mercoledì 21 ottobre 2026

Introduzione alla storiografia quinta parte. Il rimpianto degli antichi costumi decaduti in Catone, Sallustio, Tito Livio e Tacito.


 

“Ma soprattutto: c’è una linea unitaria, come un filum, che nella storiografia romana conduce da Catone a Sallustio a Tacito. Questi tre storici insistono particolarmente sulla disciplina et vita dell’Italia (Catone), sulla cura degli antichi pro Italica gente (Sallustio), sulla necessità di conservare l’antiquus mos italico e di impedire-per una malintesa tendenza provinciale-il decadimento economico dell’Italia (Tacito)…il filum Catone-Sallustio-Tacito è per eccellenza significativo nella storia della storiografia romana” (Mazzarino, Op. cit., vol2, pp. 459 e 460)  .

Direi che questo filum passa anche per Tito Livio che celebra gli antiqui mores e lamenta il decadere della disciplina e il dilagare dei vizi con l’avvento della ricchezza e del lusso: “ad illa mihi pro se quisque acriter intendat animum, quae vita, qui mores fuerint, per quos viros quibusque artibus domi militiaeque et partum et auctum imperium sit; labente deinde paulatim disciplina velut desidentes primo mores sequatur animo, deinde ut magis magisque lapsi sint, tum ire coeperint praecipites, donec ad haec tempora , quibus nec vitia nostra nec remedia pati possumus, perventum est” (Praefatio, 9), a quegli aspetti ciascuno rivolga attenzione con acutezza, quale tipo di vita, quali sono stati i costumi, gli uomini e le capacità attraverso i quali l’impero è stato creato e ingrandito; poi mi si segua con attenzione per vedere come, decadendo quindi un poco alla volta la disciplina, rilassandosi in un primo tempo i costumi, siano poi caduti sempre più in basso e abbiano preso a precipitare, finché si è giunti a questi tempi, nei quali si è giunti al punto che non possiamo sopportare né i vizi né i rimedi.

 

Non manca comunque la storia contemporanea nei laudatores temporis acti

Con questo non voglio dire che la narrazione dei fatti recenti sia senza peso nella storiografia latina: “Un segno della forte ispirazione politica della storiografia latina si potrà scorgere anche nel peso notevole che in essa ha la storia contemporanea , anche se questa caratteristica è comune con molta storiografia greca, anzi con gli storici greci più celebri…L’opera di Sallustio è tutta legata al problema della crisi della società e dello stato, crisi da lui vissuta: anche il periodo più lontano da lui trattato, quello del bellum Iugurthinum , lo interessa “quia tunc primum superbiae nobilitatis obviam itum est”, cioè perché è cominciata allora, secondo lui, una lotta politica che ha scosso e dilaniato la repubblica fino ai giorni dell’autore.

Se Asinio Pollione lascia il coturno per scrivere storia, lo fa per rievocare la guerra civile alla cui vicenda egli stesso ha partecipato…Non è per caso che Tacito incomincia la storia dell’ieri, dalla storia della crisi del 68 e degli imperatori Flavii per risalire poi indietro; anche le fonti narrative di cui si serve, sono spesso contemporanee agli avvenimenti narrati; i senatori storiografi a cui attinge, scrivono in parte già sotto lo stimolo del problema della libertà e del principato….Siamo abituati a rappresentarci i Romani come custodi delle loro memorie antichissime; meno ricordiamo l’interesse, quasi l’avidità del pubblico romano per la storia contemporanea…Livio nell’incominciare la sua vasta opera dalle origini è ben consapevole che i più dei lettori avranno fretta di arrivare alla storia dei propri tempi (Praef. 4): “haud dubito quin primae origines proximaque originibus minus praebitura voluptatis sint, festinantibus ad haec nova”; la storiografia adempiva in parte la funzione che ha per noi la testimonianza immediata della stampa quotidiana, e appassionava il pubblico proprio per quello che a noi può dispiacere, la sua aggressività polemica, la sua tendenziosità più o meno scoperta” .

E’ comunque vero che gli eventi contemporanei o comunque recenti ricevono largo spazio dagli storiografi antichi: “E’ evidente che questi “grandi” storici tendevano in effetti a scrivere esclusivamente o prevalentemente di fatti appartenenti al passato prossimo. Erodoto scrisse sulle guerre persiane, un avvenimento della generazione precedente; Tucidide scrisse la storia della contemporanea guerra del Peloponneso; Senofonte si concentrò sulle egemonie spartana e tebana (404-362 a. C.) di cui era stato testimone; Polibio cominciò a lavorare sul serio dalla seconda guerra punica (218 a. C.) e scese giù fino ai suoi giorni, fino al 145 a. C. Lo stesso vale per Sallustio, Livio, Tacito (che coprì i cento anni precedenti) e per Ammiano Marcellino (che dedicò 13 libri al periodo 96-352 d. C. e i restanti diciotto alla storia di soli ventisei anni). La stessa tendenza verso gli avvenimenti prossimi alla contemporaneità doveva trovarsi in altri storici di grande reputazione le cui opere sono ora perdute, eccetto che per frammenti. Teopompo scrisse degli avvenimenti dominati dal suo contemporaneo, Filippo II di Macedonia; Eforo trattò della storia greca arcaica in dieci libri, ne dedicò altri dieci al V secolo a. C. e riservò approssimativamente dieci libri agli anni 386-340 a. C. ; Timeo riempì la maggior parte dei 38 libri della sua storia dei Greci d’Occidente (soprattutto siciliani) con gli avvenimenti del suo tempo-grosso modo gli anni 340-288 a. C. ; Posidonio continuò Polibio per l’ultimo secolo dal 143 a. C. ai suoi giorni, circa il 70 a. C.”. Princìpi di metodo vennero avanzati per giustificare questa preferenza per la storia quasi contemporanea. Erodoto sottolineò l’importanza di riportare quello che uno aveva visto e udito- e diede risolutamente la preferenza a ciò che aveva visto. Tucidide fece dell’esperienza diretta il primo requisito di una corretta storiografia. Anche Polibio sottolineò la capacità di intervistare i testimoni degli avvenimenti e l’esperienza diretta (XII, 45, 3; XII, 25b, 4) e si vantò che il periodo principale della sua storia cadesse entro la durata della vita di persone alle quali si potevano porre domande (IV, 2, 2)” .

Avvertenza: il blog contiene 12 note e il greco non traslitterato

Bologna 22 ottobre 2026 ore 8, 51 giovanni ghiselli

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