lunedì 26 ottobre 2026

Viaggio in Grecia dell’aprile 1982. Quarta parte Atene: i Propilei, piazza Omonoia. L’Acaia. Gli eventi fatali riconsiderati.

 

Osservo i Propilei,  gigantesco porticato d’accesso all’acropoli. Come altri monumenti troppo grandi sono stati innalzati per manifestare potenza e mascherare quel depotenziamento innanzitutto morale  che il personaggio Socrate attribuisce alla cattiva direzione politica nel Gorgia scritto da Platone.

 

Temistocle, Cimone, Pericle secondo il filosofo ateniese ostile al regime:" hanno riempito la città di porti, di arsenali, di mura,  di contributi e di altre sciocchezze del genere senza preoccuparsi della temperanza e della giustizia" ( a[neu ga;r swfrosuvnh~ kai; dikaiosuvnh~, 519a). La città non è grande ma oijdei' kai; u{poulov~ ejstin (518e), è gonfia e ulcerosa dentro.

Seguirà la caduta dell’impero, e il crollo dello sviluppo dopo quello del progresso per usare i termini di Pasolini

I tre statisti ricordati da Platone nel Gorgia avrebbero fatto ingrassare i corpi senza nutrire l’anima con l’idea del Bene che è il massimo oggetto della conoscenza.

Tanti tra i nostri politici hanno fatto di peggio: hanno smunto e perfino macellato i corpi di parecchi lavoratori mentre gonfiavano i propri di cibo e bevande e di molti altri consumi pagati con denaro pubblico.

 

Mi sgancio dal gruppo e giro da solo per la città rumorosa. Arrivo nella piazza centrale. Omonoia si chiama, Concordia. Questa è sempre auspicabile.

Percorro a una a una, avanti e indietro, tutte le strade che partono come raggi di una ruota dal loro asse. La concordia con le mie donne, quelle di casa poi le amanti, è sempre durata poco. Eravamo contenziosi: io e loro.

 

Le contese sono due secondo Esiodo: c’è una e[ri~ buona e una cattiva. Buona è la competizione costruttiva dalla quale si impara; pessima è quella distruttiva: la guerra innanzi tutte. Oggi i cosiddetti grandi della terra mettono a repentaglio la sopravvivenza dell’umanità e del pianeta per comandare di più. Ma quando la nostra Terra sarà desertificata dai massacri non ci saranno comandanti né comandati. Già  Gaza è un cumulo di macerie. Temo che si stiano preparando altri scempi.

 

Sabato 10 aprile andiamo verso Olimpia. Sento una disposizione concava dentro di me, cioè sono aperto con gli occhi, la mente e il cuore.

 La corriera ci porta verso il canale Corinzio e la città dai due mari. Ai margini della strada tanti fiori rossi. Penso al sangue delle mie donne e al mio. Tutta la natura è imparentata con sé stessa.

Superata Corinto, percorriamo la costa settentrionale del Peloponneso. Quest’isola è la parte più autentica dell’Ellade: quasi senza turisti se non nei siti archeologici. Non turistame da discoteca che va nelle isole più frequentate.

Non ho visto discoteche né altre schifezze del genere nel Peloponneso. “Lo sbarco è nobile” disse Fulvio la prima volta che scendemmo dal traghetto a Patrasso nel 1977. L’amico pensava alla disciplina e ai costumi degli Spartiati.

Dal finestrino osservo un grande giardino multicolore lungo tutta la costa. Sono grato al dio artista che l’ha fatto con tanto buon gusto. Ne sono rallegrati anche i Greci seduti nei caffè. La terra è lietamente addobbata. I fiori, gli aranci, e limoni rendono sorridente il paesaggio, e santo. Sopra la costa settentrionale sull’altro lato del golfo vedo montagne le cui parti alte innevate e soleggiate brillano come collane di perle.  La lunga catena culmina nei gioghi del Parnaso. Prometto ad Apollo che lo scalerò in bicicletta dal golfo di Itea alla cima passando per Delfi e pregando devotamente. Snocciolerò pedalate energiche invece del rosario. Ogni colpo di pedale sarà un grazie alla vita.

Vedo donne vestite di nero che portano mazzi di fiori bianchi e rossi in un cimitero di campagna. E’ la “pietosa insania” raccontata con simpatia dal maestro Foscolo amatissimo dell’Ellade, e delle donne anche lui.  Un’ amorosa e meravigliosa insania spinge me a intrecciare ghirlande di parole per le mie amanti vive e defunte. Voglio salvare il ricordo della loro umanità che mi ha dispensato  gioia e pure dolore dal quale comunque ho imparato tanto.

Fin dalle macerie e dai fasti della mia fanciullezza.

Voglio ritrovare quello che nei momenti più importanti e decisivi della mia vita non ho assaporato subito bene. Quando accade un evento epocale che ci cambierà la vita, l’ora presente, soprattutto se siamo giovani, non può contenere tutta l’enorme portata di quella corrente che sta spostando  ogni cosa. La parte rimasta fuori dalla nostra attenzione e comprensione in quel giorno fatale rifluisce però sugli avvenimenti futuri e torna nella nostra memoria rivendicando tutto il suo significato. Allora dobbiamo rendere l’onore dovuto a quell’evento lontano, lì per lì trascurato, raccontandolo e mettendolo al suo posto nella series causarum che costituisce il nostro destino.

 

Bologna  26 ottobre 2026 ore 18, 06 giovanni ghiselli

p. s.

E’ già buio pesto. Ma oggi sono contento per il successo di Lula e anche perché ho prota un’ottima conferenza per domani.

Vi ripropongo il link

martedì  27 ottobre dalle 17 alle 19 presenterò, ancora nella boblioteca Scandellara, la mia

Introduzione alla storiografia greca e latina.

Questo è il link per seguire da lontano

https://meet.google.com/qmx-fuhm-tiw

 

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Sono contento anche per i successi del mio blog

I lettori brasiliani sono diventati 73719: 39 in più in una decina di ore.

 

 

 

 

 

 


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