Nell'Ars Amatoria si legge "forma sine arte potens " (III, 258), la bellezza è una potenza senza artifici, tuttavia l'opera esalta l'efficacia dell'usus e del cultus . Con tali mezzi le donne non più giovani perpetuano il loro fascino (Ars II 675 sgg.) e vincono la lotta contro il tempo inesorabile (II, 677): Illae munditiis annorum damna rependunt", quelle con l'eleganza compensano i danni del tempo.
Ovidio aggiunge che con i trattamenti di bellezza le donne attempate fanno in modo di non sembrare vecchie:"et faciunt cura, ne videantur anus " (II, 678). E' anche l'usus del resto, l'esperienza, che rende appetibili le non più giovanissime:"utque velis, Venerem iungunt per mille figuras:/invenit plures nulla tabella modos" (679-680), e, purché tu lo voglia, fanno l'amore componendo mille figure; nessun quadro ha trovato più posizioni.
Certamente si potrebbe contrapporre a queste anus restaurate e navigate la vecchia signora di Pirandello la quale "coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d'abiti giovanili" fa ridere con l'avvertimento "che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere"[1].
Questo dell'anziano spennellato e miserevole è un vero e proprio tovpo" pirandelliano: si trova pure nella signora Popònica delle pagine iniziali dell'Esclusa e nella poesia Dal fanale a proposito di un vecchio che "nero-rossi, qual pel di faina,/si ritinge i capelli" come fanno quelli che danno la tinta "al canuto, imbecillito affetto/della vita".
Ma Ovidio quando scrive l'Ars Amatoria non è così intristito. "La trattazione del libro dedicato alle donne", il terzo, "incomincia, dopo il lungo proemio, con una specie di inno al cultus (Ars III 101-128). Il passo è celebre...Senza cultus non avremmo i frutti della terra, il vino e le messi. La forma , la bellezza, è dono divino; è il cultus che dà la bellezza anche a chi non l'ha. Si obietta che le donne dei tempi antichissimi non ricorsero al cultus : è perché i mariti, duri soldati, erano rozzi, senza gusto. La rudis simplicitas caratterizzò la Roma arcaica; ma nunc aurea Roma est , e alla splendida Roma di oggi, coi suoi superbi edifici, corrisponde meglio il cultus. Si colloca qui la più esplicita professione di modernità lanciata da Ovidio (121 sg.) : Prisca iuvent alios, ego me nunc denique natum/gratulor: haec aetas moribus apta meis " [2], le anticaglie piacciano agli altri, io mi compiaccio di essere nato solo ora: questa è l'età adatta ai miei gusti.
Nelle opere di Ovidio troviamo un ribaltamento del mito dell'età dell'oro: il presunto "paese guasto" è più piacevole e gradito del "mondo casto"[3].
Anche all'inizio dei Medicamina faciei Ovidio proclama:"culta placent " (v. 7), piace ciò che è curato: i palazzi, la terra, la lana, le donne.
La Penna indica "qualche altro passo interessante del III libro dell'Ars dove la polemica contro il gusto arcaizzante ritorna in forma satirica. Ecco il quadro dell'incessus rozzo (303 sg.): illa, velut coniunx Umbri rubicunda mariti,/ambulat, ingentis[4] varica fertque gradus " (p. 189), quella cammina come la moglie rubiconda di un marito umbro, e procede a grandi passi a gambe larghe. E' questo un rusticus…motus (vv. 305-306) che fa scappare gli uomini (fugatque viros, v. 300).
La goffaggine dei movimenti ricorda la tanghera di Saffo la quale rimprovera un'allieva, forse Attis, di provare attrazione per una persona inelegante:
" Affascina la tua mente quale tanghera (ajgrwi?ti" ) che indossa una veste da tanghera/e non è capace di sollevare gli stracci sopra le caviglie?" (fr. 61 D.).
Lo stile eletto infatti è per Saffo il valore fondamentale, e senza questa base non può esserci bellezza né gioia, anzi c'è l'abisso dell'insignificanza. Aristocratica è la classe di provenienza di Saffo, aristocratica l'educazione impartita alle allieve, ma niente è nobile quanto la natura, la quale è più aristocratica di qualsiasi società feudale basata sulle caste.
Torniamo alla guida di La Penna:"Non è detto che Ovidio, rievocando questa moglie rubiconda dell'antico contadino umbro, pensasse, per contrasto, alla severa madre sabina rievocata da Orazio: certo il contrasto è gustoso. Ci sono nelle opere erotiche parecchi altri indizi più chiari di satira e parodia dell'arcaismo etico del regime augusteo...Qui non è il caso di entrare in dettagli; basta vedere come importanti motivi nazionali della poesia di regime sono distorti con elegante parodia. Per esempio, la discendenza dei Romani da Venere attraverso Enea, celebrata da Virgilio, serve per riaffermare che Roma è la città dove la dea dell'amore dispiega tutta la sua potenza (Ars I 60): mater in Aeneae constitit urbe sui la madre si è fermata nella città del suo Enea.
Tra gli amanti infedeli è menzionato Enea, che causò la morte di Didone; e tuttavia egli "famam pietatis habet " (Ars III 39): giocosa polemica con Virgilio che aveva giustificato il suo pio eroe.
Anche gli elogi del cultus di Ovidio vanno letti nel contesto della polemica libertina col regime(...)
Con Augusto...la società romana guariva dalla crisi tornando al modello etico arcaico, caratterizzato dalla pietas , dall'industria , dalla limitazione dei consumi, ecc. Questa concezione "catoniana" della crisi e della sua soluzione veniva raccordata abbastanza bene con una concezione soteriologica e messianica di più vasta risonanza: ritorno dell'età dell'oro..." (Fra teatro, poesia e politica romana, p. 190).
Secondo Ovidio invece l’età moderna del cultus è più gradevole e bella di quella dell’austerità.
Nell’inizio delle Metamorfosi però si trova una svolta.
Il modello arcaico prevale in Tibullo
Si può illustrare questa affermazione con alcuni versi dell'elegia programmatica di Tibullo (1,1):" Divitias alius fulvo sibi congerat auro/et teneat culti iugera multa soli,/quem labor adsiduus vicino terreat hoste,/Martia cui somnos classica pulsa fugent:/me mea paupertas vita traducat inerti,/dum meus adsiduo luceat igne focus./ Ipse seram teneras maturo tempore vites/rusticus et facili grandia poma manu;/nec spes destituat, sed frugum semper acervos/praebeat et pleno pinguia musta lacu. " (vv. 1-10), altri ammassi per sé ricchezza d'oro giallo e possieda molti iugeri di terra coltivata, ma lo spaventi un'ansia continua per l'avvicinarsi del nemico, e le trombe di Marte fatte suonare gli caccino il sonno: me il possesso di poco faccia passare una vita tranquilla, purché il mio focolare brilli di un fuoco sempre acceso! Io stesso pianterò tenere viti nella stagione opportuna da contadino e grandi alberi da frutto con mano esperta; e la speranza non mi deluda ma mi offra sempre mucchi di grano e mosto denso nel tino ricolmo.
-somnos…fugent: la mancanza di sonno può essere causata dalla guerra o dall'ambizione.
Il tiranno è caratterizzato dall'insonnia. Edipo re vedendo il popolo di Tebe tormentato dice "Sicché non da un sonno, mentre dormivo, mi svegliate;/ma dovete sapere che molto io ho lacrimato di già/e molte strade ho percorso con gli errori della mente" (vv. 65-67). Il re è insonne non solo per la sollecitudine che il capo deve al popolo sofferente ma anche perché, al pari di Macbeth (II, 2), ha ucciso il sonno con i suoi delitti. Nell'Edipo a Colono (vv. 621-622) il protagonista vicino alla "consolazione metafisica" afferma che sarà il suo freddo cadavere a dormire.
Il sonno quale particella di morte
Nella tragedia di Shakespeare Macbeth dopo l'uccisione del re crede di sentire una voce che grida:"Sleep no more! Macbeth does murder sleep" non dormire più, Macbeth uccide il sonno "The death of each day's life, sore labour's bath, balm of hurt minds "(II, 2) , la morte di ciascun giorno della vita, bagno catartico dei dolorosi travagli della vita, balsamo per le anime afflitte.
Espressioni non dissimili in Leopardi quando sostiene che senza questo ristoro non si sopporterebbe la vita:"Tal cosa è la vita, che, a portarla, fa di bisogno ad ora ad ora, deponendola, ripigliare un poco di lena, e ristorarsi con un gusto e quasi una particella di morte"[5].-
In questa elegia iniziale di Tibullo (I, 1) essere rusticus (v. 8) non è un difetto; non è nemmeno un ostacolo all'amore poiché più avanti il poeta contadino si trasforma in poeta innamorato (il passaggio avviene mediante l'immagine dell'abbraccio notturno con la sua donna al riparo dall'ostile mondo esterno, vv. 45-48). E, al v. 57, compare Delia.
“A lei il poeta consacra la propria esistenza, lasciando ad altri, in primo luogo al patrono Messalla, la gloria della guerra"[6].
Vediamo i versi dell'abbraccio nel luogo rustico e protetto:"Quam iuvat immites ventos audire cubantem/et dominam tenero continuisse sinu.//aut, gelidas hibernus aquas cum fuderit Auster,/securum somnos igne iuvante sequi " (I, 45-48), quanto mi piace udire dal letto i venti furibondi e stringere la signora dal morbido seno, oppure, quando l'Austro tempestoso avrà versato gelide piogge abbandonarsi senza preoccupazioni ai sonni favoriti dal fuoco. Ecco una rusticari gradevole.
Sul rapporto guerra-amore torneremo più avanti; ora notiamo che nella IV delle Heroides di Ovidio, Fedra viceversa scrive a Ippolito che la grazia di Venere e la rusticitas sono inconciliabili:"si Venerem tollas rustica silva tua est " (v. 102), se togli di mezzo Venere la tua selva è selvaggia.
La Penna procede ricordando alcuni aspetti del dibattito svoltosi nel 195 a. C. sull'abrogazione della legge Oppia . Abbiamo già visto la posizione di Catone che si opponeva al lusso e alla libertas femminile da lui intesa come licentia (Livio, XXXIV, 2, 11-14).
"Il dibattito dei tempi di Catone non era certo inattuale nella Roma augustea, e ciò avrà pesato nell'indurre Livio a dargli tanto rilievo. L'etica del principato, come tutti sanno, ostentava una certa ispirazione catoniana; essa si riconosceva bene nel comportamento che Sallustio...attribuiva agli avi (Cat. 9. 2):" in suppliciis deorum magnifici, domi parci "[7], splendidi nel culto degli dèi, economi in casa.
Ma la stessa età augustea offriva anche, in teoria, senza parlare della realtà, modelli etici diversi: proprio uno dei maggiori artefici del regime, Mecenate, si presentava e veniva presentato come l'uomo tanto energico nella vita pubblica quanto ben disposto agli agi e ai piaceri nel meritato ozio che succede e precede le fatiche dello stato...In modo sottile, brillante, dunque, Ovidio cancella il ritorno ai prischi costumi; e implicitamente cancella...l'interpretazione della storia romana dopo le guerre puniche come un processo di decadenza. Il cultus , anche se accordato con lo splendore della Roma augustea...sembra piuttosto frutto di un progresso lungo, di inizio non recente, che ha cancellato a poco a poco la rusticitas arcaica...Ovidio nella celebrazione del cultus data nel III dell'Ars [8] sembra risentire del concetto, e dell'entusiasmo, della pienezza dei tempi.
Esiodo, chiuso nella concezione ciclica, vorrebbe non essere nato nell'età in cui vive, cioè nell'età del ferro, la più feroce e infelice di tutte (Opere 174 sg.)...Quando Ovidio proclama con entusiasmo "ego me nunc denique natum/gratulor ", sembra contrapporsi all'antico vate di Ascra: non escluderei un'allusione, anche se non sono sicuro: Esiodo è poeta ben presente nella poesia augustea, ovviamente noto a Ovidio" (p. 195).
Bologna 17 ottobre 2026 ore 10, 24 giovanni ghiselli
p. s.
Martedì 20 ottobre dalle 17 sarò nella biblioteca Scandellara di Bologna dove presenterò
La poesia amorosa greca e latina.
Questo è il link per seguire da lontano
https://meet.google.com/qmx-fuhm-tiw
Statistiche del blog
All time3312452
Today740
Yesterday3301
This month78809
Last month262275
[1]L'umorismo , Garzanti, Milano, 1995, p. 173.
[2]La Penna, op. cit., p. 188.
[3]Cfr. Dante, Inferno , XIV, 94 e 96.
[4] =ingentes.
[5]Cantico del gallo silvestre .
[6]G. B. Conte-E. Pianezzola, Il libro della letteratura latina, Edizione Modulare, 8, Le Monnier, Firenze, 2OO1, p. 459.
[7] Riferisco anche una nota interessante del libro di La Penna (n.1 della p. 193 citata nel testo):" Il rapporto che si stabilisce in questa teoria tra fasto pubblico e austerità privata, presenta qualche analogia col rapporto della teoria machiavellica, che è già teoria antica, fra immoralità politica e moralità privata; ma non so se l'analogia sia mai stata teorizzata esplicitamente.
[8]P. e. i vv. 121 e sgg. citati sopra.
Nessun commento:
Posta un commento