La storiografia “ retorica”, oltre che “moralistica”” di cui parla Auerbach in Mimesis è già avviata nell’opera di Sallustio.
Auerbach invece analizza alcuni capitoli (16 e seguenti) del I libro degli Annales di Tacito.
Raccontano la rivolta delle legioni della Pannonia[1] successiva alla morte di Augusto.
Secondo Auerbach le parole di Tacito denigrano la ribellione dei legionari:"A suo modo di vedere, si tratta soltanto d'arroganza plebea e di mancanza di disciplina. (…) Egli batte e ribatte che è soltanto la schiuma sempre pronta alla ribellione; per il caporione Percennio, ex capo di claques teatrali[2] col suo "histrionale studium", che si atteggia a generale (“velut contionabundus"), egli ha il più profondo disprezzo"
(Auerbach, Mimesis, il realismo nella letteratura occidentale, II cap. Fortunata p. 43.)
.
Tacito dunque denigra la rivolta senza mostrare nessuna attenzione alle difficoltà e alle richieste dei soldati: “una legione in rivolta per lui non è altro che una marmaglia senza legge (…) non soltanto egli non ha nessuna comprensione, ma in genere nemmeno nessun interesse positivo per quelle richieste; egli non polemizza contro di esse con argomenti positivi, non si prende affatto la pena di dimostrare che sono ingiustificate; invece alcune considerazioni puramente moralistiche (licentia, spes praemiorum, pessimus quisque, inesperti animi) sono sufficienti per previamente invalidarle (…) non esiste nell’antichità una profonda indagine storica che tratti metodicamente lo sviluppo dei movimenti sociali e nemmeno quelli degli aspetti spirituali. Questo è stato notato di passaggio da studiosi moderni; così il Norden nella sua (Antik Kunstprosa (II, 647):
“Dobbiamo pensare che un’esposizione delle idee generali che muovono il mondo non è stata in genere mai fatta dagli antichi, anzi nemmeno mai tentata”; e Rostovcev nella sua Social and Economic History of the Roman Empire (p. 88) dice: “Gli storici non s’interessano alla vita economica dell’impero”.
Queste due opinioni rflettono il modo particolare degli antichi di vedere le cose: essi non vedono le forze, bensì vizi e virtù, successi ed errori: la loro impostazione del problema non è evoluzionistica né nei riguardi dello spirito né in quelli della materia; è invece moralistica (…) La storiografia di tipo moralistico, e per di più quasi sempre strettamente cronologico, che lavora sulle basi di categorie immutabili, non può produrre oggetti sintetico-dinamici, quali adoperiamo noi oggi, Concetti come “capitalismo industriale” o “economia di piantagione…e d’altronde anche concetti come Rinascimento, Illuminismo, Romanticismo, che in primo luogo designano epoche, ma anche sintesi di fatti (…) E per tutti questi concetti è essenziale che in essi il divenire e il trasformarsi , e cioè l’idea dello sviluppo sia implicita. Al contrario, i concetti moralistici, e perfino quelli politici (aristocrazia, democrazia e via dicendo) costituiscono concezioni aprioristiche ancorate all’antichità ” Auerbach, Mimesis, pp. 44-46.
Queste parole di Auerbach non sono tutte condivisibili: non è vero che in Tacito non ci sia alcuna attenzione per la vita economica, tanto meno è vero che la storiografia antica non consideri le forze ma solo vizi e virtù.
E’ vero però che la componente moralistica e retorica è molto presente. Ma il moralismo talora è morale e la retorica è quasi sempre uno scrivere bene.
Comunque scrivo questo post perché gran parte di alcuni commenti televisivi sentiti ieri sui moti di Bologna tendono a siffatta svalutazione dei giovani scontenti presentati tutti come marmaglia.
Io dico che bisogna distinguere la canaglia e la marmaglia dei violenti che sfasciano e picchiano dai manifestanti pacifici. Aggiungo che quanti impiegano la violenza fanno il gioco di chi vuole limitare la libertà di tutti. Non so se questo portare acqua al mulino della repressione sia voluto o casuale ma l’effetto è questo: la violenza attira la repressione che è giusta se colpisce solo i violenti, mentre è anch’essa violente se attacca le persone pacifiche ma scontente e comunque tali che manifestano scontentezza senza picchiare alcuno e senza rompere qualcosa bensì limitandosi a parlare e a scrivere. La libertà di parola e del dissenso pacifico è il nucleo della democrazia.
Bologna 25 ottobre 2026 ore 18, 52 giovanni ghiselli
p. s.
martedì 27 ottobre dalle 17 alle 19 presenterò, ancora nella boblioteca Scandellara, la mia
Introduzione alla storiografia greca e latina.
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