giovedì 11 giugno 2026

Seconda parte riveduta della presentazione del libro Tre amori a Debrecen che esporrò il 16 giugno nella biblioteca Ginzburg di Bologna.


 

 Altre Parole chiave: bellezza, semplicità, amore, ostsacolo, metodo, conformismo, critica, sapere, sapienza.

Si possono individuare parole chiave dentro il mio libro, epifaniche come certe giornate e alcuni fatti della nostra vita: queste parole rivelatrici sono sofferenza e comprensione-pathos e mathos-per esempio, interdipendenti tra loro come sentimento e intelligenza. Me lo hanno insegnato i tragici greci (Eschilo, Agamennone 177 in primis)  e pure diversi altri autori europei da Menandro a Proust.

 

Questo lavoro sarà un anche un tempio della cultura europea, poiché le esperienze più significative sono state fiancheggiate dallo studio di ottimi autori e commentate con alcune belle frasi di questi. Gli atti avulsi dalla cultura sono spesso insignificanti,  talora anche cattivi; la cultura senza fatti e atti di bellezza e di forza è più fiacca del necessario.

Anche la ginnastica, come la “musica”,  forma l’anima.  La ginnastica è la migliore cosmesi per il corpo.

Quelli che usano solo ginnastica però sono rozzi più del necessario “ajgriwvteroi tou' devontoς” ; quelli che praticano solo la musica sono malakovteroi ( Platone, Repubblica,  410d), più molli del dovuto.

La musica di Platone comprende la cultura letteraria e filosofica.

 

La bellezza è un’altra parola chiave: bellezza di donne e della natura prima di tutte le altre .

Amiamo  il bello con semplicità e la cultura senza mollezza, come ci ha insegnato Tucidide; :"filokalou'mevn te ga;r met j eujteleiva"[1] kai; filosofou'men a[neu malakiva"" (Storie, II, 40, 1)  Semplicità quale complessità risolta. Il ragazzo del mio libro cerca la bellezza non artefatta. Nelle persone nella natura e nell’arte.

 

Una parola chiave che può conternere la altre, verbum summum   è Eros: omnia vincit amor [2].

Questo peraltro deve essere controllato dal Nou`~  che mette ordine nel caos come ci insegna Anassagora.

 

Un’altra parola chiave è problema, in greco provblhma che significa ostacolo, impedimento gettato nel nostro cammino: dobbiamo superarlo per non essere fuorviati dalla nostra strada- ojdov~- per non deviare dal metodo che ciascuno deve trovare e percorrere, metodicamente appunto. L’impedimento più diffuso è il conformismo obbligatorio ordinato dai sistemi. Conformismo che cerca di colonizzare i caratteri e le menti. Il mio libro insegna la critica,

Chi si lascia colonizzare, cioè schiavizzare l’anima smarrisce la propria identità e soffre se non riesce a ritrovarla.

 

 Le parole greche e latine vengono sempre tradotte e non sono sfoggi né segni di erudizione, bensì supporti della riflessioni su fatti della vita che compresi, conducono a una forma non mediocre di sapienza, la sofiva  che è femminile e, diversamente dal sapere neutro una congerie di dati  (to; sofovn), ha il sapore della vita, produce e potenzia la vita. Questa viene umiliata, abbassata dai fallimenti e, viceversa, rallegrata, elevata dai successi.

 

Dai successi dobbiamo imparare il metodo per conseguire altri successi, dagli insuccessi individuare le vie da evitare perché non si ripetano. In tutti i campi, a partire dai due più importanti: l’amore e il lavoro. Il metodo buono contiene intelligenza, creatività e disciplina.

Contano molto anche la salute e la fortuna. Il successo che possiamo riscuotere in un ambiente dipende da come funzioniamo in quella cerchia di persone. Appena ci accorgiamo di non funzionare bene dobbiamo cambiare ambiente. Nostro dovere è trovare l’ambiente dove funzioniamo al massimo delle nostre capacità 

Bologna 11 giugno 2026 ore 9, 36 giovanni ghiselli.

p. s.

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[1] eujtevleia è’ frugalità, parsimonia, è il basso prezzo facile da pagare (eu\, tevloς) per le cose necessarie, è la bellezza preferita dai veri signori, quelli antichi, e incompresa dagli arricchiti che sfoggiano volgarmente oggetti costosi.

Augusto  dava un esempio di frugalità mangiando secundarium panem et pisciculos minutos et caseum bubulum manu pressum et ficos virides (  Augusti Vita, 76), pane ordinario, pesciolini, cacio vaccino premuto a mano, e fichi freschi.

Giorgio Bocca commentò tale abitudine dell’autocrate con queste parole:“Oggi siamo a una tendenza da ultimi giorni di Pompei. Un incanaglimento generale. Forse è il caso di rivolgersi, più che agli uomini di buona volontà, a quelli di buon gusto, forse è il caso di tornare a scrivere sulle buone maniere, sulla buona educazione, sui buoni costumi. L’Augusto più ammirevole è quello che nel Palatino si ciba di fave e di cicoria, da vero padrone del mondo”  G. Bocca, Contro il lusso cafone, per motivi morali. Ed estetici, Il venerdì di Repubblica, 27 giugno 2008, p. 11

Senza risalire a Ottaviano Augusto, penso alla mia infanzia e alla mia adolescenza, quando, per apprendere e capire,  ascoltavo con avidità, alla radio, o anche andando  a vederli nella piazza del Popolo di Pesaro, i politici di razza di quel tempo lontano, quali De Gasperi e Togliatti. Imparavo molto da loro. In termini di idee, di parole e di stile. Mi è rimasta impressa la frase di De Gasperi, rappresentante dell'Italia vinta: " Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me".

[2]Virgilio, Bucolica X ,  69.


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