giovedì 29 ottobre 2026

Grecia 1982 quattordicesima parte. Il Museo archeologico nazionale di Atene visto da un dilettante. Elena e il sole.


 

Don Lorenzo Milani insegnava che "bisogna sfiorare tutte le materie un po' alla meglio per arricchirsi la parola. Essere dilettanti in tutto e specialisti nell'arte della parola" ( Lettera a una professoressa , p. 95)

 

Il 12 aprile andiamo dentro il museo archeologico nazionale  di Atene. Vedo le maschere dei morti micenei. Sono del 1500 a. C. dice una targa. Le lamine d’oro portano impressi lineamenti di volti ottusi, semiumami-semibestiali. Quello del gran duce miceneo Agamennone  è il più interessante per la celebrità del nome pur se applicato con un’etichetta probabilmente molto  arbitraria. E’ una faccia comunque speciale: scavata, non gonfia al pari di altre ottusamente enfatiche. Il poeta sovrano ha nobilitato questi ceffi e giustificato tanto la vita quanto la morte con la bellezza.

Il vaso dei guerrieri micenei, del 1200, presenta una schiera di uomini armati e barbuti, tutti pressocché uguali tra loro, senza alcuna espressione particolare che li distingua  uno dall’altro. C’è l’identita gregaria sempre  gradita a chi comanda.

Poi vedo la statua bellissima dello Zeus dell’Artemision del 470 a. C. circa. Fu ritrovata nei fondali marini antistanti capo Artemisio, la punta settentrionale dell’ Eubea. Nel signore dell’Universo tutto è motivato dalla sua volontà di cosmizzare il caos, il guazzabuglio che suscita la funerea sapienza silenica dell’ajpoqanei`n qevlw, morire voglio, detto dalla Sibilla del Satyricon.

Il volto di Zeus è proteso a mirare lontano, il collo è eretto nella tensione del lancio indirizzato ad annientare i malvagi fomentatori e attori della confusione, le gambe divaricate, vittoriose in tutte le gare, sono tornite e muscolose, le braccia sono forti, aperte e tese nell’atto di lanciare forse una folgore contro un malvagio, il petto espanso è capace di ingoiare le tempeste.

 Mi suscita il desiderio di invecchiare in quella maniera. “Devo impiegare la vita opponendomi al male” mi dico. Aggiungo che il fisioterapista che mi ha dato istruzioni dopo la rottura del femore mi ha suggerito la medesima postura del collo che notai allora in quella statua di Zeus.

L’arte mi aiuta a indagare me stesso ripresentandomi parti della mia vita.

 

Quindi vedo il Diadumeno di Policleto del 430 circa. Il giovane atleta ha un atteggiamento muliebre mentre si aspetta un giudizio dalle persone che vuole sedurre con la sua bellezza. Le due statue rappresentano la gioventù narcisista questa, e l’età matura cosciente di sé quella di Zeus.

 

 Procedo verso l’uscita fino al gruppo di Afrodite con Pan ed Eros. E’  del 100 a. C. Il mito dei classici è diventato mitologia un poco stucchevole. Venere nuda, con la mano destra che impugna un sandalo scherzosamente, e la sinistra che copre il pube mentre guarda sorridendo il satiro dalle zampe caprine che la fissa voglioso da basso, sembra una escort dalla resistenza mal pertinace alla richiesta delle sue grazie da parte del vecchio bramoso che ha già allungato le mani. Penso a quanto ho dovuto parlare corteggiando la splendida Helena con delicatezza, buon gusto, eleganza, prima di  toccare i suoi capelli.

Con lei c’è stato l’amore nel suo significato più alto e pieno, non il sesso digrignante né quello fiacco e svogliato.

La storia con questa donna, la più bella della mia vita, una vicenda fortemente voluta è stata tuttavia ancora più forte della mia volontà. Ha fatto parte del corso inevitabile, fatale degli eventi. Oggi quella ragazza del 1971, forse non è più sulla terra, eppure nel mio racconto si è sacralizzata dopo avermi conferito la forza di vivere come volevo e dovevo.

Mi sono appropriato del ricordo di lei per vincere le battaglie che mi attendevano, come fecero gli Spartani con il corpo di Oreste (cfr. Erodoto, I, 67-68) e gli Ateniesi con quello di Edipo (cfr l’ Edipo a Colono di Sofocle)

Esco dal Museo perché la mia sensibilità è passata tutta su Elena. Mi manca la luce del sole che mi rende più vigoroso e più bello. Dopo la prima tra tutte le donne, il primo fra tutti gli dei.

 

Bologna 29  ottobre  2026 ore  11, 20 giovanni ghiselli

 

p. s.

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Dedico a Elena il superamento del traguardo di 3 milioni e 400 mila lettori.

 


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