venerdì 9 ottobre 2026

Ifigenia CLXXII. La società all'inizio degli anni Ottanta. La moda della corruzione e dell’ignoranza. Le due prossime conferenze.


 

Il ventitré aprile il preside  mi fece avere una nota

minacciosa. Diceva che io non ero al ginnasio per insegnare

cultura generale, ma italiano, latino, greco, storia e geografia.

Gli risposi per iscritto che il mio metodo educativo fa vedere e  capire

che la nostra cultura è  tenuta viva dalla corrente sanguigna1 della civiltà greco-latina, ed è proprio l'antitesi dell'insegnamento generico.

Le mie lezioni, continuavo, sono fondate su un lungo studio  di autori poi spiegati a scuola e inquadrati nella letteratura europea la

quale, da Omero in avanti, ha un'esistenza simultanea: il poeta

sovrano infatti è presente in Virgilio e questo in Dante; Euripide in Seneca il quale rivive in Shakespeare insieme  con Plutarco;  Petronio è presente in T.S. Eliot e così via, nell'ambito di una grande unità di intelletti2 che

certamente sfugge a chi basa le sue lezioni sull'apprendimento

mnemonico dei manuali, come alcuni professori che piacevano a lui.

In tale maniera replicai alla sua accusa, ispirata dai rumores senum malevolorum, ed egli, come Cerbero tacque. Ma dal suo silenzio, e

forse addirittura consenso, io non trassi conforto, poiché vedevo e

prevedevo che la massa dei giovani si stava imbarbarendo, ossia

non voleva acquisire le capacità più alte dell’intelletto umano.

A questo punto sentirete di nuovo il lamento, il   canto antifonale rispetto alle “magnifiche sorti e progressive” cantato con stonature da chi ci governa.

Il mio scrivere oltre che politico e storico è affettivo in quanto è poetico.

I ragazzi  già allora erano in massima parte rimbecilliti e traviati da una

pubblicità ripugnante e dalla propaganda  di un sistema tanto ignorante quanto bugiardo e spudorato.

Caduto ogni ideale tranne quello del successo a qualsiasi prezzo,

a molti studenti non importava più un fico della cultura divenuta


ininfluente per la carriera in una società dominata da affaristi che

riservavano i posti migliori ai loro clienti, amici, parenti. Quasi tutti i posti importanti erano lottizzato dai boss circondati da schiere di cortigiane, adulatori e lenoni. Capacità, competenza, profondità di pensiero, precisione e finezza di eloquio, erano malfamati e derisi tanto dai nuovi padroni quanto dal volgo asservito.

Con Aldo Moro si era portato avanti  lo sterminio di

 una razza colta e antica. Mi sentivo stanco di studiare e

insegnare in un ambiente dove la mia diversità dal conformista che collabora all’abruttimento, creava risentimento oramai non soltanto nel bestiame dei colleghi maligni, ma anche in diversi ragazzi che, pur senza

avermi sentito parlare, prestavano orecchio a chi sparlava di me.

 I miei allievi e pure gli ex studenti  mi difendevano, ma si trovavano isolati o

addirittura colpevolizzati da certi docenti, e anche i ginnasiali educati da me erano esausti dopo diversi mesi di quella nostra lotta perdente già

in partenza: era probabile il fatto che, passati ad altri

insegnanti, sarebbero stati puniti per avermi ascoltato: io denunciavo la barbarie diffusa dall’ignoranza,  combattevo in favore dell'educazione alla lettura degli ottimi autori  pur sapendo che era  rischioso andare controcorrente, nuotare contro le sudice onde della società e del tempo che si involgariva sempre di più. Provavo uno scoramento che si ripercuoteva nel rapporto con Ifigenia la quale non faceva niente per aiutarmi; anzi, questa mia stravaganza, passato il tempo degli idilli gioiosi, le dava fastidio. Eppure era stata lei, due anni prima, a infondermi il santo coraggio di essere me stesso a qualsiasi costo,  al di fuori dell'orda idolatra dei materialisti. Ma

allora, nel 1978, tale opposizione alla marmaglia non era ancora uscita di moda del tutto. Gli anni Ottanta mettevano  in auge  i cattivi costumi del

prevaricare appena possibile, della raccomandazione che scavalca

la capacità, della falsità reputata bene se foriera di successo, del raggiro che paga, del corrompere ed essere corrotto diventato un modus vivendi, e una moda3.

Ifigenia stava per cadere nel vortice di questo

sistema iniquo e deleterio: avrebbe trascinato alla rovina

tanti giovani privi di ogni protezione. Vedevo molti

adolescenti comportarsi quali scimmie della pubblicità, o dei

genitori cui premeva soltanto il denaro. Erano pochi oramai quelli

che aspiravano al Bene e al Bello. I più si aggiravano in mezzo


alle tenebre nella prateria dell'errore dove si trovano odio, morbi

raccapriccianti e putredine 4

 

Avvertenza: il blog contiene 4 note.

 

 

Note

1Cfr. T. S. Eliot, Che cos'è un classico? trad. it. Bompiani, Milano, 1986 nel

volume T. S. Eliot, Opere, p.975: "il latino e il greco costituiscono la corrente

sanguigna della letteratura europea".

 

2 Cfr. E. R. Curtius, Letteratura europea e Medio evo latino, trad. it. La Nuova

Italia, Firenze, 1992, p.22.

 

 

3"Corrumpere et corrumpi saeculum vocatur" [1]. Tacito, Germania, 19. Corrompere e venire corrotti si chiama moda.

 .

 

4Cfr. Empedocle, Poema lustrale, 109.

 

Bologna   9 ottobre  2026  ore 10, 31 giovanni ghiselli

p. s.

Statistiche del blog

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Questi sono i lettori del 23 maggio scorso.

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Durante i 4 mesi e mezzo dell’estate dunque ho avuto più di un milione e 84 mila lettori in tutto il mondo.

Sono invogliato a scrivere ancora in quanto ne sono richiesto.

Negli USA i lettori sono 1142113, in Italia  857113; 

segue Singapore con 220 mila poi la Germania con 133 mila, quindi tutti gli altri in ogni continente. Meglio di un premio Nobel talora assegnato anche a scrittori mediocri. Non lo hanno mai dato a “chi troppo all’età propria increbbe”. Leopardi è morto povero e misconosciuto. Ha avuto un successo postumo quando i gusti e le mode sono cambiate. Ma anche oggi non vengono ricordate le poesie che denunciano il sistema ancora vigente. “che l’util chiede/e inutile la vita/quindi più sempre divenir non vede” (Il pensiero dominante, 62-64).

 Cazzullo non ha ricordato questi versi né i versi profetici della Palinodia al marchese Gino Cappomi: “anzi coverte/fien di stragi l’Europa e l’altra riva/dell’atlantico mar (…) sempre che spinga /contrarie in campo le fraterne schiere/ (…) cagion qual sia ch’ad auro torni”(61 e seguenti).

Parini è oramai letto da pochi eppure  ripristinò la categoria della morale nella letteratura italiana e nella sezione Il Mattino del poema condanna i genocidi perpetrati da Cortes e Pizzarro i quali “umano sangue/non istimar quel ch’oltre l’Oceàno/scorrea le umane membra” (150-152).

Tali sterminî avvengono ancora, quindi certe poesie non vanno lette.

Personalmente sento il dovere morale di ricordarle e farle ricordare.

Saluti a tutti voi

gianni

 

p. s.

Il 12 ottobre dalle 17 presenterò questo argomento:  Quando nasce la tragedia: rito, mito e teatro ad Atene Nascita e forme della tragedia greca nella biblioteca Ginzburg di Bologna

Questo è il link per seguire da lontano

https://meet.google.com/iot-oaoa-pwj?

 

 

 

 

 

 

 

Il 13 ottobre, sempre alle 17, sarò nella biblioteca Scandellara di Bologna dove presenterò La tragedia greca e quella senecana.

 

Questo è il link

 

https://meet.google.com/qmx-fuhm-tiw

 

 

 





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