mercoledì 10 giugno 2026

Ifigenia XXVI. Il baccanale corrotto.


Dopo qualche minuto scesi dal treno fermo nella stazione di Bari. Volevo osservare la gente. Diversi giovani muniti di barattoli con liquidi vari si radunavano non senza turbolenza attorno ad apparecchi che trasmettevano frastuoni catarrosi e metallici. Loro stessi, ragazzi e ragazze, erano assai agitati e urlavano mentre si accalcavano urtandosi a vicenda, spingendosi fin sopra i binari, perfino colpendosi nei dorsi incurvati e nei visi sfacciati . Avrei voluto osservare il prossimo mio con benevolenza, ma il caos  rumoroso di quel baccanale corrotto, mi tolse i pensieri buoni e mi inoculò sentimenti cattivi compiendo l’ufficio di chi diffonde per radio e televisione  il frastuono proprio perché la gente non pensi e diventi cretina.

Per giunta lo scempio del cervello e del cuore diffuso dal baccano e dalle droghe è alleato con quel consumo predicato perpetuamente da ogni forma  di propaganda sebbene sia metafora e fratello dello spreco, della distruzione, della guerra, della morte. La congregazione de propaganda mala fide imperversa ovunque.

 Mi allontanai abbastanza per rflettere su quel branco che mi aveva disturbato e alienato dalla simpatia che sento istintivamente per ragazze e ragazzi. Di adolescenti mi intendevo già allora.

“Ecco la nostra civiltà antica- pensavo- di nuovo appestata dai Trimalchioni ignoranti e consumisti: eccola di nuovo predisposta al carnevale cosmopolita che ci verrà  imposto da popoli meno stremati ”.

Mentre pensavo sbrigativamente in questa maniera, quella gioventù diseducata, aizzata dal fracasso infernale che rimbombava e frastornava i cervelli, si scambiava spinte e botte da orbi con violenza cieca appunto. Oggi va peggio: molti ragazzi semianalfabeti, o analfabeti integrali e incapaci di parlare, si esprimono a coltellate.

Mi vennero in mente le luride siringhe, spazzatura di morte, che avevo notato con raccapriccio nei prati della sventura  della dotta ma grassa Bologna.

Le droghe deleterie talora si camuffano prendendo aspetti fallaci. Anche certi alimenti reputati bocconi ghiotti sono veleni malefici.

Pure il mangiare smodato diventa una droga.

Mi vennero in mente le lasagne-vincisgrassi: un cibo che per essere mangiato senza danno presuppone digiuni ascetici e ore di movimento, un anti-cibo che, inghiottito sistematicamente senza esercizi somatici spossanti, senza una fame da lupi, in un paio di settimane  getta nell’obesità che predispone a ogni malattia del corpo e della mente.

Pensavo ai bambini già deformati dal cibo, figli di genitori  grassi pure loro, e dementi per giunta, resi tali dalla pubblicità che li spinge a ingozzarsi e ingozzare i figli senza misura. Ogni giorno si ingrossa questo gregge di Ades che privato dell’educazione, per sfuggire alla noia, per riempire il vuoto interiore  si getta sull’esca ingannevole lanciata da una propaganda che favorisce il profitto di alcuni, il decadimento dei più e la miseria di tanti.

Questo amo coperto da esche velenose pende davanti al rictus del volgo e lo sollecita, ne stuzzica i sensi e i nervi stremati, lo induce ad abboccare, privo com’è di ogni difesa culturale, intellettuale e morale. L’ uncino nascosto  squarcia il cervello. 

Le lusinghe assassine, spacciano come musica un frastuono drogato, la pornografia come amore, la negazione della chiarezza e della bellezza come  se fosse arte. Diffondono un desiderio di spreco, rovina, luridume, annientamento, tutte metafore del folle consumo voluto dal mercato. Ne consegue un ribaltamento: la forza vitale diventa cieca violenza distruttiva, l’amore copula digrignante, lo stimolo più diffuso è droga che invecchia, rende malato e annienta lo spirito con il corpo di chi la assume. Il genocidio culturale arriva all’afasia che giunge ad annientare tanto i  verba quanto il  Verbum. E al loro posto rimasto  vacante si insediano tosto chiacchiere vuote, urla rabbiose, spinte, botte e coltellate.

Bologna  29 gennaio  2026 ore 14, 56 giovanni ghiselli

p. s.

L’ultima trovata per distrarre dalla vita politica, dal pensiero critico è costituita allo spettacolo serale di  fanfaroni che quasi ogni sera suonano strepitosamente le loro trombe con mani e braccia che si alzano e abbassano minacciose come ali di calabroni pronti a colpire chi non ha protezione.

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