martedì 20 ottobre 2026

Viaggio in Grecia agosto 1981 undicesimo capitolo. La preghiera sull’ombelico del mondo. Apollo e Dioniso i numi invocati.


 

La mattina del 22 agosto salimmo sul santuario scosceso a pregare.

Camminammo su per l’erto pendio dall’ingresso alla cima del sito e rivedemmo  i templi, il teatro e lo stadio.

Ifigenia era attenta e commossa.

Disse: “gianni, preghiamo per i beni supremi : chiediamo di mantenere vivo il nostro spirito artistico e mistico respirando questa atmosfera sacra e venerando devotamente il nume presente: qui vive Apollo, il nostro dio custode.

 Arrivati al teatro, pregheremo Dioniso, dio nostro tutore  anche lui,  perché ci dia la forza di creare bellezza, poi, percorrendo lo stadio, deprecheremo la decadenza inflitta dal tempo, il cormorano che ci azzanna e divora facendoci a pezzi.”

 

Ricordi lettore? Eravamo già stati nel luogo sacro l’anno prima con la bianca Volkswagen, dopo una Debrecen inquieta e pure noiosa.

Allora pregammo per il nostro amore già malandato. Apollo non volle ascoltarci. Altro preparava il nume per noi. Il nostro rapporto andato a male non poteva salvarlo  nessuno, nemmeno Lui. Era diventato un disamore.

Questa seconda volta pregammo per l’arte.

Era questa la devozione giusta. I miei lettori e allievi ora sono milioni in tutto il mondo

Non ho chiesto la grazia soltanto per me: voglio spingere quanti mi leggono al bello morale che i miei maestri greci, intendentissimi della bellezza, non distinguevano da quello estetico, anzi li riunivano in una parola: kalokajgaqiva. 

Io miro a un’arte che sappia educare a questo valore supremo. La bellezza senza bontà trasmette la noia dell’incompiuto. Come molte pagine del vate di Pescara, per esempio.

Anche l’amore senza morale diventa noioso.

Mirando al piacere dei sensi ho centrato il dolore perché il bersaglio era bello senza essere buono. Quindi ora cerco di compensare il difetto con una didattica  e una scrittura etiche oltre che estetiche.

Un’arte della parola capace di squarciare il velo delle apparenze fallaci, dei luoghi comuni ingannevoli, delle lusinghe adescatrici, degli orpelli fasulli, per raggiungere il bello morale, la meta che sola dà una gioia sicura che non invecchia, non declina, non precipita nell’orrido abisso  dove  si annientano tutte le parole e le immagini false, mentre la potente bellezza  della parola onesta  continua a percorrere eternamente l’altopiano della verità, muovendosi  con  un volto pieno di luce, con membra armoniose, lisce e compatte. Chi la legge diventa più buono e più bello.

 

Bologna  20 ottobre  2026 ore 11, 54 giovanni ghiselli

 

p. s.

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