a soggiornare in una locanda popolare in Via Amalfitana
nell'isola di Ortigia.Dalla
corrispondenza del Marchese con la madre del Poeta, emerge che questi, per
effetto di un sovraccarico di alcolismo e da un suo eccessivo uso di farmaci
non idoneo a spegnere i dolori da coliche renali, moriva il 5 dicembre. Inoltre
dalla documentazione del Marchese stesso e da fonti del Comune, è noto che fu
sepolto nel giardino della sua villa, accanto al cimitero protestante, per il
fatto che di tale fede fosse ritenuto appartenente. Una serie di tracce è
segnalata dallo storico siracusano Salvatore Chindemi, nell'orazione funebre
letta a Siracusa nel 1869, in occasione della costruzione di una statua in
onore del Poeta, frutto della pubblica sottoscrizione organizzata da patrioti
tedeschi e italiani. In merito alla sua fine, tragica e misteriosa, la
Becheroni magistralmente ipotizza una soluzione verosimile, al di là delle
valutazioni quasi esoteriche, o meglio sentimentali di Mann, che nel suo famoso
saggio del 1930 aveva parlato come causa di morte una strana sovraeccitazione,
un esaurimento da contrizioni sentimentali, dove il morbo
del tifo o del colera avrebbero celato lo stato di solitudine estrema che lo
avrebbero forse portato al suicidio (del resto, anche Heinrich von Kleist lo
aveva posto in essere nel 1811, gesto scientemente conosciuto e giustificato
dal giovane Platen, cui Mann attribuisce i panni del malinconico Tristano e
nell'immortale spirito melanconico di Don Chisciotte, cui fa dire che Qualunque
pur tenue legame/che unisce fra loro gli Spiriti/Continua ad agire ciecamente
per incalcolabile tempo.Invero,
nella biografia più volte citata, alle pagg. 332 e ss., forse le più romantiche
dell'opera, si mostrerà al lettore una certa paura di morire. La predizione di
una vecchia indovina domina una notte di straordinaria malinconia, un lento
spegnersi del Poeta e le comiche reazioni del Landolina di fronte al cadavere,
duettate con arguzia insieme alla proprietaria della locanda e di uno Speziale
corso in ritardo al capezzale, forse pentito degli strani farmaci fatti bere al
povero ammalato. Elementi di umorismo pirandelliano che non sarebbero
dispiaciuti allo scrittore della Forchetta fatale. Poi, l'epilogo ad
Ansbach, alla fine di dicembre del 1835. Uno sguardo pietoso e severo che la
biografa lancia sulla madre Christine Luise, un ritratto di una vecchia pentita
di come aveva trattato il figlio, di cui angosciata legge la fine attraverso
una discutibile lettera del nobile siracusano. Il corvo della morte,
accovacciato sulla finestra, la fissa con aria di rimprovero, come se ci fosse
il figlio ad accusarla per averlo ingiustamente maltrattato. Di
fronte a questa interessantissima conclusione sentimentale, non possiamo che plaudire,
ma una considerazione razionale ci sembra infine opportuna: chi già legge il
saggio-romanzo della Becheroni, non può non spiegare una questione che ci sorge
spontanea: se è vero che i suoi diari rappresentano di fatto una sorta baedeker
turistico dell'Italia di primo '800, una guida turistica più o meno tascabile
che riporti notizie utili per visitare musei e città italiane; se è vero che
delle città siciliane dà buone notizie, soffermandosi perfino a Caltagirone e
Lentini; è anche vero che dei monumenti di Siracusa tace. Se il diario -
iniziato nell'edizione francese il 22 ottobre del 1813 - ha per Platen la
singolare natura di valvola di sfogo di tensioni, speranze, disillusioni e
prospettive; se esso conserva fra le righe una natura liberatoria - o di
rimozione e sublimazione come ebbe a rilevare Freud non appena ne lesse le
prime pagine pubblicate nel 1896; la scarsità delle informazioni che reca dal
12 novembre al 5 Dicembre data dalla morte è alquanto strana. Noi azzardiamo
un'ipotesi: a leggere le trepidazioni amorose di tanti coetanei presenti in
quelle pagine - il monacense compagno di accademia militare Brandenstein; il würzburghese Schmidtlein,
il collega di Erlangen von Rotenhan; nonché gli amici Waiblinger a Roma e
Kopisch a Napoli - suona sospetto che nelle quasi tre settimane di Siracusa
nessun presunto amato sia stato citato. Ché forse qui abbia trovato finalmente
il suo amore corrispondente, tanto da distrarlo dalla scrittura? Un quesito che
lasciamo ai cultori del Poeta. Certo è che la improvvisa morte del Poeta
interrompe ineluttabilmente il suo nuovo cammino estetico. Il suo breve viaggio
verso la morte - in un contesto storico che del pari ha per teatro la fine di
un primo tempo di disperazione e un terzo tempo più illuminato, con un secondo
tempo di speranze - giunge a riflettere i passaggi dell'ode di Tristano,
non per caso un suo verso adottato come titolo del libro. Becheroni e lo
scrivente sono penetrati nelle memorie di quel tempo lontano, nelle pieghe del
suo disagio, svelandone spesso il non detto, disegnando le belle forme del suo
linguaggio, ma scavando nel suo tormento interiore. E la critica di Goethe - und
hätte der Liebe nicht - che gli imputa forse superficialmente; secondo il
critico Gunnar Och nel 2012 merita una indifferibile revisione. Bibliografiaoltre
alle fonti citate nel testo, vd. ·
AUGUST VON PLATEN, Poesie (1816-1834), Elliot edizioni, 2019, a cura di
ANDREA LANDOLFI.·
Per le nuove riletture di von Platen in Germania, vd. GUNNAR OCH, August
Graf von Platen,1796-1835, ed. Università
di Erlangen, 1996 (ultima edizione 2012).