giovedì 15 ottobre 2026

Fides e perfidia di uomini di donne nella letteratura e nella vita.


 

  Vediamo  Arianna abbandonata da Teseo dell'opus  maximum  di Catullo, il carme 64, di 408 esametri.

La figlia di Minosse, piantata in asso da Teseo mentre dormiva nell'isola di Dia, al risveglio si dispera, corre come una puledra e impreca contro il perfido amante:"Sicine me patriis avectam, perfide, ab aris,/ perfide [1], deserto liquisti in litore, Theseu?/Sicine discedens neglecto numine divum/inmemor a! devota domum periuria portas? " (64, vv. 132-135)  è così che tu, traditore, condottami via dal focolare paterno, mi hai abbandonata in una spiaggia deserta, Teseo, traditore? E' così che tu, fuggendo dopo avere disprezzato il potere dei numi, dimentico ah! porti a casa i tuoi maledetti spergiuri?

 

La ragazza si trova "in litore " (v. 133) vicino al mare, come Orfeo era "ad Strymonis undam " presso la corrente dello Strimone, il fiume della Tracia.

Vedremo la parodia di questo modello nel Satyricon (81) quando Encolpio va a lamentarsi dell'abbandono subito da Gitone in un posto appartato e vicino alla spiaggia.

 

Il fiume per l'uomo è comunque motivo di riflessione e approfondimento, di ingresso in se stesso. 

 

Con questa ottica lo osserva Siddharta di H. Hesse  :" il protagonista viene ospitato dal barcaiolo Vasudeva, un uomo che ascoltava con grande attenzione. Grande virtù è questa: sapeva ascoltare come pochi. Ascoltava senza giudicare. Imbattersi in un uomo simile è una fortuna. Chi ascolta con attenzione sa che questo è un pregio notevole e può metterlo in mostra per sedurre.

Siddharta lo ringrazia per essere stato ascoltato così bene: “Sono rari gli uomini che sanno ascoltare”.  

Vasudeva chiarisce: “Ad ascoltare mi ha insegnato il fiume e anche tu imparerai da lui. Lui sa tutto, il fiume, tutto si può imparare da lui. Vedi, anche questo tu l'hai già imparato dall'acqua, che è bene discendere, tendere verso il basso, cercare il profondo (p. 117-cfr. pelago nelle Supplici di Eschilo.) Siddharta dunque prende il fiume come maestro: “Prima di tutto apprese da lui ad ascoltare, a porger l'orecchio con animo tranquillo, con l'anima aperta, in attesa, senza passione, senza desiderio, senza giudicare, senza opinioni (p. 118)

“Una volta Siddharta domandò a Vasudeva: “ Hai appreso anche tu quel segreto del fiume: che il tempo non esiste?”

“Sì- rispose-il fiume si trova dovunque in ogni istante”

Siddharta disse che il fiume gli aveva reso un’immagine della sua vita: “ vidi che anch’essa è un fiume, vidi che soltanto ombre, ma nulla di reale, separano il ragazzo Siddharta dall’uomo Siddharta e dal vecchio Siddharta”

“Spesso sedevano insieme di sera su un tronco presso la riva, e tutti e due ascoltavano l’acqua, che per loro non era acqua, ma la voce della vita, la voce di ciò che eternamente è ed eternamente diviene” (p. 119).

 

Gli autori ottimi parlano delle esperienze di tutti poiché hanno lo stile dell’universale.

La voce della vita la sentivo da bambino nell’acqua del mare di Pesaro, nell’acqua dei torrenti Avisio e San Pellegrino di Moena, poi quando insegnavo nel Veneto traevo pensieri e sentimenti dall’acqua del Brenta. Allora non avevo letto la storia di Siddharta ma  facevo come lui e il barcaiolo Vasudeva. Ecco perché leggo tanto. Nei libri buoni scopro me stesso.

 

 

. La perfidia amorosa è un tradimento anche intellettuale e conoscitivo.  

 

Arianna poco più avanti rimpiange le nozze mancate:"At non haec quondam blanda promissa dedisti/voce mihi, non haec, miserae, sperare iubebas,/sed conubia laeta, sed optatos hymenaeos./Quae cuncta aerii discerpunt irrita venti./Nunc iam nulla viro iuranti femina credat /nulla viri speret sermones esse fideles /quis [2] dum aliquid cupiens animus praegestit apisci,/ nil metuunt iurare, nihil promittere parcunt;/ sed simul ac cupidae mentis satiata libido est,/dicta nihil [3]metuere [4], nihil periuria curant " ( Catullo,  64, vv. 139-148), Però non queste promesse mi facesti una volta con voce suadente, non questo mi inducevi, disgraziata a sperare, ma un matrimonio felice, ma le nozze desiderate. Tutte promesse che, vane, disperdono i venti nell'aria. Ora nessuna donna creda più nell'uomo che giura, nessuna speri che siano sincere le parole degli uomini; il loro animo libidinoso, finché agogna di ottenere qualcosa non teme di fare alcun giuramento, non risparmia le promesse; ma appena è sazio il piacere del desiderio amoroso, non hanno paura delle promesse, né si curano degli spergiuri.

 

Apollonio Rodio (III sec. a. C.) forse allude  alla brutta fine della storia d'amore di Giasone e Medea  quando rappresenta, non senza ironia la stupidità dell' "eroe" , l’argonauta greco che, bisognoso del soccorso della ragazza barbara per la sua ajmhcaniva , le fa l'esempio del tutto inopportuno di Arianna  la quale, per benevolenza, liberò Teseo dai cattivi travagli (Le Argonautiche , III, 997-998). "Il dislivello nell'investimento psichico da parte dei due personaggi traspare comunque già da alcuni elementi del dialogo (la manipolazione retorica a cui Giasone sottopone l'exemplum mitico di Arianna: uno degli stilemi con cui il narratore, sfruttando la complicità del lettore, allude oscuramente al futuro tragico di Medea e al suo abbandono)…"[5].

 

Del resto Catullo attribuisce la medesima malafede alle femmine umane, in particolare alla sua amante Lesbia, e forse Teseo che abbandona Arianna ai suoi occhi rappresenta il vendicatore delle infedeltà da lui stesso subite dalla propria donna :" Nulli se dicit mulier mea nubere malle/quam mihi, non si se Iupiter ipse petat./Dicit ; sed mulier cupido quod dicit amanti/in vento et rapida scribere oportet aqua " (70 ), la mia donna dice di non volere unirsi ad altri piuttosto che a me, neppure se Giove la corteggiasse. Dice così, ma quello che la donna dice all'amante smanioso, bisogna scriverlo nel vento e nell'acqua che le porta via.

Per il poeta di Sirmione la lealtà reciproca è un valore di base in ogni relazione umana, soprattutto in un grande amore, e la sua sofferenza deriva proprio dal mancato rispetto di tale patto sacro da parte della donna che fu, afferma, "amata nobis quantum amabitur nulla " (8, 5), amata da me quanto non sarà amata nessuna.

"Dicebas quondam solum te nosse Catullum,/Lesbia, nec prae me velle tenere Iovem./Dilexi tum te non tantum ut vulgus amicam,/sed pater ut gnatos diligit et generos " (72, 1-4), una volta dicevi di conoscere profondamente solo Catullo, Lesbia, e di non voler possedere Giove piuttosto che me. Allora ti ho amata non solo come il volgo un'amica, ma come il padre ama i figli e il suocero i generi.

In quel tempo c’era l’amare e il bene velle. Poi in seguito ai tradimenti questo un poco alla volta è sparito.

 

Amare è conoscere e viceversa.

E' interessante nosse  del v. 1 poiché ci suggerisce che amare una persona costituisce la più reale e profonda delle conoscenze.

Ipsipile, regina di Lemno, un'altra vittima di Giasone, cui rimprovera l'infedeltà[6], usa il verbo cognosco nello stesso senso::"Non ego sum furto tibi cognita; pronuba Iuno  (Ovidio, Heroides  6, 45) non hai avuto con me rapporti sessuali di nascosto; fu pronuba Giunone.

Insomma conoscere è amare e chi non ama non ha vere conoscenze.

 Dell'amore "è stato scritto che chi ne fosse privo, anche se sapesse parlare tutte le lingue degli uomini e degli angeli, altro non sarebbe che un rame risonante e un tintinnante cembalo"[7].

La stessa idea si trova nel conoscere biblico:"Conoscere significa penetrare sotto la superficie, allo scopo di giungere alle radici, e pertanto alle cause; conoscere significa "vedere" la realtà senza paludamenti. Conoscere non significa essere in possesso della verità, bensì andare sotto lo strato esterno e tentare, criticamente e attivamente, di avvicinarsi sempre più alla verità. Questo modo di penetrazione creativa trova espressione nell'ebraico jadoa , che significa conoscere e amare nel senso della penetrazione sessuale maschile"[8]. Sembra che questo jadoa  corrisponda al nostro nosse .

D'Annunzio stabilisce tra la conoscenza e il piacere un nesso ancora più forte di quello indicato dal tradizionale tw'/ pavqei mavqo":"ella[9] ci mostra la possibilità di un dolore trasmutato nella più efficace energia stimolatrice; ella c'insegna che il piacere è il più certo mezzo di conoscimento offertoci dalla natura e che colui il quale molto ha sofferto è men sapiente di colui il quale molto ha gioito"[10].

 La perfidia amorosa dunque è un tradimento anche intellettuale e conoscitivo.    

Sull'amore e la fides leggiamo  i due distici del carme 87 di Catullo:"Nulla potest mulier tantum se dicere amatam/vere, quantum a me Lesbia amata mea est./Nulla fides ullo fuit umquam foedere  tanta,/quanta in amore tuo ex parte reperta mea est ", nessuna donna può dire di essere stata amata tanto sinceramente quanto la mia Lesbia è stata amata da me. Nessuna lealtà in alcun patto fu mai tanto grande quanto nell'amore per te è stata trovata da parte mia.

 Foedus  e fides  sono legati etimologicamente: foedus  è "l'accordo", il trattato stipulato secondo le sacre regole della fides. Fides insomma è il rispetto del foedus.

Torniamo al carme 64  di Catullo dove la vicenda di Arianna tradita è un' e[kfrasi",  la descrizione, di oltre 200 versi, della storia ricamata sulla coperta del letto nuziale, inserita nelle nozze di Peleo e Teti, e il tradimento di Teseo è contrapposto all'amor, al foedus, alla concordia degli sposi con motivi tipici dell'epitalamio:"nullus amor tali coniunxit foedere amantes,/qualis adest Thetidi, qualis concordia Peleo" (vv. 355-356), nessun amore ha unito gli amanti con un patto tale quale la concordia che c'è tra Peleo e Teti.

Cicerone nel De Officiis dà una definizione della fides " Fundamentum autem est iustitiae fides, id est dictorum conventorumque constantia et veritas " (I, 23), orbene la fides  è il fondamento della giustizia, cioè la fermezza e la veridicità delle parole e dei patti convenuti.

Subito dopo l'autore, imitando gli Stoici,  etimologizza  fides  con fiat quod dictum est , deve essere fatto ciò che si è detto.

Similmente Cicerone in IV, 7" Fides enim nomen ipsum mihi videtur habere , cum fit, quod dicitur ", la fedeltà mi sembra avere il suo stesso nome quando si fa ciò che si dice.

Nel De amicitia [11] la fides è indicata come fondamento di quella stabilità e costanza che cerchiamo appunto nell'amicizia:"Firmamentum autem stabilitatis constantiaeque est eius, quam in amicitia quaerimus, fides" (65).

La Sempronia del Bellum Catilinae di Sallustio è una donna la cui perfidia, non meno della lussuria, è consona al suo ruolo di congiurata:" ea saepe antehac fidem prodiderat" (25), ella spesso già prima aveva tradito la fede.

“Properzio riprende il motivo da Catullo e anzi lo esaspera. ben diverso sarà l'atteggiamento di Ovidio, desultor amoris  sin dai giovanili Amores  e, poi, precettore di principi lontani dalla fides  nell'Ars amatoria "[12].

Infatti Quintiliano  definisce il poeta di Sulmona "utroque lascivior " (Institutio oratoria, X, 1, 93), più lascivo dell'uno e dell'altro, ossia di Tibullo e Properzio.   

Sulla fides  di Properzio trovo altre considerazioni interessanti di P. Fedeli:" Si tratta di un patto che non si fonda solamente sulla passione erotica, ma include slanci di tenerezza, tentativi di raggiungere un livello di comprensione reciproca, momenti di sincero attaccamento. Per di più la fides  fa dell'amore un rapporto che neppure la morte può modificare: come Properzio si sforza di sottolineare in più d'una occasione, quello fra i due amanti è un legame che va al di là dell'umana esistenza. In I, 19 egli s'immagina che, quando nell'oltretomba incontrerà le più famose eroine del mito, nessuna avrà lo stesso fascino di Cinzia"[13].

Anche là lo spirito del poeta sarà per sempre della donna amata in vita:"traicit et fati litora magnus amor " (I, 19, 13), un grande amore varca anche le rive del fato.

"Nella toccante conclusione del discorso pronunciato dall'ombra di Cinzia nella 4, 7-continua Fedeli- la rappresentazione dell'amore che continuerà nel mondo degli inferi si colora addirittura di accenti erotici, nell'immagine delle ossa del poeta che si strofinano e si confondono con quelle della sua amata[14]" (p. 19). Sentiamo le parole dell'umbra  di Cinzia a Properzio:"nunc te possideant aliae: mox sola tenebo:/mecum eris et mixtis ossibus ossa teram " (IV, 7, 93-94), ora ti possiedano altre: presto ti avrò io sola: sarai con me e sfregherò le ossa con le ossa mescolate. L'amante morta finalmente aderisce al  Cynthia prima fuit, Cyntia finis erit  auspicato nel I libro ( 12, 20). E’ il lato irrazionale e macabro che viene a Properzio di Assisi dalla sua origine etrusca mi azzardo a dire.

 

 

Bologna 15  ottobre 2026 ore 8, 59 giovanni ghiselli

p. s.

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Se “la pacchia non è finita” arriverò a 4 milioni entro l’ estate o addirittura la primavera 2027.

 

Martedì 20 ottobre 2026 dalle 17 sarò nella biblioteca Scandellara di Bologna dove presenterò

La poesia amorosa greca e latina.

Questo è il link per seguire da lontano

https://meet.google.com/qmx-fuhm-tiw

 

 

 

 

 



[1]"Il primo attributo del traditore nelle parole di Arianna fa riferimento al suo essere venuto meno alle promesse basate sulla fides , un principio cardine del carme" (G. B. Conte, Scriptorium Classicum  2, p. 63).

[2]=quibus .

[3]accusativo dell'oggetto interno equivalente a non .

[4]Perfetto gnomico.

[5] M. Fusillo, Lo spazio letterario della Grecia antica , I, 2, p.124.

[6] Heus! ubi pacta fides?  (v. 43), Ahi, dov'è la fedeltà promessa?

[7]Tonio Kröger , p. 213.  T. Mann cita la prima Lettera ai Corinzi (13,1) di Paolo.

 

[8]E. Fromm, Avere o essere? , p. 63.

[9] La vita.

[10] Il fuoco (del 1900), p. 95.

[11] Del 44 a. C.

[12]P. Fedeli,  Lo spazio letterario di Roma antica, 1, p. 166, 167, 168.

[13]Properzio Elegie, p. 19.

[14]Il motivo di amore e morte in Properzio è stato trattato con finezza da A. La Penna, L'integrazione difficile. Un profilo di Properzio , Torino, 1977, pp. 41-43; 54-55; 157-166.


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