La grande eloquenza politica e la grande arte necessitano di un pubblico capace di suscitarle-
Nel trattato anonimo Sul sublime c'è un personaggio, il filosofo" il quale fa dipendere la decadenza delle lettere, l'universale carestia letteraria (lovgwn kosmikh; ajforiva, 44) dalla fine della democrazia che è la vera nutrice della grandezza (44, 2). La sorgente dell'eloquenza è la libertà-sostiene- e noi siamo fin dall'infanzia imbalsamati nei costumi della servitù e non siamo altro che grossi adulatori (kovlake"... megalofuei`~, 44, 3).
Senza il libri di Tacito sarebbe più povero il tesoro intellettuale e il tesoro storico, “perché la storia non è un archivio di notizie; è un collegamento di fatti dentro un ambiente collettivo che lo scrittore deve intendere e deve rifare, perché la posterità non perda il filo storico e ideale del suo passato (Marchesi, Tacito, p. 265) Storico è colui che impedisce al passato di morire (p. 267).
Tacito nel Dialogus de oratoribus dà una spiegazione simile a quella del filosofo" dell’Anonimo Sul sublime.
Curiazio Materno, portavoce dell'autore, afferma che una grande oratoria era possibile solo con la libertà o addirittura con la licenza dell’ultima Repubblica, nel fervore dei tumulti e dei conflitti civili. "Magna eloquentia, sicut flamma, materia alitur, et motibus excitatur et urendo clarescit " (36), la grande eloquenza, come una fiamma, si alimenta con del materiale, si ravviva con il movimento e bruciando diventa più luminosa.
I vecchi professori come me ricorderanno che questa frase fa parte del brano da tradurre alla maturità classica del 1989. Esaminavo gli allievi di Vecchioni al classico Beccaria di Milano.
Sull’argomento principale di questo post sentiamo anche Leopardi: “osservate come infatti l’eloquenza non abbia fiorito mai se non quando ha avuto il popolo per uditore. Intendo un popolo padrone di sé, e non servo, un popolo vivo e non un popolo morto (…) Del resto appena le repubbliche e la libertà si sono spente, le assemblee, le società, le corti, non hanno mai sentito la vera eloquenza, non essendo uditorii capaci di suscitarla” (Zibaldone, 161-162) .
Ora vengo a me stesso. Personalmente sono più letto che ascoltato ultimamente. Questi miei post hanno migliaia di lettori ogni giorno, talora anche decine di migliaia. Alle mie conferenze invece non vengono in tanti. Prima del covid riempivo una sala grande della biblioteca Scandellara. Ieri erano pochi. Pochi ma electi ex optimis.Tutti ex studenti di liceo classico. Introducevo la storiografia, come farò la prossima settimana proseguendo. Ebbene, tra gli altri reduci dal liceo classico c’era una dottoressa giovane, educata e carina. Abbiamo concordato che per essere bravo come grecista e come medico la conoscenza della disciplina ci vuole certamente, però non basta: è necessaria anche l’intuizione.
Salutandola l’ho trattata da alumna optima e le ho domandato quanti anni avesse. Ha risposto 32. Allora ho sentito il bisogno di essere educato. Con le ragazze che potrebbero esserci nipoti la buona educazione sta in un corteggiamento autoironico. Le ho risposto: io ne ho solo 50 più di te. Cosa vuoi che sia?
Ricordate il vecchio dentista dell’Università di Debrecen? Domandò alla ragazzina Isabella appena diplomata a un classico di Napoli se io che l’accompagnavo ero il suo fudanzato. La ragazza partenopea rispose civettando un poco che ero solo un amico. E il dottore disse sorridendo a entrambi: “Va bene kedves kisasszony, signorina cara, resti pure seduta qui nell’attesa, ma badi: siccome il giovanotto Jànos ùr (signor Giovanni) è solo un amico, io la corteggio: udvarolok” (Ifigenia capitolo CXVII)
Per noi amantissimi delle donne è impossibile non corteggiare pur solo scherzando quelle carine.
Sentite Svevo: “la mia ultima occhiata dal mio letto di morte sarà l’espressione del mio desiderio per la mia infermiera”La coscienza di Zeno, Preambolo.
Poco prima della fine del romanzo, Zeno scrive che sua figlia era diventata una bella ragazza perché aveva preso dalla zia materna Ada.
Sicché: “Da un momento avevo dimenticato il fare dell’educatore burbero ed ero passato a quello del cavaliere che rispetta la femminilità anche nella propria figliola. Subito essa s’accorse del suo potere e con grande divertimento mio e d’Augusta ne abusò. Voleva delle rose e bisognava procurargliele”.
Augusta era la madre, una buona donna ma tutt’altro che bella: lasciava a desiderare e Zeno si fece un’amante pur volendo bene alla sposa strabica.
In conclusione credo che il buon Dio non mi abbia dato una figlia perché l’avrei amata troppo, magari sarei stato geloso e ostile ai giovanotti suoi corteggiatori.
Vedete quanti momenti della vita con autori, e personaggi e luoghi e situazioni diverse in poche righe: è il mio metodo comparativo con il quale cerco di dare un significato e un ordine a questo immenso panorama di caos che è la vita di noi mortali.
Bologna 21 ottobre 2026 ore 18, 10 giovanni ghiselli
p. s.
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Anche oggi un discreto raccolto già alle 18.
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