lunedì 5 ottobre 2026

Un esempio positivo: l'ottima educazione di Telemaco.


 

Nell'Odissea  "i maltrattamenti inflitti agli ospiti, se veramente ci sono stati, sono una colpa grave, soprattutto grave perché appunto essa contamina la casa del re in quanto istituto pubblico, e pertanto dovrebbe ricadere su tutta la comunità. Qui si esce dal terreno problematico del moralismo generico e si passa nella sfera di quei doveri sociali che per l'Odissea come per l'Iliade hanno valore assoluto: in una società in cui non ci si può appellare a leggi scritte e l'individuo può contare soltanto sulla protezione della sua comunità gentilizia, il rispetto per l'ospite indifeso è un dovere sacrosanto. Omero lo sa benissimo, tanto è vero che, a strage compiuta, accorgendosi che questo è l'unico motivo adeguato per tanto spargimento di sangue, fa dire a Odisseo che i pretendenti sono finiti così perché non rispettavano gli ospiti"[1].         

Telemaco dunque andò a ricevere Mente-che poi era Atena-, gli prese la destra, gli disse: Salve ospite ( "Cai're, xei'ne", v. 123) sarai accolto amichevolmente da noi, poi, quando avrai gustato del cibo dirai di che cosa hai bisogno. Quindi gli preparò il posto in disparte dagli altri, dai proci, perché l'ospite non prendesse a noia il desinare molestato dal rumore ("  [anihqei;" ojrumagdw'/", v. 133).

Ho riferito questi versi per indicare l'ottima educazione di Telemaco. Che si tratti di insegnare le buone maniere o la grandezza eroica, Omero, nonostante il biasimo di Platone, è stato uno dei principali educatori dell'uomo antico.

 Quintiliano gli riconosce ancora questa importanza nella Roma dei Flavi:" Ideoque optime institutum est, ab Homero atque Vergilio lectio inciperet (...) Interim et sublimitate heroi carminis animus adsurgat et ex magnitudine rerum spiritum ducat et optimis imbuatur " (Institutio Oratoria , I, 8), perciò si è stabilito ottimamente che la lettura cominci da Omero e da Virgilio (...) Intanto con la sublimità del canto eroico si sollevi lo spirito e ricavi ispirazione dalla grandezza dei temi e si educhi con le azioni migliori.

  

Secondo Jaeger tutta l'umanità dell'Odissea  è altamente civile.

Ne riferisco alcune affermazioni, poi aggiungerò alcune parole di dissenso :" La nobiltà dell'Odissea è una classe chiusa, fortemente consapevole del proprio privilegio, della propria signoria, della propria maggior finezza di costumi e di vita. Invece delle grandiose passioni, delle figure gigantesche e dei destini tragici dell'Iliade , nel poema più recente troviamo gran numero di figure d'altra natura, di proporzioni più umane. Hanno tutte qualche cosa d'umano, di benevolo; nelle parole e nei casi loro domina ciò che in termine d'arte la retorica posteriore chiamerà ethos . Il commercio degli uomini tra loro ha qualche cosa di civilissimo: il contegno assennato e sicuro di Nausicaa di fronte all'apparizione sconcertante d'Odisseo sospinto ignudo dalle onde, implorante aiuto; Telemaco di fronte all'ospite suo Mente, alla corte di Nestore e di Menelao; la casa d'Alcinoo, l'accoglienza ospitale fatta al grande straniero e il commiato, straordinariamente cerimonioso, di Odisseo da Alcinoo e dalla sua consorte; del pari l'incontro di Eumeo, il vecchio porcaro, col vecchio padrone trasformato in mendicante o il suo contegno rispetto al giovane suo figlio Telemaco. Alla genuina educazione dell'animo che si manifesta in queste scene ne fa peraltro riscontro un'altra, diventata mera correttezza formale, quale sempre sorgerà là dove sia tenuta in gran conto la distinzione della parola e del contegno. Persino il modo di trattarsi fra Telemaco e gli orgogliosi e prepotenti Proci, ad onta dell'odio reciproco, sono di una cortesia impeccabile" (Jaeger, Paideia , pp. 57-58.)

Con quest'ultima osservazione non sono d'accordo. Telemaco, abbiamo visto, soffre la maleducazione dei pretendenti che fanno chiasso . Poi faranno di peggio e la pagheranno cara.

 L'ospite dunque viene trattato con tutti i riguardi da Telemaco e ignorato dai proci i quali, una volta sazi, ebbero a cuore musica e danza ("molphv t  j ojrchstuv" te") che sono ornamenti del banchetto "ajnaqhvmata daitov"" (v. 153).

Quindi l'araldo pose la cetra bellissima in mano (v. 153) a Femio il quale cantava dai pretendenti per forza ("Fhmivw/,  o{~  rJ  j  h[eide para; mnhsth'rsin ajnavgkh/.", v. 154).

 Così l'aedo, una specie di alter ego dell'autore, viene liberato da sospetti di collaborazionismo con gli usurpatori. Nello stesso modo il fedele porcaro Eumeo portava i maiali ai proci "ajnavgkh/" (XIV, 27), costretto e quindi senza colpa.

 

Il cantore dell'Odissea  è un professionista, mentre nell'Iliade " alla musica si dedicano dei dilettanti dotati di talento, Apollo e le Muse sull'Olimpo (Il. I 603-604), Paride (III 54) e Achille (IX 186 sgg.) sulla terra: un professionista sembra invece il leggendario Tamiri (II 595 sgg.).

Il professionista di maggior spicco è Demodoco nel libro VIII dell’ Odissea e va notato il rispetto e la simpatia che Odisseo gli manifesta: il paragone di Odisseo con un abile cantore, fatto da Alcinoo (XI 368-369), risulta perciò particolarmente appropriato...Demodoco è cieco, come l'autore dell'Inno ad Apollo (vv. 172-173), ma non c'è motivo di pensare che lo sia Femio; se il poeta l'avesse fatto cieco, ne dovremmo trovare qualche indizio in XXII 330 sgg. Il v. 153[2] non significa che egli non era riuscito a trovare lo strumento da solo: più che un gesto di cortesia, sembra un modo per ordinare a Femio di cantare. Il poeta sottolinea, sia qui che nel libro XXII (351-353), che Femio non è dalla parte dei proci"[3].

Bologna 5 ottobre 2026 ore 11, 16 giovanni ghiselli

p. s.

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[1]F. Codino, op. cit., p. 121.

[2] kh'rux d’ ejn cersi;n kivqarin perikalleva qh'ke-Fhmivw/, un araldo pose in mano a Femio una cetra bellissima (vv. 153-154).

[3]S. West, op. cit., pp. 212-213.


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