domenica 25 ottobre 2026

Storiografia XV Topoi gestuali.


E' possibile indicare pure dei tovpoi gestuali come quello dell'ostensione del ventre da colpire.

 

 Questo è il gesto estremo di Agrippina: la mamma di Nerone, già ferita alla testa da una bastonata di uno dei sicari mandato dal figlio, si volse all'altro, un centurione della flotta  che stringeva un pugnale, e "protendens uterum ‘ventrem feri’ exclamavit multisque vulneribus confecta est" (Tacito, Annales, XIV, 8),  mettendo davanti il ventre materno gridò 'colpisci qui', e fu finita con molti colpi[1].

 

Nell'Octavia pseudosenecana Agrippina prega il sicario :"utero dirum condat ut ensem:/'hic est, hic est fodiendus', ait,/ 'ferro, monstrum qui tale tulit'./Post hanc vocem cum supremo/mixtam gemitu/animam tandem per fera tristem/vulnera reddit" (vv. 359-365), affinché affondi la spada crudele nell'utero. "Questo, dice, va scavato con il ferro questo che portò un mostro del genere". Dopo questa frase finalmente rese l'anima triste mescolata con un gemito attraverso le ferite atroci.

nell'Oedipus di Seneca Giocasta invita prima il figlio, quindi la propria mano, a colpire il ventre:" Eligere nescis vulnus: hunc, dextra, hunc pete/uterum capacem, qui virum gnatum tulit " (vv. 1038-1039), non sai scegliere il colpo: colpisci destra questo ventre qui, così capace che ha accolto il figlio come marito !

Nelle Phoenissae la regina di Tebe cerca di impedire la guerra fratricida gridando:" civis atque hostis simul/hunc petite ventrem, qui dedit fratres viro! " (vv. 446-447), cittadini e nemici insieme, colpite questo ventre che diede fratelli al marito.

 

Altro tovpo" gestuale, di spirito che potrebbe dirsi freudiano o forse meglio matriarcale, è quello dell'obiectus pectorum: Tacito racconta che le donne dei Germani rimisero in sesto schiere di guerrieri già vacillanti e sul punto di cedere, non solo con l'insistenza delle preghiere ma anche con l'opposizione dei petti, e con il mostrare la schiavitù vicina :"memoriae proditur quasdam acies inclinatas iam et labantes a feminis restitutas constantia precum et obiectu pectorum et monstrata comminus captivitate" (Germania, 8).

 

In  Plutarco le Germane compiono gesti estremi mentre assistono alla sconfitta dei loro uomini. Nella Vita di Mario l’autore racconta che nell’estate del 102 a. C. le donne dei Teutoni ad Aquae Sextiae (l’odierna Aix, a nord di Marsiglia) scesero in campo armate di spade e scuri e con grida terribili respinsero sia i loro uomini in fuga sia i Romani inseguitori. Mescolate ai combattenti strappavano le armi ai Romani, e, insensibili alle ferite, combattevano fino alla morte (19). 

 L’anno dopo (agosto 101 a. C.) le donne dei Cimbri sconfitti ai Campi Raudii (nel vercellese) ritte sopra i carri, vestite di nero, ammazzavano quelli che fuggivano, fossero essi i mariti, i fratelli o i padri. Strangolati con le loro mani i più teneri figlioletti, li gettavano sotto le ruote dei carri e gli zoccoli delle bestie, e infine si sgozzavano” (27)

 

In Nicolao di Damasco[2], informa Mazzarino , è presente il gesto della sublata vestis.

 I suoi racconti dipendono da  Ctesia[3] "il quale compilò la sua opera di storia persiana dopo il 398/397, tornato da un lungo soggiorno alla corte persiana dove era stato medico particolarmente caro alla regina Parisatide", moglie di Dario II e madre di Ciro, il figlio prediletto e di Artaserse che sconfisse il fratello ribelle.

Mentre Erodoto ha preferito la saga di carattere aristocratico facendo di Ciro il figlio di un nobile persiano, Cambise, sposato a Mandane, figlia del re dei Medi Astiage, Ctesia indulgeva a un gusto popolare che assimilava Ciro ai grandi uomini dagli umili natali. Ctesia ha servito presso Artaserse II ma si è opposto alla versione ufficiale della corte persiana secondo cui Ciro era figlio di Cambise. Ebbene nella saga popolare "affioravano le matriarcali convinzioni, fossili di preistoria, per cui la vittoria in battaglia era ricondotta a esplosioni di femminilità che un moderno chiamerebbe "freudiane"…Anche il motivo della sublata vestis delle donne persiane, le quali così impediscono ai loro uomini la fuga, è di spiriti antico-matriarcali (Kornemann R. E. Supplb. VI 567): questi potevano sopravvivere solo in una saga popolare; e viceversa si adatterebbero assai meno ad un ambiente aristocratico "[4]. Per la sublata vestis si può ricordare la Tosa che dà il nome alla porta di Milano. Secondo Cazzullo avrebbe fermato un esercito invasore. Non so se sia vero.

 

 

Bologna 25 ottobre 2026 ore 10, 17 giovanni

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[1] Nel 59 d. C.

[2] Storico greco dell'età di Augusto. Secondo la sua versione Ciro era figlio di un masnadiero mardo e visse una fanciullezza da schiavo. Nato a Damasco nel 64 a. C. compose, tra l'altro, una Storia universale in 144 libri di cui restano solo due epitomi e pochi estratti. Rimane qualche frammento di una Vita di Augusto.

[3] Nato a Cnido verso la metà del V secolo, visse alla corte di Artaserse II  Mnèmone e scrisse Persikav, Vicende della Persia in 23 libri che partono dal re assiro Nino e arrivano al 398 a. C. Ne resta una sintesi conservata nella Biblioteca del patriarca bizantino Fozio (IX sec. d. C.).

[4] S. Mazzarino, Il pensiero storico classico, 1, p. 170 e n. 161 di p. 580.


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