(A margine dell'opera di Barbara Becheroni Ho guardato la bellezza con
i miei occhi)
Giuseppe Moscatt
La recentissima pubblicazione di Barbara Becheroni, Ho guardato la bellezza con i miei occhi (SBS, edizioni, 2025, Roma) riapre, ove non si fosse chiusa da tempo, la questione von Platen (Ansbach, 24/10/1776; Siracusa, 5/12/1835), il poeta svevo di primo ottocento, nato ad Ansbach, Franconia, oggi a nord della Baviera, racchiusa fra i fiumi Fulda, Meno, Neckar e Reno, un quadrilatero significativo per la futura Germania (si veda al riguardo il Nostro Uomini e fiumi, su www.storiaverita.org del 27.6.2024), all'epoca però retta, insieme a Bayreuth, dalla Prussia di Federico II Hohenzollern, assorbita infine dalla Baviera dopo le guerre napoleoniche, in cambio dell'alleanza militare con la Francia imperiale contro la quarta coalizione delle Potenze Europee assolutiste.
L'interesse storico per il poeta nasce dall'esame della società bavarese prettamente schierata contro il noto omoerotismo di Platen, che in età matura ne fece bandiera ideologica - sul modello di Nietzsche e di Baudelaire nel loro secondo ottocento, aderendo così a un esasperato uso di forme letterarie classiche rivestite però di un sostanziale neoromanticismo spirituale, non lontano da un progressivo avvicinamento alla decadenza letteraria di inizio novecento con Thomas Mann e Rainer Maria Rilke suoi non lontani epigoni. Allo storico può interessare la sua controversa vita come riflesso per le tensioni culturali e politiche contro la società tedesca pietista, intrise di Storicismo e di Nazionalismo, un terreno fertile per un Liberalismo conservatore, favorevole all'idea prussiana di unità della Nazione, germe di un imminente Autoritarismo e di una antipatia conflittuale con l'altra sponda del Reno, sfociata nel 1870 nella guerra con la Francia della Prussia di Bismarck, divenuta Impero nel 1871 con la unificazione della Germania e l'annessione contrastata delle regioni renane dell'Alsazia e della Lorena. Un prodromo ineluttabile del Primo Conflitto Mondiale del 1914. La gioventù del conte Augusto von Platen-Hallermünde (1816 - gennaio 1819); il suo decennio di maturazione (1820-1829); gli anni di esilio italiano (1830 - 1835); la polemica con Heinrich Heine e l'ostracismo romantico a lui rivolto fin dalla morte nel 1835 e solo attenuato con la pubblicazione dei suoi Diari nel primo '900; la recezione in Italia di Carducci; il silenzio in Germania fino alla riapertura di Thomas Mann (1900 -1930); la situazione attuale dopo la pubblicazione delle sue lettere, fra Classicismo di ritorno e riletture panestetiste; rappresentano allo stesso tempo la storia del suo Paese come del Nostro. Il primo decennio del Poeta è caratterizzato naturalmente dagli effetti della Rivoluzione Francese sulla cultura politica della Germania.
Innanzitutto, lo scontro tutto intellettuale fra gli illuministi moderati - il poeta e drammaturgo Friederich Klopstock (1724-1803), piuttosto legato al mondo dell'Arcadia neoclassica di Milton e Tasso - e lo scrittore e traduttore Christoph Wieland, famoso per aver tradotto in tedesco non solo le opere di Euripide, ma anche le tragedie di Shakespeare e i trattati filosofici di Bayle e Voltaire. Questa parallela capacità di unificare i dialetti locali in un’unica lingua finalmente nazionale - si ricordi che dopo la Guerra dei Trent'Anni, per buona parte combattuta fra il Reno e il Danubio, fino all'Elba (1618-1648), il Sacro Romano Impero, al di là dell'Impero Asburgico fra Vienna e Budapest, comprende ben 39 stati sovrani e varie comunità politiche legate all'Impero predetto, oppure al Regno di Prussia, come si è detto per la Franconia - e gli illuministi moderatamente razionalisti, quali appunto Goethe e Schiller, tutti ascrivibili alla corrente del c.d. Sturm und Drang, cioè tempesta e azione, cui vengono considerati appartenere Lessing, commediografo e saggista filovolteriano e Voss, un significativo intellettuale classico esperto di cultura greca e romana, discepolo del neoclassico storico dell'arte Winckelmann (1717-1768), principale fautore dell'arte greca e romana. Come si può arguire, tutte queste correnti, più o meno moderate, imperversano in un mondo di lingua tedesca non solo politicamente diviso in forme di Stato Assolutiste, ma anche profondamente diviso da una interpretazione pietista del Protestantesimo Luterano, fortemente criticato dalle scuole razionaliste che vedevano in Francia la nascita di movimenti politici coscienti dei propri diritti, pronti a sollevarsi contro Regnanti e Nobili, anche sul modello anglosassone dove ormai si era consolidata la Monarchia liberale fin dal 1619, quando il Parlamento Inglese approva il Bill of Rights, cioè la Carta sui diritti di libertà dei cittadini e che definisce la Successione e l'effettivo potere limitato della Corona.
Da qui, la nota generazione di filosofi francesi - i cc. dd. Illuministi - che dall'inizio del '700 hanno proprio nei Francesi tradotti da Wieland, i caposcuola delle forze politiche che preparano la Rivoluzione. Sia come sia, proprio nel 1796, scoppia la prima grande guerra napoleonica: è la Campagna d'Italia del generale Bonaparte, che il 13 aprile e il 15/17 novembre, sbaraglia in Italia l'esercito austriaco fra Millesimo e Arcole. Nella città del Poeta il terrore antigiacobino è alle stelle: mentre i nobili filoaustriaci tedeschi tremano dopo i resoconti delle stragi fatte da Goethe dopo il colpo di mano di Magonza operato dai rivoluzionari francesi; mentre ancora non si placano i timori della decapitazione di Luigi XVI; mentre sempre più alcuni intellettuali come Schiller ammirano comunque le forze progressiste che erano riuscite a liberarsi dai tiranni; i moderati come Wieland e Goethe negano la Rivoluzione nella forma ora giacobina e poi anche quella centrista del Direttorio, che non li lasciava tranquilli. Realtà contraddittoria analoga a quella odierna per le vicende iraniane, dove le preoccupazioni per il futuro si intrecciano con le speranze per la rinata presenza di voci democratiche in un Paese come la Francia. Barbara Becheroni, nel suo acuto romanzo storico, interpreta quella tensione al momento della nascita del Poeta. La famiglia è della più antica nobiltà terriera: il padre, Filippo August von Platen-Hallermünde, è un grosso proprietario terriero; la madre è la baronessa Christiane Eichler von Auritz, rigida e pia cattolica, che lo educa con caparbia volontà protettiva: Io sono la madre. Il Signore mi ha reso capace di nutrire il mio bambino senza l'aiuto di una balia. Datemi mio figlio (pag. 21 del libro). Estraniato il padre, che fino alla morte compare ben poco nella vita del giovane, Eichler (ovvero Christiane Luise) decide per lui: 1806, August entra nella prima classe del corpo dei cadetti di Monaco, ma come si rileva dalla prima pagina del diario, già a 13 anni odia la vita militare. Perché Monaco? Perché come si è accennato, il Regno di Baviera - insieme al Württemberg, al Baden e alla Franconia, ora annessa alla Baviera - diventa lo Stato cuscinetto primario antiprussiano, cioè il Regno capofila della Confederazione del Reno, una struttura federale protetta da Francia che per motivi politici dà l'impressione di essere il nucleo principale verso l'unità del Paese, come vorrebbero tanti intellettuali, da Goethe a Schiller, dai fratelli Schlegel a Fichte, la c.d. prima scuola romantica di Jena. Dal 1810 al 1813, il Poeta, ammesso all'Istituto di formazione dei Paggi reali, entrerà alla Corte del Re di Baviera ed è forzato alla carriera militare.
È del 1813 la prima annotazione del suo Diario (diviso in 33 volumi) che comparirà completo dopo molti anni dalla sua morte (se ne veda una buona opera riassuntiva a cura di Erich Petzet, Monaco 1905). Chiunque ne potrà avere un esempio per l'Italia dell'epoca leggendo una testimonianza d'epoca: pensiamo cioè a Massimo D'Azeglio, I miei ricordi, 1867, un ottimo resoconto di una vita di un giovane liberale in età romantica. In particolare, il Diario rappresenta i 20 anni dei suoi difficili e malinconici ricordi, che andò annotando e rivedendo fino a quel 13.11.1835, ultima data prima della sua morte a Siracusa. Qui va detta subito una prima anomalia che balza agli occhi già dell'autrice: non c'è alcuna immagine o resoconto di quella piccola quanto famosa cittadina. Scelta silenziosa che fa specie rispetto a quanto scrisse di Roma, Napoli, Firenze e di piccole città del Centro e del Nord, per esempio Cortona e Cremona incisivamente descritte. Ma torniamo alla sua gioventù. Già nel 1814 diventa sottotenente nel 1° reggimento di fanteria di linea e nel 1815 partecipa alla campagna contro la Francia, proprio durante i famosi 100 giorni del riapparso Napoleone sulla scena politica europea.
E mentre la famiglia - cioè la madre tirannica, ma che comprendeva bene i primi disagi del ragazzo - riesce a farlo inserire nella brigata dei riservisti, malgrado questa attraversi comunque il Reno senza alcun danno per il giovane cadetto; August ha poca coscienza della sua particolare natura omoerotica. Nei primi passi del diario, forse la omette perché già gli pesa la grama vita di fanciullo dietro le gonne della madre e sotto il comando di un padre di fatto assente. Ma a 16 anni nel collegio militare soffre la disciplina e sente qualcosa di strano quando sta coi suoi colleghi. Poi nel 1816, durante la prima vacanza in Svizzera, conosce un ragazzo simpatico, Heinrich, col quale intavola un rapporto d'amicizia che gli fa crescere un'ansia d'amore mai sentita. La cronaca diuturna delle giornate diventa una confessione personale e la successiva vita alla Accademia dei Paggi reali a Monaco è una fuga disperata dall'oppressione materna.
È l'ora di esprimere il suo percorso interiore, la sua storia, la sua terribile realtà personale - descritta con efficacia puntuale dalla Becheroni, frutto delle sue precedenti opere, per esempio, La ragazza che amava i Cavalli, 2013 - si riproduce in una scrittura particolare, quasi agostiniana. Era il tempo dello studio dell'inglese, dei primi amori e dei primi turbamenti, a stretto contatto di due compagni belli e biondi, dotati di quelle forme di bellezza classica che lo affascinano visibilmente, quei fratelli Jacob e Joseph von Xylander che lo abbandonano agli scherzi e allo scherno degli altri compagni, che ne vedono l'ambigua passione. Quando poi - noterà nel Diario - conosce mademoiselle Boisseson, un'emigrata nobile francese, una bella ragazza che non lo corrisponde per niente, tanto smilzo e smunto le appare; il Poeta - già noto per un inno in onore della festa di celebrazione per la Riforma - decide di riprendere la carriera militare, cosa che lo intriga per conseguire la carriera diplomatica, visto che il viaggiare lontano da casa gli sembra l'unica liberazione. L'operetta gli è stata utile: prenderà una borsa di studio personale che gli consente di frequentare un'università bavarese presso la ridente città di Würzburg. Vi approda nell'estate del 1818 dopo un drammatico saluto al compagno di corso amato, Jacob Xylander, che la Becheroni immagina denso di pianti lacrimosi e con un atteggiamento ormai distaccato del Poeta, analogo all'esperienza personale che ebbe quasi un secolo dopo Rainer Maria Rilke nel celebre racconto del 1894, Pierre Dumont. Scelta che già gli pare un'illusione, stante la tenace, quanto angosciosa voce dal profondo che lo sprona verso una bellezza esteriore, confessata a Jacob con gioia e accolta con un fare irriverente. Serie di impressioni personali che emergono con evidenza nelle giornate di Würzburg, quando ora si avvicina con maggiore maturità ai due Dioscuri della letteratura tedesca, Goethe e Schiller.
Il diario, la cui forma romanzata è modello letterario non nuovo, ove si pensi al Werther e alle ballate del tragediografo Schiller, come quella sul Palombaro o alla Canzone della campana, che trasfigurano le loro esperienze in maestosi affreschi Storici e umani. Ai vecchi compagni più seri dice: solo chi mi conosce mi può capire. E poi continua, appena integratosi da studente: Mi è appena apparso l'amore, come quando in un concerto si ode all'improvviso il suono del flauto in mezzo agli archi. Un giovane ufficiale di reggimento, Fritz von Brandestein, deliziò la mia vista. Da allora fu un lungo sentimento d'amore, che però egli stesso troncò e che mi lacerò l'anima. Così fortemente mi depressi e feci un passo ulteriore, dedicarmi alla poesia per sanare le ferite del cuore e per riguadagnare quel favore sociale che ho perduto... Ultima conclusione amara che gli anticipa le future critiche e sconfitte, peraltro come vedremo sublimate in stupende odi, in armonia ai suoi sonetti e in epigrammi famosi; senza contare il costante dialogo con se stesso, ricco di osservazioni che in seguito muteranno di spirito - da notare le frequenti cancellazioni dell'originale - e che si richiameranno lungo i vari manoscritti. Invero, un altro dei primi curatori del Diario - completato a Stoccarda nelle diverse pubblicazioni - L. V. Scheffler farà pervenire le copie manuali a Freud, che nelle sue lezioni di psicologia segnala il citato effetto di Sublimazione, cioè la trasformazione degli impulsi istintivi, soprattutto sessuali, indirizzati a livelli culturali che già il consenso sociale giudica inopportuni, sulla scia delle prime critiche alle sue poesie. Un processo inconscio, che anche il citato Rilke riproporrà nella sua sfera creativa.
Ma come si evolve nel contempo la realtà sociale e politica? Dopo la sconfitta di Waterloo e la conseguente Restaurazione assolutista disegnata dal Congresso di Vienna (sul quale vd. da ultimo, l'intervista a Luigi Mascilli Migliorini, rilasciata a Passato e Presente, programma di Rai 3, 16.3.2022, su Raiplay), alcuni episodi, rimasti negli archivi e nei carteggi fra i loro protagonisti, consentono però di rileggere il dopo Napoleone, ovvero le tracce indelebili della Grande Rivoluzione. Il Mascilli Migliorini, appunto, rileva il grande valore mediatico e giuridico di quel Codice Napoleonico, il Code civile del 1804, che rivede in modo generale il diritto civile, per esempio le Successioni. Vengono invero eliminati i privilegi feudali, il Maggiorescato e le disuguaglianze di sesso od ordine di nascita. Si introduce la parità fra i figli legittimi, la successione fra i superstiti e limitata la libertà testamentaria al fine di favorire la divisione equa del patrimonio familiare. Inciderà molto nella società civile continentale questa riforma? Oppure lo sarà quanto prescrive il Trattato della Santa Alleanza, derivato dal Congresso di Vienna, che impone alle 4 Potenze alleate - Austria, Prussia, Prussia e Gran Bretagna - l'impegno a difendere, anche con la forza, gli accordi di Vienna per difendere il comune interesse delle legittime Case Regnanti? In altri termini, il 20.11 del 1815, nasce il diritto di intervento negli Stati minori ove sia messo in pericolo il Governo assolutista anteriore alla Grande Rivoluzione. Certamente, il 22 Agosto di quell'anno, le elezioni della Camere a Parigi da parte degli Ultrarealisti, scatenano la repressione nelle campagne di giacobini e bonapartisti.
Il vecchio Talleyrand - ex bonapartista d'eccezione - si dimette dal Governo di Luigi XVIII per evitare l'intervento austro-prussiano in forza di quel Trattato. Ma le norme liberali di quelle disposizioni civili restano. Il processo riformatore non si ferma. Tanto che il giurista Savigny, non a caso di origine francese, fonda la Gazzetta di storia del diritto per preparare la sua originale revisione del diritto romano alla luce delle modifiche del Medio Evo, nate dalla evoluzione di quel diritto verso norme che tengono conto dell'economia capitalista. Di più: il più liberale dei Sovrani tedeschi - protettore di Goethe e Schiller negli anni della primavera classica di Weimar (il duca Carlo Augusto di Sassonia- Weimar-Eisenach), concede già nel 1815 una Costituzione sul modello inglese, ripresa dal citato Bill of Rights, che appunto concede prerogative indipendenti al Parlamento, dalle quali deriva nei secoli seguenti l'affidamento dell'Assemblea alla nomina del Primo Ministro pur dietro l'approvazione del Re. Peraltro, il bill di Weimar prevede un moderno sistema fiscale progressivo e creditizio, nonché diritti civili e la Tutela del potere legislativo, eletto nei suoi componenti dalla borghesia terriera. Del resto, in Francia le nuove elezioni portano alla Camera una maggioranza meno estremista, orientata a una politica più prudente e filo-tedesca, perseguita dai conservatori favorevoli a Luigi XVIII.
Del pari, una gravissima crisi economica (1816-1819), colpisce la Gran Bretagna, uno dei paesi europei al più alto tasso di economia industriale dell'Europa. Il Paese ha difficoltà di mercato e soffre di un palmare aumento della disoccupazione per l'improvvisa smobilitazione di 400.000 soldati fino ad allora impegnati nelle guerre napoleoniche. Ciò provoca una rapida crescita dei prezzi e migliaia di licenziamenti. Da qui un aumento di norme protezionistiche - specialmente dazi all'importazione di grani - e norme deflattive (la c.d. Corn Law). Una conseguenza nefasta è l'incremento del disagio sociale per i lavoratori e la classe media che invoca riforme parlamentari. Un esempio di tale crisi è offerto dal film Peterloo (2018), dove è narrata la strage dei contadini operata da soldati britannici nel 1819, di fronte a uno sciopero dovuto alla crisi economica di cui si è detto. Solo la scelta politica Colonialista riesce a impedire nuove più gravi stragi popolari: infatti, la conquista dell'India - mercato da cui importare a buon prezzo notevoli materie prime necessarie a impinguare il prodotto interno lordo - procura un sollievo per l'occupazione e per il consumo di beni, effetti che per decenni permetteranno una buona pace sociale e la crescita politica dell'Impero, benché ancora nel 1817 la Camera dei Comuni insiste con il Coercion Act alla sospensione dell'Habeas Corpus e al carcere preventivo delle organizzazioni contrarie al Corn Law. Mentre nel 1818 Stati Uniti e Gran Bretagna raggiungono un accordo sul confine col Canada, fissato al 49° parallelo e si suddividono la potestà reciproca su metà dell'Oregon e nello stesso anno, la vittoria elettorale in Francia dei Conservatori di Decazes, produce l'ammissione del Paese nella lega della Santa Alleanza. Al Congresso di Aquisgrana, i notevoli danni di guerra richiesti dalla Prussia e dall'Austria alla Francia monarchica vengono di gran lunga ridotti a questa anzi ottiene l'abbandono delle truppe zariste e prussiane dalla riva sinistra del Reno. Mentre in Sudamerica il Cile diventa indipendente a seguito di una breve guerra di liberazione della Spagna e anche il Perù diventa una nazione indipendente, subendo a favore degli Stati Uniti una forte protezione politica ed economica sulle fertili miniere delle Ande.
Anche il Lombardo Veneto, la regione più ricca dell'Impero austriaco, ritornata in suo possesso dopo il Congresso di Vienna, risente del risveglio culturale ed economico connesso all'età napoleonico. Infatti, nel settembre del 1818 esce a Milano il primo numero del Conciliatore, rivista di un gruppo di intellettuali - Silvio Pellico e Federico Confalonieri per tutti - che perseguono il rinnovamento culturale e politico preteso sia dai giovani romantici che dai vecchi Illuministi. Nello stesso periodo, la vita del Poeta a Würzburg era divisa fra studi giuridici e letterari, ma il cuore batte forte per il compagno Eduard Schmidtlein. Se Omero, Virgilio, Luciano, Livio e Tacito lo interessa, non di meno Cervantes, Shakespeare, Calderon e perfino i nostri Tasso e Alfieri sono presenti nelle righe del Diario. E pure, quasi come i contemporanei giovani romantici di Jena e Heidelberg, non manca di fare riferimento agli amori per un Adrasto, che altri non è che il segnalato Eduard. Già da qui, Barbara Becheroni individua qualche elemento di analogia con il Leopardi - incontrato anni dopo a Napoli - perché lo stile espositivo intimista non è lontano dallo Zibaldone di pensieri del Recanetese.
Purtroppo per August, le medesime illusioni d'amore più che platonico per Adrast, diventano un leit motiv: in ogni frase del diario tra il 1818 e il 1819, egli ripropone il suo senso di solitudine e di amore non corrisposto, per non dire di repulsione sociale, se non lo scherzo ironico dei compagni. Situazione che Eduard, a differenza dell'episodio con Jacob, prenderà con pari angoscia. Neppure la breve assenza del Poeta da Würzburg, per le vacanze estive a Iphofen, località termale vicina, migliora la situazione. Nondimeno, il carteggio fra i due – dove le proposte d'amore del Poeta emergono con chiarezza – producono un forte irrigidimento dell'ex amico. Ne abbiamo infatti una risposta al veleno. Non solo gli comunica di aver distrutto ogni lettera fra loro, ma aggiunge:
Egregio Conte, ho ricevuto la sua lettera che considero ingiuriosa e dunque le rispondo a stretto giro di posta che mai e poi mai le ho corrisposto quanto Lei pretende. Anzi insisto che giudico dispregevoli ogni sua voglia, deprecabili in sé e mai da me provocata. Le sue poesie a me rivolte sono ambigue e scandalose. Non li accetto e mai ho preteso di rompere alcun rapporto perché mai c'è stato qualcosa al riguardo. Piuttosto solo un pensiero Le rivolgo: la lettera che ho distrutto mostra una sua concezione della vita che per me è del tutto corrotta e irreversibile. Non si permetta più di parlarmi!
Di fronte a tale presa di posizione, molto più pericolosa dei fatti di Monaco, la situazione alla facoltà di giurisprudenza e perfino in città, si fa pesante. Del resto, i suoi studi giuridici non proseguono per un certo disinteresse. Invece un docente di filosofia del diritto, tale Friedrich Schelling, lo stima comunque. E dunque perché non seguirlo a Erlangen, una non meno famosa Università poco distante? Detto fatto, il Poeta di stabilisce in quella sede, una base a lui conforme per i tanti viaggi in Germania che compirà per quasi un decennio. Dopo il secondo infortunio, alcun sonetti - per esempio, Il tulipano (1820); Venite o amanti (1823) e la perla lirica Tristano (1825) - lo inducono a rassegnarsi di vivere in una morsa dolorosa nelle pieghe della più beghina delle società europee.
Un secondo periodo che sfocerà nella polemica contro Heinrich Heine, le cui repliche sprezzanti e omofobe la rinfocolano fino a creargli un problema di carriera poetica non indifferente. E sarà il momento del terzo passo avanti della sua non lunga vita: dopo qualche breve fuga in Italia - i Sonetti veneziani del 1825 rappresentano la prova più tangibile del suo iter poetico - finalmente la discesa finale in Italia, sempre più a Sud: Roma, Napoli, Palermo e infine la tragica morte a Siracusa. In questi anni del secondo e terzo decennio dell'800, Platen appare assente, oppure fermamente avverso alla corrente romantica, sia per la sua formazione classica molto lontana dagli interessi politici, sia per il suo costante omoerotismo, circostanze che sono presenti nella sua prima poetica. Inoltre, non disdegna di condividere la passione mitica per le liriche di Ludwig Ulhand, poeta del gruppo di Tubinga; le folli visioni musicali E.T.A. Hoffmann; due poeti coevi, ma non per niente affini. Il suo panestetismo indifferente al mondo della politica e della storia moderna, susciterà litigi, polemiche e solitudini, anche se la stessa società letteraria tedesca in modo ipocrita plaude al suo genio poetico, via via evolutosi dal classico sonetto: esemplari erano i suoi Sonetti Veneziani, che dal 1825 brillano per la perfetta composizione, intrisi di vera malinconia che preludono all'indifferibile morte dell'Uomo e alla malinconia verso la bellezza terrena, quasi un passo indietro ai componimenti del libero verso di Erlangen (i cc.dd. Ghazal che Goethe aveva importato dalla Persia nel suo Divano del 1819).
Un'oscillazione all'indietro presente nelle prolisse confessioni del diario, sempre rivedute e corrette, le quali si fanno eco nelle lettere che spediva ai parenti e agli amici nella seconda metà degli anni '20, ritrovate nel 1900 poco dopo i diari. I 5 anni a Erlangen, sorretto dal Maestro Schelling, sono pieni di un vigore poetico che mai più raggiunse nei suoi ultimi anni tedeschi. Proprio nei momenti di riposo, fra lezioni e studi per conseguire il dottorato in lettere e filosofia, Platen muta lo stile, da aulico a leggero, adottando quello importato dall'Oriente arabo dal vecchio Goethe, i cui Ghazal fulminei ed erotici costituiscono una geniale poetica che ben si adattava alle nostalgie del Poeta bavarese. Per esempio, il breve distico del 1821, Come corpo per l'anima e anima per il corpo, così io per te, che rivela l'amore del Poeta verso l'appena conosciuto Hermann Rothenhan, uno dei primi amici di Erlangen che si racconta fosse atterrito dall'essere il destinatario di tale strofa. Una deviazione dell'essere il Poeta della Bellezza, delle forme perfette, ma di un contenuto alquanto orrido in polemica alle correnti di ispirazione liberali, dove l'amore eterosessuale era un carattere indelebile. Scelta di maturità in modo formidabili, ancora misconosciuta pubblicamente, ma finalmente palesata per le donne del popolo polacco oltraggiate dai soldati russi, come si legge nei famosi futuri polenlieder (1831-1833).
Il conflitto interiore che lo aveva quasi consunto nei decenni precedenti andrà a poco a poco terminare negli anni d'Italia. Ma poco prima, già nelle confessioni del diario, rivedute e corrette nella seconda stesura, nonché emergenti nelle tante letture a parenti e amici - fra il 1829 e il 1835 e forse anche sotto la guida del Maestro Schelling - Platen riprende vigore intellettuale. È l'ora del dottorato in lettere, sua vera passione. Avvengono gli incontri di studi e di vita con i maggiori letterati dell'epoca: Jean Paul a Bayreuth, Jacob Grimm a Kassel, Goethe a Jena, proprio per discutere il Faust che il Vate di Weimar aveva da poco dato alle stampe. Se il primo è freddo e ironico, il secondo è di lui entusiasta. Nel 1821, dopo una strana sosta a Hannover - dove forse il silenzio del diario è spia perché li soddisfece il suo maledetto demone - e a Kassel ha un sincero elogio di Jacob Grimm.
Dopo avere letto La pantofola di vetro, la prima delle sue commedie neoclassiche, ne loda lo stile francese sul modello di Luciano e Ovidio, con qualche presenza di ironia plautina e qualche sentimento romantico. Nel successivo incontro personale con Goethe, Platen gli porta di prima mano i suoi Ghazal - per esempio tu sei la stella che nel cielo nuota, oppure come il giglio sia aperto il tuo cuore. Ma è deludente la risposta dell'Olimpico: pur lodando le belle forme poetiche, non vede la linfa d'amore perfetta, cosa che il Vate aveva proclamato dall'epoca dello Sturm und Drang fino al Faust. Giudizio che nasconde anche per Goethe l'imbarazzo di un amore impossibile quale quello omosessuale che trapelava da quei versi. Platen capisce ormai che è giunto il momento di cambiare aria e di scendere in Italia per sempre. Sicuramente proprio la storia del Vate di Weimar gli si pone a esempio. Come Goethe quasi 50 anni prima era fuggito da Weimar, una Corte troppo densa di intrighi da sopportare per i giochi politici da basso impero; così è arrivato il momento per lui di risciacquare i panni nell'Arno, come già Manzoni dirà nel 1827 per segnalare la revisione linguistica e narrativa dei Suoi Promessi sposi.
Del resto, la seconda sua commedia in versi neoclassica (La forchetta fatale, 1826), non gode dell'approvazione del suo editore Cotta, che al più gli sovvenziona il suo trasferimento in Italia. E il 24 ottobre del 1826 festeggerà il suo compleanno nella città Eterna. In quell'anno, invero, Russia e Gran Bretagna, a Pietroburgo, sospendono le clausole del Congresso di Verona del 1822 e si impegnano a imporre alla Turchia Ottomana di riconoscere la totale indipendenza della Grecia. Che si trattasse di una mossa di semplice realpolitik lo prova il parallelo ultimatum al sultano di rispettare la libertà di piccoli principati balcanici di lingua slava di cui lo Zar si atteggia a protettore panslavista.
Ma è l'espansionismo britannico a emergere con maggiori virulenza: il governo inglese solidarizza con l'impero persiano contro le spinta russa in Afganistan; favorisce le tribù musulmane contro i sikh del Punjab indiano contrari al loro protettorato, agevola la opposizione al movimento di Simon Bolivar che vorrebbe un Sudamerica federale sul modello U.S.A. fra Colombia, Perù e Bolivia; operazioni di intelligence che intendono favorire produzioni di generi alimentari e di risorse minerarie utili all'industria anglosassone. Anzi, i grandi imprenditori inglesi agevolano la colonizzazione, anche forzata, di Nuova Zelanda e Australia, una base essenziale per i traffici marittimi di importazioni di materie prime necessarie all'incremento industriale. Nondimeno, il successo di nuovi avversari letterati sembra oscurare il cammino del poeta, per esempio Joseph Karl von Eichendorff (1788-1857), pubblica la novella Via di un perdigiorno, che tratta della natura e dell'uomo in relazione simbiotica, quasi che la libertà senza una Natura gradevole fosse un qualcosa di fugace. Circostanza che Schelling aveva idealizzato e che ora Eichendorff tramuta in poesia, al punto che il vecchio Maestro ormai lo abbandonerà perché non sopportava gli amori omoerotici ormai evidenti.
Di più: un altro giovane poeta - Heinrich Heine (1797-1856) - quasi un suo coetaneo, già incrociato a Erlangen alle lezioni di Schelling, acquistava credito fra i giovani liberali di Berlino, mandando in libreria una raccolta di poesie - Il libro delle liriche - dove i suoi viaggi per la catena dell'Harz, costituivano una novità culturale: non solo ne davano il resoconto, ma anche divagavano sui valori morali dell'Uomo, sul modello di Erodoto e Rousseau. L'amore eterosessuale era per Heine un passaporto per riattivare lo Spirito romantico, represso dalla reazione assolutista, e un ottimo fuoco ribelle sulle orme di Fichte e Hegel i padri della prima generazione romantica. Heine, di famiglia ebrea convertita, imprenditore finanziario, vive a Bonn sotto la protezione di un ricco zio e tenta la professione di avvocato d'affari.
Come Platen, viaggia per la Germania, visita Goethe, gli propone un balletto dal Faust, ma ne ottiene solo critiche per la sfacciata ripetizione. E sempre come Platen, è dileggiato dalla classe borghese solo perché è un ebreo non gradito dalle società liberali studentesche. Di qui un saggio ipercritico sul romanticismo tedesco, sulla democratica Gazzetta renana - dove già scrive il Marx - accusando quella corrente di essersi seduta a tavola a Vienna col Re di Prussia. Heine dichiara di essere un politico, liberale e cosmopolita. E lo scontro fra intellettuali che arieggia ciò che era avvenuto quasi mezzo secolo prima fra i dioscuri di Weimar, Goethe e Schiller.
I due nuovi poeti iniziano a duellare a colpi di versi, dietro i quali si nasconderebbe un conflitto di classe e di ideologia, come lo classifica vent'anni dopo Marx. In realtà, la critica contemporanea - con Hans Mayer e Karl Kraus - rileva il carattere innovativo dei due rivali, diretto a svecchiare la cultura germanica, all'epoca frammentaria e contraddittoria, finché nel 1848 sfocerà in un significativo moto aggregante. Intanto, già nel 1827, la Francia Assolutista di Carlo X ordina lo scioglimento della Guardia Nazionale, corpo militare che cresce all'ombra delle classi mercantili e sfida la Gran Bretagna nella lotta per le colonie in Africa. Filippo Buonarroti, vecchio giacobino, le riorganizza in seguito secondo l'esempio carbonaro. E alle elezioni politiche i liberali moderati di Martignac sbaragliano il reazionario Villèle. Un conflitto politico che si ritrova fra le pagine del Conte di Montecristo di Alexandre Dumas padre. Nondimeno, prosegue la politica di Lord Goderich, capo del governo inglese, un conservatore legato al segretario coloniale Lord Grey, entrambi padrini colonialisti, del tutto disinteressati di fronte la grave situazione interna sociale che si è detta. Portogallo, Grecia, India, Uruguay sono obiettivi strategici che vanno raggiunti, anche a costo di gravi perdite navali, benché a Navarrino la flotta turca subisce una forte sconfitta che produrrà la definitiva indipendenza dalla Grecia, senza contare che la stessa Gran Bretagna riconoscerà per prima al Costituzione Argentina libera dall'impero del Brasile già nel 1830.
Ma è anche il tempo in cui appaiono a Milano le Operette Morali di Leopardi, il Cromwell di Victor Hugo, La favola di Hauff, romanziere tedesco, Süss l'ebreo e i Lieder di Schubert, tutte espressioni dal secondo periodo romantico di stampo più politico e di interesse velatamente sociale. Proprio nell'anno 1827, scoppia il conflitto con Heine. A dare la stura è un modesto giurista di Magdeburgo, Carl Immermann, anch'egli trascinato dall'amico Heine nello stile arabeggiante proposto da Goethe. In una sua ode, Immermann canta di un poeta classico (Platen?) che elogia la bellezza di un pastorello, piuttosto che esaltare la bellezza delle contadine del Reno. È per molti un Gossip: chi può essere se non Platen quell'amabile poeta che apprezza un bel pastore bruciato dal sole? Era una diceria omofoba di quell'avvocaticchio insolente che riapre la polemica con la Chiesa Bavarese, peraltro proprio quando questa sta per decidere chi nominare a Erlangen come sostituto di Schelling, il cui candidato naturale sembrava Platen. I Vescovi - Principi prima di Napoleone; e i Vescovi reazionari bavaresi ora sostituiti da Nobili governatori - di prima emanazione sotto il Re conservatore filopapista Ludovico I di Baviera - non potevano consentire la docenza a quello spiantato e deviato poetastro di belle rime, la cui sensibilità pedofila negli anni di Monaco e di Würzburg non è affatto sopita. Il discredito sociale di Platen giustifica il sottile senso di vendetta che emerge allora nella commedia in stile aristofanesco Edipo romantico del 1829. Già fra il 1827 e il 1828, Platen viaggia in Italia e poi soggiorna a Napoli, dove per la prima volta soggiorna a Capri e Sorrento, poi a Salerno, a Paesatum e Amalfi. È la volta di un nuovo amore, il pittore August Kopisch, che anzi gli racconta di come Heinrich Heine e Immermann sparlino di lui nei salotti di Berlino, Bonn e Monaco.
Con sapiente scrittura, Barbara Becheroni, da pag. 203 a pag. 228, parla del Poeta delle sue prime vicende napoletane (30 aprile - 30 novembre 1827). L'incipit del capitolo – tratto dal diario - è fulminante: A Napoli tutto è allegria e movimento, la città stessa è come il mare: aperta, libera e piena di vita. I palazzi sono solidi e nobili, le strade larghe e molto luminose. Una sintesi non tanto descrittiva, quanto ironica, soprattutto di fine contraddizione con la realtà miserabile già presente nel diario analogo di Goethe, peraltro rivestita di quel barocchismo letterario che Platenr aveva trovato in Lope de Vega, il commediografo spagnolo del '600che aveva letto a Würzburg. Poi l'amicizia con il Kopisch, qualche segnale di amicizia particolare, poi una risposta curiosa dell'interessato, quindi il progressivo scostamento della vittima, alla fine la condotta fredda e il dolore interiore del nostro eroe. Che fugge malinconico - e con qualche segno di malattia, come si legge a pag. 206.
Non ho amici, sto sempre peggio. Kopisch... l'ho rivisto quando sono tornato, c'era il sole e lui splendeva ancor più del nostro astro. Mi ha stretto la mano, chiedendomi notizie della mia salute. Con un garbo ricercato e distante... Sono solo, compio trentun anni e non ho nessun accanto a me... Non scrivo più, non ho più idee. Non ho più voglie. Me ne devo andare.
A Roma, dunque. Il barone von Bunsen e lo scultoreo Thorvaldsen, collaudati amici per comuni esigenze erotiche, gli fanno da sponda, ma il pensiero vendicativo non gli dà pace. Allora viene il momento della Commedia Satirica tratta del grande Aristofane, come Goethe si era rifatto all'Alceste di Euripide per satireggiare il poeta parruccone Wieland. Così Platen va a dileggiare Immermann e Heine, i due romantici alla moda. C'è anche un po' della satira di Machiavelli si pensi alla Mandragola - nella messa alla berlina del povero Immermann, un protagonista dell'Edipo, che nella commedia è chiamato Nimmermann, cioè il signor Nessuno. E poi il giudeo Heine, sotto la veste del Petrarca delle feste dei Tabernacoli l'orgoglio delle sinagoghe, il padre delle genti irrispettose e il traditore del genere umano, uno che nei loro baci trasmette odore di aglio e di spargitore di cattivi odori dalle loro boccette. Insulti che fecero rabbrividire gli stimati colleghi, tanto più che essi credono di essere bravi poeti, attenti avvocati d'impresa, giusti giudici e grandi amatori di nobildonne. Artisti che stavano sulle labbra e nel cuore dalla società tedesca, discriminatoria, sessista, capitalista e filovaticana. I malcapitati poeta e giudice cercarono di smorzare la polemica ben presto: Immermann, appena seppe della preventiva pubblicazione del primo atto dell'Edipo, a stretto giro di conoscenza, bolla il nostro Poeta di essere il Cavaliere errante nel labirinto della metrica, un pupazzo che balla a vuoto. Nondimeno, Immermann rompe con Heine, lasciandolo indifeso nella sua strada di esiliato politico perché avversario del regime prussiano del quale l'avvocato invece è fedele suddito.
Vero è che Heine non si contiene più: il mondo accademico reazionario non accetta un giudeo convertito, un poeta mai pentito di essere filonapoleonico e per di più un seduttore di nobildonne al fine subdolo di accattivarsi coloro che promuovono la nomina a professore universitario nelle università bavaresi. Può un banchiere, ovvero un usuraio, divenire docente universitario? Questa è la vendetta di Platen, dietro gli insulti sulla scena. Peraltro una commedia che l'editore Cotta nel 1829 cancellerà da ogni prospettiva di essere rappresentata, aderendo ai dubbi di moralità del direttore del Teatro di Monaco von Poißl. Heine non conclude qui la polemica: nella terza parte dei suoi dei suoi Resoconti di viaggio, i cc. dd. Bagni di Lucca, afferma con violenza che Platen è un falso uomo, visto che ogni suo amore ha un che di passivo sul modello greco presente nel simposio di Platone... Egli è invece una femmina, una di quelli che si credono donne, uomini che piuttosto sono delle Tribadi (oggi, diremmo Transgender). Tale natura disgraziata domina nelle sue poesie tanto belle quanto fuorvianti, oggetto di amori particolari per uomini ... Un amico molto caldo che da Erlangen a Venezia, da Roma a Firenze, da Milano a Napoli, cerca ragazzi biondi fra gli studenti...
Non era più satira classica, ma critica offensiva, un castello di accuse esagerate che obbligherà la Corte di Baviera respingere anche Platen dalla nomina accademica a Erlangen, dove prevarrà invece uno scadente traduttore di Ghazal, tale Rückert, per ironia della sorte rivale dei tre poeti, ma filisteo integrale, un classico servo del potere non lontano al moderno Heidegger filonazista. Intanto il mondo ribolle fra rivolte liberali, rigurgiti democratici e guerre coloniali. Per esempio, il Portogallo diventa reazionario, abolisce la Costituzione del 1826 ed è sottomesso al Re Michele, sotto il benevolo protettorato inglese, dove al Governo la classe imprenditoriale ha chiamato per primo Ministro Lord Wellington, il vincitore di Napoleone a Waterloo. Su indicazione dell'economista Ricardo, fautore della libertà di esportazione e di importazione da e per l'estero, Wellington fa approvare una nuova legge sul grano da importazione, fissato da dazi variabili, agganciati al livello dei prezzi sul mercato interno.
Ciò ferma la protesta popolare e rilancia il consumo, ma nel contempo i Whigs reazionari e grandi proprietari minacciano una forte opposizione. Del pari il Belgio è in fermento: cattolici progressisti liberali e i democratici raggiungono un'intesa per annullare discriminazioni rispetto alla popolazione Vallone di lingua francese, nonché pretendono libertà di stampa, di culto e di istruzione. Cessano le questioni di influenza sugli staterelli tedeschi fra Prussia e Russia, che ottiene l'Armenia, ma si riapre però il fronte russo-turco che fa alla prima conseguire il porto di Varna in Bulgaria. E anche l'azione dell'inglese lord Bentinck di stampo amministrativo in India funge da tappo delle questioni interne: si sviluppa in India la sicurezza delle vie interne, si aboliscono i pedaggi, si migliorano le strade e si organizza il sistema di coltivazione del tè e del caffè, prodotti alimentari di cui la Gran Bretagna è ormai forte monopolista, con la conseguente crescita del potere d'acquisto della piccola borghesia. Nondimeno, Guizot e Buonarroti in Francia duellano sul futuro politico dell'Europa, dividendo gli intellettuali politici fra reazionari e rivoluzionari, mentre la classe media trova negli scritti del liberale Adolphe Thiers, storico della Rivoluzione Francese, una via moderata che comunque rinnovi la Costituzione del Paese e riapra il processo di riforme economiche avviate da Napoleone.
Non è un caso che nei Miserabili di Hugo sia presente una larga parte dei personaggi della classe media borghese pronta ad assumere la guida politica della Nazione. Siamo ormai a una svolta storica per l'Europa, che perfino il Poeta bavarese in esame sentirà come sua evoluzione artistica. È il 1830. Mentre a Roma e Napoli succedono rispettivamente a Pio VIII e a Francesco I, Gregorio XVI e Ferdinando II, sempre sulla scia della c.d. Restaurazione Assolutista; a Parigi, il discorso di apertura della Camera fatto da Re Carlo X di Borbone, nel prendere atto di una forte maggioranza liberale, rigetta ogni apertura al riguardo e con la forza fa sciogliere l'Assemblea (Marzo). Le elezioni per il rinnovo del Parlamento francese portano a un nuovo successo dei liberali. Carlo X allora emette quattro ordinanze (25 luglio) che sciolgono la Camera appena eletta, istituiscono un rigido controllo governativo sulla stampa e modificano in modo restrittivo la legge elettorale. In risposta a tali manovre della Corte il popolo parigino prende le armi. È la seconda Rivoluzione. Operai piccoli e borghesi; come nel 1789, di ideali repubblicani, assalgono il Comune di Parigi e prendono possesso della Città. Per evitare un governo democratico e repubblicano, la maggioranza liberale e moderata chiede a Luigi Filippo d'Orleans di varare una monarchia costituzionale.
Luigi Filippo accetta (9 agosto) e fa riscrivere la Costituzione di Napoleone del 1814, emessa al ritorno dall'Elba e valida per i famosi 100 giorni. È una Costituzione borghese sul modello inglese, peraltro già approvata in Sicilia fin dal 1812 per quel Regno che però ha natura censitaria e prettamente riservata a chi è in possesso di titoli di studio e di proprietà. Le masse popolari democratiche - fautrici di quella Rivoluzione, raccontata nelle pagine centrali dei Miserabili di Hugo - saranno largamente insoddisfatte e spesso fino al 1848 non mancheranno di insorgere in nome della democrazia (si pensi al caso dei Canuts di Lione nel 1831). Belgio, Germania, Italia e Polonia poco dopo seguono la stessa strada con esiti diversi: il primo ottiene una netta indipendenza dell'Olanda e una analoga Costituzione (4 ottobre): la seconda - attraversata da moti popolari in Sassonia e Assia (citiamo qui il caso dei 7 professori di Gottinga, fa cui i fratelli Grimm, che riescono a far promulgare al Re Ernesto Augusto di Hannover una moderata costituzione filoinglese) - vede la Prussia alquanto disponibile a introdurre alcune moderate riforme amministrative.
In Inghilterra, invece, la Costituzione liberale ormai consolidata da più di due secoli, consente un Governo parlamentare borghese di coalizione più democratica, guidato da Lord Grey e Lord Palmerston, che introducono forti riforme amministrative e finanziarie rivolte a continuare, ora in Cina, una politica colonialista in linea con la domanda di materie prime necessarie allo sviluppo industriale ormai impetuoso (per esempio, nasce la linea ferroviaria Liverpool - Manchester per il trasporto di merci e persone, per la quale viene per la prima volta inaugurata la locomotiva a carbone progettata dai fratelli Stephenson). Due Nazioni però non raggiungono però i minimi obiettivi di conquista dei diritti civili di libertà e democrazia: L'Italia - cui manca ancora il presupposto dell'Unità - e la Polonia, dove l'oppressione russa persiste al pari di quella austriaca per il nostro Paese. I moti liberali del 1831 guidati dal Carbonaro Ciro Menotti, diretti a unificare l'Italia centro-settentrionale, scoppiano nel febbraio e poco dopo anche nello Stato pontificio, fra Bologna e Rimini, nasce un primo debolissimo Stato, le Province Unite. L'intervento della Cancelleria austriaca a difesa di Papa Gregorio XVI, guidata dal Metternich, è pesante: il 26 aprile 1831 l'esercito asburgico conquista con non pochi morti la capitale Ancona, anche se le Potenze Europee suggeriscono al Papa di introdurre qualche riforma amministrativa, vista la debolezza economica di quelle aree.
Il papa rifiuta e perciò la borghesia agraria non rimane soddisfatta, circostanza che favorisce la nascita del nuovo movimento rivoluzionario di Giuseppe Mazzini, La Giovane Italia, che trova in intellettuali postnapoleonici fervidi aderenti, legati da ideali liberali e democratici, quali l'Unità Nazionale, le forma di Stato Repubblicana e la scelta morale della Fratellanza Universale. La stessa rapida involuzione del moto avviene a Modena, dove il tiranno Francesco IV, protetto dalle baionette austriache, fa giustiziare i capi della rivolta, Ciro Menotti e Vincenzo Borelli. Per la Polonia, il processo azionario è analogo e ancora più duro.
Già nel Novembre del 1830, a Varsavia - sotto il dominio russo autorizzato dal Congresso di Vienna del 1815- una forte insurrezione popolare riesce a cacciare la guarnigione russa, cui segue un governo rivoluzionario liberaldemocratico. Ma meno di un anno dopo, l'esercito russo, forte dell'appoggio austroprussiano, massacra i patrioti polacchi nella battaglia di Ostrolenka e riprende Varsavia (settembre 1831). E nel gennaio del 1832, il nuovo governo russo - nominato dallo Zar Nicola I Romanov - fa abrogare la Costituzione del 1830 e opera una persecuzione sistematica di tutti i rappresentanti del parlamento repubblicano. Non concede alcuna riforma amministrativa, né alcun diritto civile.
Molti esponenti sfuggono all'arresto e riparano in Francia, dove formano un'ampia associazione rivoluzionaria. Anima di tale movimento, sarà il musicista polacco Chopin (1810-1849). Arrivato a Parigi, ultima città abitata fino alla morte, conosce Heine e solidarizza con Liszt, Berlioz e Meyerbeer, senza contare uno speciale affetto per il giovane Wagner, all'epoca invasato di idee liberali. Pieno di spirito popolare, Chopin scrive mazurche, danze polacche, notturni, la Grande Polonaise Brillante per pianoforte e orchestra, e varie composizioni nostalgiche sul suo Paese, che infiammano i giovani di tutta Europa, primi fra tutti Mazzini, Marx, Bakunin e Herzen. Spicca poi fra gli scrittori in esilio dell'epoca Adam Mickiewicz (1798-1855), le cui poesie in esilio a Roma e a Napoli, sono di stampo patriottico e di indignazione per le stragi compiute da militari russi nei confronti delle popolazioni di villaggi spesso inconsapevoli della rivoluzione (pensiamo alle stragi odierne di Gaza e in Libano).
Proprio in questo periodo, Platen scrive l'opera che lo distingue definitivamente dalla classica interpretazione di poeta puramente moderato, di belle forme, di ricercatore della bellezza coerentemente in linea con l'ideale filogreco di Winckelmann. Neppure la citata reazione dell'Edipo Romantico contro Heine aveva avuto qualche effetto a suo favore. Il malessere malinconico lo perseguita a Roma e nei viaggi di quell'anno per l'Italia centrale. Vede e incontra però i tanti esuli polacchi a Perugia, a Firenze, a Cortona, sul Trasimeno, in Maremma, ad Arezzo, la prima casa del Petrarca; il Vasari e Pietro l'Aretino erano fra i suoi libri preferiti (vd. le pagine 237-255). Poi fino a Genova, Spezia e Porto Venere, Milano. Infine, di ritorno a Siena, ospite del nobile tedesco von Rumhor, che in Toscana abita da anni, intento a raccogliere e a pubblicare ricette locali che giudica essenziali per conoscere la storia d'Italia. Siamo già nel 1829, con l'Edipo Romantico, ormai terminato, Platen ritorna ancora a Venezia. Ancona, Senigallia, Pesaro, Ravenna, ogni città una sosta, un quadro, una villa, un monumento.
Uno stile di scrittura da viaggio che lo accomuna all'odiato nemico Heine, una inconsapevole affinità fra diversi che la critica odierna, anche della Becheroni, non mancheranno di segnalare. Spedito a Cotta, l'Edipo Romantico, già pubblicato, non decolla a teatro. Ne vedemmo la conclusione infruttuosa, per di più lo scherno consegnatoli da Heine, gli bruciava. Poveri genitori, Poveri amici, che dirà Schelling? Quelle oscenità di Heine, erano forse la sua Waterloo? Trieste già gli appare fredda per clima e per persone. Venezia altrettanto. Meglio tornare a Roma. Qui, Platen, pur mantenendo una certa nostalgia, nell'estate del 1829 rivede gli amici: Thorwaldsen, Rebhbenitz e Röstel, Rauch e Waiblinger. Non c'è più l'amato Kopisch, ma se ne fa una ragione. Intanto, il 1830 si mostra al Poeta freddo e doloroso. Sta male per il Carnevale nello spirito e nel corpo. Un lungo Marzo a letto e poi a Primavera la scelta: rivedere Napoli e dunque risalire nello spirito. Ma l'aria della città e del mare lo salveranno? Sceso in un albergo sul golfo di Napoli il 1° Maggio del 1830; il Poeta viaggia spesso per Sorrento, dove conosce spagnoli, inglesi e tanti tedeschi. Sicuramente molti esuli polacchi, che gli leggono i canti del poeta Mickiewicz e le sue filippiche contro lo Zar Nicola. Finalmente fra le sue conoscenze qualche donna, per esempio la signorina Linder, studentessa a Monaco di Schelling (scovata acutamente dalla Becheroni a pag. 278), incontrata fra i vicoli di Napoli e in trattoria, che quasi lo dileggia per le sue singolari rime d'amore. Platen rimane silenzioso e interdetto a scrivere versi un po' diversi nelle taverne dei Quartieri Spagnoli. Lo incontra l'amico Gründel e lo saluta contento di rivederlo a poetare d'amore… Ma Platen gli ribatte serioso: Non scherzare sulle cose serie. Ho saputo dei moti d'Europa dopo la fine di Luigi Filippo di Francia. Ora sono a fianco dei Polacchi contro i tiranni della Russia. Un nuovo salto di qualità di Platen. Una sterzata artistica di prima potenza. È il 1831, al tavolo da pranzo ora stanno le bozze dei cc.dd. Canti polacchi. A dire di Giuseppe Farese (vd. Poesia e rivoluzione in Germania, 1830-1850, Laterza, Bari, 1974) essi rappresentano dopo la riscossa antinapoleonico di Körner, una poderosa e ironica invettiva di un nobile aristocratico contro il mondo militare tedesco. Finalmente libera è la sua versificazione da uno scostante virtuosismo lirico classicheggiante, finalmente ottenuto a vantaggio di contenuti nuovi. Certamente la decadenza delle realtà formali a vantaggio delle verità popolari è appena accennata. Ma il volontario esilio in Italia, la feroce polemica con Heine, l'amore per la libertà e l'odio per i tiranni, sono una svolta rivoluzionaria che ci danno un Poeta al limite fra classico e romantico, un entusiasta per la lotta di liberazione nazionale del popolo polacco. Cos'altro poteva fare se non opporsi alla politica del Congresso di Vienna? Se non criticare un Tiranno? Forse, come suggerisce la Becheroni, anche i Polenlieder sono poesie d'amore per chi combatte eroicamente per la libertà, per un ideale, consapevoli di avere per nemico una forza invincibile (pag. 280). Una poesia qui valga per tutte:
E Lui balla a Mosca
Ammirate le rosse stelle che brillano su Varsavia,/la città dei Vostri Padri, e Voi poveri polacchi,/finitela di piangere! E anche se il cuore vi scoppia in gola,/lasciatelo stare, lasciatelo danzare il Re a Mosca.../Mai un Re così attento al suo popolo si è visto... /Mentre morte e miseria danzavano con voi,/anche lui pensava di danzare con Voi/e quando seppe del Vostro dolore/organizzò per voi una festa da ballo,/e perfino ora sta danzando a Mosca./Guardate come sono belle le sue purpuree scarpette,/cercate presto un cuscino dove potrà riposare./E mentre danza, pensa bene al suo popolo/quanto affetto alle donne mongole e chirghise mostrava.../E tu, madre polacca, perché piangi?/Perché i tuoi gemiti forse possono mitigare fame e gelo?/A te o Polonia, ben più di questo va dato!/Vi prego, o Polacchi, lasciatelo da solo danzare nel suo caldo Palazzo d'Inverno!
Nel frattempo, dopo la morte del padre ad Ansbach e il trasferimento della madre a Monaco, sicuramente meno ricca del passato e ora titolare di una modesta pensione legittima del consorte. Platen, lasciato senza speranza di risorse dall'abbandono di Cotta; per fortuna ottiene un vitalizio annuo di 500 fiorini quale effetto della nomina come Poeta di Corte da parte dell'Accademia bavarese di Scienze. Saranno il principe ereditario Max e il duca Graf von Pocci, di passaggio a Marzo del 1832, a rivederlo a Napoli, per poi però riportare alla madre non buone sue notizie di salute. Qualche mese dopo, il Poeta incontrerà la madre. Dopo due anni napoletani - dove era divenuto amico del Principe Ranieri e dopo aver conosciuto Leopardi, legato a lui di un affetto sincero - Platen ritorna appunto in Germania. La Becheroni magistralmente rievoca i giorni del 1833, ormai, gli ultimi, accanto alla madre invecchiata e ingobbita. Presto la voglia di ridiscendere a Roma diverrà una necessità. E la nostra biografa a pagg. 285-286 ci ricorda che in quelle lunghe giornate d'estate, Platen si dà alla storia moderna: compaiono ancora per Cotta il dramma storico La lega di Cambrai; una Storia del regno di Napoli dal 1414 al 1443 (apprezzata dal Croce come fonte opportuna per la sua Storia); La fondazione di Cartagine, il Regno degli Spiriti, decine di epigrammi. Corregge il dramma classico Gli Abbassidi, che sarà pubblicato postumo. La nostalgia di Venezia e Napoli, supera la presenza dalla madre ormai troppo invecchiata. E nel 1834 riprende a viaggiare, ed è di nuovo a Napoli.
Come si è anticipato, a settembre frequenta Leopardi, cui dedica una pagina di lodi a margine dell'Edipo Romantico, che volle riscrivere più per puntiglio di drammaturgo amante di Aristofane, che non per ripicca contro Heine, nondimeno perdutosi a Parigi da giornalista, esiliato, ma pronto a riprendere la lotta contro la reazione conservatrice impersonata da Luigi Napoleone, ormai pronto a ricostruire l'Impero. A Firenze, nel 1834 passerà l'inverno, soggetto a coliche addominali molto frequenti, prodromiche a quelle che lo porteranno a breve alla morte in Sicilia, dopo una oscura brevissima permanenza a Siracusa, aggredito dal colera secondo la versione ufficiale, muore qui per motivi forse ben diversi.
Contemporaneamente, la situazione storica generale, fra il 1832 e il 1835, rimane in movimento a vantaggio della politica reazionaria, sempre sulla difensiva rispetto ai moti liberali che portano qualche riforma in Francia. È per l'immobilismo al Papa Gregorio, che Metternich decide di intervenire di nuovo ad Ancona per reprimere l'ennesima insurrezione (Gennaio, 1832). L'arrivo delle truppe austriache spinge il Pontefice a condannare la libertà di coscienza e di stampa, nonché il diritto di rivolta contro un tiranno. Anche il movimento cattolico - liberale di Lamennais è nel mirino. In sintesi, l'enciclica Mirari Vos segna una reazione della Chiesa non inferiore alla vecchia Santa Alleanza del 1815. Di più: anche la Francia di Luigi Filippo, col primo Ministro generale Soult, ufficiale napoleonico, si allinea all'Europa continentale di Metternich e di Nicola I. Solo nella Gran Bretagna di Lord Grey, spiccatamente liberale (il c.d. partito Whig) non si fa alcuna marcia indietro: malgrado il diniego della Camera di Lord nettamente conservatrice, è approvata una nuova legge elettorale, che allarga la platea degli elettori a tutti i capifamiglia che son proprietari o affittuari terrieri al di là dell'estensione della tenuta agraria.
Operazione che è sostenuta da intellettuali romantici come Charles Dickens e Thomas Carlyle. Peraltro, la politica assolutista del Cancelliere austriaco investe la Germania renana, in quanto stabilisce per tutte la Confederazione germanica un decreto di polizia che obbliga ogni Sovrano tedesco a rigettare ogni progetto di legge contenente norme più aperte alle libertà civili, specialmente connesse ad assemblee pubbliche. Malgrado la cultura moderata cattolica cerchi di mediare fra istanze liberali e potere temporale della Chiesa - per esempio, il saggio del Rosmini favorevole al cattolicesimo liberale, le cc.dd. cinque piaghe della Santa Chiesa, prima respinto dal Santo Uffizio Romano e poi pubblicato nel 1848 - benché poi esca a Torino la biografia di Silvio Pellico Le mie prigioni, una storia di vita liberale, pacata e amara testimonianza di un'esperienza tragica di prigionia, accettata con dignità e spirito patriottico; la guerra fra ideologie liberali e conservatrici non risparmia le relazioni estere. Infatti, monta lo scontro militare fra il Pascià d'Egitto e l'impero ottomano come appendice della guerra europea contro lo stesso Impero e l'improvvisa conquista dell'Anatolia da parte degli Egiziani. Si formano due coalizioni, con la Russia sempre in gara per occupare le terre balcaniche e la Gran Bretagna a difesa del Sultano Ottomano. Una pace sorge per fortuna con rapidità: mentre le Potenze occidentali impongono come loro candidato al nuovo regno greco Ottone di Wittelsbach, figlio di re Luigi di Baviera; l'impero turco riprende Damasco, Acca e Aleppo, nonché l'Anatolia.
Un gioco di poteri e alleanze nel Mediterraneo Orientale non dissimile dall'attuale crisi del Mar Rosso e lo stretto di Hormuz. I fermenti italiani proseguiranno nel 1833, primo fra tutti le solite insurrezioni liberali carbonare, per esempio a Torino, dove Carlo Alberto, appena eletto Re di Piemonte e Sardegna, non manca di attività repressiva. Come pure a Münchengrätz, i rappresentanti di Russia, Prussia e Austria confermano con un Protocollo la famigerata Santa Alleanza e il relativo diritto di intervento militare a sostegno delle Case Reali. Ideologia internazionale che però non limita la Gran Bretagna a decretare l'abolizione della schiavitù nelle colonie, senza contare l'entrata in vigore di una legge a tutela del lavoro minorile nelle fabbriche. L'Oliver Twist di Dickens, appena stampato a Londra, comincia a fare strada nella coscienza sociale.
Inoltre il Sartor Resartus del Carlyle, critica la società capitalista in nome dell'Idealismo liberale e l'Ettore Fieramosca di D'Azeglio stimola la domanda patriottica. Saggi e romanzi che Platen conosce lungo il suo peregrinare in Italia in quel biennio, caratterizzato dal passaggio del Poeta verso la Storia e il mondo esterno, ormai acquisito, se non nello stile quanto meno nella sostanziale ricerca dell'uomo moderno. Pur non cessando la passione per la filologia classica-per esempio, l'interessante corrispondenza col filosofo Johannes Minckwitz, uno dei primi biografi di Platen e primo curatore delle opere postume nel 1852 - continua a soggiornare a Venezia, a Firenze e a Napoli. Soste che la Becheroni sintetizza attraverso le passeggiate del Poeta nel Golfo di Napoli, il Vesuvio le lunghe gite con Ranieri, nonché nelle cene con amici all'Osteria Villa di Londra, un locale napoletano denso di stranieri, dove fra pasta, pizza e vini locali, ci si scambia storie, versi e pettegolezzi. La fortuna di stare a Napoli, scrive nel Diario, dove fuoco, sole e mare possano lenire il senso di solitudine che opprime gli animi di tanti esuli, specialmente lontani da casa per aver difeso i diritti di libertà politica e umana come è avvenuto per il nostro Poeta. Chissà di cosa si discute al Caffè nel 1835? Forse dell'attentato nuovo primo ministro francese Mortier e alle nuove leggi di Settembre che limitano la già scarsa libertà di stampa e gli arresti illegali di oppositori politici? Forse dell'irlandese Peel, onorevole ai Comuni che se dimette dal Governo liberale Tory e del ritorno del governo Whig di Lord Melbourne? O della successione a Vienna del malaticcio Ferdinando I sul trono asburgico, di fatto retto politicamente dall'onnipotente Metternich fiero nemico di ogni liberale e amico di quel Nicola I prototipo del sovrano più retrivo d'Europa? E che dire dei Turchi a Tripoli, dei Coloni Boeri in fuga dal sud Africa e delle loro scaramucce coi Zulù? Quanto poi alla Compagnia delle Indie e del loro occulto commercio d'oppio in Cina, oppure della rivoluzione dei coloni anglosassoni del Texas contro il tiranno messicano Santana? E si può anche pensare che in quel salone qualcuno legga l'ultima edizione dei Canti di Leopardi, oppure sfogli il papà Goriot di Balzac, il Paracelsus di Robert Browning, La morte di Danton di Büchner, senza contare Le favole di Andersen, arrivate a Napoli fra i tanti viaggiatori discesi dai primi piroscafi a carbone che colà attraccavano dalla Spagna. Sicuramente, Platen avrà ascoltato al S. Carlo la prima della Lucia di Lamermoor di Donizetti scritta dal liberale Cammarano, un tema romantico di amore e morte in scena con uno stile vocale che lo impressiona al pari del pubblico napoletano. Circostanze molto ben messe in luce dell'autrice della sua biografia citata, quando il Poeta passeggia anche in via Toledo e nelle vie antistanti, dove abita proprio Leopardi in casa Ranieri.
Coinvolgente è il dialogo fra i due Poeti, presentato alle pagine 298-299 della predetta biografia, specie nel comune sentimento di piacere nel vedere pubblicati i loro Canti. Gioia per Leopardi, ma un senso di mestizia e quasi di rabbia a stento contenuta per August. Frasi che si concludono con un pensiero che pare provenire dall'Autrice: che cosa terribile essere costretti ad attendere il giudizio di un editore, (o peggio di un funzionario di Stato ignorante come avveniva nel Regno borbonico) anche sulla poesia. E di rincalzo Leopardi aggiunge: Editore o funzionario chino a tentare di scoprire nelle mie povere parole ogni velata minaccia contro l'Autorità dello Stato e della Chiesa. Noi poeti siamo molto pericolosi.
Comunque sia, scrivere, per il poeta, è sempre più difficile, tanto più che cresce in lui e in città un'ulteriore preoccupazione: oltre il Vesuvio che tuonava e bruciava, oltre le tante scosse di terremoto connesse, a Napoli aumenta la diffusione del colera. È nota la ricerca di un capro espiatorio per giustificare nelle masse dell'800 la propagazione: le ricerche storiche di Paolo Sorcinelli sull'uomo malato nella storia moderna (del quale vd. Il quotidiano e i sentimenti, viaggio nella storia sociale, Milano, 2002 pagg. 129-133) mettono in rilievo la presunzione di essere vittime del flagello divino, o di essere sepolti vivi, nella Napoli dove l'ambasciatore britannico William Temple, fin dal luglio del 1835, esorta il fratello minore di Ferdinando II, il Principe Carlo, ad allontanarsi dalla Puglia già ampiamente colpita dall'epidemia originata in Crimea. Ma quando Platen chiede al caffè notizie e come preservarsi dal morbo, si rimane evasivi, distratti o comunque rassegnati alla morte. Gli frulla allora in mente di andare in Sicilia, come se il mare fosse uno scudo di fronte alla sporcizia, alle scarse norme igieniche nei teatri e nei luoghi pubblici.
Può Platen aspettare a Napoli di morire ora che le aspettative di vita gli sono migliorate? E dunque decide di andare per la prima volta in Sicilia, come il Vate di Weimar, che lo aveva preceduto con animo non dissimile occorreva andare! Perché come Goethe cercava una terra bella e fiera, piena di arte, figlia di una storia dove decine di civiltà si erano avvicendate. E poi da Palermo a Catania, poi Taormina e Messina... E invece, di nuovo le facezie e le critiche dei napoletani, che temevano più i Borboni che non un colera ancora fantasma. Anzi quasi quasi meglio il colera, una sorte di scure necessaria della Storia... E un bel mattino, al caffè un tale parla tedesco e gli si presenta: Anastasio Grün, nome d'arte del conte Anton Alexander von Auersperg di Lubiana. Un liberale austriaco e partecipante eccelso, difensore del Vormärz, il movimento politico liberale e democratico, nazionalista e socialista, contro la Santa Alleanza. Fiero avversario di Metternich, favorevole al passaggio dall'economia agraria a quella industriale; ma anche decisamente aperto a sanare i problemi sociali sul modello inglese.
Grün lo auspica con metafore e similitudini che trae dalla classicità per estenderle al mondo loro contemporaneo, come nel caso delle sue passeggiate di un poeta viennese, del 1831, quando lo sguardo del passante si posa sui poveri per le strade, i bambini abbandonati, le donne di strada, contadini e gli operai che cercavano di sfamare i propri figli, privi di istruzione e ammalati in tuguri malsani dove prosperava il colera, il tifo e la tisi. Il nostro Poeta nel diario ci offre un'immagine positiva del collega, di cui apprezza l'attenzione popolare amata dallo scrittore Grillparzer, coevo di Platen, indice del clima di reazioni democratiche in Austria e Germania fra intellettuali e progressisti. Era un movimento che si contrapponeva alla letteratura conformista e filogovernativa - il cc.dd. Biedemeier - con autori di rilievo come Lenau, Büchner e soprattutto Heine, scrittore che per tali simpatie è considerato un pontefice verso il realismo socialista già prima del 1848. Platen ne era già convinto, come si è anticipato con le poesie filo-polacche ed era un profeta delle novità politiche che andavano costituendosi al di qua del Reno.
Intanto, a metà agosto del 1835 Platen al colmo della crisi psicologica e con qualche dolore interno, con costanti coliche renali e addominali, dispone per testamento di lasciare il patrimonio poetico all'amico Friedrich von Fugger, che nei decenni successivi provvederà a pubblicare i suoi sonetti e ghazal. Tuttavia la paura di essere contagiato dal colera, stimolata dai suoi frequenti disturbi digestivi, lo perseguita tanto che decide di ritornare in Sicilia. È il settembre del 1835, quando il nostro August traverserà il Tirreno da Napoli ancora una volta per Palermo. Qui, nelle ultime pagine della biografia della Becheroni, scorrono gli ultimi giorni della sua vita. Da pag. 307 a pag. 342, emerge dalle pagine del diario qui abilmente tradotte, una contraddizione non tanto del Poeta, quanto e piuttosto quello che la letteratura critica del '900 - e Thomas Mann in particolare - ha voluto definire. Come Visconti ci mostra nel suo capolavoro Morte a Venezia, film del 1971, è riaffermata la lettura di un Platen protodecadente, morto in Sicilia e a Siracusa perché ammalato di bellezza e consunto dall'essere un diverso incompreso. Però la descrizione di Palermo ora è più approfondita, il lungo viaggio interno dell'isola, fra Caltagirone, Palagonia, Lentini e la strada per Siracusa, dove scrive di volersi rifugiare, per evitare il morbo, ci dicono qualcosa di diverso. Invero, guardiamo le fonti ufficiali della sua fine, vale a dire la c.d. verità razionale. Premesso che il diario si chiude definitivamente il 12 novembre del 1835, con la sua entrata a Siracusa, latore di una lettera di raccomandazione per la sua assistenza destinata all'archeologo marchese Mario Landolina; Platen è finito a soggiornare in una locanda popolare in Via Amalfitana nell'isola di Ortigia.
Dalla corrispondenza del Marchese con la madre del Poeta, emerge che questi, per effetto di un sovraccarico di alcolismo e da un suo eccessivo uso di farmaci non idoneo a spegnere i dolori da coliche renali, moriva il 5 dicembre. Inoltre dalla documentazione del Marchese stesso e da fonti del Comune, è noto che fu sepolto nel giardino della sua villa, accanto al cimitero protestante, per il fatto che di tale fede fosse ritenuto appartenente. Una serie di tracce è segnalata dallo storico siracusano Salvatore Chindemi, nell'orazione funebre letta a Siracusa nel 1869, in occasione della costruzione di una statua in onore del Poeta, frutto della pubblica sottoscrizione organizzata da patrioti tedeschi e italiani. In merito alla sua fine, tragica e misteriosa, la Becheroni magistralmente ipotizza una soluzione verosimile, al di là delle valutazioni quasi esoteriche, o meglio sentimentali di Mann, che nel suo famoso saggio del 1930 aveva parlato come causa di morte una strana sovraeccitazione, un esaurimento da contrizioni sentimentali, dove il morbo del tifo o del colera avrebbero celato lo stato di solitudine estrema che lo avrebbero forse portato al suicidio (del resto, anche Heinrich von Kleist lo aveva posto in essere nel 1811, gesto scientemente conosciuto e giustificato dal giovane Platen, cui Mann attribuisce i panni del malinconico Tristano e nell'immortale spirito melanconico di Don Chisciotte, cui fa dire che Qualunque pur tenue legame/che unisce fra loro gli Spiriti/Continua ad agire ciecamente per incalcolabile tempo.
Invero, nella biografia più volte citata, alle pagg. 332 e ss., forse le più romantiche dell'opera, si mostrerà al lettore una certa paura di morire. La predizione di una vecchia indovina domina una notte di straordinaria malinconia, un lento spegnersi del Poeta e le comiche reazioni del Landolina di fronte al cadavere, duettate con arguzia insieme alla proprietaria della locanda e di uno Speziale corso in ritardo al capezzale, forse pentito degli strani farmaci fatti bere al povero ammalato. Elementi di umorismo pirandelliano che non sarebbero dispiaciuti allo scrittore della Forchetta fatale. Poi, l'epilogo ad Ansbach, alla fine di dicembre del 1835. Uno sguardo pietoso e severo che la biografa lancia sulla madre Christine Luise, un ritratto di una vecchia pentita di come aveva trattato il figlio, di cui angosciata legge la fine attraverso una discutibile lettera del nobile siracusano. Il corvo della morte, accovacciato sulla finestra, la fissa con aria di rimprovero, come se ci fosse il figlio ad accusarla per averlo ingiustamente maltrattato.
Di fronte a questa interessantissima conclusione sentimentale, non possiamo che plaudire, ma una considerazione razionale ci sembra infine opportuna: chi già legge il saggio-romanzo della Becheroni, non può non spiegare una questione che ci sorge spontanea: se è vero che i suoi diari rappresentano di fatto una sorta baedeker turistico dell'Italia di primo '800, una guida turistica più o meno tascabile che riporti notizie utili per visitare musei e città italiane; se è vero che delle città siciliane dà buone notizie, soffermandosi perfino a Caltagirone e Lentini; è anche vero che dei monumenti di Siracusa tace. Se il diario - iniziato nell'edizione francese il 22 ottobre del 1813 - ha per Platen la singolare natura di valvola di sfogo di tensioni, speranze, disillusioni e prospettive; se esso conserva fra le righe una natura liberatoria - o di rimozione e sublimazione come ebbe a rilevare Freud non appena ne lesse le prime pagine pubblicate nel 1896; la scarsità delle informazioni che reca dal 12 novembre al 5 Dicembre data dalla morte è alquanto strana. Noi azzardiamo un'ipotesi: a leggere le trepidazioni amorose di tanti coetanei presenti in quelle pagine - il monacense compagno di accademia militare Brandenstein; il würzburghese Schmidtlein, il collega di Erlangen von Rotenhan; nonché gli amici Waiblinger a Roma e Kopisch a Napoli - suona sospetto che nelle quasi tre settimane di Siracusa nessun presunto amato sia stato citato. Ché forse qui abbia trovato finalmente il suo amore corrispondente, tanto da distrarlo dalla scrittura? Un quesito che lasciamo ai cultori del Poeta. Certo è che la improvvisa morte del Poeta interrompe ineluttabilmente il suo nuovo cammino estetico. Il suo breve viaggio verso la morte - in un contesto storico che del pari ha per teatro la fine di un primo tempo di disperazione e un terzo tempo più illuminato, con un secondo tempo di speranze - giunge a riflettere i passaggi dell'ode di Tristano, non per caso un suo verso adottato come titolo del libro. Becheroni e lo scrivente sono penetrati nelle memorie di quel tempo lontano, nelle pieghe del suo disagio, svelandone spesso il non detto, disegnando le belle forme del suo linguaggio, ma scavando nel suo tormento interiore. E la critica di Goethe - und hätte der Liebe nicht - che gli imputa forse superficialmente; secondo il critico Gunnar Och nel 2012 merita una indifferibile revisione.
Bibliografia
oltre alle fonti citate nel testo, vd.
· AUGUST VON PLATEN, Poesie (1816-1834), Elliot edizioni, 2019, a cura di ANDREA LANDOLFI.
· Per le nuove riletture di von Platen in Germania, vd. GUNNAR OCH, August Graf von Platen,1796-1835, ed. Università di Erlangen, 1996 (ultima edizione 2012).


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